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Le lettere di Monet
(testo tratto dai "Classici dell'Arte" Rizzoli
Editore)
Parigi, 20 febbraio 1856 Al pittore Eugène Boudin
Non potete credere quale interesse troverete venendo subito
a Parigi. C'è un'esposizione di dipinti moderni che
comprende le opere della scuola del 1830 e che prova che non
siamo tanto in decadenza come si dice. Vi sono 18 Delacroix
splendidi, tra gli altri La barca di don Juan del
Salon del 1855.
Vi sono altrettanti Decamps, una dozzina di Rousseau, di
Dupré, vi sono anche da sette a otto Mariihat, e tutti dei
più belli. E perciò, è splendido, e non dubito che vi farà
piacere. [...] Venite, non avrete che da guadagnare.
E poi sappiate anche che il solo buon pittore di marine che
noi abbiamo, Jongkind, è morto per Parte; è completamente
folle. Gli artisti fanno una sottoscrizione per provvedere
[...].
Quanto a me, mi trovo bene qui, disegno figure con
sicurezza; è una cosa formidabile! Del resto, all'accademia,
dove non vi sono che paesaggisti, cominciano ad accorgersi
che è una buona cosa.
Ho dimenticato di dirvi che Courbet e Gorot brillano anche
in questa esposizione, così come Millet. C'è il suo quadro
rifiutato al Salon, La Morte e il boscaiolo. Una
bella cosa. [...]
Honfteur, 15 luglio 1864 Al pittore Frédéric Bazille
Quaggiù, caro mio, è stupendo e scopro ogni giorno motivi
sempre più belli. C'è di che uscirne pazzi, tanto sento il
desiderio di fare tutto, la testa mi scoppia [...].
Honfleur, 26 agosto 1864 Al pittore Frédéric Bazille
[...] Siamo molto numerosi in questo momento a Honfleur.
Accanto a parecchi pessimi pittori, un mucchio di buffoni,
abbiamo una piccola cerchia molto piacevole. Jongkind e
Boudin sono qui, ci capiamo a meraviglia e non ci lasciamo
più [...].
Dieppe, 10 febbraio 1882 Al mercante d'arte Paul
Durand-Ruel
[...] Ora, per questa esposizione ', vi dirò che le mie idee
sono molto ferme al riguardo. Al punto in cui siamo bisogna
che una mostra sia ben fatta o non farla, ed è necessario
che siamo 'tra noi', e non bisogna che una sola nube venga a
compromettere il nostro successo. È possibile fare una
mostra del genere quest'anno? Io so che non è possibile,
poiché ci si è impegnati con certe persone, quindi, con mio
grande rincrescimento, rifiuto assolutamente di farne parte
a queste condizioni. Del resto, anche se lo volessi, mi
sarebbe assolutamente impossibile, a meno di ritornare
subito a Poissy e rinunciare al mio progetto di lavorare
qui, dato che ci terrei a rivedere e a scegliere da me i
miei quadri e ad assistere alla loro sistemazione. Vi
ringrazio tuttavia del vostro gentile intervento. So che mi
parlate nel mio interesse, ma la cosa è troppo seria per
essere fatta alla leggera. Ho già scritto ieri a Caillebotte
in questo stesso senso.
Pour ville, 18 settembre 1882 Al mercante d'arte Paul
Durand-Ruel
Troverete che manco di coraggio, ma io non ci resisto più e
sono in un completo scoraggiamento. Dopo alcuni giorni di
bello, ecco di nuovo il tempo rimettersi al brutto, ancora
una volta devo mettere da parte gli studi cominciati. Ci
divento pazzo e disgraziatamente me la prendo con le mie
povere tele. Un gran quadro di fiori, che avevo appena
fatto, l'ho distrutto, come tre o quattro tele che ho, non
solamente grattate, ma bucate.
È assurdo, lo riconosco, ma sento il momento del ritorno
arrivare, vedo che la natura si trasforma completamente,
allora perdo ogni coraggio vedendo che ho speso denaro in
anticipo senza aver fatto niente di buono.
Insomma, sono deciso a piantare tutto e a ritornare subito.
[...]
