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Giovanni Segantini: Dea d'amore
Realizzata dall'artista nel 1894 come pendant ideale dell'Angelo della Vita con una figura femminile in atteggiamento provocatorio e completamente nuda, fu ripreso tre anni dopo coprendo la dea con un velo rosso. Un dipinto, questo, che, se paragonato a quelli dell'ultimo periodo segantiniano, appare poco risolto: vi si evidenzia un peso da "grandi della pittura" tramite mediazione della cultura preraffaellita (qualcuno rammentò Raffaello, altri Botticelli, altri ancora il Giorgione con la sua "Venere di Dresda"), ma vi si rileva anche la mancanza di un qualsiasi nesso tra la figura e lo sfondo. Sembra che lo stesso artista si sia reso conto del fallimento nel cromatismo e nell'impianto compositivo, oltre che nella caduta di gusto, dal momento che non cita neanche una volta l'opera nelle sue lettere, né tantomeno nella lettera-catalogo indirizzata a Domenico Tumiati (al Maloja, 29.5. 1898). L'opera appartenne a L. Albini (1894); alla Galleria A. Grubicy (1902); al Benzoni (fino al 1932); ad E. Vaghi a Milano. Venne esposta nel 1894 a Milano con il n. 54; nel 1899 a Milano con il n. 68; nel 1913 a Saint-Moritz con il n. 16; nel 1926 a Venezia; nel 1932 a Milano alla Galleria Scopinich, alla Raccolta Eredi Benzoni con il n. 28; nel 1956 a San Gallo con il n. 91; nel 1958 ad Arco; nel 1964 a Monaco alla Secession, Haus der Kunst, Europaische Kunst um die Jahrhundertwende con il n. 505.
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