Trittico del fieno – Costruzioni infernali di Hieronymus Bosch

Hieronymus Bosch:Trittico del fieno – Costruzioni infernali

Hieronymus Bosch: anta destra del Trittico del fieno: Le costruzioni infernali
Hieronymus Bosch: Trittico del fieno Anta destra: “Costruzioni infernali”, 135 x 45 cm.

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Sull’opera: “Le Costruzioni infernali” è un dipinto autografo di Bosch, appartenente alla serie del “Trittico del fieno” – anta destra – realizzato con tecnica a olio su tavola nel 1502-04, misura 135 x 45 cm. ed è custodito nel Museo del Prado a Madrid. 

Il dipinto in esame è raffigurato sull’anta di destra ed è perciò visibile quando questa è aperta. La composizione è strutturata a piani paralleli – prospetticamente indipendenti – nei quali vengono rappresentate costruzioni infernali e punizioni di dannati.

Le scene vengono interpretate in vari modi: nella zona inferiore, l’ingordo viene sbranato da un’orribile creatura dalle gambe umane, mentre l’invidioso è divorato cani (il Bax, ad esempio, descrive la scena come il castigo d’una coppia impudica).

Il registro principale, da considerarsi come primo piano, è quello con il ponte cui le anime sono costrette ad attraversare, spinte dai demoni per raggiungere la torre infernale, in continuo stato di elaborazione dato l’interminabile afflusso di anime.

L’uomo trafitto da un’asta (a cavallo del bove) che reca un calice liturgico, viene interpretato come saccheggiatore di chiese (Tolnay), o come “cavaliere della morte” (Combe, 1946, 1957).

La donna giacente a terra con un rospo sul ventre, rappresenta la superbia. L’incendio, che riguarda gran parte della zona alta, è lo sviluppo di una tematica già accennata nei “Sette peccati capitali“.

Trittico del fieno (Escorial) di Hieronymus Bosch

Hieronymus Bosch: Trittico del fieno (Escorial)

Hieronymus Bosch: Trittico del fieno (Escorial)
Hieronymus Bosch: Il trittico (in bianco e nero) custodito all’Escorial (Monastero di San Lorenzo), 140 x 232 cm.

Sull’opera: “Trittico del fieno” (dell’Escorial) è una serie di dipinti – in parte prevalentemente attribuiti a Bosch – realizzati con tecnica a olio su tavola nel 1500-02. Il complesso è custodito All’Escorial, ma esiste – come ampiamente riportato  nella pagina precedente – un’altra versione, completa nelle sue parti, più autorevolmente assegnata all’artista.

La versione raffigurata in questa pagina è pressoché identica a quella custodita nel Museo del Prado, salvo piccoli particolari come le gambe di Adamo nel  “Peccato originale” (scomparto sinistro) e la brocca sul tavolo vicino al monaco (“Carro del fieno” dello scomparto centrale).

Nella versione del Prado, proprio in questa zona c’è una caduta di cromatismo che richiese un intervento di restauro. L’opera è firmata nell’anta sinistra in basso con la scritta: “Jheronimus bosch”.

Nella stesura pittorica si evidenziano facilmente le varie zone restaurate, soprattutto nel fondo paesaggistico e nel gruppo di figure che seguono il carro (a sinistra dello stesso). Sia la Brand-Philip (nel 1958) che il Baldass (nel 1959) riconobbero l’opera come autografa del Bosch, mentre il Dollmayr (1898) faceva riferimento al suo ‘Maestro M’.

Molti studiosi di Storia dell’arte ritengono che il trittico in esame non sia una  riproduzione realizzata in Spagna, ma una seconda versione eseguita nella bottega dell’artista.

Nel 1939 il complesso fu portato al Prado per un confronto diretto con il suo gemello, che non non lasciò dubbi riguardo la parziale autografia del Bosch.

Trittico del fieno – Il peccato originale di Hieronymus Bosch

Hieronymus Bosch:Trittico del fieno – Il peccato originale

Trittico del fieno - Il peccato originale di Hieronymus Bosch
Hieronymus Bosch: Trittico del fieno Anta sinistra: “Il peccato originale”, 135 x 45 cm.

