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La pittura e la
nascita dello stile classico nell'antica Grecia: 480-450 a. C.
La pittura e la
nascita dello stile classico nell'antica Grecia: 480-450 a. C.
I periodi
intorno al 480 e 470 a. C. vedono per ben due volte la
distruzione completa di Atene da parte dell'esercito
persiano. La città era un centro di assoluta importanza
per l'arte greca, soprattutto nel campo della pittura.
La ceramica primeggiava in tutto il bacino del
Mediterraneo, praticamente senza concorrenza, e
un'immensa quantità di opere pittoriche rappresentate su
supporti parietali ornavano ogni ambiente della città.
Queste purtroppo vengono perdute. Atene però reagisce
immediatamente ed in breve tempo si risolleva, grazie al
suo grande spirito, alla ricca creatività ed alle
prosperose miniere d'argento del Laurio che permettono
di organizzare un'importante flotta da guerra.
L'imponenza di questa flotta pone Atene a capo di una
lega che accorpa le più importanti città
dell'arcipelago, le quali contribuiscono a rafforzarne
ulteriormente anche le risorse finanziarie.
Tutto questo
favorisce naturalmente anche lo sviluppo nel campo
dell'arte che si estende a macchia d'olio in tutto il
Mediterraneo. L'importanza e la forza artistica di Atene
deriva soprattutto dalla necessità di ricostruire
numerosissime nuove opere fisse in sostituzione di
quelle distrutte dai Persiani. Questo bisogno richiama
nella città i migliori artisti della regione portando
Atene ad uno splendore superiore a quello precedente al
480 a.C.
Le devastazioni
subite dalla città nelle due invasioni, rompono con i
canoni tradizionali e stimolano gli artisti alla ricerca
di nuove forme espressive. Il loro potenziale spirito
classico porterà a tendenze diverse dagli schemi
arcaici, soprattutto da quelli che inseguivano la
perfezione nella rappresentazione del corpo umano. Due
sono gli orientamenti: la pittura integrata all'arte
vascolare e la pittura parietale e da cavalletto.
Nel campo del vaso,
la tendenza verso nuove forme espressive è molto più
sentita, quindi la trasformazione avviene in tempi assai
rapidi, ma la forte richiesta, oltre a stimolare lo
sviluppo, porta gli artisti alla realizzazione di un
prodotto che si allontana dalle caratteristiche di
artigianato artistico, assumendo un carattere più consono al
guadagno. Le botteghe artigianali si trasformano in
fabbriche impiegando molti gruppi di persone – non
necessariamente tutti artisti – che seguono il proprio
maestro, i forni diventano più grandi, le decorazioni si
eseguono in serie, e l'immenso movimento delle opere non
permette un deciso contrasto alla negligenza di molti operai
che trascurano il tratto, la colorazione, l'originalità
delle tematiche decorative, e spesso l'importanza della
firma nelle stesse opere. Tuttavia la domanda di questa
forma d'arte artigianale rimane molto alta nel tempo e la
quasi totalità si mostrerà ai nostri occhi come prodotto di
alta qualità. Il boom del vaso decorato, che viene esportato
su larga scala, continuerà fino alla metà del V secolo
avanti Cristo. Non si sottrae a questo tipo di commercio
neanche la nostra penisola che vede l'Etruria come
principale regione interessata. Il tracollo dell'arte attica
nel vaso (e nella ceramica in generale) avviene proprio in
coincidenza con il periodo di massimo splendore della
pittura attica. Questa coincidenza stimola i fabbricanti di
ceramica al ridimensionamento delle loro attività ed a
richiamare validi artisti decoratori che si ispirino alla
pittura contemporanea.
Tutto considerato,
questo tracollo commerciale non riesce a scalfire
minimamente Atene, che mantiene alto il suo splendore per le
altre forme artistiche e per le sue miniere d'argento,
considerando anche che l'arte applicata alla ceramica si fa
assai più preziosa. Questo splendore non durerà a lungo
perché già dagli anni intorno al 430 a.C nasce una
concorrenza destinata a crescere ed a diventare
predominante. È il caso della Magna Grecia che richiama
artisti da ogni regione aumentando notevolmente, insieme al
valore, la produzione e l'esportazione di materiale
artistico. La sconfitta definitiva di Atene del 404 a.C.,
determinandone la sua rovina economica, contribuisce anche
ad accelerare il fenomeno, e le sue misere fabbriche devono
confrontarsi anche con la grande massa di vasi italioti in
forte espansione. Poco significativa sarebbe questa
concorrenza, più o meno ellenizzata, se non vi fossero – oltre ai disegni barbarici – anche altre opere, nelle quali
la ricerca pittorica è più sentita di quella attica.
Tuttavia il grande boom generale della pittura nel vaso
crollerà in coincidenza della fine del periodo classico.
Parallelamente a
questo, la grande pittura (parietale e da cavalletto) sta
conoscendo in tutta l'area greca, per tutto il periodo
classico, un grande momento positivo. Autorevoli fonti ci
tramandano le biografie di alcuni esponenti di rilievo di
alto intelletto creativo, talvolta superiore a quello dei
grandi scultori: Micone, Polignoto, Apollodoro, Agatarco,
Zeusi, Parrasio, Pausia, Panfilo, Timante, Eufranone, Nicia.....
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Un
grande spazio di tempo ci separa da questi
artisti, conosciamo di loro molti aneddoti,
oltre al loro linguaggio pittorico ed alle loro
tematiche prevalenti, ma purtroppo ci manca il
contatto concreto con le loro opere. Rarissimi
sono i ritrovamenti di reperti pittorici
(escludendo la ceramica) di questo meraviglioso
periodo dell'arte. È stata una grande fortuna la
scoperta di una tomba risalente al 480 a. C.
(chiamata poi “tomba del tuffatore”) a Paestum,
dal sovrintendente Mario Napoli nel 1968. |
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Gli echi di opere pittoriche classiche famose che
incontreremo nell'arte romana all'inizio del primo
secolo avanti Cristo, riguardano solamente l'ultimo
periodo dell'epoca classica; ed oltretutto si hanno
forti dubbi che siano delle dirette riproduzioni, ma
piuttosto trasposizioni che hanno subito trasfigurazioni
attraverso vari intermediari. Purtroppo per studiare la
pittura greca dobbiamo fare riferimento alle influenze
che questa ha esercitato su opere di carattere
artigianale, come la ceramica ed in particolare quella
del vaso. Ma oltretutto occorre anche tenere presente,
che per motivi commerciali e di lucro, gli artisti erano
sottoposti a regole che imponevano schematizzazioni e
semplicità. I progressi nel mondo della pittura classica
greca si possono rintracciare soltanto con una certa
difficoltà. Intorno al 480 a. C. i pittori già
disegnavano perfettamente le forme anatomiche della
figura umana, anche se la colorazione non dava il senso
della plasticità, del chiaroscuro (assenza delle ombre)
ed i messaggi espressivi erano elementari. Dovranno
passare altri 150 anni per avere una pittura plastica,
ricca di gamme cromatiche con effetti di luce-ombra,
espressiva e con la conquista degli spazi.
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