Purtroppo della sua vita
abbiamo poche e frammentarie notizie, tanto che nemmeno la data di
nascita è certa, perché presa dal certificato di morte, dato che l’atto
di battesimo è stato distrutto nell’incendio degli archivi di S. Paolo.
Passa le prime esperienze nel campo dell’arte nello studio di Tiziano
Vecellio, il quale, dopo brevissimo tempo, lo caccia via per le forti
divergenze con il giovane allievo che troppo spesso vuole fare di testa
sua.
Le
sue prime opere datate sono la “Cena di San Marcuòla” del
1547, fortemente influenzata dal suo maestro nelle gradazioni
cromatiche e “La liberazione dello schiavo” del 1548, commissionato per
la confraternita di religiosi della Scuola Grande di S. Marco, con la
quale Tintoretto acquista una notevole visibilità nel grande pubblico,
come verrà in seguito descritto in una lettera di Pietro Aretino che lo
elogia. Sono del 1562 i teleri che raffigurano i Miracoli di San Marco,
le “Storie dell’infanzia della Madonna e di Cristo”, le “Storie della
passione” e le Storie dei Testamenti. In questi dipinti si mescolano il
naturale con il sovrannaturale sprigionando una ammirevole efficacia
raffigurativa, come pure nel “Serpente di bronzo” posto nella grande
sala della Scuola. Nel 1564, in seguito alla decisione del consiglio
della Scuola Grande di San Rocco, Tintoretto inizia un'imponente opera
che avrà la durata di circa un ventennio. Collaborando con il consiglio
della Scuola riesce a riempire completamente le sale della struttura
realizzando un importante poema figurativo, di tale levatura da essere
paragonato, da alcuni critici, a quello della Cappella Sistina di Roma
o della Cappella Brancacci di Firenze. La tematica della grande opera
realizzata sulle pareti, tutta a matrice religiosa, tratta “La
Passione”: dalla scena del “Cristo davanti a Ponzio Pilato” a quella
della “Crocifissione”. Si rileva un linguaggio pittorico ormai
completamente acquisito e una composizione figurativa con segni di
evidente teatralità, frutto di una grande sensibilità per i valori
dinamici e spaziali. Dal 1575 Tintoretto inizia la realizzazione delle
tele a sfondo biblico per il soffitto della Sala Grande della Scuola di
S. Rocco (al primo piano) e quelle per le pareti, con tematiche
evangeliche. I lavori vengono portati a termine nel 1581 e mostrano
eleganti variazioni cromatiche con caratteristici giochi di luci ed
ombre. Negli anni che seguono e, precisamente tra il 1583 ed il 1587,
porta a compimento il Grande Ciclo di S. Rocco con le tele “Vita
dell’infanzia di Gesù Cristo”, “Vita della Vergine”, “S. Maria egiziaca
in meditazione”, e “S. M. Maddalena leggente”. Tra le sue ultime opere
spiccano quella raffigurante il “Paradiso” nel Palazzo Ducale -
eseguita con una vasta ed attiva collaborazione dei suoi assistenti -
e i lavori realizzati per il presbiterio di S. Giorgio Maggiore:
queste composizioni effondono un'intensa tensione emotiva,
drammaticamente tipica di Tintoretto, con accenti altamente
contemplativi.
Altra curiosità nei suoi nomi:
Il suo vero nome è Jacopo Comin, mentre "Robusti" deriva dalla
robustezza delle porte di Padova realizzate dal padre. Notizia
recentissima del gennaio 2007 rilevata da Miguel Falomir responsabile
del Museo del Prado di Madrid Altro appellativo oltre a quello del
Tintoretto è il "Furioso" derivato dalla drammatica
energia sprigionata dalle sue opere.
Frammenti d'arte: