Particolare di ignudo della Volta della Cappella Sistina

Michelangelo Buonarroti: Particolare di ignudo della Volta

Michelangelo - Volta della Cappella Sistina, particolare del part. di un Ignudo
Volta della Cappella Sistina, particolare di un Ignudo della coppia sulla Sibilla Persica, anno 1511, 200 x 395 cm. Vaticano.

Dipinti nella Cappella Paolina

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COPPIA DI IGNUDI SULA SIBILLA PERSICA

Secondo Freedberg (1961), la fiera staticità dell’ignudo raffigurato sulla sinistra è un risultato della struttura dell’impianto che presenta forti contrapposti. La figura ha molte crepe.

L’ignudo raffigurato sulla destra è probabilmente il più apprezzato dell’intera serie, soprattutto per l’atteggiamento dinamico. Una lunga crepa lo percorre nella zona della gamba piegata.

IL MEDAGLIONE TENUTO DAGLI IGNUDI

Questo medaglione non è istoriato.

La coppia degli Ignudi
La coppia degli Ignudi

Volta della Cappella Sistina – particolare di un Ignudo

Michelangelo Buonarroti: Volta della Cappella Sistina – particolare di un Ignudo

Michelangelo Buonarroti: Volta della Cappella Sistina - particolare di un Ignudo
Michelangelo Buonarroti: Volta della Cappella Sistina – particolare di un Ignudo della coppia sulla Persica, anno 1511, 200 x 395 cm. Vaticano.

Dipinti nella Cappella Paolina

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Particolare dell’ignudo collocato a destra appartenente alla coppia sulla Sibilla Persica. Questo ignudo, in modo particolare, è probabilmente il più ammirato nell’intera serie, sia per l’atteggiamento che per la dinamica ululante.

Tutta la muscolatura in tensione corrisponde alla dinamicità della figura. Una lunga crepa è visibile nella zona della gamba piegata. Il medaglione non è istoriato.

La coppia degli Ignudi
La coppia degli Ignudi

Particolare di un Ignudo, Volta della Cappella Sistina

Michelangelo Buonarroti

Michelangelo - Volta della Cappella Sistina, particolare di un Ignudo
Volta della Cappella Sistina, particolare di un Ignudo della coppia sul Geremia, anno 1511, 200 x 395 cm. Vaticano.

Dipinti nella Cappella Paolina

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COPPIA DI IGNUDI SUL PROFETA GEREMIA

Questo ignudo, appartenente alla coppia collocata sopra il profeta Geremia, spicca soprattutto per la bellezza del suo aspetto fisico. In esso si rilevano diverse crepe. La derivazione della posa del Torso del Belvedere è ammessa all’unanimità.

IL MEDAGLIONE TENUTO DAGLI IGNUDI

Questo medaglione raffigura la scena di Elia che sale al cielo sul carro infuocato (Re II, 11 ss.). I cavalli sono stati inseriti “a secco”.

Coppia degli ignudi
Coppia degli ignudi

Cappella Sistina, particolare di un Ignudo

Michelangelo Buonarroti: Cappella Sistina, particolare di un Ignudo

Michelangelo - Volta della Cappella Sistina, particolare di un Ignudo, con cornucopia
Volta della Cappella Sistina, particolare di un Ignudo (cornucopia) della coppia sul Geremia, anno 1511, 200 x 395 cm. Vaticano

Dipinti nella Cappella Paolina

Particolare dell’Ignudo di sinistra (cornucopia) della coppia collocata sul profeta Geremia: descrizioni sulla pagina del particolare precedente.

Coppia degli ignudi
Coppia degli ignudi

Profeta Zaccaria nella volta della Cappella Sistina, Vaticano

Il profeta Zaccaria nella volta della Cappella Sistina

Michelangelo: Il profeta Zaccaria nella volta della Cappella Sistina
Michelangelo: Il profeta Zaccaria nella volta della Cappella Sistina
Il successivo veggente: Sibilla Delfica
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Sull’opera

Il profeta Zaccaria è un affresco di Michelangelo Buonarroti, realizzato intorno al 1508-9, misura 360 x 390 cm. e appartiene alla decorazione della volta della Cappella Sistina in Vaticano. L’opera in esame la commissionò Giulio II all’artista.

Il profeta Zaccaria di Michelangelo

Michelangelo - Volta della Cappella Sistina, particolare del profeta Zaccaria
Prima del restauro – Volta della Cappella Sistina, particolare del profeta Zaccaria, anno 1509, 360 x 390 cm. Vaticano.

Nell’atteggiamento assunto dal profeta Zaccaria, Il Vasari ci vide l’intento di questi a cercare tra le pagine del libro “una cosa che egli non truova” innescando un polverone di altre infinite ipotesi relative a quell’intenzione.

Questa raffigurazione fu reputata simbolo del papato, della legge, dei grandi progetti edili del papa coevo, Giulio II, ed altro ancora.

Il volto ed il libro sono stati dipinti “a fresco” mentre il panneggio con la tecnica “a secco” . Quest’ultimo, prima del grande restauro era quasi sparito del tutto.

Storia

Per la decorazione della volta della Cappella Sistina, l’artista incominciò a lavorare dalle campate, vicine all’ingresso. La porta di entrata in Sistina veniva aperta in occasione di solenni riunioni, con la presenza del pontefice ed il suo seguito. La raffigurazione del profeta Zaccaria quindi, che appare subito sopra la porta d’ingresso, fu una fra prime scene ad essere realizzata.

Prima del grande restauro la scena del profeta appariva con parecchie ridipinture, alcune delle quali risalivano addirittura al settecentesco intervento di Alessandro Mazzuoli. Uno studio a carboncino di dette ridipinture, riguardante la testa (non proprio affine all’attuale profilo), si trova a Firenze nel Gabinetto dei Disegni e delle Stampe.

Descrizione

Il profeta Zaccaria appartiene alla serie delle raffigurazioni dei Veggenti, assisi su ampi ed architettonici troni sostenuti da peducci.

Ogni veggente, rappresentato su un ampio scranno marmoreo, ha vicino a sé due giovani assistenti. Sono presenti anche coppie di putti in svariati atteggiamenti.

