Vaso di fiori (dal Ritratto di Thyssen) di Hans Memling

Hans Memling: Vaso di fiori (dal Ritratto di Thyssen)

Hans Memling: Vaso di fiori (dal Ritratto di Thyssen)
Dalla tavola del “Ritratto di Thyssen”: Vaso di fiori cm. 28,5 x 21,5, Pinacoteca Thyssen, Lugano.

Sull’opera: Il “Vaso di fiori” è un dipinto autografo di Hans Memling raffigurato sulla tavola del “Ritratto di Thyssen, realizzato con tecnica a olio, misura 28,5 cm. ed è custodito nella Pinacoteca Thyssen a Lugano.

Sulla tavola vi sono due raffigurazioni. Su una faccia appare il ritratto di un giovane uomo e sull’altra il vaso della presente pagina.

Dentro il vaso (“di Caffagliolo”) si trovano gigli, iris e aquilegie. Secondo gli studiosi si tratta dei medesimi fiori che Hugo van der Goes (Gand, circa 1440 – Auderghem, 1482) inserì nel suo celebre “Trittico Portinari2 (attualmente custodito nella Galleria degli Uffizi a Firenze).

Opere di Hans Memling

Pagine correlate alle opere di Hans Memling: Biografia e vita artistica di Memling – Le citazioni e la critica – Il periodo artistico – Bibliografia.

Alcuni tra i quadri più belli del pittore

1 Memling - Angelo Tani e Caterina Tanagli

Dal “Trittico di Danzica”: Angelo Tani con la statua della Madonna e Caterina Tanagli con la statua di San Michele, cm. 223,5 x 72 ciascuno, Pomorskie Muzeum, Danzica. Porta del Paradiso e L’inferno (stesse dimensioni e stesso museo).

2 Memling - Il Giudizio Universale

Dal “Trittico di Danzica”: Il Giudizio Universale cm. 221 x 160,5, Pomorskie Muzeum, Danzica.

3 Memling - Madonna col bambino Sant'Antonio abate e un devoto

Madonna col Bambino, Sant’Antonio abate e un devoto cm. 93 x 55, National Gallery of Canada, Ottawa.

5 Memling - Madonna col bambino in trono

Trittico del Matrimonio mistico di Santa Caterina, Hans Memlingmuseum, Brugge.

6 Memling - Le sette gioie di Maria sn

Le sette gioie di Maria, 81 x 189, Alte Pinakothek, Monaco.

8 Memling - L'Annunciazione

L’Annunciazione cm. 79 x 55, Collezione Lehman, New York.

9 Memling - Ritratto di donna

Ritratto di donna cm. 38 x 26,5, Hans Memlingmuseum, Brugge.

Trittico Morel,

Trittico Morel, 121 x 69 cm. (pannelli laterali) e 121 x 153,5 cm. (pannello centrale) Stedelijk Museum Voor Schone Kunsten, Brugge.

Altre opere

11 Memling - Madonna col bambino

Trittichetto Portinari: S. Benedetto, cm. 45,5 x 34,5, Galleria degli Uffizi, Firenze; Madonna col Bambino cm. 43 x 31, Staatliche Museen, Berlino; Ritratto di giovane, forse Benedetto Portinari cm. 43 x 32, Galleria degli Uffizi, Firenze.

13 Memling - La Madonna col bambino

Dittico di Maarten van Nieuwenhove: Madonna col Bambino cm. 44 x 33, Hans Memlingmuseum, Brugge; Ritratto di Maarten van Nieuwenhove, 44 x 33, stesso museo.

14 Memling - Reliquiario di Sant'Orsola

Reliquiario di Sant’Orsola veduto in scorcio, Hans Memlingmuseum, Brugge.

17 Memling - La Natività

La Natività cm. 29 x 21,5, Wallraf-Richartz-Museum, Colonia.

18 Memling - Il compianto di Cristo

Il compianto su Cristo morto cm. 68 x 53, Galleria Doria, Roma.

19 Memling - La Madonna col bambino in un paesaggio

La Madonna col Bambino in un paesaggio cm. 50 x 29, collezione Rothschild, Parigi.

20 Memling - Maria che sorregge il Cristo morto

Maria che sorregge il Cristo morto cm. 52 x 39, Capilla Real de Granada.

21 Memling - Il martirio di San Sebastiano

Il martirio di San Sebastiano cm. 67 x 68, Musées Royaux des Beaux-Arts, Bruxelles.

Altre opere

22 Memling - La discesa dalla croce

Dal Dittico di Granada – La discesa dalla croce cm. 51 x 36,5, Capilla Real de Granada.

23 Memling - Le pie donne piangenti e San Giovanni Evangelista

Dal dittico di Granada – Le pie donne piangenti e San Giovanni Evangelista cm. 51 x 36,5, Capilla Real de Granada.

