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Novecento: Pittori contemporanei
del primo cinquantennio:
frammenti
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È questo
il periodo in cui il mondo dell'arte, soprattutto quello
della pittura, è profondamente impegnato in una
durissima polemica con un pubblico che non riesce a
comprendere i grandi stravolgimenti dei nuovi linguaggi,
perché costretto a risolvere quotidianamente sostanziali
problemi, derivati da lotte sociali e da una devastante
guerra. Con il rinnovamento del linguaggio, la pittura,
più di tutti gli altri campi artistici, subisce profondi
cambiamenti che si riscontrano sia nella forma che nel
cromatismo, allontanandosi dalle apparenze fenomeniche.
Gli artisti sono spinti dalla necessità di staccarsi dai
canoni della cultura neoclassica per inseguire un
programma multifunzionale, atto ad integrare le nascenti
maniere fantastiche ed artistiche e le complicate e
cervellotiche strutture. Il
Futurismo offre a
questi pittori l'opportunità di confrontarsi nel mondo
dell'arte impiegando un
linguaggio sovversivo e provocando polemiche che molto
spesso portano al paradosso. |
Arte
Contemporanea
L’Impegno sociale dell'arte ed il Divisionismo
L'Espressionismo |
Ma questa esperienza è una via di accesso ad una condizione di
profonda sincerità e ad un chiaro impegno sociale, alla
meditazione ed al ragionamento.
Umberto Boccioni è uno di quegli artisti che
avrebbe potuto offrirci, a prescindere dai suoi astrattismi,
grandi cose, con la portata delle sue potenzialità, se non fosse
morto prematuramente. Rimangono tuttavia pittori che dopo la
dura esperienza futurista passano alla visione surrealista o
metafisica, appoggiati dalla rivista d'arte "Valori Plastici".
Siamo nel periodo 1919-1922 quando la pittura metafisica propone
come soggetti gli oggetti più impensabili, tra i quali il
"manichino meccanico", lanciando forti richiami simbolici
carichi di ironia con una ricercata trasfigurazione della realtà
nella suggestiva fantasia. Trattasi più che di una vera e
propria ricerca, di un'astrazione intellettuale con forti
richiami romantici come già avvenuto con il futurismo, sebbene
più accettata e compresa dal pubblico: un linguaggio acquisito
attraverso lo studio di questa nuova arte che per diversi
artisti diventa definitivo.
Frammenti
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Il primo artista a conquistare
questo definitivo linguaggio è Carlo
Carrà (Quarniento 1881-Milano 1966) che nelle sue
profonde e controllate composizioni sembra voler integrare
Cezanne con Giotto e Masaccio, rievocando in maniera del tutto
personale, ma con grandiosa italianità, un'umanità remota: nelle
sue composizioni paesaggistiche, con la semplificazione della
natura ridotta all'essenziale, egli sviluppa tematiche che
richiamano la primordialità.
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Ardengo Soffici (Rignano
sull'Arno, 1879 – Forte dei Marmi 1964) poeta e pittore
approdato al futurismo dopo un'esperienza francese, si trova
costretto ad abbandonare i suoi legami con la pittura di un
grande arco di storia che va dal Primo rinascimento ai
Macchiaioli. Nelle sue opere paesaggistiche egli raffigura un
naturalismo di stampo popolano che si riscontra anche negli
interni ("Toeletta del bambino" nella Galleria d'Arte Moderna,
Roma). Al suo sentito senso plastico e spaziale in chiave
moderna succede un linguaggio appassito e privo di coloristica
vitalità.