Il nome di ogni veggente (quello in esame è ZACHERIAS) appare in una tabella sotto il plinto (base del trono), sorretta da un putto. Soltanto la scritta di questo profeta, sotto la quale spicca lo stemma Della Rovere, ne fa eccezione.

Michelangelo raffigura il profeta Zaccaria con il busto in tre quarti e la testa di profilo, assorto nella lettura di un grosso volume di profezie, con un atteggiamento di assoluta calma. La mancanza di dinamismo in questa figura non si rileva negli altri veggenti appartenenti alla stessa serie.

La veste è di un color ocra giallastra, mentre il manto un freddissimo verdastro tendente all’azzurrino, che girando dalla spalla gli copre parte del braccio sinistro e le gambe, ha la fodera rossastra.

Michelangelo ritoccò più volte la figura di Zaccaria e lo fece impiegando diverse tecniche. Usò la tecnica ad affresco per la parte di manica che copre il polso, la tecnica a “mezzo fresco” nell’ampliamento della tunica in prossimità della schiena e della spalla, la tecnica con tempera a secco per il collo.

Dietro al profeta appaiono due fanciulli, di cui quello in primo piano sembra seguire il testo del libro, mentre l’altro fissa lo sguardo un po’ più verso il basso. Il loro cromatismo è morbido e ben armonizzato, con aggraziate ed efficaci velature, soprattutto sulle teste. Secondo gli studiosi di storia dell’arte vennero realizzati nel giro di una giornata.

La presenza di Zaccaria sopra la porta d’ingresso è suffragata dal suo ruolo nella Settimana Santa: “Gerusalemme; ecco, il tuo re viene a te; egli è giusto e vittorioso, umile e montato sopra un asino”. (Zc 9, 9).

La figura del profeta si ricollega ai riti svolti nella Cappella in tale festività, come già riportato nei primi paragrafi della Storia dell’affresco. La conferma a tale significato è data da Giona che si trova sul lato opposto, sopra l’altare. Quest’ultimo era tradizionalmente indicato come prefigurazione del Cristo risorto. Anch’esso infatti si salvò dopo il terzo giorno, quando cioè si trovava nel ventre della balena.

La Sibilla Delfica nella volta della Cappella Sistina

La Sibilla Delfica di Michelangelo Buonarroti

Michelangelo Buonarroti: La Sibilla Delfica nella volta della Cappella Sistina
Michelangelo Buonarroti: La Sibilla Delfica nella volta della Cappella Sistina

Veggente successivo: Profeta Ezechiele

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La raffigurazione in esame, facente parte della decorazione della Cappella Sistina, è un affresco di Michelangelo Buonarroti realizzato nel 1508-1510 e commissionato da papa Giulio II.

La Sibilla Delfica della volta

Michelangelo - Volta della Cappella Sistina, particolare della Sibilla Delfica
Prima del restauro: Volta della Cappella Sistina, particolare della Sibilla, anno 1509, 350 x 380 cm. Vaticano.

Questa composizione è la più apprezzata della serie, soprattutto per la bellezza della donna, oltre che dalla dinamicità della figura maschile in secondo piano.

Alcuni studiosi di storia dell’arte la considerano come un’allusione alla mitologica Cassandra, quindi alla cultura greca, avvicinandola ad altre grandi personalità femminili della storia.

Come linguaggio pittorico viene collegata alle Madonne giovanili di Michelangelo.

Per le raffigurazioni della volta della Cappella Sistina, il Buonarroti iniziò a dipingere dalle campate prossime all’ingresso. La porta di entrata nella cappella Sistina si apriva in occasione di solenni cerimonie, con la presenza del pontefice ed il suo seguito. La Delfica, perciò, trovandosi nella prima campata, prossima alla porta, fu una delle raffigurazioni appartenenti al primo blocco, portato a termine nel 1510.

Descrizione e stile

La Delfica appartiene alla serie delle raffigurazioni dei Veggenti, sui peducci, assisi su ampi ed architettonici troni. Ogni veggente, rappresentato su un ampio scranno marmoreo, ha vicino a sé due giovani assistenti. Sono presenti anche coppie di putti in svariati atteggiamenti. Il loro nome (nella presente composizione appare DELPHICA) è scritto su tabelle, sorrette da un putto, sotto la base del trono.

La Sibilla Delfica appare in tre quarti, con il volto frontale, mentre tiene un lungo foglio srotolato con la mano sinistra.

Spicca l’intensa luminosità, proveniente da sinistra, che colpisce molto efficacemente il viso ed il panneggio della veggente. Lo sguardo di essa, con un’espressione dolce, ma anche di sorpresa, potrebbe significare la conferma della profezia che prevede l’avvento del Signore.

La figura, come tutte quelle relative alla serie dei Veggenti, escluso il profeta Zaccaria, ha un efficace dinamismo, soprattutto nella torsione. Ad amplificare tale dinamicità sono le movimentate volute del mantello (in tonalità azzurrina e rossastra nella fodera), e le pieghe della tunica di un colore verde chiaro tendente al giallo.

Sul volto della veggente sono ancora visibili le tracce ortogonali dell’incisione per la realizzazione del disegno della testa.

Dietro la Delfica, sulla sinistra, appaiono i due giovani assistenti: quello raffigurato a tergo mentre tiene e legge il libro, l’altro che lo aiuta a sostenere il pesante volume.

Il profeta Ezechiele nella volta della Cappella Sistina

Il profeta Ezechiele di Michelangelo Buonarroti

Michelangelo: il profeta Ezechiele sulla volta della Cappella Sistina.
Michelangelo: il profeta Ezechiele sulla volta della Cappella Sistina.
Veggente precedente: Sibilla Delfica

Veggente successivo: Profeta Isaia

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IL PROFETA EZECHIELE

Michelangelo - Volta della C. Sistina, particolare del profeta Ezechiele
Prima del restauro. Volta della C. Sistina, particolare del profeta Ezechiele, anno 1510, 355 x 380 cm. Vaticano.

La figura del profeta Ezechiele in questa composizione fu vista come in balia di una forte inquietudine o impeto, inveire con “mimica meridionale”, bardata alla siriana, ed altro ancora.