24 Memling - San Giovanni Battista

Dal Dittico di San Giovanni Battista e la Veronica – San Giovanni Battista, cm. 32 x 24, Alte Pinakothek, Monaco.

25 Memling - Santa Veronica

Dal Dittico di San Giovanni Battista e la Veronica – Santa Veronica, cm. 32 x 24, National Gallery of Art, Washington.

La passione

La passione, cm. 55 x 90, Galleria Sabauda, Torino.

28 Memling - Vaso di fiori

Dalla tavola del “Ritratto di Thyssen”: Vaso di fiori cm. 28,5 x 21,5, Pinacoteca Thyssen, Lugano.

Biografia e vita artistica di Hans Memling

Biografia e vita artistica di Hans Memling (Seligenstadt,  1435-1440 – Bruges, 1494)

Pagine correlate all’artista: Le opere di Memling – Il periodo artistico – Le citazioni e la critica – Bibliografia.

Poche e frammentate sono le notizie biografiche di questo artista.

Memling: Le sette gioie di Maria
Memling: Le sette gioie di Maria, 81 x 189, Alte Pinakothek, Monaco.

Esiste molta confusione anche nelle scarse documentazioni, dove diversi nomi vengono indifferentemente attribuiti al pittore: Hausse, Hans, Memling, Memlinc e Hemling. Una fonte abbastanza autorevole è quella di W.H.J. Weale che parla di alcune documentazioni ritrovate nel 1889, dove è registrata la sua morte, avvenuta nel 1494. È probabile che la sua prima formazione artistica abbia inizio in alcune botteghe d’arte di Colonia o Mains e quindi pare abbia frequentato anche lo studio di Rogier van der Weyden.

L’Annunciazione cm. 79 x 55, Collezione Lehman, New York.
Memling: L’Annunciazione cm. 79 x 55, Collezione Lehman, New York.

C’è una leggenda che lo vuole come paziente in cura nell’ospedale di Bruges, perché rimangono le opere per esso realizzate tra il 1479 ed il 1480.

Altri riferimenti ai suoi dipinti, sono quelli che ne descrivono i legami con la corte francese della Borgogna: negli inventari redatti intorno al 1425, si parla del trittico del “Dio misericordioso” realizzato da  Rogier van der Weyden, cui anche Memling avrebbe dato il suo contributo artistico come allievo del celebre maestro fiammingo.

Il suo nome compare anche in un elenco di sovversivi, scritto nel 1480 da Massimiliano I d’Austria.

La passione, cm. 55 x 90, Galleria Sabauda, Torino.
Memling: La passione, cm. 55 x 90, Galleria Sabauda, Torino.

Nel 1477 simula, senza successo, la sua morte. Appartiene a questo periodo l’altare della cappella di Bruges, dal titolo “I sette dolori di Maria”, il più grande fra i suoi lavori, pari soltanto all’Estremo giudizio a lui attribuito, custodito in Polonia nella cattedrale di Gdańsk.

Si conosce la data della sua morte, che avviene l’11 agosto 1494. Altri documenti indicano che Memling lascia agli eredi una cospicua fortuna.

Citazioni e critica su Hans Memling

Citazioni e critica su Hans Memling (citazioni tratte dai “Classici dell’Arte”, Rizzoli Editore)

Pagine correlate: Biografia e vita artistica – Le opere – Il periodo artistico – Bibliografia.

Ciò che gli studiosi di Storia dell’arte scrivono su Memling:

Al di sopra è posto questo Reliquiario così magnificato da Carle van Mander; è dipinto da J. Hemmelinck. La rifinitezza preziosa, il colore e la verità della natura imitata ne costituiscono tutto il merito: ma l’effetto è scarso e non si sfugge ad un’impressione di aridità [Catalogo, N. 15] … (J. B. Descamps)

Nel capitolo di questa casa si conservano due quadri curiosi: nel primo si vede la Vergine e il fanciullo Gesù, san Giovanni l’Evangelista, san Giovanni Battista, santa Barbara, santa Caterina e alcuni angeli; su una delle ante, quella a destra, si vede la Decollazione di san Giovanni; su quella a sinistra, un soggetto dell’Apocalisse: tutto è di una rifinitezza preziosa, il disegno è duro e senza verità, ma le teste sono ammirevoli: dipinto da J. Hemmelinck [Catalogo, N. 61.