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Gino Severini (Cortona, 1883 –
Parigi 1966) approdato prima al Neoimpressionismo insieme ad
altri artisti italiani (Mario Tozzi, Massimo Campigli, Filippo
De Pisis, Renato Paresce) nella capitale francese, si dirige con
determinazione verso un classico equilibrio, integrato con un
suo personalizzato linguaggio. Prima di raggiungere
definitivamente la piena originalità nel suo stile, viene
attratto dai moderni ritmi ornamentali di cui lascia traccia
negli affreschi di Notre Dame du Valentin a Losanna ed in alcune
nature morte, dove prevalgono nitide, chiare e fredde gamme
cromatiche (nelle opere della collezione Agnelli e nelle sue
piccole composizioni musive). Egli ha saputo legare l'arte alla
scienza,e la fantasia al rigore compositivo.
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Amedeo Modigliani (Paul Marino
Modigliani, Livorno 1884 - Parigi 1920), conosciuto anche come Dedo, diventa famoso per i suoi originali volti femminili
caratterizzati da colli smisuratamente affusolati. Egli mantiene
i suoi contatti con la pittura parigina del periodo, ma rimane
fermamente ancorato alla stilizzazione dell'arte negra, molto
apprezzata dai colleghi cubisti. Anche nel suo cromatismo,
ispirato a quel tipo d'arte, predominano toni cupi e foschi che
richiamano le opere di Gauguin del periodo Tahitiano. Questo
artista, che per alcuni decenni viene considerato (a torto)
dalla critica ufficiale lontano dalla nostra pittura
tradizionale, mantiene vivi nonostante il suo caratteristico
linguaggio rarefatto, gli importanti riferimenti con questa,
soprattutto nel disegno dal tratto elegante e sottile, privo di
ombre e di chiaroscuro, e conferisce alle figure una leggerezza
"smaterializzata", del tutto libera dal peso corporeo, che
richiama il linearismo di Simone Martini (Ritratto di
Zboroswscki e Maternità, ambedue a Parigi nella Collezione
Zborowscki).
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Giorgio De Chirico (Volos,
1888 – Roma, 1978), nato in Grecia e formatosi in Germania ed in
Francia, ha una propria energica personalità. Riesce a conferire
alle sue opere, con la sua alta tecnica, diversi aspetti che
vanno da una controllata asciuttezza arcaica ad un superficiale
ma opulento naturalismo come nel barocco. La pittura di questo
artista, nella sua prima visione, è altamente creativa, con
forti tendenze surrealistiche e metafisiche e non priva di
richiami simbolisti. Il suo linguaggio fantastico, influenzato
da Picasso e dal classicismo, si fa ancora più fantasioso nelle
sue caratteristiche rappresentazioni dei miti ellenici, dove il
cromatismo fatto di toni chiari con tendenze al grigio, diviene
materia pregiata per astratti effetti di luminosità. De Chirico
è anche un ottimo scenografo che riesce ad integrare il prodotto
della fantasia con il mondo del reale, dove antiche rovine si
affiancano a fabbriche moderne.
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Giorgio Morandi (Bologna,
giugno 1890 – Bologna, giugno 1964), pittore ed incisore, è
certamente un protagonista della pittura italiana del Novecento.
Le sue tematiche preferite ruotano intorno alla povertà,
descritta con ostinata sintesi. Dipinge prevalentemente
bottiglie, e quando realizza temi paesaggistici ci presenta una
costruttività fatta di ampi spazi riassuntivi. Il cromatismo è
leggero, morbido e povero come i suoi soggetti, e l'armonia
delle gamme cromatiche, oltre alla delicatezza, conferisce alle
sue opere un'atmosfera da sogno.
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Gino Bonichi (Macerata 1904 -
Arco di Trento 1933), meglio conosciuto come Scipione, si forma
attraverso ricerche sulla pittura antica alla quale aggiunge la
sua burrascosa fantasia. Il suo cromatismo è fosco ma deciso e
fluido e, talvolta tocca il paradossale raggiungendo
l'irrazionalità con forti accenti espressionistici, amari e
turbolenti (Piazza Navona e Ritratto del Cardinale Vannutelli).
Scipione è anche abile nel disegno dove riporta, di riflesso e
con la stessa intensità, i suoi inquieti stati d'animo.
