Chiese antiche internazionali

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26 Murbach - Abtei

Opera: Chiesa Abbaziale di Murbach – Monastero Benedettino – Abtei di Murbach (Alsazia)

  • Città: Murbach
  • Arte:  Romanico renano
  • Anno di costruzione: Il monastero fu fondato nel 727
  • Fatta costruire dal: Conte Eberardo
  • Un frammento sulla configurazione generale: La chiesa abbaziale dedicata a Léger (o Leodegario), conserva nella sua parte originaria soltanto le due torri ed il transetto nella parte orientale del coro. La pianta  a tre navate non era diversa da quella tipica delle altre abbazie tedesche. Gli ornamenti sono più o meno simili a quelli del duomo di Spira e ostentano influssi lombardi.
27 Bonn - Das Munster

Opera: Basilica di Bonn – Das Munster di Bonn

  • Città: Bonn
  • Arte: Romanico renano
  • Anno di costruzione: Iniziata intorno al 1060 e portata a compimento nel XIII secolo.
  • Un frammento sulla configurazione generale: La nave mediana ha all’esterno gruppi di cinque piccole arcate ed è connessa tramite archi rampanti alle navate laterali, che sono più basse. I portali ed i rosoni sono circoscritti da archi a sesto acuto. All’interno numerosi affreschi decorano le pareti. Qualche piccola parte di affresco parietale appartiene ai secoli XIII e XIV. Il coro ad ovest custodisce la tomba del conte palatino Enrico. La chiesa è stata restaurata nel XIX secolo.
28 Koin - Kirche St. Apostein

Opera:  Basilica dei Santi Apostoli di Colonia – Kirche St. Apostein di Koin

  • Città:  Koin (Colonia)
  • Arte:  Romanico tedesco
  • Anno di costruzione: Iniziata la costruzione nel 1021. Nel 1198 subì gravissimi danni in seguito ad un devastante incendio e fu in parte riedificata nel XII secolo.
  • Un frammento sulla configurazione generale: La pianta consta di tre navate e presenta, ad ovest,  un transetto preceduto da un campanile a sezione quadrata che termina ad est con un coro formato a trifoglio. Quest’ultimo ostenta una certa relazione con l’architettura lombarda.
29 Worms - Kathedrale Westseite

Opera: Cattedrale di Worms – Kathedrale Westseite di Worms

  • Città: Worms
  • Arte:  Romanico tedesco
  • Anno di costruzione: Innalzata tra la fine del XII ed i primi anni del XIII secolo
  • Un frammento sulla configurazione generale:  Risulta essere una delle più coinvolgenti testimonianze del linguaggio romanico in tutto il continente europeo. Nel suo grandioso interno, con i suoi 158 metri in lunghezza, l’arte pittorica e scultorea delle varie cappelle ostentano una ricca raccolta d’arte figurativa tedesca, dei periodi romanico e gotico.
30 Parigi - Cathedrale de Notre Dame

Opera:  Cattedrale di Notre-Dame – Cathedrale de Notre Dame

  • Città:  Parigi
  • Arte:  Gotico francese
  • Anno di costruzione: 1163
  • Un frammento sulla configurazione generale: è fra le più antiche edificazioni in stile gotico. Ha la pianta a cinque navate ed un doppio ambulacro absidale. Un grande equilibrio spaziale, che nel gotico posteriore cederà il posto ad un più importante  sviluppo in senso verticale.
31 Chartres - Cathedrale

Opera: Cathedrale di Chartres

  • Città: Chartres
  • Arte:  Gotica
  • Anno di costruzione: XI, distrutto da un incendio nel 1196 (altre fonti indicano 1194) e terminata la ricostruzione 60 anni dopo.
  • Costruita da: Prima costruzione dal vescovo Fulberto
  • Un frammento sulla configurazione generale: La cattedrale è accreditata come una delle costruzioni religiose più importanti al mondo ed uno dei più belli e perfetti edifici stile gotico. Ha un buono stato di conservazione. Nella facciata nord, ostenta il forte aggetto dei contrafforti con il marcato chiaroscuro nei profondi portali. Il campanile è stato ristrutturato nel XVI secolo. Le bellissime vetrate appartengono ai secoli XII e XIII.
32 Beauvais - Cathedrale Saint Pierre (Choer)

Opera: Cathedrale Saint Pierre (Choeur) – Cattedrale di Beauvais

  • Città: Beauvais
  • Arte:  Gotico francese
  • Anno di costruzione: X secolo. Danneggiata da un incendio nel 1254. Altri danni, subiti dal vento nel 1284.  Più tardi venne ripresa la costruzione del coro, garantendo la solidità dell’opera con arcate di sostegno e un maggior numero di pilastri, ciò servì oltre a rafforzare il tutto, a realizzare il coro. I lavori di restauro furono completati nel 1347
  • Un frammento sulla configurazione generale: L’edificio è alto 67-68 metri. Sviluppa il tema del coro comprendendo le cappelle a raggio entro il perimetro contrassegnato dai contrafforti che si innalzano diretti verso l’alto. La spaziosa apertura delle vetrate permette, dall’interno, di osservare le sottili membrane che si trovano all’esterno dell’edificio.
32-01 Limburg - Kathedrale

Opera: Duomo di Limburg (Limburg – Kathedrale)

  • Città: Limburg
  • Arte: Tardo Romanico – Gotico tedesco
  • Anno di costruzione: Tra il 1200 ed il 1275.
  • Un frammento sulla configurazione generale: Primo esempio di “combinazione” fra stile romanico e chiesa-fortezza, una nuova tendenza di sfida alle leggi statiche per mezzo dello slancio di sette alte torri. Questa cattedrale dedicata a S. Giorgio, nel rosone, nei suoi tre profondi portali e nelle due torri appartenenti alla facciata, presenta fattori che si ripeteranno in altre cattedrali tedesche.
32-02 Trier Liebfrauenkirche

Opera: Trier Liebfrauenkirche (Chiesa di Nostra Signora a Treviri)

  • Città: Trier (Treviri)
  • Arte:  Gotico tedesco
  • Anno di costruzione: Tra il 1230 ed il 1260 (altre fonti indicano tra il 1242 ed il 1253)
  • Un frammento sulla configurazione generale: La sua pianta è a croce greca dove si incastrano, tra i bracci, le due piccole cappelle su un piano più basso. Nel punto d’incrocio dei quattro bracci della croce si innalza una torre a pianta quadrata. Gli elementi gotici si ostentano nelle vastissime finestre a due ordini in sovrapposizione e nelle lucenti volte.

Passi del Journal di Delacroix (continuo degli scritti)

Il continuo dei Passi del Journal di Delacroix

1854

— Il bello implica la riunione di parecchie qualità: la forza sola, senza la grazia, non costituisce la bellezza, ecc. : in una parola, l’armonia dovrebb’essere la sua espressione più ampia. (senza data)

Da quando son qui [a Champrosay], quantunque la vegetazione sia poco avanzata, capisco meglio il principio degli alberi. Bisogna modellarli in un riflesso colorato come la carne:

il medesimo principio appare qui ancor più pratico. Non bisogna che questo riflesso sia del tutto un riflesso. Quando si finisce, si riflette maggiormente dove ciò è necessario e, quando si riprendono i chiari o i grigi, il passaggio è meno brusco. Noto che bisogna modellare sempre con masse che girano, come fossero cose non composte da un’infinità di piccole parti, quali sono le foglie: ma dato che qui la trasparenza è massima, il tono del riflesso ha nelle foglie un’importanza grandissima.

 

Osservare dunque:

1) questo tono generale che non è affatto ne riflesso, ne ombra, ne luce, ma è trasparente quasi dappertutto;

2) l’orlo più freddo e più cupo, che segnerà il passaggio da questo riflesso alla luce, che dev’essere indicato nell’abbozzo ;

3) le foglie completamente nell’ombra portata di quelle che stanno sopra, che non hanno ne riflessi, ne chiari, e che è meglio indicare ;

4) il chiaro opaco che dev’essere ripreso per ultimo.

