Chiesa di S. Francesco a Grosseto

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Facciata della chiesa di S. Francesco a Grosseto
Facciata della chiesa di S. Francesco a Grosseto

Nota storica:

La più antica notizia di Grosseto potrebbe risalire a un diploma di Ludovico il Pio, dell’815 o dell’830, a favore della Badia di S. Antonio in Val d’Orcia, col quale concesse una gran parte del territorio posto tra i monti di Gavorrano e di Castiglione della Pescaia, fino al mare.

Nel 1138 Grosseto doveva essere salita ad un certo grado di prosperità, di popolazione e di sicurezza, se si considera che dal pontefice Innocenze II fu decorata col titolo di città quando egli con bolla dello stesso anno, ordinò che in Grosseto fosse trasferita la sede episcopale che fino ad allora era a Roselle.

Nel 1221 Federico II investì della Signoria di Grosseto il fedele Ildebrande degli Aldobrandeschi, conte palatino di Toscana; ma tre anni dopo i conti Aldobrandeschi, per rendersi amico il popolo di Grosseto, dettero libertà alla loro città, riservandosi, dice il Malavolti, la “cognitione delle cause criminali”.

Facciata della chiesa di S. Francesco (foto da Wikimedia Commons)

 Come i Senesi sentirono che la città, sulla quale da tanto tempo avevano posto gli occhi era uscita dal dominio diretto degli Aldobrandeschi (contro i quali, per il trattato del 1151 non potevano far guerra), mandarono degli armati alla conquista di Grosseto, che presero; ma la tennero per poco, perché la città si ribellò.

Poiché i Senesi non la volevano lasciare, i Grossetani tornarono ad appoggiarsi agli Aldobrandeschi e il 24 Aprile del 1249 fecero trascrivere, nella Cattedrale, da tre notari, la copia del diploma di Federico II.

Da questo importante documento è logico pensare che la fabbrica del Duomo doveva essere già coperta ed atta alle riunioni di popolo, e quindi anche alla pratiche di culto. In seguito ad una capitolazione, stipulata in Siena nel 1277, i Grossetani si impegnarono a far pace e guerra a disposizione del Comune di Siena, e di esentare dalle tasse i cittadini senesi che venissero ad abitare nel loro territorio (Kaleffo dell’Assunta). Dopo che Siena divenne la libera dominatrice di Grosseto e del suo vasto territorio, poté pacificamente continuare la fabbrica della grandiosa Cattedrale di questa città, alla quale fu dato inizio sin dal principio del secolo XIII, come si vede nel testamento del 1208 del conte Ildebrandino.

Vi si misero, poi, i Francesi, nella guerra di Siena contro Cosimo I, al quale passò nel 1559.

I primi Granduchi medicei le diedero la prima cinta esagonale e compirono importanti lavori di bonifica nel suo territorio; in seguito, però, la città decadde e fu quasi spopolata. La sua resurrezione iniziò con Pietro Leopoldo di Lorena, il quale la costituì in capoluogo di provincia nel 1776.

Nota artistica:  “La Chiesa di S. Francesco a Grosseto, alta, ampia, ariosa, illuminata nell’interno, da cinque grandi finestre, interno variopinto da travature policrome e di un falso zebrato, ha una sola nave senza il transetto e il campanile che s’imposta a destra della parte terminale. La fronte spaziosa, con un gran rosone nel centro, ha un portale semplicissimo, con una tettoia a doppia pendenza, che rende più misterioso ed ambrato l’interno, Tutta la Chiesa a laterizi, trova il suo unico ornamento in una cornice a mattoni messi per angolo, quasi un merletto che la percorre dalla tribuna, ai fianchi, alla fronte. L. MARRI MARTINI, “Costruzioni Francescane in terra senese” – Siena 1927 – pag.264

La Chiesa di S. fortunato o di S. Francesco è antecedente alla Cattedrale. Un’epigrafe ci dice che i monaci Benedettini l’abbandonarono nel 1220.

Appartenne ai Benedettini col titolo di S. Fortunato e dal 1289 ai Francescani che, cambiatole nome, la tennero fino alla soppressione degli Ordini religiosi, decretata dai Francesi nel 1808.

Dopo d’allora fu molto spesso utilizzata come caserma, finché i restauri del 1903, condotti dall’architetto P. Porciatti non la restituirono al culto. La semplicità dell’architettura francescana è chiara anche in questa fabbrica, dove la sola concessione all’eleganza è rappresentata da una leggera e minuscola cornice in cotto, ricorrente all’orlo del tetto, oltre che dai finestroni ad arco acuto dei fianchi, che interrompono con le loro aperture, la monotonia del mattone liscio.

Lunetta della facciata della chiesa di San Francesco a Grosseto
Lunetta della facciata della chiesa di San Francesco a Grosseto

 Della facciata, altrettanto semplice e nuda, unici motivi di decorazione sono l’occhio centrale che ha effetto di una macchia scura, e la sporgenza della breve tettoia ripara la porta e la sua lunetta, oggi adorna di un dipinto del Casucci di Siena.

La sobrietà, del restauro si nota anche quando si entra nell’ampia navata simile a quella del S. Francesco a Siena – dal soffitto a travi dipinte a colori vivaci e dove la luce entra abbondante dai finestroni, colorandosi discreta mente nelle vetrate.

Spogliata di ogni inutile accessorio, scomparse le aggiunte posteriori da cui era deturpata, essa ci mostra attualmente un solo altare al centro del presbiterio, rialzato di alcuni gradini sul pavimento della Chiesa, e gli avanzi delle sue decorazioni murali nei pochi affreschi ricomparsi di sotto alla verniciatura che per tanti anni ti aveva nascosti.

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Prof. Ettore Zolesi

Pieve di Santa Maria a Campagnatico

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Pieve di Santa Maria a Campagnatico
Pieve di Santa Maria a Campagnatico

Nota storica:

Ricca di storia è Campagnatico, piccola cittadina di Maremma, rimasta ancora nel suo antico aspetto.

Possenti le mura che la circondano, sebbene interrotte da più punti.

 Come tutti i castelli della maremma toscana, anche Campagnatico si trova sulla cima di un colle e domina tutta la campagna dell’Ombrone e serve da sentinella avanzata di Siena verso il mare.

Pieve di Santa Maria a Campagnatico (foto da Wikimedia C.)

La sua importanza era già grande fin dal X secolo e lo prova il fatto di trovare annidati fra le sue mura, spesso guerreggianti tra loro, i rappresentanti delle più illustri signorie della Maremma: i Visconti di Campiglia, i Cotono, i Monaci benedettini, quali condomini o come vassalli degli Aldolarandeschi, che ne possedevano la maggior parte e vi esercitavano potere sovrano. Omberto Aldobrandeschi la elesse a residenza preferita circondandola di forti mura, di casseri, di torri, per continuare la lotta contro le prepotenze di Siena, lotta già iniziata da suo padre.

