|
|
L’arte bizantina
L’arte bizantina incomincia a diffondersi quando nelle
abitudini della corte e dei letterati di Costantinopoli
la lingua greca prevale su quella latina e, la koiné (o
greco ellenistico, antico dialetto greco) romana inizia
la sua lenta dissolvenza. Nell’Impero nasce un nuovo
linguaggio che porta dentro di sé, in forme estetiche
parte della tradizione romana, le pulsioni barbariche ed
il sostrato orientale.
|
L’arte di Roma Imperiale non muore ma incomincia a
trasformarsi. Una trasformazione che inizia nel IV
secolo e che durerà circa un millennio. Si inizia però a
parlare di “Arte bizantina” da quando il grande Impero
romano si scinde in due parti, quella orientale e quella
occidentale, quindi dal secolo V: infatti le
architetture precedenti evidenziano ancora il linguaggio
dell’arte paleocristiana e tardo-antica. Quello che più
risalta, nell’arte bizantina di tutto il periodo, è il
rifiuto del plasticismo e del naturalismo, come
manifestano le figure appiattite e stilizzate volte a
rendere grande maestosità ed astrazione soprannaturale.
La nuova Roma esprime gravità, maestosità e monumentalità
nelle grandi opere quali le mura di Teodosio, le
cisterne di Giustiniano (una forma d’arte tardo-romana
delle zone orientali), l’acquedotto di Valente,
l’ippodromo (tutto un corpo unico con il palazzo tramite
la loggia dove l’Imperatore si manifesta), le colossali
statue raffiguranti l’Augusto. |

Christus
Imperator |
|
|
|
|

Hagia
Sophia (foto da Wikipedia) |
Ma già nella grande chiesa della Divina Sapienza di
Costantinopoli (la Hagia Sophia ricostruita una prima
volta da Teodosio II nel 360 a seguito di un devastante
incendio e rimessa in piedi una seconda volta dopo
l’altro incendio del 532), le colonne di porfido
probabilmente prelevate dal Tempio di Zeus di Baalbeck (Heliopolis)
e quelle di marmo verde provenienti dal Tempio di
Artemide a Efeso (una delle sette meraviglie
dell’antichità) insieme alla variegata disposizione
della crosta marmorea che riveste le pareti, mostrano il
gusto per il lusso e la rinuncia all’omogeneità. |
Altre chiese di Costantinopoli dello stesso periodo
sono quella dei santi apostoli, la Hagia Eirene e la chiesa
dei santi Sergio e Bacco.
Dell’antico palazzo imperiale rimane poco o quasi niente. Lo
si può soltanto immaginare dalla narrazione della vita di
corte del “De ceremoniis” scritto da Costantino VII
(913-959) ed aggiornato sotto Niceforo II Foca (963-969) con
la supervisione del Parakoimomenos (Basilio Nothos). Il “Palatium”,
molto diverso dalle grandi residenze nell’Urbe, è come un
grande quartiere costituito da diversi edifici destinati ad
ogni uso, religioso, profano, con un porto indipendente, per
una corte civile e militare cui servono diverse sale del
trono.
|
 |
|
Maestranze
macedoniche e tassaliche, Giudizio Universale,Torcello,
controfacciata della Cattedrale, secolo XII |
Costantino VII, regnante nel periodo di massimo splendore
dell’Impero bizantino, che ha il dono dell’intelligenza e la
cultura enciclopedica, educa personalmente e senza l’aiuto
di intermediari il proprio figlio Romano II, formandolo
anche sul comportamento: il modo di vestire, di muoversi,
ridere, sedersi saper reagire alle contingenti difficoltà,
prendere delle piccole ma importanti decisioni. Questo
succede in genere non soltanto alla famiglia di Costantino,
perché il rispetto e l’importanza della tradizione,
acriticamente trasmessa, sono tali da non trovare
sostanziali differenze tra le culture di epoche distanti fra
loro di 5-6-7 secoli. Questa lentissima trasformazione è
anche una peculiarità dell’arte bizantina. L’antagonismo al
naturalismo, la noncuranza del reale, l’eccessiva
valutazione dell’intellettualismo purché tradizionale, la
negazione dell’ordinario, ed infine il grande muro che
separa il popolo da potentati ed ecclesiastici segnano la
cultura e l’arte lasciandoli in uno splendore senza tempo.
|
 |
|
Giustiniano e la sua corte |
Nelle
opere d’affresco ed in quelle a mosaico, alla paesistica ed
ai suoi componenti si allude con sagome dall’aspetto che
richiama il geroglifico. Prevalentemente la raffigurazione è
nella prospettiva frontale, in un insieme di immagini che
ben evidenziano le celebrazioni di corte descritte sul “De
ceremoniis” di Costantino VII. La mancanza di movimento nei
gesti e negli atteggiamenti, la stilizzazione delle
immagini, l’enfatizzazione dei contorni, la
preziosità del panneggio, i volumi
assottigliati, lo spazio indorato attorno alle figure che
richiama la finezza della lamina, l'assenza di un piano
d'appoggio per le figure che sembrano sospese in aria, sono le caratteristiche
principali della pittura bizantina. Nelle tematiche vengono
quasi del tutto cancellate le forti sofferenze e la morte: a differenza
dell’arte religiosa occidentale, in quella bizantina sono
quasi assenti le “Passioni” e le “Crocifissioni” del Cristo,
mentre prevalgono la “Resurrezione”, la “Gloria”, le
raffigurazioni del “Signore del tutto”, del “Signore del
libro”. Nell’aprile del 1204 i crociati conquistano e
saccheggiano paurosamente Costantinopoli prelevandogli un
bottino immane. Il palazzo non riuscirà più a riaversi dalla
rovina e l’Impero dei Romei (il glorioso Impero dei Romani
d’Oriente) riuscirà a sopravvivere a stento per altri due
secoli e mezzo. È ormai diventato un vasto potentato locale
ma la sua arte brillerà ancora per molto tempo in tutto il
continente asiatico-europeo
|
|
|