Sibilla Eritrea nella volta della Cappella Sistina

Sibilla Eritrea – Michelangelo Buonarroti

Michelangelo: la sibilla Eritrea nella volta della Cappella Sistina
Michelangelo: la sibilla Eritrea nella volta della Cappella Sistina
Veggente precedente: Profeta Isaia
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Sull’opera

La Sibilla Eritrea è un affresco di Michelangelo Buonarroti, realizzato intorno al 1509 e commissionato da papa Giulio II. Il riquadro misura 360 x 380 cm. e fa parte della decorazione del soffitto della Cappella Sistina in Vaticano.

Sibilla Eritrea nella volta della Cappella Sistina

Michelangelo - La Volta della Cappella Sistina, partic. della Sibilla Eritrea
Prima del restauro: La Volta della Cappella Sistina, particolare della Sibilla Eritrea, anno 1509, cm. 360 x 380 cm. Vaticano.

La sibilla Eritrea con il suo atteggiamento grave fu vista come bellicosa, aggressiva, in atto di sfida con le sue poderose braccia “da pugile” (Bérence, 1947), ed altro ancora.

La sibilla sta girando la pagina ove si legge a malapena una lettera “Q”. Alcuni critici di storia dell’arte, tra i quali il Camesasca, ipotizzarono un certa relazione con la figura del profeta Ezechiele – ubicato sulla destra – al quale si rivolge e che pare chiamarla: un collegamento unico in tutta la serie dei profeti e sibille.

L’Assistente collocato in secondo piano, che sta accendendo una lampada, fu ritenuto per lungo tempo il simbolo della divinazione.

Il Mariani nel 1964 vide nella sua scura pelle una abbronzatura solare; per altri si trattava solo degli effetti originati della riverniciatura settecentesca.

Storia

Michelangelo iniziò la decorazione del soffitto procedendo dalle campate vicine all’ingresso, la cui porta si apriva durante le solenni cerimonie in Sistina. Nel corso della la settimana santa era prevista anche una processione, che dall’ingresso arrivava fino all’altare, a cui partecipava il papa ed il suo seguito. Dato che il riquadro di Eritrea appare nella terza campata, procedendo dalla porta d’ingresso, l’episodio in esame appartiene al primo blocco di lavori (eseguito sul primo ponteggio), portato a compimento nel 1510.

Descrizione

La composizione appartiene alla serie dei Veggenti, raffigurati su ampi troni marmorei. Sui pesanti ed architettonici scranni, sostenuti da peducci, ogni sibilla (o profeta) è affiancata da due giovani aiutanti.

I veggenti sono raffigurati fra due plinti con finti altorilievi, in cui appaiono putti in coppia nelle più svariate pose. I nominativi dei veggenti sono scritti (nell’affresco in esame lo scritto è ERITHREA) in tabelle tenute da un putto sotto la base del trono.

La Sibilla è raffigurata mentre sta sfogliando il suo grosso libro. Dal dinamico atteggiamento della figura, pare che Eritrea si sia voltata in quel momento per consultare le numerose pagine del volume, posto su un leggio alla sua sinistra, ricoperto da un panno dai toni azzurrini. Infatti la massiccia, corpulenta e muscolosa figura, nonostante le dita della mano sinistra siano già fra le pagine, non pare essere ancora completamente assorta alla lettura.

Il suo corpo è ripreso in una prospettiva che, a prescindere dal profilo del viso, possiamo considerarla in tre quarti, rivolta verso la raffigurazione del profeta Ezechiele, che risulta, a sua volta, con lo sguardo orientato verso la sibilla.

Tra i due veggenti si stabilisce un profondo dialogo, che non si rileva negli altri riquadri del soffitto. La massa muscolosa e mascolina di Eritrea risalta su ogni parte scoperta del suo corpo: braccia possenti, collo taurino, caviglie e piedi massicci.

L’impiego di una variatissima coloristica nelle vesti della donna, nonostante la morbidezza e l’armonia dei vari accostamenti, fa sbalzare la poderosa figura dal resto del contesto, i cui toni si giocano tra il bianco, l’arancione, il rosato ed il verde.

Alla sua sinistra, nei secondi piani appaiono i due assistenti. Quello subito dietro il libro sta accendendo una lampada con una fiaccola, mentre l’altro, sullo sfondo, con toni assai più scuri, si sta stropicciando il viso come per schiarirsi le idee, o per  raggiungere al più presto lo stato di veglia. Il gesto del primo ha simboleggiato per un lungo periodo la divinazione, mentre quello del secondo potrebbe essere accostato al risveglio nelle anime illuminate dalla saggezza e dal sapere.