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Sull’opera: “Il peccato originale” è un dipinto autografo di Bosch, appartenente alla serie del “Trittico del fieno” – anta sinistra – realizzato con tecnica a olio su tavola nel 1502-04, misura 135 x 45 cm. ed è custodito nel Museo del Prado a Madrid.

La raffigurazione del “Peccato originale” è nella faccia interna dell’anta sinistra ed è visibile quando quest’ultima è aperta.

Lo scenario viene ripartito in tre campi con un incedere zigzagante, tipico dell’artista: la “Caduta degli angeli ribelli” in alto, a cui seguono la “Creazione di Eva”, il “Peccato originale” e infine la “Cacciata dal paradiso terrestre”.

L’impostazione delle figure, che ha un ché di bamboleggiante, è una peculiarità della pittura nord-europea nella rappresentazione dei nudi, che interferisce anche nella raffigurazione l’angelo – nonostante il mantello stile gotico – e nell’Eterno, in una veste adornata come un vescovo fatto santo.

Secondo il Tolnay (1965) i nudi riecheggiano, più che le scabre figure di van Eyck, quelle eleganti e armoniose  delle miniature proto-quattrocentesche, tipo le Le Très Riches Heures del Duca di Berry, custodite nella Biblioteca del Castello di Chantilly.

Il Baldass (1959), dopo un’attenta analisi dell’intera stesura pittorica, avanzò l’ipotesi che il trittico del Museo del Prado fosse una copia di quello custodito all’Escorial. Secondo lo studioso di storia dell’arte, il copista avrebbe realizzato prima il paesaggio, quindi – entro gli appositi spazi – le figure, dimenticando – o talora trascurando – i particolari dello sfondo, tanto che tra le gambe di Adamo – nella raffigurazione del Peccato – appare la stesura preparatoria anziché quella del il prato che lo circonda.

Tale supposizione è assai acuta, ma non certo probante, dal momento che lo stesso tipo di dimenticanza – o trascuratezza – si trova nella toga della stesura da lui considerata originale.

La Caduta degli angeli, che via via si trasformano in insetti di grosse dimensioni, è un’iconografica del tutto innovativa che apre quel carosello di grandi trasformazioni, nel quale l’artista apparirà come una fonte inesauribile dalle più svariate e fantastiche invenzioni.

Trittico del fieno di Hieronymus Bosch

Hieronymus Bosch: Trittico del fieno

Hieronymus Bosch: Trittico del fieno - laterale sinistro
Hieronymus Bosch: Trittico del fieno – laterale sinistro: Il peccato originale, 135 x 45 cm.
Hieronymus Bosch: Trittico del fieno - parte centrale
Hieronymus Bosch: Trittico del fieno – parte centrale: Il carro del fieno, 135 x 100 cm
Hieronymus Bosch: Trittico del fieno - laterale destro
Hieronymus Bosch: Trittico del fieno – laterale destro: Costruzioni infernali, 135 x 45 cm.

Trittico del fieno, Prado, Madrid.

Sull’opera: “Trittico del fieno” è una serie di dipinti prevalentemente attribuiti a Bosch, realizzati con tecnica a olio su tavola nel 1500-02. Il complesso è custodito nel Museo del Prado a Madrid, ma esiste – come sotto ampiamente riportato – un’altra versione, completa nelle sue parti.

Il complesso pittorico in esame, che comprende sei dipinti e rappresenta un’allegoria satirico-morale, è il primo tra quelli del Bosch pervenuto per intero al Museo del Prado a Madrid. Viene descritto già dal 1586 nella “Tabla de Cebes” di Ambrogio Morales, quindi nel 1605 nell’opera di fra’ Sigùenca.

Il trittico, che apparteneva alla famiglia, di Guevara fu venduto nel 1570 (dagli eredi) a Filippo II (fonte: Justi, 1889) e viene elencato in prima posizione nel documento del Simancas.

Nel 1574 fu trasferito insieme ad altre opere pittoriche all’Escorial, dove venne visto – e quindi citato – da A. Ponz (in Viaje, 1772-94). A complicare le cose  fu – nell’Ottocento – l’ammissione di  Ceàn Bermùdez che disse di aver ammirato un’altra versione alla Casa de Campo (fonte: Mateo Gómez, 1965). In conclusione, il trittico attualmente conservato nel Museo del Prado è quello che il Bermudez vide nella Casa de Campo, recante la firma dell’artista nello scomparto centrale (“Il carro di fieno”), in basso sulla destra.

