Ecce Homo (Palazzo Pitti) di Fra’ Bartolomeo

Fra’ Bartolomeo: Ecce Homo (Palazzo Pitti)

Fra' Bartolomeo: Ecce Homo (Palazzo Pitti)
Fra’ Bartolomeo: Ecce Homo, affresco su embrice, cm.51 x 36, Galleria Palatina di Palazzo Pitti, Firenze.

Al primo elenco delle opere di Fra’ Bartolomeo

Sull’opera: “Ecce Homo” è un dipinto di Fra’ Bartolomeo realizzato con tecnica a fresco su embrice, misura 51 x 36 cm. ed è custodito nella Galleria Palatina di Palazzo Pitti a Firenze.

Spostamenti: (data sconosciuta), Convento di San Marco, Firenze; dal 1666  si trova a Palazzo Pitti; dal 1996, Galleria Palatina di Palazzo Pitti.

Trattati, cataloghi e pubblicazioni: ASF, Inventario Guardaroba Medicea, n° 758,1666, c.19v; Bardi, III, 1840; Rusconi, 1937, pag. 58; Ciaranfi, 1964, pag. 91: Chiarini, 1988, pag. 55; Serena Padovani in “L’età di Savonarola – Fra’ Bartolomeo e la Scuola di San Marco” pag. 187, Marsilio Editori, 1996 (fonte delle presenti informazioni).

Cristo Giudice fra due angeli trombettieri di Fra’ Bartolomeo

Fra’ Bartolomeo: Cristo Giudice fra due angeli trombettieri

Fra' Bartolomeo: Cristo Giudice fra due Angeli trombettieri
Fra’ Bartolomeo: Cristo Giudice fra due angeli trombettieri, cm. 23,6 x 22,5, Depositi delle Gallerie Fiorentine, Firenze.

Al primo elenco delle opere di Fra’ Bartolomeo

Sull’opera: “Cristo Giudice fra due angeli trombettieri” è un dipinto di Fra’ Bartolomeo realizzato su tavola nel 1514, misura 23,6 x 22,5 cm. ed è custodito nei depositi delle Gallerie Fiorentine a Firenze. 

Spostamenti: Chiesa di San Marco Firenze; 1713, Palazzo Pitti, Firenze; 1753, Galleria degli Uffizi, Firenze; 1951, Casa Vasari, Arezzo; 1995, Museo di San Marco, Firenze.

Restauro; biennio 1995-96, Laboratorio di Restauro SBAS, Firenze, a cura di Diane Kunzelman.

Trattati, cataloghi e pubblicazioni: ASF, Guard. Medic. 1222, Inventario dei (…) del Principe Ferdinando, 1713, c. 92r; AGF, ms. 95, Inventano delle preziose…, 1753, n° 2500; AGF, ms. 98, Inventario generale…, 1769, n° 2891; AGF, ms. 113, Inventario generale della Real Galleria…, I, 1784, c. 243 n° 501; AGF, ms. 173, Catalogo generale…, I, 1825, n° 143; AGF, inv. 1881, n° 1502e; Pieraccini, 1914, pag. 160, n° 1152; Spalletti in Gli Uffizi, catalogo generale, 1979, pag. 148; Serena Padovani in “L’età di Savonarola – Fra’ Bartolomeo e la Scuola di San Marco” pag. 196, Marsilio Editori, 1996 (fonte delle presenti informazioni).

La presente tavoletta, di sottile spessore ed a forma quadrata, reca sul lato opposto alla stesura pittorica una scritta a inchiostro in grafia sei-settecentesca: “Mano del Frate compimento della Nicchia Antica del famoso quadro del S. Vincentio Ferrerio de Padri di S. Marco”. La stessa descrizione, meno leggibile, si trova su un cartellino attaccato al supporto ligneo.