Poùsy, 6 marzo 1883 Al mercante d'arte Paul Durand-Ruel
Ricevo la vostra lettera e vi ringrazio delle parole
incoraggianti che mi inviate. Ammiro la vostra fede e la
vostra fiducia, ma senza condividerle: trovo che quando ci
si rivolge al pubblico, e questo risponde col silenzio e
l'indifferenza, è un insuccesso. Quanto a me, faccio'pochissimo
caso dell'opinione dei giornali, ma bisogna pur riconoscere
che, ai nostri tempi, non si fa niente senza la stampa, e vi
assicuro che se i colleghi di cui mi parlate trovano poco
importante il silenzio dei giornali nei miei confronti ',
sapranno comunque ben garantirsi il loro appoggio quando
sarà il turno della loro mostra, e avranno ragione, poiché è
fuor di dubbio che ciò eccita la curiosità pubblica e, per
conto mio, non vi è persona che non mi parli di questo
silenzio e non lo deplori. Non c'è più niente da fare
adesso. Mi auguro per voi e per me che qualche collezionista
appoggi la mostra, ma non è un gran passo avanti e da parte
mia sarò contrario per molto tempo a nuovi tentativi.
Poissy, 7 marzo 1883 Al mercante d'arte Paul Durand-Ruel
[...] Non desidero venire a Parigi in questo momento, non
potrò che constatarvi il mio insuccesso e vedere persone che
me ne parlano, alcune con gioia, altre deplorandolo.
[...] Quando nei giornali eravamo criticati, spesso
insultati, dicevamo che ciò provava il nostro valore, che
nessuno altrimenti si sarebbe occupato di noi. Allora che
pensare di questo silenzio?
Non crediate che aspiri a vedere il mio nome nei giornali.
Sono molto superiore a questo e non mi curo dell'opinione
della stampa e dei sedicenti critici d'arte, uno più stupido
dell'altro.
Dal lato artistico non cambia niente, conosco il mio valore,
e sono più severo verso di me che chiunque altro. Ma è dal
lato commerciale che bisogna vedere le cose. E non
riconoscere che la mia mostra è stata annunciata male,
preparata male, è non voler vedere la verità. Bisognava a
tutti i costi garantirsi in anticipo l'appoggio della
stampa, poiché anche i collezionisti intelligenti sono
sensibili alla minore o maggiore risonanza dei giornali. Io
non ho, credetelo, l'ambizione di essere popolare [...].
Giverny, 27 dicembre 1883 Al mercante d'arte Paul
Durand-Ruel
[...] Dovete pensare che, della grande quantità di studi che
ho fatto, non tutti possono venire avviati al commercio:
alcuni possono essere molto buoni, credo, e altri, anche un
po' vaghi, possono diventare buone cose ritoccandoli con
cura, lo ripeto;
ma questo non può essere fatto dalla mattina alla sera e non
sarebbe ne vostro ne mio interesse pretendere in ogni caso
di mostrarne molti, essendo mia ambizione darvi solo le cose
di cui sono del tutto soddisfatto, a costo di domandarvi più
denaro. Spero che lo capirete; perché altrimenti diventerò
una macchina per dipingere e vi ingombrereste di un mucchio
di cose incomplete e che potrebbero solo disgustare i
collezionisti meglio disposti.
Il mio amor proprio di pittore si oppone al fatto che lasci
vedere delle tele in uno stato incompleto.
Giverny, 12 gennaio 1884 Al mercante d'arte Paul
Durand-Ruel
[...] Voglio passare un mese a Bordighera, uno dei più bei
posti che abbiamo visto nel nostro viaggio. Da lì spero di
portarvi tutta una serie di cose nuove.
Perciò vi domando di non parlare a nessuno di questo
viaggio, non perché ne voglia fare un mistero, ma perché ci
tengo a farlo da solo: come mi è stato piacevole fare il
viaggio come turista con Renoir, cosi mi sarebbe
imbarazzante farlo in due per lavorare: ho sempre lavorato
meglio nella solitudine e secondo le mie sole impressioni.
Bordighera, 24 gennaio 1884 A M.me Alice Hoschedé
[...] Faccio un mestiere da cani, io, e non risparmio le
gambe; salgo, poi ridiscendo e poi ancora risalgo; fra uno
studio e l'altro, come riposo, esploro ogni sentiero, sempre
alla ricerca del nuovo; e così giunta la sera ne ho
abbastanza. Pranzo bene, faccio le solite quattro
chiacchiere con voi, mi metto a letto e, incrociate le
braccia, penso beatamente a Giverny, un occhio alle mie tele
appese al muro, poi un po' di lettura e, crac, un bei sonno
per tutta la notte.