L’intera opera appartenne più tardi al marchese di Salamanca che la fece smembrare: la parte centrale fu acquistata nel 1848 da Isabella la trasferì ad Aranjuez; l’ala a destra (“Costruzioni infernali”) entrò all’Escorial, mentre l’altra ala (“Il peccato originale”) pervenne all’attuale sede, dove il complesso venne ricomposto dopo il 1914.

La versione all’Escorial (Monastero di San Lorenzo), che reca la firma dell’artista nel riquadro di sinistra (“Il peccato originale”), viene considerata opera autografa di Bosch da molti studiosi, tra i quali Justi (1889), Cohen (1910), Maeterlinck (1914),  Lafond (1914), dalla Brand-Phili (1953) e anche dal Baldass (1959) che nel 1943 ipotizzava il contrario.

L’autografia della versione custodita nel Museo del Prado viene avanzata da Solomayor e Sànchez Cantón, direttori del museo, e quindi difesa nel 1965 Tolnay (soprattutto per la qualità delle stesure riguardanti le ali esterne e interne), nel 1959 dal Linfert, nel 1960 dal Delevoy e nel 1962 dal Puyvelde.

Tra i sostenitori dell’uno e dell’altro complesso sta il Combe (1946 e 1957) che avanza l’autografia del Bosch ad entrambe le tavole centrali, indicando come opera originale quella del Prado. In effetti, da un’attenta analisi, risulta assai più pregiata la qualità del trittico custodito nel Museo, nel quale si evidenzia un’esecuzione fino alle estreme conseguenze, tipica del Bosch, nella trasfigurazione tematica, didascalica e morale – ma anche e soprattutto iconologica – con il linguaggio della prima maturità: implicazione del segno nella stesura cromatica, semplificando la figura in una macchia vigorosamente movimentata dalla ricca variazione tonale interna; impiego marcato del tocco, dove l’elaborata espressività tardogotica viene integrata con la semplificazione d’una stesura pittorica “fresca”, frutto di un’unica seduta.

Per quanto riguarda la cronologia, il trittico – che veniva riferito dal Baldass (1917) all’ultima fase dell’artista, cioè intorno al 1510 – viene attualmente assegnato alla prima maturità: secondo il Tolnay (1937 e 1965) è da collocarsi nel periodo 1485-90; per il Baldass si tratta di un’esecuzione a cavallo tra la fine del Quattrocento e l’inizio del Cinquecento; per altri, poco dopo (1500-02).

Descrizione delle opere e raffigurazione dei particolari:

Sportelli del "Cammino della vita"

Sportelli: “Cammino della vita”, 135 x 90 cm.

Il peccato originale, 135 x 100 cm.

Anta sinistra: “Il peccato originale”, 135 x 45 cm.

Il carro del fieno, 135 x 45 cm

Parte centrale: “Il carro del fieno”, 135 x 100 cm

Costruzioni infernali, 135 x 45 cm.

Anta destra: “Costruzioni infernali”, 135 x 45 cm.

Il trittico (in bianco e nero) custodito all'Escorial

Il trittico (in bianco e nero) custodito all’Escorial (Monastero di San Lorenzo), 140 x 232 cm.

7 Bosch - Trittico del fieno

Particolare del “Carro del fieno”, cm. 31,2, Prado, Madrid.

8 Bosch - Trittico del fieno

Particolare del “Peccato originale”, cm. 36, Prado, Madrid.

9 Bosch - Trittico del fieno

Particolare delle “Costruzioni infernali”, cm. 45, Prado, Madrid

10 Bosch - Trittico del fieno

Particolare del “Carro del fieno”, cm. 31,4, Prado, Madrid

11 Bosch - Trittico del fieno

Particolari del “Carro del fieno”, cm. 22,6 ciascuno i piccoli e cm. 45,7 il grande, Prado, Madrid.

12 Bosch - Trittico del fieno

Particolare del “Carro del fieno”, cm. 31,2, Prado, Madrid.

Trittico del diluvio di Hieronymus Bosch

Hieronymus Bosch: Trittico del diluvio, Museum Boymans Van Beuningen, Rotterdam.