Bisogna ragionare sempre così e soprattutto tener conto del lato da cui viene la luce. Se viene da dietro l’albero, questo sarà riflesso quasi completamente. Presenterà una massa riflessa nella quale si vedrà appena qualche tocco di tono opaco;

se la luce, invece, viene da dietro lo spettatore, cioè di fronte all’albero, i rami che sono dall’altra parte del tronco, invece d’esser rimessi, costituiranno delle masse d’un tono d’ombra unito e assolutamente piatto. Insomma, più i toni differenti saranno messi per piatto e più l’albero avrà leggerezza. Più io rifletto sul colore e più scopro come questa mezzatinta riflessa è il principio che deve dominare, perché è effettivamente ciò che da il vero tono, il tono che costituisce il valore, che conta nell’oggetto e lo fa esistere. La luce, alla quale nelle scuole insegnano ad attribuire un’importanza uguale e che mettono sulla tela contemporaneamente alla mezzatinta e all’ombra, non è che un vero e proprio accidente: tutto il vero colore sta lì: intendo quello che da il senso dello spessore e quello della differenza radicale che deve distinguere un oggetto dall’altro.                             (20 aprile)

 La prima idea, lo schizzo, che in un certo senso è l’uovo o l’embrione dell’idea, di solito non è affatto completo; contiene tutto, se si vuole, ma bisogna liberare questo tutto, che non è altro che la riunione d’ogni singola parte. Non la soppressione dei particolari, ma la loro totale subordinazione alle grandi linee che debbono colpire prima di tutto, fa dello schizzo proprio l’espressione dell’idea per eccellenza. La maggior difficoltà consiste dunque nel ritornare nel quadro a quella soppressione di particolari, che costituiscono tuttavia la composizione, la trama stessa del dipinto. Non so se mi sbaglio, ma credo che i più grandi artisti abbiano dovuto lottar molto con tale difficoltà, la più seria di tutte. Qui appar più che mai l’inconveniente di dare ai particolari, con la grazia o la civetteria dell’esecuzione, un interesse tale che poi fa rimpiangere mortalmente di sacrificarli quando nuocciono all’assieme. Qui i pennelleggiatori dal tocco facile e spiritoso, i fabbricatori di torsi e di teste d’espressione, trovano nel loro trionfo la loro confusione. Il quadro, composto di pezzi rapportati finiti con cura e messi l’uno accanto all’altro successivamente, sembra un capolavoro e il sommo dell’abilità finché non è finito, vale a dire finché il campo non è coperto: perché finire, per i pittori che finiscono ogni particolare posandolo sulla tela, consiste nell’aver coperto tutta la tela. Davanti al lavoro che cammina senza ostacoli, davanti alle parti che sembrano maggiormente interessanti perché non ci sono che loro da ammirare, si è colti involontariamente da un incauto stupore; ma quando è dato l’ultimo tocco, quando l’architetto di tutto quell’accozzo di parti separate ha posato il coronamento del suo edificio e ha detto l’ultima parola, non si vedono che lacune o confusione, e nessun ordine. L’interesse prestato a ogni oggetto svanisce nella confusione; quella che sembrava un’esecuzione precisa e conveniente, diventa freddezza per mancanza assoluta di sacrifici. Chiedereste allora a tale riunione quasi fortuita di parti senza il necessario legame, l’impressione rapida e penetrante, lo schizzo primitivo di quell’impressione ideale che l’artista deve aver intravisto o fissato nel primo momento dell’ispirazione? Nei grandi artisti, questo schizzo non è un sogno, una nube confusa, è ben altro che un assieme di fattezze appena percettibili; soltanto i grandi artisti partono da un punto fisso e proprio a tale espressione pura, nell’esecuzione lunga o rapida dell’opera, è loro così difficile tornare. Vi riuscirà, con quel cumulo di particolari che fanno perder di vista l’idea, invece di farla risaltare, vi riuscirà forse l’artista mediocre, preoccupato soltanto del mestiere? È incredibile fino a qual punto, per la maggior parte degli artisti, siano incerti i primi elementi della composizione. Perché si dovrebbero tanto preoccupare di tornare con 1′‘esecuzione all’idea che non hanno mai avuto?  (23 aprile)  

Sul ritratto. — Sul paesaggio, come accompagnamento dei soggetti. — Del disprezzo dei moderni per quest’elemento d’interesse. — Dell’ignoranza di quasi tutti i grandi maestri degli effetti che potevano trarne: Rubens, per esempio, che dipingeva benissimo il paesaggio, non si dava cura di metterlo in relazione con le figure, in modo da renderle più sorprendenti, — dico sorprendenti per lo spirito, perché per l’occhio in generale i suoi fondi sono calcolati per esaltare specie con il contrasto il colore delle figure. I paesaggi di Tiziano, di Rembrandt, di Poussin sono, generalmente, in armonia con le loro figure. Anche in Rembrandt — e qui sta la perfezione — fondo e figure fanno tutt’uno. L’interesse è presente dovunque: non si può isolare nulla, come in una bella veduta della natura, nella quale tutto concorre ad affascinarci            29 luglio

Tiziano, ecco un pittore che è fatto apposta per esser gustato da chi invecchia; confesso che quando ammiravo molto Michelangelo e lord Byron, non l’apprezzavo affatto. Egli commuove, credo, non per la profondità delle espressioni ne per una grande comprensione del soggetto, ma per la semplicità e per la mancanza d’affettazione. In lui le qualità pittoriche sono portate al punto massimo: quel che dipinge, è dipinto; gli occhi guardano e sono animati dal fuoco della vita. Vita e ragione sono presenti dovunque. Rubens è tutt’altro con tutt’altra immaginazione, ma dipinge veramente degli uomini. Entrambi falliscono solo quando imitano Michelangelo e vogliono arrivare a una pseudo grandiosità, che non è altro che ampollosità e nella quale di solito le vere doti si sperdono.  (4 ottobre)

Soltanto la solitudine e la tranquillità nella solitudine permettono d’accingersi a un lavoro e di compierlo.   (4 novembre)

1855

[…] vado a visitare la mostra di Courbet [all’Exposition Universelle], che ha ridotto l’ingresso a dieci soldi. (vi resto solo quasi un’ora e scopro un capolavoro nel suo quadro scartato; non riuscivo a staccarmene. Noto dei progressi enormi che m’hanno fatto ammirare il suo Funerale [a Ornans, del Louvre]. Qui i personaggi sono accatastati, la composizione non è bene intesa. Ma ci sono particolari stupendi: i preti, i giovani cantori, il vaso dell’acqua benedetta, le donne piangenti, ecc. ecc. Nell’ultimo (lo Studio [del pittore/pure al Louvre]) i piani sono a posto, c’è aria e ci sono parti di un’esecuzione pregevole: le anche, la coscia del modello nudo e il suo petto; la donna in primo piano con lo scialle. Il solo difetto è che il quadro che egli dipinge si presta all’equivoco: sembra un vero ciclo in mezzo al quadro.                                  (3 agosto)

[…] Ne aveva [padronanza del mestiere] anche Bonington, ma specie nella mano: la sua mano era così abile che preveniva il pensiero: i suoi cambiamenti erano dovuti soltanto alla grande facilità, per la quale tutto ciò che posava sulla tela era incantevole: solamente, siccome i particolari non si coordinavano spesso fra loro, i tentativi per ritrovare l’assieme gli facevano talvolta abbandonare l’opera cominciata,       /g/ dicembre)

