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Cenni critici fino al 1944
(citazioni tratte dai "Classici dell'Arte",
Rizzoli Editore)
Hanno detto di Toulouse-Lautrec
... ecco la strana tela firmata con lo pseudonimo
trasparente Trè-clau. Certo, tentativi consimili non devono
essere incoraggiati ... e la maggior parte dei visitatori è
di certo indietreggiata per l'orrore alla vista di questi
capelli viola, di questi tratti limone che assomigliano a un
passato di legumi. Ma che ci si allontani di tre o quattro
passi, alla distanza da cui si guarda abitualmente un
ritratto in un salotto, e ci si accorgerà che questa
apparente barbarie è calcolata, che il profilo assume valore
e solidità nonostante le vibrazioni del tocco ...
J.
De lahondés, in "Le Messager de Toulouse", giugno 1887
Abbiamo torto di compiangere Lautrec;
dovremmo invidiarlo ... Il solo luogo dove si possa trovare
la felicità è ormai una cella di manicomio. Lautrec meritava
davvero, dopo aver dato evidente prova d'una semifollia
nella quale si dibatteva come la maggior parte degli uomini,
di godere infine dell'annullamento divino della pazzia
completa. E.
lepelletier, Le sceret du bonheur, m "L'Echo de
Paris", 20 marzo 1890
Nonostante i neri con i quali sporca
indebitamente le sue figure, Toulouse-Lautrec mostra una
forza reale, spirituale e tragica nello studio delle
fisionomie e nella penetrazione dei caratteri. O
mirbeau, in "L'Echo de Paris”, 30 marzo 1891
... segue Degas e Forain nel modo di
atteggiare i personaggi, nel gioco delle fisionomie, nella
sicurezza decisiva del segno. Il ritratto di
Toulouse-Lautrec s'impone, lasciando il ricordo di una
penetrante capacità analitica, e a un tempo di un pittore
padrone del mestiere e in pieno possesso di mezzi espressivi
personali. R. Marx in “le Rapide", 30 maggio
1891
... da molto tempo non s'incontrava
un artista tanto dotato come Toulouse-Lautrec. In lui si
fondono la penetrazione dell'analisi e l'acutezza dei mezzi
d'espressione ... Non rientra in alcuna scuola, ne
appartiene a conventicole di sorta; si è sottratto ben
presto a ogni suggestione per diventare integralmente se
stesso . R. Marx in “L’Art Nouveau” 1893
Toulouse-Lautrec si presenta con un gusto
del tutto affermalo e con uno stile fatto proprio, che
svilupperà logicamente secondo la forza segreta che è in
lui. Possiamo avere una indicazione sicura sulla sua facoltà
di esprimere i 'paesaggi dell'essere' e di combinare i
valori cromatici, ponendo mente che ha ideato ed eseguito
nel migliore dei modi alcuni manifesti:
Bruaat,
la Goulue e, più recentemente, il Divan Japonais
hanno preso possesso della strada con un'autorità
irresistibile. È impossibile non vedere l'ampiezza delle sue
linee e il senso artistico delle sue belle pagine. Con un
colore variato, a volte sordo ma opulento, a volte fangoso,
quasi sporco a seconda dei casi, Lautrec pittore e
pastellista si mostra quasi perfetto nell'esprimere il
'sorgere' di un individuo, l'apparizione spontanea di un
atteggiamento o di un movimento, l'andare e venire d'una
donna in cammino, il volteggiare di una
danzatrice
G.
geffroy, in 'La Justice", 15 febbraio 1893
Per la pura vivezza del tratto, per la
sorprendente abilità tecnica, la mostra di Lautrec da Goupil
andrebbe vista. Devo dire francamente che non mi curo dei
tipi che Toulouse-Lautrec disegna. Li trovo proprio
spiacevoli ... D'altro canto, tecnicamente c'è molto da
imparare dalla sua opera. Il modo di trattare l'acquerello,
il pastello, il gesso e l'olio, tutti i mezzi insomma, è
altamente magistrale. Egli trova le più strane combinazioni
di. colore, e le registra nel modo più singolare. Ma per me
questo continuo insistere sul brutto, il volgare,
l'eccentricità, questo dipingere e ridipingere sempre la
stessa gente, è veramente mostruoso.
N. N., in "The
Star", 10 maggio 1898
... Ecco come doveva finire
Toulouse-Lautrec. Aveva la vocazione della casa di salute.
Ieri ce l'hanno rinchiuso e finalmente la pazzia, gettata la
maschera, firmerà i suoi dipinti, i suoi disegni, i suoi
manifesti nei quali già da lungo tempo dimorava.
