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Con gli sviluppi relativi al cromatismo, i panneggi si fanno più movimentati, più rigonfi e più pomposamente dispiegati, ma perdono allo stesso tempo l'eleganza del tratto. Il disegno assume un'importanza minore ed il colore non sempre riesce a supplire i tratti trascurati. In questa fase si perde la forza dell'espressività interna che aveva caratterizzato il periodo precedente: i volti pur rimanendo pieni di vitalità sono privi di segnali emotivi. È questa la metamorfosi che sta avvenendo anche nella grande pittura murale? Non sono pervenute ai nostri giorni opere della pittura classica greca e la letteratura ci offre pochissime testimonianze, tra queste, un passo di Zeusi, dove si parla di un "Eros ornato di rose". Sappiamo però che gli artisti romani in epoche posteriori hanno realizzato numerosissime copie della statuaria greca, perciò si è portati a pensare che anche l'opera pittorica su marmo, rinvenuta ad Ercolano, possa richiamare la pittura attica del periodo considerato. Trattasi delle "Giocatrici di aliossi", un lavoro firmato dal pittore "Alessandro di Atene", in cui il tratto del disegno si allontana da quello caratteristico dell'arte classica: le linee più sciolte e flessuose di questo marmo non riescono però a sminuire l'eleganza delle figure e ad allontanare l'opera dalle caratteristiche dell'arte greca. Le cinque fanciulle sono collocate su piani diversi; quattro di loro hanno il viso visto di profilo mentre quella in secondo piano sulla sinistra, ha il volto in tre quarti. Le loro espressioni sono misurate, ma lanciano tuttavia messaggi interiori.
Gli stessi atteggiamenti, la stessa eleganza delle figure, lo stesso tipo d'arredo e gli stessi armoniosi movimenti nei drappeggi si trovano nelle opere che annunciano il nuovo stile naturalistico. Risaltano fra tutte, le opere del "Pittore di Dinos" e quelle della fitta rete dei suoi collaboratori: in esse i pittori riescono a conferire alle composizioni una nuova vivacità ed un nuovo movimento, di cui erano prive le opere del "Pittore di Cleofonte", maestro dello stesso "Pittore del Dinos".
Nell'anfora sopra raffigurata viene rappresentata la scena del ratto di Ippodamia che viene trasportata dal giovane Pelope sul carro. Ippodamia ha un atteggiamento non troppo in linea con il movimento della figura del giovane Pelope che la porta via: lei ha una sobria espressione e sembra quasi non risentire gli effetti della velocità del carro, mentre la figura del giovane è ricca di armonioso movimento. I capelli e la veste di quest'ultimo svolazzano liberi al vento e tutta la figura mantiene un ottimo equilibrio dinamico facendo forza con le mani sulle briglie e con i piedi sul basamento del carro. Il gusto floreale, elegantemente composto, è presente in tutto il contesto della scena, dai vestiti delle figure agli oggetti secondari, come gli arbusti lungo la via della fuga, le palmette sul carro e la corona di foglie svolazzanti sulla testa del giovane. |
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