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L'arte
contemporanea
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Il Novecento è un secolo che per gran parte del suo corso va
contrapponendosi a quello precedente. Questa opposizione è
molto sentita, e talvolta viene esaltata anche con toni
polemici dagli studiosi del periodo. La tendenza è quella di
voler sminuire l'Ottocento a vantaggio del Novecento,
facendo sì che la "storia degli atteggiamenti" venga
ripetuta: si ricordi gli abusi e le esagerazioni della
critica ufficiale quando, durante il Rinascimento – con
Vasari in prima linea – non riusciva a comprendere il valore
dell'arte gotica, o quando il Settecento parlava di
"secentismo" denigrando fortemente alcuni suoi contenuti,
soprattutto la spettacolarità dell'arte barocca. Un secolo
ha dentro di sé una grande varietà di movimenti artistici e
non può essere criticato prendendo come riferimento solo il
Gotico, o il Barocco o qualsiasi altro movimento, ma occorre
considerare tutto l'insieme.
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Frammenti: Pittori Contemporanei
L’Impegno sociale dell'arte ed il Divisionismo
L'Espressionismo |
Naturalmente con il trascorrere del tempo cambia il modo di
vedere e di intendere le cose, ci si trova a sostenere ciò
che prima veniva declassato, e ci si accorge così di aver
commesso errori grossolani. È bene quindi opporsi ad un
singolo movimento a prescindere dal secolo a cui esso
appartiene, limitando così la portata del potenziale errore;
ma la storia ci dice che succederà di nuovo.
Come nei periodi passati anche nel Novecento è molto sentito il
passaggio da un secolo all'altro. Esistono già dai primi anni del
nuovo secolo tre grandi categorie di artisti, ovvero quelli che si
sentono di ripercorrere la strada del Neoimpressionismo e del
Verismo, altri che sono spinti da un certo tipo di rinnovamento atto
ad integrare l'arte tradizionale, ed i gruppi dalle forti e decise
caratteristiche come le avanguardie.
In questo vario contesto, che
contiene a sua volta numerosissime altre tendenze, non è facile dare
una precisa definizione dell'arte contemporanea. Comprensibilmente,
soltanto prendendo in considerazione le correnti più vive, si potrà
parlare effettivamente di artisti contemporanei.
Il termine
"Novecento Italiano" nasce nel 1922, quando Lino Pesaro, un
mercante d'arte di grande capacità, ed un critico alquanto
influente come Margherita Sarfatti, fanno una superba proposta a
sette pittori di alto talento che operano a Milano e provincia: un
sodalizio. I pittori sono: Achille Funi, Gian Emilio Malerba,
Leonardo Dudreville, Ubaldo Oppi, Anselmo Bucci, Pietro Marussing e
Mario Sironi. Il programma è straordinario: deve porsi in
controtendenza con gli ultimi derivati dell'avanguardia
futurista e,
senza un suo proprio linguaggio, deve riportare la pittura alle
tradizioni italiane, soprattutto quelle della regione lombarda,
comprendendo un naturalismo lontano dal descrittivo e dalla maniera
impressionista.
Quegli artisti avranno un grandissimo successo alla
Biennale di Venezia del 1924, perciò decideranno di ampliare il
sodalizio inserendo tutti i migliori alenti delle giovani
generazioni. Ecco nascere il Novecento Italiano che in brevissimo
tempo varcherà i confini della penisola e del continente,
spingendosi fino in Argentina, ma ci si accorgerà presto che, a
prescindere dal contenuto, accorpare il tutto con questo termine è
stata una scelta alquanto inopportuna e che occorrerà soffermarsi
sulle varie correnti che caratterizzano l'arte contemporanea.
Si
incomincia così a distinguere i vari movimenti artistici che
finalmente possono rientrare separatamente nelle indagini della
"Storia dell'arte". Quello che avvenne nella pittura degli ultimi
decenni dell'Ottocento fu una vera e propria rivoluzione: basti
soltanto pensare alla pittura degli Impressionisti che accostavano
macchie di colore senza passare attraverso la degradazione tonale
del chiaroscuro, sciogliendolo nella luce, nel movimento e, quindi
nell'armonia.
Il nuovo secolo vede la pittura – apprezzata
soprattutto dalla borghesia – cullarsi in un certo scadente
naturalismo, e viene definita di "fine secolo" . È quindi
inevitabile la reazione di grandissima portata del primo Novecento
(1906), che vede nella Francia il territorio di nascita e
divulgazione del primo grande movimento in contrapposizione al
Neoimpressionismo. Nasce così nel 1907 il
Cubismo, dove gli oggetti assumono
forme volumetriche e prospettiche in modo del tutto soggettivo, con
intersecazioni di piani e di poliedri. Pioniere di questa nuova
pittura, è
Pablo Picasso.
