Con la sua sapienza
cromatica il pittore perviene a creare nei suoi quadri
una perpetua vibrazione di colori, una irreale
luminosità che può solo spiegarsi coi rapporti di complementarismo, con l'abolizione del nero nell'ombra,
coll'accensione delle zone più chiare, quindi meno
sature di colore, per mezzo dei riflessi delle tinte
vicine più intense. A. M.
brizio,
Note per una definizione critica dello stile di Paolo
Veronese, in "L'Arte", 1926
A chi non è
venuto in mente, indagando la vivezza inaudita del suo pennello,
la chiarità del colore degl'impressionisti, del resto
gl'innamorati più naturali e più fedeli di Paolo? E non si è
sentito spinto a parlare di certe invenzioni più tecniche che di
vera arte, quali il complementarismo e il divisionismo?
Accostamenti tutti in cui c'è un fondo di verità, perché anche
molti dei pittori francesi del Settanta furono pittori a canto
scoperto, come Paolo, e insegnino il Renoir e il Monet, amici
delle tinte azzurrine, rosee, vive, di getto, e perché la
pennellata del Veronese anticipa spesso le teorie dei
divisionisti e le preoccupazioni del complementarismo. Ma nulla
vi è nel pittore nostro di virtuoso, di meccanico, di
complicato. Le sue stupefacenti invenzioni cromatiche nascevano
dal solo istinto, senza progetti e senza calcoli. G. Fiocco,
Paolo Veronese, 1928
...
L'espressione consueta dell'arte di Paolo è la serenità
perfetta, il pieno abbandono all'incanto del colore puro,
fresco, primaverile, non offuscato da atmosfere cariche di
vapori, ma vibrante alla luce d'un cielo sereno, lavato da
piogge, che anche alle ombre infonde trasparenza e tenuità di
cristallo. Perciò dalle composizioni di Paolo si sprigiona un
senso di letizia, di giovinezza, di calma appagante ... Le sue
pitture, basate su accordi molteplici di tinte chiare, traggono
dai veli d'ombra, trasparenti e luminosi essi stessi nel
riverbero dei prossimi colori, un effetto di sfolgorante
ricchezza. Il tocco libero e veloce, coi grumi chiari opposti ad
altri scuri, incrosta di gemme il tessuto lieve e diafano che
modella le immagini e trama l'avorio degli edifici tra i
riflessi del cielo glauco e delle nubi rosate. A.
venturi, Storia
dell'arte italiana. 1929
L'arte veronesiana è l'ultima grande voce del Rinascimento :
la sua vena è costantemente d'intonazione classica, anche se
negli ultimi anni si va colorendo di un sentimento patetico. Il
classicismo veronesiano non è mai paludata accademia, ma ha la
sua consistenza in quella mirabile potenza di idealizzare e
trasfigurare ogni elemento di linguaggio nei termini di una
armoniosa fantasia panica e serena, subordinata e strettamente
saldata al fulgido ritmo del suo colorismo. Solo negli ultimi
anni la solare serenità di Paolo si tramuta in un sentimento
velato di malinconico e notturno languore ... Gran parte della
pittura del Seicento, com'è noto, guardò a Paolo Veronese ... Ma
fu Giambattista Tiepolo a dare l'interpretazione più originale e
soprattutto fantastica di quell'arte ... Con coscienza rinnovata
il romanticismo — primo fra tutti Delacroix — e l'arte moderna,
da Manet a Cézanne, ritrovarono certe leggi che governano il
mondo lirico di Paolo Veronese : riscoprirono cioè quel candore
poetico, quella spontaneità dell'espressione pittorica, in una
parola quell'atteggiamento che fa consistere nella poetica del
colore il veicolo più immediato del sentimento secondo
l'immortale lezione di Paolo. R.
pallucchini,
Veronese, 1940
Al colore locale, mezzo arcaicizzante e provinciale, il Veronese
resta fedele, ma gli conferisce un significato del tutto nuovo,
arricchendolo dell'esperienza veneziana del colore costruttivo.
In questa esaltazione del colore locale, che per ogni 'unità'
coloristica si fraziona nelle singole modulazioni
cromatico-plastiche, e dalla quale deriva una perspicua
nitidezza del disegno, è anche un accostarsi ai modi
manieristici, o diremo meglio la risoluzione veneziana ch'egli
da di questi modi ... Nell'ultimo Paolo le forme tendono a
svincolarsi da ogni impegno semantico, da ogni costrizione di
verosimiglianza; il discorso, sempre così limpido e compiuto, va
facendosi sempre più conciso ed ellittico; la pennellata ch'era
precisa si fa allusiva; il disegno mordente diviene evasivo ...
