Riassunto della storia dell’arte italiana: dal Gotico al Realismo

Storia dell’arte italiana dal Gotico al Realismo

Continua dalla pagina precedente – Riassunto della Storia dell’arte italiana: dalla preistoria al periodo romanico

Pagine correlate: Nascita della pittura italiana 

Questo articolo è soltanto una breve sintesi perciò per approfondimenti andare alla pagina Storia dell’arte dal Gotico al Realismo 

Il Gotico

Facciata del Duomo di Siena
Facciata (inferiore e superiore) del Duomo di Siena

L’arte gotica incominciò a diffondersi dalla Francia settentrionale intorno alla metà del XIII secolo, interessando tutto il continente europeo.

Anche gli artisti italiani subirono l’influenza di questa nuova sensibilità artistica: un bisogno di nuove ricerche a fini estetici e verso nuovi principi di stile architettonico nella costruzione di chiese ed importanti edifici.

L’arte gotica approdò anche nelle sponde meridionali del Mediterraneo, in uno stile che si spinse ben oltre il Quattrocento.

Il Gotico venne considerato dalla critica del periodo, come un movimento anticlassico e, da alcuni studiosi, anche barbarico.

Nel periodo del Romanticismo (Ottocento) lo stile gotico fu rivalutato per le peculiari qualità tecniche e l’originalità.

Nello stile gotico si evidenzia il completo dominio della geometria e del disegno, nonché le appropriate sequenze nei procedimenti costruttivi. Molto efficaci risultavano i sistemi sulla lavorazione fatta in economia, prestando molta attenzione a ridurre al minimo lo scarto del materiale lavorato.

L’arte gotica venne portata nella nostra penisola dai Cistercensi (ordine religioso nato, per l’appunto, in Francia nel 1098).

Tale linguaggio artistico incominciò a diffondersi anche nel campo dell’Architettura ma con meno vigore, essendo ancora molto forte la tradizione romanica. Da noi non si ebbe lo sviluppo verticale delle architetture francesi, né quelle del nord-Europa, ma soltanto forme intermedie. Anche le finestrature dei nostri importanti complessi furono costruite con aperture meno ampie.

Tra i primi grandi capolavori gotici dell’arte italiana ricordiamo il Duomo di Siena (dedicato a Santa Maria Assunta) e la Basilica di San Francesco ad Assisi. Più tardi, nel 1386, si iniziava la costruzione del Duomo di Milano.

La pittura gotica italiana

Giotto: Maestà di Ognissanti, intorno al 1310, tecnica a tempera su tavola, 325×204 cm. Uffizi, Firenze
Giotto: Maestà di Ognissanti, intorno al 1310, tecnica a tempera su tavola, 325×204 cm. Uffizi, Firenze.

Lo stile gotico in pittura ebbe un lungo percorso, correndo in parallelo con l’arte gotica delle grandi chiese.

Arrivano ai nostri giorni moltissime testimonianze di pittura gotica italiana.

Il percorso della nostra pittura gotica si sviluppa in cicli di croci dipinte, vari tipi di affreschi e pale d’altare. Molti affreschi, purtroppo, hanno subito nel corso dei secoli danni irreparabili per agenti atmosferici avversi, per incurie dell’uomo, per cancellazioni volontarie e sovrapposizioni (a volte migliorative, spesso peggiorative, ma anche alcune non proprio vicine allo stile originario dell’artista).

La pittura gotica in un ben determinato periodo (Duecento e Trecento) privilegiò le forme di naturalismo e il piccolo formato.

In Italia vi furono tre stili gotici: il “Romanzo” legato alle tradizioni romaniche dell’Europa occidentale, il “Bizantino” legato alle tradizioni settentrionali (in particolare quelle padane) e il “Classicista” che interessò la fascia adriatica ed il meridione.

Tra i maggiori interpreti dell’arte italiana del periodo ricordiamo Giotto, Cimabue, Pietro Cavallini e i pittori senesi (si veda più sotto il link Gotico senese).

Per approfondimenti sul Gotico: Il Gotico e la pittura goticaIl gotico senese nel Duecento e nel TrecentoIl Gotico e la pittura di Duccio di BoninsegnaIl Gotico ed i suoi continuatoriIl Gotico e Simone MartiniIl Gotico e Ambrogio Lorenzetti.

La scultura gotica italiana

Nel campo della scultura già dalla seconda metà del Duecento – forse ancor prima, nella corte di Federico II – si iniziarono a vedere importanti cambiamenti. Nicola Pisano, Giovanni Pisano (figlio di Nicola) e Arnolfo di Cambio contribuirono a riportare la scultura ad alti livelli di monumentalità.

