Graffito

Pagine correlate: tecniche arti visive – Tecnica della Pittura murale.

Graffito

La tecnica del graffito consiste nel disegno realizzato con pittura a spray (generalmente in bombolette o aerografi) su pareti, murali o superfici di altra natura, fisse o mobili (esempio vagoni ferroviari).

I disegni e le raffigurazioni pittoriche possono rappresentare le più svariate tematiche ma il graffito inteso nel senso puro è quello che lancia messaggi in un codice ben definito, che ha avuto una sua specifica evoluzione grafica, quella del “lettering”.

Le lettere che sembrano dei geroglifici indecifrabili, sono in realtà i tags, con i quali i graffitisti dialogano e si firmano, singolarmente o in gruppo (crew). Le frasi possono richiamare significati celebrativi, offensivi, di auguri, di contestazione (generalmente in lingua inglese), e possono essere decifrate solo da coloro che conoscono il gergo di questa caratteristica forma d’arte.

Una frase che può essere letta da un qualsiasi spettatore, anche se disegnata elegantemente, non è altro che un’imbrattatura di una parete murale da essere presto cancellata. I veri graffitisti non macchiano i muri se non per realizzare arte.

Il vandalismo non è graffito

Occorre perciò distinguere il vandalismo, anche quello fatto in buona fede credendo di diffondere arte, dal graffitismo reale originato dall’Hip-Hop, quel movimento nato negli Usa che, oltre la pittura, abbraccia la break-dance e la musica rap.

Il graffitismo è nato nel Bronx, da giovani ragazzi di colore, che desideravano mettersi in mostra con le loro originali creatività, in un modo del tutto caratteristico, per affermare che “Io esisto!” e “Io ci sono”.

Hip-Hop

L’Hip-Hop è arrivato anche in Europa e, iniziando dalla Francia e dalla Germania, è stato un vero ciclone che ha avuto il suo boom intorno al 1995.

Purtroppo è un movimento con molte sfaccettature e molto spesso i linguaggi espressivi non coincidono: oggi si sentono segni di cedimento nonostante alcuni comuni finanzino fondi e promuovano conventions, con la distribuzione gratuita di bombolette ed di altro materiale necessario ai graffitisti detti “WRITERS”, con l’offerta di ampi spazi agli artisti di breakdance ed ai creatori della musica rap.

Tecnica del Guazzo o Gouache

Pagine correlate: Le tecniche arti visive – Tecnica dell’Acquerello – Tecnica a Tempera.

Tecnica del Guazzo o Gouache

La tecnica del guazzo o, detto alla francese del gouache, impiega un tipo di pigmento che ha la stessa natura della tempera, ma è reso leggermente più consistente con l’integrazione di gesso o biacca insieme ad un composto di gomma arabica.

La soluzione finale è un pigmento con un colore leggermente più opaco della normale tempera. La tecnica del gouache era già conosciuta e praticata nell’Europa del Cinquecento e veniva impiegata prevalentemente per eseguire bozzetti preliminari per grandi lavori a olio. Nel Settecento si diffondeva in Francia e nell’Ottocento veniva impiegata largamente per la realizzazione di cartelli pubblicitari.

Due sono i problemi che da sempre questa tecnica trascina con sé.

  1. Il pigmento che viene steso sul supporto ha un colore che cambia con il processo di essiccazione, quindi quando si lavora in più riprese occorre tenerne conto.

  2. Bisogna fare attenzione allo spessore dello strato da stendere, perché si formano delle microfessure che rimangono anche dopo l’essiccazione, togliendo uniformità e bellezza al dipinto. A questo si può bene ovviare rendendo più pastosa la composizione con l’aggiunta di acquapasto, aumentando però il problema descritto al punto 1.

Un’opera a guazzo, a prima vista, può essere benissimo confusa con un dipinto a olio. La sua luminosità, data dal caratteristico colore perlaceo, deriva proprio dall’aggiunta della biacca o gesso. Questa tecnica viene ancora felicemente impiegata nella produzione di decalcomanie e negli attuali ambienti scenografici.

Tecnica dell’inchiostro colorato e della  china

Pagine correlate: Le tecniche arti visive – Tecnica  delle penne colorate.