Entrambe le iscrizioni aiutano gli studiosi di storia dell’arte a stabilire un sicuro collegamento della piccola composizione con quella del “San Vincenzo predicante”, che rimase nel convento di San Marco fino alla sottrazione da parte delle truppe napoleoniche e che nel 1810 ritornò, insieme a questo “Cristo Giudice”, presso le Gallerie fiorentine ma che, a differenza della tavoletta da esso smembrata, approdò subito nelle collezioni medicee. Tale collegamento porta immancabilmente all’autografia del frate pittore.

L’ultimo restauro ha messo in evidenza che la tavoletta sin dal momento dello smembramento subì diversi danni e manomissioni fra i quali ricordiamo:

  • un significativo abbassamento perimetrale interessato al verso del supporto, che marginalmente ha interessato anche la scritta seicentesca riportata direttamente sul legno;

  • una rifilatura della tavola su tre lati;

  • due spaccature (una laterale a sinistra ed una centrale).

 

Cristo portacroce (Fiesole) di Fra’ Bartolomeo

Fra’ Bartolomeo: Cristo portacroce (Fiesole)

Fra' Bartolomeo: Cristo portacroce (Fiesole)
Fra’ Bartolomeo: Cristo portacroce (affresco staccato), cm. 82,7 x 78,2, Ospizio della Maddalena, Fiesole.

Al primo elenco delle opere di Fra’ Bartolomeo

Sull’opera: “Cristo portacroce” è un dipinto di Fra’ Bartolomeo realizzato con tecnica a fresco (oggi staccato e riportato su masonite), misura 82 x 78,2 cm. ed è custodito nel’Ospizio della Maddalena a Fiesole.

Spostamenti: Ospizio della Maddalena in Pian di Mugnone, Fiesole; dal 1959 al 1993 nei depositi SBAS, Firenze.

Restauro: Firenze, Laboratorio di Restauro SBAS (Marcello Chemeri), 1993-94,

Trattati, cataloghi e pubblicazioni: Serena Padovani in “L’età di Savonarola – Fra’ Bartolomeo e la Scuola di San Marco” pag. 200, Marsilio Editori, 1996 (fonte delle presenti informazioni).

È questo un dipinto poco conosciuto – e non soltanto dagli occasionali visitatori ma anche da molti esperti d’arte – a causa della sua ubicazione presso dell’Ospizio della Maddalena di Pian del Mugnone (Fiesole), un luogo che si trova fuori città e che forse è impedito anche dalla clausura.

L’affresco dopo il suo “distacco”, avvenuto a cura di Dino Dini nel 1959 presso i depositi della Soprintendenza, non fu più ricollocato nel suo spazio originario, soprattutto per l’assenza delle più importanti di condizioni di sicurezza e di fruibilità.

La delicata stesura pittorica, di piccolissimo spessore, venne trasferita su un supporto di masonite ma tale intervento, che riuscì a salvare la quella zona nella sua globalità, non si dimostrò del tutto esauriente, tanto che nel 1993-94 Marcello Chemeri dovette effettuare una laboriosa operazione di pulitura per restituire, ferme stanti le irrimediabili perdite subite, un cromatismo più leggibile del volto in tutto il suo insieme.

Cristo portacroce (Museo S. Marco) di Fra’ Bartolomeo

Fra’ Bartolomeo: Cristo portacroce (Museo S. Marco)

Fra' Bartolomeo: Cristo portacroce (Museo S. Marco)
Fra’ Bartolomeo: Cristo portacroce (tela aderente a tavola), cm. 51,5 x 35, Museo di S. Marco, Firenze.

Al primo elenco delle opere di Fra’ Bartolomeo

Sull’opera: “Cristo portacroce” è un dipinto di Fra’ Bartolomeo realizzato nel 1514, attualmente su tela incollata a supporto ligneo, misura 51,5 x 35 cm. ed è custodito nel Museo di S. Marco a Firenze. 

Spostamenti: Convento di San Marco a Firenze; 1810, Accademia di Belle Arti, Firenze; 1924, Museo di San Marco, Firenze.

Iscrizioni: “ORATE PRO PICTORE 1514”.