Il secondo quadro rappresenta l’Adorazione dei Re; su un’anta è dipinta la Nascita di nostro Signore; sull’altra, il momento in cui venne presentato al Tempio: la rifinitezza è pari a quella di Mieres [Frans van Mieris] ; i drappeggi, di cattivo gusto, sono avvolti. C’è più intelligenza che in tutte le opere di quel tempo, molta delicatezza e carattere nei ritratti; il colore non ha sofferto alcuna alterazione. Anche questo è dipinto da J. Hemmelinck [Catalogo: N. 7].   J.- B. descamps, Voyage pittoresque de la Fiandre et du Brabant, 1769

Ora, benché [pittori come Van Eyck, Dürer e Holbein] siano tali da far epoca, non va trascurato il fatto che ai tempi d’ella vecchia pittura, sia tedesca, sia italiana, oltre ai grandi eminenti artisti che, certo, sono i più importanti per il graduale sviluppo dell’arte, ci furono anche pittori che produssero opere singole degne dei massimi, ma diverse da tutte le altre e peculiari, anche se l’attività degli autori non fu altrettanto energica ed efficace, sicché spesso caddero assai presto nell’oblio. C’è per esempio qui [a Parigi] un dipinto del vecchio pittore neeriandese Hemmelink, che rappresenta san Cristoforo col Bambino Gesù e alcuni altri santi in un paesaggio, e può stare senz’altro a fianco delle opere più eccellenti che la scuola tedesca può vantare [Catalogo, N. 12] …

Dal quadro centrale il paesaggio continua sulle parti laterali, ed è così quieto e verde, così tedesco e commovente: espresso con un sentimento della natura che non è facile trovare altrove. L’espressione amorevolmente onesta e gentile del viso di san Cristoforo, il libero respiro del paesaggio, il notevole capriolo [in uno dei portelli con sant’Egidio], il candore e la schiettezza dell’insieme: tutto ciò ci rammenta i migliori quadri dei vecchi tedeschi. Qualcosa ricorda anche Dùrer, ma senza alcuna aggiunta di caricature, e tutto appare assai più mite, perfettamente calmo e commovente; altrettanto significativo, ma più semplice e grazioso. I visi, a dire il vero, sono più spiccatamente tedeschi di quanto non sogliano mostrarsi nei più vecchi pittori neerlandesi… Questo dipinto potrebbe essere il modello di come s’hanno da trattare paesaggi ed eremi della storia sacra.   F. W. schlegel, Gemàldebeschreibungen aus Paris und den Niederlanden, in den Jahren 1902 bis 1804, 1805

Una domenica, andate al Museo. Troverete, a un certo punto della Galleria, il passaggio interrotto dalla folla assiepata davanti a un quadro: e tutte le domeniche davanti allo stesso quadro. Penserete che si tratti di un capolavoro. Niente affatto.

È una crosta della scuola tedesca: rappresenta il Giudizio universale. Il popolo ama guardare le smorfie dei dannati [Catalogo, N. 1 J .     stendhal, Vie de Haydn, Mozart et Métastase, 1814

Non è possibile farsi un’idea precisa della bellezza e perfezione di questi quadretti a olio eseguiti come miniature [Catalogo, N. 151; bisogna ammirarli di persona, e allora si dovrà certo ammettere che sono tra le opere più deliziose che l’arte abbia mai prodotto. Le figure sono bensì piccole, ma il disegno è molto più bello che nelle opere maggiori di questo maestro;

non v’è magrezza o alcunché di rigido o angoloso; i movimenti sono liberi, e l’espressione delicata delle teste supera in perfezione quasi tutto ciò che in questo maestro vi è di ammirevole. L’applicazione e la tonalità del colore, pur essendo morbide, sono anche robuste; le ombre nell’incarnato tendono al bruno, e i passaggi sono un po’ grigi.   J. D. passavant, Kunstreise durch England und Belgien, 1833

Per il disegno e il colore presi dal vero, per i molteplici studi, per la profondità e l’onesta diligenza, questo è il pittore più squisito di tutta la scuola. Ma quanto più sorpassa Jan van Eyck, tanto più rimane indietro nell’essenziale. Nessuno trasforma come lui la grandezza in tenerezza affettuosa, ne è altrettanto religioso e intimo, al di là del limite dove il pennello rischia di coprire l’anima.

A parecchie delle sue opere maggiori manca la vera facoltà di commuovere. I suoi particolari sono così abbondanti che l’anima, rispecchi andovisi, non si riprende con la forza e la felicità di Jan; e anche la santità chiesastica scompare. La profondità non è appiattita, ma la devozione si fa più dolce, la fede più serena. La natura, in particolare, celebra una costante sagra di pace, e le chiese non chiamano solennemente, ma invitano alle funzioni con voce lusinghiera. Hemling esprime la felicità, più che il sacrificio dello spirito religioso: sopra ai suoi quadri si stende una pacata dolcezza. E se anche rappresentano dolori fisici e martiri spirituali che arrivano fino alla disperazione, non cercano però mai un’espressione energica. Scaturita più da un senso femminile che da spirito virile, la pittura cerca di tramutare la fedeltà e l’orrore in gentilezza.

La presentazione di situazioni e avvenimenti è narrativa; la composizione (e qui Hemling è pari al suo compito) è senza vuoti o sovrabbondanze, viva senza sforzi, chiara ed evidente, e soltanto per singoli oggetti piuttosto rigorosamente simmetrica.