Tecnica dell’inchiostro colorato e della china

Questa è una tecnica molto semplice ed è, insieme a quella del carboncino, una delle più antiche del disegno, se si fa riferimento alla china.

Generalizzando fra china ed inchiostro colorato, questa tecnica consiste nello stendere con il pennello o con il pennino, un composto di nerofumo e gommalacca.

Si trova in commercio in forma liquida o in tavolette da sciogliere nell’acqua. Questa tecnica, a differenza di quella a olio, non ammette nessun tipo di correzione.

Tecnica della litografia

Pagine correlate alla litografia: Le tecniche arti visive – Tecnica Monotipo – Acquatinta – Acquaforte.

Litografia

L. Viganotti: Litografia dello stabilimento per la fabbricazione dei bottoni di Ambrogio Binda
L. Viganotti: Litografia dello stabilimento per la fabbricazione dei bottoni di Ambrogio Binda

Dal greco lithos + ghafhé = pietra + scrittura.

La litografia in origine si realizzava con una matrice di pietra. Soltanto in periodi successivi si adottarono anche lastre di materiale poroso come l’alluminio e lo zinco.

La caratteristica principale di questa tecnica è che sulla matrice non viene eseguita l’incisione e che la sua superficie, dopo l’intervento dell’artista, rimane piana e senza graffi.

L’invenzione di questo procedimento tecnico per la stampa, sul finire del XVIII secolo, ha comportato una duplice rivoluzione nel campo delle arti visive: ha messo a disposizione di tutti i pittori, bravi e meno bravi, un facile mezzo incisorio, ed ha finalmente portato – con un elementare procedimento – il colore alla tecnica della stampa, dando un forte contributo allo sviluppo industriale della riproduzione artistica.

La litografia venne subito sperimentata da grandi esponenti della pittura quali Daumier, Toulouse-Lautrec, Goya, Redon, per esplorarne le potenzialità espressive.

La tecnica

La tecnica della litografia si basa sul principio, già abbastanza noto fin dall’antichità, della repulsione fra sostanze grasse e l’acqua.

Nel 1796 Aloys Senefelder (Praga 1771 – Monaco 1834)  prende in considerazione questo fenomeno per la realizzazione di un sistema di stampa.

La matrice è una pietra calcarea “litografica” o “pietra di Senefelder” dalla struttura granulare, dove il granulo, più o meno fine, è regolare in tutto il suo volume.

La pietra è composta da carbonato di calcio, squadrata a parallelepipedo con tutti gli angoli a 90 gradi e le grandi facce perfettamente parallele fra loro.

Il perfetto parallelismo delle facce e lo spessore che deve essere non inferiore ai 6 cm. (generalmente tra i 6 ed i 12), contribuiscono ad ottenere una maggiore resistenza alla pressatura, diminuendo il rischio di rottura.

La superficie che deve essere utilizzata viene granita fino all’asportazione di qualsiasi graffio o traccia di qualsivoglia natura.

Il primo segno grafico

Gli strumenti che l’artista utilizza non sono del tipo “da incisione” ma atti soltanto a lasciare impresso in superficie il segno grafico, quali il gessetto litografico, la matita litografica, l’inchiostro litografico da stendere con pennini, pennelli, tamponi, aerografo ecc. Dopo la realizzazione del disegno avviene la fase successiva che è l’acidazione.

L’acidazione

Su tutta la superficie della pietra con il disegno realizzato dall’artista si passa del talco, quindi un velo sottile ma uniforme di mordente, una soluzione composta di acido nitrico diluito con acqua e gomma arabica.

Nelle parti non disegnate, cioè dove manca l’inchiostro, l’acido provoca la trasformazione del carbonato di calcio (esistente nella pietra matrice) in nitrato di calcio con proprietà idrofila, mentre nella parte protetta (quella disegnata) il carbonato di calcio trattiene l’inchiostro, essendo questo un materiale grasso.

Pulizia della piastra

Si fanno passare circa ventiquattro ore dall’acidazione, quindi si procede alla pulizia completa della piastra con essenza di trementina, compreso il disegno realizzato dall’artista. La piastra non presenta più nessuna visibile modificazione fisica ma risulta preparata chimicamente a ricevere e repellere l’inchiostro di stampa

Il risciacquo e l’inchiostrazione

Si passa al risciacquo della pietra con un abbondante quantità di acqua corrente.