Per dirla in breve, dal tono nar rativo Paolo passa al tono
lirico. Toccata con le Cene la massima espansione in
latitudine, l'arte di Paolo si approfondisce in sempre più alta
e pura interiorità. Ed ecco la sua prodigiosa sapienza e
fantasia coloristica divenire puro lirismo cromatico.
L. coletti,
Lezioni su Paolo Veronese all'Università di Pisa, 1941
'Manierismo!'. Lo stesso comodo schema mentale che serviva ai
monatti tedeschi della storia dell'arte per buttare sulla
carretta il corpo 'serpentinato' del Tintoretto, si è provato a
bussare anche alla porta del Veronese. Ma il Veronese era fuori
... Il fatto è che il manierismo appariva al Veronese come un
costume naturale dell'epoca, come un mondo moderno che occorreva
rappresentare, ma sciogliendolo in una favolosa 'universale
armonia' di nuovo calma e soluta come in Tiziano, nel-l'Ariosto
e, ora, nell'amico Palladio ... Direi anzi che sia proprio il
sapore fidiaco, l'antica grecita di Tiziano a risorgere nel
Veronese e ad appianare felicemente tutte le sforzature del
nuovo tempo. Come altrimenti si rinnoverebbe lo stupore nel
rilevare che i gesti più astrusi e stravolti si ritrovano
placati dalle coincidenze del tono e come assunti alla calma
olimpica di frontoni greci visti da un punto inedito dello
spazio? ... Agli occhi del Veronese, appiattato come un regista
tanto calmo quanto temerario sotto gli zoccoli dei destrieri
bianchi e macchiati di Mardocheo, il mondo sciamava così, come
in un arazzo sontuoso e lieve che per un alito di vento,
sollevandosi dalla parete, cangi affatto colore. Ed era
difficile con tali occhi veder passare, svariando, altro che
trionfi ed apoteosi. Così, per dirla col Ridolfi, Paolo "secondò
la gioia, rese pomposa la bellezza, fece più festevole il
riso". R. longhi,
Viatico per cinque secoli di pittura veneziana, 1946
Nei soffitti, nelle pale d'altare,
nelle tele piccole e grandi, egli ama i bilanciamenti di masse
contrapposte, le inclinazioni su assi divergenti, le pose
angolari, costruttive, le forti muscolature, i larghi drappeggi,
gli scorci illusionistici, l'ampiezza scenografica degli sfondi;
ma di questi elementi manieristici si serve esclusivamente per
ottenere variazioni cromatiche e luminose. Egli non accentra mai
la luce in un sol punto, da questo riflettendola sulla
superficie delle cose. Nella sua pittura, molte sono le sorgenti
luminose, tutto è chiarità, l'ombra stessa, diafana e leggera,
si tinge di riflessi. La sua tonalità preferita, lontana dal
fulgore dorato di Tiziano come dalla tenebrosa fosforescenza del
Tintoretto, è una tonalità cristallina, tendente alle gamme
fredde ...
Se l'espressione abituale del
Veronese è una serenità lieta, quasi sospesa in una calma paga
di sé, errerebbe chi l'interpretasse come indifferenza o
superficialità, chi nello sfoggio di sete, di ori, di gemme,
vedesse un gusto frivolo e particolaristico invece che un mezzo,
offerto dai costumi del tempo, al poeta del colore. Alcune sue
composizioni, pur nell'assenza di contrasti drammatici, sono
infatti pervase di umana commozione e liricamente vibranti ...
Sono, in prevalenza, opere successive
al 1570, e corrispondono a un mutamento nel gusto cromatico del
Veronese, ossia all'abbandono dello smagliante accostamento di
colori puri, in favore di effetti atmosferici e d'intonazioni
più fuse ... A questa rinunzia alla tersa e sfavillante tonalità
meridiana, si accompagna una nuova predilezione per il
paesaggio, che non solo incornicia, ma. ora assorbe,
talvolta, la figura umana ... L.
vertova, Veronese,
1952
...
Nel dipingere favole allegoriche per una corte come quella di
Rodolfo II, estremamente d la page in fatto di novità del
manierismo internazionale, si può supporre che egli fosse
indotto a compiere un ulteriore passo verso quello che sentiva
necessariamente come un costume naturale dei tempi moderni, ma è
certo altresì che il suo cammino, che era sotto il segno di una
rara coerenza stilistica, seppe fiancheggiare lo sviluppo del
più acceso manierismo senza crisi o interne divergenze. Ogni
estraneo suggerimento culturale veniva accolto e subito
assimilato e trasforo dalla forza straordinaria della sua
personalità, ciò che occorreva rappresentare per adeguarsi alle
richieste del proprio tempo veniva senza sforzo calato nel mondo
favoloso della sua visione, sciolto nell'universale armonia di
una serenità senza domani ... P.
briganti, La Venere
di Casa Colonna, in "Arte veneta", 1958
...