Il Rinascimento Italiano

Masaccio: Polittico di Pisa - Adorazione dei magi, cm. 61, Staatliche Museen di Berlino.
Masaccio: Polittico di Pisa – Adorazione dei magi, cm. 61, Staatliche Museen di Berlino.

La storia dell’arte italiana ci offre svariati “rinascimenti” e la semplice parola, intesa nel comune linguaggio critico, nel corso dei secoli veniva spesso usata per caratterizzare il vertice di una specifica civiltà artistica. Non venivano, in tal modo, considerati i passati sviluppi.

Il termine “Rinascimento”

Il termine Rinascimento nel campo dell’arte, come viene inteso oggi e come già era considerato sin dal periodo di Giorgio Vasari, sta a specificare quel periodo artistico-culturale che interessa l’intera Europa. Tale periodo comprende il Quattrocento ed il Cinquecento, quando l’arte italiana raggiunse livelli elevatissimi, sia nella tecnica che nel linguaggio espressivo del tutto inedito.

Raffaello Sanzio: Madonna della seggiola, Firenze Palazzo Pitti (diam. 71 cm.).
Raffaello Sanzio: Madonna della seggiola, Firenze Palazzo Pitti (diam. 71 cm.).

Non bastano quindi tali generiche caratteristiche a distinguere questo articolatissimo periodo ed a fissarne le origini: date, luoghi e civiltà. Trattasi di un argomento assai complesso con moltissime sfaccettature, per cui occorrerebbe  molto spazio per poterlo descrivere a fondo, in tutte le sue caratteristiche.

In questo articolo, in cui viene riassunta la Storia dell’arte italiana, manca lo spazio materiale per dare il vero risalto al Rinascimento. Comunque in fondo a questa sezione si trovano i link per un accurato approfondimento.

Definire in sintesi il Rinascimento non è semplice, comunque …

Qualsiasi cosa venga descritta in modo schematico e riassuntivo sul Rinascimento è suscettibile di ambiguità, di inesattezze e quindi di ampie discussioni.

Senza possibilità di errore si può invece affermare che, almeno per quanto riguarda la pittura rinascimentale, c’è:

  • Il controllo dello spazio nelle rappresentazioni.
  • La conquista, da parte dell’uomo, della propria centralità, fino al raggiungimento dell’ideale laico.
  • La raffigurazione del reale in modo obbiettivo, anche quando spesso veniva largamente idealizzata. A tutto questo possiamo tranquillamente sommare la rinnovata tecnica, l’applicazione di una nuova prospettiva (si veda il link più sotto) regolata da leggi matematiche, lo studio  delle tradizioni classiche, nonché un nuovo atteggiamento scientifico verso l’universo e la storia.

Per approfondimenti sul Rinascimento: Il Trecento e la pittura: Il Rinascimento in incubazioneIl Quattrocento, l’arte umanistica ed il RinascimentoRinascimento e il nuovo ruolo dell’artistaRinascimento e il ritorno all’anticoLa prospettiva nel RinascimentoIl disegno nel Rinascimento, un potente strumentoPittori toscani del Medio RinascimentoPittori in Toscana nel Medio RinascimentoLa pittura nelle scuole venete del Medio Rinascimento.

Il Manierismo (Tardo Rinascimento)

Gli artisti della generazione successiva al Rinascimento rifiutarono la configurazione reale della natura, la luce, il colore e la prospettiva scientifica del periodo precedente.

Già prima, in pieno Rinascimento, sin dai primi decenni del Cinquecento alcuni artisti iniziarono a favorire esaltazioni e deformazioni nelle loro rappresentazioni, a cui spesso integravano personali capricci espressivi, indirizzando l’osservatore verso percezioni più soggettive.

Rosso Fiorentino e la sua equipe nella Galleria di Francesco I: Cleobi e Bitone.
Rosso Fiorentino e la sua equipe nella Galleria di Francesco I: Cleobi e Bitone.

Tra questi artisti ricordiamo Andrea del Sarto (1486-1530), Antonio Allegri detto il Correggio (1489-1534), Jacopo Carrucci meglio conosciuto come Pontormo (1494-1557), Rosso Fiorentino (1494-1540), Giulio Pippi meglio conosciuto come Giulio Romano (1499-1546), Agnolo Bronzino (1503-1572), Francesco Mazzola detto il Parmigianino (1503-1540), Jacopo Robusti detto il Tintoretto (1518-1594), Paolo Caliari detto il Veronese (1528-1588).