Trucidato nel 1259, madonna Folchina ereditò i beni già posseduti dal fratello, che uniti a quelli recati in dote a Domisdeo Tolomei, ed agli altri ottenuti in enfiteusi dai monaci Vallombrosani, fanno di lei la maggior feudataria di Campagnatico.

Nel 1313 tu devastata da Enrico di Lucemburgo.

Nel 1359 vi si rifugiò Spinello Piccolomini, dopo la sua evasione dalle carceri di Santa Fora.

Nel 1382 fu devastata dai Conticini di Siena e da allora fu unita a questa città.

Incomincia per Campagnatico un lungo periodo di decadenza che terminò al tempo del Granduca Leopoldo II, che la fece risorgere come notevole centro agricolo.

Nota artistica:

Delle mura rimangono avanzi più o meno conservati, con massicce costruzioni in pietrame.

Originale è la parrocchiale di S. Giovanni, l’antica Pieve di S. Maria, bella chiesa, robusta come un fortilizio nelle muraglie absidali e nella severa torre campanaria alla quale nel 1400 fu aggiunta usa modesta facciata in travertino.

L’interno ha una sola navata senza finestre, interrotta da quattro pilastri addossati al muro, che sorreggono due archi a tutto sesto, i quali, a loro volta, reggono un tetto a capanna, con travi rustici e senza alcuna decorazione pittorica. La navata sfocia in un brevissimo transetto che da alla Chiesa una pianta a “T”, con un cappellone centrale e due laterali, tipici degli ordini monastici. Tutto l’edificio è costruito in pietra grigia dell’Ombrone e con arenaria.

Unito alla parte nord della facciata c’è un rudere di muro, che all’origine doveva servire da abitazione, che ha una bellissima porta con arco senese.

L’abside della chiesa, addossata al potentissimo torrione che adesso funge da campanile, ha due cappelle laterali, sporgenti dalla navata, e un cappellone centrale sporgente da esse.

Il tetto di queste cappelle è a volta con una buona e possente forma a crociera. Nell’arco della cappella centrale, diviso in formelle rettangolari, stanno effigiate mezze figure di santi, di scuola senese del XIV secolo, delle quali si ignora l’autore, e che si trovano in stato di abbandono.

Danno la luce alle cappelle, e da esse a tutta la chiesa, tre lunghi finestroni, di cui il maggiore è biforo, con una snellissima colonnina di marmo. Questa parte della Chiesa, esposta sulla cima più alta del monte, senza alcun riparo ai forti venti di scirocco, nel seicento ebbe le finestre chiuse quasi completamente. Adesso* si provvede a rimuovere gli altari barocchi dell’interno e a ridare la primitiva semplicità alla Chiesa, togliendo la muratura protettiva delle finestre, e mettendovi delle bellissime vetrate di Siena, che, come ho già ricordato, dando esse sole, insieme all’occhio della facciata, la luce all’edificio, rendono l’atmosfera della Chiesa suggestiva e raccolta.

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Prof. Ettore Zolesi

* Tenere presente che il trattato è stato scritto nel 1955

Introduzione al Gotico religioso in Maremma

 Introduzione al Gotico religioso in Maremma

L’architettura Gotica religiosa in provincia di Grosseto

Introduzione

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Il gotico (pittura)

Chiese monumentali nel mondo 

Citazione: F. E. Bandini Piccolomini

“Dal promontorio di Populonia alla foce del torrente Chiarone, sì estende per ben centodieci e miglia una vasta provincia, cui da una banda serrano le coste frastagliate del mar Tirreno, dall’altra gli ultimi contrafforti della montagna di Siena e dell’Amiata.

 Essa ha nome di Maremma senese e presenta allo sguardo estese ma spolte pianure, spesso solcate da fiumi, torrenti, collinette vestite a boscaglia ovvero coltivate a viti ed olivo; qua e là, lungo la spiaggia, acque putride e stagnanti che ricoprono assai spazio di terreno. I ruderi dell’Ansidonia e delle mura di Sovana, le vestigia di Roselle, le terme di Petricolo, urne cinerarie, frammenti d’iscrizioni, di colonne, tracce di acquedotti e di strade ricordano al pensiero la civiltà di due illustri popoli che abitarono la Maremma, l’etrusco e il romano, mentre rocche e castella per vetustà malconce, torri dai merli in ruina richiamano alla mente il medio evo con i suoi grandi caratteri, colle sue forti passioni, con le sue leggende, improntate ora a un’indomita fierezza, ora a mestizia profonda, ma sempre poetiche e belle.”   F. E. Bandini Piccolomini: “Note e discorsi intorno a Sallustio Bandini e il suo discorso sopra la Maremma di Siena (Siena 1880).

Fierissima contrada ai tempi degli Etruschi, con città importantissime, quali Saturnia, Suana, Statonia, Marsiliana, Cosa, Telamon, Rusellae, Vetulonia, Populonia, la Maremma mantenne il suo splendore anche durante la dominazione romana. 

Nell’ultimo  secolo della Repubblica la zona si avvia ad una decadenza sempre maggiore, causata soprattutto dalle lotte civili dei Romani, che qui ebbero un teatro d’azione, e dalla malaria che in questo tempo vi era diffusa.

In tutto il periodo delle lotte comunali essa fu completamente spopolata; un Vescovo, Giovanni, che alla fine del secolo IX si era recato a visitare la Maremma, descriveva le chiese in rovina e definiva la Maremma come terra pestilenziale. Le fazioni guelfe e ghibelline non mancarono di avere degli scontri in questa contrada, spingendo a sanguinose rappresaglie i suoi signorotti, specialmente gli Aldobrandeschi, i Pannocchieschi, i Da Cappncciano, mentre anche le Repubbliche di Pisa e di Siena, per un motivo o per l’altro, non le arrecarono che devastazioni.

Nel 1251 morì Guglielmo Aldobrandeschi e la Repubblica di Siena, per una pace fatta con Firenze, rimasta libera da ogni preoccupazione, si diede all’invasione della Maremma, portandone a termine la rovina, dopo le devastazioni dei Romani e dei Longobardi.

L’architettura gotica in Italia ha inizio per opera dei frati cistercensi, i quali intendevano nelle chiese e costruite da loro uno stile severo, disadorno uniforme. Tali nudità e serietà di forma furono più gradite e confacenti al gusto e alla tradizione dell’Architettura italiana. (indice pagine: appendice n° 1)

I primi esempi dl questa architettura in Italia sono rappresentati delle chiese di Fossanova (12085 di S. Martino al Cimino, ambedue nel Lazio, e di S. Galgano (1227), nel senese.

S.Galgano, per quanto in rovina, è possibile rintracciare i lineamenti di un’architettura limpida e cristallina, tanto da vedervi l’esemplare più puro del gotico in Italia (ved. citazione n° 1, rif. S. Galgano).

Tuttavia è da notare che l’architettura romanica lombarda era tanto vitale che molti elementi di essa rimasero nella Toscana, come loggette, archetti pensili, sostegni alternati di foggia diversa.