Quando contemplo i dipinti del Veronese, provo un appagamento
così pieno e perfetto che me ne sento preso in tutto il mio
essere, nei sensi, nel sentimento, nell'intelletto. Se è vero
che Paolo dipinge con minore sottigliezza del Velázquez o del 'Vermeer,
egli però crea, mediante le sue figurazioni, tanto più degli
altri due, una Casa di Vita, e quindi, tutto sommato, io lo amo
almeno quanto amo qualsiasi altro pittore che abbia mai dipinto
...
Paolo Veronese fu uno degli artisti che aiutarono i grandi
della terra ad acquistare la consapevolezza di se stessi e a
vivere in modo degno del loro rango. Essi sostano, si muovono,
vestono 'da signori', con la semplice sicurezza di chi è padrone
del proprio destino. Non fanno i bellimbusti o gli smargiassi
come — a giudicare dalle effigi del tempo — facevano i
cortigiani della grande regina Elisabetta I d'Inghilterra. Non è
da stupire che ad uno di costoro, il giovane Philip Sidney,
consigliassero di andare piuttosto a farsi ritrarre dal
Veronese. B.
berenson, in Palladio, Veronese e Vittoria a Maser, 1960
Predominio della figura umana, ritmo particolare nella
costruzione dei corpi, contrapposizione di forze nell'orditura
compositiva, gusto complesso delle decorazioni e uso particolare
del paesaggio sono tutti elementi di cultura manieristica che
entrano, fin dalle prime opere, nel gusto di Paolo, per fondersi
subito in un'organica visione. Mentre nel Tintoretto
l'impalcatura manieristica rimane una costante decisiva della
sua arte, nel Veronese quella cultura si trasforma,
sciogliendosi al fuoco del suo sentimento cromatico. Tale lavoro
di elaborazione avviene senza sforzo, con la naturalezza che
solo il genio possiede. Il punto di arrivo dell'arte di Paolo
risulta in piena opposizione col manierismo dal quale era
partito e dentro cui si dibatte furiosamente il Tintoretto.
Nascono forme regolate da una cadenza che ha solo riscontro
nell'arte greca; si concretano queste in un colore purissimo,
che l'arte italiana non conosceva più dopo l'apparizione di
Piero della Francesca; il sentimento sereno e gioioso di Paolo
si esprime con una coerenza di stile che è tra le più mirabili
che conti la storia dell'arte. R.
pallucchini, in Palladio, Veronese e Vittoria a Maser, 1960
...
L'esperienza di Maser, in particolare, dovette essere decisiva.
Paolo è chiamato infatti ad operare entro lo spazio
architettonico di un maestro, che più di ogni altro gli doveva
sembrar congeniale, per la luminosa classicità e la
raffinatissima intelligenza manieristica : Palladio. Il
colorismo veronesiano ha così modo di rivelarsi in tutta la sua
classicità distaccata ed apollinea : figure trasumane e paesaggi
incantati, argentei scenari d'architetture dipinte per poter
meglio contemplare un universo vibrante di armonica bellezza.
Sulle pareti luminose, le ampie stesure di piani cromatici
trovano destinazione come non mai favorevole, e sembrano
imbeversi di luce solare; il loro spirito decorativo può così
riproporre i motivi del classicismo romano, quasi liberati dal
sottile tormento grafico di ascendenza manieristica, fino a
restituirli olimpici, immobili nello spazio cristallino,
specchio di una suprema euritmia.
Questo mondo di Paolo è dunque un
mondo inumano, reso insensibile dalla sua stessa perfezione?
Talvolta si potrebbe pensarlo, e non solo a Maser, di fronte ai
personaggi della mitologia, ma persino nelle Cene, che
sugli stessi anni egli veniva compiendo. Fitte di innumeri
personaggi, punteggiate da frequentissimi ritratti, colte
apparentemente dal vero ad interpretare una festosità che non
poteva non essere familiare alla società del tempo, le Cene
appaiono egualmente fuori della storia, tanto che non vi prevale
mai la cronaca del simbolo figurativo, o l'episodio
naturalistico sulla invenzione artificiosa, sottomessa soltanto
alla veronesiana legge dell'Armonia ...
Nella piena maturità, quell'incontro [con l'arte di Tiziano],
sempre evitato in giovinezza, si veniva ormai preparando: e gli
ultimi dieci anni di Paolo Veronese dovranno mostrare che molti
altri elementi della più profonda cultura figurativa veneziana
egli sarebbe venuto assumendo, dal Vecellio allo stesso Bassano.
Ancora una volta, la incomparabile potenza di una tradizione
avrebbe riassorbito, esaltandone le capacità più alte, la
potenza creatrice del 'foresto' di genio, approdato in terra di
San Marco. T. Pignatti, Le Pitture di Paolo Veronese
nella chiesa di San Sebastiano in Venezia, 1966
La
critica dei secoli precedenti