Ritratto della mulatta Aline di Delacroix

Eugène Delacroix: Ritratto della mulatta Aline

Eugène Delacroix: Ritratto della mulatta Aline
Delacroix: La mulatta Aline, cm. 80 x 65, Montpellier Musée Fabre.

Sull’opera: “LA MULATTA ALINE (LA MORA ASPASIE [?])” è un quadro di Delacroix realizzato con tecnica ad olio su tela nel 1824-1826, misura 80 x 65 cm. ed è custodito a Montpellier Musée Fabre.

Molto probabilmente la donna raffigurata nell’opera in esame è quella ragazza “moresca” di cui Delacroix parla nei passi del Journal. Aline (Maltese) la quale certamente posò per la Morte di Sardanapalo.

Due quindi sono quindi le designazioni e cioè “La mulatta Aline” e “La mora Aspasie”.

Questo equivoco si ripercosse  sulla distinzione fra due opere, cioè tra quella in esame e la Mulatta Aspasie attualmente alla Feilchenfeldt di Zurigo ( 27 x 21). 

L’opera rappresentata nella pagina fu acquisita da un certo  Andrieu per 550 franchi.

“Angolo di studio – La stufa” di Eugène Delacroix

Eugène Delacroix: Angolo di studio – La stufa

Eugène Delacroix - Angolo di studio - La stufa
Eugène Delacroix: Angolo di studio: La stufa, cm.51 x 44, Parigi Louvre.

Sull’opera: “ANGOLO DI STUDIO: LA STUFA è un quadro di Delacroix realizzato con tecnica ad olio su tela intorno al 1825, misura 51 x 44 cm. ed è custodito al Louvre di Parigi.

Probabilmente l’angolo dello studio è quello che Delacroix aveva condiviso con Th. Fieiding.

La firma, in fatto di autografia, è alquanto incerta fra gli studiosi di storia dell’arte.

Secondo Maltese, la vitalità naturalistica presente nel quadro riporta alla pittura di Géricault. Per il Marchiori invece, la delicatezza del cromatismo collega l’opera all’intimismo chardiniano.

Indubbiamente, si tratta di un’opera eccezionale, un esempio pittorico che stimolerà i grandi personaggi dell’Impressionismo e post-impressionismo, da Monet a Van Gogh.

Per quanto riguarda la cronologia, alcuni studiosi gli assegnano l’anno 1830.

Combattimento di due cavalieri di Delacroix

Eugène Delacroix: Combattimento di due cavalieri

Eugène Delacroix: Combattimento di due cavalieri
Eugène Delacroix: Combattimento di due cavalieri, cm. 81 x 105, Louvre Parigi.

Sull’opera: “Combattimento di due cavalieri” è un quadro di Delacroix realizzato con tecnica ad olio su tela intorno al 1825, misura 81 x 105 cm. ed è custodito al Louvre di Parigi.

Robaut assegna la cronologia della suddetta opera all’anno 1825; altri studiosi di storia dell’arte invece riportano il 1830, ma la più attendibile rimane comunque quella del 1825. Il quadro è firmato ma trattasi di una falsa firma.

Fu venduto ad Haro dopo la morte di Delacroix al prezzo di 820 franchi, il quale lo cedette a Isambert.

L’opera riapparve nel 1884 (Parigi) alla vendita de Lamberye e venne acquistato per 2.20 franchi.

In un altro passaggio di mano (1884), per 1500 franchi, il quadro pervenne a Diot.

La Grecia spirante sulle rovine di Missolungi di Delacroix

Eugène Delacroix: La Grecia spirante sulle rovine di Missolungi

Eugène Delacroix: La Grecia spirante sulle rovine di Missolungi
Eugène Delacroix: La Grecia spirante sulle rovine di Missolungi, cm. 209 x 147, Musée des Beaux-Atrs Bordeaux.