I Toscani, in special modo i Senesi, più che gli abitanti di qualsiasi altra regione italiana, seppero avvalersi delle forme gotiche come di elementi che vanno originalmente elaborati, come di mezzi espressivi che, assunti nel linguaggio architettonico, vengono piegati al loro gusto, alle loro esigenze, acquistano intonazioni del tutto diverse e nuove da quelle che avevano in origine, ma non certo meno colorite e significative. Nell’architettura gotica senese, in definitiva, noi riscontriamo pochi nuclei energetici, rivelatici quasi in singoli monumenti:  il Duomo di Siena, le facciate del Duomo di Orvieto, il S.Giovnnni e Siena, il Duomo di Grosseto e poco altro.

Scopo precipuo di questo lavoro è quello di studiare l’architettura gotica senese che si offre nella Maremma; architettura che vediamo pura nelle sue manifestazioni in Grosseto; in Massa Marittima fusa con il romanico del mondo pisano-lucchese, e che vediamo nella facciata del Duomo di Orbetello, dove questa arte sente maggiormente l’influsso del Duomo di Orvieto.

I testi sono del Prof. Ettore Zolesi

Il Duomo di Massa Marittima

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Il Duomo di Massa Marittima
Il Duomo di Massa Marittima

Citazione: “Nella parte meridionale della città, in una piazza artistica di forma irregolare sorge la Cattedrale maestosa sopra una graziosa scalinata. L’intelligente osservatore riscontra subito che la sua costruzione ai deve a due epoche e a due scuole differenti. La parte più antica …… continua (citazione di L. Petrocchi “Massa Marittima – Arte e Storia”).

La prima  La prima costruzione rimonta al 1228 1267 nel quale anno fu completato il lavoro del battistero.

Citazione: “Cinque porte davano ingresso alla Chiesa, una nella facciata e due per ciascun lato, ma oggi sono ridotte a quattro. Belle pareti laterali e nel primo ordine delle facciate si osserva che gli archi rotondi …… continua nella stessa pagina della citazione di L. Petrocchi “Massa Marittima – Arte e Storia”.

Il Petrocchi stabilisce che questa costruzione si avvicina più al mondo romano che a quello lombardo.

Citazione: “ma sappiamo pero che l’architettura lombarda si trasformò di regione in regione e che non solo in Toscana è più romana che lombarda, ma che anche per il materiale diverso di costruzione mutò di fisionomia  …… continua nella stessa pagina della citazione di L. Petrocchi “Massa Marittima – Arte e Storia”.

 Questa opinione del Petrocchi, adesso è confutata dai moderni critici.

La nuova costruzione comincia presso il campanile, essendo state demolite, con essa, e ricostruite nel medesimo stile le due ultime colonne a bassorilievo delle navate laterali per riportarle in linea retta. Continuando poi va a formare la parte posteriore, che in un mezzo ottagono racchiude l’abside maggiore.

Tre finestroni oblunghi, ad arco rotondo, sormontati da frontespizi a sesto acuto, ai aprono, uno su un lato centrale dell’abside e due sopra i due obliqui e fra essi sporgono le teste di due leoni.

A quest’aumento si deve pure il terzo ordine della facciata, formato da un frontone triangolare con sette piccole colonne equidistanti tra loro, che reggono ciascuna archi rotondi più piccoli, dominanti nei lati e formanti un regolare peristilio con una piccola loggia, nel mezzo della quale si apre una quadrifora gotica. Sui lati di questo frontone sporgono per metà, su mensole, due grossi leoni, lavorati più finemente di quelli della prima costruzione e sulla estremità si innalzano due pinnacoli.

Nelle pareti del peristilio il marmo rosso, forse dei vicini poggi di Gerfalco, forma col travertino degli strati orizzontali; e di marmo rosso sono pure le colonne, talune con base esagona, terminanti tutte in capitelli di travertino di ordine corinzio, di un disegno quasi uguale.

La colonna centrale posa sul dorso di un uomo ricurvo con la faccia barbuta, mentre la colonnina sinistra, con base esagona, poggia sopra un cavallo sdraiato e l’altra a destra su di un’aquila ad ali spiegate.

Nell’interno tre gradini innalzano subito la Chiesa e alla navata seguente altri tre gradini elevano maggiormente dal piano delle navate il Presbiterio e il Coro, che forma la volta di una piccola chiesa sottostante, come nel S. Giovanni a Siena.

Sopra il pilastro della cappella del braccio destro della crociera si legge la seguente iscrizione:

INCEPTUM FUIT HOC OPUS

A. D. MCCLXXXIV INDICTlONE XV

BIGALLO OPERAIO EXISTENTE

PBO PECUNIA AUGUSTI TARI ECCLESIAE.,…..PISANO FECIT

Incominciata fu quest’opera

nell’anno del Signore 1284, Indiz. 15°

essendo Bigallo operaio

col denaro di Augusto Tari

e della Chiesa ….. la fece Pisano.

Dal Petrocchi (“La Cattedrale di Massa Marittima” Siena 19051) che per primo formulò l’ipotesi, ormai da quasi tutti i critici d’arte (Toesca, A, Venturi, M. Salmi, Paatz, De Francovich) si assegna quest’opera a Giovanni Pisano (vedere citazione). Questo ampiamento della cattedrale, iniziato nel 1287, pare che fosse compiuto nel 1304.

Al prolungamento seguì l’innalzamento del campanile, come dimostra il riscontrare tutt’ora nel suo primo ordine una delle finestre della parete della navata laterale destra sulla quale si solleva, col suo lato sinistro.

Sempre collegato al mondo romanico ed in particolare ai caratteri lombardeggianti dei campanili lucchesi è l’ordinamento inferiore di questa torre campanaria (cfr. M. SALMI: “I problemi dell’Architettura romanica in Toscana”, Roma 1955).

Il campanile è stato ricostruito nel 1923-24 dall’Ufficio Regionale per la Conservazione dei Monumenti della Toscana (citazione n° 3, da P. Toesca 3).

Dopo il campanile fu costruita la cupola, Essa non presenta pregi architettonici, non armonizza col tempio nè gli aggiunge decoro. Non fu creata col prolungamento di Giovanni Pisano, ma aggiunta poco dopo, dopo che fu demolita la parte della navata centrale, sulla quale poggia con lo scopo di consolidarla abolendo le piccole finestre; parte che fu poi ricostruita con travertino di grana differente da quella delle due costruzioni con le quali fu irregolarmente collegata; e nell’interno fu ricostruito il primo arcone che la sorregge, che, come gli altri doveva essere di travertino.

Le tre navate misurano diciotto metri e la lunghezza di quella centrale è di 58,72 metri.

Uua parte delle pareti che si trovano al di sopra della porta centrale e nell’ultima arcata delle navate laterali è di travertino senza intonaco, e ricoperta qua e là da resti di antichi affreschi.