L’assistente, collocato in secondo piano sulla sinistra di Ezechiele, fu per molto tempo creduto una ragazza. Poi, in quella figura aggraziata, vi si scorse un angelo.

Relativamente a questa raffigurazione il Bertini, nel 1942, richiama una probabile influenza alla pittura leonardesca. Con Bertini fu d’accordo gran parte della critica del Novecento, ma tale tesi non fu accettata da altri, tra i quali il Clemens (1964)

Prima del grande restauro il panneggio era abbastanza danneggiato.

Storia dell’affresco

Nei lavori del soffitto della Cappella Sistina, il pittore iniziò a dipingere dalle campate prossime all’ingresso in cappella. La porta di entrata si apriva in occasione delle solenni cerimonie, con la presenza del papa ed il suo seguito. Il profeta Ezechiele perciò, che appare in corrispondenza della quinta campata a partire dall’ingresso, fu una delle prime raffigurazioni realizzate sul secondo ponteggio, databile intorno al al 1511.

Descrizione e stile

La Delfica appartiene alla serie delle rappresentazioni dei Veggenti, sopra i peducci, seduti su ampi troni. Ognuno di loro, rappresentato su un ampio scranno marmoreo, ha nelle proprie vicinanze due giovani assistenti. Vi appaiono anche coppie di putti in svariati atteggiamenti. Il nominativo del veggente (nella presente composizione appare EZECHIEL) è scritto su tabelle, sorrette da un putto, al di sotto della base del trono.

Ezechiele è qui raffigurato con grande energia, tanto che la dinamica figura sbalza dallo sfondo nonostante la chiara luminosità di quest’ultimo. Anche lo sgargiante panneggio, formato dalla veste rossa, da un panno violaceo e una sciarpa azzurrina che termina a cappuccio, contribuiscono con i loro contrasti alla dare forza e movimento a tutto il contesto.

Ezechiele, ripreso frontalmente ma con il volto di profilo, reca un rotolo cartaceo nella mano sinistra. Appare come se si fosse improvvisamente voltato, continuando la torsione del collo, verso i due assistenti dietro il trono.

Il profeta, con una concitata espressione del volto, pare in ascolto della risposta di uno degli assistenti, che gli sta indicando la scena della Creazione di Eva. In seguito alla risposta orale, e indicazione dell’inserviente, il gesto della sua mano destra sembra voler chiaramente confermare la veggenza profetica. Ezechiele è collegato, infatti, alla profezia relativa alla nascita della Vergine, prefigurata da Eva. Alcuni studiosi di storia dell’arte hanno invece interpretato l’espressione di sorpresa come legata all’ascolto della voce dell’Eterno.

Il volto è realizzato con grandissima cura e un’incisiva luministica, che contrasta con quella soffice dei giovani assistenti ai lati. La forte solidità della figura di Ezechiele, raggiunge il massimo nell’energica e scultorea anatomia degli arti, del collo e della testa.

Il profeta Isaia nella volta della Cappella Sistina

Profeta Isaia nella Cappella Sistina – Michelangelo Buonarroti

Michelangelo: Il profeta Isaia nella volta della Cappella Sistina.
Michelangelo: Il profeta Isaia nella volta della Cappella Sistina.
Veggente precedente: Profeta Ezechiele

Veggente successivo: Sibilla Eritrea

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Il profeta Isaia nella volta della Cappella Sistina

Dall’atteggiamento assunto dalla figura di Isaia, secondo il Vasari, il profeta risponde ad uno dei due Assistenti che lo sta chiamando. Infatti gli assistenti sono entrambi collocati in secondo piano alla sua sinistra.

Isaia venne inteso soprattutto come un messaggero divino, che porta con sé buone o cattive notizie. Il panneggio della tunica prima del grande restauro era abbastanza rovinato.

Storia

Michelangelo iniziò la decorazione della volta della Cappella Sistina procedendo dalle campate prossime all’ingresso, la cui porta veniva aperta in occasione delle solenni cerimonie in cappella. Durante la settimana santa era prevista anche una processione, a cui partecipava il pontefice con il suo seguito, che dall’ingresso arrivava fino all’altare.

Dato che la raffigurazione del profeta Isaia appare nella terza campata, procedendo dalla porta d’ingresso, la presente scena fa parte del primo blocco di lavori (primo ponteggio), portato a termine nel 1510 inoltrato.

Descrizione

Michelangelo - Volta della Capp.la Sistina, partic.lare del profeta Isaia
Prima del restauro: Volta della Cappella Sistina, particolare del profeta Isaia, anno 1509, 365 x 380 cm. Vaticano.

Descrizione sommaria e generica dei Veggenti della volta

L’affresco appartiene alla serie dei Veggenti, tutti raffigurati su ampi troni architettonici. Sui pesanti scranni marmorei, sostenuti da peducci, ogni veggente ha a suo fianco due giovani assistenti.

I veggenti sono raffigurati fra due plinti con altorilievi simulati, dove appaiono putti in coppia in svariati atteggiamenti. I loro nominativi sono scritti (nel riquadro in esame è ESAIAS) in tabelle sorrette da un putto sotto la base del trono.

Sul profeta Isaia

Il profeta appare in atteggiamento assai dinamico, come se qualcuno lo avesse interrotto in quel momento nella lettura del libro. Infatti, sembra stia rispondendo ad uno dei due assistenti, tenendo ancora il dito della mano destra tra le pagine del volume appena riposto al suo fianco, sotto il braccio sinistro.

Essendo stato chiamato improvvisamente dall’inserviente in primo piano, Isaia volge il capo verso verso di lui, con un’espressione d’angoscia, preoccupazione e uno sguardo pressoché vagante. Tale concitazione si evidenzia soprattutto dalla fronte aggrottata, dalla torsione delle membra e dai piedi incrociati, le cui dita evidenziano forti tensioni.

La vigorosa dinamicità della figura è confermata dalla curva del mantello (con toni azzurrini e verdastri) sollevato dal repentino movimento del veggente. Le sue vesti sono di un color ocra giallastra, a cui fanno coro cangianti riflessi argentini, e un colore rosato.