Unicamente nei suoi ultimi lavori autentici Hemling elabora, a quanto pare, una sua propria e peculiare tendenza: e non solo abbandona, dovunque possa e gli sia lecito, l’ampia misura delle figure, ma narra leggende o storie bibliche con una grazia che nessun pittore uguagliò ne prima ne dopo di lui. Soltanto ora, forse, quell’intima religiosità che aveva dentro si fonde liberamente con la sua grazia innata: la sua fedeltà da ritrattista da meno nell’occhio, la diligenza non appare troppo faticosa, il minuto particolare non pregiudica più la vivacità. E, soprattutto, ormai avanti negli anni, egli riacquista un’altra volta quell’amabile innocenza che di solito è una prerogativa della gioventù, mentre qui, impiegando la sua esperienza e il virtuosismo, lavora con tanto maggiore sicurezza.    H. G. hotho, Geschichte der detitschen und niederlandischen Molerei, eine offeniliche Vorlesung, vol. II, 1843

Il gusto, il sentimento squisito di Memlinc potevano adattarsi alla natura come all’uomo. La luce prendeva talvolta, sotto il suo pennello, toni dorati che Claude Lorrain non è riuscito a superare; le sue acque profonde e trasparenti, i prati costellati di fiori, i boschi fitti, pieni di ombre misteriose, i bei cieli azzurri, appena velati da una foschia leggera, lo pongono all’altezza dei maestri olandesi. Le immagini della natura che egli traccia fanno spesso sognare più che la natura stessa. Il genio ha infuso in loro una grazia segreta, una suggestione ideale.

La poesia intima del focolare non era meno compresa dal nostro artista, ne era resa con minor felicità. C’è un’opera, dovuta al suo pennello, in cui una camera elegante ispira l’idea della calma e del benessere che sono propri della vita familiare: si vorrebbe rimanere lunghe ore nello studio e nella contemplazione … Anche se considerassimo i mobili, la tappezzeria, gli accessori di ogni genere che formano l’arredamento di questi intemi, li troveremmo ugualmente ben fatti. Un’anta dell’.Adorazione dei Magi, in possesso dell’ospedale Saint-Jean, a Brugge [Catalogo, N. 71, ci mostra, per esempio, una tavola ricoperta da un panno bianco ornato di frange, e sulla tavola un candeliere con un cero; ne Gerard Dow, ne Abraham Mignon, ne Van Huysum hanno mai dipinto oggetti inanimati con maggior talento.    A. michiels, in ch. blanc, Hìstoire des peintres de toutes lei écoles: École flamande, 1868

[Memling] dice ciò che vuoi dire con il candore dei poveri di spirito e di cuore, con la naturalezza di un fanciullo. Dipinge ciò che è venerato e creduto, e il come è creduto. Si astrae nel suo mondo intimo, e lì si rinchiude, si innalza e si effonde. Niente di ciò che appartiene al mondo estemo penetra in questo santuario spirituale immerso in una quiete assoluta: ne ciò che si fa, ne ciò che si pensa, ne ciò che si dice, ne — in alcun modo — ciò che si vede.

Immaginate, in mezzo agli orrori del secolo, un luogo privilegiato, una sorta di eremo angelico ideale, silenzioso e chiuso, in cui tacciono le passioni, i turbamenti finiscono, si prega, si adora, tutto si trasfigura, brutture fisiche, brutture morali, nascono sentimenti nuovi, come gigli spuntano ingenuità, dolcezze e una mansuetudine sovrannaturali: avrete così un’idea dell’ispirazione davvero unica di Memling e del miracolo che egli compie nei suoi quadri.   E. fromentin, Les Maìires d’autrefois: Belgique, 1876

II secolo XV è un’epoca di fermenti, di contraddizioni. Un realismo spesso inasprito fino alla violenza brutale, nella politica e nel pensiero ecclesiastico, accompagna fantasie mistiche e una tendenza a mortificare ogni istinto di autoconservazione. Forti correnti sotterranee in numerosi campi della vita politica e spirituale aiutano a capire quella mancanza di armonia. Il potere dei prìncipi borgognoni salito a livelli sovrumani cozza contro il sentimento borghese, anch’esso progredito e in possesso di una forza inaudita. L’arte di Memling rimane borghese, in contrasto con l’arte aulica di Jan van Eyck, ma soltanto di rado cade in una meschina grettezza. Egli approfondisce per suo intimo bisogno la tiepida religiosità che si manifestava allora nel culto di Maria. Sa mettere in versi melodiosi i singoli pensieri della prosa eyckiana senza però scendere a una vacua smania di rime ; trasforma la passionalità di Rogier in sentimentalità, ma senza sdolcinature; modera l’asprezza di Hugo van der Goes, ottenendo una bellezza severa; e toglie alla leggiadria d’un Bouts quello che ha di bambolesco. Le sue opere rappresentano il tentativo di sanare un dissidio di una grande epoca, posta davanti a nuovi problemi e nuove soluzioni. Lontano da ogni durezza e da ogni audace intervento, per un senso di superiorità personale, egli vinse entro i limiti che si era segnati: vincitore al quale i posteri (sia pure non trascinati a fervido entusiasmo) porgono volentieri l’alloro.   L. kaemmerer, Memling (Kunstler-Monographien, 39), 1899