Disgraziatamente, nel Seicento si cercò di alterare il carattere dell’architettura della Chiesa. Infatti, il 15 Aprile 1622 i tre Santesi, che erano quei cittadini che il Comune nominava per amministrare le Opere Pie, deliberarono di spendere intanto ottocento scudi per fermare le volte alle navate e ricoprire le armature a cavalletti “giudicandolo un utile et un ornamento particolare”, e nel 1626 chiamarono i pittori senesi Provengano Silvani e Bastiano Brunetti, perché le “imbiancassero e dipingessero pure a pietre le pareti e le colonne”.

Nel tempo stesso furono addossati alle pareti delle navate laterali numerosi altari in stucco, così che ne venivano ad essere ricoperte le finestrelle e a guastare le pitture murali votive che erano rimaste sin dal secolo XIV.

Prof. Ettore Zolesi

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Alcune foto relative al Duomo di Massa Marittima (tratte da Wikimedia Commons)

interno del duomo massa marittima

 Interno del Duomo di Massa Marittima.

 fonte battesimale duomo massa marittima

 Fonte battesimale del Duomo.

Esterno del Duomo

Esterno globale del Duomo

Esterno parziale del portale

Esterno parziale del portale

Un lato esterno del Duomo

Un lato esterno del Duomo

affresco trecentesco Duomo

Un affresco trecentesco all’interno del Duomo

Facciata del Duomo
Facciata del Duomo.

La "Cattedrale di Beauvais"

Il coro della Cattedrale di Beauvais

Cathedrale Saint Pierre (Choeur)
Cathedrale Saint Pierre (Choeur)

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Sulla chiesa in esame: La “Cattedrale di Beauvais”, voluta dal vescovo di Beauvais, si trova a Beauvais, fu costruita nel secolo XIII ed è di arte “gotica”. 

 La Cattedrale di Beauvais, intitolata a Saint-Pierre, oltre ad essere un significativo esempio di arte gotica, è divenuta celebre per il suo coro gotico più alto del mondo (48,5 metri). Tale costruzione però, rimase ben presto incompiuta, infatti oggigiorno presenta solamente il coro ed una parte del transetto.

STORIA

La cattedrale venne costruita su un edificio sacro carolingio del X secolo per volontà del vescovo di Beauvais, Miles de Nanteuil. I lavori vennero realizzati a partire dal 1225, con la costruzione del coro e delle sue sette absidi, che furono terminati tra il 1272 e il 1275. Purtroppo però, nel 1284, forse per la notevole altezza e per le vibrazioni eccessive provocate dal vento, si verificarono gravi danni alla struttura. Più tardi venne ripresa la costruzione del coro, garantendo la solidità dell’opera con arcate di sostegno e un maggior numero di pilastri, ciò servì oltre a realizzare il coro, ad rafforzare il tutto. Durante la Guerra dei cento anni la costruzione venne interrotta e fu ripresa nel 1500 con l’edificazione del transetto che fu ultimato nel 1548. Poco dopo vennero effettuati lavori per la realizzazione di una torre campanaria, alta 150 metri, posta sulla crociera del transetto, che venne terminata nel 1569. La torre lanterna però, a causa di problemi di statica, crollò nell’aprile del 1573, pochi giorni dopo l’inizio di un intervento atto a risolverne i problemi. Il progetto iniziale della cattedrale prevedeva l’edificazione anche della navata, ma a partire da quel momento non vennero più effettuati interventi di ampliamento, si preferì stendere dei tiranti all’esterno del coro per garantire maggiore stabilità ai contrafforti. Oggi la stabilità della cattedrale di Beauvais è ancora precaria, infatti secondo alcuni, nelle giornate di forte vento, i pilastri hanno significative oscillazioni.

ESTERNO L’edificio presenta dei meravigliosi portali (nord e sud) in legno intagliato, testimonianza della scultura gotica e rinascimentale, opera dei bravissimi artigiani di Beauvais. Forse le opere più belle sono le vetrate, alcune realizzate dall’artista locale Engrand Le Prince, che rappresentano Santo Stefano.

INTERNO L’interno di Saint-Pierre è caratterizzato da vetrate (realizzate nei secoli XIII, XIV e XVI) , dall’orologio astronomico, costruito nella seconda metà dell’Ottocento (1866) e da una collezione di arazzi (del periodo XV-XVII secolo) iniziata dal re Luigi XIV nel 1644. Degno di nota, in una cappella posta vicino ad un’entrata, è l’orologio medievale risalente al XIV-XV secolo. La cattedrale ha inoltre un tesoro, composto da più di mille pezzi, che non è stato trafugato nonostante i numerosi saccheggi avvenuti nel periodo della Rivoluzione francese.

Serena

 

La chiesa di S. Agostino a Massa Marittima

Chiesa di S. Agostino a Massa Marittima

Pagine correlate:

Fracciata della chiesa di S. Agostino a Massa Marittima
Fracciata della chiesa di S. Agostino a Massa Marittima

Citazione:

 “Fra le chiese monastiche sorte sul principio del secolo XIV nell’antico territorio senese tien luogo notevole quella di S. Agostino di Massa Marittima. È ad una sola navata divisa da sei grandi archi a sesto acute impostati su piloni addossati alle pareti laterali della chiesa, in ciascuno dei quali ai aprivano quattro bellissime finestre gotiche oggi malaguratamente richiuse, ed otturate da grandi altari di stile barocco.

Posteriore è l’abside costruita circa la metà del secolo XIV, su disegno dell’architetto senese maestro Domenico di Agostino, come apparisce dai documenti ritrovati dal Petrocchi. Quest’abside è ottagona: all’esterno ha le lesene angolari che sostengono la cornice finale ad archetti ed in ogni lato dell’ottagono ha un’ampia finestra di forgia allungata, con largo strombo e terminata ad arco acuto; l’interno è a volta su costoloni che si uniscono in un rosone centrale, ed è di un insieme slanciato e gradevole”. A. CANESTRELLI: “L’Architettura medioevale a Siena e nel suo antico territorio – arte antica senese”, Siena 1904 pagg. 97 e segg.

La facciata della chiesa di S. Agostino a Massa Marittima

Questa Chiesa, sullo stile delle chiesa agostiniane eremitane del XIII secolo, è ad una sola navata. È  costruita in travertino, specialmente nella parte posteriore e nella facciata, nella quale si trova l’elegante porta centrale ad arco a tutto sesto, che, con l’architrave, viene a formare una lunetta che potrebbe contenere un mosaico od uni affresco.

Alla destra della porta si trovano due lapidi sepolcrali e sotto uno stemma con fascia, con leone sul capo e tre rose nel piede.

Vi si trova, inoltre, una lapide del 1312, in parte in Italiano che dice cosi:

ANNO DOMINI MCCCXII INDICTIONE VI

DI FEBBRAIO COMPRO L’OPERA DI SANCTO

PIETRO UNA PETRAIA DA LO REDE DI GUATTIERI.

 Questa iscrizione pare si riferisca alla costruzione della Chiesa.