Trattati, cataloghi e pubblicazioni: AABAF, “Processi verbali…”, 1810; AGF, G. Masselli, 1855-59, n° 120/1; AGF, “Inventano Accademia”, 1910, n. 218; Pieraccini 1884, pag. 78 °. 82; Pieraccini, 1893, pag. 84 n° 168; Pieraccini, 1901, Sala II, pag. 73 n° 168; Serena Padovani in “L’età di Savonarola – Fra’ Bartolomeo e la Scuola di San Marco” pag. 201, Marsilio Editori, 1996 (fonte delle presenti informazioni).

La composizione in esame viene identificata nella descrizione fatta da Masselli nel suo inventario (1855-59). In quel periodo la tavola telata si trovava già da molto tempo all’Accademia insieme agli affreschi su embrice – sempre di Fra’ Bartolomeo – del Sant’Antonio Abate, San Giovanni Battista e Santa Maria Maddalena. Probabilmente i quattro dipinti vi pervennero in seguito alle soppressioni del 1808, come ipotizzato dal Marchese (1846).

Da un disegno preparatorio conservato a Lille (Musée des Beaux-Arts, inv. pl. 37) si è arrivati a pensare che le dimensioni originali del dipinto fossero state certamente un po’ più grandi.

Secondo gli studiosi di storia dell’arte la peculiarità votiva dell’opera viene ribadita dalla scritta con la consueta frase di Fra’ Bartolomeo “ORATE PRO PICTORE” e la datazione 1514, sulla cui autografia sono state fugate tutte le perplessità in precedenza avanzate da alcuni studiosi (Knapp, 1903; Fischer, 1990; Fischer, 1994).

Madonna col Bambino, Sant’Anna e i santi protettori di Fra’ Bartolomeo

Fra’ Bartolomeo: Pala della Signoria – Madonna col Bambino, Sant’Anna e i santi protettori

Fra' Bartolomeo: Madonna col Bambino, Sant'Anna e i santi protettori di Firenze (Pala della Signoria)
Madonna col Bambino, Sant’Anna e i santi protettori di Firenze (Pala della Signoria), cm. 465 x 308, Museo di S. Marco, Firenze.

Sull’opera: “Madonna col Bambino, Sant’Anna e i santi protettori di Firenze (Pala della Signoria)” è un dipinto di Fra’ Bartolomeo realizzato con tecnica a olio su tavola, misura 465 x 308 cm. (altre fonti indicano 444 x 308 cm.) ed è custodito nel Museo di S. Marco, Firenze. La composizione è conosciuta anche come “Pala del Gran Consiglio”.

Spostamenti: dal 1529 al 1540 (circa) a Palazzo Vecchio a Firenze; dal 1540 (circa) al 1690 nella Cappella Medici, San Lorenzo; dal 1690 al 1774 a Palazzo Pitti; dal 1774 al 1923 alla Galleria degli Uffizi.

Restauro: dal 1980 al 1983, presso Opificio delle Pietre Dure.

Mostre: Firenze 1980, “Il Primato del Disegno”.

Trattati, cataloghi e pubblicazioni: ASF., “Signori e Collegi. Deliberazioni in forza di ordinaria autorità” 112 (1509 – 1510), c. 140; BMLF, San Marco 903, “Ricordanze B” (1513), c. 55 c. (1516); ASF, “Guardaroba” 1067 (1698), c. 22v; ASF, “Guardaroba” 1222 (1713), c. 31v; AGF, n. 79 (1716-23), cc. 108-109; BNCF, ms. Palatino 1177, (secoli XVII e XVIII), c. 8r; ASF, “Guardaroba, Appendice” 94 (1761), c. 538r; AGF, filza III (1774), 3; AGF 113 (1784), II, cc. 284-285; AGF, “Catalogo generale della Galleria di Firenze” (1825), n° 142; Lanzi, 1782, pp. 78-79, 82; “Descrizione della Reale Galleria…”, 1792, pp. 250-51; Fabbroni, 1798, p. 45; “Galerie Imperiale et Royale…”, ed. 1816, p. 93; (Ramirez de Montalvo) Reale Galleria…, 1824, n, pp. 141-48; “Catalogne de la R. Galerie…”, 1860, p. 137; “Catalogo della R Galleria”, 1881, p. 202; Pieraccini, 1910, pp. 176-77; “R. Museo di San Marco…”, 1923, p. 7; Sinibaldi, 1936, p. 23; Ruscelli, 1950, tav. 43; Bonsanti, 1985, pp. 54-55;  Serena Padovani in “L’età di Savonarola – Fra’ Bartolomeo e la Scuola di San Marco” pag. 100, Marsilio Editori, 1996 (fonte delle presenti informazioni).

