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Edvard Munch: Cenni biografici e linguaggio artistico

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Cenni biografici: Edvard Munch (nato a Løten il 12 dicembre 1863 – morto ad Ekely il 23 gennaio 1944), si forma ad Oslo nella Scuola Reale di Disegno, in un ambiente alquanto vicino alla pittura francese. Nel 1885 si reca per la prima volta nella capitale francese per integrare la sua formazione artistica. Partecipa nel 1892 ad un'importante manifestazione di Berlino ed il suo linguaggio, considerato “duro e crudo”, desta molto scalpore. Da questa data al 1908 realizza i suoi lavori più significativi, sia dipinti che incisioni, che incidono notevolmente sulla secessione di Berlino, aprendo al linguaggio espressionista. Le opere che seguono nei periodi successivi non hanno la stessa forza espressiva di quelle precedenti e non sono abbastanza valutate, ma confermano la natura di un pittore puro, in continua ricerca.

 

Il linguaggio di Munch

Se Klimt interpreta, nella cadenzata squisitezza del suo decorativismo, il “precario sopravvivere della forma e alla fine della sostanza” (dalle parole di Argan) esprimendo con forza i risvolti di una società ormai in crisi, Edvard Munch traduce la problematica relativa alla stessa sfiducia esistenziale, colma di riferimenti ai pensieri di Schopenhauer e Nietzsche, con un linguaggio più marcatamente espressivo. Munch, che ostenta insieme al suo connazionale drammaturgo Henrik Ibsen (collaborando alla realizzazione di coreografie e manifesti ai suoi spettacoli teatrali) il forte disappunto per la morale conformista, per i pregiudizi e la doppia personalità borghese, identifica nella linea-forza del Modernismo, il linguaggio più adatto a comunicare forti ed efficaci messaggi, atti ad integrare positivamente le grandi problematiche legate alla vita, al sentimento odio-amore e alla morte. Impiegando la contrapposizione di campiture fantastiche, allusive e povere di variazione cromatica, fino a raggiungere spesso il puro monocromo, con tratti decisi e continui che conferiscono dinamicità impostata su vortici lineari ed onde sinusoidali, Munch  comunica in modo netto il problema legato all’isolamento, ai difficili rapporti sentimentali, all’inadeguata risposta dell’etica sociale, chiusa, ipocrita e conformista. Le sue opere, come “Il grido” e “La bambina malata” configurano una concezione di vita drasticamente governata dalla sfera patologica, da pensieri angosciosi, dall’interessamento verso la donna o dal fattore del ripudio. Anche nelle sue litografie riprende le stesse problematiche legate alla vita sociale del tempo, come testimoniano le sei versioni della “Bambina malata”.