Nelle pareti laterali si trovano due porte murate, una per lato, ed alcune pietre sepolcrali sul lato destro, corrispondente al chiostro del convento. In queste pareti si aprono quattro lunghi finestroni per parte, oggi murati, finestroni gotici, con due colonne, ora lisce ora a spirale, sovrapposte l’una all’altra, e con sopra eleganti archetti traforati.

La parte posteriore è per bellezza architettonica, la più importante e racchiude in un mezzo ottagono, l’abside intera, con tre finestre oblunghe di stile gotico, che si apro» no sul lato centrale e sui due laterali.

La prima pietra fu posta il 14 Marzo 1299 dal Vescovo Orlando Ugurgieri, come risulta da un documento rogato da ser Mino di Aldobrandino (Archivio di Stato di Siena). La costruzione fu compiuta nel 1312.

L’abside, con la cappella di sinistra, o di S. Lucia, fu lavorata nel 1348, con la spesa di 2150 libbre di denari senesi, dai maestri Stefano di Meo, Gualtiero di Maestro Sozo e Niccolò di Maestro Iacobo, sopra disegno del celebre architetto Domenico di maestro Agostino, senese, che nel 1351 sostituì il fratello Giovanni nei lavori di ingrandimento della Cattedrale di Siena (Vedere “I problemi dell’Architettura romanica in Toscana”, Roma 1955, pagina 215 di Mario Salmi).

Penetrando nella chiesa si ammira subito la nobile magnificenza con la quale è costruita l’unlca navata nei maestosi arconi a sesto acuto sui quali poggia l’armatura del tetto.

Questa Chiesa, lunga metri 56,60 e larga metri 15,50, fu costruita in tre piani, ma in seguito fu pareggiato il primo col secondo piano, come ce lo indicano le basi dei pilastri che sorreggono gli arconi.

Le condizioni attuali della Chiesa (tenere conto che il presente trattato si riferisce al 1955) sono molto pietose e rivelano un abbandono più che secolare, mentre adesso intelligenti lavori di restauro cercano di dare alla costruzione la primitiva unità architettonica e artistica severità, togliendo tutte le deturpazioni barocche.

All’origine la Chiesa doveva essere completamente disadorna e, a parte i tre altari e cappelle e il fonte battesimale, non doveva avere altro accessorio. Adesso è deturpata da bruttissimi arazzi e nella cappella laterale destra, da un orrendo altare barocco che, internamente, tappa tutto un finestrone. Alcuni anni fa un altare simile c’era anche nella cappella di sinistra, ma, come ho detto, i lavori di restauro l’hanno abbattuto ed hanno aperto il bel finestrone.

Facendo una considerazione personale sull’abside di questa Chiesa, simile, nel complesso a quella della Cattedrale, debbo dire che più di questa è completa e più elegante; infatti, mentre nella cattedrale il motivo di decorazione a cuspide sopra i finestroni, appesantito dal rosoncino della parte centrale, sia strutturalmente che decorativamente è poco convincente, e non unisce e corona bene le lesene d’angolo, tanto che queste sembra che reclamino un loro coronamento, la decorazione ad archetti pensili dell’abside della Chiesa di S. Agostino, unendo tra loro le lesene angolari, oltre a rendere un effetto luministico, danno anche un effetto strutturale e completano l’insieme architettonico e, ripigliando il motivo dell’arco acuto delle finestre, fanno sì che il tetto che lo copre sia l’unica soluzione possibile dell’insieme.

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Alcune foto della chiesa (tutte tratte da Wikimedia Commons)

Facciata della chiesa

La facciata della chiesa di S. Agostino a Massa Marittima

esterno della chiesa Chiesa

Una vista esterna della chiesa

interno della chiesa

Interno della chiesa

chiostro della chiesa

Il chiostro della chiesa visto dall’interno

campanile della chiesa

Il campanile visto da vicino

Prof. Ettore Zolesi

Trier Liebfrauenkirche (Chiesa di Nostra Signora a Treviri)

Nella foto: la facciata della Chiesa di Nostra Signora a Treviri

Trier Liebfrauenkirche (Chiesa di Nostra Signora a Treviri)
Trier Liebfrauenkirche (Chiesa di Nostra Signora a Treviri)

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Sulla chiesa in esame: La “Chiesa di Nostra Signora a Treviri”, iniziata sotto l’arcivescovo Theoderich von Wied e continuata dall’arcivescovo Konrad von Hochstaden, si trova a Treviri, fu costruita nel secolo XIII ed è di stile “gotico tedesco”. 

 La Chiesa di Nostra Signora costruita (accanto al duomo) a Treviri, una delle città più antiche della Germania, è situata nel Land Renania-Palatinato ed è uno dei primi esempi di gotico tedesco.

STORIA

Costantino il Grande, nell’anno 312, dopo aver sconfitto Massenzio nella battaglia di Ponte Milvio, si proclamò unico imperatore dell’Impero romano e scelse Treviri come capitale.

Qui, nel 326, fece costruire due basiliche: la basilica nord e la basilica sud. La prima, qualche decennio più tardi, fu completata da una costruzione quadrata (che ancora oggi sostiene il soffitto), nei secoli successivi subì lavori di ampliamento e ricostruzione, diventando l’attuale Duomo di Treviri. La seconda invece, venne distrutta, nonostante la ristrutturazione del secolo X. Nel XIII secolo l’arcivescovo Theoderich von Wied (1212-1242) decise la ricostruzione di questa seconda chiesa ( si ritiene che i lavori siano iniziati intorno al 1230 e terminati intorno al 1260) che diventò la Chiesa di Nostra Signora di Treviri, realizzata secondo i dettami del gotico.

A partire dal 1243 i lavori continuarono grazie all’arcivescovo Konrad von Hochstaden che riuscì a trovare i soldi per terminarne i lavori.

Nel 1492, sulla torre centrale venne posizionato un alto campanile, crollato poi nel 1631 in seguito ad una tempesta, più tardi sostituito da un tetto a padiglione, distrutto nel corso della Seconda guerra mondiale, sostituito successivamente da un nuovo tetto nel 1945 e poi da un altro ancora nel 2003.

La chiesa fu gravemente danneggiata durante la Seconda guerra mondiale e i lavori di ristrutturazione incominciarono tra il 1946 e il 1951, nel corso dei quali l’altare è stato posizionato nel centro della chiesa. Nel 1951 ha ricevuto dal Papa il titolo di “basilica minore”.

ESTERNO

È costituita da quattro portali, uno per ogni punto cardinale. Il portale occidentale è assai ricco di figure, perlopiù copie, poiché gli originali si trovano in alcuni musei.

Il portale settentrionale invece, è l’attuale porta d’ingresso alla chiesa e presenta raffigurazioni ispirate al Paradiso.

INTERNO

La chiesa, dedicata alla Vergine Maria, definita Rosa Mystica nelle Litanie della Madonna, si presenta molto simile a questo simbolo.

