Battaglia di Giosuè contro gli amoriti di Nicolas Poussin

Nicolas  Poussin: Battaglia di Giosuè contro gli amoriti di Nicolas Poussin

Nicolas Poussin: Particolare autografo della Battaglia di Giosuè contro gli amoriti
Battaglia di Giosuè contro gli amoriti (particolare autografo) , cm. 70 x 82, Museo Puškin, Mosca.

Sull’opera: “Battaglia di Giosuè contro gli amoriti” è un dipinto autografo di Nicolas Poussin, realizzato con tecnica a olio su tela, misura 70 x 82 cm. ed è custodito nel Museo Puškin a Mosca. 

Il tema del presente dipinto ricorre spesso nelle opere dell’artista: la luna ed il sole interrompono il loro corso fino a che la forza di Israele non avrà la meglio sul nemico. Israele uscirà infatti vittoriosa.

Questa composizione è il pendant della “Battaglia di Giosuè contro gli amaleciti”, dalla quale venne separata nel 1927, quando quella in esame fu trasferita dall’Ermitage al Museo Puškin di Mosca.

La strage degli innocenti di Nicolas Poussin

La strage degli innocenti di Nicolas Poussin

La strage degli innocenti di Nicolas Poussin
La strage degli innocenti, cm. 147 x 171, Musée Condé, Chantilly.

Sull’opera: “La strage degli innocenti” è un dipinto autografo di Nicolas Poussin, realizzato con tecnica a olio su tela nel 1625-26, misura 147 x 171 cm. ed è custodito nel Musée Condé a Chantilly (Oise). 

Il dipinto in questione viene identificato in una citazione datata 1638 nell’inventario del marchese Vincenzo Giustiniani, per il quale si pensa fosse stato realizzato. Molte sono le documentazioni a riguardo fino al 1854, anno in cui fu ceduto al duca d’Aumale.

 Per quanto riguarda la cronologia, lo Sterling (1960) la colloca l’opera in un periodo posteriore al 1632, mentre Marion (1960) e Blunt (1966), assegnano ad essa il biennio 1628-29.

Per la maggior parte degli studiosi l’anno di realizzazione si dovrebbe aggirare invece intorno al 1625-26, soprattutto per struttura compositiva e la distribuzione dei piani che si scostano notevolmente da quelle del “Martirio di sant’Erasmo” della Pinacoteca di Roma (1628). Ne deriva quindi che si possa verosimilmente pensare ad un periodo anteriore a quello della “Morte di Germanico” di Minneapolis, commissionato – da documentazioni certe – nell’ottobre 1626.

Baccanale con suonatrice di liuto di Nicolas Poussin

Nicolas  Poussin: Baccanale con suonatrice di liuto

Nicolas Poussin: Baccanale con suonatrice di liuto
Baccanale con suonatrice di liuto (Gli andrii), cm. 121 x 175, Louvre, Parigi.

Sull’opera: “Baccanale con suonatrice di liuto” è un dipinto autografo di Nicolas Poussin, realizzato con tecnica a olio su tela intorno al 1627-28, misura 121 x 175 cm. ed è custodito nel Museo del Louvre a Parigi.

Il tema della presente composizione parrebbe tratto da un passo di Filostrato che evoca l’isola di Andros, dove per volere di Bacco il vino scorre ridondante. Infatti presenta molteplici similitudini con il famoso dipinto di Tiziano, che narra l’arrivo di Dioniso all’isola di Andros, dove lo aspetta una popolazione profondamente ubriaca (Museo del Prado a Madrid).

In precedenza il dipinto in esame faceva parte della collezione del duca de Richelieu, con la quale passò, nel 1665, a Luigi XIV (Luigi di Borbone, 1638 – 1715). Ertinger ne fece un’incisione.