Memling fu un vero artista, dotato di molto più sentimento di Jan van Eyck. Mentre le opere del grande maestro della tecnica suscitano stupore e inducono all’ammirazione, e la meravigliosa riproduzione dei più minuti particolari, malgrado, o piuttosto a causa della sua perfezione, finisce per stancare, più, invece, si studiano le opere di Memling, più si scoprono cose belle. Non vi è nulla di superfluo, nulla di forzato con cui egli abbia cercato di dimostrare la sua abilità di pittore; ne, d’altro canto, ha trascurato od omesso nulla per dare dignità e grazia alle sue principali figure. A queste ha dedicato la massima cura: l’abbigliamento e gli ornamenti rappresentavano per lui solo degli accessori da usare in modo da dar risalto alla dignità e all’aspetto delle sue figure, senza distogliere da esse l’attenzione.

Jan van Eyck e Memling furono entrambi dei coloristi, entrambi completamente dediti alla loro opera, entrambi ricercatori della perfezione; ma in realtà fra l’uno e l’altro c’era tutto un mondo diverso. Van Eyck, anche nei soggetti religiosi, risveglia in noi idee terrene; mentre Memling, anche nelle scene terrene, suscita in noi pensieri di cose celesti. Dai suoi dipinti risulta evidente che egli era veramente un uomo dal cuore umile e puro, il quale, quando le arti stavano per abdicare al compito di servire la Chiesa per soddisfare il gusto degli uomini, rimase devotamente fedele alla tradizione cristiana, e in tutta semplicità dipinse quello in cui credeva e che venerava, come gli capitava di concepirlo e di vederlo nelle sue meditazioni. Nelle sue opere non vi è affettazione, ne ricerca di novità, ne immistioni di idee pagane; egli rimase completamente estraneo alla corrente che già stava influenzando i fiamminghi sotto il cattivo esempio della corte borgognona. Certamente egli visse felice e sereno con sua moglie e i suoi figli, ignorando le scene brutali che avvenivano poco lontano e prestando poca attenzione a quanto si diceva o si faceva nel mondo. Non fondò nessuna scuola, ma nondimeno esercitò una considerevole influenza, non solo sui contemporanei, ma anche sugli artisti che vissero a Brugge durante il sedicesimo secolo; e senza dubbio si deve a ciò se, mentre la vecchia scuola si estinse completamente nelle altre città, le sue tradizioni sopravvissero a Brugge fino al diciassettesimo secolo.  W. H. J- weale, Hans Memling  1901.

Angelo Tani con la statua della Madonna di Hans Memling

Hans Memling: Angelo Tani con la statua della Madonna e Caterina Tanagli con la statua di San Michele

Hans Memling: Angelo Tani con la statua della Madonna e Caterina Tanagli con la statua di San Michele
Hans Memling: Angelo Tani con la statua della Madonna e Caterina Tanagli con la statua di San Michele, cm. 223,5 x 72 ciascuno, Pomorskie Muzeum, Danzica.

Sulle opere: “Angelo Tani con la statua della Madonna” e “Caterina Tanagli con la statua di San Michele” sono due dipinti autografi di Hans Memling – appartenenti al “Trittico di Danzica” – realizzati con tecnica a olio su tavola tra il 1466 ed il 1473, misurano ciascuno 223,5 x 72 cm. e sono custoditi nel Pomorskie Muzeum di Danzica.

Come chiaramente si evince dai titoli delle due opere, il trittico – a sportelli chiusi – mostra, nel pannello collocato a sinistra, Angelo di Jacopo Tani (il donatore) inginocchiato sotto una nicchia con la statua della Madonna che tiene in collo il Bambino. Nel pannello di destra appare la moglie del donatore, Caterina di Francesco Tanagli, inginocchiata sotto una nicchia con la statua di san Michele che sta uccidendo Lucifero.

 Quando il complesso pittorico è con le due ante aperte appaiono altre tre composizioni: “La Porta del Paradiso” nel riquadro di sinistra, “La porta dell’inferno” in quello destro e “Il giudizio Universale” al centro (pagina successiva).

La storia esterna legata alla grande opera è molto interessante. Il primo spostamento lo ebbe tramite l’agente dei Medici, Tommaso Portinari, che imbarcandola in  una sua nave diretta in un porto italiano avrebbe dovuto recapitarla a Firenze. La nave venne però assaltata da Paul Benecke, conosciuto come il “Corsaro di Danzica”, il 27 aprile 1473 presso le acque di Gravelines. Il pregiato complesso pittorico fu donato dallo stesso corsaro alla Cattedrale della sua città e fu ubicato nella cappella della Confraternita di San Giorgio.