1857

Tocco. Molti maestri hanno evitato di farlo sentire, pensando senza dubbio d’avvicinarsi al vero, che difatti non ne offre. Il tocco in pittura è un mezzo come un altro per contribuire a render il pensiero. Senza dubbio una pittura può esser bellissima senza lasciar scorgere il tocco, ma è puerile pensare che con ciò ci s’avvicini all’effetto del vero: sarebbe lo stesso che far in un quadro dei veri rilievi colorati, con la scusa che i corpi sono rilevati! In tutte le arti ci sono dei mezzi d’esecuzione adottati e convenuti e si è conoscitori imperfetti se non si sa leggere in queste indicazioni del pensiero; prova ne sia che l’uomo comune preferisce a tutti gli altri i quadri più lisci e con pennellate meno appariscenti, e li preferisce per questa ragione. Del resto, nell’opera d’un maestro, tutto dipende dalla distanza dalla quale si deve guardare il suo quadro. A una certa distanza il tocco si fonde con l’assieme, ma da alla pittura un effetto che la fusione delle tinte non può produrre. Invece, nel guardar molto da vicino l’opera più finita, si scopriranno ancora tracce di tocchi e d’accenti, ecc. […] Ne risulterebbe quindi che un bozzetto con un bei tocco non può dar piacere come un quadro molto finito, dovrei dire senza pennellate visibili: perché vi sono molti quadri nei quali il torco è completamente assente, ma che sono tutt’altro che finiti. […] Il tocco, adoperato come si deve, serve ad accentuare più convenientemente i differenti piani degli oggetti. Fortemente pronunciato, esso li fa venire in avanti: l’opposto li allontana. Anche nei quadretti, il tocco non dispiace affatto. Si può preferire un Teniers a un Mieris o a un Van der Werff.  Che dire dei maestri che accentuano seccamente i contorni pur astenendosi dal tocco? Nel vero non esistono contorni come non esistono pennellate. In ogni arte bisogna tornar sempre a mezzi convenuti, che ne costituiscono il linguaggio. Un disegno a bianco e nero, che cos’è se non una convenzione cui l’osservatore è abituato, convenzione che non impedisce alla sua fantasia di veder in questa traduzione del vero un equivalente completo? […] Se si obietta l’assenza di tocco in certi quadri di grandi maestri, non bisogna dimenticare che il tempo attenua il tocco. Molti di quei pittori che con la scusa che il tocco non esiste nel vero, lo evitano con la massima cura, esagerano il contorno che del pari non esiste in natura. Essi pensano così d’ottenere una precisione che è reale soltanto per i sensi poco esercitati dei semiconoscitori. Grazie a tal mezzo grossolano, nemico di qualsiasi illusione, essi si dispensano anche dall’esprimere convenientemente i rilievi, perché il contorno pronunciato in modo eguale e oltremisura annulla il rilievo facendo venir avanti le parti che in ogni oggetto sono sempre le più lontane dall’occhio, cioè i contorni. […] La smodata ammirazione per gli antichi affreschi ha contribuito ad alimentare in molti artisti tale tendenza a esagerare i contorni. In questo genere di pittura la necessità in cui il pittore si trova di tracciar con sicurezza i contorni […], è richiesta dall’esecuzione materiale; d’altra parte, qui come nella pittura su vetro i cui mezzi sono più convenzionali di quelli della pittura a olio, bisogna dipingere con una fattura larga ; il pittore cerca di piacere più con la monumentale disposizione delle linee e il loro accordo con quelle architettoniche che con l’effetto coloristico. […] Classico. A quali opere è più naturale che sia dato tale nome? Evidentemente a quelle che sembrano destinate a servir di modello, di regola in tutte le loro parti. Chiamerei volentieri classiche tutte le opere regolari, quelle che soddisfano lo spirito non soltanto con una descrizione esatta o grandiosa . o saporita dei sentimenti e delle cose, ma anche con l’unità, l’ordine logico, in una parola con tutte le qualità che accrescono l’impressione, facendo toccare la semplicità. […]

Soggetto. […] Non sempre la pittura ha bisogno d’un soggetto.                                          (13 gennaio)

Connessione. Quando gettiamo lo sguardo sulle cose che ci attorniano, paesaggi o interni, notiamo fra gli oggetti che si offrono alla nostra vista, una specie di legame prodotto dall’atmosfera che li avvolge e dai riflessi d’ogni sorta che in un certo modo fanno partecipare ognuno di essi ad una armonia generale. È una specie di fascino di cui si direbbe che la pittura non possa far a meno; eppure la maggior parte dei pittori ed anche dei grandi pittori non se n’è preoccupata. La maggioranza di essi sembra perfino non aver osservato nel vero quell’armonia indispensabile che in un’opera pittorica assicura un’unità che le stesse linee, ad onta dello schema più ingegnoso, non bastano a creare. È quasi superfluo dire che i pittori poco portati all’effetto e al colore non ne hanno tenuto nessun conto; ma la cosa più sorprendente è che in molti dei grandi coloristi tale necessità è stata trascurata molto spesso, certo per mancanza di sensibilità a questo riguardo. […]

Immaginazione: È la qualità prima dell’artista. Essa non è meno indispensabile all’amatore.                15 gennaio

Il sublime è dovuto nella maggioranza dei casi ad un contrasto deciso o a una sproporzione.            5 giugno

Una di queste mattine, mentre ero al sole nella mia loggia, ho notato l’effetto prismatico della quantità di piccoli peli della stoffa del mio vestito grigio. Tutti i colori dell’arcobaleno vi splendevano come in un cristallo o in un diamante. Ognuno di questi peli, essendo lucido, rifletteva i colori più vivaci, i quali mutavano ad ogni mio movimento; quando non c’è sole, non ci accorgiamo di questo effetto […].  4 novembre)

1860

Ardire. Occorre un grande ardire per osare d’esser se stessi: questa qualità è rara, specie nei nostri tempi di decadenza. I primitivi sono stati naturalmente arditi, starei per dire, senza saperlo; difatti, l’ardire maggiore sta nel liberarsi dalle convenzioni e dalle abitudini; ora, chi viene per primo, non ha precedenti da temere; dinanzi a lui il campo è libero: dietro di lui, nessun precedente per imprigionare la sua ispirazione. Ma nei moderni, in mezzo alle nostre scuole corrotte e intimidite da precedenti fatti per legare gli slanci presuntuosi, nulla di così raro come quella fiducia che sola fa creare i capolavori. (15 gennaio)

Per la prefazione del Dizionario [delle Arti Belle]. Un dizionario di questo genere sarà relativamente senza valore se opera d’un solo uomo d’ingegno; sarebbe meglio, o piuttosto sarebbe il migliore possibile, se fosse opera di parecchi uomini d’ingegno, ma a patto che ognuno di essi trattasse il proprio argomento senza la collaborazione dei colleghi. Scritto in comune, esso ricadrebbe nella banalità e non s’innalzerebbe molto al disopra di un’opera composta assieme da artisti mediocri. Le voci corrette da ogni collaboratore perderebbero la loro originalità per assumere sotto il livellamento delle correzioni un’unità banale ed inutile ai fini dell’istruzione. […] Lo scopo principale di un Dizionario delle Arti Belle non è di dilettare, ma d’istruire. Dare o chiarire certi principi essenziali, istruire gli inesperti con maggior o minor risultato, indicare la via da seguire e segnalare gli scogli sulle vie pericolose o bandite dal gusto, tale è il cammino che è opportuno proporsi; ora, dove trovare miglior applicazione di principi se non nell’esempio dei grandi maestri che hanno portato alla perfezione i differenti rami dell’arte? Quale cosa più istruttiva dei loro stessi errori? L’ammirazione che ispirano questi uomini privilegiati e venuti per primi, non dev’essere un’ammirazione cieca; adorarli in tutte le loro parti, sarebbe, specie per dei giovani aspiranti, la cosa più pericolosa; la maggior parte degli artisti, anche fra coloro che sono suscettibili d’una certa perfezione, è incline ad appoggiarsi sulle debolezze dei grandi uomini e a valersene. Le parti che, negli uomini privilegiati, di solito sono esagerazioni della loro sensibilità personale, diventano facilmente, nei deboli imitatori, errori grossolani; intere scuole sono state fondate su aspetti mal interpretati dei maestri, deplorevoli errori sono stati la conseguenza di questo zelo sconsiderato nell’ispirarsi ai lati cattivi degli uomini insigni, o meglio, dell’impotenza di riprodurre alcunché delle loro parti sublimi,                                         (16 gennaio)

