"Ritratto dei coniugi Arnolfini" di Jan van Eyck

Jan van Eyck: I coniugi Arnolfini

Jan van Eyck: I coniugi Arnolfini
I coniugi Arnolfini, olio su tavola, cm.  82 x 59,5, anno 1434, National Gallery, Londra.

Sull’opera: “I coniugi Arnolfini” è un dipinto di Jan van Eyck realizzato con tecnica a olio su tavola nel 1434, misura 82 x 59,5 cm. ed è custodito nella National Gallery a Londra.

La composizione in esame è firmata e datata sulla parete frontale, sopra lo specchio, con la scritta: “Johannes de eyck fuit hic [tu qui] 1434”.

È una delle poche, fra le opere autografe di van Eyck, di cui si possa seguire dettagliatamente la vicenda storica esterna, che inizia dopo il 1490.

Negli anni Novanta, infatti, entrò a far parte della collezione di don Diego de Guevara, che più tardi la cedette in dono alla   governatrice dei Paesi Bassi Margherita d’Austria, duchessa di Savoia (1480 – 1530). Nell’inventario della collezione di quest’ultima (1516), l’opera viene così catalogata: “Ung grant tableau qu’ on appelle Hernoul le fin, avec sa femme dedens une chambre, qui fut donne a Madame par Don Diego, les armes duquel sont en la couverte du dit tableaul. Fait du painctre Johannes”.

Alla morte di Margherita (1530) passò nella collezione di Maria d’Ungheria (appare infatti nell’inventario del 1556 delle sue proprietà) e più tardi venne trasferita in Spagna. Nel 1789 si trovava ancora a Madrid nel palazzo di Carlo III (1716 – 1788).

Durante le guerre napoleoniche sarebbe stata trafugata da un generale francese che l’avrebbe trasferita più a Nord. In realtà, nel 1815, il generale inglese J, Hay l’acquistò a Bruxelles e la rivendette dopo una trentina d’anni (1842) alla National Gallery di Londra per 730 sterline.

Giovanni Arnolfini era un mercante lucchese che si era stabilito nel 1420 a Bruges, ove vi mori nel 1472. I duca Filippo il Buono l’aveva nominato cavaliere. Anche la moglie – Giovanna Cenami, che nel 1490 era ancora in vita – era di origine lucchese. I due facoltosi toscani si erano bene ambientati nella città fiamminga, dove erano anche entrati attivamente a far parte della confraternita dell’Albero secco, alla quale era iscritto il pittore Petrus Christus (1410 circa – 1475 circa).

Nel riflesso dello specchio sono dipinti oltre ai coniugi lucchesi e parte della stanza anche altre due figure sulla soglia: una ha un abito azzurro (probabilmente Jan van Eyck mentre dipinge) e una in rosso, probabilmente un giovane. Lungo la circonferenza dello specchio corrono dieci piccoli tondi con la rappresentazione della Passione di Cristo, dipinti con estrema cura (in senso antiorario, partendo dal basso: Agonia nell’orto, Gesù viene arrestato, Cristo dinanzi a Pilato, la Flagellazione, Cristo che trasporta la croce, la Crocifissione, la Discesa dalla croce, la Deposizione nel sepolcro, la Discesa al limbo e la Resurrezione).

Nel candeliere a sei supporti vi è una sola candela, ed è accesa nonostante la copiosa luce che proviene dall’esterno: trattasi di un simbolo che allude al matrimonio [Panotsky, 1953], come  pure la statuetta di santa Margherita, sopra lo schienale del seggiolone.

 

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