Bordighera, 26 gennaio 1884 A M.me Alice Hoschedé
[...] Oggi ho lavorato ancora di più: cinque tele, e
domani conto di iniziarne una sesta; andiamo abbastanza
bene, dunque, sebbene tutto mi sia assai difficile da fare.
Queste palme mi fanno dannare, e poi i motivi sono
estremamente difficili da riprodurre, da trasferire sulla
tela; è tanto folto dappertutto; è delizioso da vedere; si
può passeggiare indefinitamente sotto le palme, gli aranci,
i limoni e anche sotto gli splendidi ulivi, ma
' Monet ha in corso una personale da Durand-Ruel (r-25
marzo, boulevard de la Madeleine, 9; 56 opere). quando si
cercano soggetti è molto difficile. Vorrei fare certi aranci
e limoni che si stagliano contro il mare azzurro, non riesco
a trovarli come voglio. Quanto all'azzurro del mare e del
ciclo, è impossibile.
Bordighera, 29 gennaio 1884 A M.me Alice Hoschedé
[...] Lavoro come un forsennato su sei tele al giorno.
Faccio molta fatica, poiché non riesco ancora a cogliere il
tono di questo paese ; a volte sono spaventato dai colori
che devo adoperare, ho paura di essere terribile, eppure
sono ancora ben al disotto ; è atroce la luce. Ho già degli
studi che hanno richiesto sei sedute, ma è tanto nuovo per
me che non riesco a finire [...].
Bordighera, 3 febbraio 1884 A M.me Alice Hoschedé
[...] Adesso sento bene il paese, oso mettere i toni terra e
rosa e blu; è magia, è delizioso, e spero che vi piacerà
[...]. Sappiate una volta per tutte che siete tutta la mia
vita coi miei figli, e che lavorando non faccio che pensare
a voi; ciò è cosi vero che ogni oggetto che faccio, che
scelgo, mi dico che occorre riprodurlo proprio bene perché
voi vediate dove sono stato e la cosa com'è.
Bordighera, 5 marzo 1884 A M.me Alice Hoschedé
[...] Ora dipingo con colori italiani che ho dovuto far
venire da Torino. Del resto ho anche consumato tutte le mie
tele, le scarpe, le calze, persino i vestiti, e arriverò
malconcio; gli abiti mi si sono logorati al sole: soltanto
io ritornerò ancora in gamba, anche se sono stanco, talvolta
molto stanco di questo lavoro, di questa lotta continua;
riposarmi accanto a voi mi sarà di gran conforto [...].
Bordighera, 11 marzo 1884 Al mercante d'arte Paul
Durand-Ruel
[...] Farò forse gridare un po' i nemici del blu e del rosa,
per
via di questo splendore, questa luce fantastica che mi
applico a rendere; e quelli che non hanno visto questo paese
o che l'hanno visto male grideranno, ne sono sicuro,
all'inverosimiglianza, sebbene io sia molto al di sotto del
tono : tutto è colore cangiante e fiammeggiante, è
ammirevole; e ogni giorno la campagna è più bella, e io sono
incantato del paese.
Giuerny, 24 ottobre 1884 Al mercante d'arte Paul
Durand-Ruel
Lavoro molto, ma dire che sono soddisfatto e che ho molte
cose buone da darvi, non è esatto; quanto più vado avanti,
tanto più faccio fatica a portare a termine uno studio, e in
questo periodo, quando la natura cambia tanto d'aspetto,
sono obbligato ad abbandonare certe tele prima che siano
definitivamente compiute. Vi assicuro che mi do da fare, e
se dicono che lavoro sottogamba, si ingannano poiché faccio
ciò che penso.
Giuerny, 3 novembre 1884 Al mercante d'arte Paul
Durand-Ruel
[...} Quanto al rifinito, o piuttosto al leccato,
poiché è questo che il pubblico vuole, non sarò mai
d'accordo con lui. Giverny, 28 luglio 1885 Al mercante
d'arte Paul Durand-Ruel
Lavoro a oltranza, ma sempre più faticosamente: cioè,
divento molto esigente. Ho due tele alle quali lavoro da un
mese, ma confesso che alcune di queste tele le vedrei con
rincrescimento partire per il paese degli Yankees e vorrei
riservarne una scelta per Parigi, poiché è soprattutto là e
là solamente che c'è ancora un po' di gusto.