Il realismo è la grande risorsa dei novatori in tempi nei quali le scuole illanguidite e volte alla maniera si riducono, per risvegliare i gusti viziati del pubblico, a girare nella cerchia delle medesime invenzioni. Una bella mattina il ritorno al vero viene proclamato da uno che si fa passar per ispirato …

(22 febbraio)

Non bisogna esser troppo difficili. Un uomo d’ingegno che scrive, non deve trattarsi da nemico. Deve supporre che quel che gli ha dato la sua immaginazione, abbia valore. Chi rilegge e tiene la penna in mano per correggere i propri scritti, è più o meno un altro uomo da quello del primo getto.   (8 marzo)

Rubens è straordinario. Che affascinatore! Qualche volta gli tengo il broncio: gli rimprovero le sue forme grossolane, la sua mancanza di ricerca e di eleganza. Com’è superiore a tutte quelle piccole qualità che costituiscono l’intero bagaglio degli altri! Almeno, lui, ha il coraggio d’esser lui: impone quei cosiddetti difetti che dipendono dalla forza che lo trascina e che ci soggiogano nonostante le regole buone per tutti fuorché per lui. […] Rubens non si corregge, e fa bene. Col permettersi tutto, egli ci porta oltre il limite raggiunto a stento dai più grandi pittori; ci domina, ci schiaccia sotto tanta libertà e audacia.                                         (21 ottobre)

1863

Il primo pregio d’un quadro è d’essere una festa per gli occhi. Non è da dire che in esso non sia necessario l’intelletto, è lo stesso per dei bei versi, tutto l’intelletto del mondo non impedisce loro d’essere brutti, se urtano l’orecchio. Si dice: aver orecchio; non tutti gli occhi son fatti per gustare le delicatezze della pittura. Molti hanno un occhio che non giudica bene o che non reagisce; vogliono letteralmente gli oggetti, ma la squisitezza, no.                        (22 giugno)

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Le chiese più belle nel mondo

Le chiese più belle nel mondo

51 Arezzo - Chiesa di Santa Maria delle Grazie

Opera:  Arezzo – Chiesa di Santa Maria delle Grazie

  • Città: Arezzo
  • Arte:  Quattrocento italiano
  • Anno di costruzione: tra il 1435 ed il 1444
  • Costruita da: progetto di Domenico Fattore. Vi hanno partecipato Michelozzo, Giuliano e Benedetto da Maiano (portico)
  • Un frammento sulla configurazione generale: Nel posto dove attualmente sorge la chiesa, c’ era una costruzione pagana con una fonte, che nell’epoca etrusco-romana era dedicata ad Apollo, mentre nel tardo Medioevo era chiamataa Fonte Tecta. La pianta dell’edificio di arte  tardo gotica, è ad una sola navata, con le volte a crociera e l’abside non tanto profonda. Databile tra gli anni 1477 e 1481 è la realizzazione dell’affresco con il ritratto di Papa Sisto IV in trono insieme ai cardinali Gonzaga e Piccolomini. La modesta costruzione viene valorizzata esclusivamente dal prezioso portico (opera di Benedetto) formato da sette ampie arcate su snelle colonne corinzie, di chiaro stampo brunelleschiano.
52 Rimini - Tempio Malatestiano

Opera:  Rimini – Tempio Malatestiano

  • Città:  Rimini
  • Arte:  Quattrocento italiano
  • Anno di costruzione: 1447
  • Fatta costruire dal: Principe Sigismondo Malatesta
  • Costruita da: Leon Battista Alberti, Agostino di Duccio
  • Un frammento sulla configurazione generale:   Il Tempio Malatestiano venne edificato sul luogo dove stava una chiesa francescana nelle vicinanze della quale sorgeva, fin dal secolo IX, la Chiesa di Santa Maria in Trivi. L’edificio rivive le forme dell’architettura classica con accenti dell’arte romanica attraverso l’intenso effetto di chiaroscuro derivato dalle arcate ricorrenti lungo i fianchi.
53 Mantova - Chiesa di Sant'Andrea

Opera: Mantova – Chiesa di Sant’Andrea

  • Città: Mantova
  • Arte:  Quattrocento italiano
  • Anno di costruzione: Iniziata nel 1472 da Luca Fancelli, dopo la morte dell’Alberti che l’ha progettata. Portata a termine nel 1488.
  • Costruita da: Leon Battista Alberti
  • Fatta costruire dal: Marchese Ludovico di Gonzaga
  • Un frammento sulla configurazione generale:  La maestosa facciata richiama chiare suggestioni del classicismo, secondo i canoni del Rinascimento, ostentando così un timpano sostenuto da un’architrave che sovrasta un ampio arco trionfale. Tale struttura è incorniciata da massicce lesene sormontate da capitelli corinzi, i quali comprendono quattro nicchie, delle quali, due con finestre e due senza. L’interno della chiesa ha vaste dimensioni (19 m. larga, 103 m lunga e 28 alta). La pianta è a croce latina con una sola navata nella quale gli spazi appaiono allargarsi, sormontata da una volta. Bellissima è la cupola (opera settecentesca del Juvarra) della costruzione albertiana, anche se la sua ridondanza tardobarocca pare non armonizzarsi in modo perfetto con la precisa volumetria del progetto originale. La chiesa conteneva il sangue di Cristo.
54 Perugia - Oratorio di San Bernardino

Opera:  Perugia – Oratorio di San Bernardino

  • Città:  Perugia
  • Arte:  Quattrocento italiano
  • Anno di costruzione: Intorno al 1450
  • Fatta costruire dai: Francescani di S. Francesco al Prato
  • Costruita da: Agostino di Duccio
  • Un frammento sulla configurazione generale: La facciata in policromia (pietra calcare, terracotta, marmo rosso, bianco e nero), scandita da un’ampia arcata tra lesene e coronata dal timpano, è la struttura portante di un grandioso complesso scultoreo eseguito in bassorilievo mezzotondo e schiacciato (portato a termine nel 1461), accreditato come il più insigne monumento di Perugia del Rinascimento. Tale complesso raffigura la celebrazione dei miracoli del Santo. Il doppio portale introduce all’interno di struttura in stile gotico, con un altare formato da un sarcofago del IV secolo (paleocristiano), dove fu sepolto il beato Egidio nella chiesa di S. Francesco al Prato nel tredicesimo secolo. È questo il risultato dell’interpretazione del linguaggio albertiano, da parte di un discepolo, Agostino di Duccio, che fuse la monumentalità del maestro con il proprio gusto decorativo. L’Oratorio di San Bernardino, infatti, rimane l’opera più importante di decorazione scultorea rinascimentale di Perugia.
55 Cortona - Chiesa di Santa Maria delle Grazie