Senza attendere che la lastra si asciughi completamente si passa all’inchiostrazione con un composto prevalentemente di sapone e nerofumo (inchiostro litografico) impiegando un rullo di caucciù. Soltanto alcune aree assorbiranno l’inchiostro, cioè quelle in carbonato di calcio.

Le ultime fasi: torchiatura, le umidificazioni e le inchiostrazioni

torchio per litografie
Torchio per litografie

Si passa alla torchiatura, dove l’inchiostro trattenuto dalle suddette aree passerà nel foglio.

Ad ogni tiratura si eseguiranno nuovamente l’umidificazione e l’inchiostrazione della pietra.

La litografia monocromatica è pronta per essere fruita.

La cromo-litografia

Se si vuole realizzare una cromo-litografia (litografia colorata), occorre decidere quanti colori impiegare, quindi preparare tante lastre con tanti disegni (tutti perfettamente accostabili) per quanti sono i colori dell’opera finale.

Tecnica della matita nera

Pagine correlate: carboncino – tecniche arti visive.

Tecnica della matita nera

Quella con la matita nera (il comune lapis) è la tecnica più usata per fare i disegni. Essa è costituita da due semplici elementi che la caratterizzano in pieno: il bastoncino di legno con un canale interno ed un sottile cilindro di grafite inserito in esso.

Esistono moltissime gradazioni di durezza, avendo perciò la possibilità di scegliere quella più adatta ad un certo tipo di lavoro.

Più dura è la grafite, più chiaro risulterà il disegno. Anche con la pressione esercitata sulla matita è possibile avere moltissime variazioni di chiaro scuro. Esiste anche un altro tipo di matita, quella ottenuta con polvere di carboncino pressato.

Matite colorate e pastelli

Matite colorate – Pastelli

Una serie completa di matite colorate è praticamente come una tavolozza a nostra disposizione. A questa tecnica, che ha sicuramente i suoi limiti, vengono abbinate altre tecniche pittoriche che consentono di raggiungere ottimi risultati. Il materiale impiegato per le matite colorate ha una buona stabilità.

È preferibile però lavorare su supporti di carta chiara, o meglio ancora bianca, in modo da sfruttare il loro colore per dare all’opera una luminosità più intensa. Il pastello, il cui nominativo ci rimanda a materiali pastosi e morbidi, non ha bisogno di alcun connettivo per dare adesione tra foglio e strato pittorico da stendere.

La sua fabbricazione si ottiene agglomerando polveri colorate, con acqua agglutinante composta da soluzioni di comune sapone di Marsiglia, gomma arabica, olio di lino e decotto di orzo. Il grado di durezza e di pastosità viene regolato da più o meno apporti di componenti cerose o grasse, mentre il vigore coloristico viene addolcito con aggiunta di polveri bianche (ricavate principalmente dall’argilla bianca), grafite nera ed altre polveri, atte a cambiare i toni di base.

Gli impasti vengono poi plasmati, a seconda della sotto-tecnica ai quali sono destinati, cioè in sottili bastoncini per matite, o altre forme e dimensioni.

La miniatura

Miniatura

Il termine miniatura, che deriva dal latino, in origine faceva riferimento all’atto del dipingere o del tracciare delle sottolineature ai titoli di libri “minium”.

L’arte della miniatura era già praticata nell’antica Grecia e da qui si diffuse in tutto il bacino del Mediterraneo, spingendosi fino alle zone interne della nostra penisola.

Le tematiche erano a tutto campo: motivi floreali, figure arabesche, figure umane, figure religiose e animali.

Generalmente venivano realizzate dai monaci nelle pagine interne dei libri e servivano ad integrare le descrizioni.

Col passare dei secoli e con l’avvento della stampa, l’arte della miniatura sulla pergamena perse forza insieme alla produzione dei manoscritti.

A partire dal 1500 la miniatura incominciò ad affermarsi con la rappresentazione figurativa, eseguita su supporto d’avorio o su piccole lastre di rame.

L’arte della miniatura ha sempre affascinato lo scrivente e gestore del presente sito web. Per una curiosa visione potrete visitare il sito busonero.it dove sono rappresentate miniature di incredibili dimensioni, dipinte nei supporti più impensabili.