Sull’opera: “LA GRECIA SPIRANTE SULLE ROVINE DI MISSOLUNGl” è un quadro di Delacroix realizzato con tecnica ad olio su tela intorno al 1826, misura 209 x 147 cm. ed è custodito al Musée des Beaux-Atrs Bordeaux.

In quest’opera la “Grecia” viene rappresentata da una giovane donna in costume sulle rovine dalle quali appare il braccio d’un caduto. Sullo scuro sfondo, in alto a destra si intravede un soldato turco.

L’allegoria del quadro riguarda i difensori di Missolungi, i quali il 22 aprile del 1825 scelsero di saltare in aria insieme alle loro famiglie  – compresi i bambini – piuttosto che cedere all’offensiva turca.

Per la figura in primo piano – La Grecia – posò con tutta probabilità M.Ile Laure, la stessa modella impiegata nella Donna con pappagallo (n. 171).

Per quanto riguarda la cronologia del quadro, la più attendibile secondo gli studiosi di storia dell’arte sembra essere quella intorno al 1826, nonostante esista una lettera di Delacroix indirizzata a Thoré nella quale, riferendosi forse al dipinto in esame, lo ricorda realizzato nel 1827.

Nel 1870 il quadro venne riprodotto da Odilon Redon.

Turco seduto (Louvre) di Delacroix

Eugène Delacroix: Turco seduto (Louvre)

Eugène Delacroix: Turco seduto (Louvre)
Turco seduto, cm. 46,5 x 38, Louvre Parigi.

Sull’opera: “TURCO SEDUTO (IL CANTANTE BAROILHE [?]) è un quadro di Delacroix realizzato con tecnica ad olio su tela intorno al 1827, misura 46,5 x 38 cm. ed è custodito al Louvre, Parigi.

L’identificazione, che vuole l’effigiato essere il famoso cantante lirico ed appassionato d’arte, non è sicura.

Al di sotto della vernice a smalto al coppale si rileva una bellissima concordia di luminose lacche.

L’opera in esame è generalmente riferita al 1826, ma molto probabilmente l’anno è il successivo, come evidenzia lo stacco rispetto al “Giovane turco che accarezza un cavallo” (n. 139).

Citazioni e critica su Delacroix

 Citazioni e critica su Delacroix

Itinerario critico di Delacroix (citazioni tratte dai “Classici dell’Arte”, Rizzoli Editore)

Pagine correlate: Le opere dell’artista – La sua biografia – I suoi scritti sul Journal – Il periodo artistico di Delacroix

Cosa hanno detto le più autorevoli voci della Storia dell’arte su Delacroix:

(…) Bisogna anzitutto notare, ed è importantissimo, che, visto da un punto troppo distante, per poter analizzare o anche solo comprendere un soggetto, un quadro di Delacroix ha già prodotto un’anima un’impressione ricca, felice […] Sembra che il colore, mi si perdonino questi sotterfugi del linguaggio per esprimere delle idee delicatissime, pensi da sé, indipendentemente dagli oggetti che riveste. […] Un poeta ha tentato di esprimere queste sensazioni sottili con versi la cui sincerità può menar buona la bizzarria: 

Deiacroix, lac de sang, hantè des mauvais anges,

  Ombragé par un bois de sapins toujours vert,

 Où, sous un ciel  chagrin, des fanfares estranges

 Passent commi un soupir étouffé de Weber.

Lago di sangue: il rosso; frequentato dagli angeli cattivi: soprannaturalismo ; un bosco sempre verde : il verde, complementare del rosso;

un ciclo mesto: i fondi tumultuosi e tempestosi dei suoi quadri; le fanfare e Weber: idee di musica romantica cui svegliano le armonie del suo colore. […]

Che sarà Delacroix per i posteri? […] Diranno, come noi, che fu un accordo unico delle più stupefacenti qualità; che ebbe, come Rembrandt, il senso dell’intimità e la magia profonda, lo spirito di combinazione e di decorazione come Rubens e Lebrun, il colore feerico come Veronese, ecc. ; ma che ebbe anche una qualità sui generis, indefinibile e definente la parte melanconica e ardente del secolo, qualcosa di interamente nuovo, che ha fatto di lui un artista unico, senza generatori, senza precedenti, probabilmente senza successori, un anello così prezioso che non ve n’è nessuno di ricambio e che, sopprimendolo, se una tal cosa fosse possibile, si sopprimerebbe un mondo d’idee e di sensazioni, si farebbe una lacuna troppo grande nella catena Storica,        Ch. baudelairx, in ‘Le Pay” 1855.