Frammenti d'arte contemporanea
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Il Cubismo nasce in Francia.
Era da tempo in grembo ed il suo precorritore inconsapevole fu
Cezanne, che solidificava lo
spazio e componeva i vari oggetti secondo rappresentazioni
geometriche. Cezanne dava al colore la forza espressiva nei
volumi e poneva sullo stesso piano oggetti vicini e lontani.
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L'esempio di Cezanne sarà di
fondamentale importanza anche per la scultura e l'architettura.
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Il Cubismo ha una grandissima
risonanza che oltrepassa i confini continentali.
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Al Cubismo seguono altri tre
movimenti "sovversivi" che contribuiscono a rivoluzionare il
mondo dell'arte: l'Espressionismo
che nasce in Germania, il nostro
Futurismo ed il
Verticismo inglese. Questi movimenti provocano un vero e proprio
terremoto agitando le acque ormai da molto tempo stagnanti di
maniere obsolete e superate. Vogliono stimolare con forza la
ricerca, con apporto di nuove e grandi energie, seppur alquanto
disordinate ed incomposte. Il loro valore oltre che artistico è
soprattutto polemico e il loro programma, multifunzionale, è
quello di sovrapporsi alle maniere fantastiche ed artistiche, e
alle strutture astruse e cervellotiche. A questi movimenti
bisogna riconoscere il merito di aver causato una netta rottura
con il passato.
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Il
movimento futurista viene fondato a F. T. Marinetti ed ha
caratteristiche universali che abbracciano più campi, non solo
quelli della pittura e della letteratura. Il Futurismo parte
dalle premesse del Cubismo ed ha l'ambizione di presentarsi come
un movimento rivoluzionario, avendo dell'universo una concezione
meccanica ispirata al materialismo.
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Il
Manifesto del
Movimento futurista sottoscritto
ne 1910 da
U.
Boccioni,
L. Russolo, C. Carrà, G. Severini e G. Balla, proclama la teoria
del dinamismo plastico, presentando l'universo come una
concezione meccanica materialista, avallando la compenetrazione
dei piani e la simultaneità del movimento e, sminuendo la
concezione tradizionale spazio/tempo. Nonostante il contenuto
alquanto utopistico dei principi sopra citati che tendono ad
allontanare dall'arte, alcuni artisti italiani, per la loro
capacità ed attaccamento, vivono in pieno l'esperienza
futurista, aiutando il Paese ad uscire fuori dal suo greve
ambiente provinciale, facendolo quindi partecipe delle
correlative tendenze di avanguardia europea. Questi stessi
artisti interpretano il Manifesto come un richiamo alla riscossa
e vengono prontamente affiancati da altre giovani leve, con
l'efficace sostegno del periodico fiorentino "La Voce": famosa è
rimasta la frase riportata da Carrà che parla del «segno
preconizzatore di una svolta della storia artistica italiana».
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Mentre i due manifesti futuristi (1909-1910) rompono
traumaticamente con le tradizioni letterarie ed artistiche del
passato, un altro trauma della stessa importanza è dietro
l'angolo, destinato a perdurare per parecchi decenni: avviene
nel mondo dell'arte (in questo caso con l'Arte Contemporanea)
quello che già era avvenuto in precedenza nei primi anni del
Novecento con le grandi lotte politico-sociali, cioè la rottura
con un pubblico, che per la sua sensibilità e cultura non è
ancora preparato ad accettare l'estetica di queste nuove
tendenze. Già ancor prima della fine dell'Ottocento ci fu una
importante avversione da parte del pubblico per il linguaggio
artistico di Cezanne, oggi considerato il grande precursore
dell'Arte Contemporanea. Molti decenni dovevano trascorrere
prima di arrivare a capire a fondo il suo messaggio, data la
radicata cultura neoclassica che permaneva e che continuava ad
essere divulgata dall'Accademia: l'Arte doveva rappresentare
l'idealizzazione del vero e la fedeltà obbiettiva della natura
in generale. Questi concetti che orientavano l'artista verso
rappresentazioni logiche, vengono quindi ripudiati per
rincorrere un linguaggio del tutto nuovo, lontano dall'eleganza
classicheggiante e dalle maniere realistiche, ma con forti
contenuti espressivi, diretti a colpire i sentimenti e le
emozioni del pubblico.
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I
cambiamenti, le inquietudini e le lotte sociali nell'arco dei
tristi decenni che comprendono due guerre di devastante portata,
scombussolano il mondo dell'arte e non permettono agli artisti
di potersi confrontare serenamente con un pubblico che si trova
quotidianamente ad affrontare i più svariati problemi, compreso
quello della sopravvivenza. Vengono a mancare quindi, per oltre
mezzo secolo, esami critici e prolungati contatti tra l'arte ed
il pubblico.
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