Sotto: una dipinto di Stefano Busonero realizzato dentro la moneta da un centesimo di euro. La dimensione del piccolissimo tondo è intorno ai 15 millimetri di diametro.

Stefano Busonero: Copia della Nascita di Venere dipinta dentro li spazio di un centesimo di euro.
Stefano Busonero: Copia della Nascita di Venere dipinta dentro lo spazio di un centesimo di euro.

In un’altra miniatura del Busonero, raffigurata nel globo terracqueo del centesimo, appare la riproduzione della Madonna della seggiola di Raffaello.

La madonna della seggiola
La madonna della seggiola riprodotta dentro il mappamondo della moneta da un centesimo

Tecnica Monotipo

Pagine correlate: Le tecniche arti visive – Litografia.

Tecnica Monotipo

Il termine monotipo deriva dal greco e significa “unica impronta”. La stampa ricavata è unica e la matrice non viene né incisa né sottoposta ad acidazione.

Su di essa l’artista realizza direttamente il disegno con gli svariati strumenti di lavoro, compresi i pennelli, avendo cura di eseguire una composizione rovesciata come in ogni tipo di tecnica di stampa.

L’opera finale è unica, ma qualche volta si può recuperare, senza aggiunta di inchiostro, una seconda e una terza volta, naturalmente con contrasti via via sempre meno incisivi.

La seconda copia sarà considerata come prova d’autore (P.A.), con una numerazione limitata a pochissime tirature. Non è detto che il supporto debba essere per forza di carta, ma di qualsiasi altro materiale sul quale possa essere impressa la composizione disegnata sulla matrice.

Il colore Bianco

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Il colore bianco

Il bianco risulta rappresentare l’assenza di cromatismo. Mentre ogni altro colore ha una sua specifica tendenza e può variare nel tempo la propria tonalità, il pigmento bianco, steso puro o mescolato con un po’ giallo, mantiene a lungo la sua invariabilità.

Sin dall’antichità il bianco nei primi piani è stato di largo impiego, perché il suo accostamento ad altri colori riesce a rafforzare le tonalità ed i contrasti. Il bianco viene impiegato, in tutte le tonalità chiare ed in quelle a mezzatinta, ma bisogna far attenzione a non mescolarlo con altri colori, per non correre il rischio di impoverirli, sia in purezza che in energia e vivacità.

Proprio per l’eccessivo uso del bianco – ma anche del nero – molti artisti del passato sono stati contrari al suo utilizzo, perché lo ritenevano molto pericoloso. Tra questi Tiziano e Rubens.

Tuttavia, per arrivare a certi effetti coloristici, il bianco è un colore talvolta indispensabile, come nel caso di alcune tipiche velature. Un impiego intelligente del bianco viene  fatto anche nei colori di fondo, perché rende più trasparente e luminoso il cromatismo dei pigmenti, che ad essi verranno sovrapposti. Dove invece non viene apportato altro colore, si evidenzia un certo impoverimento di tono.

Tale pregio tecnico è confermato da Leonardo nel suo trattato tecnico:  « Sempre a quei colori che tu vuoi abbiano bellezza preparerai prima il campo candidissimo: e questo dico dei colori che sono trasparenti perché quelli che non sono trasparenti non giova campo chiaro e l’esempio di questo insegnano i colori dei vetri i quali, quando sono interposti infra l’occhio e l’aria luminosa, si mostrano di eccellente bellezza, il che far non possono avendo dentro a sé l’aria tenebrosa o altra oscurità ».

Colore Bianco d’argento (Carbonato di piombo)

Il bianco d’argento, è conosciuto anche come bianco di piombo, bianco di Krems, biacca e cerussa. Occorre maneggiarlo con prudenza perché è un pigmento molto velenoso.

Ancor più pericolosa è la polvere che viene impiegata per la preparazione della miscela che darà il prodotto finale.

Questo bianco ha importanti caratteristiche: essicca in breve tempo, copre bene lo strato sottostante, ha una buona resistenza al tempo, ma non resiste facilmente agli agenti atmosferici che tendono a a renderlo scuro.

Inoltre, se viene mescolato con olio di lino, ottiene una durezza che altri bianchi non riescono a raggiungere.