Eugène Deiacroix era, oltre che un pittore innamorato del proprio mestiere, persona di cultura generale [,..]. Era la mente più aperta alle cognizioni e alle impressioni tutte, l’uomo dal gusto più eclettico e più imparziale, […] freddamente deliberato a cercare i mezzi d’esprimere la passione nella maniera più visibile. In questi due caratteri troviamo, sia detto di volo, i due segni che distinguono i più solidi ingegni, ingegni estremi […].Una passione immensa, sostenuta da una volontà formidabile, ecco l’uomo. Il quale diceva di continuo : “Poiché considero l’impressione trasmessa dalla natura all’artista come la cosa più importante a tradursi, non è forse necessario che questi sia preventivamente armato di tutti i mezzi più rapidi d’espressione?”. È evidente che agli occhi suoi l’immaginazione era il più prezioso dono, la facoltà più importante, ma che questa facoltà restava impotente e sterile se non disponeva di un’abilità rapida, atta a seguire quella grande facoltà dispotica nei suoi capricci impazienti. […] A codesta sua preoccupazione incessante sono da attribuirsi le perpetue ricerche relative al colore, alla qualità dei colori, la curiosità delle cose della chimica, e le conversazioni coi fabbricanti di colori; per cui si accosta a Leonardo da Vinci che, lui pure, fu invaso da tali ossessioni. […] La natura esterna non porge all’artista che l’occasione sempre nuova di coltivare questo germe : essa stessa non è che un cumulo incoerente di materiali, che l’artista è chiamato ad associare e a mettere in ordine, un incitamentum, una sveglia per le facoltà sopite. In realtà, nella natura non c’è ne linea ne colore. L’uomo crea la linea e il colore. Sono due astrazioni, che derivano la loro nobiltà da una medesima origine. […] La linea e il colore fanno entrambi pensare e sognare; i piaceri che ne risultano sono di natura diversa, ma perfettamente uguali e indipendenti assolutamente dal tema del quadro. […] Vi ho detto che, nonostante il velo mortificante d’un raffinato incivilimento, era soprattutto la parte nativa dell’anima di Delacroix a colpire l’osservatore attento. In lui tutto era energia, ma energia venuta dai nervi e dalla volontà; che fisicamente era sottile e delicato. La tigre, proiettata verso la preda, non ha altrettanto lampo negli occhi e, nei muscoli, fremiti così impazienti, come ne mostrava il nostro grande pittore, quando tutta l’anima gli vibrava verso un’idea o voleva impadronirsi di un sogno.  ch. baudelaire, in “L’Opinion nationale” 1863.

