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Vincent Van Gogh  1853-1890

Van Gogh  Vincent   (Groot-Zundert 1853 / Auvers-sur Oise 1890)

Vincent Van Gogh appartiene ad una famiglia olandese attiva nella religione protestante e negli affari, ed è paragonabile, per certi versi, a Caravaggio, ma con chiare caratteristiche psicopatiche: è il “grande folle” del mondo pittorico del suo secolo, ed un mito per gli appassionati dell’arte perentoria negli anni Cinquanta–Sessanta dello scorso secolo. Grande artista carico di energia coloristica e del tratto, dello struggente movimento delle forme nella materia della pittura, esperto teologo e incisivo poeta delle sofferenze umane, è attivo prevalentemente sulla strada apertagli dagli impressionisti francesi, ma fuori dall’arte del suo periodo. Durante tutto il secolo che succede alla sua tragica morte, per la ricchezza e la varietà delle sue eccellenti innovazioni artistiche, rimane un grande maestro, il cui nome che non potrà mai essere dimenticato.

Van Gogh verso il 1887 – nel periodo in cui frequenta la bottega di generi artistici del Pere Tanguy ed allestisce piccole mostre personali al Café du Tambourin alternandosi con Emile Bernard, Toulouse-Lautrec e Louis Anquetin – è molto interessato alle teorie della percezione dei colori mescolati direttamente nella retina dell’occhio e integra il suo caratteristico linguaggio espressivo con tocchi “spezzettati”. Proveniente da una famiglia calvinista ed impegnato in prima persona in sermoni tra la gente del Borinage, arriva a Parigi nel 1886, un anno significativo per la pittura, carico di eventi (vedi post-Impressionismo) che dovevano cambiare in modo radicale la strada maestra dell’arte. Già negli anni precedenti aveva cambiato quasi totalmente la maniera di dipingere, cioè dalla stesura di colori densi e bui con grossi e decisi colpi di spatola, si era avvicinato ad una pittura più vigorosa con gamme cromatiche brillanti e dai caratteristici accostamenti di colore complementare. Anche i suoi soggetti cambiarono diventando di più abituale quotidianità. Sicuramente era rimasto alquanto suggestionato ed affascinato dalle novità formali dell’ambiente artistico che lo circondava, tanto come era stato deluso dall’ambiente umano (nauseato dai pittori come uomini) dato che, secondo lui, metteva in condizione l'artista di trascurare i contenuti per dare spazio alle soluzioni puramente tecniche, legate agli effetti della visione.

La costante ricerca della sostanza delle cose e del loro senso, porta Van Gogh ad una scelta ben ragionata del linguaggio espressivo coloristico che colpisce direttamente la psiche umana, e lo orienta all'utilizzo di un tocco spezzettato che segue un'andatura ondeggiante nei contorni di forme volutamente irregolari e distorte: «Ho cercato di esprimere con il rosso e con il verde le terribili passioni degli uomini». Nel 1888 si reca ad Arles, nella Francia meridionale, dove riesce a vivere a contatto con la natura rilassante ed amica, in un periodo di vero splendore creativo, dal quale hanno origine grandissimi capolavori come le grandi vedute paesaggistiche, cariche di struggente poesia: “La sedia”, “la camera dell’artista”, la serie dei “Girasoli”. È questo il momento in cui Van Gogh sogna la realizzazione di un suo studio d’arte, che gli riconsegni una funzione attiva nella società. Cerca di coinvolgere nella realizzazione dell’impresa anche Paul Gauguin che è andato a trovarlo ad Arles. Il sogno purtroppo non si materializza e la forte delusione lo porta ad un tragico gesto con l’automutilazione dell’orecchio, che dà origine ad una fase di profondo sgomento, culminando nel ricovero all’ospedale psichiatrico di  Saint-Rémy-de-Provence. Da qui la sua pittura cambia nuovamente e le rappresentazioni che seguono testimoniano una situazione umana gracile e sconsolata, che poco alla volta si fa sempre più angosciata ed agitata nelle forme, esasperata nelle gamme cromatiche, sfiorando i limiti del linguaggio espressionistico, come si evidenzia negli ultimi suoi capolavori: la “Notte stellata” e il “Campo di grano”, eseguiti rispettivamente nel 1889 e 1890. Si spara un colpo di rivoltella il 27 luglio 1890, ma la conseguente morte avviene due giorni dopo.

 Natura morta con girasoli

Natura morta con girasoli

L. Vitali, Precursori: Vincent Van Gogh, in "Domus", novembre 1934

Se Parigi lo fa pittore, e grande pittore, Van Gogh non rinunzia neppure negli ultimissimi anni a certe sue predilezioni curiosissime. Vi sono pittori coscienti, che vivono in un mondo dove tutto risponde con perfetta coerenza alla loro concezione dell'arte, che sanno eleggersi i propri progenitori e li venerano con una fedeltà che non ammette confusioni; non si può dimenticare la complessità di mente di un Delacroix, la precisa lucidità ed il caustico rigore di un Degas, che non si lascia mai prendere la mano da nessuno. Van Gogh è l'opposto : questo ex-mistico ha serbato slanci fanatici, generose aspirazioni messianiche, ideologie spesso mal digerite, e, nel campo della pittura, in contrasto con il suo istinto prepotente, ammirazioni assurde, che stanno a dimostrare la totale assenza d'un discernimento critico. Meissonier gli parrà sempre un maestro qu'on ne peut dépasser, degnissimo di stare accanto ai prediletti Millet, Delacroix, Daumier; adora Monticelli, vorrebbe pouvoir faire des bleus camme Ziem e, naturalmente, con grande scandalo e disprezzo di Gauguin, detesta l'olimpico Ingres. Il contrasto fra le opere e la mediocrità di certe idee di Van Gogh non potrebb'essere più palese, più deciso; esso trae origine dalla disordinatissima educazione estetica, compiuta a pezzi e a bocconi, come capita sempre agli autodidatti, ma soprattutto rimette gli squilibri e le candide ingenuità della sua mente di magnifico barbaro.