Dallo scritto del Ridolfi del 1878 si ricava che la pala fu commissionata al frate pittore dal gonfaloniere della Repubblica fiorentina, Pier Soderini, con la delibera datata 26 novembre 1510. Per l’opera, che era destinata a Palazzo Vecchio per adornare l”altare della sala del Consiglio Maggiore, Fra’ Bartolomeo dovette scrupolosamente attenersi alle dimensioni indicategli dalla committenza, perché sarebbe dovuta essere inserita in una cornice già preparata in precedenza da Baccio d’Agnolo, per una pala commissionata nel 1498 a Filippino Lippi, mai portata a termine a causa della sua morte, avvenuta nel 1504.

Da un documento del 5 gennaio 1512 (stile fiorentino, relativo alla fine della collaborazione con l’Albertinelli) si apprende che la composizione in esame in tale data era già stata iniziata: “…la tavola grande che andava in Consiglio in sulla sala, disegnata di spalto di mano di Fra’ Bartolomeo” viene perciò citata fra “i lavori cominciati e non finiti”, spettanti al frate nella divisione fra i due ex collaboratori.

La sala del Maggior Consiglio, simbolo del governo repubblicano, fu demolita nel 1512 con la caduta della Signoria ed il ritorno dei Medici, e la tavola – ancora in pieno svolgimento – aveva perduto la sua destinazione d’origine. Il governo de’ Medici stanziava quindi (documento datato 10 giugno 1513), 100 ducati, riportati nei “Ricordi del convento di San Marco” del 19 luglio, “per conto della tavola cominciata per la sala del Consiglio” (fonte: Marchese, n, 1846, p. 146), con la specifica che sarebbe dovuta essere ubicata non più in quella sala, ma “in quello loco pubblico dove sarà giudicato da nostri excelsi Signori et savi e amorevoli cittadini in la nostra città”.

Una notizia, sempre del Marchese ma di origine vasariana, rende noto che l’artista avrebbe interrotto la realizzazione della grande tavola per rimetterci mano soltanto nel 1517 (anno della sua morte), e che proprio lavorandoci avrebbe compromesso definitivamente la propria salute. Nell’elenco del 1516 in effetti l’opera risulta ancora allo stesso punto di esecuzione: la «Tavola che va nella sala della Signoria in palagio, per essere disegnata …..”. Tuttavia, si sa da fonti certe che dopo la morte del frate la pala, nello stato in cui attualmente appare, rimase nel convento di San Marco.

Nel 1529 il nuovo governo repubblicano, volle ripristinare la sala del Maggior Consiglio e volle la Pala di Fra’ Bartolomeo sull’altare. Quest’ultima operazione avvenne esattamente il 29 marzo.

Madonna col Bambino (Museo di S. Marco) Fra’ Bartolomeo

Fra’ Bartolomeo: Madonna col Bambino (Museo di S. Marco)

Fra' Bartolomeo: Madonna col Bambino (Museo di S. Marco)
Fra’ Bartolomeo: Madonna col Bambino (affresco su terracotta), diam. 66 (spessore 7), Museo di S. Marco, Firenze.

Al primo elenco delle opere di Fra’ Bartolomeo

Sull’opera: “Madonna col Bambino (diam 66 cm.)” è un affresco di Fra’ Bartolomeo realizzato su terracotta, misura 66 cm. di diametro (7 cm. di spessore) ed è custodito nel Museo di S. Marco, Firenze. 