Bisogna tenere presente che il bianco d’argento, non deve essere mescolato con solfuri (es. vermiglione) e neppure con il cadmio (es. l’importantissimo giallo). Alcuni grandi pittori veneziani del passato, mescolavano il bianco d’argento con creta bianca.

Colore Bianco di barite (Solfato di bario)

Il bianco di barite può sostituire benissimo il bianco d’argento. Questo pigmento,  non essendo velenoso si può maneggiare con tutta tranquillità.

Il solfato di bario è quel composto che, per gli accertamenti clinici nella radiologia, viene dato come pasto ai pazienti per controllare le funzionalità e le condizioni dell’apparato digerente.

Colore Bianco di Champagne (Carbonato di calcio)

Sia il bianco di Champagne che quello di Spagna, insieme ai bianchi di Meudon, di Bougival (conosciuto anche come biancone), sono certamente crete bianche che contengono carbonato di calcio proveniente da antichi giacimenti di conchiglie marine.

Queste vengono triturate, lasciate per un certo periodo in decantazione e quindi essiccate. Dopo il trattamento si ottiene una finissima polvere bianca, particolarmente adatta per il pigmento a tempera.

Colore Bianco di zinco (Ossido di zinco)

Questo pigmento, che viene ricavato dall’ossido di zinco, non innesca processi che tendono ad alterare i colori a cui vengono mescolati, ma ha alcune caratteristiche negative molto importanti, che sono la lentezza nell’essiccazione, il suo debole potere ricoprente e la scarsa resistenza agli agenti atmosferici.

Tolti questi difetti, il bianco di zinco dà vivacità e freschezza alle tinte e rende pure le gamme cromatiche, soprattutto quelle chiare e delicate che occorrono per la raffigurazione di nature morte e fiori in genere, nei riflessi del cielo, nel candore della neve e nei paesaggi marini.

Questo pigmento è resistentissimo alla luce del sole. Bisogna fare molta attenzione ad impiegarlo dove si vuole grandi effetti coloristici, perché tende leggermente a spegnerli. Può essere mescolato con tutta tranquillità con gli importantissimi pigmenti che contengono il cadmio.

Per quanto riguarda i difetti, due di questi possono essere risolti facilmente. Il primo, quello della lentezza nell’essiccazione, può essere ovviato con l’aggiunta di un essiccante, mentre  quello dello scarso potere ricoprente, si risolve impiegando come sottostrato il bianco d’argento.

Bianco di China e bianco di Firenze

Il bianco di China è leggermente più denso e corposo dell’ossido di zinco. Questo pigmento viene impiegato solitamente nella tecnica dell’acquerello.

Il bianco di Firenze (Carbonato di calcio) viene usato soprattutto dagli artisti che lavorano nell’ambito della decorazione. Esso viene mescolato ai colori nella pittura a tempera su muro. È bene sapere che è conosciuto anche come gesso di Firenze.

Colore Bianco di Meudon (Carbonato di calcio)

Questo pigmento è molto simile al bianco di Champagne, di Bougival, di Spagna, ecc. Viene sconsigliato il pigmento in tempera per l’imprimitura sulla tela, perché con più stesure sovrapposte, questo bianco diventa molliccio, perdendo di consistenza.

Il bianco di Meudon  si impiega di solito per formare l’intonaco nella pittura a tempera su supporti parietali in muratura.

Colore Bianco S. Giovanni.

Il bianco S. Giovanni è derivato dalla calce dopo il trattamento di spegnimento, di essiccazione, di frantumazione in finissima polvere e di macerazione di otto giorni immersa nell’acqua.

Ogni giorno occorre rinnovare l’acqua e rimescolare il tutto. Passati gli otto giorni, la sostanza viene tolta dal bagno e ridotta a piccoli mattoni, che si fanno asciugare al calore naturale del sole.

Questo bianco è molto indicato per la tecnica ad affresco. Nel procedimento per la realizzazione della sostanza pittorica, è necessario macinarlo a lungo e accuratamente, fino a fargli acquisire il necessario intenso candore.

Colore Bianco solfogeno

Questo tipo di bianco non è non molto conosciuto e quindi è poco reperibile nelle botteghe di belle arti. Può essere paragonato al bianco d’argento ed ha, rispetto a questo, un candore più marcato.

I difetti più importanti sono la lunga essiccazione e la perdita, nel tempo, del suo smalto originale.