Opera: Cortona – Chiesa di Santa Maria delle Grazie

  • Città: Cortona
  • Arte:  Quattrocento italiano
  • Anno di costruzione:  Tra il 1439 ed il 1501 (altre fonti dicono tra il 1485 e il 1513 )
  • Fatta costruire da: l’antica corporazione dei Calzolari
  • Costruita da: Giorgio Martini su suggerimento di Luca Signorelli
  • Un frammento sulla configurazione generale: Caratterizzata da un bellissimo prospetto, nel quale elementi di architettonica ed ornamento – un maestoso portale eseguito nel XVI secolo, un cornicione doppio, le vaste aperture delle finestre, i bei rosoni, gli affreschi delle lunette, la snella cupola ottagonale, rifatta in più riprese – si mescolano con armonia. La chiesa ostenta un vasto e luminoso interno, con un’unica navata e base a croce latina, rispettando i canoni di simmetria e di semplici forme. Varie sono le cappelle, paragonabili a nicchie, che sono aperte nelle pareti e molte le opere d’arte presenti nella chiesa, tra le quali si evidenziano alcuni dipinti di scuola signorelliana – una preziosa pala d’altare che raffigura l’Assunzione e l’Annunciazione, realizzate da Tommaso Bernabei, celebre come il Papacello – e, in prossimità dell’altare maggiore (elegante opera di Bernardino Covatti), un’icona con l’immagine della Madonna del Calcinaio, probabilmente trecentesca.
56 - Bergamo - cappella Colleoni

Opera:  Bergamo – Cappella Colleoni

  • Città:  Bergamo
  • Arte:  Quattrocento italiano
  • Anno di costruzione: tra il 1470 e il 1475
  • Fatta costruire da: Bartolomeo Colleoni,  celebre condottiero della Serenissima.

Costruita da: Il progetto e le sculture ornamentali sono opera dello scultore architetto Giovanni Antonio Amadeo.

  • Un frammento sulla configurazione generale: Il tamburo ad ottagono della cappella e l’acuminata cuspide della lanterna riportano alle fantasiose terminazioni della chiesa, mentre il maestoso effetto in policromia della facciata principale richiama, nei colori e negli elementi, il portale d’arte trecentesca della basilica opera di Giovanni da Campione. All’interno si trova la monumentale tomba del Capitano Colleoni, che presenta due arche in sovrapposizione inserite in un arco trionfale; è questa una rielaborazione delle maestose tombe gotiche, i caratteri delle quali più marcatamente rinascimentali, sono oltremodo evidenziabili nelle sculture e nei bassorilievi, testimonianza dell’eccezionale maestria plastica dell’Amadeo. Sull’altro sarcofago, la statua equestre in legno del condottiero, eseguita nel 1501 da Siry e Sisto da Norimberga. La cupola, le lunette della volta ed i pennacchi sfoggiano nel loro interno, affreschi di G. B. Tiepolo (1733), che raffigurano episodi e virtù della vita di S. Giovanni Battista.
57 Pavia - Certosa

Opera: Certosa di Pavia

  • Città: Pavia
  • Arte:  Quattrocento italiano
  • Anno di costruzione: 1396
  • Fatta costruire da: Gian Galeazzo Visconti (1351-1402)
  • Un frammento sulla configurazione generale: Gian Galeazzo fa innalzare l’abbazia per affidarla ad un ordine monastico, la presenza del quale potrà garantire, nell’arco dei secoli, la continuazione e la portata a termine dei lavori intrapresi e patrocinati da lui stesso. Nella Certosa che G. G. Visconti innalza nel 1393 a Pavia insieme ai più celebri architetti e artisti del periodo, si evidenzia un accostamento di linguaggi, che trova un ottimo equilibrio nelle eleganze dei marmi, negli ornamenti e nelle pitture.
58 Palermo - Duomo

Opera: Duomo di Palermo

      • Città: Palermo
      • Arte:  Quattrocento italiano
      • Anno di costruzione: Costruito in più periodi fino al 700. La facciata appartiene al XV secolo
      • Costruita da: La cupola è di Ferdinando Fuga.
      • Un frammento sulla configurazione generale:  Costruito in più periodi, sul luogo di una precedente costruzione di culto trasformata in moschea dagli Arabi. Si evidenziano in esso diversi stili, dal romanico al gotico, passando dal Cinquecento fino al ‘700; in questa epoca infatti venne costruita, su disegno di Ferdinando Fuga, la bellissima e slanciata cupola. La facciata sud-occidentale (nella foto) appartiene al XV secolo.

Chiese Cattedrali e duomi internazionali

Chiese Cattedrali e duomi internazionali

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10 - Firenze - Basilica di San Miniato al Monte

Opera:  Basilica di San. Miniato al Monte

  • Città: Firenze
  • Arte: Romanico Italiano
  • Anno di costruzione:
  • Costruita da: Iniziata nel 1013 sotto il vescovo Alibrando e continuata sotto l’Imperatore Enrico II.
  • Un frammento sulla configurazione generale:  La basilica è posta in un punto che domina la città. Il corpo della chiesa si divide in tre parti principali: inferiore, mediana e superiore. Lungo la facciata principale corrono due trabeazioni in pietra. La facciata, forse iniziata nel secolo  XI, è caratterizzata da archi (cinque in tutto) sorretti da colonne, con basi e capitelli di marmo bianco stile corinzio. All’interno ha una decorazione falso-antica dell’Ottocento.
9 Modena - Duomo

Opera: Duomo di Modena  

  • Città: Modena
  • Arte: Romanico italiano
  • Anno di costruzione: Iniziata da Lanfranco nel 1099 e terminata nel 1184 da Anselmi da Campione, mentre la copertura della navata mediana è stata rifatta completamente nel XV secolo per celare le capriate lignee
  • Costruito da: Iniziata da Lanfranco e Anselmi da Campione
  • Un frammento sulla configurazione generale: La facciata è formata a salienti, tripartita da robusti contrafforti fatti a spigolo vivo. Un loggiato scorre lungo la parte mediana. La Cattedrale ostenta, specialmente nelle sculture, un evidente progetto teologico.  ….. ecc.
 13 Trani - Cattedrale

Opera: Cattedrale di Trani    

  • Città: Trani
  • Arte: Romanico italiano
  • Anno di costruzione: Inizio costruzione nel 1099, ma portata a termine nel 1186 grazie ai lavori del periodo 1159-1186.
  • Fatta costruire da: L’Arcivescovo di Bisanzio in onore al giovane pellegrino Nicola.
  • Un frammento sulla configurazione generale:  Considerata come la regina delle chiese pugliesi. Del bellissimo campanile viene iniziata la costruzione nel Trecento intorno agli anni Trenta e viene portata a termine oltre cento anni più tardi. Dal Transetto si staccano i tre semicilindri delle alte absidi dalle quali emerge quella centrale corredata da una monumentale finestra. Al lato oriente capeggia la grande finestra absidale, mentre al lato sud il rosone monumentale. La facciata ha una altezza inferiore rispetto alle altre pareti, ha un’ottima luminosità per l’impiego di un caratteristico tipo di pietra (marmo di Trani) ….. ecc.
11 Bari - Chiesa di San Nicola

Opera: Basilica di San Nicola di Bari

  • Città: Bari
  • Arte: Romanico Italiano (pugliese)
  • Anno di costruzione: La sua costruzione risale al 1087 durante la dominazione normanna.
  • Un frammento sulla configurazione generale: La facciata principale segue il modello lombardo -emiliano. Questa è ripartita in tre zone che corrispondono alle navate, dove quella centrale è leggermente sopraelevata. Gli spioventi sono alquanto ripidi con decorazioni realizzate da architetti.
12 - Verona Chiesa di San Zeno Maggiore