Restauro: 1995, Laboratorio di Restauro SBAS di Firenze, a cura di Marcello Chemeri.

Mostre: 1972, “Firenze restaurata”, Firenze.

Trattati, cataloghi e pubblicazioni: AABAF, “Stato dei quadri…”, 1810, c. 29r, n° 655 e 656; AABAF, “Inventano degli oggetti…”, 1810, c. 73r, n° 655 e 656; AGF, Masselli, 1855-1859, n° 103/4; Inv. Accademia, 1910, n° 208; Pieraccini, 1884, pag. 75, n° 173; Sinibaldi, 1936, pag. 24; Bonsanti, 1985, pag. 55; Serena Padovani in “L’età di Savonarola – Fra’ Bartolomeo e la Scuola di San Marco” pag. 204, Marsilio Editori, 1996 (fonte delle presenti informazioni).

Esistono due “Madonne” con identico tema ” – più o meno dello stesso diametro e su supporto in terracotta – di Fra’ Bartolomeo custodite nel Museo di San Marco: quella in esame e quella della pagina successiva.

L’affresco qui raffigurato fu affrancato, in tarda metà  del Novecento, da una oppressiva e voluminosa cornice di legno grigio a forma quadrata – si pensa del XIX secolo – che lo conteneva con il palese scopo di predisporre una simulata collocazione originaria, che doveva probabilmente essere stata un incasso a muro.

Al momento delle razzie d’arte delle truppe napoleoniche il dipinto si trovava nel convento di San Marco, da cui venne trasferito (1810) alla Galleria dell’Accademia, dove fu catalogato negli elenchi delle opere d’arte pervenute dai conventi soppressi. Qui vi rimase fino al 1924, anno in cui pervenne nella sede attuale e sistemato nella sala del refettorio (Sinibaldi, 1936).

Nel 1983 fu spostato in una sala appositamente dedicata alle opere del frate pittore.

Adamo ed Eva con Caino e Abele di Fra’ Bartolomeo

Fra’ Bartolomeo: Adamo ed Eva con Caino e Abele

Fra' Bartolomeo: Adamo ed Eva con Caino e Abele
Fra’ Bartolomeo: Adamo ed Eva con Caino e Abele, cm. 31,4 x 25, Philadelphia Museum Art, The Johnson Collection, Philadelphia.

Sull’opera: “Adamo ed Eva con Caino e Abele” è un dipinto di Fra’ Bartolomeo realizzato su tavola, misura 31,4 x 25 cm. ed è custodito nel Philadelphia Museum Art, The Johnson Collection a Philadelphia.

Spostamenti: anno imprecisato, Dowdeswell and Dowdeswell, Londra.

Restauro: 1995, laboratorio di restauro del Philadelphia Museum of Art (esecutrice Teresa Lignelli).

Trattati, cataloghi e pubblicazioni: Berenson, 1913, pagine 42 e 43; Sweeny, 1966, pag. 7; Paintings from Europe – A concise catalogue, 1994, p. 177; Serena Padovani in “L’età di Savonarola – Fra’ Bartolomeo e la Scuola di San Marco” pag. 105, Marsilio Editori, 1996 (fonte delle presenti informazioni).

Mostre; dal 28 febbraio al 20 aprile 1995, Palmer Museum of Art,  University Park, Pennsylvania.

Pochissimo si conosce della storia del dipinto in esame fino al 1905-06, periodo in cui fu venduto a John G. Johnson, come opera dell’Albertinelli. Si pensa che provenisse dalla collezione londinese Dowdeswell and Dowdeswell.

John G. Johnson, celebre collezionista di opere d’arte, ogni qualvolta acquistava un quadro era solito inviarne la riproduzione fotografica al Berenson, che in tal occasione rispose con una missiva, datata 16 gennaio 1906, come di seguito riportato: “il piccolo Adamo ed Eva a monocromo non è di Albertinelli ma del suo molto più grande compagno Fra’ Bartolomeo. Di questo non può esserci dubbio, e si può anche tranquillamente andare oltre e dichiarare che questa è una delle sue opere più interessanti e più deliziose. La pregherei di mandarmene le misure esatte, e Le sarei molto grato se potessi averne un’altra fotografia da inviare al mio amico Herbert Horne”.