Appena uscito dall’atelier di Guérin, nel 1818, Delacroix sente [‘insufficienza della tavolozza troppo carica di colori cupi e terrosi che aveva usato fino allora. Per dipingere il Massacro di Scio (1824), ha la forza di escludere le ocre e le terre mutili e sostituirle con bei colori intensi e puri : azzurro cobalto, verde smeraldo, lacca di garanza. Nonostante tale audacia, presto avvertirà di non aver ancora raggiunto i suoi scopi. Invano disporrà sulla tavolozza una gran quantità di semitoni e mezzetinte preventivamente preparati con cura. Sente ancora, il bisogno di nuove risorse e, per l’ornamentazione della Sala della Pace [al Lussemburgo, 1854], arricchisce la sua tavolozza (che Baudelaire rassomiglia a un “mazzo di fiori sapientemente assortiti”) di un sonoro cadmio, un pungente giallo di zinco, un vigoroso vermiglio, cioè dei colori più intensi che un pittore abbia a disposizione. Rialzando con questi potenti colori — giallo, arancione, rosso, porpora, azzurro, verde e giallo-verde — la monotonia dei molti, ma scuri, in uso prima di lui, egli crea la tavolozza romantica, in un tempo raccolta e tumultuosa. Occorre notare che questi colori, puri e franchi, sono precisamente quelli che più tardi comporranno, a esclusione di ogni altro, la tavolozza semplificata degli impressionisti e dei neo-impressionisti. […]  In lui il colore ha ogni volta un linguaggio estetico conforme al suo pensiero. Il dramma che ha concepito, il poema che intende cantare si esprimerà sempre attraverso un colore appropriato. Questa eloquenza del colore, questo lirismo dell’armonia, è la grande forza del genio di Delacroix. Grazie a tale comprensione del carattere estetico del colore egli potrà con estrema sicurezza e ampiezza esprimere il proprio sogno e dipingere di volta in volta i trionfi, i drammi, l’intimità e il dolore. […]

Per mezzo secolo Delacroix si è dunque sforzato di ottenere più luce e più splendore mostrando così la via da seguire e lo scopo da raggiungere ai coloristi che gli dovevano succedere. […] A loro ha chiarito quali siano i vantaggi di una tecnica sapiente, logica e articolata, che non impaccia in nulla la passione del pittore, bensì la fortifica. Ha rivelato il segreto delle leggi che reggono il colore: raccordo dei similari, l’analogia dei contrari. A loro ha mostrato che un colore unito e piatto è inferiore al colore prodotto dalla vibrazione di elementi diversi combinati fra loro. Li garantisce sulle possibilità della funzione ottica che permette di creare nuove tonalità. Li consiglia di bandire il più possibile i colori scuri, sporchi e opachi. A loro insegna che si può modificare e abbassare un tono senza sporcarlo eseguendo l’impasto sulla tavolozza. A loro indica la portata morale del colore che contribuisce all’effetto del quadro; li inizia al linguaggio estetico dei toni e dei valori. Li esorta a tutto osare e a non temere mai di caricare di eccessivo colore le loro armonie. Il grande creatore è anche un grande educatore: il suo insegnamento è prezioso quanto la sua Opera. P. Signac, D’Eugene Delacroix au néo-impressionnisme, 1899.

Egli disegnava d’istinto e di foga, e coloriva di scienza, perciò è stato considerato un cattivo disegnatore e un grande colorista. Oggi invece ci accorgiamo che quel colorire di scienza, importante come conquista del gusto, come impulso all’arte a venire, era un ostacolo alla libera espressione della personalità dell’artista e doveva essere distrutto nel semplice effetto di luce e di ombra. Così che proprio la forma di Delacroix, quella forma deformata, libera da ogni naturalismo e subordinante a sé stessa il colore, dava all’opera intiera la sua unità, riassumeva in sé l’impeto creatore, era essa l’impronta della fantasia, l’espressione del genio. […] Chevaux arabes se battant dans une écurie, del Museo del Louvre, è opera anch’essa del 1860. Mancano i colori, ma la luce e l’ombra sono realizzati in un modo degno di Rembrandt. E la furia dei cavalli è espressa da linee luminose, indipendenti dalla naturalità dei cavalli, in un modo che sa di prodigio. Chi ricordi il cavallo impennato del Massacro di Scio, può intendere quanta retorica torbida fosse nel Delacroix del 1824, e com’essa turbasse la natura senza saperla muovere. Nel 1860 il pennello di Delacroix scorre leggero, signore di sé, non insiste, non s’intorbida, ma rivela fuor della penombra di una scuderia, non due cavalli, ma veramente gli éclairs dei cavalli. Perciò verso la fine della vita, attraverso una lotta tormentosa, sempre sorretto da un’alta nobiltà di sentire, Delacroix seppe fondere le sue qualità di uomo e di pittore. Per affermare il suo gusto, per imporre la sua personalità prepotente, aveva riempito immense tele, aveva compiuto monumentali decorazioni. Ma tutto quello che di artificiale, di sforzato, di voluto era insito nel gusto del tempo, si era infiltrato nella sua produzione, proprio per la necessità della lotta. Quando invece egli si ritirò dalla lotta, e dipinse per la necessità di dipingere, e seppe fare tutte le rinunzie, dalla gioia della bellezza alla scienza del colore, allora in alcuni piccoli quadri, che furono colloqui con se stesso, la foga divenne visione, lo spasimo divenne malinconia, la passione divenne meditazione, e la sua forma fu così spirituale, come di rado la storia ricorda.      venturi, Pittori moderni, 1946.