Colore Bianco di titanio (Ossido di titanio)

Questo è un bianco molto importante, che rispetto alle sue ottime qualità, non è ancora sufficientemente conosciuto.

Ha la proprietà di non alterare le gamme cromatiche se mescolato con altri altri pigmenti. Si impasta molto facilmente ed ha una buona solidità.

Può sostituire la biacca ma tende a scurirsi ed impiega molto tempo ad essiccarsi. Per questo scopo è preferibile usare il bianco di zinco. Ideale per i pittori che lavorano spesso “fresco su fresco”.

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Colore Bruno

Pagine correlate:  Colori – Azzurro – Bianco – Giallo – Nero – Rosso – Verde – Violetto – Teoria del colore – Trementina – Olio

COLORE BRUNO

Il colore bruno si trova in commercio come pigmento del tipo minerale ed artificiale. Soltanto il bruno comunemente chiamato “bruno di seppia” non appartiene né all’uno né all’altro, perché proviene dall’omonimo mollusco facilmente reperibile nei nostri mari.

I bruni più importanti per la tecnica a olio sono due: il bruno di Marte e il bruno Vibert.

Il Bruno bitume, comunemente conosciuto come “Asfalto”, invece, è una sostanza organica di origine vulcanica,  realizzata con la lenta ossidazione di petroli vari o di materie organiche della stessa natura.

Ha delle pessime qualità, e per questo motivo, è sconsigliabile impiegarlo nella tecnica della pittura a olio.

Il bitume non raggiunge mai la completa essiccazione, e quindi l’opera è soggetta ad attrarre polvere ed altre piccole sostanze presenti nell’atmosfera.

L’asfalto detto mummia, è una resina fossile che si estrae da una specie di roccia calcarea facilmente fusibile.  L’asfalto non riesce a rassodarsi mai completamente, lasciando colature e solchi, al minimo innalzamento della temperatura dell’ambiente.

Quando viene impiegato in forma molto liquida sopra una superficie porosa (es. quella del gesso), viene subito assorbito da questa, perdendo la proprietà di espandersi.

Applicato come pasta, dopo poco tempo si appanna e si screpola, mentre se viene applicato a sottilissime velature sovrapposte, resiste meglio.

Questi sopra descritti sono i lati negativi. Stendendolo come una leggera patina, conferisce al dipinto un bellissimo cromatismo dorato. Ha la proprietà di difendere l’opera pittorica dagli effetti nocivi degli agenti atmosferici, specialmente quelli relativi all’umidità e ai vari tipi di gas.

È bene per i principianti non usarlo, perché si possono avere nel tempo effetti indesiderati. Chi invece lo adopera con cautela può ottenerne ottimi risultati.

Colore Bruno bistro

E’ un pigmento naturale che viene ricavato dagli idrocarburi. La resina è del tipo fossile.

Bruno bistro fuliggine

È un colore che si ottiene mescolando la fuliggine ricavata dal legno di faggio, con acqua e gomma arabica e destrina.

Questo colore viene impiegato per abbozzare i quadri a grandi linee  e per disegnare bozzetti e studi di figure e nudo in particolare.

È un colore con scarso potere coprente e si presta soprattutto alla realizzazione del pigmento per acquerello, ma viene fabbricato anche per la pittura con tecnica a olio.

Colore Bruno aloe

Il bruno Aloe è un colore naturale ricavato dal succo che viene estratto da una pianta delle Liliacee.

Questa pianta viene coltivata soprattutto in India, ma è stata portata anche in sud Africa, in sud America ed in alcune regioni mediterranee. Ha la capacità di trattenere l’acqua, anche in zone calde ed aride.

Il bruno aloe, che si trova in commercio per più impieghi, è fortemente sconsigliato nella tecnica a olio, ma suggerito in quella dell’acquerello.

Colore Bruno di Marte (Ossido di ferro precipitato)

È un colore molto solido ed è uno dei migliori bruni che si conoscano. Utilizzato da un centinaio di anni, questo pigmento si ottiene con la calcinazione del giallo di Marte.

Ha un forte potere coprente e può essere impiegato anche nelle tecniche per gli affreschi. Viene vivamente sconsigliato per la tecnica dell’encausto.