Michelangelo nella volta della Cappella Sistina

Michelangelo Buonarroti: Affreschi sulla volta della Cappella Sistina

Pagine correlate: Ai dipinti di MichelangeloAltra serie di opere – La biografia, la vita artistica e la critica – La sua pittura pag 1 – La sua pittura pag 2 – La sua pittura pag 3 – Il periodo artistico – Bibliografia.

Le opere di Michelangelo sotto rappresentate sono le riproduzioni fotografiche eseguite prima e dopo del grande restauro alla Cappella Sistina.

Michelangelo Buonarroti è uno dei più grandi artisti di tutti i tempi. Non tutti gli studiosi di Storia dell’arte si sono trovati in pieno accordo sulle opere nella Cappella Sistina … “a me pare una qualità rude, esteriore, meccanica …” P. B. Shelley, lettera a Leigh Hunt,  “… ignorava tutto ciò che riguarda il colore” R. De Piles 1699 .

Il soffitto della Cappella Sistina

Michelangelo Buonarroti: La decorazione della volta della Cappella Sistina.
Michelangelo Buonarroti: La decorazione della volta della Cappella Sistina.

Sulla volta della Cappella Sistina appare una celeberrima serie di storie di Michelangelo Buonarroti, eseguite nel periodo compreso tra il 1508 ed il 1512. La decorazione viene considerata come uno dei capolavori più significativi di tutta l’arte occidentale.

Fu papa Giulio II a commissionare l’immane ciclo di affreschi (500 m² di superficie, tutta lavorata) all’artista, il quale accettò la grande sfida pur sentendosi più scultore che pittore.

I lavori furono eseguiti in due tempi con due ponteggi differenti e Michelangelo dovette affrontare, superandole, due grosse incombenze. Le esecuzioni degli affreschi, infatti, iniziarono con gli aiuti a suo seguito ma fu proprio l’artista a rifiutarne l’assistenza perché non adeguata alle proprie esigenze; dovette quindi procedere da solo. L’altra incombenza si manifestò a metà decorazione, quando papa Giulio II incominciò ad esercitare forti pressioni sull’artista per fargli portare a termine il lavoro in tempi rapidissimi.

La decorazione della volta doveva completare iconologicamente il ciclo delle Storie (di Gesù e di Mosè, commissionate da Sisto IV), già sulle pareti, realizzate da artisti quattrocenteschi nel 1481-82 tra cui ricordiamo Ghirlandaio, Botticelli, Signorelli, Perugino e Cosimo Rosselli.

Michelangelo, infatti, eseguì sul soffitto le storie dell’umanità “ante legem”, ovvero quelle prima di quando Mosè ricevette le Tavole della Legge.

Cenni storici

Il primo periodo dei lavori, durato alcuni mesi, Michelangelo lo passò facendo schizzi e disegni preparatori su cartoni, ma non solo. Per poter affrescare il soffitto della cappella dovette costruire un grosso ponteggio che, nonostante le grosse dimensioni, non riusciva a coprire tutta la superficie da decorare. Infatti per poter continuare con gli affreschi fu necessario smontare il primo ponte per poi innalzarlo di nuovo in corrispondenza dell’altra metà della Cappella Sistina.

La preparazione dell’intonaco fu eseguita da Piero Rosselli, che la portò a compimento prima del 27 luglio, data in cui gli venne saldata la commissione.

Per le impalcature era previsto che le stesse non dovessero recare problemi alle varie cerimonie in cappella e quindi il primissimo ponte, ideato dal Bramante e mai utilizzato dall’artista, fu costruito sospeso in aria con sistemi di grosse funi. La cosa non piacque a Michelangelo, che la giudicò del tutto inadeguata alle proprie esigenze di lavoro e, quindi, il pittore costruì da solo la nuova prima impalcatura, tutta realizzata in legno.

Il sistema di ponteggio messo in opera da Michelangelo fu lodato da Giorgio Vasari, ma in realtà era già stato usato in precedenza da altre equipe per la gittata delle volte.

La decorazione del soffitto non fu comunque per Michelangelo una passeggiata, come lui stesso testimoniò: “Sono teso come un arco. Mi è già venuto il gozzo, il ventre me lo sento in gola, i lombi mi sono entrati nella pancia, non vedo dove metto i piedi e il pennello mi gocciola sul viso”.[Viaggio nella Cappella Sistina, pag. 76, di Alberto Angela, Rizzoli, anno 2013].

Intorno all’agosto-settembre 1508 Michelangelo chiamò da Firenze una serie di assistenti, tra cui ricordiamo Giuliano Bugiardini, l’amico Francesco Granacci e Aristotile da Sangallo. Assieme a questi tre ve ne erano altri, tutti provenienti dalle botteghe di Domenico Ghirlandaio o di Cosimo Rosselli. Dalle Vite di Vasari si ricava che Michelangelo rimase alquanto insoddisfatto del loro aiuto e quindi li allontanò in modo brusco. Pare però che gli stessi sopra riportati (Bugiardini, Granacci e Sangallo) avessero continuato la collaborazione con Michelangelo.

Conclusione dell’opera

Così scriveva il Vasari nelle sue Vite (1568): «Questa opera è stata et è veramente la lucerna dell’arte nostra, che ha fatto tanto giovamento e lume all’arte della pittura, che ha bastato a illuminare il mondo, per tante centinaia d’anni in tenebre stato.»

Nell’ultimo periodo dei lavori, papa Giulio II, che già dal 1511 aveva chiesto di ridurre i tempi, divenne sempre più incalzante, premendo su Michelangelo in un ritmo frenetico per portare a compimento l’intera opera. Le ultime composizioni (quelle vicine all’altare) appaiono in uno stile assai conciso, con particolari altrettanto semplificati, pur mantenendo l’efficace stile michelangiolesco. A conferma di ciò esiste uno scritto dell’artista, datato 1512, destinato al padre in cui si legge che «io ò finitta la cappela che io dipignevo: el papa resta assai ben sodisfato, e l’altre cose non mi riescono a me come stimavo; incolpone e’ tempi, che sono molto contrari all’arte nostra». 〈dalla lettera datata 30 settembre 1512, cit. in De Vecchi, pagina 88〉

Dal diario del De Grassis si legge che, il 31 ottobre 1512, gli affreschi vennero scoperti e la cappella riaperta al pubblico. 〈Camesasca, citazione a pagina 89〉.