Nel corso del restauro dell’affresco si sono rilevati diversi piccoli pentimenti, che riguardano le caviglie, i piedi e il tratto superiore delle palpebre, nonché, come già sopra ricordato, una ridipintura settecentesca nell’inserviente sullo sfondo.

Sibilla Cumana nella volta della Cappella Sistina

Sibilla Cumana – Michelangelo Buonarroti

Michelangelo Buonarroti: Sibilla Cumana nella volta della Cappella sistina.
Michelangelo Buonarroti: Sibilla Cumana nella volta della Cappella sistina.
Veggente precedente: Sibilla Eritrea

Veggente successivo: Profeta Gioele

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La sibilla Cumana

Michelangelo - Volta Cappella Sistina, part. della Sibilla Cumana
Prima del restauro: Volta Cappella Sistina, particolare della Sibilla Cumana, anno 1510, 375 x 380 cm. Vaticano.

La Sibilla Cumana è un affresco nel soffitto della Cappella Sistina in Vaticano, realizzato da Michelangelo Buonarroti intorno al 1508-1510. Il riquadro misura 375 x 380 cm. (per Wikipedia 350 x 380 cm) e fu commissionato da papa Giulio II.

L’aspetto fisico appesantito della Cumana, molle e decrepito dette adito ad innumerevoli interpretazioni come “virago plebea”, o quella di diffondere “qualcosa di etrusco”, ecc.

Molti critici di storia dell’arte lessero nei suoi atteggiamenti costernazione e terrore, tanto da manifestarlo agli Assistenti, che commossi si confortano a vicenda.

Prima del grande restauro la composizione presentava alcune piccoli interventi.

Storia

L’artista incominciò al lavorare procedendo dalle campate subito dopo l’ingresso in Sistina, la cui porta si apriva per le solenni cerimonie che si svolgevano in Cappella.

Nella settimana, oltre alle riunioni, era anche prevista una processione, che dall’entrata si spingeva fino alle campate sopra l’altare. Al corteo partecipava sempre il papa ed il suo seguito.

Dato che la composizione della sibilla Cumana appare nella quinta campata, procedendo dall’ingresso, la scena appartiene al secondo blocco di lavori (eseguito sul secondo ponteggio), portato a compimento nell’autunno del 1511.

Descrizione

L’affresco della sibilla Cumana appartiene alla serie dei Veggenti. Questi vengono tutti raffigurati su ampi ed architettonici troni marmorei, sostenuti da peducci. Tutti i veggenti (sibille e profeti) appaiono insieme a due giovani assistenti.

Michelangelo rappresenta ogni veggente fra due plinti con finti altorilievi, a cui aggiunge putti in coppia nelle più svariate posizioni. I nomi di ogni sibilla, o profeta, appaiono (in questo affresco lo scritto è CVMAEA, ma si legga sostituendo la V con la U) in tabelle tenute da un putto sotto la piattaforma di base del trono.

La presente raffigurazione, che si trova in corrispondenza della campata centrale del soffitto, richiama la fondamentale profezia della sibilla Cumana, scritta da Virgilio nella IV poesia delle Bucoliche. Qui il poeta latino preannunciava l’arrivo di un bambino nel regno di Augusto, che sarebbe stato capace di riportare in quell’area l’Età dell’oro.

Tale profezia, che è considerata come la più importante predizione pagana interpretata in chiave cristiana, rese più facile il dialogo tra la cultura classica e quella cristiana. A quei tempi si riteneva che ogni essere umano nella fase antica avesse vissuto attendendo la “Buona novella”. Inoltre si credeva che Dio, nonostante avesse parlato ai profeti dell’Antico Testamento, avrebbe fatto altrettanto con i pagani nelle sue “Rivelazioni”, in particolare tramite veggenti, sacerdotesse e sibille.

Michelangelo raffigurò la Sibilla Cumana dandole le sembianze di una vecchia dall’età molto avanzata e dal fisico massiccio e mascolino. La possente muscolatura si nota anche nel braccio scoperto e nelle mani. Tuttavia si evidenziano in tutto il fisico della vegliarda i segni lasciati dall’età.

La gigantesca volumetria della figura, mette in risalto le efficaci ombreggiature, che la sbalzano dal contesto, conferendole forte plasticità e dinamismo.

La Cumana è seduta sul trono con le gambe leggermente orientate a destra ed il busto ruotato a sinistra. Tiene tra le mani un grosso libro di profezie aperto, che appena si poggia su parte del mantello su un lato del trono. Lo stesso libro potrebbe, forse, poggiare su un cuscino.