 Per quanto riguarda la cronologia, l’opera  – unanimemente considerata autografa – viene collocata in differenti periodi: secondo Grautoff (1914) apparterrebbe al 1630-35, per Mahon (1962) al triennio 1629-31, per Blunt (1960 – 1966) al 1631-33.

Tra i periodi elencati il più incerto potrebbe essere quello del Blunt. Il cromatismo del paesaggio (cielo compreso) hanno molte affinità con opere di periodi abbastanza precoci dell’artista, verosimilmente intorno al biennio 1627-28.

Il tradizionale titolo della composizione è in netto contrasto — come riportato (A. P. de Miremonde, 1972) — con la realtà della “chitarra” della musicante, che non sembra affatto un liuto.

Aci e Galatea di Nicolas Poussin

Aci e Galatea di Nicolas Poussin

Aci e Galatea di Nicolas Poussin
Aci e Galatea, cm. 97 x 135, National Gallery of Ireland, Dublino.

Sull’opera: “Aci e Galatea” è un dipinto autografo di Nicolas Poussin, realizzato con tecnica a olio su tela intorno al 1629-31, misura 97 x 135 cm. ed è custodito nella National Gallery of Ireland a Dublino. 

Della presente composizione esiste un’incisione di Antonio Garnier.

Questa versione, che nel secolo XIX apparteneva alle raccolte Spencer e Leslie, non venne presa tanto in considerazione dagli studiosi (Grautoff, nel 1914, ne parla come dipinto andato perduto). Tuttavia attualmente, per le grandi affinità stilistiche con la pittura dell’artista, viene unanimemente considerata autografa.

 Per quanto riguarda la cronologia, Denis Mahon (1962) la colloca intorno al 1629-31, mentre Blunt riferendola al Trionfo di Flora la ritarda al 1630-35. Parrebbe più verosimile la prima ipotesi dato che l’estensione della seconda al 1635 appare un po’ troppo tardiva.

Il tema è fra quelli più narrati nella letteratura della mitologia (Ovidio, Teocrito, ecc.) e viene illustrato in assenza assoluta di intenti drammatici. Le coppie d’innamorati si si scambiano affettuosamente gli abbracci nei pressi di un fiume in un ambiente ravvivato da gioiose divinità acquatiche.

Anche Polifemo, la cui tranquillità è palesemente espressa, sembra che presieda, con le melodie del suo piccolo zufolo, alla serenità di tutto il contesto.

“Eco e Narciso” di Nicolas Poussin

Nicolas  Poussin: Eco e Narciso

Nicolas Poussin: Eco e Narciso
Eco e Narciso, cm. 74 x 100, Louvre, Parigi.

Sull’opera: “Eco e Narciso” è un dipinto autografo di Nicolas Poussin, realizzato con tecnica a olio su tela intorno al 1627-30, misura 74 x 100 cm. ed è custodito nel Museo del la Louvre a Parigi.

Il tema di questa composizione è tratto in modo del tutto tradizionale dalle “Metamorfosi” di Ovidio (III, 339 sgg.), dove Narciso, ormai moribondo nei pressi di una fonte genera il fiore che prenderà il suo nome. Eco, già in preda alla disperazione, inizia la sua metamorfosi, trasformandosi in roccia.

L’opera, già intorno al 1683, faceva parte della collezione di Luigi XIV (Luigi di Borbone, 1638 – 1715).

Dagli esami radiologici è emerso che sotto l’attuale stesura pittorica vi sono altre due composizioni, che con tutta tranquillità  possono essere riferite al primo periodo del soggiorno romano dell’artista. Questo fece presupporre al Blunt (1966) una cronologia coeva al “Trionfo di Flora”, a cui viene assegnato pressappoco l’anno 1627.

Il Friedlaender (1914) propone invece il periodo 1630-35, mentre Mahon (1962) un periodo ben più preciso, riferito cioè agli ultimi mesi del 1630.