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Un altro artista, Felice
Carena (1879?/80-1966), con un'indole del tutto opposta a
Scipione, subisce vari influssi dalla pittura europea, ma
approda ad uno stile piuttosto classicheggiante. I suoi colori,
generalmente chiari, sono morbidi sensuali e la struttura
compositiva, sempre razionale e vigilata, conferisce alle sue
opere forti evidenze plastiche come testimoniano gli "Apostoli"
(Galleria d'Arte Moderna a Firenze) e la "Scuola" (Galleria
d'Arte Moderna a Pittsburg).
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Felice Casorati (Novara, 1883
– Torino, 1963), discendente da una famiglia di matematici, si
sofferma, dopo sofferte meditazioni, in una pittura nella quale
la luminosità conferisce ai soggetti un senso irreale di
atmosfera, il cromatismo risulta essere solido, liscio e
disadorno e le forme tendenti al geometrico (Ritratto della
sorella nel Museo Civico a Torino). Più tardi passerà ad una
tecnica più morbida. Egli è anche un ottimo creatore di scene e
costumi, molto richiesto dalla Scala di Milano, dal Teatro
dell'Opera di Roma e dal Maggio Fiorentino.
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Si potrebbero riempire
numerosissime pagine anche semplicemente rammentando nomi e date
di nascita della grande schiera di pittori italiani di questo
periodo. Si ricordano soltanto alcuni pittori: Ferruccio
Ferrazzi (Roma 1891 - Roma 1978), figlio di uno scultore, si
volge ad una pittura classicheggiante con chiare tendenze al
decorativo; Arturo Tosi (Busto Arsizio 1871 – Milano 1956) è un
paesaggista che integra con gusto la tradizione della pittura
lombarda con le maniere post-impressioniste; Filippo de Pisis
(Ferrara, 11 maggio 1896 – Milano, 2 aprile 1956), anche
scrittore oltre che pittore, dopo aver aderito ai movimenti del
Cubismo e del Surrealismo, approda ad una pittura spezzettata e
rarefatta, costituita di una poetica frammentarietà; il
fiorentino Ottone Rosai (Firenze, 1895 – Ivrea 1957) percorre la
sua tendenza surrealistica con un greve e fosco cromatismo; il
viareggino Lorenzo Viani (Viareggio 1882 - Lido di Ostia 1936),
in stretto contatto con i Fauves di Parigi, ha una pittura nella
quale è presente un triste umorismo; Mario Sironi (Sassari 1885
- Milano 1961) percorre un surrealismo alquanto rozzo, ma fresco
e spontaneo.
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Le devastanti
vicende della seconda guerra mondiale contribuiscono
negativamente ad orientare i giovani pittori verso una strada
sicura. Questi non riescono a seguire una sensualistica cifra,
sempre e comunque insufficientemente impegnativa, sia nella
trasfigurazione della realtà che nell'arte astratta. Con la
prima si cerca di raggiungere una lirica, che poi risulta fatta
di inconsistenti e lacunose note pittoriche, talvolta prive di
significato e paragonabili in alcuni aspetti alla letteratura
ermetica, con la seconda si cerca di seguire il linguaggio
astratto, ormai imperante in Europa, che porta ad una inaspettata
rottura tra l'individuale e l'universale.
Nel secolo precedente
abbiamo assistito al passaggio dal freddo e schematico
idealismo neoclassico alle varie forme di generica
religiosità per quanto riguarda il mondo naturale. I
turbamenti spirituali che tempestano il primo cinquantennio
del Novecento, insieme alle lotte sociali ed alle due grandi
guerre, contribuiscono a condurre una vita intensamente
vissuta nella sofferenza e nell'insicurezza, riflettendosi
nel mondo dell'arte, ridotto ormai alla rappresentazione di
scarni ma vigorosi e strazianti messaggi dell'anima, volti a
rafforzare e, talvolta superare la triste realtà.
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