Lo zar di Russia, Pietro il Grande (Mosca, 1672 – San Pietroburgo, 1725), ebbe modo di ammirare la grande opera e cercò cercò acquistarla ma inutili furono tutti i suoi tentativi. Nel 1807 l’esercito francese, che aveva già iniziato a fare razzia di opere d’arte in Italia, la requisì trasferendola nel Musée Napoléon di Parigi, dove fu oggetto di alti apprezzamenti, tra i quali quello del noto scrittore Stendhal (Grenoble, 1783 – Parigi, 1842). L’opera, intatta, venne restituita nel 1816 a Lubecca.

Negli anni che seguirono la seconda guerra mondiale, con la Cattedrale distrutta dalle bombe ed ancora in piena ricostruzione, essa venne trasferita nel Muzeum Pomorskie della città.

Il trittico, non ancora assegnato a Memling, venne ingenuamente pubblicato da G. von Fürst (“Courieuse Reisen durch Europe”, Sorau 1739), e e poi da J. Bernouilli (“Reisen durch Brandenburg, Pommern, Preussen. Curland, Russland und Polen in den Jahren 1777 und 1778”, I. Leipzig 1779) ed altri critici.

Il primo a dare la paternità dell’opera all’artista fu H. G. Hotho (“Geschichte der deutschen und niederlàndischen Malerei, II”, Berlin 1843. p. 128-29).

Oggi l’autografia di Memling viene universalmente accettata dagli studiosi.

Il Trittico venne realizzato non prima del 1466 (anno in cui Angelo Tani si uni in matrimonio con Caterina Tanagli a Firenze) e non dopo 1473.

I cinque dipinti

“Angelo Tani con la statua della Madonna”:

Faccia visibile con anta sinistra chiusa. A destra del donatore appare lo stemma di famiglia, che permise al Warburg identificarne la figura. Angelo Tani riuscì presto a distinguersi presso la filiale de’ Medici a Brugge, divenendone in pochissimo tempo il capo. Nel 1460 però giunse in città Tommaso Portinari, che dopo alcuni anni di collaborazione divenne il suo principale. Nel 1467-69 Angelo si trovava a Londra per prevenire il defoult della Banca de’ Medici in quella città. Dal 1480 il Tani visse sempre nel capoluogo toscano, ove morì nel 1492.

“Caterina Tanagli con la statua di San Michele che abbatte Lucifero”:

Faccia visibile ad anta di destra chiusa: Al lato della donatrice, lo stemma della propria famiglia.

“La porta del Paradiso” e “L’inferno”: facce visibili ad ante aperte. Quella del Paradiso è riccamente decorata; nell’inferno vengono rappresentati i tormenti dei dannati.

Il Giudizio Universale: si legga il contenuto nella pagina successiva.

Trittico di Danzica – Il Giudizio Universale di Hans Memling

Hans Memling: Trittico di Danzica – Il Giudizio Universale

Hans Memling: Trittico di Danzica - Il Giudizio Universale
Hans Memling: Il Giudizio Universale cm. 221 x 160,5, Pomorskie Muzeum, Danzica.

Sull’opera: “Il Giudizio Universale” è un dipinto autografo di Hans Memling, appartenente al Trittico di Danzica, realizzato con tecnica a olio su tavola tra il 1466 ed il 1473, misura 221 x 160,5 cm. ed è custodito nel Pomorskie Muzeum a Danzica.

Il dipinto corrisponde al pannello centrale del Trittico, visibile ad ante aperte.

Per la storia esterna dell’intera opera, abbastanza travagliata e interessante, si veda la pagina precedente.

In alto, seduto su un arcobaleno, appare il Cristo Giudice circondato dai dodici apostoli con la Vergine e Giovanni Battista (ai lati estremi dell’arcobaleno). Sopra le due schiere di apostoli stanno quattro angeli (due a sinistra e due a destra) con gli strumenti della Passione.

La figura del Cristo è stata ripresa pari pari da un dipinto di Rogier van der Weyden (Tournai, 1399 circa – Bruxelles, 1464). II Memling l’ha tratta (con i vari particolari) da quella del Polittico di Beaune; anche le figure della Madonna e del Battista sono in buona parte riprese da quell’opera.

La figura nuda, inginocchiata sul piatto della bilancia tenuta da san Michele, viene identificata in Tommaso Portinari (si veda la pagina precedente), che Memling ritrasse più volte. Strano però appare il fatto che il volto di Tommaso fosse stato configurato soltanto ad opera finita, ove l’artista ricoprì – a tal uopo – la testa realizzata in precedenza con uno strato di asfaltina ed uno di bianco di piombo.

Se non si tratta di un pentimento intrinseco di Memling possono essere prese in considerazione due versioni che spiegano il perché di questo cambiamento.