Nell’agosto dello stesso anno il piccolo capolavoro venne pubblicato sul “Burlington Magazine”, come opera di Fra’ Bartolomeo, da Frank Jewett Mather, il quale non rese noto che tale assegnazione era stata avanzata dal Berenson. Nel frattempo Horne – che dopo aver analizzato a fondo la fotografia e svolto ulteriori ricerche, identificando il dipinto in esame fra opere riportate nel documento di scioglimento della società tra l’Albertinelli ed il frate, datato gennaio 1512 (stile fiorentino) – ne informò la stessa rivista. La missiva di Horn, che venne pubblicata nel numero immediatamente successivo (settembre), identificava l’ “Adamo ed Eva” in un dipinto, citato nel documento (stile fiorentino), fra quelli “cominciati e non finiti”, di cui veniva riportata la seguente descrizione: “uno quadretto bozato di mano di Fra’ Bartolomeo, drentovi uno Adamo a sedere e una Eva ritta, circa uno 1/2 braccio”.

Tutto questo, nonostante manchi nella descrizione la presenza dei due bambini (si tenga presente che apparteneva ai dipinti “cominciati e non finiti”), ha tolto ogni dubbio sulla paternità autografica di Fra’ Bartolomeo. Inoltre la datazione, ricavata per via stilistica, corrisponde effettivamente al periodo della piena collaborazione fra i due artisti,  durata dal 1509 al 1512.

Madonna col Bambino (diametro 64 cm.) di Fra’ Bartolomeo

Fra’ Bartolomeo: Madonna col Bambino (diametro 64 cm.)

Madonna col Bambino (diametro 64 cm.) di Fra' Bartolomeo
Fra’ Bartolomeo: Madonna col Bambino (affresco su terracotta), diam. 64 cm (spessore 5,5), Museo di S. Marco, Firenze.

Al primo elenco delle opere di Fra’ Bartolomeo

Sull’opera: “Madonna col Bambino (diam 64 cm.)” è un dipinto di Fra’ Bartolomeo realizzato con tecnica a fresco su terracotta, ha un diametro di 64 cm. (5,5 di spessore) ed è custodito nel Museo di S. Marco a Firenze. 

Restauro: 1995, Laboratorio di Restauro SBAS, Firenze a cura di Marcello Chemeri.

Mostre: 1969, “Due secoli di pittura murale”, Prato; 1980, “Prato e i Medici nel Cinquecento”, Prato.

Trattati, cataloghi e pubblicazioni: AABA, “Stato dei quadri…”, 1810, c. 29r, n° 655 e 656; AABA, “Inventario degli oggetti…”, 1810, c. 73r, n° 655 o 656; AGF, Masselli, 1855-1859, n° 103/3; inv. Accademia, 1910, n° 210; Pieraccini, 1884, pagine 74 e 75, n° 171; Bonsanti, 1985, pag. 55; Serena Padovani in “L’età di Savonarola – Fra’ Bartolomeo e la Scuola di San Marco” pag. 205, Marsilio Editori, 1996 (fonte delle presenti informazioni).

Il presente affresco, come il suo gemello rappresentato nella pagina precedente, è stato sottoposto nella tarda metà del secolo scorso ad uno scrupoloso restauro che lo ha affrancato, peraltro, dalla ingombrante cornice quadrata in legno grigio, entro la quale era stato inserito probabilmente nel corso dell’Ottocento, per soddisfare alle esigenze relative del miglior modo espositivo, probabilmente quando era nella Galleria dell’Accademia di Firenze.

Dal restauro si è rilevato che il fondo della superficie pittorica aveva due strati di ridipinture, stesi a distanza di tempo, con altrettante gradazioni di verde per arrivare allo strato originale di verdino chiaro ricco di luminosità con le due immagini da far emergere.

