Raffaello Sanzio e le stanze
vaticane
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Nella volta
realizza le allegorie della Giustizia, della Filosofia
e della Poesia
insieme ad altri affreschi di minore rilievo, mentre nelle pareti
celebra l'ordine spirituale e l'ordine politico-sociale, impiegando
tutta la sua indole pacata e serena, consapevole dell'importanza
della propria missione. Negli affreschi vengono rappresentati la Scuola di Atene,
la Disputa del Sacramento con la consacrazione
dell'Eucarestia, il Parnaso,
Gregorio IX che
consegna i decretali (fig. 1108) ad un avvocato
concistoriale,
Giustiniano che dà a Treboniano le Pandette.
Le opere si presentano con una autentica chiarezza cromatica,
soprattutto nella parte figurativa nella quale il Sanzio ha
saputo integrare il vigore, la plasticità e le solide
composizioni di Michelangelo. La stanza viene portata a termine
nel 1511. Fra tutte le rappresentazioni di cui sopra
elencate, le più profondamente celebrate sono la Scuola di
Atene e la Disputa del Sacramento: nella prima
sono disposti, secondo due ordini, celebri personaggi di scienza
in acceso dibattito, attorniati ad Aristotele e Platone, in un
ambiente interno vasto ed arioso, ricco di grandiose
architetture che fanno pensare al vicinissimo San Pietro del
Bramante. Sul lato sinistro domina la scultura di Apollo che
rappresenta la ragione, mentre
sul lato destro quella di Minerva, ovvero l'intelligenza. Questo
ci induce a considerare il grande entusiasmo di Raffaello per la
scultura antica, con la quale entra in stretto contatto sin dal
suo primo periodo romano. Sotto le statue sono dipinti
in rilievo un combattimento degli ingnudi ed un tritone
nell'atto di rapire una nereide. Nella parte centrale, come
abbiamo già detto, stanno Aristotele e Platone. Quest'ultimo,
che assomiglia a Leonardo da Vinci, reca nella mano sinistra la
sua opera Timeo mentre con la destra indica il cielo (un gesto
che indica il bisogno dell'uomo di ricercare un rapporto con il
Creatore). Anche Aristotele reca nella mano sinistra un grosso
volume – l'Etica – rivolgendo, invece, il palmo dell'altra mano
verso il mondo terreno (un gesto che indica la determinazione e
l'impegno umano nello studio del mondo che lo circonda).
Nella Disputa sono raffigurate due
scene, una alta ed una bassa: nella parte alta stanno coloro che
appartengono alla "Chiesa Trionfante" cioè i santi e gli
apostoli con il Cristo al centro, affiancato dalla Vergine e
da Giovanni Battista. Nella parte bassa sta la "Chiesa Militante"
dove sono raffigurati teologi, papi, dottori, filantropi e
letterati: Zenone, Epicuro, Averroè, Empedocle, Pitagora,
Anassagora o Parmenide, Socrate, Eraclito (Michelangelo),
Platone (Leonardo), Aristotele (Bastiano da Sangallo),
Diogene, Euclide (Bramante), Zoroastro (probabilmente Pietro
Bembo o Castiglione), Tolomeo , Senofonte o Eschilo, Gruppo
di platonici, Gruppo di aristotelici, Gruppo di matematici,
autoritratto di Raffaello, Francesco Maria della Rovere,
Federigo Gonzaga. Per la maggior parte degli studiosi, la
presenza di grandi personaggi appartenenti a periodi
diversi che dibattono in gruppi, simboleggia la stabilità
storica della Chiesa nel tempo e l'alto intelletto delle
personalità che ne recepirono la dottrina.
La
stanza di Eliodoro, decorata tra il 1511 ed il 1514, ha
nelle volte quattro narrazioni del Vecchio Testamento,
attribuite al Peruzzi o al Penni suoi allievi collaboratori,
nelle quali è emblematico e significativo l'intervento divino:
La scala di Giacobbe, Il roveto ardente, Il sacrificio d'Isacco,
L'Apparizione di Dio a Giacobbe, tutti in stretta relazione
con gli affreschi parietali. Al centro sta lo stemma papale, da
dove si dipartono eleganti fasce arabesche. Nelle pareti sono
raffigurate storie attinenti a quelle della volta:
Eliodoro espulso dal tempio (inviolabilità del potere
temporale della Chiesa), Attila fermato da Leone I nella
marcia su Roma, San Pietro liberato dal carcere e il
Miracolo di Bolsena.
In Eliodoro espulso dal tempio, dove
viene chiaramente raffigurato papa Giulio II, di cui famosa
è la sua frase "Fuori i barbari", il cromatismo si presenta con
meravigliosi effetti luministici, visibili anche nelle
architetture che, con l'andamento volteggiante delle cupole, ne
aumenta il vigore ed il movimento. Meno enfatizzata è la luce
nella Liberazione di San Pietro, ma concitati ed efficaci
contrasti di chiaroscuro, messi in evidenza con maestria, si
precisano nei riverberi di luce notturna.
Nel Miracolo di Bolsena, strutturata
con una perfetta simmetria, il solido cromatismo assume le
valenze tonali proprie della pittura veneziana, di un fervore
tizianesco, per gli influssi di Sebastiano del Piombo,
maestro dei sontuosi vestiti cardinalizi e costumi delle alte
autorità della corte papale, di così elevata costruttiva
evidenza.
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La disputa del Sacramento |
Cacciata di
Eliodoro |
Liberazione di San Pietro |
La Messa di Bolsena |
Raffaello si trova così a dover svolgere
un difficilissimo concetto figurato per scopi didattici,
ma supera brillantemente questa preoccupazione e si innalza con la
propria genialità raggiungendo le vette più alte della poesia.
continua