Comunque sia, più delle contraddizioni e dellle confusionarie preferenze d'un pittore, contano le opere, anche se queste non si possono disgiungere da quelle. Ed il biennio parigino, durante il quale Van Gogh conosce Pissarro e Guillaumin, Seurat e Toulouse-Lautrec — uomini rappresentativi di due generazioni — e si fa amico di Gauguin e di Émile Bernard — questo ex-rivoluzionario, oggi ridotto al più accademico ed inutile italianismo —, è ricco di opere diseguali come propositi, se non come valore. ...

In pochi altri artisti la vita fu tanto legata all'arte, ma oltre le vicende tragiche dell'esistenza, contano le opere. Van Gogh ha preparato trent'anni di pittura; quel che presentiva, s'è avverato. Partito dall'Impressionismo, intesa la lezione dell'Oriente per l'impiego dell'arabesco disegnativo e delle preziosità coloristiche, egli si riallaccia al movimento romantico, ma lo supera per l'esasperata intensità della visione. Egli non rompe i ponti con il naturalismo, ma va oltre; le sue magnifiche allucinazioni, che non preludono in nessun modo e in nessun momento all'arte astratta, aprono la via all'Espressionismo. Egli ne è il fondatore primo o, come dicono ora i nuovi savi, il maggior colpevole.  Lo ha scritto L. Vitali, Precursori: Vincent Van Gogh, in 'Domus, novembre 1934)

altri cenni critici su Van Gogh

Alcune significative opere di Van Gogh

Tessitore al telaio (1884), I mangiatori di patate (1885),  Paesaggio al tramonto (1885),  Natura morta con Bibbia e candelabro (1885),  Un paio di scarpe (1887),  Il Restaurant de la Sirène ad Asnières (1887) ,Vaso di altee (1886), Donne che portano sacchi di carbone (1882), Due girasoli (1887) , Giapponeseria: Oiran (1887) , Fritillaria imperiale in un vaso di rame (1887) ,L'Italiana (1887) ,Ritratto di père Tanguy (1887-1888) ,I girasoli (1888) ,La Mousmé seduta (1888) , Seminatore al tramonto (1888) , Salici al tramonto (1888),  Ritratto di Eugène Boch (1888),  Terrazza del caffè la sera, Place du Forum, Arles (1888) , Vaso di girasoli (1888) ,Ritratto di Joseph Roulin (1888) , Ritratto di Millet (1888),  Les Alyscamps (1888),  La casa gialla (1888) ,  Il caffè di notte (1888) , La camera da letto (1888)  La sedia di Gauguin (1888)  L'Arlesiana (1888)  Spettatori nell'arena (1888)  La sedia di Vincent (1888), Donne bretoni (1888) La Berceuse (1889) Ritratto del dottor Rey (1889) Autoritratto (1889)  Davanti al manicomio di Saint-Rémy (1889)Il giardino di Saint-Paul (1889) Lillà (1889)  Iris (1889) Vaso con iris (1889) Natura morta con tavolo da disegno, pipa, cipolle e cera (1889) Notte stellata (1889) Autoritratto (1889) Il dormitorio di Saint-Paul (1889) Campo di grano con cipressi (1889) La ronda dei carcerati (1890)  L'Arlesiana (1890)  Ramo di mandorlo in fiore in un bicchiere (1890)  Casolari con il tetto di paglia a Cordeville (1890) Ritratto del dottor Gachet (1890) Marguerite Gachet nel giardino (1890) Marguerite Gachet al piano (1890) La chiesa di Auvers (1890) Campo di grano con corvi (1890)  Il castello di Auvers al tramonto (1890)

Musei e gallerie dove sono custodite le opere di Van Gogh:

 Albright-Knox Art Gallery di Buffalo

 Courtauld Gallery di Londra
 Civico Museo d'Arte Contemporanea di Milano

Carnegie Museum of Art di Pittsburgh
 Barnes Foundation di Philadelphia
 Art Gallery dell'Università di Yale
 Kunstmuseum di Berna
 Kunstmuseum di Basilea
 Metropolitan Museum of Art di New York
 Collezione Bührle di Zurigo
 Kunsthaus di Zurigo
 Galleria Nazionale d'Arte Moderna di Roma
 Museo Thyssen-Bornemisza di Madrid
 Museum Folkwang di Essen
 Museum of Art di Baltimora
 Musée d'Orsay di Parigi
 Institute of Arts di Minneapolis
 Museo Puškin di Mosca
 Museo dell'Ermitage di San Pietroburgo
 Museum of Fine Arts di Boston
 Museum of Modern Art di New York
 Musée Rodin di Parigi
 National Gallery di Washington
 Neue Pinakothek di Monaco
 Museum of Art di Indianapolis
 Rijksmuseum Kröller-Müller Museum di Otterlo
 National Gallery di Londra
 Stedelijk Museum di Amsterdam
 University Art Gallery di Yale
 Paul Getty Museum di Los Angeles
 Wadsworth Atheneum di Hartford
 Van Gogh Museum di Amsterdam
 Städelsches Kunstinstitut di Francoforte

Frammenti:

Mi addolora tanto che i miei rapporti con i pittori siano così freddi ... Van Gogh lettera dell'autunno 1882.

Passo di rado una giornata senza far niente ... Van Gogh lettera del 9 settembre 1882.

Crede che io m'infischi della tecnica e che non cerchi di acquistarla? ... Van Gogh nella lettera ad Anthon van Rappard, Nuenen, aprile 1884.

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