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GLI ETRUSCHI

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Degli Etruschi non si sanno tante cose, ma si sa con certezza che il loro è stato un popolo molto tenace. Isolati dal resto della penisola da una lingua di difficile comprensione, con tradizioni e culti di lontanissima origine, riescono a sopravvivere alla filosofia ellenica ed al naturalismo romano, facilmente identificabili nella propria arte razionale e perspicace: il divino è l'essenza universale nella quale il culto riempie il quotidiano ed il sonno eterno con raffigurazioni di uguale naturalezza, e la donna trae benefici e privilegi senza pari.

La vita e tutto ciò che gira intorno ad essa, è il mistero di questa straordinaria civiltà, il prestigio di un'arte che spinge l'artista alla continua ricerca di un concetto espressivo.

Sin dalla fine dell'età del bronzo, la protostoria del popolo  etrusco si manifesta nella vivacità del contenuto produttivo con l'aggiunta della decorazione geometrica: linee piene di vitalità, ma anche di turbamento. Piccole ma significative rappresentazioni di uomini ed animali arrivano fin alle bocche dei vasi protovillanoviani danzando anche sulle coperture con movimenti irrequieti. Cippi, nella loro totalità a forma di scudo, sottintendono la calma dell'uomo d'arme nella tomba a cui fanno riferimento.

Con l'età villanoviana (intorno al 1000 - 1100 a.C.) tutte le risorse minerarie di primaria importanza, tra le quali il rame, il piombo argentifero ed il ferro,  sono controllate in modo esclusivo dalle città etrusche in pieno e continuo sviluppo, coincidente con le origini del loro progresso economico, dell'ampliamento territoriale e della programmazione figurativa. La civiltà etrusca, con la sua caratteristica cultura, unisce un'ampia zona dell'Italia centrale che abbraccia le rive del Po ed il Sele. La trama delle incisioni sul tipico impasto, generalmente di tonalità scura, viene fortemente aumentata dagli artigiani, con cadenze e modulazioni in combinazioni di un'inestinguibile creatività.

Negli anni intorno al 770-740 a.C., con l'arrivo dei coloni greci, giungono nuove tecniche, compresa quella della lavorazione della ceramica sul tornio e con argilla trattata, resa più agevole alla stesura del colore. Il traffico commerciale con i fenici, immette nuova linfa vitale con l'eleganza dell'arte orientale. Le famiglie altolocate investono in manifestazioni lussureggianti. Insieme ai nuovi metodi del "fare arte" che vengono accettati ed assorbiti, primeggiano quello della scrittura, della figurazione, della strutturazione monumentale ed una nuova concezione di urbanizzazione delle città. Tutte queste innovazioni non riescono però a distruggere la tradizione etrusca, che non soltanto rimane, ma continua ad evolversi (670 a.C.). All'arrivo di nuove opere artistiche, soprattutto nel campo della ceramica, risponde l'arte etrusco-corinzia (630 a.C.). L'affermazione degli Etruschi sui Focei della Corsica, nel 540 a.C., ottenuta con la vittoria nel mare di Alalia, segna la loro egemonia come grande potenza accanto alle colonie greche e fenicie nel bacino occidentale del Mediterraneo e non allenta le relazioni artistiche, anzi le intensifica, causando un certo affievolimento delle tradizioni ioniche. Diversi artisti ed artigiani della ceramica insegnano nelle scuole delle principali città etrusche. A Cerveteri operano attivamente il Pittore delle Idrie Ceretane (vasi con grossa pancia, larga bocca e due anse orizzontali) ed il Pittore di Micali; a Tarquinia gli autori di opere pittoriche realizzate dentro le tombe degli Auguri (sacerdoti che traggono auspici dai voli degli uccelli), delle Leonesse, e dei Giocolieri, rappresentanti il pranzo solenne, il movimento danzante ed i giochi, manifestano l'angosciosa insicurezza della vita.

A Veio gli artisti addetti alla plastica per gli ornamenti del tempio di Portonaccio creano ancora alla maniera ionica, dove la statuaria sul tetto raffigura l'intera avventura di Latona, Apollo, Eracle ed Ermete: forme alquanto convulse ed ombre abbastanza scavate, adatte alla disposizione delle terrecotte controluce (510 a.C.). L'egemonia marittima della città di Siracusa, subito dopo la battaglia di Cuma del 474 a.C., mette in piena crisi tutto il sistema dei traffici che si articola per e verso i porti del Tirreno. A Tarquinia gli artisti si avvalgono del gusto arcaico per protrarre nel tempo la gioiosa sensualità dello stile severo, che non viene riscontrata nelle tombe del Triclinio, del Letto funebre e della Scrofa nera