Hieronymus Bosch: Trittico del diluvio, Colui che perde e si salva, Museum Boymans – Van Beuningen, Rotterdam
Hieronymus Bosch: Trittico del diluvio, Colui che perde e si salva, Museum Boymans – Van Beuningen, Rotterdam

Sull’opera: Il “Trittico del diluvio” è – oggi – una serie di quattro dipinti prevalentemente attribuiti a Bosch, realizzati con tecnica a olio su tavola nel 1500-02 e custoditi nel Museum Boymans Van Beuningen a Rotterdam.

Ormai è consolidato il fatto che le quattro composizioni – dipinte su ambo i lati di due tavole – appartenevano allo stesso trittico del quale manca lo scomparto centrale. Le opere, che in origine si trovavano a Madrid presso la collezione Chilodes, passarono alla collezione Koenigs di Haarlem, quindi al Museo olandese.

 La stesura pittorica è in grisaglia (toni grigi), un cromatismo insolito nel Bosch, che il Tolnay giustifica supponendo che le tavole servissero da ante, in un altare intagliato – o scolpito – e non certamente dipinto, come quelle che lo stesso artista realizzò per il Duomo di ‘s-Hertogenbosch (complesso pittorico perduto ma ampiamente descritto nelle documentazioni).

Essendo le due tavole in pessime condizioni è difficile per la critica formulare precise indicazioni a riguardo. Nonostante ciò gli studiosi di Storia dell’arte concordano nell’assegnare le opere al Bosch, ad eccezione del Delevoy [1960] e del Puyvelde [1962].

Per quanto riguarda la cronologia, le ipotesi sono alquanto differenziate: il Baldass (1959) le riferisce al periodo del Trittico del Fieno, mentre ili Tolnay (1965) le ritarda alla piena maturità, oltre i primi anni del Cinquecento.

Qui sotto sono raffigurate le due tavole del trittico (dipinte in ambo i lati) (foto da Wikimedia Commons):

Hieronymus Bosch: Trittico del diluvio - colui che si perde e che si salva

Colui che si perde e che si salva, diametro dei tondi: 32,4 cm.

Hieronymus Bosch: Trittico del diluvio - Il diavolo in casa ed in campagna

Il diavolo in casa ed in campagna , diametro dei tondi: 32,4 cm.

Hieronymus Bosch: Trittico del diluvio - Il mondo dopo il diluvio

Il mondo dopo il diluvio, 69,5 x 38 cm.

Hieronymus Bosch: Trittico del diluvio - Mondo malvagio

Mondo malvagio, 69 x 36 cm.

Colui che si perde e colui che si salva di Hieronymus Bosch

Hieronymus Bosch: Trittico del Diluvio – Colui che si perde e colui che si salva

Hieronymus Bosch: Trittico del diluvio - Colui che si perde e colui che si salva
Hieronymus Bosch: Trittico del diluvio, Colui che si perde e colui che si salva, diametro dei tondi  32,4 cm , Museum Boymans Van Beuningen, Rotterdam.

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Sull’opera: “Colui che si perde e colui che si salva” è un dipinto prevalentemente attribuito a Bosch appartenente al “Trittico del diluvio” realizzato con tecnica a olio su tavola nel 1500-04, i cui tondi misurano 32,4 cm. di diametro; è custodito nel Museum Boymans Van Beuningen a Rotterdam.

Colui che si perde:

I due tondi si trovano sulla stessa tavola dove è raffigurato “Il mondo dopo il Diluvio”. In quello riportato in alto – “Colui che si perde” – si evidenzia un’anima oppressa dai demoni e, sullo sfondo, un paesaggio sconfinato. Riguardo l’orribile rospo in basso, al centro, il Baldass [1959] è certo dell’esistenza di un disegno preparatorio originale dell’artista, di cui ne indica  il luogo di conservazione: il Kupferstichkabinett di Berlino.

L’intera figurazione, alquanto enigmatica, viene interpretata in diversi modi facendo riferimento ai passi del Vangelo di Luca (IX 24 e soprattutto XVII 33): “Chi cercherà di salvare la sua vita la perderà” [Baldass]; o come narra l’inizio della parabola del “Buon samaritano” [Begemann Haverkamp]; o come una storia della vita dell’Almaengien [Fraenger].

