Madonna della melagrana di Pinturicchio

Pinturicchio: Madonna della melagrana

Pinturicchio: Madonna della melagrana
Pinturicchio: Madonna della melagrana, 1508-1509 circa, tempera su tavola, 54.5 x 41 cm., Pinacoteca Nazionale, Siena.

Sull’opera: “Madonna della melagrana” è un dipinto di Pinturicchio realizzato con tecnica a olio su tavola intorno al biennio 1508-09, misura 54.5 x 41 cm. ed è custodito nel Pinacoteca Nazionale di Siena.

La presente composizione è certamente ispirata all’ancona dei Fossi (pannello centrale) custodita nella Galleria Nazionale dell’Umbria a Perugia.

La resa anatomica delle tre figure, come in altre opere di Pinturicchio, è esemplare, e l’inserimento delle stesse, con elementi di movimento e vivo naturalismo, è perfetto.

“Volta con Incoronazione della Vergine, Evangelisti, Sibille e Dottori della Chiesa” di Pinturicchio

 Pinturicchio: Volta con Incoronazione della Vergine Santa Maria del Popolo, Roma

Pinturicchio: Volta con Incoronazione della Vergine, Evangelisti, Sibille e Dottori della Chiesa
Volta con Incoronazione della Vergine, Evangelisti, Sibille e Dottori della Chiesa, 1509-1510 circa, serie di affreschi, volta del coro di Santa Maria del Popolo, Roma.

Sull’opera: la “Volta con Incoronazione della Vergine, Evangelisti, Sibille e Dottori della Chiesa” è un’opera ad affresco di Pinturicchio realizzata nella volta del coro della basilica Santa Maria del Popolo a Roma.

Cenni descrittivi

La presente decorazione corrisponde all’ultima grandiosa committenza affrontata dall’artista, chiamato nella capitale da papa Giulio II.

I lavori furono portati a termine nel 1510, ma è possibile che Pinturicchio si trovasse già da due anni a Roma, quando Giovan Battista Caporali (1476 – 1560), suo abituale assistente nelle varie imprese, nel suo commento a Vitruvio, riferì di una cena con Perugino, Signorelli e lo stesso Pinturicchio in casa del Bramante [Acidini, cit., pag. 241].

L’impianto compositivo della volta, che si presenta col quadrato doppio, è certamente tratto da quello della Villa Adriana, come testimonia un disegno di Giuliano Giamberti da Sangallo (Firenze, 1445 – Firenze, 1516) e dai i primi disegni di Michelangelo datati 1508 (attualmente a Londra e Detroit) e impiegati per gli affreschi della della Cappella Sistina.

Collaboratori

Secondo gli studiosi, tra gli artisti che collaborarono in questa grandiosa impresa ci furono il Caporali, Antonio da Viterbo detto il Pastura e probabilmente Manni Giannicola di Paolo. Quest’ultimo fu anche collaboratore di Perugino [Acidini, cit., pag. 242].

Andata al Calvario di Pinturicchio

Pinturicchio: Andata al Calvario

Pinturicchio: Andata al Calvario
Andata al Calvario, 1513, tecnica ad olio su tavola, 51 x 42,5 cm., collezione Borromeo, Isola Bella, Lago Maggiore.

Sull’opera: “Andata al Calvario” è un dipinto autografo di Pinturicchio realizzato con tecnica a olio su tavola nel 1513, misura 51 x 42,5 cm. ed è custodito nella collezione Borromeo, Isola Bella, Lago Maggiore.

Tra i suoi ultimi capolavori non si può dimenticare la tavoletta con l’ “Andata al Calvario”. La piccola tavola, attorniata da una cornice a meandri, comprende un cartiglio dipinto ove si legge: “Questa opera è di mano del Pintoricchio da Perugia M.CCCCC.XIII”.

Qui, ove l’esuberanza decorativa è ai massimi livelli e con un andamento poco scorrevole, non viene rispecchiata affatto la pittura dell’ultima fase di Pinturicchio bensì lo stile degli anni Novanta, come testimonierebbe il raffronto con le gracili figure rappresentate nelle volte di Osiride ed Iside dell’Appartamento Borgia.

A tal proposito alcuni studiosi di storia dell’arte la considerano come un campionario in cui appaiono i motivi più amati di Pinturicchio, raccolti fino agli ultimi momenti della sua vita artistica.