Opera: Basilica di San Zeno Maggiore di Verona

  • Città: Verona
  • Arte: Romanico italiano
  • Anno di costruzione: Innalzata nel IX secolo, subisce un consistente rifacimento intorno agli anni 1120-1138 e viene ampliata ulteriormente nei secoli XIII e XIV. Il campanile al suo fianco risale al 1045.
  • Un frammento sulla configurazione generale: Sulla facciata della Basilica si evidenzia il rosone di Brioloto o “Ruota della Fortuna”. Il grande portale ligneo è rivestito con 48 bellissime formelle di bronzo. A ridosso della Basilica c’è una tomba romana, forse di re Pipino. All’interno ci sono tre navate divise da colonne e pilastri. Gli affreschi sono del XIII e XIV secolo e, c’è anche un trittico del Mantegna che raffigura la Madonna in Trono tra santi. Il soffitto, che risale al Trecento, è a carena di navi.   ….. ecc.
15 Arles - Cathedrals Saint Trophime

Opera: Cattedrale Saint Trophime di Arles

  • Città: Arles
  • Arte: Romanico francese (provenzale)
  • Anno di costruzione: Nel X secolo, dove era posta la Basilica di Santo Stefano dal V secolo. Completata soltanto nel periodo gotico.
  • Un frammento sulla configurazione generale: Sulla spoglia facciata a salienti, si evidenzia la verticalità del complesso e l’immane portale. Sui lati del portale poggiano le statue degli apostoli tra una colonna e l’altra. Il chiostro che risulta essere il più bello della Francia meridionale, costruito tra il periodo romanico e quello gotico, è composto da una serie di colonne binate con capitelli nei quali si alternano scene a soggetto figurativo e floreale.
14 Lucca - Duomo

Opera: Duomo di Lucca (intitolato a San Martino)

  • Città: Lucca
  • Arte: Romanico italiano
  • Anno di costruzione: Le prime fondamenta risalgono al VI secolo e furono fatte da San Frediano; ricostruito nel 1060, ristrutturato completamente tra il XII ed il XIV secolo.
  • Fatto costruire da: Il Vescovo della città Anselmo da Baggio (papa AlessandroII)
  • Costruito da:  La facciata è firmata da Guidetto da Como (1204)
  • Un frammento sulla configurazione generale: la facciata risente delle influenze del duomo pisano, ma è più ricca di elementi originali ed autonomi, caratteristici del romanico lucchese. Al piano terreno si apre un lungo porticato a tre vaste arcate sopportate da robusti e compositi pilastri di stile lombardo, con sculture romaniche: di notevole rilievo è il gruppo di San Martino ed il povero; sopra stanno tre ordini di loggette richiamanti lo stesso motivo della facciata principale.
16 Caen - Eglise de la Trinité

Opera: Eglise de la Trinité  (Chiesa della Trinità di Caen)

  • Città: Caen
  • Arte: Romanico francese
  • Anno di costruzione: Portata a compimento nel 1130 (alcune fonti l’anticipano al 1110).
  • Un frammento sulla configurazione generale: Il rigido equilibrio geometrico e l’intransigente rigore nella strutturazione, chiariscono le tendenze più caratteristiche dell’arte romanica francese.

Jean-Baptiste-Siméon Chardin

Chardin

La pittura di Chardin, il pittore del silenzio

Chardin: Autoritratto con l'abat-jour, cm. 46 x 38, Louvre, Parigi.
Chardin: Autoritratto con l’abat-jour, cm. 46 x 38, Louvre, Parigi.

Jean-Baptiste-Siméon Chardin (Parigi, 1699-1779), figlio di un fabbricante di biliardi, è il pittore che nella grande Parigi del suo periodo trascorre la vita nel suo piccolo ma elegante ambiente, intimo e fatto di mobiletti di un “comfort” ogni volta diverso.

Lo studio approfondito di questo piccolo mondo, a cui si legano modesti personaggi e cose che hanno a che fare con il reale e la geometrica grazia (anche nelle splendide nature morte), è concretizzato in una semplice ma efficace serie di gamme cromatiche, i cui accostamenti esprimono tenerezza, e di sfumature rosate che echeggiano il tepore della luce.

Chardin: La fontana di rame, cm. 28 x 23, Louvre, Parigi.
Chardin: La fontana di rame, cm. 28 x 23, Louvre, Parigi.

Tutto questo a dispetto delle caratteristiche del secolo in cui egli vive, nel quale manca la misura sentimentale e la stravagante creatività.

“Il castello di carte”, “Il bambino con la trottola”, “La fontana di rame”, “La dispensiera” e “Il buffet” ci danno modo di percorrere a ritroso il corso della sua vita artistica fatta di una ricerca costantemente priva di contraddizioni.

L’Autoritratto realizzato in vecchiaia rispecchia la sua raffinatezza e lo mostra ben più elegante del suo maestro Jean-Baptiste van Loo.

Molto tempo dopo, nel Novecento, un famoso scenografo come il costumista Aleksandr Benois fece dei quadri di Chardin il suo punto di riferimento per le opere ed i balletti ambientati nel mondo settecentesco.

Le opere di Chardin

Bibliografia:

“La pittura barocca: due secoli di meraviglie alle soglie della pittura moderna”,  AA.VV., da pagina 296 a pagina 301, Electa, Milano, 1999.


La Chiesa, la Cattedrale e il Duomo nel mondo

La Chiesa, la Cattedrale e il Duomo nel mondo – Le antiche costruzioni nel mondo

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17 Angouleme - Cathedrale Saint Pierre

Opera:  Cathedrale Saint Pierre

  • Città: Angoulême
  • Arte: Romanico francese
  • Anno di costruzione: inizi del XII secolo; restaurata negli anni 1666-1875.
  • Fatta costruire dal: Vescovo Gerard II (conosciuto anche come Girardo) Girardo verso gli inizi del XII secolo
  • Un frammento sulla configurazione generale: Il suo esterno presenta decorazioni scultoree con statue e bassorilievi con tematiche del Vecchio e Nuovo Testamento. All’interno ha una navata coperta da tre cupole.
18 Lyon - Saint Martin d'Ainey

Opera: Saint Martin d’Ainey

  • Città: Lyon
  • Arte: Romanico francese. Hallennkirche del periodo romanico.
  • Anno di costruzione: Epoca carolingia ed ampliato nel XII secolo
  • Un frammento sulla configurazione generale: La pianta della chiesa è del tipo basilicale e le navate hanno tutte la stessa altezza. La copertura a botte è moderna.
Opera: Chiesa Abbaziale Marmoutier (Tours)

Opera: Abbazia di Marmoutier (Tours)

  • Città:  Tours
  • Arte: Romanico francese
  • Anno di costruzione: 372.
  • Fatta costruire da: S. Martino.
  • Un frammento sulla configurazione generale: fatta edificare da San Martino nel 372, dopo che fu eletto vescovo di Tours, nell’esatto luogo dove era solito ritirarsi per stare in tranquillità e per pregare.
19 Marmoutier - Eglise Abbatiale

Opera:Chiesa abbaziale (Eglise Abbatiale) di Saint-Etienne a Marmoutier

  • Città:  Marmoutier
  • Arte: Romanico francese
  • Anno di costruzione: VI secolo
  • Un frammento sulla configurazione generale: La navata centrale e le navate laterali furono realizzate nel XIV secolo in stile gotico, così come il coro. Il coro intagliato con legno di rovere ha dei magnifici stalli e presenta alle estremità i simboli dei quattro evangelisti.
20 Saint Gilles - Eglise de Saint-Gilles

Opera:  Eglise de Saint-Gilles

  • Città: Saint Gilles
  • Arte: Romanico francese (provenzale)
  • Anno di costruzione: Fu edificata nel VII secolo e fu dedicata ai Santi Pietro e Paolo, poi nel IX secolo venne dedicata a Sant’Egidio. Nel 1116 venne iniziata la costruzione di una chiesa su due piani, una chiesa inferiore o cripta, contenente la tomba di Sant’Egidio, ed una chiesa superiore.
  • Un frammento sulla configurazione generale: Le opere scultoree della chiesa risultano essere il più completo repertorio del plasticismo romanico provenzale …. per saperne di più cliccare su http://www.avantgarde-prague.fr/
21 Durham - Cathedral