Nel campo della scultura, tra gli esponenti di spicco del Manierismo, ricordiamo lo scultore-orafo Benvenuto Cellini.

Nell’Architettura spiccarono Giulio Romano, Andrea Palladio, Jacopo Barozzi da Vignola e Bernardo Buontalenti.

Per approfondimenti sul Manierismo: Il Cinquecento e il Manierismo – La pittura del nord e del centro Italia nel Tardo RinascimentoLa pittura italiana nelle regioni del nord e del centro nel tardo RinascimentoTardo Rinascimento – La pittura venetaIl Manierismo in sintesi

Il Barocco italiano

Dal Manierismo al Barocco

A cavallo dei secoli XVI e XVII in Italia, come accadde prima per la nascita e lo sviluppo del Manierismo, si profilò uno stile che manifestava una nuova concezione del mondo.

Il nuovo linguaggio degli inizi del Seicento trasfigurava non solo la natura reale ma anche i rapporti umani e la funzione stessa dell’arte. Questo accadeva nel campo del potere civile e religioso, nel campo artistico e in quello del semplice e privato godimento di tutto “ciò che è bello”.

L’arte Barocca

Il martirio di Sant'Orsola
Caravaggio: Il martirio di Sant’Orsola

Il termine “Barocco” deriva da un’antica parola spagnola (barrueco = perla) che sta ad indicare una perla con un’insolita forma.

Il termine Barocco, poco più tardi (periodo neoclassico), si diffuse con lo specifico intento di portare discredito al periodo a ridosso del Tardo Rinascimento (o Manierismo). Un discredito che persistette per oltre due secoli, fino a quando, intorno ai primi del Novecento, tutti gli studiosi di Storia dell’arte lo rivalutarono, considerandolo come lo sviluppo del Tardo Rinascimento.

Un’arte poco apprezzata nel Settecento-Ottocento

Per tutto il periodo Neoclassico, e ben oltre, gli studiosi videro il Seicento come un secolo decadente, un secolo di artificiosità, di enfasi e di turgida eloquenza. Tacciarono la tecnica barocca di troppa facilità e superficialità.

Annibale Carracci: La Galleria Farnese - Diana e Endimione.
Annibale Carracci: La Galleria Farnese – Diana e Endimione.

Naturalmente non si può negare che alcuni artisti avessero ecceduto di retorica e maestria ma in tutto l’insieme, quello del barocco, è considerato dagli attuali studiosi di Storia dell’arte un periodo molto positivo.

È proprio nel Seicento che apparve il melodramma, che si iniziarono i grandi esperimenti della scienza, che si sperimentarono nuovi metodi di composizioni artistiche.

Il contributo di Caravaggio e di Annibale Carracci

Una vera e propria rivoluzione vi fu ad opera del Caravaggio, che usava uno sfondo nero per conferire alle proprie composizioni quella caratteristica valenza di “istantaneità”. Le sue figure risultano nitide ma posate, spesso ispirate a persone che l’artista incontrava occasionalmente per strada. La pittura di Michelangelo Merisi (Caravaggio) influenzò per un lungo periodo l’arte italiana – ma anche quella europea – tanto che fiorirono le scuole caravaggesche.

Un altro artista di spicco della pittura barocca italiana fu Annibale Carracci le cui con composizioni risultano strutturalmente più idealizzate.

Con il Merisi ed il Carracci la pittura barocca si trovò a percorrere due strade parallele.

Il Barocco nell’Architettura

A Roma nel campo dell’Architettura operarono artisti di notevole rilievo come Gian Lorenzo Bernini, Francesco Borromini, Pietro da Cortona. Non possiamo non ricordare altri centri artistici come Napoli, Palermo, Lecce, la Val di Noto, Torino, Genova e Venezia. Comunque questo stile interessò più o meno tutta la nostra penisola.

In breve tempo, dopo la Controriforma, si affievolì gran parte della corrente filosofica ed ermetica nell’arte e si aprirono le porte al patetico sentimento religioso, favorito dal concilio di Trento. A proposito di quest’ultimo, trattasi del XIX concilio ecumenico della Chiesa cattolica, conosciuto anche come concilio Tridentino.

Per approfondimenti sul Barocco: Barocco: il meraviglioso Seicento italiano nella pitturaPittori del Barocco nell’Italia centrale e del sudPittori del Barocco nell’Italia settentrionaleBarocco ellenisticoPittori del Barocco nelle regioni settentrionali

Rococò

Lo stile Rococò è una continuazione di quello Barocco ma con toni meno accentuati, che si sviluppò nel corso del Settecento.

