Anche l'arte del mosaico segue le
stesse strade. Le opere musive realizzate nel periodo di Felice IV tra il 526 ed
il 530 nell'abside della basilica dei santi Cosmo e Damiano, sono
ambientati in una scena di teofania (dal greco theophàneia, theos + phàneia
= manifestazione divina) nel Paradiso, dove i santi papa Felice e
Teodoro sono ripresi tra due palme sulla riva del Giordano, collocati su piani
diversi per aumentare l'effetto profondità. Al centro primeggia maestosamente la
figura del Cristo librato in un cielo azzurro con una profondità accentuata
dalle numerose piccole nubi viste in lontananza e collocate su più piani: una
figura imponente, due grandi occhi ben aperti, uno sguardo fermo e deciso, una
folta barba alla maniera orientale e capelli lunghi che corrono dietro le
spalle. Sotto sono raffigurate dodici pecore che simboleggiano i dodici
apostoli. In quest'opera c'è tutta l'arte romana con tutta la sua atmosfera di
monumentalità e di senso plastico, nonostante quella tendenza all'astrazione
bizantina che quasi sempre si trova nelle opere pittoriche dello stesso periodo.
A questa grande opera possiamo affiancare, come importanza, il mosaico dell'Arco
Trionfale di San Lorenzo Sotto le Mura (Roma), ma in esso si affievoliscono le
peculiarità sopra descritte: Il Cristo benedicente è seduto su un globo azzurro
ed è contornato dai santi, tra cui papa Gelasio recante il modello della Chiesa.
Le figure risultano appiattite con contorni netti e ben marcati, e, collocate
sullo stesso piano in un fondo dorato. Ai lati, in basso stanno le città gemmate
di Betlemme e Gerusalemme.
|
|
 |
|
Mosaico absidale nella Basilica dei santi
Cosma e Damiano (foto di Ricardo André Frantz, scaricata da
Wikipedia) |
Nel mosaico absidale di Sant'Agnese
domina un cromatismo di fondo dorato in cui sono immerse tre figure molto
allungate che rappresentano le ombre di un'umanità assorta ed astratta. Qui Sant'Agnese,
dal carnato di un candido pallore e ripresa frontalmente, ha una corona in testa
ed
indossa un vestito gemmato con vistosi pendagli. Ai suoi lati stanno
i due papi Simmarco ed Onorio. L'pera è stata portata a termine nel 638.
|
|
|
 |
 |
|
Mosaico absidale (Sant'Agnese, Roma)
|
Mosaico dell'Arco Trionfale si San Lorenzo,
Roma |
|
|
|
 |
 |
|
Particolare del mosaico absidale
(Sant'Agnese, Roma) (foto scattata dalla Parrocchia di Santa
Agnese fuori le Mura e scaricata da Wikipedia) |
Crocifissione (Santa Maria
Antiqua) (foto scaricata dal sito
http://www.duepassinelmistero.com) |
Tra le opere musive di questo periodo,
alcune rappresentano figure di santi, ripresi isolatamente, con prospettive
rigorosamente frontali e con un cromatismo in superficie che le rende
appiattite, come quelle che decorano l'Oratorio di San Venanzio (Battistero
Lateranense) realizzate tra il 640 ed il 642, nel periodo di papa Giovanni IV.
Altri mosaici vengono eseguiti tra il 705 ed il 707 con la stessa tecnica e lo stesso
linguaggio nell'Oratorio di Giovanni VII presso la Basilica Vaticana (fondata
dall'Imperatore Costantino e sulla quale, tra il 1506 ed il 1626 sorgerà quella
che attualmente conosciamo). Di questi mosaici rimangono soltanto alcuni
frammenti, tra i quali vi è la raffigurazione della scena l'Adorazione dei
Magi (in Santa Maria in Cosmedin) dove domina una valenza di
bidimensionalità ed un rigidissimo linearismo. Gli altri frammenti rappresentano una
Vergine (San Marco,
Firenze) di prospetto ed in preghiera come una martire paleocristiana, ma
abbondantemente decorata da sembrare una regina. Il cromatismo leggero e
delicato è indice di quella raffinatezza propria dell'arte romana ispirata da
Bisanzio, soprattutto nei frammenti del mosaico di Santa Maria di Cosmedin, meno
rovinato.
Altra testimonianza che conferma questa raffinatezza romano-bizantina la
possiamo trovare negli affreschi realizzati nello stesso periodo in Santa Maria
Antiqua come la Crocefissione, dove il Cristo, con ai lati la Vergine e S.
Giovanni Evangelista, indossa un colobium (tunica particolare indossata
normalmente dai primi sacerdoti) alla siriana, che mantiene in un certo qual modo la
solidità formale e la monumentalità delle opere realizzate nel periodo antecedente, come dimostrazione
che le maniere e le tradizioni romane non si esauriscono del tutto.
L'arte pittorica di questo particolare
periodo è alquanto varia sia nel linguaggio che nella qualità, ma è globalmente
indirizzata verso uno schema che vede nelle figure atteggiamenti fissi: le
immagini, inserite in uno spazio in cui persistono costanti accenni simbolici,
appaiono come rapite e trasognate. Figure idealizzate fino all'immaginario si
sostituiscono a quelle concrete dei periodi precedenti, in ottimo accordo con
una visione mistica che vuole creare il mondo dell'aldilà, oscuro ed
indecifrabile, con la magia del cromatismo steso in superficie, in una nobile
valenza decorativa.