A.
hepp, La vraie
force, in "Le Journal", 26 marzo 1899
Ho visto un pazzo pieno di saggezza, un
alcolizzato che non beve più, un uomo considerato perduto
che ha una splendida cera. C'è una vitalità così intensa in
questo cosiddetto condannato, una tal carica di forza in
questo che alcuni considerano un aborto, che quelli stessi
che l'hanno visto correre giù per la china della perdizione
sono ora stupefatti di vederlo così rimesso a nuovo.
A. alexandre,
Une guerison, in Le Figaro , 30 marzo 1899
Poiché era piccolo, brutto, paradossale,
singolare in tutto, i parigini, sempre pronti a giudicare
gli uomini solo dall'apparenza, si sono fatti di
Toulouse-Lautrec un'idea sommaria, uno schema. Era
prigioniero d'una formula. Le parole gnomo, nano, bohème
di Montmartre, sono andate a finire da sole sotto la penna
dei necrologisti, e hanno espresso solo un lato di questa
natura misconosciuta, rimasta, nonostante le molte
disgrazie, nobile di cuore come lo era per nascita.
L. N.
Barangon
Necrologio 9 settembre 1901
Un nome. Un maestro troppo presto
scomparso ; uno dei rari che prendono e fanno fremere.
Ricco, egli aveva potuto affrancarsi da ogni difficoltà
dell'esistenza e si era messo a osservare la vita. Ciò che
vide non è un complimento per la fine del secolo scorso, di
cui è il pittore veritiero. Ha cercato la Realtà, sdegnando
finzioni e chimere che falsano le idee e sbilanciano gli
spiriti. Certuni diranno forse che fu un ficcanaso, un
dilettante dall'originalità piuttosto triste, verso la quale
(disposizione particolarissima di chi soffre) si sentiva
naturalmente portato. È un errore, e tutta la sua opera lo
grida. Non ha rimestato nulla per trovare, non ha cercato di
prendere, malgrado tutto, là dove non c'era niente. Si è
accontentato di guardare. Ha visto ciò che noi siamo, e non,
come molti fanno, ciò che abbiamo l'aria di essere. E
allora, con sicurezza di mano, con un ardire delicato e
fermo insieme, ci ha mostrati a noi stessi. Non è certo
adulatore, e ve n'è per tutti i gusti: grandi concerti o
balli pubblici, teatri, circhi, caffè, campi di corse, tutti
i luoghi insomma ove la febbre della vita spinge uomini e
donne alla ricerca d'un piacere qualsiasi, sono fissati per
sempre dalla matita spietata dell'artista. Si è forse
dedicato maggiormente a un genere nel quale anche altri si
sono cimentati. Facce imbellettate, sottovesti provocanti,
luccichii alle dita e alle orecchie, gioielli di latta,
emblemi evidenti di disgraziate che nascondono lacrime
cocenti sotto pallidi sorrisi; Toulouse-Lautrec ci ha
mostrato tutto ciò. Non ha voluto fare soltanto opera di
pittore, ma si è rivelato psicologo profondo e potente. Il
suo insegnamento è triste ma vero. È per questo che il
Maestro resterà il pittore di un'epoca che noi ignoriamo,
perché l'abbiamo vissuta da scettici a volte, da noncuranti
e da indifferenti quasi sempre.
N. N., Necrologio, in
"Journal de Paris", 10 settembre 1901
Abbiamo perduto qualche giorno fa un
artista che s'era acquistato una certa celebrità nel genere
laido. Intendo parlare del disegnatore Toulouse-Lautrec,
essere bizzarro e deforme che vedeva un po' tutti attraverso
le proprie miserie fisiche ... Prendeva i suoi modelli nel
fango, nei lupanari, nelle balere di periferia, ovunque il
vizio deforma i volti, abbrutisce la fisionomia e fa salire
fino al volto le brutture dell'anima ... È morto
miserevolmente, rovinato nel corpo e nello spirito, in un
manicomio, in preda ad attacchi di pazzia furiosa. Fine
triste d'una trista vita.
jumelles, in "Lyon
Républicain", 15 settembre 1901
Grazie ai suoi mezzi e alle relazioni che
aveva la sua famiglia potè pubblicare la maggior parte delle
sue litografie, e alcuni critici d'arte 's'interessarono' a
lui. Grandi giornali lo paragonarono seriamente a Goya. Fu
questo che lo perse ... Come ci sono amatori entusiasti
delle corride, delle esecuzioni capitali e di altri
spettacoli desolanti, vi sono amatori di Toulouse-Lautrec. È
un bene per l'umanità che esistano pochi artisti di questo
genere. Il talento di Lautrec, poiché sarebbe assurdo
negargli del talento, era un talento cattivo, che esercitava
un influsso pernicioso e rattristante. J.