Giambattista Tiepolo: La raccolta della manna (particolare), cm. 320 (assieme 1000 x 525), Chiesa parrocchiale, Verolanuova.
Giambattista Tiepolo: La raccolta della manna (particolare), cm. 320 (assieme 1000 x 525), Chiesa parrocchiale, Verolanuova.

Tra i più significativi rappresentanti del Rococò ricordiamo quelli della pittura veneziana, che è stata un riferimento per tutti gli altri artisti (anche fuori dall’Italia): Canaletto, Giambattista Tiepolo e Giambattista (o Giovanni Battista) Pittoni.

Vista della Reggia di Caserta
Vista frontale della Reggia di Caserta (foto da Wikimedia)

Tra i capolavori del periodo Rococò ricordiamo le Residenze sabaude e la Reggia di Caserta.

Uno stile più misurato, quello Rococò, che se in primo momento sembra voler sminuire l’interesse per il Barocco in realtà rafforza la convinzione che si tratti del contrario. L’arte del Settecento grazie al Rococò si arricchisce sempre più di inedite, eleganti e brillanti raffigurazioni.

Per approfondimenti sul Rococò: Dal Barocco al RococòPittura barocca e pittura rococò

Il Neoclassicismo

Già dai primi anni della seconda metà del XVIII secolo, Francesco Milizia, teorico dell’architettura, nella sua concezione di tipo illuminista, etichettò il  Barocco con parole critiche e violente. Non pensò minimamente che il suo giudizio sarebbe stato rovesciato nel Novecento da tutti gli studiosi di Storia dell’arte, e che quello stile sarebbe rimasto come modello nel mondo.

Ecco che intorno al 1770 il gusto rococò iniziò a perdere forza dappertutto. Si affievolì anche nei centri di più alta vitalità culturale, lasciando spazio al nuovo linguaggio, quello del Neoclassicismo. È doveroso però ricordare che nei contesti più conservatori, nei primi momenti lo stile rococò venne sostituito con il ritorno ad un linguaggio accademico di stampo bolognese e romano.

L’Italia fu per il Neoclassicismo una ricca fonte di ispirazione, con la riscoperta delle antiche rovine di città sepolte come Pompei.

Nella Napoli del periodo borbonico il talento artistico di Luigi Vanvitelli (pittore e, soprattutto, architetto) dette una spinta decisiva allo sviluppo del Neoclassicismo.

Le accademie iniziarono a dettare le regole per un linguaggio artistico formalmente perfetto, astratto ma sempre improntato sulla bellezza canonica e assoluta. Tra i più grandi artisti del periodo Neoclassico ricordiamo Antonio Canova.

Andrea Appiani: Apoteosi di Napoleone
Andrea Appiani: Apoteosi di Napoleone

Tra i pittori Neoclassici spiccano Andrea Appiani, Giuliano Traballesi, Lattanzio Querena, Giuseppe Bossi, Domenico Pellegrini, Michelangelo Grigoletti, Pompeo Girolamo Batoni, Gaspare Landi, Luigi David, Filippo Agricola, Francesco Podesti, Pietro Benvenuti e Luigi Sabatelli.

Per approfondimenti sul Neoclassicismo: Dal Rococò al NeoclassicismoArte del Neoclassicismo: formazione e fontiIdeologie del NeoclassicismoAlcuni pittori del neoclassicismoNeoclassicismo verso il Romanticismo.

Il Romanticismo

Arte italiana nel Romanticismo

Descrivere il Romanticismo con discorsi riassuntivi in questo articolo di sintesi della Storia dell’arte italiana non è facile. Non si tratta infatti di un linguaggio vero e proprio, di una maniera di fare arte o di uno stile, ma di un movimento molto complesso. Gli artisti romantici hanno un forte interesse per il gusto ed una nuova percezione del mondo che li circonda.

L’arte romantica si configura per i vari tratti sostanziali che la caratterizzano. Uno fra  tratti più significativi è il “ritorno al gusto medioevale” che, detto in parole povere, corrisponde alla ricerca della fede. Si realizzano così pitture che esprimono il forte desiderio della riconciliazione con l’Onnipotente, un rapporto che si ricostruisce senza tanti sforzi grazie alla riacquistata spiritualità.