In seguito al fatto di come apparvero gli affreschi al papa ed allo stesso Michelangelo, subito dopo lo smontaggio dell’ultimo ponteggio, vi fu la comune decisione di entrambi nel rifinire alcuni particolari (panneggi, dorature e altri dettagli) con tecnica a secco.

Tale lavoro non fu però mai eseguito per i forti i dubbi sulla stretta necessità delle rifiniture e per le complicate operazioni per l’innalzamento del nuovo ponte. A tal proposito, sempre dalle Vite di Vasari, legge uno scambio di battute tra l’artista e papa Giulio II: «il Papa vedendo spesso Michelagnolo gli diceva: “Che la cappella si arrichisca di colori e d’oro, ché l’è povera”. Michelagnolo con domestichezza rispondeva: “Padre Santo, in quel tempo gli uomini non portavano addosso oro, e quegli che son dipinti non furon mai troppo ricchi, ma santi uomini, perch’egli sprezaron le ricchezze”».

Descrizione

Michelangelo realizzò la grande decorazione della volta anche su tutto il registro superiore delle pareti, che comprendeva le sedici lunette che attorniano l’arco delle finestre.

Sotto le lunette, e a fianco delle aperture, appaiono i ritratti dei primi papi, entro nicchie, realizzati da artisti quattrocenteschi. Due lunette furono rimosse intorno al 1537 per dare maggior spazio alla raffigurazione del Giudizio Universale, che fu portato a termine dallo stesso Michelangelo nel 1541.

La volta, così nel globale, comprende otto vele sopra le lunette delle pareti lunghe e quattro pennacchi agli angoli sulle lunette di estremità. Sulle vele e sulle lunette appaiono le quaranta narrazioni del Vangelo secondo Matteo, riferite agli Antenati di Cristo.

Tra una vela e l’altra appaiono, su troni architettonici, i profeti e le sibille con assistenti e putti-cariatide, questi ultimi tutti in monocromo. Negli spazi triangolari, limitati dalle punte delle vele, e sotto i quattro pennacchi, spiccano coppie di nudi bronzei.

La parte centrale del soffitto rappresenta, in riquadri sequenzialmente alternati in grandezza, le nove Storie della Genesi. Quelle raffigurate in spazi più piccoli sono incorniciate da medaglioni in monocromia con episodi dell’Antico Testamento e da coppie di ignudi. Quelle grandi, invece, sono limitate soltanto dai pilastri.

Il soggetto generale

La tematica globale della decorazione michelangiolesca richiama il mistero della Creazione. In essa si raggiunge la vetta più alta nella raffigurazione dell’Uomo ad immagine e somiglianza Dio che, incarnando Cristo, riscatta l’umanità dal peccato originale avvicinandola ancor più a Lui. In tal senso appare più chiara la ragione per cui l’artista abbia celebrato la bellezza e l’armonia del corpo umano privo di ogni copertura.

Inoltre Michelangelo, con gli affreschi della volta della Cappella Sistina, mette in relazione i due Testamenti, dove l’Antico prefigura il Nuovo … e non solo! Con le previsioni della venuta di Cristo avvicina i profeti (ambito ebraico) alle sibille (ambito pagano).

Storie della Genesi

I nove affreschi centrali raffigurano le Storie della Genesi. I riquadri, che appaiono in ordine cronologico, procedono  dalla parete dell’altare verso l’entrata. Per gli episodi, secondo lo studioso di storia dell’arte E. Steinmann, Michelangelo si ispirò alle dodici “profezie” cantate nel Sabato Santo dal coro della Sistina [De Vecchi, cit., pag. 90.].

Michelangelo, nel procedere con la realizzazione dei riquadri, lavorò a ritroso invertendo così l’ordine cronologico degli episodi. Iniziò con l’ebbrezza di Noè per terminare con la raffigurazione dell’Eterno.

I primi tre riquadri realizzati, riguardanti gli episodi di Noè, non furono proprio invertiti del tutto perché la seconda raffigurazione è il Diluvio e non il Sacrificio.

La ragione di tale scelta, secondo alcuni studiosi di storia dell’arte, è legata a motivi di interpretazione simbolica delle storie della Genesi. Con tale valutazione però non sono d’accordo altri critici, che sostengono la tesi legata allo stesso artista di voler riservare al Diluvio universale uno spazio maggiore. Con l’alternanza sequenziale delle dimensioni dei riquadri (uno grande seguito da uno piccolo), infatti, rispettando l’ordine, il Diluvio avrebbe avuto dimensioni più piccole.

Le storie della Genesi componevano, in un certo modo, un mosaico dei principali avvenimenti dell’umanità, prima Mosè, le cui raffigurazioni, realizzate da artisti quattrocenteschi (fra cui ricordiamo Sandro Botticelli, Domenico Ghirlandaio, Pietro PeruginoCosimo Rosselli), appaiono sulle pareti della stessa cappella.

Ciascuna storia della Genesi poteva essere interpretata in relazione alla Settimana Santa, le cui solenni celebrazioni avvenivano in Sistina con la partecipazione del papa ed il suo seguito.

Nell’ordinare le raffigurazioni l’artista si riferì al neoplatonismo, per cui l’anima ascende al divino partendo dalle due dottrine: ebraica e cristiana. A tal proposito Charles de Tolnay, citato da Giulio Carlo Argan [Storia dell’arte italiana, 1979, Sansoni, vol.3, p. 55-56], scriveva: “il divino appare prima abbozzato nella forma imperfetta dell’uomo imprigionato nel corpo (Noè) per poi progressivamente assumere una forma sempre più perfetta fino a diventare un essere cosmico […]. Al senso biblico della sua opera volle sovrapporre un nuovo significato, un’interpretazione platonica della Genesi”.

Le storie della genesi in ordine cronologico

La Separazione della luce dalle tenebre, 1512, 180 x 260 cm.

13 sistina

Creazione degli astri, anno 1511, 280 x 570 cm.

12 sistina

La Separazione della terra dalle acque, anno 1511, 155 x 270 cm.

