|
Continua Pittura dei pittori veneti
dell'Ottocento
|
Il pittore maggiormente
influenzato da queste due epoche, è Bernardino Bison
formatosi all’Accademia Belle Arti di Venezia. La sua
indole artistica friulana viene portata a compimento da
Giandomenico Tiepolo e da Francesco Guardi. Bison è
molto ricercato soprattutto come frescante-decoratore
presso palazzi signorili, castelli e ville, in ogni
parte del Veneto. Il linguaggio pittorico che ha
alimentato la Venezia del Settecento si evidenzia nella
composizione delle figure e del paesaggio. Un linguaggio
che caratterizza i maggiori artisti della zona, cioè
Canaletto, Giandomenico Tiepolo, Guardi, Giuseppe Zais,
Marco Ricci ed Antonio Diziani. |
Pagina precedente
Biografia ed opere pittori veneti
Biografia ed opere dei
pittori veneti |
Nelle
sue opere non si legge soltanto il netto linguaggio
artistico, ma anche e soprattutto la creatività di una mano
ed una mente che non accettano affatto lo spettacolo –
unicamente visivo – paesaggistico visto dall’occhio. Bison,
inserisce in esse un carico sentimento di ironia, arrivando
talvolta al sarcasmo, anticipando così le tematiche dei
pittori romantici. Gli insegnamenti dell’Accademia Belle
Arti di Venezia, erano nel Settecento, improntati
soprattutto sulla prospettiva intesa come aiuto scientifico
alla rilevazione della verità, solitamente nascosta
all’occhio dell’osservatore, che doveva essere riportata
sulla tela. Canaletto rispettava questa scienza in modo
esasperato, ricorrendo spesso alla riproduzione prospettica
di un paesaggio con l’aiuto della camera ottica.
Un pittore veneto che
rispetta la composizione prospettica come Canaletto è
Giuseppe Borsato. E’ lui che decorerà il Teatro la Fenice di
Venezia. Purtroppo la Fenice subisce devastanti incendi e
oggi le prime decorazioni di Borsato sono documentate
soltanto da piccoli abbozzi con tecnica ad acquerello. Egli
è anche un valido scenografo e le sue prime assolute sono il
Tancredi di Sigismondo e la Semiramide di Rossini. Oltre
che pittore e decoratore è architetto: suoi sono gli
ornamenti della sala napoleonica in Piazza San Marco, le due
sale appartenenti al Palazzo Reale, e moltissimi
aristocratici palazzi e ville. Belle ed eleganti sono anche
le opere eseguite in estemporanea e con naturale
immediatezza, realizzate con la tecnica dell’affresco e
raffiguranti famosi avvenimenti; una tra queste i funerali
di Canova.
Vincenzo Chilone (nato nel 1768
– spentosi nel 1840) dà moltissima importanza alla
prospettiva scientifica particolareggiandola in maniera
esasperata, talvolta superando Canaletto. I suoi dipinti
sono di una fedeltà raramente riscontrabile nelle opere di
altri pittori contemporanei, ma sono freddi, statici e non
hanno un'anima neanche in raffigurazioni che descrivono
avvenimenti di calda emozione e movimento, come ad esempio
il "Ritorno dei cavalli da Parigi" nella Basilica di San
Marco (1815).
Tranquillo Orsi (nato nel
1771 – spentosi nel 1844) ha invece una composizione
prospettica che tende all’astrattismo: un gioco
sapientemente calcolato di chiari-scuri genera effetti di
luce che risaltano le architetture neoclassiche, in una
funzione del tutto scenografica. Per questa sua peculiarità
viene chiamato spesso dall’organizzazione del teatro “la
Fenice” per realizzare delle scenografie: “L’assedio di
Corinto” di Rossini è una sua rappresentazione.
Sempre a
proposito delle scenografie della Fenice di Venezia, il
maggior esponente è Francesco Bagnara (nato nel 1784 – morto
nel 1866): i suoi bozzetti teatrali, carichi di un
drammatico romanticismo custoditi nel Museo Correr, ne danno
ampia testimonianza. Penetrante ed incisiva è la
composizione prospettica che realizza per il teatro e
nonostante incontri il pieno consenso del pubblico,
l’abbandona per studiare nuove e più incisive forme che
ricreino un'atmosfera affine agli stati d’animo, che sono la
caratteristica propria del mondo lirico. In seguito a questa
esperienza, la sua vena creativa prende forza sempre di più,
tanto che nel 1838 lascia il teatro per insegnare il
paesaggio all’Accademia Belle Arti di Venezia. I suoi
recenti studi inventivi sulla paesaggistica trovano affinità
con l’insegnamento della materia paesaggistica, che risulta
essere un ramo staccato dalla pittura: una disciplina nella
quale è ammessa la creatività.