Il concetto di Vanitas e il ruderismo

Riappare il concetto di Vanitas (lo scorrere del tempo, il senso del vuoto, la transitorietà delle cose, l’ineluttabilità della morte) proprio come lo sentivano il Masaccio (1401-1428) ed altri artisti del Rinascimento.

Nella pittura si diffonde il “ruderismo” per esprimere con più vigore l’impossibilità delle cose realizzate dall’uomo di sfuggire al degradamento per cause naturali.

Il rapporto dell’uomo con la natura

Il rapporto dell’uomo con la natura, dal punto di vista romantico, viene interpretato come l’espressione di Dio in questo mondo. Inteso, cioè, come la potenza dell’assoluto nelle cose che ci circondano, dove l’essere umano è soltanto una semplice e transitoria manifestazione.

La natura che circonda l’uomo, con la sua forza e la sua bellezza, provoca nella sua mente sentimenti opposti, di terrore e di grande serenità. Quel senso di catastrofismo, che emerge dal profondo dell’animo, crea forti sensazioni di agitazione e di terrore. Talvolta però, quando l’uomo riesce a modificarlo in una forma di bellezza, ecco realizzarsi il concetto più elevato che lo innalza al sublime (la teoria di Edmund Burke).

Il senso della patria

Eugène Delacroix: La Libertà che guida il popolo
Eugène Delacroix: La libertà che guida il popolo, 260 x 325, Louvre Parigi

Nell’arte romantica compare spesso il senso della patria e della libertà. Alla radice dell’idea della Patria, si trovano le fondamenta che si basano sull’autogestione dei popoli. Per cui una società coesa nelle tradizioni, nelle religioni e nei costumi, è in grado di definire la propria Nazione.

Nel Romanticismo anche la tematica storica, a differenza di altri movimenti dell’arte italiana, gioca un ruolo importantissimo.

Nella pittura uno fra i più importanti interpreti dell’arte romantica è Francesco Hayez.

Per approfondimenti sul Romanticismo: La pittura preromantica – Neoclassicismo verso il RomanticismoIl Romanticismo – L’arte romanticaRomanticismo francese e Romanticismo italianoIl Romanticismo nel Nord Europa

Il Realismo

In Italia la tradizione accademica rallentò la diffusione del Realismo. Infatti questo movimento si manifestò abbastanza tardivo tra scuole regionali, rimaste ancora in piedi per il perdurare della frammentazione politica. Tuttavia affiorò quel comune filo conduttore, creatosi dalle agitazioni per l’indipendenza, che sboccò in un orientamento nazionale intorno al 1860. Nella nostra penisola Realismo fu caratterizzato da un’intensa ricerca del reale con il gruppo artistico dei macchiaioli.

Antonio Pitloo (Anton Smink Pitloo): Mergellina, cm. 22,5 x 37, Museo Correale di Sorrento.
Antonio Pitloo (Anton Smink Pitloo): Mergellina, cm. 22,5 x 37, Museo Correale di Sorrento.

Il Realismo in breve

Iniziamo con la descrizione di questa parola: “realismo” significa rappresentare soggetti dal vivo come effettivamente appaiono nella realtà.

Il termine “realismo” è propriamente assegnato a quel movimento artistico, nato poco dopo la metà dell’Ottocento in contrasto con l’emotività altamente soggettiva del Romanticismo.

Lo stesso termine “realista”, che viene impiegato per descrivere una data rappresentazione artistica, indica la raffigurazione reale dei soggetti, tanto reali da poter talvolta risultare “sgradevoli”. Se il soggetto ha dei difetti il pittore realista lo dipinge come tale, libero dagli schemi della bellezza classica.

Il Realismo descrive generalmente semplici scene di vita quotidiana. Altre volte anche grandi temi sociali.

La pittura realista è in forte contrasto con quella idealista, con  la pittura romantica e con tutti i linguaggi che coinvolgono l’animo umano.

Tra i pittori italiani che aderirono al Realismo citiamo: Anton Smik Pitloo e la Scuola di Posillipo, Giacinto Gigante la famiglia Gigante, Filippo Palizi, Domenico Morelli, Michela Cammarano, Antonio Mancini, Domenico Induno, Gerolamo Induno, Angelo Inganni, Mosè Bianchi, Emilio Gola, Antonio Fontanesi, gli artisti della scuola Rivara, Giacomo Favretto, Guglielmo Ciardi e Federico Zandomeneghi.

Per approfondimenti sul Realismo:  Il RealismoIl Realismo italianoIl Nuovo realismo.

La riproduzione dei contenuti e grafica in questo sito web, anche eseguita soltanto in parte, è vietata.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.