Creazione di Adamo, anno 1510-11, 280 x 570 cm. Volta della Cappella Sistina

Creazione di Eva, anno 1511, 170 x 266 cm. Volta della Cappella Sistina

Il Peccato Originale e la Cacciata dall’Eden, anno 1509 (10), Vaticano.

Il Diluvio Universale, Volta della Cappella Sistina, anno 1508 (9), 280 x 570 Vaticano.

Particolari del Diluvio Universale.

Il Sacrificio di Noè, anno 1508-1510,  170 x 260 cm.

L’Ebbrezza di Noè, anno 1508-1510,  170 x 260 cm.

Gli ignudi

Come già sopra riportato, i riquadri delle storie procedono alternandosi in maggiori e minori. Ognuno di questi ultimi è attorniato da quattro ignudi, per un totale di venti, in cinque affreschi più piccoli delle Storie. Le loro raffigurazioni, con volti piuttosto angelici, benché rappresentate entro una struttura architettonica simulata, spiccano travalicando il semplice scopo figurativo.

14 sistina

Un Ignudo della coppia sul Gioele, anno 1509, 190 x 385 cm.

15 sistina

Ignudo (particolare) della coppia sull’Isaia, anno 1509, 190 x 395 cm.

16 sistina

L’Ignudo della coppia sulla Sibilla Eritrea, anno 1509, 190 x 390 cm.

17 sistina

Un Ignudo (particolare) della coppia sull’Ezechiele, anno 1509 (1510), 195 x 385 cm.

18 sistina

Particolare di un Ignudo (sacco verde) della coppia sulla Persica, anno 1511, 200 x 395 cm.

19 sistina

Un Ignudo (particolare) della coppia sulla Persica, anno 1511, 200 x 395 cm.

20 sistina

Ignudo della coppia sul Geremia, anno 1511, 200 x 395 cm.

21 sistina

Un Ignudo (particolare) (cornucopia) della coppia sul Geremia, anno 1511, 200 x 395 cm.

Profeti e sibille

I profeti e le sibille appartengono alla serie dei “Veggenti”, raffigurati su ampi ed architettonici troni, sostenuti da peducci.

Ognuno di essi, rappresentato su un ampio scranno marmoreo, è assistito da due giovani aiutanti.

Nei riquadri dei veggenti appaiono anche coppie di putti nei più svariati atteggiamenti.

Il nome di ogni veggente appare in una tabella sotto il plinto (base del trono), sorretta da un putto. Soltanto la scritta che rappresenta il profeta Zaccaria (ZACHERIAS), sotto la quale spicca lo stemma Della Rovere, ne fa eccezione.

22 sistina

Profeta Zaccaria, anno 1509, 360 x 390 cm.

23 sistina

Sibilla Delfica, anno 1509, 350 x 380 cm.

24 sistina

Profeta Ezechiele, anno 1510, 355 x 380 cm.

25 sistina

Profeta Isaia, anno 1509, 365 x 380 cm.

26 sistina

Sibilla Eritrea, anno 1509, cm. 360 x 380 cm.

27 sistina

Sibilla Cumana, anno 1510, 375 x 380 cm.

28 sistina

Profeta Gioele, anno 1509, 365 x 380 cm.

29 sistina

Profeta Daniele, anno 1511, 395 x 380 cm.

particolare del putto

Particolare di Daniele (particolare di un putto reggi-targa), anno 1511, 395 x 380 cm.

30 sistina

Sibilla Persica, anno 1511, 400 x 380 cm.

31 sistina

Sibilla Libica, anno 1511, 395 x 380 cm.

32 sistina

Profeta Geremia, anno 1511, 390 x 380 cm.

33 sistina

Profeta Giona, anno 1511, 400 x 380 cm.

Storie dell’Antico Testamento

Le raffigurazioni bibliche dei quattro pennacchi angolari, sulla volta della cappella, mostrano eventi miracolosi a favore del popolo di Israele.

35 sistina

Davide e Golia, anno 1509, 570 x 970 cm. (1 Samuele 17,1-54, dai libri di Samuele della Bibbia cristiana)

36 sistina

Giuditta e Oloferne, anno 1509, 570 x 970 cm. (Giuditta 13,1-10, dal Libro di Giuditta riportato dalla Bibbia cattolica)

37 sistina

La Punizione di Aman, anno 1511, 585 x 985 cm. (Ester 7,1-10, dal Libro di Ester riportato nella Bibbia ebraica e cristiana)

Il serpente di bronzo, anno 1511-1512, 585 × 985 cm. (Numeri 21,1-9, dal Libro dei numeri riportato dalla Bibbia cristiana e dalla Torah ebraica).

Le vele e le lunette

Michelangelo, nella decorazione della volta, realizzò anche le raffigurazioni presenti sul registro superiore delle pareti. In esso si contavano 16 lunette, sei sul lato sinistro, sei su quello destro e quattro sui registri frontali delle pareti estreme. Le storie di due di queste – quelle appartenenti alla parete del Giudizio universale – furono rimosse poco dopo per fare spazio a tematiche inerenti al grande affresco parietale dello stesso artista (1537-1541).

Per quanto riguarda la superficie vera e propria del soffitto, in essa essa si contano otto vele: quattro a sinistra e altrettante a destra, adiacenti alle lunette (sopra di esse) lungo le pareti maggiori della cappella. Appaiono anche i quattro pennacchi agli angoli, già sopra dettagliatamente descritti, ognuno in corrispondenza delle due lunette estreme delle quattro pareti, sotto i pennacchi.

Sia sulle vele che nelle lunette vengono rappresentate scene del Vangelo secondo Matteo, relative alle quaranta generazioni degli Antenati di Cristo.

Le vele e le rispettive lunette, anche se molto differenziate nelle raffigurazioni, sono strettamente correlate tra loro in fatto di stile, forma ed iconologia. Trattasi, infatti, di composizioni che Michelangelo realizzò in spazi triangolari non piatti ma moderatamente incavati. Le lunette, comunque, non appartengono alla decorazione della volta della Cappella Sistina ma a quella parietale. Fanno comunque parte dello stesso programma in coincidenza dei tempi, iconografie, committenza (papa Giulio II per entrambe), esecuzione e sue fasi di lavoro.