Le opere di Eugène Delacroix

 Alcune fra le più importanti opere di Eugène Delacroix.

Delacroix - Autoritratto a 40 ann
Autoritratto a 40 anni, cm. 65 x 54 Louvre Parigi.

Sull’opera: “AUTORITRATTO A QUARANT’ANNI CIRCA” “ è un quadro autografo di Delacroix realizzato con tecnica ad olio su tela nel 1839, misura 65 x 54 cm. ed è custodito al Louvre, Parigi.

Anche se gli studiosi del Novecento, seguiti da Marchiori insieme ad altri, collocano l’opera alla data del 1829, e che altri credano al 1830, la cronologia porta al periodo 1834 – 37, o non oltre il 1840, quando Delacoix iniziò a portare quella barbetta che si intravede nel ritratto realizzatogli da Champmartin.

Nel 1839 il quadro in esame venne esposto alla Esposizione del Salon conquistando grandi ed innumerevoli consensi.

Pagine correlate a Delacroix: Opera successiva – Cenni biografici – Passi del Journal di Delacroix – La critica – Il periodo artistico.

Alcune tra le opere più significative di Delacroix

1 nuda seduta

Nuda seduta, cm 81 x 65,  Louvre Parigi.

2 orfanella in un cimitero

Orfanella in un cimitero, cm. 65,5 x 54,3, Louvre Parigi.

3 la morte di Catone

La morte di Catone, 60 x 44, Musée Fabre Montpellier.

7 Il massacro di Scio

Il massacro di Scio, 417 x 354, Louvre Parigi.

10 turco che fuma

Turco che fuma su un divano, cm. 24,8 x 30, Parigi Louvre.

11 La mulatta Aline

La mulatta Aline, cm. 80 x 65, Montpellier Musée Fabre.

12 angolo di studio

Angolo di studio: La stufa, cm.51 x 44, Parigi Louvre.

13 combattimento di due cavalieri

Combattimento di due cavalieri, cm. 81 x 105, Louvre Parigi.

15 la Grecia

La Grecia spirante sulle rovine di Missolungi, cm. 209 x 147, Musée des Beaux-Atrs Bordeaux.

16 turco seduto

Turco seduto, cm. 46,5 x 38, Louvre Parigi.

17 donna dal pappagallo

Donna dal pappagallo, cm. 24 x 32, Musée des Beaux-Arts Lione.

18 l'assassinio del vescovo

L’assassinio del vescovo di Liegi, 90 x 118, Louvre Parigi.

19 Il barone Louis

Il barone Louis-Aguste de Schwiter, cm. 218 x 143,5, National Gallery, Londra.

Altre opere

23 la morte di Sardanapalo

La morte di Sardanapalo, cm 395 x 495, Louvre Parigi.

27 la libertà che guida il popolo

La libertà che guida il popolo, 260 x 325, Louvre Parigi.

31 nudo dalle calze bianche

Nudo dalle calze bianche, cm 26 x 33, Parigi Louvre.

32 la battaglia di Nancy

La battaglia di Nancy, 239 x 359 Musée des Beaux-Arts, Nancy.

34 fantasia araba

Fantasia araba, 59 x 73, Musée Fabre Montpellier.