Come già accennato nell’altra pagina, la composizione viene identificata dagli studiosi di storia dell’arte con uno degli affreschi assegnati al frate pittore, descritti nella medesima maniera, di uguali dimensioni, raffiguranti la “Madonna col bambino” e catalogati negli elenchi come opere pervenute all’Accademia di Firenze dal convento di San Marco in seguito alla soppressione del 1810.

Dall’Accademia fu trasferito nel 1924 al Museo di San Marco a Firenze e quindi al Museo Civico di Prato dove sostò fino al 1946. Di nuovo riportato nel Museo di San Marco e di nuovo al Museo Civico di Prato, nella cui guida viene pubblicato dal Marchini.

Dal 1983 si trova, insieme al tondo gemello, nel Museo di San Marco.

Pietà con i Santi Giovanni Evangelista, Maria Maddalena, Pietro e Paolo di Fra’ Bartolomeo

Fra’ Bartolomeo: Pietà con i Santi Giovanni Evangelista, Maria Maddalena, Pietro e Paolo

Fra' Bartolomeo: Pietà con i Santi Giovanni Evangelista, Maria Maddalena, Pietro e Paolo
Fra’ Bartolomeo: Pietà con i Santi Giovanni Evangelista, Maria Maddalena, Pietro e Paolo, cm. 158 x 199, Galleria Palatina, Firenze.

Sull’opera: “Pietà con i Santi Giovanni Evangelista, Maria Maddalena, Pietro e Paolo” è un dipinto di Fra’ Bartolomeo realizzato su tavola, misura 158 x 199. cm. ed è custodito nella Galleria Palatina a Firenze.

Spostamenti: Chiesa di San Gallo a Firenze; chiesa di San Jacopo tra’ Fossi (attuale chiesa Evangelica Metodista) a Firenze; cardinale Carlo de Medici, Casino di San Marco, a Firenze; collezioni Medicee, palazzo Pitti a Firenze.

Restauro: 1986-88, Opificio delle Pietre Dure (esecutrice Nicoletta Bracci), Firenze.

Trattati, cataloghi e pubblicazioni: ASF, Guardaroba 758 (1666) c. 17r; ASF, Mediceo 5279, c. 45; ASF. Mediceo 5262, c. 55; AGF, (1716-23) n° 79, c. 79; ASF, Guardaroba Appendice 94 (1758) c. 591v; ASF, I. e R. Corte Lorenese 1388 (1771-73), c. 346r e 346v; ASF, I. e R Corte Lorenese 1396 (1793), c. 684; ASF, I. e R. Corte Lorenese 1403 (1809), c, 437; ASF, I. e R, Corte Lorenese 1405 (1815), c. 165; AGF, Ms. 420 (1913), n° 64;  Inghirami, 1819, p. 27 n. 9; Id. 1828, pag. 21; Id., 1834, pag. 21 n° 64; Bardi, 1837, I, tavole prive di numerazione; Chiavacci, 1859, pag. 35; Ciaranfi, 1964, pagine 30 e 31; Chiarini, 1988, pag. 26; Serena Padovani in “L’età di Savonarola – Fra’ Bartolomeo e la Scuola di San Marco”, pag. 109, Marsilio Editori, 1996 (fonte delle presenti informazioni).

Ogni “Pietà” raffigura il compianto sul Cristo morto, un episodio posteriore alla deposizione ed anteriore al seppellimento, come riportato sulla Bibbia. Nella presente composizione invece il tema è tratto dal Vangelo apocrifo di Nicodemo (fonti: Weitzmann, 1961, pagina 476; Swarzenski, 1924, pagine 127 e 128; Pinder, 1922, pagina 3), ricostruito con una progressiva modificazione del seppellimento ed integrato da iconografia funeraria romana ed etrusca, altresì da fonti letterarie tipo la “Meditationes vitae Christi” (popolare trattato devozionale di natura spirituale … cosiddetto Pseudo-Bonaventura), o da mistici come San Bernardino da Siena, o da sacre rappresentazioni della Passione (fonti: Thode, 1904; Male, 1904; Male, 1969; Pinder, 1920; D’Ancona, 1891).