Opera: Cattedrale di Durham

  • Città: Durham
  • Arte: Romanico Anglonormanno
  • Anno di costruzione: Iniziata nel 1093 e sviluppata con elementi gotici
  • Un frammento sulla configurazione generale: Nonostante la sua massiccia struttura prettamente romanica, sulla facciata e sulla grande torre di crociera sono presenti archi ogivali stile gotico.
22 Southwell - Cathedral

Opera: Southwell – Cathedral

  • Città: Southwell
  • Arte: Romanico Anglonormanno
  • Anno di costruzione: Risalente alla seconda metà del secolo XII.
  • Un frammento sulla configurazione generale:  la facciata comprende due alte torri , la cui copertura cuspidata conferisce un ottimo verticalismo. Il torrione quadrangolare che si solleva sulla crociera appare molto più robusto.
23 Koblenz - Stiftskirche St. Castor (Apsis)

Opera: Stiftskirche St. Castor (Apsis) – Basilica di San Castore (Coblenza)

  • Città: Koblenz
  • Arte: Romanico tedesco
  • Anno di costruzione: L’edificazione su pianta cruciforme risulta appartenere all’anno 836. Fu ingrandita intorno all’X I- XII secolo.
  • Un frammento sulla configurazione generale: La copertura originale piana della navata centrale fu sostituita con quella del tipo a volte.
24 Mainz - Ostapsis

Opera: Dom (Abside orientale del duomo, Magonza) Ostapsis – Duomo di Magonza

  • Città: Magonza (Mainz)
  • Arte: Romanico renano
  • Anno di costruzione: La prima edificazione risale al X secolo. Interamente ricostruita intorno ai secoli XII e XIII. La torre ovest, in seguito alla distruzione dovuta al devastante incendio del 1774, fu ricostruita negli anni seguenti, mentre la torre est fu restaurata alla fine dell’Ottocento.
  • Un frammento sulla configurazione generale: La pianta è diversa da quelle tipiche delle chiese tedesche per il netto sviluppo dell’abside orientale che domina con il suo alto tiburio gran parte della città.
25 Andernach - Abtei Maria Laach

Opera:  Chiesa abbaziale di Santa Maria Laach (Abtei Maria Laach)

  • Città:  Andernach
  • Arte: Romanico tedesco
  • Anno di costruzione: Fondata nel 1093 e consacrata nel 1156
  • Un frammento sulla configurazione generale: Riprende il modello delle costruzioni conventuali iniziato con l’abbazia di Hildesheim. Evidenzia tutta la caratteristica dell’architettura renana con la copertura a “volta”. Esternamente ostenta effetti alquanto pittoreschi nella bicromia del materiale impiegato, negli ornamenti ad arcatelle, bifore e lesene, negli effetti delle cuspidi prismatiche.

Gli artisti della Pittura lombarda dell’Ottocento

Gli artisti (dalla F alla Z) lombardi dell’Ottocento e i loro quadri

Vai alla pagina precedente con gli artist dalla B alla F:  Barbaglia  Giuseppe, Bazzaro  Leonardo, Bertini  Giuseppe, Bianchi  Mosè, Bouvier  Pietro, Canella  Giuseppe, Carcano  Filippo, Carnevali  Giovanni detto il Piccio, Conconi  Luigi, Cornienti  Cherubino, Cremona  Tranquillo, De Albertis  Sebastiano, Dell’Orto  Uberto, Francesco Didioni, Federico Faruffini.

Gli artisti e i loro quadri

Paesaggisti dal periodo romantico alla scapigliatura

Filippini  Francesco Brescia 1851 /  Milano 1895).

Francesco Filippini: Vespero novembre, anno 1891, Galleria d’Arte Moderna di Milano.
Francesco Filippini: Vespero novembre, anno 1891, Galleria d’Arte Moderna di Milano.

Gignous (Zignù) Eugenio  (Milano 1850 / Stresa 1906).

Eugenio Gignous: Sul Mottarone, anno 1886, cm. 84 x 120, Galleria d’Arte Moderna, Milano
Eugenio Gignous: Sul Mottarone, anno 1886, cm. 84 x 120, Galleria d’Arte Moderna, Milano

Gola  Emilio  (Milano 1851 / 1923).

Emilio Gola: Nevicata, anno 1986, cm. 92 x 65, Collezione privata Milano
Emilio Gola: Nevicata, anno 1986, cm. 92 x 65, Collezione privata Milano

Hayez  Francesco  (Venezia 1791 / Milano 1882).

Pagine correlate a Hayez: Le sue opere, la critica, i suoi scritti, i pittori veneti, i pittori lombardi

Francesco Hayez: Ritratto della signora Matilde Juva Branca, cm. 23 x 98, Galleria d'Arte Moderna di Milano.
Francesco Hayez: Ritratto della signora Matilde Juva Branca, cm. 23 x 98, Galleria d’Arte Moderna di Milano.

Altri artisti

Induno Domenico  (Milano 1815 / 1878).

Domenico Induno: Scuola di sartine, 1858-60, cm. 100 x 149, Galleria d’Arte Moderna di Milano
Domenico Induno: Scuola di sartine, 1858-60, cm. 100 x 149, Galleria d’Arte Moderna di Milano

Induno  Gerolamo  (Milano 1827 / 1890).

Gerolamo Induno: Ritratto di signora anno 1855, cm. 73 x 61, Galleria d’Arte Moderna di Roma
Gerolamo Induno: Ritratto di signora anno 1855, cm. 73 x 61, Galleria d’Arte Moderna di Roma

Inganni  Angelo   (Brescia 24-11- 1807 / Gussago, Brescia, 3-10- 1880).

Angelo Inganni: Naviglio sotto la neve, cm. 105,5 x 131, Collezione privata.
Angelo Inganni: Naviglio sotto la neve, cm. 105,5 x 131, Collezione privata.

Mancini Carlo (Milano 1829 / 1910).

Carlo Mancini: La punta di Limonta, anno 1875, cm. 70 x 90, Galleria d’arte Moderna di Milano.
Carlo Mancini: La punta di Limonta, anno 1875, cm. 70 x 90, Galleria d’arte Moderna di Milano.

Migliara  Giovanni  (Alessandria 15-10 1785 / Milano 18-4- 1837).

Giovanni Migliara: Via Fatebenefratelli a Milano, cm. 70 x 100, collezione privata a Milano.
Giovanni Migliara: Via Fatebenefratelli a Milano, cm. 70 x 100, collezione privata a Milano.

Altri artisti

Palagi Pelagio   (Bologna 1775 / Torino 1860).

Pelagio Palagi: Ritratto del numismatico Gaetano Cattaneo, cm. 59 x 47, Galleria d’Arte Moderna di Milano.
Pelagio Palagi: Ritratto del numismatico Gaetano Cattaneo, cm. 59 x 47, Galleria d’Arte Moderna di Milano.

Ranzoni Daniele  (Intra  1843 / 1889).

Daniele Ranzoni: I tre amici, cm. 105 x 80, Raccolta Marzotto, Valdagno (Vicenza).
Daniele Ranzoni: I tre amici, cm. 105 x 80, Raccolta Marzotto, Valdagno (Vicenza).

Scrosati Luigi  (Milano 1815 / 1869).

Luigi Scrosati: Secchio di rame con fiori, anno 1866, cm. 78 x 127, Collezione privata, Milano.
Luigi Scrosati: Secchio di rame con fiori, anno 1866, cm. 78 x 127, Collezione privata, Milano.

Tallone Cesare  (Savona 1854 / Milano 1919).

Cesare Tallone: Sant’Andrea, anno 1900, cm. 32 x 48, Collezione privata, Bergamo.
Cesare Tallone: Sant’Andrea, anno 1900, cm. 32 x 48, Collezione privata, Bergamo.