In questo particolare
periodo la creatività è sovrastata in modo particolare dalla
composizione prospettica, tanto che, nascono stampe d’arte
raffiguranti le precisissime opere di Canaletto. Visentini,
pittore, architetto ed anche scultore, è uno dei primi
fautori di queste riproduzioni che vengono accolte con
grande entusiasmo dal popolo veneto e da Venezia in
particolare. Anche le sue pitture rispecchiano in pieno il
linguaggio prospettico canalettiano, ma sono più fredde e
statiche.
Il rispetto della
composizione prospettica non è soltanto un fenomeno locale
circoscritto nella Venezia canalettiana e nei suoi
dintorni, ma è ormai un fenomeno diffuso nella cultura
dell’intera Europa. Molti problemi dell’architettura vengono
presi in considerazione anche in chiave pittorica: insieme
ai disegni tecnici vengono raffigurate composizioni
paesaggistiche lavorate con pennello e colore da mani di
esperti pittori. Ci si accorge ben presto che tutto questo,
naturalmente, non dà ottimi risultati e non aiuta né lo
sviluppo della pittura, né tanto meno quello
dell’architettura. I paesaggi, gli scorci e le panoramiche
hanno un sapore puramente tecnico mentre perdono di
freschezza, calore e movimento. Nonostante tutto, si
continua a percorrere questa strada per quasi tutta la prima
metà dell’Ottocento, forse perché queste opere portano
dentro di sé, oltre ai tanto perfetti schemi, anche accenti
talvolta molto profondi del Romanticismo. Le perfette
raffigurazioni paesaggistiche veneziane, finché sorrette da
questo pizzico di romanticismo, seguono lo stesso corso con
i grandi esponenti della pittura del periodo: basti
osservare le opere di Bison, Bagnara, Tranquillo Orsi,
Giuseppe Borsato ed altri.... Più tardi con l’impoverimento
della cultura veneta e, in particolare quella veneziana – martoriata dagli eventi politici
– viene a mancare
l’interesse e la spontanea linfa vitale proveniente dalla
popolazione, alle prese con gravi problemi di sostentamento.
L’unico canale che rimane aperto mantenendo un
tenue collegamento con i nuovi movimenti europei, è quello
di alcune famiglie aristocratiche che non sono state colpite
dalla crisi economica. Tutto ciò è insufficiente ad
alimentare la via della trasformazione e molti artisti
veneti, tra i quali anche grandi talenti, sono costretti per
questioni di sostentamento, a lasciare Venezia, ormai
diventata zona arida ed ostile al rinnovamento culturale.
Un altro colpo mortale alla pittura, deriva
dal tentativo di cercare un legame con Roma, dove in questo
periodo è attivo Canova, ormai diventato lo scultore più
famoso dell’intero continente europeo. Leopoldo Cicognara si
presta a questa pericolosa operazione e, come presidente e
protettore dei patrimoni culturali di Venezia, riesce
nell’intento, imponendo però in modo inequivocabile, la
priorità delle arti scultoree. Con la focalizzazione
dell’attenzione sull’attività scultorea romana, quindi sugli
ideali classici, Cicognara provoca un grande conflitto
interno fra i pochi sostenitori del rinnovamento
dell’Ottocento ed i nostalgici dell’arte settecentesca.
Purtroppo tutto questo avviene quando Venezia ed il Veneto
sono ormai prive di autentici talenti, dotati di grande
forza creatrice.Questa grande
trasformazione colpisce soprattutto l’Accademia Belle Arti
di Venezia che non riesce a più trovare autorevoli
insegnanti nelle materie della pittura. Inizia così con
Teodoro Matteini la nuova strada dell’Accademia. Abbiamo
testimonianza di molte sue opere, famose per dolcezza,
eleganza e condite con un pizzico di romanticismo, ma non
sentiamo gli echi del suo insegnamento. Le composizioni
figurative delle sue creazioni risentono soprattutto degli
influssi della pittura settecentesca, un po’ meno di quella
contemporanea inglese. Quest’ultima sarebbe stata
sufficiente, insieme alle opere di altri artisti, a tenere
in vita quella voglia di rinnovamento ormai in atto in tutta
la nostra penisola, aperta alla cultura europea, se non vi
fosse stato quel conflitto creato con l’unico canale di
scambio con Roma. Tuttavia Matteini non si scoraggia e, di
tanto in tanto, prova a riproporre timidamente, nonostante i
forti contrasti con Cicognara, gli influssi della pittura
inglese.
Purtroppo Cicognara viene
ricordato come uno che ha contrastato con tutte le sue forze
il rinnovamento della pittura in questo periodo: ha impedito
che giungesse a Venezia la fiorente pittura inglese e la
cultura del linguaggio espressivo preromantico del paesaggio
degli artisti olandesi. Quel poco delle suddette culture che
è entrato a Venezia, lo si deve a Canaletto ed a Guardi.