33 stanza

Stanza nell’appartamento del conte de Mornay, cm. 41 x 32,5 Louvre, Parigi.

35 Turco presso una sella

Turco presso una sella, 41 x 33,  Louvre Parigi.

39 amleto e orazio al cimitero

Amleto e Orazio al cimitero, 81 x 65, Louvre Parigi.

40 George Sand

George Sand, cm 79 x 57, Ordrupgaadsmlingen Copenaghen.

41 Chopin

Chopin, 45 x 38, Louvre Parigi.

42 il naufragio di don giovanni

Il naufragio di don Giovanni, cm. 135 x 196, Louvre Parigi.

46 la fidanzata di Abydos

La fidanzata di Abydos, cm 35,5 x 27,5 Louvre Parigi.

47 ingresso dei crociati a costantinopoli

Ingresso dei crociati a Costantinopoli, 410 x 498, Louvre Parigi.

49 la morte di Ofelia

La morte di Ofelia, 23 x 30,5 Louvre Parigi.

50 canotto di naufraghi

Canotto di Naufraghi, 36 x 57, Mosca Museo Pusc’Kin.

54 Susanna al bagno

Susanna al bagno, cm. 29 x 31, Proprietà L Haye Joussein.

55 Apollo vincitore di Pitone

Apollo vincitore di Pitone, cm. 800 x 750, Palazzo del Louvre Parigi.

56 puma

Puma, 41 x 30, Louvre Parigi.

58 Aalfred Bruyas

Alfred Bruyas, 116 x 89 cm, Montpellier Mesèe Fabre.

59 la pace

La Pace, diam. 78 cm. Musée Carnavalet, Parigi.

60 il rapimento di Rebecca

Il rapimento di Rebecca, 105 x 81,5 cm, Louvre, Parigi.

62 zuffa di cavalli

Zuffa di cavalli in una scuderia, cm. 64 x 81 cm., Louvre Parigi.

63 la furia di Medea

La furia di Medea, 122,5 x 84,5 ,Louvre Parigi.

64 combattimento di arabi

Combattimento di arabi tra le montagne, 92 x 74, Washington, National Gallery.

Nuda seduta (Louvre) di Delacroix

Eugène Delacroix: Nuda seduta (Louvre)

Eugène Delacroix: Nuda seduta (Louvre)
Delacroix: Nuda seduta, cm 81 x 65,  Louvre Parigi.

Sull’opera: “Nuda seduta” ” è un quadro autografo di Delacroix realizzato con tecnica ad olio su tela tra gli anni 1817 – 24, misura 81 x 65 cm. ed è custodito a al Louvre, Parigi.

Quest’opera è probabilmente la più vitale d’una serie di ‘accademie’ femminili realizzate dall’artista nel periodo 1817 -1824. Si sa con certezza che una certa M.lle Rose, di professione modella, posò diverse volte per il giovane Delacroix in quel periodo.

Escholier assegna la data al dipinto dandogli esattamente l’anno 1822. Seguendo questa tesi Sérullaz, lo collega a un nudo con una analoga postura, ma con il soggetto ripreso di schiena, realizzato da da Bonington (proprietà di Lajudie).

Secondo Maltese, il quadro evidenzia chiaramente le tipiche maniere della pittura di David, ricordando principalmente Gerard e Quérin. Marchiori non vede nell’opera alcunché di accademico nel sensuale cromatismo e nel gusto del delicato carnato, che ricorda invece la pittura di Rubens.

Anche l’appassionata ricerca della verità formale, associata a quanto detto sopra, fa dell’opera in esame una curiosa testimonianza psicologica oltre che artistica, della giovinezza di Delacroix.

“Turco che fuma su un divano” di Delacroix

Eugène Delacroix: Turco che fuma su un divano

Eugène Delacroix: Turco che fuma su un divano
Eugène Delacroix: Turco che fuma su un divano, cm. 24,8 x 30, Parigi Louvre.