Lo stile

La figura appare assai concentrata sulle pagine aperte del libro, e sembra che stia sforzandosi per interpretare nel modo più congruo ciò che sta leggendo. Anche i due putti, subito alla sua destra, nonostante la lontananza dal volume, pare siano interessati alla lettura.

Sullo stesso lato del trono pende una bisaccia, dai toni identici alla copertina del libro, contenente altri rotoli di profezie.

Per quanto riguarda la coloristica dell’affresco, questa è tutta giocata in calde tonalità rossastre del mantello, che ben si armonizzano con quelle del libro e della bisaccia, creando allo stesso tempo efficaci contrasti con quelle azzurrine della tunica.

Le variazioni cromatiche dell’incarnato giocano tutte sui toni scuri, come possiamo notare dalle parti scoperte della donna, dal volto rugoso, collo taurino, possenti braccia e piedi massicci.

La sibilla ha il capo ricoperto da una cangiante cuffia bianca.

Profeta Gioele nella volta della Cappella Sistina

Profeta Gioele – Michelangelo Buonarroti

Michelangelo Buonarroti: Il profeta Gioele sulla volta della Cappella Sistina
Michelangelo Buonarroti: Il profeta Gioele sulla volta della Cappella Sistina.
Veggente precedente: Sibilla Cumana
Veggente successivo: Profeta Daniele
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Sull’opera

Il profeta Gioele è un affresco di Michelangelo Buonarroti, realizzato intorno al 1508-10, misura 365 x 380 cm. e appartiene alla decorazione della volta della Cappella Sistina in Vaticano. L’opera raffigurante il Gioele la commissionò Giulio II all’artista.

Il Profeta Gioele sul soffitto della Cappella Sistina

Michelangelo - Volta Cap.lla Sistina, particolare del profeta Gioele
Prima del restauro: Volta Capella Sistina, particolare del profeta Gioele, anno 1509, 365 x 380 cm. Vaticano.

Nella figura sopra rappresentata il Vasari vide un Gioele compiaciuto della propria lettura. In seguito a questa affermazione vi furono innumerevoli interpretazioni, tutte lette in chiave naturalistica. Alcuni studiosi di storia dell’arte identificarono l’effige del profeta con il Bramante.

Il 16 giugno 1964, in occasione della ricorrenza del quarto secolo dalla morte dell’artista, le Poste Vaticane diffusero un francobollo da 150 lire, dedicato all’affresco del Profeta Gioele.

Storia

Per i lavori di decorazione del soffitto della Cappella Sistina, Michelangelo incominciò dalle campate vicine all’ingresso. La porta di entrata veniva aperta in occasione di solenni cerimonie, alle quali era immancabile la presenza del papa con tutto il suo seguito.

La scena del profeta Gioele, che appare subito sopra la porta d’ingresso (prima campata), fu una fra prime scene ad essere realizzata. Quindi essa appartiene al primo blocco dei lavori, effettuato sul primo ponteggio, che fu smontato nell’autunno del 1510.

Descrizione

Il profeta Gioele appartiene al gruppo delle raffigurazioni dei Veggenti, assisi su grossi ed architettonici troni marmorei su peducci.

Tutti i veggenti, raffigurati su un ampi scranni, hanno vicino a sé due giovani aiutanti. Appaiono con essi anche coppie di putti in svariate posizioni.

Il nome di ogni profeta, o sibilla (nel presente caso è JOEL), appare in una tabella sotto il plinto, sorretta da un putto. Soltanto la scritta del profeta Zaccaria, sotto la quale spicca lo stemma Della Rovere, vi fa eccezione.

Gioele preannunziava calamità terrificanti, tra le quali ricordiamo l’oscuramento del sole e della luna. Alcune profezie riguardano una vigna (Gioele 1,12) e, probabilmente per tale motivo, Michelangelo ha posizionato la presente scena vicino all’episodio dell’Ebbrezza di Noè.

Il profeta in esame è rappresentato assiso, ripreso in posizione frontale con il viso in un leggero tre quarti, mentre è intento a leggere gli scritti del rotolo che tiene tra le mani.

Lo stile

La luce, che proviene da destra con una leggerissima inclinazione dall’alto, colpisce con grande efficacia la maestosa figura, mettendola in risalto.

L’espressione del viso, ampiamente stempiato ed attorniato da ciocche bianche di capelli, appare in profonda concentrazione, mentre la posa del corpo, nonostante l’apparente calma, trattenuta con sforzo, manifesta un certo turbamento.