Gli autori di queste opere rappresentano la Vergine, dopo la deposizione, che porta il figlio verso il suo grembo accarezzandogli il viso, proprio come faceva quand’egli era bambino. Il motivo deriva dalla voglia del frate pittore di conferire alla composizione lo stimolo per il fruitore alla contemplazione attraverso un’indovinata disposizione spirituale dei personaggi nell’episodio raffigurato. Certamente Fra’ Bartolomeo subiva gli influssi dello storico priore, Girolamo Savonarola.

Sacra Famiglia (Palazzo Pitti) Fra’ Bartolomeo

Fra’ Bartolomeo: Sacra Famiglia (Palazzo Pitti)

Fra' Bartolomeo: Sacra Famiglia (Palazzo Pitti)
Fra’ Bartolomeo: Sacra Famiglia, cm. 102 x 90, Galleria Palatina di Palazzo Pitti. Firenze.

Sull’opera: “Sacra Famiglia” è un dipinto di Fra’ Bartolomeo realizzato su tavola, misura 102 x 90 cm. ed è custodito nella Galleria Palatina di Palazzo Pitti a Firenze.

Spostamenti: dal 1663 a Palazzo Pitti a Firenze.

Restauro: dal 1971 al 1972, Alfìo Del Serra, Firenze.

Trattati, cataloghi e pubblicazioni: ASF, Guardaroba 725 (1663), c. 97v; ASF, Guardaroba, 932 (1687), c. 58v; Imperiale e Real Corte 4683 (1793-95), t. II, cc. 691v e 692r; Imperiale e Real Corte, 4702 (1829), II, n° 4561; Inghirami, 1819, p. 32; 1828, p. 48; 1834, p. 44; Bardi, I, 1837; Chiavacci, 1859, p. 122; Rusconi, 1937, pp. 57 e 58, Ciaranfi, 1964, p. 38; Chiarini, 1988, p. 22; Serena Padovani in “L’età di Savonarola – Fra’ Bartolomeo e la Scuola di San Marco” pag. 112, Marsilio Editori, 1996 (fonte delle presenti informazioni).

Quando la composizione pervenne a Palazzo Pitti, nel 1663, non aveva alcuna assegnazione. Dall’inventario del Museo di quell’anno è assai verosimile che “quadro in tavola entrovi dipinto la Madonna Santissima con Nostro Signore in collo bambino, con S, Givannino che s’abbaracciano, e S. Elisabetta appo” possa essere identificato con la presente “Sacra Famiglia”. Salvo la non citazione del San Giuseppe tutto il resto corrisponde perfettamente, anche le dimensioni, indicate come “alto B 1 3/4 e Largo B 1 2/3 incirca”.

In un altro inventario di Palazzo Pitti, quello redatto nel 1687, la descrizione della tavola risulta ancor più dettagliata, per cui l’identificazione diventa assolutamente certa. In quell’anno l’opera era appesa alla parete di una camera del Gran Principe Ferdinando, (la quinta sala, quella denominata “dei Pappagalli”), con autografia un po’ più mirata: “di mano di Fra’ Bartolomeo, o Mariotto Albertinelli con adornamento intagliato e dorato”.

Finalmente nell’inventario del 1829, la composizione viene accompagnata dalla descrizione (riferimento n° 4561, sala dell’Educazione di Giove) come assegnata a Fra’ Bartolomeo con l’ “adornamento scorniciato, intagliato e dorato” come adesso si presenta, con intagli dorati e con quattro piccoli angeli disposti negli angoli in posizioni simmetricamente contrapposte, attorniati da decorazioni vegetali di gusto neomanieristico, riferibile al periodo di fine Seicento (cfr. scheda d’archivio n. 81, del 1988, a cura di F. Fumi Cambi Gado).