La prima si riferisce al fatto che il Portinari fosse il superiore del Trani in una filiale de’ Medici (si pensa perciò ad un atto adulatorio da parte del Tani nei riguardi del suo diretto principale.

La seconda, valida quanto la prima,  riguarda il fatto che Tommaso Portinari avesse attivamente partecipato alle spese dell’opera, o che addirittura avesse egli stesso acquistato l’intero complesso pittorico.

Madonna col Bambino, Sant’Antonio abate e un devoto di Hans Memling

Hans Memling: Madonna col Bambino, Sant’Antonio abate e un devoto

Hans Memling: Madonna col Bambino, Sant'Antonio abate e un devoto
Hans Memling: Madonna col Bambino, Sant’Antonio abate e un devoto cm. 93 x 55, National Gallery of Canada, Ottawa.

Sull’opera: “Madonna col Bambino, Sant’Antonio abate e un devoto” è un dipinto autografo di Hans Memling, realizzato con tecnica a olio su tavola, misura 93 x 55 cm. ed è custodito nella National Gallery of Canada ad Ottawa.

Sull’opera appare l’anno 1472 – ma la scritta è  apocrifa – riportato sulla parete di fondo, a destra della figura della Madonna.

Poco o nulla si sa del dipinto fino al 1872, quando comparve all’asta Gsell di Vienna. Qui fu acquistato dal principe di Liechtenstein (Vienna e Vaduz), che nel 1954 la vendette alla National Gallery of Canada di Ottawa (fonte: “Annual Report of the National Gallery of Canada” 1953-54).

Già pochi anni dopo la scoperta della pregiata “Madonna” il Kaemmerer (studioso di storia dell’arte) nel 1899 la pubblicava attribuendola al Memling. Tale assegnazione venne universalmente accettata dalla critica moderna e mai più messa in dubbio.

Il Friedlander (“RfK” 1903, p. 83) metteva in risalto il fatto che anche il costume del devoto inginocchiato stesse ad indicare che la cronologia dell’opera avesse una datazione abbastanza arcaica. Quella riferita al 1472 – scritta sulla parete di fondo – è perciò da ritenere accettabile, anche se non fu scritta direttamente dall’artista. Molto probabilmente fu ricopiata dalla cornice originale, ormai andata perduta).

Trittico del Matrimonio mistico di Santa Caterina (Brugge) di Hans Memling

Hans Memling: Trittico del Matrimonio mistico di Santa Caterina (Brugge) di Hans Memling

Trittico del Matrimonio mistico di Santa Caterina (Brugge) di Hans Memling
Hans Memling: Trittico del Matrimonio mistico di Santa Caterina, Hans Memlingmuseum, Brugge. (nella foto: Madonna col Bambino).

Sull’opera: Il “Trittico del Matrimonio mistico di Santa Caterina” è un complesso pittorico autografo di Hans Memling, realizzato con tecnica a olio su tavola, le cui misure sono 172 x 79 cm. (ciascuna anta) e 172 x 172 cm. (elemento centrale). Il pregiato capolavoro è custodito nell’Hans Memlingmuseum a Brugge.

Il trittico in esame si presenta con due ante dipinte in entrambi i versi ed un pannello centrale. A Sportelli chiusi appaiono le raffigurazioni di “Jakob de Kueninc e Anthonis Seghers con i santi Giacomo e Antonio Abate” (a sinistra) e “Agnes Casembrood e Clara Van Hulsencon con le Sante Agnes e Chiara” (a destra).

Ad ante aperte appaiono: al centro la “Madonna col Bambino in trono, due angeli, i santi Giovanni Battista e Giovanni Evangelista, e le sante Caterina e Barbara”, sul pannello sinistro “La decapitazione di san Giovanni Battista” e sul lato destro “La visione di San Giovanni Evangelista a Patmo.

Il complesso pittorico è firmato e datato (1479) sulla parte bassa della cornice che racchiude la tavola centrale. Da documentazioni certe si ricava che fu commissionato intorno al 1474-75, poiché Anthonis Seghers, uno dei donatori morì in tale periodo (esattamente nell’anno 1475).

L’opera, uno dei più alti capolavori dell’artista, subì molteplici restauri e varie inopportune ridipinture, fino a che – nel biennio 1955-56 –  fu sottoposto ad un accorto intervento che lo ha riportato agli antichi splendori (fonte:[P. Coremans, R. Sneyers e J. Thissen, “BIRPA” II, 1959).

Le cinque rappresentazioni:

4 Memling - Jakob e Anthonis

Jakob de Kueninc e Anthonis Seghers con i santi Giacomo e Antonio Abate – Agnes Casembrood e Clara Van Hulsencon con le Sante Agnes e Chiara, cm. 172 x 79 ciascuno.