Fresselines, 24 aprile 1889 Allo scrittore Gustavo
Geffroy
Caro amico, sono desolato, quasi scoraggiato e affaticato al
punto di esserne un po' malato. Non arrivo a nulla di buono,
e malgrado la vostra fiducia ho paura che tutti questi
sforzi non approdino a nulla.
Mai ho avuto uguale sfortuna con il tempo! Mai, tre giorni
favorevoli di seguito, di modo che sono obbligato a
trasformazioni continue, perché tutto spunta e rinverdisce.
Io che speravo di dipingere la Creuse come l'abbiamo vista!
In breve, a forza di trasformazioni inseguo la natura senza
poterla agguantare, e poiché questo fiume che diminuisce, si
rigonfia, un giorno verde poi giallo, adesso a secco, mentre
domani sarà un torrente dopo la terribile pioggia che cade
in questo momento.
Sono in una grande inquietudine, scrivetemi, ho grande
bisogno di contorto [...].
22 giugno 1890 Alto scrittore Gustavo Geffroy
Ho ripreso ancora certe cose impossibili da fare: dell'acqua
con erba che ondeggia sul fondo... meravigliosa a vedersi,
ma c'è da impazzire a volerla fare. Insomma, mi attacco
sempre alle stesse cose.
21 luglio 1890 Allo scrittore Gustavo Geffroy
[...] Sono nero e profondamente disgustato dalla pittura. È
senz'altro una tortura continua! Non attendete di vedere del
nuovo, il poco che ho potuto fare è distrutto, raschiato o
bucato. Voi non vi rendete conto del tempo spaventoso che
non ha cessato di fare da due mesi. C'è da diventare matti
furiosi, quando si cerca di rendere il tempo, l'atmosfera,
l'ambiente.
Oltre a questo, a tutte le noie, eccomi stupidamente colpito
dai reumatismi. Pago così le sedute sotto la pioggia e la
neve, e ciò che mi affligge è pensare che bisogna rinunciare
a sfidare ogni tempo e a lavorare fuori, salvo con il bei
tempo. Che stupidità, la vita!
7 ottobre 1890 Allo scrittore Gustavo Geffroy
[...] Sgobbo molto, mi stordisco su una serie di
effetti differenti [dei pagliai], ma in questa stagione il
sole tramonta così presto che non posso seguirlo. [...]
Divento di una lentezza, nel lavorare, che mi esaspera; ma
più vado avanti, più mi rendo conto che occorre lavorare
molto per arrivare a rendere quel che cerco: 1' 'istantaneità',
soprattutto lo sviluppo, la medesima luce riprodotta
dappertutto, e più che mai le cose facili venute di getto mi
disgustano. Insomma. sono sempre più arrabbiato per il
bisogno di rendere ciò che provo, e faccio giuramenti di non
restare ancora troppo impotente, perché mi pare che farei
dei progressi. Vedete che sono in buona disposizione. Spero
che anche voi, che siete giovane, avrete scrollato la vostra
indolenza e che possiate produrre qualcosa di stupendo.
Rouen, 13 aprile 1892 Al mercante d'arte Paul Durand-Ruel
[...] Sono assolutamente scoraggiato e scontento di ciò che
ho fatto qui: ho voluto fare troppo bene e ho finito col
guastare quello che era fatto bene. Da quattro giorni non
posso lavorare e decido di abbandonare tutto e di
ritornarmene a casa; ma non voglio nemmeno sballare le mie
tele, voglio vederle solamente fra qualche tempo; quindi vi
avvertirò non appena mi sono un po' calmato.
Giverny, 4 maggio 1892 Al mercante d'arte Paul
Durand-Ruel
Verrò a Parigi venerdì per la mostra di Renoir, che sarà un
godimento per me [...].
Rouen, 28 mano 1893 Allo scrittore Gustavi Geffroy
[...] Il mio soggiorno qui va avanti: ciò non vuoi dire che
sono prossimo a terminare le mie cattedrali. Ohimè, non
posso che ripeterlo: quanto più vedo, tanto più vado male
nel rendere ciò che sento; e mi dico che chi dice di avere
finito una tela è un tremendo orgoglioso. Finire, volendo
dire completo, perfetto; e lavoro a forza senza avanzare,
cercando, brancolando, senza sboccare a granché, ma al punto
da esserne stremato.