I pastori dell’Arcadia di Nicolas Poussin

Nicolas  Poussin: I pastori dell’Arcadia

Nicolas Poussin: I pastori dell'Arcadia
I pastori dell’Arcadia, cm. 100 x 71 (misure allo stato originale), Devonshire Collection, Chatsworth.

Sull’opera: “I pastori dell’Arcadia” è un dipinto autografo di Nicolas Poussin, realizzato con tecnica a olio su tela nel 1629-30, misura 100 x 71 cm. ed è custodito nella Devonshire Collection di Chatsworth. 

La composizione viene menzionata dal Bellori. Una riproduzione autografa – con alcune varianti – è custodita in Palazzo Massimi (pendant di una copia del “Mida si lava nel pattolo”, custodita nel Metropolitan Museum di New York, realizzata certamente per sostituire quella originale.

Quella in esame potrebbe verosimilmente essere identificata con un dipinto che intorno alla fine del Seicento faceva parte della collezione de Brienne a Parigi. Si sa per certo che intorno al 1761 (più probabile prima che dopo tale data) la tela della Devonshire Collection di Chatsworth era proprietà dei duchi del Devonshire.

Per quanto riguarda la cronologia, quella riferita al quadriennio 1632-35 proposta da Grautoff (1914) è ritenuta dal resto della critica un po’ troppo avanzata. A tal riguardo Denis Mahon (1962) corregge ipotizzando il biennio 1629-30, che appare come il più confermato.

Il martirio di Sant’Erasmo di Nicolas Poussin

Nicolas  Poussin: Il martirio di Sant’Erasmo

Nicolas Poussin: Il martirio di Sant'Erasmo
Il martirio di Sant’Erasmo, cm. 320 x 186, Pinacoteca Vaticana, Roma.

Sull’opera: “Il martirio di Sant’Erasmo” è un dipinto autografo di Nicolas Poussin, realizzato con tecnica a olio su tela nel 1628, misura 320 x 186 cm. ed è custodito nella Pinacoteca Vaticana a Roma.

Quella in esame è un’importantissima composizione appartenente al primo periodo di Poussin. Insieme a questa fu realizzata un’altra tela (sempre dedicata al  “Martirio di S. Erasmo”) che attualmente è custodita nella National Gallery of Canada ad Ottawa.

Per un lungo periodo fu l’unica opera autografa dell’artista conservata in un edificio pubblico romano.

La documentazione relativa alla tela, giacente negli archivi vaticani, indica che venne commissionata appositamente per la basilica di San Pietro (poi sostituita da un mosaico) nel febbraio del 1628, e saldata nell’estate del’anno successivo.

È firmata, in modo alquanto “goffo” con la scritta “Nicolaus Pusin fecit”, cosa che destò la curiosità del Bellori e del Félibien.

Il tema, proposto dai committenti, abbastanza solito anche nell’arte francese, risulta assai diffuso nella pittura italiana (Pordenone, Saraceni …..) e nordica (Spranger, Troger, ecc.).

Apparizione della Vergine a San Giacomo di Nicolas Poussin

Nicolas  Poussin: Apparizione della Vergine a San Giacomo

Nicolas Poussin: Apparizione della Vergine a San Giacomo
Apparizione della Vergine a San Giacomo, cm. 301 x 242, Museo del Louvre, Parigi.

Sull’opera: “Apparizione della Vergine a San Giacomo” è un dipinto autografo di Nicolas Poussin, realizzato con tecnica a olio su tela nel 1629-30, misura 301 x 242 cm. ed è custodito nel Museo del Louvre a Parigi. 

Secondo il Bellori ed il Félibien la tela in esame fu commissionata da una chiesa di Valenciennes, probabilmente quella di San Giacomo, poco dopo la realizzazione del Sant’Erasmo (si veda la pagina precedente), cioè intorno al biennio 1629-30.

 Più tardi fu venduta al duca de Richelieu che, nel 1668, la cedette a Luigi XIV (Luigi di Borbone, 1638 – 1715).