La coloristica dell’affresco rispecchia, più o meno, le stesse peculiarità degli altri Veggenti. Gioele indossa una tunica dai toni violacei molto chiari, su cui spicca una fascia bianca sul ventre e una azzurrina come tracolla. Sulla veste porta un mantello con toni rossastri, che copre parte delle spalle e delle gambe.

Dietro il profeta appaiono i due aiutanti fanciulli, che parlano tra di loro. Quello a sinistra, intento alla lettura, viene distolto dall’altro che si trova sulla destra. Si noti il grosso volume verde che quest’ultimo tiene sottobraccio.

Sono stati rilevati pentimenti dell’artista lungo le braccia ed i fianchi, che lui stesso corresse a secco.

La Creazione degli astri nella Cappella Sistina

Michelangelo Buonarroti: Creazione degli astri e delle piante

la creazione degli astri
Volta della Cappella Sistina prima del restauro, particolare della Creazione degli astri e delle piante, anno 1511, 280 x 570 cm. Vaticano.
Michelangelo - creazione degli astri
Michelangelo – creazione degli astri dopo il restauro

Sull’opera

La Creazione degli astri e delle piante è un affresco realizzato da Michelangelo Buonarroti intorno al 1511, misura 280 x 570 cm. e fa parte della decorazione della volta della Cappella Sistina in Vaticano. L’opera fu commissionata da Giulio II.

La Creazione degli astri e delle piante

E Dio disse: «La terra produca germogli, erbe che producono seme e alberi da frutto…» E così avvenne (Genesi 1,11)… Dio vide che era cosa buona. E fu sera e fu mattina: terzo giorno. (Genesi 1,13)…Dio fece le due luci grandi, la luce maggiore per regolare il giorno e la luce minore per regolare la notte, e le stelle. (Genesi 1,16)…E Dio vide che era cosa buona. E fu sera e fu mattina: quarto giorno. (Genesi 1,19).

La maggior parte della critica moderna si orienta sulla tesi del Condivi, secondo la quale la doppia presenza del Creatore (frontale e in scorcio di spalle) è in relazione al contemperarsi  della terza e quarta giornata della Creazione. Dio che troneggia, crea il sole e la luna con la sola indicazione delle dita: il primo con la destra, la seconda con la sinistra. Qualche studioso di storia dell’arte vi ha letto anche qualcosa come il Caos in fuga, o la Notte, o altre svariate cose ancora. Anche i putti presenti nella composizione sono stati oggetto delle più varie interpretazioni esoteriche.

Sulla parte sinistra vediamo il Creatore, ripreso in scorcio e di spalle, che protende il braccio in direzione di un cespuglio, simboleggiante il mondo vegetale.

Anche questo dipinto ha una profonda crepa che lo percorre percorre (sotto il sole).

Michelangelo - Volta della Cappella Sistina, particolare della Creazione degli astri
Si osservi la profonda crepa che lo percorre percorre (sotto il sole e prende in pieno un volto).

Storia

Per la decorazione della volta della Sistina il Buonarroti incominciò dalle campate prossime all’ingresso, la cui porta veniva spalancata per le solenni riunioni in cappella, con la presenza del pontefice e del suo seguito. Nel corso della settimana santa era prevista anche una processione, che dalla campata in entrata si spingeva fino a  quella sopra l’altare.

Arrivati a metà del lavoro di decorazione (1510) si rese necessario smontare il ponteggio, che arrivava a circa metà cappella, per rimontarlo completamente, entro l’autunno del 1511, lungo tutta l’altra metà della cappella. L’opera in esame (Genesi 1,11-19) appartiene perciò al secondo blocco.

Negli episodi della Creazione degli astri e delle piante si evidenziano figure di dimensioni più grandi e monumentali, nonché una struttura compositiva più snella e decisa. Questo è dovuto alla radiazione degli assistenti, che non piacquero a Michelangelo subito dopo i primissimi affreschi sul soffitto.

Per la realizzazione del presente riquadro occorsero sette giornate di lavoro. L’artista iniziò la raffigurazione partendo dall’angolo destro in alto (alto in relazione alla scena).

I disegni della Creazione furono trasferiti dal cartone con l’incisione diretta, mentre i tondi della luna e del sole furono incisi con il compasso sull’intonaco.

Descrizione dell’affresco

L’episodio dell’affresco in esame è legato al gruppo della Creazione del mondo, raffigurato insieme alla Separazione della luce dalle tenebre e alla Separazione della terra dalle acque.

Seguendo l’ordine del testo biblico la Separazione della terra dalle acque risulterebbe come secondo episodio, contestualizzato alla seconda giornata della Creazione, ma fu invece riservato alla Creazione degli astri (terzo e quarto giorno della creazione) un riquadro di dimensioni più grandi, non rispettando la tradizionale successione.

