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Ercole de' Roberti: Predella con storie di Cristo - Pietà
L'Argan (1968) considera la presente composizione come "uno dei documenti più alti della pittura religiosa del Quattrocento" e, continuando, "Ercole riprende un motivo fiammingo, di Rogier van der Weyden, e lo collega, lontano ormai da ogni ricordo di Piero o del Mantegna, all'esperienza recente di Giovanni Bellini. Lega alla nota intensamente patetica della grande ombra scura del manto della Madonna l'evocazione lontana, in un miraggio di toni freddi e sfumati, della Crocifissione. È la prova che Ercole ha intuito, in extremis, che l'intesa tra la visione italiana e la visione fiamminga, impossibile sul piano teorico e intellettuale, poteva compiersi sul piano comune del sentimento religioso della natura".
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