rocoues, in "Le
Courrier francio”, 15 settembre 1901
L'arte di Toulouse-Lautrec è quella di un uomo che la vita ha fatto
soffrire, e che si è vendicato. I suoi studi ce lo mostrano
mentre scruta le deformità, mostra il vizio, ricerca la
stupidità. I suoi quadri sono caricature terribilmente
veritiere e sconcertanti. Si resta penosamente impressionati
dallo spettacolo di tanta bruttezza magnificata nelle sue
tele che raffigurano tipi presi per lo più dalle balere e
dalle bettole di periferia.
J.
pascal, Le
Salon d'automne, 1904
A Toulouse-Lautrec più che a ogni altro si
deve applicare il metodo moderno della critica d'arte, che
consiste nel ricollocare l'opera nella vita dell'artista e
nell'ambiente in cui questa vita s'è svolta, poiché da esso
è totalmente determinata, pur se dobbiamo notare che il
nostro pittore ha saputo sempre dominare a sua volta, con la
sua personalità potente, le impressioni che gli giungevano
dall'esterno ... Egli fa parte di quella gloriosa scuola
moderna che ha voluto liberare l'arte francese da tutte le
suggestioni straniere che il cattivo gusto del secolo scorso
aveva preteso d'imporre alla nostra ammirazione.
J Pigasse in
Toulouse-Lautrec, 1908
Questo grande ometto era davvero una
persona prodigiosa! Quando ci ha lasciati, ancora così
giovane, qualcuno ha detto che non era una morte, e che
questo strano Lautrec era stato semplicemente restituito al
mondo soprannaturale ... Scopriamo ora che Lautrec ci era
parso soprannaturale perché era naturale all'estremo. Era
veramente un essere libero. Ma nella sua indipendenza non si
trovava alcun partito preso. Non che disprezzasse le idee
già fatte: non ne subiva assolutamente l'ascendente. Ma lo
sdegno che aveva per esse era tanto poco sistematico che gli
capitava benissimo d'adottarne una, se era il caso, quando
gli pareva giustificata. Le opinioni di questo autentico
indipendente potevano benissimo collimare, per una
combinazione qualsiasi, con quelle di tutti, perché egli
seguiva il suo cammino libero, una strada che poteva
incrociare inopinatamente la passeggiata pubblica, sulla
quale non era attirato ne da un'abitudine sociale ne
dall'ora della musica. Lautrec, infatti, si divertiva nella
Vita, con la libertà sovrana d'un monello ai giardini.
T. bernard,
Prefazione al catalogo della vendita Toulouse-Lautrec di
Parigi, 30 aprile 1913
Fu a volte nell'ultimo gradino della scala
infernale che Lautrec andò a cercare i suoi modelli. Certo,
con Constantin Guys, fu uno dei pochi che siano riusciti a
tradurre in arte lo studio diretto degli ambienti in cui si
trova la foemina simplex del satirico latino. La
qualità del suo spirito e le sue doti erano tali che le
particolarità del soggetto non hanno nociuto ne alla
bellezza dell'espressione ne al valore della sua opera; che
è propria di un aristocratico in tutti i sensi della parola,
ivi compreso il migliore ... Lo stile, magia degli artisti,
mistero della creazione intellettuale, è ciò cui si dovrà
tornare sempre parlando di questo pittore. Con tale parola,
indubbiamente indefinibile, noi intendiamo tradurre la
nostra ammirazione per opere di accento così vigoroso e
sincero, nelle quali la vita — e con essa la personalità
dell'artista — si esprime con tratti ampi e incisivi ...
Per aver impiegato i suoi doni magnifici, la sua
intelligenza eletta e fine, allo scopo di descrivere le
scene, gli eroi o le comparse della commedia umana, Henri de
Toulouse-Lautrec non s'è reso colpevole ne verso il proprio
casato, ne verso la propria origine, ne verso la terra
natale.