Su un contrastante e luminoso cielo Michelangelo raffigurò, con pennellate rapide e decise ma di maestosa efficacia, due scene della Creazione. L’Eterno appare due volte: a sinistra, con il braccio teso verso il basso, e a destra con la tipica espressione di “terribilità” michelangiolesca. In entrambe le scene Dio tende il braccio destro: a sinistra da vita alle piante, mentre a destra la dà agli astri.

Osservando la presente composizione, colpisce il forte vento che soffia impetuosamente scompigliando la capigliatura e la barba, gonfiando anche i panneggi in ambedue le scene. Tutto questo, secondo gli studiosi di storia dell’arte, simboleggia della potenza divina nella creazione del mondo.

Le due immagini dell’Eterno si possono considerare complementari, dinamiche potenti e alternate – ma senza un inizio di sequenza – e apparentemente contrastanti: frontale a destra e a terga a sinistra. La prima appare dinamicamente diretta verso il fruitore dell’opera, mente l’altra sembra allontanarsi in uno scorcio meno movimentato.

Le variazioni cromatiche dell’intero affresco – come in tutti gli episodi della Creazione del Mondo – si giocano intorno alle tonalità violette. Qui, entro un campo di toni freddi, grigi ed azzurrini, abbondano soprattutto sulle vesti dell’Eterno.

Spicca in tutto il contesto la luminosità dell’intenso disco dorato, che rappresenta il sole, mentre la luna rimane passiva con il suo colore perlaceo.

Il colore viola era usato dalla Chiesa per i paramenti sacerdotali nelle importantissime solennità della Quaresima e l’Avvento. Queste, in particolare, si celebravano nella cappella Sistina con la corte papale.

Prima del restauro

(le foto in alto nell’articolo mostrano la vecchia e la nuova raffigurazione)

Prima del grande restauro della decorazione nella Cappella Sistina, l’affresco appariva annerito dallo sporco, dai fumi delle candele e percorso da profonde crepe a causa dell’invecchiamento dell’intonaco. Inoltre  impropri restauri hanno tolto all’opera gran parte della sua originalità coloristica.

L’ultima pulitura ha ridonato all’affresco l’antica bellezza e lo smagliante cromatismo di Michelangelo, ma anche le delicate variazioni tonali, soprattutto nelle vesti del Creatore.

Profeta Daniele nella volta della Cappella Sistina

Profeta Daniele: Michelangelo Buonarroti

Michelangelo Buonarroti: Il profeta Daniele nella volta della Cappella Sistina
Michelangelo Buonarroti: Il profeta Daniele nella volta della Cappella Sistina.
Veggente precedente: Profeta Gioele

Veggente successivo: Sibilla Persica

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Il profeta Daniele è un affresco di Michelangelo realizzato intorno al 1511, misura 395 x 380 cm. e appartiene alla decorazione della volta della Cappella Sistina in Vaticano. L’opera raffigurante il profeta Daniele fu commissionata da Giulio II.

Il profeta Daniele nel soffitto della Cappella Sistina

Michelangelo - V.ta della Cappella Sistina, particolare del profeta Daniele
Prima del restauro: Volta della Cappella Sistina, particolare del profeta Daniele, anno 1511, 395 x 380 cm. Vaticano.

Nella raffigurazione michelangiolesca, attraverso i secoli, questo profeta fu considerato dalla maggior parte degli studiosi di storia dell’arte come intento a mettere a confronto due testi. Entrambi gli scritti rimandano al Giudizio Universale, al quale farebbero riferimento, in qualche maniera, anche gli Assistenti.

Prima del grande restauro il dipinto era scolorito, soprattutto dall’azione dell’umido.

Storia

Per gli affreschi della volta della Cappella Sistina, l’artista procedette iniziando dalle campate vicine all’entrata. La porta d’ingresso veniva aperta in occasione di solenni cerimonie, alle quali partecipava il papa con tutto il suo seguito.

La scena del profeta Daniele, che appare in corrispondenza della settima campata (conteggiata dall’ingresso), appartiene quindi al secondo blocco dei lavori, effettuato sul secondo ponteggio, montato nell’autunno del 1511 e smantellato nell’ottobre dell’anno successivo.

Descrizione

Il profeta Daniele fa parte del gruppo delle scene dei Veggenti, assisi su grossi troni marmorei.

Tutti i veggenti, raffigurati su un ampi ed architettonici scranni, hanno a disposizione due giovani assistenti. Appaiono con essi anche coppie di putti in vari atteggiamenti.