Colui che si salva:

Il tondo di “Colui che si salva” si trova sotto quello di “Colui che si perde”. In esso viene raffigurata anima – appartenente a colui che è morto per grazia divina – genuflessa di fronte a Cristo.

La stessa anima viene riproposta nello sfondo, alla quale un angelo offre un candido panno, entro un vastissimo e spoglio paesaggio. Secondo lo studioso Baldass la scena riguarda il passo del Vangelo di Luca (XVII 33) che narra: “chi perderà la vita la salverà”, da essere arricchito con altro passo – IX dello stesso evangelista – e con l’VIII di Marco: “chi perderà la vita per causa mia e del Vangelo”. Per il Fraenger, invece, si tratta di una storia della vita dell’Almaengien.

Il diavolo in casa ed il diavolo in campagna di Hieronymus Bosch

Hieronymus Bosch: Trittico del diluvio – Il diavolo in casa ed il diavolo in campagna

Hieronymus Bosch: Trittico del diluvio - Il diavolo in casa e in campagna
Hieronymus Bosch: Trittico del diluvio, Il diavolo in casa ed in campagna, diametro dei tondi 32,4, Museum Boymans Van Beuningen, Rotterdam.

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Sull’opera: “Il diavolo in casa ed il diavolo in campagna” è un dipinto prevalentemente attribuito a Bosch appartenente al “Trittico del diluvio” realizzato con tecnica a olio su tavola nel 1500-04, i cui tondi misurano 32,4 cm. di diametro; è custodito nel Museum Boymans Van Beuningen a Rotterdam. 

I due tondi sono dipinti sula stessa tavola dove è raffigurato “Il mondo malvagio”.

Il diavolo in casa:

Nel tondo superiore – Il diavolo in casa – viene raffigurata una donna che fugge dai demoni e da una casa stregata. Appare abbastanza chiara la tipica espressione d’un riposto significato morale del Bosch, attraverso la scelta di una scena di tipo campagnolo.

Il Baldass – come nelle precedenti composizioni – richiama il passo evangelico: “In quel giorno, chi si troverà sul terrazzo e avrà in casa le sue masserizie, non scenda a prenderle”. Diversi sono i pareri di altri studiosi di storia dell’arte: Begemann Haverkamp in il “Fùhrer durch die Sammlungen des Museums Boymans” fa riferimento a un episodio di Tobia; il Fraenger – come nei precedenti dipinti – si riferisce a una storia della vita dell’Almaengien.

 Il diavolo in campagna:

Nel tondo inferiore – Il diavolo in campagna – viene raffigurato un contadino che improvvisamente viene sorpreso dal diavolo in aperta campagna.

Riguardo il tema, E. Begemann Haverkamp lo riferisce alla parabola evangelica di Marco (IV 4 e 15) che narra l’episodio del seminatore: “e mentre gettava il seme, parte cadde lungo la strada e vennero gli uccelli dell’aria e lo mangiarono … . Il seminatore semina la parola … ma, appena l’hanno udita, subito viene Satana e porta via la parola seminata in loro”; secondo il Baldass si tratta invece del passo evangelico di Luca: “chi si troverà in campagna, non torni indietro”; per il il Fraenger – come nei precedenti dipinti – viene narrata una storia della vita dell’Almaengien.

Mondo dopo il diluvio di Hieronymus Bosch

Hieronymus Bosch: Trittico del diluvio – Mondo dopo il diluvio

Hieronymus Bosch: Trittico del diluvio - Il mondo dopo il diluvio
Hieronymus Bosch: Trittico del diluvio, il mondo dopo il diluvio, cm. 69,5 x 38, Museum Boymans Van Beuningen, Rotterdam.

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Sull’opera: “Mondo dopo il diluvio” è un dipinto autografo di Bosch appartenente al “Trittico del diluvio” realizzato con tecnica a olio su tavola nel 1500-04, misura 69,5 x 38 cm. ed è custodito nel Museum Boymans Van Beuningen a Rotterdam.

La composizione è raffigurata sulla stessa tavola dei due tondi “Colui che si perde” e “Colui che si salva”.

Nello scomparto, che appare tagliato in alto, viene raffigurata l’arca in cima al monte Ararat dalla quale esce Noè, i figli e le proprie mogli e le varie coppie di animali.