5 Memling - Madonna col bambino in trono

Madonna col Bambino in trono, due angeli, i santi Giovanni Battista e Giovanni Evangelista, le Sante Caterina e Barbara,  cm. 172 x 172. (si legga il contenuto)

La decapitazione di San Giovanni Battista e San Giovanni Evangelista

La decapitazione di San Giovanni Battista e San Giovanni Evangelista, cm. 172 x 179 ciascuno.

Madonna col Bambino in trono (Brugge) di Hans Memling

Hans Memling: Madonna col Bambino in trono (Brugge)

Madonna col Bambino in trono (Brugge) di Hans Memling
Hans Memling: Madonna col Bambino in trono, due angeli, i santi Giovanni Battista e Giovanni Evangelista, le Sante Caterina e Barbara,  cm. 172 x 172.

Sull’opera: “Madonna col Bambino in trono, due angeli, i santi Giovanni Battista e Giovanni Evangelista, le Sante Caterina e Barbara” è un dipinto autografo di Hans Memling, appartenente al Trittico del Matrimonio mistico di Santa Caterina, realizzato con tecnica a olio su tavola, misura 172 x 172 cm. ed è custodito nell’Hans Memlingmuseum a Brugge.

La tavola in esame rappresenta il pannello centrale del trittico. Sulla parte bassa della cornice – originale – appare la scritta: OPVS IOHANNIS M(o H?)EMLING ANNO M CCCC LXXIX 1479. La strana forma della “M”, che si avvicina più ad una “H”, all’inizio del cognome dell’artista, ha suscitato in passato ampi dibattiti.

 Nel fondo, zona a sinistra, sono rappresentate le storie del del Battista: il santo che predica, il santo che viene portato in prigione, il corpo del santo fatto bruciare da Giuliano l’Apostata.

Nella zona di destra (sempre sul fondo) appaiono le storie dell’Evangelista: il santo che viene immesso nell’olio bollente; che viene costretto a salire su una imbarcazione con destinazione Patmo, che battezza il filosofo Cratone in una piccola cappella.

I capitelli istoriati delle quattro colonnine, secondo gli studiosi, dovrebbero raffigurare le visioni di Zaccaria; la nascita del Battista e l’imposizione del nome; la resurrezione di Drusiana; Giovanni Evangelista che beve il vino avvelenato senza soffrirne le conseguenze.

La figura in abito scuro, rappresentata sul fondo all’estrema destra della composizione, secondo il Friedlànder (“BM” LXXV, 1939, p. 124), dovrebbe corrispondere all’autoritratto di Memling.

Le sette gioie di Maria di Hans Memling

Hans Memling: Le sette gioie di Maria

Hans Memling: Le sette gioie di Maria parte sinistra
Hans Memling: Le sette gioie di Maria parte sinistra
Hans Memling: Le sette gioie di Maria parte destra
Hans Memling: Le sette gioie di Maria parte destra

Le sette gioie di Maria, 81 x 189, Alte Pinakothek, Monaco.

Sull’opera: “Le sette gioie di Maria” è un dipinto autografo di Hans Memling, realizzato con tecnica a olio su tavola nel 1480, misura 81 x 189 cm. ed è custodito nella Alte Pinakothek a Monaco.

La cornice originale, oggi andata perduta, recava la scritta “INT, JAER 1480. SO. WAS. DIT. WERC. GEGEVE(N). DEN AMBACHTE. VAN DEN. HUDEVETTERS. VAN D’HEER. PIETER. BULTINS. FJORIS. HUDEVETTER. EN. COOPMAN. EN. VAN. JONK-UWE, CATELYNE. SYN WYF. GOEDEVOERTS. VAN RYEBEKE. DOCHTER (G. Rathgeber, “Annalen der niederländischen Malerei, etc..”, I. Gotha 1842, p, 57).

Da ciò si ricava che la composizione in esame, nel 1480, fu donata alla Cattedrale di Brugge da Pieter Buyltink e sua moglie Katharina van Riebeke, affinché venisse ubicata nella cappella assegnata alla Corporazione dei Conciatori, ove vi rimase fino al periodo compreso tra il 1780 ed il 1790, anni in cui la stessa Corporazione la faceva pervenire in dono al governatore generale austriaco del Brabante (fonte: Ed. Firmenich-Richartz, Die Bruder Boisserée, I. Jena 1916, p. 459).

Più tardi l’opera entrava a far parte delle collezioni Beauharnais, Biron (a Laeken, nelle vicinanze di Bruxelles) e – nel 1813 – in quella della famiglia Boisserée. Nel 1827 fu acquistata da Ludovico I di Baviera (Strasburgo, 1786 – Nizza, 1868).

Le sette “gioie di Maria”‘ sono l’Annunciazione, la Natività, l’Adorazione dei Magi, l’apparizione di Cristo risorto a Maria, l’Ascensione, la Pentecoste e l’Assunzione al cielo.

Nella zona in basso a sinistra appare la figura del donatore; nel lato opposto compaiono la moglie inginocchiata con un figlio. Lo stemma della famiglia spicca su un muretto, accanto ai due.