Il nome dei profeti, o sibille (nel presente caso è DANIEL), appare in una tabella al di sotto della base del trono, sorretta da un putto. Solo il nominativo del profeta Zaccaria, sotto il quale spicca lo stemma Della Rovere, vi fa eccezione.

In questo affresco Michelangelo rappresenta il profeta con energia superiore a quelli realizzati in precedenza sulla stessa volta della Cappella Sistina. Per alcuni studiosi di storia dell’arte, tanto più ci si avvicina all’altare, tanto più energiche diventano le figure, soprattutto nell’espressione interiore.

Si raffronti, a tal proposito, la calma del profeta Zaccaria in meditazione, il più lontano dall’altare, con l’angosciosa disperazione di Geremia, nonché entrambe le figure con la forte inquietudine di Giona, nel proferire la propria profezia.

Michelangelo riprende il profeta Daniele intento a leggere un grosso volume, che tiene appoggiato sulle gambe. Il putto che lo assiste è raffigurato con vigoroso dinamismo mentre faticosamente inarca la schiena per sostenere il pesante libro sul quale vi grava anche il poderoso braccio del veggente. Quest’ultimo, con le dita appoggiate su un foglio alla sua destra, come per non perdere il segno della lettura, pare essere fortemente interessato ad entrambe le scritture (Giudizio universale), che gli provocano turbamento come mostra l’espressione del viso.

Stile

Michelangelo rappresenta la figura del profeta con una coloristica estremamente vigorosa. Risaltano i dettagli anatomici: i giganteschi piedi, la poderosa caviglia e le possenti braccia, che conferiscono alla figura dinamismo e una straordinaria energia.

Il putto che si trova alle sue spalle, la cui testa è ricoperta da un manto, pare offra partecipazione attiva all’operato del veggente.

L’ultimo restauro è riuscito a donare l’originale splendore cromatico delle vesti, in cui appaiono, contrastanti ma delicati, gli azzurri, i verdi i violetti, i gialli e le chiarissime variazioni biancastre,

Particolare di un Ignudo, Vaticano, Cappella Sistina di Michelangelo

Michelangelo Buonarroti: Ignudi della cappella sistina

Michelangelo - Volta della Cappella Sistina, particolare di un Ignudo

serie opere n° 2 – Ai dipinti di Michelangelo

Gli Ignudi

Gli ignudi di Michelangelo sono venti, hanno dimensioni che variano dai 150 ai 180 cm. ed il loro compito è quello di reggere – sempre in coppia – festoni vegetali e grandi Medaglioni, stando assisi su cubi di marmo che sormontano i troni dei Veggenti.

I Medaglioni sono 10 ed hanno differenti diametri che variano di pochi centimetri l’uno dall’altro. Il più piccolo è 130 cm. mentre il più grande misura 140.

Questi sono variamente disposti in rapporto al tema con le Storie bibliche, con gli episodi scolpiti nel primo girone del Purgatorio di Dante, con le scene descrittive raffigurate sulle pareti della Cappella Sistina o con il culto per l’Ostia nutrito dall’attuale papa, Giulio II (1443 – 1513).

I soggetti vengono riportati secondo la tesi interpretativa di Steinmann, risultata come quella attendibile; mentre per le particolarità tecniche la fonte è quella del Tolnay.

COPPIA DI IGNUDI SUL GIOELE

Sopra è raffigurato il particolare dell’ignudo di sinistra della  coppia sul profeta Gioele. Qualificato dai primi interpreti per la virile meditazione.

Nell’altro ignudo – non riportato nella presente pagina – sono state evidenziate alcune affinità con un famoso nudo realizzato da Luca Signorelli (1445-1523) nella Morte di Mosè, anch’esso custodito nella Cappella Sistina.

IL MEDAGLIONE TENUTO DAGLI IGNUDI

In questo medaglione viene raffigurato il cadavere di re Joram che viene gettato fuori dal carro da Bidgar (Re II, IX 21 ss). L’ideazione della scena e forse anche gran parte della realizzazione è di Michelangelo. Certo è il suo non “intervento” sulla figura di re Joram.

La coppia degli Ignudi

La coppia degli Ignudi

Particolare della Creazione degli astri, Cappella Sistina: ignudi sull’Isaia

Michelangelo Buonarroti: Ignudi su Isaia

Michelangelo - Volta della Cappella Sistina, particolare di un Ignudo
Volta della Cappella Sistina, particolare di un Ignudo della coppia sull’Isaia, anno 1509, 190 x 395 cm. Vaticano.

Dipinti nella Cappella Paolina

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COPPIA DI IGNUDI SULL’ISAIA

Sopra è raffigurato il particolare dell’ignudo di destra della  coppia sul profeta Isaia. I primi esegeti lo ammirano perché sorridente e giocondo. Si notano varie crepe in parte stuccate.