Il dipinto è considerato come una delle mete più alte di Poussin ed oggetto di competizione con le pale ‘barocche” del Seicento: una stesura pittorica – ove non mancano zone di puro abbozzo – con cupe gamme cromatiche ed un’eccezionale forza espressiva, avrebbe potuto segnare una probabile ‘svolta’ nella pittura dell’artista, che però non fu attuata.

Il tema dell’apparizione della Vergine, assisa su una roccia sorretta da una colonna, a san Giacomo nella città dì Saragozza, appartiene certamente alla tradizione spagnola.

Si pensa sia stato preteso dai committenti, dato che in quel periodo Valenciennes era soggetta Madrid e, quindi, per tal motivo la presente composizione potrebbe essere stata richiesta, per l’appunto, da uno spagnolo (o fiammingo) in soggiorno a Roma.

L’Impero di Flora di Nicolas Poussin

Nicolas  Poussin: L’Impero di Flora

Nicolas Poussin: Impero di Flora
Poussin: L’Impero di Flora, cm. 131 x 181, Staatliche Kunstsammlungen.

Sull’opera: “L’Impero di Flora” è un dipinto autografo di Nicolas Poussin, realizzato con tecnica a olio su tela nel 1631, misura 131 x 181 cm. ed è custodito nello Staatliche Kunstsammlungen a Dresda.

Il dipinto in esame, abbastanza famoso, fu dettagliatamente descritto dal Bellori ed inciso da Audran.

Da documentazioni certe si ricava che venne realizzato nel 1631 su commissione di Fabrizio Valguarnera al quale  costò cento scudi.

Più tardi, nel 1722, entrò a far parte della raccolta degli elettori di Sassonia.

Nella presente composizione Richard E. Spear (1965) – forse da spunti ricavati dalle “Rime” del Marino del 1602 – evidenzia gli echi della Scuola di Fontainebleau.

Si noti, per l’appunto, il pergolato che richiama la pittura del Primaticcio (1504 – 1570) nell’intero contesto evocativo, che integra il tema degli fallimenti amorosi con quello della grazia primaverile, altresì ricongiungendo gli eroi delle metamorfosi, dai quali sono stati generati svariati fiori.

Biografia di Nicolas Poussin

Pagine correlate a Nicolas Poussin : Le opere – Il periodo artistico – La critica.

(Villers, Les Andelys, 1594 – Roma 1665)

Nicolas Poussin è uno dei massimi esponenti del barocco francese la cui opera ha avuto per molti secoli una significativa influenza sulla pittura francese.

Nato in Normandia da famiglia modesta, Nicolas Poussin, appena adolescente, rifiuta di soddisfare la volontà del padre che lo vuole avvocato e preferisce dedicarsi allo studio della pittura.

Autoritratto, cm. 98 x 74, Museo del Louvre, Parigi.
Poussin: Autoritratto, cm. 98 x 74, Museo del Louvre, Parigi.

Inizia il suo cammino artistico intorno al 1612, prima a Rouen ricevendo qualche nozione d’arte e quindi a Parigi nella bottega del pittore fiammingo Ferdinand Elle (Malines, 1580 – Parigi, 1637). Più tardi passa in quella di G. Lallemand. In questo periodo ha l’opportunità di entrare in diretto contatto con le opere dei manieristi francesi di Fontainebleau e quelle degli artisti rinascimentali italiani, in particolare, Leonardo da Vinci e Raffaello Sanzio.

Gli inizi di carriera di Nicolas non sono particolarmente fortunati nonostante l’artista produca sei grandi tempere per il Collegio dei Gesuiti ed una tela per la cattedrale di Notre-Dame di Parigi (opere andate perdute). Partecipa alla decorazione del palazzo del Lussemburgo ma non riceve nessuna commissione tanto importante che lo faccia emergere professionalmente.