Le città dell'interno ricercano con maggiore concentrazione le nuove risorse artistiche. Chiusi e Arezzo vivono un periodo di splendore con un ricco contributo artistico derivato dall'importazione di ceramiche provenienti dalla Grecia, attraverso l'adriatica Spina (450-404 a.C.). Il modo classico, generalmente non valido al di fuori del contesto complessivo, trova invece sempre più consenso nella statuaria in pietra della città di Chiusi, che crea in modo del tutto originale, insieme al nudo ed alla capigliatura stile Policleto, i panneggi postfidiaci. Veio e Faleri, dopo essersi affermati militarmente sui Fabii al Cremerà nel 477 a.C., si nutrono di temi classici provenienti da Napoli, attraverso Preneste e Capua. Volsini, l'attuale Orvieto, sfrutta la terracotta per introdurre con forza i linguaggi espressivi nelle forme attiche come ornamento di grandi strutture di culto (santuario federale 430-420 a.C.): i suoi artisti eseguono opere in bronzo per committenti di altre città: il Marte di Todi (400 a.C.) viene raffigurato con un caratteristico linguaggio fatto di accorte libertà se confrontato con gli schemi fidiani.

Nel 396 a.C., Veio viene saccheggiata e distrutta da Marco Furio Camillo. Caere dopo aver subito l'aggressione siracusana di Dionigi il Vecchio, con la devastazione ed il saccheggio di Pirgi (384 a.C.), si mette sotto la protezione di Roma. Nella città di Tarquinia, gli ornamenti pittorici delle tombe sono prerogativa di poche facoltose famiglie. Altre grandi città situate lungo la costa proseguono invece il loro isolamento rimanendo legate al passato: a Vulci e nei suoi dintorni, il Pittore di Perugia asseconda l'eleganza della ceramica di Meidias, ed il creatore della coppa Rodin è alla continua ricerca del bello e della grazia attraverso lo studio dei linguaggi dell'antichità.

Dopo un travagliato contrasto conclusosi con la guerra voluta da Tarquinia contro Roma, durato oltre vent'anni (358-335 a.C.), il centro di Falerii Veteres rimane il baluardo di tutto il sistema etrusco. Viene innalzato a Tarquinia il tempio Ara della Regina con sculture di cavalli alati in atteggiamento scalpitante e pronti a spiccare il volo. Nell'altorilievo del tempio A di Pirgi, lo "stile bello" viene finemente elaborato con un'interpretazione tarantina nella capigliatura di Leucotea, e la statua raffigurante il nudo di Eracle (ca. 350 a.C.) ha gli stessi movimenti che si riscontrano nelle opere di Prassitele. A Tarquinia, nella tomba degli Scudi, (340 a.C.), la linea che forma i contorni viene accompagnata da una attenta forma di velatura di colore. Nella tomba dell'Orco II, gli Spurinna accolgono l'entrata di Odisseo  nei luoghi infernali insieme all'accecamento del Ciclope. Ancora più articolato ed importante è l'ornamento della tomba Francois di Vulci: inganno occulto dei sensi nelle raffigurazioni eroiche e storiche è che l'armonia etrusca potrebbe portare ad avere la meglio su Roma.

Frammenti:

L’arte etrusca ha strette connessioni con necessità di carattere religioso.

Gli  Etruschi hanno della morte una visione fosca e lugubre.

Gli etruschi vedono negli dei la sola volontà di punire l’uomo che non soddisfa le loro esigenze.

Il linguaggio etrusco si discosta molto dagli altri linguaggi risultando quasi incomprensibile.

La civiltà etrusca ha origine nelle zone dell’Etruria, comprese tra il Tevere a meridione del Mar Tirreno,  e l’Arno.

Le prime abitazioni dei villaggi etruschi sono generalmente capanne a base rettangolare, prevalentemente quadrata.

Le posizioni delle città non sono scelte a caso, ma seguono una filosofia strategica ed economica ben definita: risorse, sicurezza, scambio commerciale.

Nell'ambito della cultura classica (ellenica, italiota e romana), quella etrusca ha una sua vera e propria  peculiarità espressiva che contribuisce in modo assai chiaro allo sviluppo delle forme artistiche del nostro Paese, in una serena contrapposizione con quelle greche.

L'arte etrusca indugia sul reale anche quando si tratta di rappresentare il brutto. Ma cade in un grossolano errore chi pensa che l'arte etrusca abbia tendenze anticlassiche.

Sebbene alquanto influenzata dall'arte greca, quella etrusca vuol mantenere, in contrapposizione con questa, un vero rispetto del reale.

l'arte etrusca, si svolge con un'evidente discontinuità in tutti i suoi centri culturali.

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