L’ignudo sulla sinistra, sempre secondo i primi esegeti, sarebbe proprio lo sforzo per sostenere la ghirlanda a dipingergli sul volto una smorfia di affaticamento. Anche questo dipinto è abbastanza crepato.

IL MEDAGLIONE TENUTO DAGLI IGNUDI

In questo medaglione viene raffigurata la scena della morte del marito di Betsabea, Uria (Samuele II, XI 24); la figura inginocchiata visibile sulla sinistra – inserita “a secco” – è probabilmente quella del pentito re David. Secondo il Camesasca la stesura a fresco dell’intero medaglione fu eseguita dal Bugiardini.

La coppia degli Ignudi

La coppia degli Ignudi

La Separazione della terra dalle acque, Cappella Sistina

 Michelangelo Buonarroti: La separazione della terra dalle acque

Michelangelo: La separazione della terra dalle acque
Michelangelo: La separazione della terra dalle acque

Dipinti nella Cappella Paolina

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Sull’opera di Michelangelo

La Separazione della terra dalle acque, commissionata da papa Giulio II, è un affresco di Michelangelo Buonarroti, realizzato intorno al 1511-12, misura 155 x 270 cm. e fa parte della decorazione della Cappella Sistina in Vaticano.

La tematica, per la sua natura, ha suscitato notevoli controversie. Il Vasari nei suoi scritti fa riferimento al terzo giorno della Creazione (“Si radunino le acque … e apparisca l’asciutto” (Genesi, I 9).

Questa tesi è quella che ha sempre ottenuto maggiori consensi rispetto tutte le altre, come ad esempio quella del Condivi che, in relazione ad una diversa scena biblica, vede nella composizione la creazione degli animali appartenenti al mondo acquatico.

Tesi di altri studiosi invece scorgono la creazione di tutti gli animali (Chattard, 1766; anche Carli, 1964)

Altri, ancora, vedono la separazione del cielo dalle acque (Lange, 1910 e Tolnay).

Le tracce lasciate per il trasporto dal cartone sono visibili, soprattutto nel volto del Creatore e nella mano che tiene alzata e che appare ridipinta, probabilmente dal Carnevale (1566-72) [“Classici dell’Arte”, Rizzoli Editore]. Da altre fonti [Wikipedia], invece, si ricava che le figure del cartone vennero trasferite sull’intonaco tramite incisione diretta, allo scopo di ottenere una più rapida esecuzione, che evidenzia anche nelle lunette a ridosso di essa.

La storia dell’affresco

Per il lavoro di decorazione della volta, l’artista  procedette dalle campate nei pressi dell’ingresso, la cui porta veniva aperta per le solenni riunioni in cappella con la presenza del pontefice e del suo seguito. Nella settimana santa era anche prevista una processione cerimoniale, che dall’ingresso della cappella si spingeva fino alla campata sopra l’altare.

Michelangelo realizzo gli affreschi in due tempi con due impalcature differenti, costruite l’una dopo l’altra. La prima metà, innalzata nel 1510, partiva dalla campata d’ingresso ed arrivava più o meno alla scena della Creazione di Eva. L’altra metà, costruita nell’autunno dell’anno successivo, partendo dalla Creazione della progenitrice arrivava a coprire l’ultima zona della volta.

La presente composizione (Genesi 1,9-10) appartiene quindi al secondo blocco, realizzato dal 1511 all’ottobre 1512.

Michelangelo - Volta della Cappella Sistina, particolare della Separazione delle acque
Volta della Cappella Sistina, particolare della Separazione delle acque, anno 1511, 155 x 270 cm. Vaticano.

Descrizione dell’affresco

La scena della “Separazione della terra dalle acque” appartiene al gruppo di tre episodi collegati alla Creazione del mondo, per cui ricordiamo anche la “Separazione della luce dalle tenebre” e la “Creazione degli astri e delle piante”.

Seguendo l’ordine della sequenza del testo biblico, la raffigurazione in esame sarebbe da considerarsi come seconda storia, ambientata cioè nella seconda giornata della creazione. Tuttavia fu invece riservata alla Creazione degli astri e delle piante in un riquadro più grande, non rispettando la tradizionale successione.

In tutti e tre gli episodi domina la figura dell’Eterno che appare in volo, avvolto dall’ampio e maestoso mantello.