La sua pianta è a croce greca con il ramo orientale un poco più lungo degli altri. Nel punto d’incrocio dei quattro bracci della croce si innalza una torre a pianta quadrata, circondata da tutta una serie di cappelle poligonali (le absidi), che costituiscono una rosa di dodici petali, con pilastri e colonne (dodici colonne in rappresentanza dei dodici apostoli, con il compito di sostenere la costruzione della chiesa).

Gli elementi gotici si evidenziano nelle vastissime finestre a due ordini in sovrapposizione e nelle lucenti volte. Nella chiesa compaiono diverse tombe, tra tutte possiamo citare quella di Karl Metternich, un nobile del luogo, mentre molte altre sono state rimosse nel periodo della Rivoluzione francese.

Serena

Arte nel Duomo di Grosseto

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Campanile del duomo di Grosseto
Campanile del duomo di Grosseto

Il Duomo di Grosseto

Arte:

Il Duomo di Grosseto, quale si vedeva ancora ai primi XVI secolo, cogli archi a tutto sesto, con le navate a cavalletto, coll’abside circolare, doveva presentare uno dei più perfetti e caratteristici esempi dell’antica basilica cristiana e come pianta credo avesse grande analogia col Duomo di Orvieto.

Il Duomo che oggi vediamo è tutt’altro che omogeneo e genuino. Già dal 1590 è stato soggetto a rifacimenti e a restauri che ne hanno alterato la primitiva fisionomia.

La pianta ha tre navate: due cappelle sporgono lateralmente dal transetto, mentre l’abside, a levante, di forma circolare, termina nel coro.

I restauri del 1538 furono fatti dal senese Anton Maria Lari, il qual e trasformò tutta la pianta della chiesa e trasfigurò l’interno, da quello che doveva essere in origine.

Le navate sono coperte con volta a crociera intervallata da arconi trasversali rotondi; all’incrocio della navata maggiore col transetto è voltata una bassa cupola mentre il coro è coperto a botte con due piccole vele triangolari ai lati. Le arcate sono a tutto sesto e si impostano su pilastroni quadrangolari, le basi dei quali, di travertino, furono rivestite di marmo nei restauri della accenda metà dell’Ottocento; i capitelli, che, secondo una descrizione fatta nel 1830 (E. ROMAGNOLI “Biografia Cronologica dé bellartisti senesi'” VII – c., 39 segg. ms Bibl. Com. Siena L II 7), erano di ordine dorico, dagli stessi restauri furono rifatti prendendo approssimativamente a modello quelli della decorazione esterna della Chiesa.

Campanile del duomo (foto Vinattieri Matteo)

Oggi sono messi in luce due mezzi pilastri addossati alla parete della facciata, ai lati della porta maggiore, i quali, unici rimastici nel rifacimento della Chiesa, erano stati ricoperti, per simmetria con gli altri, nei restauri del 1858. Sono pilastri quadrati con semicolonne addossate di forma elegante e slanciata.

In base a questi pochi elementi rimastici, soltanto con l’aiuto della fantasia possiamo immaginarci tutta la Chiesa che verrà cosi a riacquistare parte della bellezza perduta  (bellezza che si denotava principalmente dalla maniera d’impostazione da questi pilastri) e ricostruire in tal modo questo complesso architettonico.

La costruzione, fondandosi su questi elementi, simili a quelli del Duomo di Siena, ed avendo arcate più ampie e sottili di quelle di adesso, risultava di una maggiore ariosità architettonica, che invece oggi è crudamente appesantita dal tardo rifacimento. Che fossero più sottili lo dimostra un saggio lasciato scoperto al di sopra del capitello di uno degli antichi pilastri; gli archivolti erano poi segnati da una sottile cornice dentata. Che poi le arcate fossero più ampie lo dimostra il fatto che i pilastri odierni, progredendo nella seconda e terza campata, sono via via maggiormente spostati dall’asse dei contrafforti esterni, essendo ravvicinati fra loro in confronto ai pilastri antichi, in modo che i finestroni e la porta del lato meridionale, entrando perfettamente all’esterno tra i contrafforti, risultano via via maggiormente eccentrici nelle pareti delle rispettive campate.

La facciata ha l’aspetto freddo di cosa rinnovata modernamente; ciò si deve ai restauri fatti tra il 1840 e il 1845 e nel 1853 con pulitura eccessiva del paramento a striscie di marmo bianco e rosso, tratto da Alberese, Caldana, Montarrenti. Tuttavia la disposizione architettonica è rimasta fondamentalmente quella antica. Vediamo in essa un persistente attaccamento a forme romaniche nei portali con archi a tutto sesto e nella loggetta che li incornicia, orizzontale al centro ed inclinata lateralmente lungo gli spioventi delle navate minori; ma queste forme sono interpretate goticamente negli elementi decorativi che sono, ad esempio, gli archetti trilobi che fregiano gli architravi delle porte minori, quelli della loggetta e il rosone del fastigio centrale, disegnato con eleganza in una doppia serie di colonnine e di archetti acuti.

Il timpano non appartiene alla concezione architettonica di Sozo, ma è più recente; è di elegante fattura e di ordine dorico, ed ha tutto il carattere dei frontoni classici per cui il Porciatti senza indugio lo assegna al Lari.

E ad epoche più recer’ti appartengono i due obelischi e i due pinnacoli della facciata. Questi ultimi credo che possano essere attribuiti ad artefici del secolo XVIII.

Il carattere senese che abbiamo riscontrato nella facciata  manifestato con la massima nitidezza nel fianco meridionale, che è la parte meglio conservata, nonostante il suo compimento alla fine dell’Ottocento. Originali i due finestroni, il tabernacolo e la statua posti in mezzo ad essi sul contrafforte e la porta fino alla cornice che serve di base alila lunetta; questa, col timpano e i pinnacoli laterali e statue, è dovuta ai restauri del 1897.

Citazione :  “Per la lunetta fu copiata, con leggere modifiKastaodk che» il gruppo di Giovanni di Agostino, che si trova nell’oratorio di 3.Bernardino a Siena. A* Venturi credette che tutte le statue e la decorazione di questo fianco della cattedrale grossetana fossero opera ài Giovanni Pisano(Storia dell«Arte, Milano Voi. Ili 1906,pag.386) • l’errore si trova ripetuto anche nell’opera del lavagnino (Storia dell’arte medioevale italiana» Torino 1936, pag. 590). La repliche moderne della lunetta e dei pinnacoli sono invece opera del senese I-eopoldo Waccari (1897)$ questa notizia, che già si trova nel Hicolosi (n litorale maremmano, Bergamo 1910,pag. 100) mi è stata confermata dai discendenti dello scultore.”. G. Vigni “L’architettura nel Duomo di Grosseto” Vol. XX della Rivista d’Arte; n° 1, Gennaio – Marzo 1938.

La porta è anteriore al 1326. Le dice chiaramente lo stemma che si vede scolpito nel pilastro destro della porta medesima. E poiché sul pilastro sinistro si vede scolpita la balzana di Siena, è da ritenersi anche che questa porta sia stata fatta al tempo della dominazione senese, contemporaneamente alle porte della facciata, e cosi sotto la potesteria del Malavolti e dei Piccolomini.

