L’affermazione dei Carolingi al potere, iniziata nel 751 con
l’ascesa al trono di Pipino il Breve (padre di
Carlomanno e Carlo Magno) e terminata con la deposizione
di Carlo il Grosso, coinvolge il completo evolversi
della civiltà di tutta l’Europa occidentale. Prima dei
Carolingi le peculiarità di questa vasta ed attivissima
zona erano certamente l’eterogeneità e la mutevolezza,
grazie anche alle grandi immigrazioni.
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Con la dinastia Carolingia la storia dell’arte
conosce un procedere più omogeneo e
tendenzialmente totalitario, come non si vedeva
dal periodo aureo del glorioso Impero Romano. Un
grosso impulso di vitalità all’arte della
pittura e dell’architettura, viene dato anche
dall’accordo della Chiesa con il nuovo Impero.
La Chiesa durante l’ottavo secolo ha la
preoccupazione di conformare le istituzioni
regolari del clero a quelle monastiche, che pure
hanno conosciuto ulteriori specificazioni sulla
normativa, come testimonia con forte evidenza
raffigurativa e simbolica il maestoso complesso
abbaziale romanico di Saint-Riquier (Centula)
fondato da Angilberto nel 790 (terminato nel
799), grazie anche ai consistenti contributi di
Carlo Magno. Si crea così una stretta e diretta
interdipendenza tra molti fattori che si
intrecciano tra loro, come il cerimoniale
imperiale con la liturgia sacra, lo schema
architettonico con l’arredo religioso, gli
eventi terreni con il contenuto ideale: l’arte
assume una forte impronta religiosa insieme al
ritorno a schemi tipici del classicismo romano
legittimato dal potere imperiale. |

Abbazia di Saint-Riquier (foto
Wikipedia) |
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Il modello ideale al quale ispirarsi è quello dell’Impero
cristiano di Costantino, al quale si aggiunge un
collegamento molto più diretto con l’attuale Cristianesimo,
ormai capillarmente diffuso, che gli conferisce una
legittimazione anche senza passare da Bisanzio. Nell’Impero
Carolingio, oltre a quella del papato, una grande risorsa
arriva dall’ordine benedettino promosso dalla fondazione di
numerosissimi edifici di culto, mentre presso la corte
confluiscono autorità clericali ed i chierici più dotti del
Cristianesimo, che contribuiscono attivamente alla
“Rinascenza Carolingia”. I più grandi rinnovamenti
architettonici delle chiese dell’età carolingia derivano da
questa concezione storica che mette insieme Impero e Chiesa
in un compito comune: un esempio sono le possenti torri
Westwerk, a ridosso delle cattedrali, più alte della navata, in tre grandi
aree, costruite per ospitare l’Imperatore ed assistere alle
più importanti funzioni religiose.
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Apocalisse di
Saint-Sever, Cristo consegna il Vangelo a Luca
1028-1072. Biblioteca Nazionale di Parigi |
Tuttavia nella nostra penisola, il corso della cultura in
generale e dell’arte, segue strade varie e complicate anche
per la continua presenza a Roma della curia pontificia, che
segna un fedele proseguimento del tardo-antico per diversi
motivi, tra i quali i più evidenti sono le numerose enclaves
religiose bizantine, la nascita e lo sviluppo del ducato
vescovile napoletano, di quello lagunare e di quello di
Benevento; tutti intenti ad affermarsi culturalmente nella
tradizione romano-bizantina. A questo vengono aggiunte le
conquiste musulmane. Molti e concreti sono i trasporti di
materiale classico dal ravennate ad Aquisgrana. Ci sono
purtroppo tutti i presupposti per la nascita di un'annosa
polemica riguardo le immagine sacre iconoclastiche e quelle
dell’idolatria per le quali si troverà un compromesso che
darà adito ad altri e più accesi dibattiti. Le pareti della corte di
Carlo Magno sono adornate da opere realistiche e classiche
con tematiche che si riferiscono a fatti realmente accaduti,
lontani dall’iconismo orientato all’astratto ed alla libera
fantasia delle precedenti produzioni artistiche, come la
miniatura merovingica ed irlandese: due chiari esempi sono
l’evangelario di Durrow (Trinity College, Dublino) e il
Codex Aurex di Canterbury (Biblioteca Batthyaneum, Alba Julia, Romania). La frattura con la
tradizione del mondo bizantino collegata alle ambizioni
imperiali di Carlo si dissolve in breve tempo: Nell’827
arrivano gli scritti dello Pseudo-Areopagita alla corte di
Ludovico il Pio, che diffondono il concetto neoplatonico
dove la forma esteriore non è fine a se stessa ma raffigura
una bellezza impercettibile dall’esterno, unico e vero
oggetto di aspirazione. Questo principio percorrerà
l’estetica di tutto il rimanente periodo medioevale. Anche
la pittura parietale sarà interessata dalla tendenza
narrativa, spesso associata ai “Tituli” che conferiscono ai
cicli di affresco valenze di prediche dipinte.