Il pittore
decise di far riscaldare il suo atelier affinché la donna potesse
posare in deshabillé, e per di più dovette trasformare anche
parte dello studio per inserirci una consolle Luigi XV con sopra un vaso
dal quale usciva un ramo in fiore. L'altra figura, tagliata a
metà e di cui si vede il volto in tre quarti, non è stata
identificata, ma si sa che incominciò le sedute soltanto in gennaio.
Nello sfondo, sulla parete, è collocata la solita stampa giapponese,
già presente in altre composizioni dell'artista. Qualche studioso
abbinò il titolo del dipinto alla "Nana" di Zola soltanto perché,
già da luglio del 1876, l'Assommoir – pubblicato a puntate – incominciava ad ottenere grande risonanza per descrizione scandalosa
e drammatica della miseranda condizione del proletariato parigino.
Quest'ipotesi è da scartare perché le puntate del romanzo
incominciarono a parlare del personaggio "Nana" soltanto nel
novembre, quando il quadro era ormai a un buon punto di
realizzazione. Il dipinto non fu accettato al Salon del 1877 perché
considerato dalla giuria letteralmente scandaloso ed oltraggioso
alla morale; fu esposto ai boulevard des Capucins nel negozio di Giroux,
ma provocò tantissime proteste tra il pubblico, tanto da far
intervenite, talvolta, le forze di pubblica sicurezza.