Gli elementi decorativi dell’epoca della costruzione originale sono derivati dal Duomo di Siena e dal S. Giovanni come poteva farlo un artista formatosi nell’officina di Giovanni Pisano; discendenza evidente nei cavalli e nei leoni alla base delle bifore.

Forma angolo col fianco descritto la cappella del braccio destro del transetto e con essa s’interrompe il rivestimento marmoreo sul fianco di mezzogiorno.

Delle pareti esterne della cappella, in pietra forte, due sole sono visibili, mentre il resto è incluso nelle costruzioni che si trovano addossate.

Ci interesserebbe adesso l’esistenza di un elemento che sarebbe molto importante per lo studio dell’antica fabbrica se fosse possibile controllarlo nella sua disposizione ed estensione, e cioè la cripta che per lungo tempo servì come luogo di sepoltura dei Vescovi. Essa fu riempita con materiali di scarico, durante i restauri iniziati nel 1858 e accecata in ogni suo passaggio, cosi che oggi non si sa più neanche dire dove ne fosse l’accesso, e tanto meno si conosce se essa fosse costituita da una vera e propria cripta primitiva, magari ampliata e trasformata, o semplicemente da sotterranei praticabili di scarso interesse architettonico.

Problematiche sono le conclusioni e discordi sono i pareri sulla datazione dell’opera, quantunque si abbia come punto di riferimento il 1294.

Da una parte si dice che fosse iniziata tra la fine del XII secolo e il principio del XIII, alla quale Sozo Rustichini avrebbe aggiunto la facciata e il paramento marmoreo del fianco (REPETTI, CHIARINI, CANESTRELLI, NICOLOSI), Dall’altra si ritiene che la costruzione del Duomo sia stata iniziata nel 1294, iniziata da Sozo (PIFFERI, ADEMOLLO, TOESCA, LAVAGNINO, VIGNI).

Ambedue le tesi sono giuste se conciliate.

Ci sono dei documenti (Testamento di Aldobrandino degli Aldobrandeschi) (Archivio di Stato-Siena-Diplomatico Riformagiano, 1208 – Ottobre 22), che dimostrano che la Cattedrale esisteva prima dell’attuale.

La prima tesi si fa forte di questo documento per dimostrare che il Duomo di Grosseto era già, in costruzione nel 1208. Sebbene l’uso del vocabolo “canonica” non possa dar luogo a un’interpretazione sicurissima, non ci sono difficoltà per ammettere che si lavorasse intorno a una chiesa cattedrale in quel tempo, tanto più che altri documenti più tardi ne attestano l’esistenza.

Ma in che è consistita l’opera del Rustichini alla fine del Secolo?

Si può pensare che la costruzione primitiva rimanesse invariata abbellendosi soltanto di una facciata e di un paramento marmoree esterno? Gli avanzi rimasti non autorizzano questa conclusione ma piuttosto che Sozo Rustichini nel 1294 abbia veramente ricostruito la Cattedrale di Grosseto, ispirandosi a quella di Siena e da essa traendo quella romanicità ornata goticamente, che le è propria.

In tutta la costruzione, non completamente soffocata dai tardi rifacimenti, si intuisce un senso spaziale ampio e slanciato in altezza che deriva dal Duomo di Siena e non è quello di una fabbrica del principio del Duecento; e non ci si inganna giudicando da questi due semipilastri addossati alla parete di facciata, dei quali abbiamo già indicato il valore di suggerimento per la costruzione ideale della Chiesa. I particolari decorativi esterni si armonizzano cosi pienamente con una costruzione nella quale i richiami all’architettura e al Duomo senesi sono continui, dal pilastro al tipico arco senese usato all’interno sulle tre porte di facciata le cui sculture assomigliano a quelle nel Duomo di Siena, alla bella successione di archi trasversali nella navata centrale.

È inutile quindi parlare di una costruzione anteriore, che non possiamo conoscere, la quale, forse chi sa?, avrebbe potuto illuminarci sull’attività di qualche maestranza settentrionale in relazione a quelle che avevano eretto il Duomo di Sovana o il S. Bruzio di Magliano.

Anche se i documenti ci attestano l’esistenza di una chiesa anteriore, dobbiamo contentarci di ricordare il monumento grossetano per quello che è oggi, come opera, assai manomessa, di Sozo Rustichini, tra la fine del secolo tredicesimo e il principio del quattordicesimo, derivante direttamente dall’architettura del Duomo di Siena (J. ALAZARD: “L’Art italien des origines a la fin du XIV sieclè”, Paris 1949).

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Prof. Ettore Zolesi

La facciata del duomo di Grosseto

La facciata del duomo di Grosseto (Foto Waugsberg)

La facciata laterale del duomo di Grosseto

La facciata laterale del duomo di Grosseto (foto Vinattieri Matteo)

La decorazione del portale del duomo di Grosseto
La decorazione del portale del duomo di Grosseto  (foto Vinattieri Matteo)

La storia del Duomo di Grosseto

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Campanile del duomo di Grosseto
Campanile del duomo di Grosseto

Il Duomo di Grosseto

Storia:

Come ho già scritto, con bolla dal 9 Aprile 1138, Innocenzo II trasferiva le dignità episcopali dalla chiesa di Roselle in Grosseto e decretava che questa assumesse il nome di Città.

Il 12 Aprile 1188 Clemente III dava alla Chiesa grossetana “in eminenti sedis”, grandissimi privilegi, all’esame dei quali il Proposto Emilio Chiarini pensa che le fondamenta del Duomo fossero state poste da Gualtieri vescovo di Grosseto non più tardi dell’anno 1190.

Infatti il Vescovo Gualtieri aveva ricevuto tanta abbondanza danza di beni, di diritti, e di decime da poter con sicurezza iniziare il grande lavoro e con la speranza di vederlo presto compiuto.

Diciotto anni più tardi, il 22 novembre 1208, a Sovana, nel Palazzo dei Canonici, alla presenza di Viviano, Vescovo di quella Diocesi, a rogito di Rainiero d’Accursio, Aldobrandino Aldobrandeschi legava, all’opera della cattedrale di Grosseto la somma di dieci lire all’anno fino a che non fosse terminata la Chiesa maggiore di quella città.

Quando Grosseto ricadde in mano dei Senesi, essi sul grandioso monumento vollero lasciare la traccia del loro dominio. E cosi nel pilastro sinistro, della facciata, accanto a una formella in cui è scolpita la scala, impresa dei Malavolti, si legge la seguente iscrizione:

Campanile del duomo (foto Vinattieri Matteo)
IN NOMINE DOMINI AMEN
ANNO DOMINI MCCCXXXXIIII
TEMPORE DOMINATIONIS
NOBILIS VIRI DOMINI
PHILIPPI MALAVOLTE SECUND VICE POTESTATIS
GROSSETI, FUIT INCEPT HOC OPUS
In nome del Signore amen
l’anno del Signore 1294
al tempo della dominazione
del nobil uomo signor
Filippo Malavolti secondo vice potestà
di Grosseto fu cominciata quest’opera.