Gli affreschi mostrano gruppi di famiglie, stagliati su fondi di contrasto (scuro sulle vele e chiaro sulle lunette), in diversi atteggiamenti, spesso seduti in terra anziché su comodi scaloni. Questo perché l’artista dovette riportare le scene in spazi insoliti ed assai limitati.

Il riconoscimento delle figure riportate sulle vele probabilmente coincide con i nominativi che appaiono sulle tabelle delle lunette. In queste ultime appaiono tre nomi anziché i due generalmente riportati. Gli studiosi di storia dell’arte generalmente non si trovano d’accordo sui nominativi dei vari gruppi, dato che Michelangelo non si soffermò su particolari identificativi. L’artista era forse più interessato agli atteggiamenti delle figure da rappresentare.

Michelangelo riempì gli spazi a triangolo retto, ai lati delle vele, con coppie di nudi bronzei a monocromo, rappresentati in simmetria su fondi violacei e scuri.

Tutti i bronzi sono separati sulla punta della vela da un teschio d’ariete.

Descrizioni delle vele e delle corrispondenti lunette

Per una descrizione più dettagliata e sulla storia si segua il link Le lunette di Michelangelo nella Cappella Sistina

Procedendo da sinistra a destra e dall’ingresso all’altare:

1 – La vela a sinistra della Creazione degli astri e delle piante e la sottostante  lunetta con Salmòn, Booz e Obed.

2 – Vela a destra della Creazione degli astri e delle piante e la sottostante lunetta con Iesse, Davide e Salomone.

3 – La vela a sinistra della Creazione di Adamo e la sottostante lunetta con Roboamo e Abia.

4 – Vela a destra della Creazione di Adamo e la sottostante lunetta con Asaf, Giosafat e Ioram.

5 – La vela a sinistra del Peccato originale della volta e la sottostante lunetta con Ozia, Ioatam e Acaz.

6 – Vela a destra del Peccato originale e la sottostante lunetta con Ezechia, Manasse e Amon.

7 – La vela a sinistra del Diluvio universale della volta e la sottostante lunetta con Zorobabele, Abiud ed Eliacim.

8 – Vela a destra del Diluvio universale e la sottostante lunetta con Giosia, Ieconia e Salatiel.

Le lunette corrispondenti ai pennacchi

1 – La lunetta di Aminabad sulla parete di sinistra: sotto il pennacchio della Punizione di Aman e senza la corrispondente vela.

2 – Lunetta di Naasson sulla parete di destra: sotto il pennacchio del Serpente di bronzo e senza la corrispondente vela.

3 – La lunetta di Eleazar e Mattan: sotto il pennacchio di Giuditta e Oloferne alla parete d’entrata a destra e senza la corrispondente vela.

4 – Lunetta di Azor e Sadoc: sulla parete lunga sotto il pennacchio di Giuditta e Oloferne all’entrata a destra e senza la corrispondente vela.

5 – La lunetta Giacobbe e Giuseppe: sulla parete dell’entrata a sinistra sotto il pennacchio di Davide e Golia e senza la corrispondente vela.

6 – Lunetta Achim e Eliud: Sulla parete lunga all’entrata a sinistra sotto il pennacchio di Davide e Golia e senza una corrispondente vela.

Le lunette rimosse

Come si ricava dal sottotitolo, le prime due lunette, quelle ai lati della parete dell’altare, furono rimosse nel 1537 per ottenere più spazio per la realizzazione grande affresco del Giudizio universale.

Esistono però le incisioni delle due lunette, realizzate da Adamo Ghissi. Le riproduzioni ci permettono almeno di conoscere le pitture rimosse e, grazie ad esse, oggi possiamo identificare i gruppi delle due composizioni: “Abramo, Isacco, Giacobbe e Giuda” a destra e “Fares, Esrom e Aram” a sinistra.

Pensando che non sia tanto necessario indugiare su queste due lunette, portiamo a termine la presente pagina con le loro illustrazioni.

Lunetta di Abramo, Isacco, Giacobbe, Giuda sulla parete dell’altare (rimossa)

1 – La lunetta di Abramo, Isacco, Giacobbe, Giuda sulla parete dell’altare (rimossa per fare spazio al Giudizio universale): era sotto il pennacchio della punizione di Aman.

Lunetta Fares, Esrom e Aram sulla parete dell'altare (raschiata)
Lunetta Fares, Esrom e Aram sulla parete dell’altare (raschiata)

2 – Lunetta Fares, Esrom e Aram sulla parete dell’altare (rimossa per fare spazio al Giudizio): era sotto il Serpente di bronzo.

Altri particolari
39 sistina

Particolare di una Vela sopra la lunetta di Iesse, Davide e Salomone e relativi Nudi bronzei, anno 1511, 245 x 340 cm.

40 sistina

Partic. delle figure a destra della lunetta di Iesse, Davide e Salomone, anno 1511 (12), 215 x 430 cm.

40-1 sistina

Particolare delle figure a sinistra della Lunetta di Giosia, Ieconia e Salatiel, anno 1511 (12), 215 x 430 cm.

41 sistina

Partic. di una lunetta di Asaf, Giosafat e Ioram, anno 1511 (12), 215 x 430 cm.

La Creazione di Adamo nella volta della Cappella Sistina

Michelangelo Buonarroti: particolare della creazione di Adamo

Michelangelo Buonarroti: La creazione di Adamo nel soffitto della Cappella Sistina
Michelangelo Buonarroti: La creazione di Adamo nel soffitto della Cappella Sistina

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La creazione di Adamo

La Creazione di Adamo è un affresco di Michelangelo Buonarroti realizzato intorno al 1511 e misura 280 x 570 centimetri. L’opera, che commissionò Papa Giulio II, fa parte della decorazione della volta della Cappella Sistina, nella città del Vaticano. Quella in esame, oggetto di numerosissime citazioni, mostra l’episodio più noto della volta della Sistina, la cui raffigurazione viene spesso usata per celebrare l’arte universale.

Dio creò l’uomo a sua immagine; /a immagine di Dio lo creò” (Genesi 1, 27).