Sull’opera: “TURCO CHE FUMA SU UN DIVANO” è un quadro di Delacroix realizzato con tecnica ad olio su tela nel 1825, misura 24,8 x 30 cm. ed è custodito al Louvre, Parigi.

Quest’opera è con molta probabilità da identificarsi in quella che fu in esposizione nel 1825 alla Société des Amis des Arts nella quale Delacroix rappresentava lo stesso tema [tesi sostenuta da Johnson nel 1964].

È proprio perla ragione sopra riportata che non viene suffragata la cronologia 1830 sostenuta da alcuni studiosi di storia dell’arte (tanto meno quella asserita da Robaut che colloca l’opera al 1846). 

La cronologia che più convince è quella del 1825 alla quale corrisponde la serratezza linguistica che caratterizza Delacroix proprio in tale periodo.

L’opera in esame fu acquistata sulla piazza di vendita de Maine-mare a Parigi nel 1843 da A. Moreau al prezzo di 201 franchi.

Breve biografia di Eugène Delacroix

Breve biografia di Eugène Delacroix

Pagine correlate: Le opere – Gli scritti sul Journal – Il periodo artistico – La critica.

Delacroix

Delacroix: La furia di Medea
La furia di Medea

Ferdinand Victor Eugène Delacroix (Charenton-Saint-Maurice 26 aprile 1798 – Parigi 13 agosto 1863), pittore, incisore e saggista francese, si è distinto per aver aderito al Romanticismo e per aver incarnato, insieme ad altri pittori del suo tempo, il “ribelle” artista romantico.

Inizia la sua carriera artistica nel 1815 quando viene accolto nello studio del pittore Pierre Narcisse Guérin, seguace di David (esponente del Neoclassicismo) ed impara copiando opere di Raffaello e Rubens. Due anni più tardi conosce Géricault che ammira profondamente. Solo a partire dal 1818 lavora autonomamente.

Delacroix: La morte di Sardanapalo
La morte di Sardanapalo

Nel 1822 presenta al Salon “La barca di Dante”; questa sarà la prima di una lunga serie di partecipazioni alla rassegna. A partire dal 1826 intreccia relazioni con i romantici, particolarmente con V. Hugo e A. Dumas.

Partecipa con undici opere al Salon del 1827, fra cui la “ Morte di Sardanapalo”, che fu duramente criticata per la presenza di errori di prospettiva e di disegno, ma testimoniò la scelta ben precisa di Delacroix di rompere con le convenzioni accademiche del tempo.

Eugène Delacroix: La Libertà che guida il popolo
La Libertà che guida il popolo

Nel 1831 espone al Salon “Libertà che guida il popolo”, con lo scopo di provocare emozioni per i grandi avvenimenti politici che caratterizzano quell’epoca. La tela raffigura i moti rivoluzionari di Parigi del 1830, e pur non partecipando direttamente, si dipinge tra i rivoltosi, per testimoniare la sua adesione agli ideali popolari. Sempre nello stesso anno compie un viaggio in Marocco, che influenzerà la sua arte e ispirerà diverse sue opere.

Delacroix: Ritratto di Chopin
Delacroix: Ritratto di Chopin

Diventa amico di Chopin e George Sand nel 1833 e da questa data in poi, tende ad allontanarsi dai circoli romantici privilegiando concerti e l’ascolto di buona musica. Inoltre, proprio in questo periodo della sua vita, riceve l’incarico di decorare diversi edifici pubblici nella città di Parigi.

Nell’Esposition Universelle del 1855 le sue opere vengono esposte insieme a quelle di Ingres e finalmente, dopo anni di lunga attesa, riceve il pieno riconoscimento del suo valore artistico.

Nel 1859 partecipa per l’ultima volta al Salon presentando più di trenta opere.

A Delacroix va il merito di aver abolito il concetto tradizionale di bellezza e soprattutto di aver dato nuova vitalità al colore ispirandosi a Paolo Veronese, Rubens e Tintoretto.