Questa iscrizione ci fa conoscere che nel 1294 si cominciò ad incrostare di marmi la facciata della Chiesa, essendo potestà per il Comune di Siena Filippo Malavolti, che tornava in carica per la seconda volta.

L’anno dopo, 1295, si incominciava il rivestimento marmoreo all’interno che poi rimase incompleto.

Se ne ha memoria da questa iscrizione:

ANNO DOMINI MCCXXXXV I VIII
HOC EST OPUS SIT INCEPTA TEMPORA POTEST
DNI. MINI MATTI
DE PICCOLOMINIS
DE SENIS POTESTATIS CIVITATIS GROSSETI
SALUT.
nell’anno del Signore 1295, Indizione 8°
qui ebbe principio quest’opera al tempo
del Podestà Signor Mino di Matteo
Piccolomini
di Siena, Potestà della città di Grosseto
Salute.

 . Si ha anche il nome dell’architétto del monumento nelle due seguenti lapidi:

HUIUS OPERIS FUIT MAGISTER
SOXUS RUSTICHINI
DISEGNATOR CAPUT MAGISTRORUM PRIMUS.
Di quest’opera fu maestro
Sozo Rustichini
disegnatore capo e primo dei maestri.

 . L’altra lapide è scritta in due cerchi concentrici con sigle che dicono:

X. R. C. – T. R. E. – M. P. R.

Tra le versioni che se ne sono date, scelgo quella del Proposto Chiarini:

X (Xsozus) – R (Rustichini) – C (Costruxit) – T. R. E (Tempore) – M (Malavolte) – P (Potestatis) – R (Roseti).

Chi era Sozo Rustichini?

Poco si sa di questo architetto. Il Romagnoli lasciò scritto:

“Sozo di Pace (S. P.) Rustichini figlio del celebre Pacino, nominato nell’anno 1265 e fratello di Guidone (Romagnoli: “Biogr. Coron. M. S. XIV, anno 1331”).

” Il Tizio, a pag. 450, dice:

“Rustichini faniilia a Piocolomineis producta”.

Ciò sembrerebbe conforme al vero, e un Mino di Matteo Piccolomini si servì dell’opera del Rustichini pel nostro Duomo.

 Quello che importa chiarire e stabilire come punto di partenza è che la famiglia del Rustichini fiorì nella seconda metà del 1200 e nei primi del 1300 e così ai tempi di Mino Piccolomini e del Malavolti che fecero rivestire esteriormente ed internamente di marmi il Duomo di Grosseto.

E ammesso questo» sparisce ogni contraddizione tra lo stile del monumento le iscrizioni marmoree se contraddizione vi fu, perché le notizie storielle si convalidano a vicenda e si fondono in modo tale che ne risulta chiara la verità. Purtroppo è da lamentare la perdita di tutte le notizie sul Duomo che si conservano nell’Archivio dell’Opera delle quali non si sa neanche come andarono perdute.

Dal 1295 senz’altra notizia si arriva al 1402.

Una iscrizione murata sul campanile dice che nel 1405 il provvedo uomo Domenico di Francesco da Montemerano, operaio a vita, coi beni della Chiesa e con le elemosine cercò che fosse fatto il campanile.

Il Campanile è di stile gotico senese ed è in mattoni.

Essendo stato ricostruito anni fa, tolgo dal Porciatti la descizione del campanile preesistente:

Citazione: “Il nostro campanile non è finito ed il coronamento per mancanza di denari è stato rafforzato alla meglio. Infatti le bifore e le trifore soltanto accennate mancano delle colonnette e delle rosette, la costruzione rivela un progresso costante di economie: si cominci ……..  L. PORCIATTI: “Il Duomo di Grosseto”, Grosseto 1907.

   Nel 1470 11 il Duomo si arricchì di uno splendido gioiello, il fonde battesimale, opera di Antonio di Ser Ghino.

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Prof. Ettore Zolesi 

La facciata del duomo di Grosseto
La facciata del duomo di Grosseto (Foto Waugsberg)
La facciata laterale del duomo di Grosseto
La facciata laterale del duomo di Grosseto (foto Vinattieri Matteo)
La decorazione del portale del duomo di Grosseto
La decorazione del portale del duomo di Grosseto  (foto Vinattieri Matteo).

Duomo di Limburg

 Nella foto: veduta della cattedrale di Limburg (Duomo di Limburg)

Duomo di Limburg
Duomo di Limburg

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Sulla chiesa in esame: Il “Duomo di Limburg”, inaugurato dal vescovo di Treviri Theodoric di Wied, si trova a Limburg, fu costruita nel secolo XIII ed è di stile “tardo romanico”. 

 Il Duomo di Limburg, situato nella città di Limburg (Germania), costituisce un vero e proprio capolavoro ( XIII secolo ) di arte tardo romanica, di quell’architettura di transizione tra il romanico renano e il gotico.

STORIA

Il duomo sorge in una posizione elevata, sopra il fiume Lahn, nei pressi della città di Limburg, laddove nel passato si trovava la cappella di un antico castello del IX secolo, dedicata a San Giorgio.

Questa città nell’845, come tutte le città medievali, sorse come castello con un piccolo borgo e solo nella seconda metà del XIII secolo le viene riconosciuto il titolo di città.

Proprio in questo secolo, grazie ai tesori accumulati durante le crociate, i commercianti del luogo, decisero di realizzare un grande edificio sacro. Nacque così il duomo.

Sembra che l’inaugurazione risalga al 1235, per opera del vescovo di Treviri Theodoric di Wied. Il duomo è intitolato a due santi: San Giorgio e San Nicola di Bari.

Nel rosone, nei suoi tre profondi portali e nelle due torri appartenenti alla facciata, presenta fattori che si ripetono in altre cattedrali tedesche.

ESTERNO

La chiesa è assai riconoscibile perché esternamente presenta sette alte torri, simbolo dei sette sacramenti.

Le prime due torri (37 metri) sono visibili nella facciata, quattro invece sono posizionate sui transetti, ed infine la settima torre (66 metri), di forma ottagonale e con un’alta cuspide, si trova sull’incrocio di questi ultimi.

Sulla facciata occidentale compare un grande rosone circondato da altri otto più piccoli, che simboleggiano i quattro evangelisti.

Esternamente l’intonaco del duomo è di ocra bianco, rosso, nero e verde.

INTERNO

La cattedrale è a tre navate, con una navata centrale alta e stretta, un portico ad ovest e un coro. Presenta elementi sia di stile tardo romanico che gotico. È lunga 54,5 metri e larga 35,4 metri.

Nell’interno giunge molta luce. Si compone di portici, trifore, gallerie e cleristorio. Nel duomo si trovano degli affreschi datati 1220-1235.

Ha inoltre ben nove campane, le sette più importanti si trovano nella torre sud, mentre le restanti due, più vecchie, sono conservate nella torre nord.

Serena