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Ercole de' Roberti: Miracoli di San Vincenzo Ferrer
Secondo la maggior parte della critica (Lamo; Vasari; Masini; Filippini; Longhi; Bargellesi; Ortolani: Chastel: Nicolson; Argan) la composizione va riferita senza ombra di dubbi al de' Roberti. Dissero dell'opera: Il Vasari (1568): "Dipinge in S. Petronio nella cappella di S. Vincenzio, alcune storie di figure piccole a tempera tanto bene e con si bella e buona maniera, che non è quasi possibile veder meglio, ne immaginarsi la fatica e la diligenza che Ercole vi pose [...]. I soldati parimenti che sono in quest'opera, sono benissimo fatti, e con le naturali e proprie movenze, che altre figure che in sino allora fossero state vedute: le quali tutte attitudini e forze, che quasi non si possono far meglio, mostrano che Ercole aveva grandissima intelligenza e si affaticava nelle cose dell'arte". Argan (1968) riferendosi alla predella: "è un crepitante succedersi di episodi tra architetture aperte, in costruzione e in rovina, che modificano continuamente l'angolatura e la distanza, avvicinano e allontanano, in un oscillare incessante di scatti e di pause. Questa poetica dell'eccitazione nasce indubbiamente dal dinamismo lineare del Tura, ma si configura come puro meccanismo d'immaginazione, senza le motivazioni religiose del Tura". Particolari:
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