Baccanale con suonatrice di liuto, cm. 121 x 175, Museo del Louvre, Parigi.
Poussin: Baccanale con suonatrice di liuto, cm. 121 x 175, Museo del Louvre, Parigi.

Nel 1620 si reca in Italia. La sua permanenza viene interrotta l’anno successivo a Firenze, probabilmente a causa delle sue cattive condizioni di salute. Soltanto nel marzo del 1624, dopo un soggiorno a Venezia, Poussin riesce a  raggiungere Roma ove si stabilirà fino alla fine dei suoi giorni.

Anche negli ambienti romani la sua affermazione in campo artistico si mostra lenta e difficoltosa, in compenso ha la possibilità di approfondire le sue conoscenze sull’arte di Raffaello, indirizzandosi anche verso lo studio dell’anatomia, argomento molto trattato nel periodo rinascimentale, così come lo sono l’ottica e la prospettiva.

Poussin: Il martirio di Sant'Erasmo
Poussin: Il martirio di Sant’Erasmo, cm. 320 x 186, Pinacoteca Vaticana, Roma.

Frequentando tali ambienti Poussin non si lascia trascinare nell’allora tanto diffusa ed amata tendenza “caravaggesca”, ma preferisce seguire la tradizione pittorica veneziana del Cinquecento divenendo tenace e fervido ammiratore dell’opera di Tiziano. Tuttavia, intorno agli anni che conclusero il decennio tra 1620 ed il 1630, i più raffinati e colti collezionisti romani iniziano ad apprezzare e valorizzare le sue opere.

Dipinti in quell’epoca sono: il “Martirio di Sant’Erasmo” (Pinacoteca Vaticana), la “Morte di Germanico” (Minneapolis, Institute of Art), il “Trionfo di Flora” (Parigi, Museo del Louvre), l’”Ispirazione del poeta” (Parigi, Museo del Louvre) e la “Strage degli innocenti” (Parigi, Petit Palais). In queste interessanti e complesse composizioni sono racchiuse le diverse esperienze dell’artista normanno: l’arte veneta, come abbiamo già visto, gli arazzi di Raffaello e lo studio sulle antiche sculture.

Poussin: la strage degli innocenti
Poussin: La strage degli innocenti, cm. 147 x 171, Musée Condé, Chantilly.

Sempre in quegli anni Poussin sposa Anne-Marie Dughet, figlia di un pasticcere francese trapiantato in Italia, diviene membro dell’Accademia di San Luca e, negli anni Quaranta, la sua produzione si indirizza più che altro verso dipinti dal formato assai ridotto, con soggetti di tipo storico o mitologico, come “La peste di Ashdod” (Parigi, Museo del Louvre), “Il ratto delle Sabine” (New York, Metropolitan Museum), “Venere sorpresa dai satiri” (Zurigo, Kunsthaus), “Narciso ed Eco” (Parigi, Museo del Louvre), “Venere” (Dresda, Gemäldegalerie), “San Giovanni che battezza la turbe” (Parigi, Museo del Louvre) e “La caduta della manna” (Parigi, Museo del Louvre), dove, soprattutto in questi ultimi due dipinti, si manifestano accentuati interessi per il paesaggio.

Richiamato a Parigi nel 1640 da Luigi XIII, all’artista viene assegnata la direzione delle decorazioni della grande Galleria del Museo del Louvre, ma affaticato dal lavoro incalzante delle varie commissioni ed amareggiato dalle immancabili ostilità giornaliere, nel 1642 rientra di nuovo a Roma, dove in una modesta casa di Via Paolina riesce a trovare quella quiete adatta alle meditazioni di cui sente tanto il bisogno.

Intanto una malattia, presentatasi inizialmente con tremore alle mani, lo costringe a periodi di totale inattività. Nonostante tutto continua a dipingere sino a quasi il raggiungimento della sua morte, che avviene il 19 novembre del 1665.

Nicolas Poussin, è ritenuto uno dei massimi rappresentanti del classicismo secentesco.