Secondo alcuni studiosi di storia dell’arte, il concetto unitario delle tre raffigurazioni simboleggia la Trinità. Altri, invece, pensano che si tratti di un’allegoria legata ai testi di sant’Agostino, in particolare all’opera svolta dalla Chiesa (acque e terra), al nuovo arrivo di Cristo (astri e piante) e infine al Giudizio Universale (tenebre e luce).

Nella presente composizione l’Eterno, in un cielo limpido e luminoso, si muove maestosamente sopra l’immensa e azzurrina distesa delle acque, con a suo seguito la tipica corte di angeli, attorniata dall’interno del mantello aperto a guisa di nimbo. Una caratteristica, quest’ultima, che richiama le “mandorle” dell’arte medievale e del Primo Rinascimento.

Il Dio Padre, che viene raffigurato slanciato verso il fruitore dell’opera in un efficacissima prospettiva di scorcio, pare provenga dal lato sinistro, con atteggiamento imperioso ed eloquente. Distende e spalanca le braccia concentrando lo sguardo sulla propria Creazione. L’effetto scenico lo descrisse Giorgio Vasari nelle Vite del 1568: «si vede in quella volta una figura che scorta, e dove tu camini per la cappella, continuo gira, e si voltan per ogni verso».

Lo stile

La coloristica delle figure nella “Separazione della terra dalle acque” appare alquanto ridotta, come in tutte le altre immagini appartenenti alla seconda fase della decorazione della volta. Vi dominano colori violacei e toni freddi, oltre che nelle acque e nel cielo (grigi, bianchi, azzurri), anche nella figura dell’Eterno (gamme violacee e grigi nel manto, nella barba e nella capigliatura).

La composizione si presenta strutturalmente assai semplificata. Pare che tale semplificazione sia dovuta al fatto di far acquisire una grandiosa monumentalità alla figura dell’Eterno, l’unica qui di grandi dimensioni.

Anche la pennellata diventa più fluida, decisa ed essenziale, proseguendo a tratti intrecciati e creando l’effetto che, in scultura, si ottiene con scalpelli a filo dentato.

Cappella Sistina – Un Ignudo

Michelangelo Buonarroti: Cappella Sistina – Un Ignudo

Michelangelo Buonarroti: Cappella Sistina - Un Ignudo
Michelangelo Buonarroti: Cappella Sistina – Un Ignudo della coppia sulla Sibilla Eritrea, anno 1509, 190 x 390 cm. Vaticano.

Dipinti nella Cappella Paolina

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COPPIA DI IGNUDI SULLA SIBILLA ERITREA

La posa di questo ignudo, collocato sulla sinistra ed appartenente alla coppia sulla Sibilla Eritrea, venne associata dagli studiosi del passato a quella di Diomede. Questa si trova in un’antica gemma ricopiata dagli allievi della scuola di Donatello in un tondo nel cortile di palazzo de’ Medici a Firenze (riportato da Wickhoff, 1882). Anche per l’altro ingudo fu avanzata una relazione con Diomede.

IL MEDAGLIONE TENUTO DAGLI IGNUDI

Questo medaglione raffigura la scena di Jehu che fa abbattere il simulacro del dio Baal (Re II, X 25 ss.).

Sulla destra, le due immagini – non dorate – vennero inserite “a secco” probabilmente da Aristotile da Sangallo, come anche le altre simili appartenenti alla stessa serie. La stesura a fresco probabilmente è stata eseguita dal Bugiardini.

La coppia degli Ignudi
La coppia degli Ignudi

Particolare del volto di un Ignudo – Cappella Sistina

Michelangelo Buonarroti: Particolare del volto di un Ignudo – Cappella Sistina

Michelangelo Buonarroti: Particolare del volto di un Ignudo - Cappella Sistina
Michelangelo Buonarroti: Particolare del volto di un Ignudo – Cappella Sistina – coppia sull’Ezechiele, anno 1509 (1510), cm. 195 x 385 cm. Vaticano.

Dipinti nella Cappella Paolina

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COPPIA DI IGNUDI SUL PROFETA EZECHIELE

In questo ignudo, appartenente alla coppia collocata sopra il profeta Ezechiele, alcuni studiosi di storia dell’arte notarono lineamenti più affini al sesso femminile che a quello maschile. La figura ha profonde crepe, restaurate. L’altro ignudo è in condizioni abbastanza buone.

IL MEDAGLIONE TENUTO DAGLI IGNUDI

Questo medaglione raffigura la scena della distruzione della tribù di Achab (Re II, X 17). Probabilmente la stesura la realizzò “a fresco” Aristotile da Sangallo. la scena raffigura solamente i due fanti e i due cavalieri in primo piano. Altri particolari furono aggiunti “a secco”.

La coppia degli Ignudi
La coppia degli Ignudi