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La pittura di Ravenna ed altre
zone
(fino al secolo VI)
Le più importanti teorie
nascono nel secolo VI. Le immagini cariche
di evidente impassibilità e prive di
plasticità, divengono anime e vengono
eseguite alla stregua di intarsi dal fondo
dorato, attraverso decisi contorni. Il
colore diviene vivo ed acceso insieme ai
panneggi – soprattutto quelli delle Madonne,
generalmente realizzati con gemme di
madreperla – e ciò crea effetti cromatici
eccezionali. In queste opere musive, la
pittura bizantina influenzata ai suoi inizi
da quella tridimensionale romana, raggiunge
il suo estremo risultato sostituendo la
plasticità delle forme con la decorazione
realizzata in superficie: l'esaltazione del
cromatismo, sapientemente impostato
nonostante l'assenza del senso plastico, dà
origine a eccezionali capolavori.
Nel periodo di Teodorico,
altre opere musive possono essere collegate
per forme e linguaggio alle decorazioni
delle zone alte della navata di
Sant'Apollinare (pag. precedente), a quelle
della Cappella di Sant'Andrea
all'Arcivescovado e a quelle azzurrine della
cupola del Battistero degli Ariani.
Alla basilica di San
Vitale, verso la prima metà del Cinquecento,
viene realizzata nel presbiterio un'opera
musiva grandiosa per il suo splendore, per
la sua ricca articolazione e per la tematica
raffigurata: Le storie di Noè e di Abramo,
profeti e Evangelisti, rappresentano il
rapporto diretto tra il Vecchio ed il Nuovo
Testamento, mentre il simbolismo
paleocristiano fa il suo ritorno con uno
stile ancor più raffinato.
Nei mosaici dell'abside,
una maestosa scena di teofania raffigura il
Cristo ancora adolescente su un globo
azzurro che rappresenta l'universo, immerso
in uno sfondo paesistico molto profondo dal
quale nascono i quattro fiumi del Paradiso.
Agli estremi sono raffigurati due angeli,
san Vitale che riceve la corona di gemme dal
Cristo, e l'arcivescovo Ecclesio recante il
modello della chiesa.
Qui, come del resto in
molti altri mosaici del ravennate, il senso
della forma è assai accentuato. Fanno
eccezione i mosaici sottostanti raffiguranti
Teodora e Giustiniano con a seguito i loro
accoliti. In una visione di perfetto
frontale, insieme ad un marcato senso
statico, scaturisce dalle immagini quel
tipico carattere astratto che più tardi si
vedrà nelle opere musive di Sant'Apollinare
Nuovo, accompagnato da un sontuoso gusto
decorativo.
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Chiesa di San Vitale, Ravenna (foto da
Wikimedia Commons) |
Interno della Chiesa di San Vitale
(foto da Wikimedia Commons) |
Quello che appare con forte
evidenza negli artisti è la forza creativa delle figure umane
indispensabili nelle due solenni tematiche palatine. Come i
personaggi Teodora e Giustiniano, anche il vescovo Massimiano – appartenente al periodo della realizzazione delle opere
– è
raffigurato con tratti decisi e vigorosi presso l'Imperatore. Le
tessere di questi mosaici, come pure quelle presenti nel
presbiterio, hanno una materia lapidea con l'intento di rendere
fredde, pallide e cristallizzate le immagini colme di pallore, con
un tono tendente al verdolino chiaro, che domina in tutta la
composizione.
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Imperatrice Teodora (San Vitale, Ravenna)
(foto da Wikimedia Commons) |
Vescovo Massimiano (San Vitale,
Ravenna) (foto da Wikimedia Commons) |
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Imperatore Giustiniano(San Vitale, Ravenna)
(foto da Wikimedia Commons) |
Imperatore Giustiniano (San Vitale, Ravenna)
(foto da Wikimedia Commons) |
La compostezza e l'orgoglio che esprimono le figure imperiali vengono
trasfigurate in estasi, altrettanto statiche, sia in Sant'Apollinare che
nell'abside della Basilica di Classe. Il Santo che prega, si leva sulla verde
pianura di un eccezionale paesaggio, tranquillo e mesto, con piante e piccoli
alberi stilizzati. Qui la simbologia sostituisce la figura: significative sono
le immacolate pecorelle, tre delle quali si identificano con altrettanti
Apostoli che presenziano alla Trasfigurazione. La grande croce gemmata,
circoscritta in un grande disco, rappresenta il Cristo. Ai lati del grande
cerchio contenente la croce, su nel cielo, si evidenziano le figure di Noè ed
Elia.
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Con questa meravigliosa
opera musiva di Sant'Apollinare in Classe si chiude il
periodo bizantino dell'arte ravennate, arrivata ad un nobile
livello di astrazione. Gli artisti ed i tecnici del mosaico
seguono le orme dei grandi architetti e, nel Cinquecento,
l'opera più maestosa è quella della decorazione nella
Basilica di Parenzo, eseguita ad intarsi in policromia e
mosaici. Spicca fra questi quello nel catino con la Madonna
recante il Bambino, circondata dagli angeli ed dai santi con
l'offerente, una composizione assai più ricca, ma che ripete
il catino absidale di San Vitale. |
A Milano, presso San Lorenzo, le opere musive di Sant'Aquilino, raffiguranti il
Cristo circondato dai suoi Apostoli e da uno scenario pastorale, sono state
realizzate seguendo il linguaggio tardo antico e con la tecnica comprendiaria;
mentre quelle presso Sant'Ambrogio, che decorano la cappella di San Vittore in
ciel d'oro, hanno già le caratteristiche dell'arte bizantina.
A Napoli le frammentarie opere musive del Battistero, dove vengono descritte
scene della vita di Gesù con i Santi e con la simbologia degli Evangelisti, sono
la testimonianza di uno stile classicheggiante. Lo stesso gusto classico si
evidenzia nei mosaici nel sacello di San Prisco a Santa Maria Capua Vetere ,
sempre con Gesù e con gli stessi elementi simbolici (Quattrocento). Nelle opere
musive in entrambe le chiese regna un'intonazione coloristica chiara ed
atmosferica, che si evidenzierà in seguito anche nelle opere pittoriche della
Basilica di Noia e di Fondi, celebrate da San Paolino. In San Gennaro extra
moenia sono affrescate le figure di tre Santi, realizzate con la tecnica
comprendaria forse in un periodo più antico, che viene portata avanti proprio
per creare effetti monumentali.
Non soltanto Roma, Ravenna, Milano e Napoli, ma tutte le zone della nostra
penisola aderiscono a questo linguaggio figurativo. Spiccano ad Albenga
(Savona), le opere musive recanti i simboli cristiani ed il monogramma del
Cristo; nell'Oratorio di Casaranello (Lecce), nei mosaici della cupola azzurra
stellata si distingue la croce d'oro.
In tutta Italia è ben definito il caratteristico linguaggio dell'arte cristiana
che, a Roma e soprattutto a Ravenna, raggiunge le vette più alte
dell'espressività.
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