Rouen, 30 marzo 1893 ^~ Al mercante d'arte Paul
Durand-Ruel
[...] Lavoro moltissimo, ma non posso pensare di fare altro
che la cattedrale. È un lavoro enorme.
Sanduiken (Oslo), 26 febbraio 1895 Allo scrittore Gustavo
Geffroy
Sono stupito di tutto quel che vedo in questo meraviglioso
paese. Ho fatto passeggiate di quattro giorni in treno, in
montagna, sui fiordi, sui laghi: è meraviglioso! Tutto ciò,
molto spesso con un freddo di -25" a mezzogiorno, ma non
avendo mai sofferto, con grande meraviglia dei norvegesi,
che sono più freddolosi di me. Sono come in un incantesimo,
malgrado l'alimentazione perfida; e che sangue cattivo mi
sono fatto per non poter dipingere tutto ciò che vedo!
Non sapevo dove girare la testa, e scoraggiato, ho sbagliato
più volte nel prendere il treno e rientrare [...].
Infine, ho trovato un angolo passabile per le pose, ed
eccomi all'opera dopo qualche giorno soltanto. Ho messo in opera otto tele che, se non sono troppo contrariato dal
tempo, vi daranno, spero, un'idea della Norvegia, dei
dintorni di Oslo, paese meno terribile di quanto pensassi.
Avrei dovuto andare a nord; ma non è possibile in questa
stagione; e poi è tutto rudemente bello lo stesso! Non ho
potuto vedere un po' di mare, ne acqua di qualunque specie:
tutto è gelato e ricoperto di neve. Occorrerebbe vivere qui
un anno per fare qualcosa di buono e, ancora, prima avere
visto e fatto conoscenza con il paese.
Oggi, ho dipinto una parte della giornata, sotto la neve
punizione del falsario, i due quadri siano distrutti alla
presenza di testimoni o che mi siano rimandati.
Il agosto 1908 Allo scrittore Gustane Geffroy
[...] Sapete che sono assorbito dal lavoro. Questi paesaggi
d'acqua e di riflessi sono divenuti un'ossessione. È al di
là delle mie forze di persona anziana, e voglio tuttavia
arrivare a rendere ciò che sento vivamente. Ne sono
distrutto [...], ricomincio [...] e spero che da tanto
sforzo esca qualcosa.
Venezia, 7 dicembre 1908 Allo scrittore Gustavo Geffroy
[...} Preso dal lavoro, non ho potuto scrivervi,
lasciando a mia moglie la cura di darvi notizie. Essa ha
dovuto dirvi del mio entusiasmo per Venezia. Ebbene, questo
non ha fatto che crescere, allo stesso tempo di tutta questa
luce inimitabile. Io me ne rattristo. È così bello! Ma
occorre farsi una ragione [...]. Mi consolo al pensiero di
ritornarvi l'anno prossimo, perché non ho potuto fare che
qualche assaggio, qualche avvio di lavoro.
Ma che disgrazia non essere venuto qui quando ero più
giovane! Quando avevo tutte le energie! Passo ugualmente
momenti deliziosi, dimenticando quasi di essere il vecchio
che sono.
Giverny, 10 ottobre 1911 Al mercante d'arte Paul
Durand-Ruel
[...] Non ho bisogno di dirvi quanto sia triste la mia vita
ormai e che duri momenti ho passato da quando vi ho visto.
Comincio solamente adesso a riprendermi un po' e penso di
rimettermi al lavoro. Ecco l'inverno, e restare inattivo con
queste giornate tristi mi sarebbe troppo penoso. Prima
proverò a terminare qualche tela di Venezia [...].
Giverny, 10 maggio 1912 Al mercante d'arte Paul
Durand-Ruel
Sono molto commosso della vostra lettera amichevole e sarei
molto felice di vedervi, sebbene dubito che voi mi
persuadiate a ritornare su una decisione che non ho preso
alla leggera, e se da così lungo tempo mi avete trovato
scontento di ciò che faccio, questo era il mio pensiero. E
più che mai oggi, constato quanto il successo immeritato che
ho ottenuto, sia fittizio. Spero sempre di arrivare al
meglio, ma l'età e il dolore hanno esaurito le mie forze. So
molto bene in anticipo che troverete le mie tele perfette.