Dalle Vite di Giorgio Vasari

[Nella] creazione di Adamo, [Michelangelo] ha figurato Dio portato da un gruppo di Angioli ignudi e di tenera età, i quali par che sostenghino non solo una figura, ma tutto il peso del mondo, apparente tale mediante la venerabilissima maiestà di quello [Dio] e la maniera del moto, nel quale con un braccio cigne alcuni putti, quasi che egli si sostenga, e con l’altro porge la mano destra a uno Adamo, figurato di bellezza, di attitudine e di dintorni di qualità che e’ par fatto di nuovo dal sommo e primo suo creatore più tosto che dal pennello e disegno d’uno uomo tale”

La storia del dipinto

Michelangelo - la Creazione di Adamo
Prima del restauro: Soffitto della Cappella Sistina, anno 1510, 280 x 570 cm. la creazione di Adamo, Vaticano

Nella realizzazione dei dipinti sulla volta della Cappella Sistina, il Buonarroti iniziò dalle campate prossime all’ingresso. La porta di entrata alla cappella veniva aperta in occasione della settimana santa per delle solenni riunioni con la presenza del pontefice ed il suo seguito. Era prevista anche una processione che dall’entrata si spingeva fino alla campata sopra l’altare.

Nel mezzo del lavoro di decorazione nella volta della Sistina, il ponteggio della prima metà fu smontato nel 1510. Lo ricostruirono nell’altra metà della cappella intorno all’autunno dell’anno successivo. La Creazione di Adamo si considera quindi appartenente alla prima fase del secondo blocco.

Nella raffigurazione in esame si evidenzia, come già detto nelle pagine del Diluvio e del Peccato originale, come le figure aumentassero di grandezza e monumentalità, semplificandosi nella struttura compositiva in una gestualità più essenziale, decisa e fluida. Tutto questo perché l’inizio della decorazione avvenne con gli assistenti, che dopo un brevissimo periodo lo stesso Michelangelo li fece radiare.

L’artista per portare a termine la composizione impiegò sedici giorni, iniziando nella zona a destra, ove è raffigurato il gruppo dell’Eterno con gli angeli. In questa parte il trasferimento del disegno dal cartone alla volta venne eseguito tramite “spolvero”. La tunica, invece, Michelangelo la incise direttamente sull’intonaco. La figura di Adamo il pittore la realizzò nella seconda fase, dopo un accuratissimo studio, e ne incise il disegno direttamente sulla volta.

Gli apprezzamenti per l’opera

Gli apprezzamenti per la scena della Creazione di Adamo furono unanimi fin dall’epoca della prima apparizione al pubblico. Gli studiosi di storia dell’arte contemporanei di Michelangelo, in particolare, mettevano in evidenza la concretizzazione di uno fra i più alti valori dell’epoca rinascimentale, quello cioè della dignità umana, creata “a immagine e somiglianza” di Dio.

Descrizione

La tematica è desunta dal Genesi (I 26). La scena della Creazione di Adamo ha come punto focale il contatto fra il Creatore ed Adamo attraverso le dita dalle quali si trasmette il soffio della vita. Dio, raffigurato avvolto in un manto e sostenuto da undici angeli in volo, si protrae verso l’uomo raffigurato come un atleta in riposo. La bellezza di Adamo conferma gli scritti dell’Antico Testamento, che riportano la creazione dell’uomo ad immagine e somiglianza di Dio.

Il gesto creatore nel corso del tempo ha polarizzato in modo alquanto evidente l’attenzione degli esegeti. A tal proposito il Condivi scorgeva in esso intenzioni normative da parte del Creatore, mentre il pittore Henry Fuseli, nel 1801, vedeva nell’accostarsi delle dita come un contatto elettrico dal quale scaturiva la vita. Anche per quanto riguarda gli undici angeli vi fu una lunga serie di identificazioni esoteriche: tra queste – per dirne una soltanto – quella dell’angelo abbracciato al Creatore, supposto appartenere al sesso femminile ed identificato in Eva (Richter, 1875; ed altri ancora).

Su un luminosissimo sfondo, quasi completamente uniformato, che simboleggia l’alba del mondo, appare la figura, slanciata e muscolosa di Adamo. Egli poggiando su un pendio erboso, al limite di un abisso, tende il braccio sinistro verso l’Eterno che, avvolto in un limbo angelico, lo raggiunge in volo.

Dio, come da tradizione iconografica, è circondato da un gruppo di angeli, che qui Michelangelo rappresenta in figure reali (undici per l’esattezza), invece degli stereotipati cherubini e serafini. Gli angeli che attorniano l’Eterno appaiono come atti a mantenere il nimbo ad una costante distanza da esso. Spiccano i contrasti luministici, che amplificano la corposità e la nitidezza delle due sbalzanti figure principali.

Concludendo

Grandiosa è l’invenzione simbolica degli indici alzati nelle mani protese, che raffigurano l’imminentissimo contatto tra Adamo e il Divino (che mai avverrà): una significativa metafora, quella della scintilla vitale. Tale gesto, secondo alcuni studiosi di storia dell’arte, fu ispirato dall’Annunciazione di Cestello di Botticelli.

Il momento così immortalato, quello prima del contatto di Adamo con l’Eterno, incominciò subito ad acquistare un valore universale. Il trepidante contatto, che non avviene e mai avverrà, è certamente intellegibile. Secondo una logica comune le due dita non si toccano per ribadire l’impossibilità dell’uomo a raggiungere la perfezione divina.

Michelangelo - Soffitto della Cappella Sistina, particolare della scena
Prima del restauro: Michelangelo – Soffitto della Cappella Sistina, particolare della creazione di Adamo.
Michelangelo Buonarroti: particolare della scena
Prima del restauro: Michelangelo Buonarroti: particolare della scena

Curiosità

Esiste una riproduzione della Creazione di Adamo realizzata dentro il mappamondo di una monetina da un centesimo di euro. L’autore è Stefano Busonero residente Porto Santo Stefano. La copia, eseguita con tecnica ad olio, è contenuta entro un diametro di 6,6 mm.

Stefano Busonero: Riproduzione della Creazione di Adamo dentro una moneta da un centesimo, diam. 6,6 mm.
Stefano Busonero: Riproduzione della Creazione di Adamo dentro una moneta da un centesimo, diam. 6,6 mm.