Trecourt  Giacomo  (Bergamo 1812 / Pavia 1882).

Giacomo Trecourt: Ritratto di giovinetta, anno 1855, cm. 51 x 36, Museo Civico di Pavia
Giacomo Trecourt: Ritratto di giovinetta, anno 1855, cm. 51 x 36, Museo Civico di Pavia

Opere di Jean-Baptiste-Siméon Chardin

Pagine correlate alle opere di Chardin: Cenni sulla biografia e vita artistica di Chardin – Il periodo artistico di Jean-Baptiste-Siméon Chardin.

I dipinti dell’artista

00 Chardin - Autoritratto

Autoritratto con l’abat-jour, cm. 46 x 38, Louvre, Parigi.

01 Chardin - Il bouquet di fiori

Il bouquet di fiori, cm. 44 x 36, National Gallery of Scotland, Edimburgo.

02 Chardin - Dama che sigilla una lettera

Dama che sigilla una lettera, cm. 144 x 144, Staatliche Sclosser un Garten, Berlino.

03 Chardin - La fontana di rame

La fontana di rame, cm. 28 x 23, Louvre, Parigi.

04 Chardin - La razza aperta

La razza aperta, cm. 114 x 146, Louvre, Parigi.

05 Chardin - Il garzone dell'osteria

Il garzone dell’osteria, cm. 44 x 35, Hunterian Collection, University o Glasgow.

06 Chardin - La sguattera

La sguattera, cm. 45 x 36, Hunterian Collection, University o Glasgow.

07 Chardin - La ragazza di cucina

La ragazza di cucina, National Gallery di Washington.

08 Chardin - Fanciullo con la trottola

Fanciullo con la trottola, cm. 67 x 73, Louvre, Parigi.

09 Chardin - La brioche

La brioche, cm. 47 x 56, Louvre, Parigi.

10 Chardin - Il boccale d'olive

Il boccale d’olive, cm. 68 x 95, Louvre, Parigi.

11 Chardin - Conigli selvatici

Conigli selvatici, cm. 50 x 57, Musée de Picardie, Amiens.

12 Chardin - La pipa

La pipa, cm. 32 x 42, Louvre, Parigi.

13 Chardin - Il bicchiere d'argento

Il bicchiere d’argento, cm. 33 x 41, Louvre, Parigi.

14 Chardin - Il paiolo di rame

Il paiolo di rame, cm. 17 x 20, Musée Cognacq-Jay.

Bibliografia: “La pittura barocca: due secoli di meraviglie alle soglie della pittura moderna”, AA.VV., Electa, Milano 1999, pp. 296-301.


Opere di Carpaccio

Ventiquattro tra le più importanti opere di Carpaccio, tra cui il Ciclo di Santo Stefano, di Sant’Orsola e di San Giorgio degli Schiavoni e alcune Madonne.

Pagine correlate al Carpaccio: Elenco delle opere del Carpaccio – Biografia e vita artistica – La critica – Il periodo artistico.

Alcune opere di Carpaccio

01 opere di Carpaccio - il redentore benedicente

Il Redentore benedicente fra quattro apostoli, cm. 70 x 68, Collezione Contini Bonacossi, Firenze.

02 carpaccio - madonna e san giovannino

Madonna e San Giovannino in adorazione del Bambino, cm. 69 x 54, Städelsches Kunstinstitut, Francoforte.

03 carpaccio - il redentore

Il Redentore, cm. 58 x 46,3, Isaac Delgado Museum of Art di New Orleans.

Ciclo di Sant'Orsola (particolare dell'arrivo degli ambasciatori inglesi presso il re di Bretagna)

Ciclo di Sant’Orsola, Gallerie dell’Accademia di Venezia.

08 carpaccio - miracolo della reliquia

Miracolo della reliquia della Croce, cm. 389 x 365, Accademia di Venezia.

Ciclo di San Giorgio degli Schiavoni

Ciclo di San Giorgio degli Schiavoni, Scuola di San Giorgio a Venezia.

Meditazione sulla passione di Cristo

Meditazione sulla passione di Cristo, cm. 70,5 x 86,7 , Metropolitan Museum di New York.

14 carpaccio - compianto sul cristo morto

Compianto su Cristo morto, cm. 145 x 185, Staatliche Museen, Berlino.

15 carpaccio - ciclo degli albanesi

Ciclo degli albanesi (Natività della Vergine), cm. 126 x 129, Accademia Carrara di Bergamo.

16 carpaccio - ritratto di cavaliere

Ritratto di cavaliere, cm 218 x 152, Collezione Von Thyssen, Lugano.

17 carpaccio - la presentazione di gesù al tempio

La presentazione di Gesù al tempio, cm. 421 x 236, Accademia di Venezia.

20 carpaccio - ciclo di santo stefano

Ciclo di Santo Stefano, 5 dipinti: quattro custoditi nei vari musei, uno andato perduto.

24 carpaccio - i diecimila crocifissi

I diecimila crocifissi del Monte Ararat, cm. 307 x 205, Accademia di Venezia.

Il leone di San Marco

Il leone di San Marco, cm.  130 x 368, Palazzo Ducale di Venezia (foto da Wikimedia Commons).


Opere di Giovanni Antonio Canal detto il Canaletto

Canaletto, il grande pittore veneziano delle famose vedute (disegnate spesso con l’aiuto dell’antenata della nostra macchina fotografica).

Pagine correlate al Canaletto: Elenco delle sue opere – Prima serie di opere – Biografia e vita artistica – La critica – Il suo periodo – Bibliografia.

Alcune sue opere

35 Canaletto - il ponte dell'arsenale

Il ponte dell’arsenale, cm. 78,8, Woburn Abbey, Collezione privata.

38 Canaletto - il canal grande fra palazzo Bembo e vendramin calergi

Il Canal Grande fra palazzo Bembo e Vendramin Calergi, cm. 80,  Woburn Abbey, collezione privata.

39 Canaletto - la scuola di San Rocco

La scuola di San Rocco, cm. 80, Woburn Abbey, collezione privata.

41Canaletto - la chiesa di San Nicolo di Castello

La chiesa di San Nicolò di Castello, cm. 77,5, Milano, proprietà privata.

43 Canaletto - il Canal Grande dal ponte di Rialto versco ca' Foscari

Il Canal Grande dal ponte di Rialto verso ca’ Foscari, cm 93,3 Roma Galleria Nazionale.

46 Canaletto - Piazza San Marco verso la Basilica

Piazza San Marco verso la Basilica, cm.114,5, Cambridge – Massachusetts – Fogg Art Museum.

47 Canaletto - il fonteghetto della farina ante.jpg

Il Fonteghetto della Farina, cm. 112, Collezione Giustiniani.

49 Canaletto - campo Santi Apostoli

Campo Santi Apostoli, cm. 77,5, Proprietà privata, Milano.

54 Canaletto - visita del doge alla chiesa di San Rocco

Visita del Doge alla chiesa di San Rocco, cm. 199, Londra, National Gallery.

55 Canaletto - il molo verso ovest con la libreria e la colonna di San Teodoro

Il molo verso ovest con la libreria e la colonna di San Teodoro, cm. 185,5, Collezione Albertini, Roma.

57 Canaletto - prospetto sud Warwick Castle

Prospetto sud di Warwick Castle, cm. 71 Warwick Castle collezione privata.

62 Canaletto - la old horse guards da St. James's Park

La Old Horse Guards da St. James’s Park,cm. 40, Basingstone, Collezione Earl di Malmesbury.

63 Canaletto - capriccio con colonnato e cortile

Capriccio con colonnato e cortile, cm. 93, Venezia, Gallerie dell’Accademia.

64 Canaletto - la scala dei giganti in palazzo ducale
La scala dei giganti in palazzo ducale, cm. 29, Città del Messico, Collezione privata.