L. Berard
discorso al Museo di Albi, 30 luglio 1922
... Lautrec è un 'visionario della realtà', ma non,
come un Rops, un visionario da incubo nel senso satanico: è
uno spirito semplice e diritto, emanato dalla Natura, ed è
solo tramite le critiche letterarie che si è giunti a farlo
credere imbevuto di complicate leggi mistiche: è più vicino
a Giotto che a Rops. Inutile incorporarlo in una 'scuola
d'arte', espressione priva di senso, perché in effetti non
v'è scuola alcuna, ne ufficiale ne indipendente ne
impressionista, simbolista o altro. Vi furono e vi sono
personalità che si sono elevate o stanno per elevarsi al
disopra delle altre: le parole e le classificazioni
arbitrarie vengono create per l'ignoranza della folla. In
ogni epoca e attraverso ogni tempo tutti i pittori sono
originali come creatori individuali, e hanno un solo punto
in comune fra tutti: lo Sforzo che cerca di tradurre la
Natura tramite il loro cervello, più o meno dotato, più o
meno aperto, più o meno sincero. L'Arte è in effetti nel
manifestarsi dell'uomo a se stesso o, se si preferisce una
definizione troppe volte ripetuta, "l'Arte è la natura vista
attraverso un temperamento" (E. Zola). Se si adottano
cedeste formule, si può dire che Lautrec ne è un esempio
evidente, con l'apporto di tutto il suo atavismo di razza,
di tutti i doni naturali, corretti dalle lezioni del
passato. M.
joyant, Henri de Toulousc-Lautrec, 1926-27
Nel pieno rigoglio dell'Impressionismo,
allorché Claude Monet, Sisley, Pissarro e tanti altri,
collocato il cavalletto all'aria aperta, traducevano nei
propri quadri la dolcezza della luce sui campi, un pittore,
pur dichiarando di seguire in pieno le loro teorie, si
immergeva nell'ombra della città, a Montmartre, e da tale
osservatorio studiava i passanti: non la luce che li
illuminava, ma i loro tratti, soprattutto quelli che ne
rivelavano il carattere. Questo pittore ci appare oggi
un'anomalia. Ricerca di carattere: dispiaceri d'amore,
tenerezza frustrata? Lautrec ha scelto dei modelli tarati.
Ha frequentato luoghi malfamati e ne ha disegnato i
frequentatori. Lavorava senza posa, osservava, scrutava,
vivisezionava. Questa curiosità di tutto e di tutti, questa
passione per il disegno, ci.oè questo bisogno di esprimersi,
sono il risultato d'una sensibilità dolorante, compressa,
che cerca in tutti i modi di conquistare la libertà. Le
manifestazioni d'arte che ne derivano sono patetiche come un
tentativo d'evasione. De profundis clamavi. Lautrec è
andato all'inferno per dipingervi i dannati. Egli cercava il
'carattere'. L'ha colto dove ha potuto. P. de
Lapparent,
Toulouie-Lautrec, 1928
La sua infermità lo portò a un pessimismo
sistematico, avido di turpitudini, ma lo condusse a vivere
in un ambiente d'eccezione e di festa, nel quale la sua
figura disgraziata era solo un'eccentricità involontaria fra
tante altre, e dove essa gli procurava piuttosto popolarità
che occhiate di scherno, contrariamente a quanto accadeva in
qualunque altro ambiente. Si è rifugiato in questa vita come
nell'alcool, e non ha fatto che esercitare, allora, senza
intenzioni sinistre, quel suo dono di osservatore
implacabile che avrebbe sviluppato in qualsiasi altro
ambiente dove fosse vissuto. Se di quell'ambiente lia
accentuato la bruttezza, ciò dipende dal fatto che il suo
temperamento lo portava a sottolineare il 'carattere' e che
il mondo in i cui viveva non poteva rivelargliene un
altro.
R- Huyghe, Aspects
the Tousoluse-Lautrec, a 'L'Amour de l'Art". 1181
Lautrec è anzitutto e soprattutto una certa
definizione della forma. Appartiene alla famiglia di spiriti
per i quali la forma della vita e gli impulsi degli esseri
sono un linguaggio cifrato pieno dei più poetici segreti.
Nulla è indifferente in questa rete di arabeschi che lega e
scioglie l'azione. L'attaccatura di un braccio, di un polso,
colta nello svolgersi istantaneo del gesto, un girare del
collo, un dorso di mano, una torsione delle anche, la
maniera in cui i nervi si legano, si tendono e determinano
le variazioni inattese e logiche d'un atteggiamento, d'una
espressione, ecco dove si colloca l'enigma che più attira
questi spiriti. Li chiamiamo disegnatori, grafici, il che
non significa nulla; geni analitici, mentre giungono spesso
alle sintesi più concise ed efficaci. La verità è che sono
più sensibili degli altri agli ondeggiamenti e agli sbalzi
dell'essere vivente, e che hanno in sé una specie d'istinto
mimico che accresce con la sua trepidazione sorda i loro
procedimenti divinatori. A questi maestri piaceranno sempre
i bei cavalli, non come masse scultoree ma come eleganti
strutture articolate; le danzatrici, i mimi, gli acrobati, i
funamboli d'ogni genere, e anche la donna che canta, tutta
compresa nello sforzo di liberare la voce ...
