LA PITTURA ROMANICA IN ITALIA
Pitture nelle chiese: Sarzana, Museo Civico di Pisa, basilica
San Domenico Bologna
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La tavola sulla quale è raffigurato il crocifisso allungato,
che oggi spicca maestosamente nella cattedrale di Sarzana, è
datata 1138 ed è firmata da un artista chiamato Guglielmo.
La figura del Cristo, quasi priva di plasticità, sembra non
essere inchiodata alla croce, ma semplicemente appoggiata ad
essa. Il suo volto ha un'espressione serena, umana ed
indulgente e il suo sguardo verso i fedeli è buono e pieno
di umana pietà. La figura del Cristo non evidenzia in
nessuna parte del corpo segni di sofferenza e le sue curve,
tracciate con grazia ed eleganza, evidenziano un profondo
rilassamento. Il perizoma che gli avvolge i fianchi è
drappeggiato con raffinato gusto ed in armonia con tutta la
figura. Il tenue cromatismo del carnato, creando un deciso
contrasto con i soggetti più scuri in secondo piano,
compensa in parte la mancata plasticità. Nel tabellone
stanno, oltre al Cristo, anche le figure delle Pie Donne,
di Giovanni e le piccole storie.
Analoghi crocifissi dipinti su tavola ed appartenenti allo
stesso periodo (XII ed i primi del XIII secolo) si hanno a Lucca
(chiesa della Santissima Annunziata dei Servi, attualmente nel
Museo) ed a Pisa (chiesa "universitaria" di San Frediano). La
raffigurazione diventa più dinamica - per le influenze della
cultura orientale e particolarmente di quella bizantina - in
una elegantissima croce realizzata su pergamena (Duomo di Pisa,
attualmente custodita nel Museo) con un Cristo sofferente che
inclina la testa verso la spalla destra, nel momento in cui gli
sopraggiunge la morte "Christus patiens".
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Guglielmo: Croce dipinta su tavola: Cattedrale di Sarzana |
Croce dipinta su pergamena: Museo Civico di Pisa (foto da
Wikipedia) |
Nel capoluogo toscano si realizzano analoghi
modelli, tra i quali ricordiamo la
Croce di Rosano e la Croce dell'Accademia. Non tutti i tabelloni
con il Cristo in croce accolgono ai lati della figura principale le varie
storie: nelle zone aretine, talvolta in quelle senesi e umbre, le narrazioni
vengono sostituite dalle figure della Vergine e di Giovanni, e raramente da
figure che assistono al tragico dramma del Golgota. Altre croci seguono
generalmente lo stesso linguaggio; tra queste ricordiamo la Croce di Alberto
Sotio (1187) custodita nel duomo di Spoleto, la Croce di San Francesco di Santa
Chiara ad Assisi (con il Cristo che parla a San Francesco). Sempre nelle zone
della Toscana, a Lucca, Berlinghiero Berlinghieri tende ad allontanarsi dalle
tematiche narrative per rappresentare un Cristo ancora in vita e sofferente.
Egli riesce ad esprimere la tristezza del volto senza renderlo passivo ed in
preda all'abbandono, mentre forma con gusto ed eleganza il suo modellato. Nel
tabellone con raffigurata la Crocifissione, Berlinghiero inserisce, nei
riquadri ai lati delle braccia del Cristo, soltanto Giovanni e la Vergine con i
simboli degli Evangelisti . L'influenza di Berlinghiero è alta e riesce a
penetrare nella Firenze del suo periodo. Cosa che non succede a Pisa dove
prevalgono le tradizioni del secolo precedente, contrastate però da Giunta
Pisano (Giunta Capitini, di cui esistono documentazioni della sua esistenza tra
il 1241 ed il 1254), dedito alla ricerca di un nuovo schema per la
raffigurazione della croce che arriverà al XIV secolo. Il corpo del Cristo da
lui raffigurato, arcuandosi con una certa forza, si allontana dalla croce verso
il suo lato destro occupando la fascia laterale, dove una volta venivano narrate
le storie della Passione che adesso cedono il passo ad ornamenti geometrici. Sui
tabelloni, agli estremi della fascia trasversale, sono collocate le figure a
mezzo busto di Maria e Giovanni, mentre alla sommità, invece che la
raffigurazione dell'Ascensione appare il Cristo Benedicente. Formatosi sotto i
potenti influssi dell'arte bizantina, Giunta Pisano mette in relazione la
corrente francescana, umana e solidale, con il corpo tragicamente arcuato e
convulso del Cristo, sebbene pur sempre come una ideale manifestazione della
sofferenza di Dio. Nel 1236 frate Elia da Cortona commissiona a Giunta Pisano la
Croce per la basilica di San Francesco ad Assisi e più tardi, sempre ad Assisi,
gli viene commissionata la Croce per Santa Maria degli Angeli. A queste opere
seguiranno la Croce della chiesa San Ranieri a Pisa e quella della basilica San
Domenico a Bologna. Tutte le croci del Giunta Pisano hanno un aspetto
maestoso e monumentale, che cresce con la sua maturità, soprattutto quella della
basilica di San Domenico dove domina un vigoroso plasticismo, che insieme
all'armonia dell'intenso cromatismo di tendenza azzurrina, la differenzia da
tutte quelle realizzate in precedenza.
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Giunta Pisano: Croce dipinta, basilica di San Domenico, Bologna
(foto da Wikipedia) |