Colore Bruno di seppia o seppia

È l’unico pigmento appartenente alla serie dei bruni che non proviene né dal regno minerale né dal regno vegetale.  Il bruno seppia è un bellissimo colore tendente al nero, con trasparenze calde e dorate.

Questo colore, che si ricava dalla seppia, mollusco di mare dal quale ne prende il nome, è in origine un liquido scuro e vischioso.

La sostanza colorante si estrae dal mollusco appena pescato e si lascia essiccare normalmente sotto i raggi del sole. Subisce in seguito un trattamento con carbonato potassico e il liquido ottenuto viene finemente filtrato per la separazione dalle sostanze insolubili.

La potassa viene poi neutralizzata con sostanze acide e messa in decantazione. La sostanza che si deposita sul fondo è Il colore. I suoi  effetti coloristici assumono una grande importanza specialmente nella tecnica dell’acquerello, ma per la sua scarsa resistenza alla luce, non può essere consigliato nella pittura ad olio.

Colore Bruno di Van Dyck (Solfato di ferro calcinato)

È un bruno che si ottiene dall’impasto di più tipi di terre ed è considerato un colore abbastanza solido. Il bruno Van Dyck è utile per formare un colore abbastanza scuro dal tono caldo e altre gamme cromatiche grigie, altrettanto calde, se viene mescolato con il bianco d’argento.

Colore Bruno Vibert

È questo, insieme al bruno di Marte, uno dei migliori pigmenti appartenenti alla serie dei bruni.

Colore Terra di Cassel

È una lignite terrosa, non ben definita nella sua composizione, che si trova nei giacimenti presso Colonia.

Il suo colore, abbastanza scuro, caldo e di forte intensità, riesce a creare nelle composizioni, bellissimi effetti cromatici. La sua stabilità è abbastanza buona.

Usata allo stato puro, così come esce dal tubetto,  la terra di Cassel, è resistente a tutti gli agenti atmosferici, ma  mescolata con i vari tipi di bianco, con il tempo tende a perdere forza. Essa, quindi, è bene che sia impiegata soprattutto per i toni scuri e non per quelli chiari.

Terra d’ombra naturale

La terra d’ombra naturale è un composto di silice colorato, di manganese e di ferro. I suoi giacimenti si trovano nell’isola di Cipro, nella Turchia ed anche nelle nostre due grandi isole.

Il suo colore tende al verdastro ed assume una certa importanza per la tavolozza del pittore, ma bisogna fare attenzione alla sua particolare sensibilità negli abbassamenti di tono, quando viene mescolata con i bianchi e con colori che già sono contenuti nella sua confezione.

Terra d’ombra bruciata

Facilmente reperibile in natura, si ottiene mediante la semplice macinazione e lavaggio della materia prima.

Anche in questo caso si tratta di una composizione di ossido di manganese ed  ossido silicato di ferro.

La Terra d’ombra bruciata ha un ottimo potere coprente e può essere utilizzata in tutte le tecniche più importanti come l’affresco, la tempera, l’encausto e la tecnica a olio. Essa non è altro che la calcinazione della terra d’ombra naturale ma con una tonalità più tendente ai colori caldi e con una stabilità certamente superiore.

Terra di Siena naturale

Questo pigmento, con la sua calda tinta che tende a quella del legno di noce laccato, è stato annoverato nei bruni perché quando è macinato e poi composto con l’olio, tende ad allontanarsi dal giallo.

Vi sono diversi tipi di terra di Siena, ma i migliori provengono proprio dai giacimenti che si trovano nelle vicinanze di questa città, dalla quale ne prende il nome.

La terra di Siena può considerarsi certamente un colore con una buona stabilità. Si può mescolare con sicurezza con tutti i tipi di bianco e con tutti i colori fissi. Questo colore è di fondamentale importanza ed utilissimo per la tecnica a olio.

Terra di Siena bruciata

Questo pigmento non è altro che terra di Siena naturale, dopo aver subito il trattamento di bruciatura.

È un colore che può annoverarsi tanto tra i bruni, poiché proveniente dalla terra di Siena naturale, quanto tra i rossi per le sue tendenze verso queste gamme.

È un colore abbastanza solido, ma le tinte ottenute mescolandolo con il giallo di cadmio chiaro, medio e scuro o il blu di Prussia, vengono con il tempo alterate.

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