H.
focillon, Toulouse-Lautrec, in "Gazette des
Beaux-Arts", 1931
Secondo Emile Zola, un'opera
pittorica si risolve in uno stato d'animo. Ciò può essere
valido per Claude Monet, Edouard Manet, Renoir, Pissarro,
Cézanne, Van Gogh, persino per Seurat, ma non per Henri de
Toulouse-Lautrec. La concezione di Zola non gli si adatta.
Non v'è in lui nessuno stato d'animo deformante. Questo
meridionale luminoso che sfugge alla plastica pura non è che
una curiosità perpetua, sottile, incisiva, senza limiti,
spinta fino allo stato di nevrosi lancinante e guidata dalla
vita stessa. La scoperta del reale, la sua espressione
grafica, sono per lui il brivido estremo, la soddisfazione
suprema. Ciò mi fa pensare a La Tour. L'opera d'un
Peyronneau, d'un Hubert Robert, d'un Boucher, così come
quella di Degas, di Manet o di Renoir, costituisce un
notevole documento di costume. L'opera di La Tour, come
quella di Lautrec, ha un valore storico, soprattutto in
un'epoca come la nostra, in cui la storia cessa d'essere
aneddotica per diventare psicologica, e tende a preoccuparsi
soprattutto della mentalità generale e dell'anima dei
personaggi più in vista. Questi personaggi, Lautrec, come La
Tour, li ha scelti con una lucidità rara. Gli scrittori, i
pittori, gli uomini di mondo che entrambi hanno disegnato
offrono nel loro insieme una selezione qualitativa. Ma
Lautrec s'è spinto più lontano ancora di La Tour, che si è
interessato solo a donne o a uomini. Nessuno più di Lautrec
ha capito che la folla ha un'anima del tutto differente
dalla somma delle anime individuali che la compongono. Sotto
questo aspetto le grandi opere di Lautrec sono singolarmente
rappresentative e sintetiche. Sintetici soprattutto i
modelli anonimi che, in primo piano, riassumono in qualche
modo l'opera completa. Le tele e i cartoni che studiano i
music-halls, i circhi, i caffè, i teatri, sono, sotto
questo punto di vista, di primissimo ordine, e assai meno
episodici dei dipinti di Degas, che cade volentieri
nell'aneddotica, come i piccoli maestri fiamminghi. Degas ha
visto piccolo, e ha cercato la perfezione localizzata.
Lautrec ha visto grande. E. SCHAUB-KOCH, Psicanalyse
d’un peintre moderne: Henri de toulouse-Lautrec 1935
Toulouse-Lautrec cominciò a dipingere con la lode e
l'incoraggiamento di Degas, che è da considerarsi il suo
vero maestro. Fin dalla prima fanciullezza aveva mostrato un
istinto grafico d'eccezione, e la sua opera anche pittorica
si risolve essenzialmente nel disegno. Un segno nervoso,
protervo, di una sintesi caratterizzatrice sorprendente, che
per spiegarsi appieno cercò naturalmente i soggetti più
acconci a far valere la sua spietata e commossa intensità.
Non si può negare che egli spesso cedesse alla sopraffazione
di quella realtà morbida e viziosa che egli coltivava e anzi
condivideva : ma certo la sua soggezione avviene in forma
assai minore che in Forain, e la dignità e la vigorosa
incisività del suo stile riescono sempre a salvare anche gli
episodi più ambigui. Parimenti l'approfondimento del segno,
celato da certe apparenti noncuranze, gli impedisce di
scadere, salvo rari casi, nel mero decorativo. Tuttavia c'è
nella sua arte qualche cosa di sociale, un'estensione, una
mediazione verso l'uomo comune, un modo brusco e insieme
eccitante di avvincere la sua sensibilità e di avviarla allo
stile, che non è l'ultima risorsa ne l'ultimo fascino di
questo grande disegnatore. La scelta nella sua ampia e
talvolta un po' svagata produzione dev'essere compiuta con
qualche severità: ma compensano i momenti di perfetta
intimità lirica, come Les deux amies, quando la sua
scarna e rapida matita, però così intrisa di sottile
raffinatezza, mai arida, ma diramata in una quasi immemore
dovizia sensuosa, ferma intorno a qualche figura quella
sospesa e fremente melanconia che è la serenità
dell'artista C. L.
ragghianti,
Impressionismo, 1944
Continua
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