So che, esponendole, avranno grande successo, ma mi è
indifferente, poiché io le considero brutte e ne sono certo.
7 giugno 1912 Allo scrittore Gustavo Geffroy
[...] Grazie di tutto cuore dei vostri due begli articoli di
cui sono fiero. No, non sono un grande pittore, grande
poeta, io non so... So soltanto che faccio ciò che penso per
esprimere ciò che provo davanti alla natura, e che più
spesso, per arrivare a rendere ciò che sento vivamente,
dimentico del tutto le regole più elementari della pittura,
se ne esistono qualche volta. Bravo, lascio bene apparire
degli errori, per fissare le mie sensazioni. Ma non sarà
sempre così, ed è ciò che mi dispera. Giverny, 29 giugno
1914 Al mercante d'arte Paul Durand-Ruel
Desidero sempre scrivervi per avere vostre notizie, ma, come
sapete, mi sono rimesso al lavoro. Quando mi ci metto, lo
faccio seriamente, tanto che, alzato fin dalle 4 del
mattino, sgobbo tutta la giornata, e venuta la sera sono
talmente sfinito dalla stanchezza che ho dimenticato tutti i
miei doveri, non badando che al lavoro che ho intrapreso.
[...]
Io sto bene, per quanto possibile; la mia vista va
finalmente bene. Grazie al lavoro, grande consolazione,
tutto va bene.
Giverny, 15 giugno 1918 Al mercante d'arte Paul
Durand-Ruel
Qui va bene, le notizie sugli assenti [al fronte] sono
buone;
ma, ohimè, che vita angosciosa viviamo tutti. Io continuo, e
confesso di averne un po' di vergogna, a lavorare, benché a
volte abbia desiderio di piantare tutto, e qualche volta
arrivo a domandarmi che cosa farei se sopraggiungesse una
nuova sorpresa da parte del nemico. Credo che allora dovrei
come tanti altri abbandonare tutto. Bisogna sperare tuttavia
che siano state prese tutte le precauzioni per contenere il
nemico e bisogna armarsi di pazienza e di coraggio; mi
sarebbe duro abbandonare tutto a questi sporchi crucchi.
Givfrny, 22 novembre 1921 Al mercante d'arte Paul
Durand-Ruel
In riscontro alla vostra gentile lettera, vorrei potervi
rispondere secondo il vostro desiderio, ma mi è impossibile
per varie ragioni. La prima è che, ora, essendo la donazione
allo Stato della mia decorazione ' un fatto compiuto, che il
locale sarà pronto a primavera, non ho che giusto il tempo
necessario per il completamento del lavoro. Insomma, non
sono pronto per una mostra. Ho da rivedere dal vero la più
parte di queste tele.
Giverny, 7 luglio 1922 Al mercante d'arte Paul
Durand-Ruel
Rispondo subito alla vostra domanda. Lavoro moltissimo e
vorrei dipingere tutto prima di non vedere del tutto, ma
sono molto sfortunato col tempo, e questo mi impedisce di
ricevere amici che sarei felice di vedere, ma che mi
capiterebbero proprio quando il tempo mi sarebbe favorevole.
Giverny, 20 novembre 1923 Al mercante d'arte Paul
Durand-Ruel
Lavoro sodo alle mie decorazioni [Ninfee} per essere
pronto al tempo stabilito.
Giverny, 17 giugno 1925 Al mercante d'arte Paul
Durand-Ruel
Tutte le mie scuse per avervi impedito di venire domenica
scorsa. Ero nella tristezza e nello scoraggiamento.
Sono le
dodici tele con Ninfee, lunghe circa quattro metri
ciascuna, che nell'ottobre del 1920 Monet progettava di
donare allo Stato perché venissero collocate in un
padiglione da costruirsi nel giardino dell'Hotel Biron (Musée
Rodin). Nell'aprile del 1921, in un incontro con Paul Leon e
Georges Salles, si stabiliscono le modalità della donazione
e si decide di sistemare le tele all'Orangerie delle
Tuileries. Nell'inverno, Monet lavora con un architetto alle
modifiche dell'Orangerie.
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