Anche Matteini prova ad avere legami con i nuovi movimenti
europei, ma il presidente dell’Accademia Belle Arti lo
contrasta in modo decisivo. L’unico canale di scambio è
quello di Roma che, pur essendo sensibilmente influenzata da
Ingres e dalla cultura europea, in questo particolare
momento storico è particolarmente aperta alla scultura.
Un artista appartenente a
questo periodo che si fa sentire è Francesco Hayez,
veneziano-milanese. Le sue opere contengono il concentrato
della cultura romana: il soggetto storico, la plasticità
delle forme scultoree di Canova ed una composizione di forme
accuratamente preparata, che accentua l’importanza della
figura in primo piano, dando alle rimanenti forme il compito
di armonizzare l’intero contesto. Tuttavia, si legge nei
suoi lavori, il linguaggio espressivo non è forte e
decisivo. I chiaro-scuri, i toni quasi tutti tendenti al
freddo e, soprattutto le tematiche saranno soggetti a forti
cambiamenti, diventeranno famosi i suoi ritratti.
Frammenti
Grigoletti nasce a Pordenone nel 1801. Nel 1854
realizza la pala d'altare per la basilica di Esztergom
(Ungheria) richiestagli dal cardinale Ladislao Picher.
Hayez nasce a Venezia il giorno 11 febbraio del 1791.
Esso è considerato un pittore veneto soltanto relativamente
all’età giovanile. Diventerà caposcuola della pittura
romantica
Laurenti nasce a Mesola, (Ferrara), nel 1854. Esso è
uno fra più famosi maestri a Venezia, nel periodo fra i
secoli Ottocento e Novecento.
Ludovico Lipparini nasce a Bologna nel 1800. Esso sa
combinare il linguaggio coloristico emiliano dalle luminose
intonazioni correggesche, con le tecniche dei pittori veneti
cinquecenteschi.
Teodoro Matteini, figlio di Ippolito Matteini, nasce
a Pistoia il nel 1754. Esso è maestro di Hayez, Politi,
Demin, Lipparini, Dusi e Grigoletti.
Giovanni Migliara nasce ad Alessandria nel 1785 ed
è pittore paesaggista, miniaturista e scenografo. Molto
bella è la sua raccolta paesaggistica a linguaggio romantico
Alessandro Milesi nasce a venezia il 26 aprile del
1856. I suoi temi sono spesso sul caratteristico svolgimento
della vita quotidiana e popolare veneziana
Momenti nasce a Villanova (sul Livenza) nel 1819.
Famosi sono alcune sue opere realizzate con scrupolosità
nella raffigurazione particolareggiata: tecnica la sua, che
necessita di lunghi tempi per la rifinitura di un quadro,
che talvolta volta può anche superare l’anno e spingersi
oltre.
Napoleone Nani nasce a Venezia nel 1841. Insegna
all'Accademia Belle Arti di Venezia, dove ha per discepoli
il Nono, il Milesi ed il Favretto. Una curiosità: nel suo
periodo sono molto più apprezzati i dipinti di genere che
oggi hanno meno valore.
Luigi Nono nasce a Fusina (Venezia) nel 1850. Esso è
un affermato pittore di figure umane e specialista nel
ritratto
Odorico Politi nasce ad Udine nel 1785. diventa
celebre soprattutto per le sue Pale d'altare e per le sue
tematiche a sfondo storico. Ottimo ritrattista.
Felice Schiavoni nasce a Trieste nel 1803. Figlio di
Natale Schiavoni, Felice è un artista conosciutissimo negli
ambienti altolocati. Realizza alcune opere per la corte
dell’impero russo.
Natale Schiavoni Nasce a Chioggia nel 1777. Soggiorna
a Vienna per cinque anni diventando un ricercatissimo
miniaturista aulico che fa destare l’interesse
dell'Imperatore.
Lino Selvatico nasce a Padova nel 1872. Lino è figlio
del famoso poeta e commediografo Riccardo Selvatico. La
raffinatezza e l’eleganza femminile gli dà spesso
l’ispirazione per un approfondimento di evasione idealistica
e romantica.
Giuseppe Tominz nasce a Gorizia nel 1790. Dopo i
quarant’anni il suo temperamento lo porta alla tecnica
ritrattistica, nella quale manifesterà tutto il suo
influsso, che deriva dalla pittura viennese del periodo.
Ettore Tito nasce nel 1859 a Castellammare di Stabbia.
Egli è uno fra i più celebri e frequenti espositori della
manifestazione Biennale di Venezia. Le sue mostre personali
nell’arco di 23 anni sono ben cinque: nel 1909, 1912, 1914,
1930, 1932.
Federico Zandomeneghi nasce a Venezia nel 1841. A
Parigi, Zandomeneghi stringe una forte amicizia con gli
impressionisti Renoir e Degas. Esso è molto apprezzato in
Francia quando l'Italia del suo periodo non lo conosce
ancora.
|