Lo scomparto non è in ottime condizioni ma meglio conservato rispetto all’altra tavola ed assai più bello, soprattutto per la ricchezza fantastica di una paesaggistica primordiale – che vedremo nel “Trittico delle Delizie” nella raffigurazione dello scomparto della “Creazione del mondo” – per l’elegante stesura pittorica (grisaglia) e per l’armonia di movimento.

Il tema viene variamente interpretato dagli esperti di storia dell’arte. Secondo il Baldass si tratta di una prefigurazione del Giudizio finale, come cita un passo del Vangelo: “venne il diluvio che mandò tutti a perdizione”; mentre per Fraenger, come allegoria della disgrazia relativa all’ambiente familiare dell’Aimaengien.

Mondo malvagio di Hieronymus Bosch

Hieronymus Bosch: Trittico del diluvio – Mondo malvagio

Hieronymus Bosch: Trittico del diluvio - Mondo malvagio
Hieronymus Bosch: Trittico del diluvio, il mondo malvagio, cm. 69 x 36, Museum Boymans Van Beuningen, Rotterdam.

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Sull’opera: “Mondo malvagio” è un dipinto autografo di Bosch appartenente al “Trittico del diluvio” realizzato con tecnica a olio su tavola nel 1500-04, misura 69 x 36 cm. ed è custodito nel Museum Boymans Van Beuningen a Rotterdam. 

La composizione è raffigurata sulla stessa tavola dei due tondi: “Il diavolo in casa” e “Il diavolo in campagna”.

Nello scomparto, che si presenta tagliato in alto – e un poco anche in entrambi i lati – viene è raffigurato un desolato paesaggio, frequentato da esseri orribili, con una città incendiata nello sfondo, diavoli con teste d’animali, bestie antidiluviane e i tipici ‘grilli’ del Bosch.

La struttura compositiva a piani paralleli disposti dal basso all’alto ha un incedere a “zig-zag” (vedi le ante del Trittico del Fieno).

Il tema figurativo viene interpretato in maniera alquanto differenziata tra gli esperti di storia dell’arte. Secondo il Fraenger (1950) si tratta del “Mondo prima del diluvio”, abitato da gente malvagia, appartenente alla stirpe di Nephilim [Fraenger, 1950]. Per Baz (1956), come la caduta degli angeli ribelli.

Secondo il Baldass, come un’illustrazione dei passi del Vangelo sui giorni di Lot e le rovine di Sodoma, che nel periodo del Bosch comprendevano il Giudizio finale.

Ascesa all’Empireo di Hieronymus Bosch

Hieronymus Bosch: Ascesa all’Empireo

Hieronymus Bosch: Ascesa all'Empireo
Hieronymus Bosch: Visioni dell’Aldilà Ascesa all’Empireo, 87 x 40 cm., Palazzo Ducale, Venezia.

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Sull’opera: “Ascesa all’Empireo” è uno dei quattro dipinti appartenenti alla serie delle “Visioni dell’aldilà”, prevalentemente attribuito a Bosch, realizzato con tecnica a olio su tavola nel 1500-04, misura 87 x 40 cm. ed è custodito nel Palazzo Ducale a Venezia.

La composizione in esame, tra le quatto della serie a cui appartiene, è quella più struggente, soprattutto per l’eccezionale e fantastico ingresso a struttura cilindrica, fatto da fasce “prospetticamente” concentriche che, secondo il Tolnay, probabilmente simboleggiano le sfere celesti, non estranee all’iconografia del tardo-medioevo (Baldass riferisce la scena alle miniature del Quattrocento).

Qui il Bosch riesce a trasfigurare – attraverso equilibrati effetti di luce e di colore – le anime nel loro aspetto più toccante, le quali sembrano venire completamente assorbite dai raggi divini provenienti dal fondo, in un incedere a zigzagante per tutto il luminoso tunnel, con conseguente e graduale perdita di peso e con gli angeli guida che le accompagnano fino al raggiungimento della luce suprema (fonte: Tolnay che le collega al Paradiso dantesco ma che, nel considerare il condotto,  si riferisce anche alla “colonna di gloria” del manicheismo, dove le anime raggiungono il regno divino.