Il Ritorno di Ulisse (Londra) di Pinturicchio

Pinturicchio: Il Ritorno di Ulisse (Londra)

Pinturicchio: Il Ritorno di Ulisse (Londra)
Pinturicchio: Ritorno di Ulisse, 1508-1509, affresco staccato da muro, 125 x 152 cm., National Gallery, Londra.

Sull’opera: il “Ritorno di Ulisse” è un affresco di Pinturicchio realizzato intorno al biennio 1508-09, misura 125 x 152 cm. ed è custodito nella National Gallery a Londra. 

In precedenza il presente dipinto faceva parte del ciclo rappresentato sulle  pareti del Salone nel palazzo di Pandolfo Petrucci (Palazzo del Magnifico) a Siena.

Probabilmente la decorazione fu commissionata a Pinturicchio ad altri maestri, tra cui Girolamo Genga e Luca Signorelli, in occasione delle nozze (22 settembre 1509) del figlio Borghese con  Vittoria Piccolomini.

Pinturicchio in particolare si occupò di affrescare il soffitto, le cui raffigurazioni sono ispirate alla Volta dorata della Domus Aurea, attualmente custodito al Metropolitan Museum di New York.

L’artista realizzò anche due (o forse più) riquadri parietali, staccati intorno al 1840 per confluire nelle collezioni di Joly de Bammeville, dalle quali pervennero più tardi nella National Gallery londinese. In essi sono raffigurati, per l’appunto, “Il ritorno di Ulisse” e la “Riconciliazione di Coriolano”. Quest’ultimo simboleggiava il tema del passaggio dinastico che avviene tra padre e figlio.

La Cappella Baglioni di Pinturicchio

Pinturicchio: La Cappella Baglioni

Pinturicchio: Cappella Baglioni
Sopra: la raffigurazione della Disputa nel tempio di Gesù coi dottori – Cappella Baglioni, 1500 circa-1501, serie di affreschi, chiesa di Santa Maria Maggiore, Spello.

Sull’opera: La Cappella Baglioni si trova nella chiesa di Santa Maria Maggiore a Spello (Perugia) ed è famosa proprio per la decorazione di Pinturicchio, che fu realizzata – con aiuti esterni – tra il 1500 circa e il 1501.

Descrizione e storia dell’opera

La decorazione fu commissionata dal priore della collegiata Troilo Baglioni, poi diventato vescovo. La data in cui l’opera fu portata a compimento è riferita all’anno 1501. Questa fu l’ultima commissione di considerevole importanza realizzata dall’artista in ambito umbro, prima di soggiornare nella capitale e poi a Siena.

I lavori procedettero, come era solito fare Pinturicchio, con tempi ristrettissimi grazie all’impiego di una valida equipe di aiuti, di bottega ed esterni, che stendevano colori su suo disegno.

La cappella subì un accurato restauro nel biennio 1976-1977. In tale occasione fu dotata di un sistema di climatizzazione per mantenere costante la temperatura e bassi i livelli di umidità dell’aria.

La sezione è quadrangolare con volta a crociera. Le opere pittoriche all’interno di essa narrano le Storie di Maria e del figlioletto Gesù.

Nei quattro spicchi della volta, zona nella quale normalmente si iniziava la decorazione, sono raffigurate quattro sibille, sedute su troni tra due cartigli marmorei con la scritta della profezia sull’avvento di Cristo.

Gli affreschi della volta  nel corso dei secoli hanno subito vari danneggiamenti e ripetute ridipinture. Si pensa che la prima stesura pittorica sia da attribuire a Bartolomeo Caporali (Perugia, 1420 – Perugia, 1505) .

Le scene principali si presentano come grosse lunette, una per ogni parete, con dipinti racchiusi da finti archi e pilastri.

Raffigurazione deli affreschi

Disputa di Gesù coi dottori nel tempio

Disputa di Gesù coi dottori nel tempio.

La volta con la raffigurazione delle sibille

La volta con la raffigurazione delle sibille.

Raffigurazione dell'Annunciazione

Annunciazione.

Adorazione dei pastori

Adorazione dei pastori.

L'autoritratto di Pinturicchio e la data tra le grottesche

L’autoritratto di Pinturicchio e la data tra le grottesche.

Madonna col Bambino scrivente e un vescovo inginocchiato di Pinturicchio

Pinturicchio: Madonna col Bambino scrivente e un vescovo inginocchiato

Pinturicchio: Madonna col Bambino scrivente e un vescovo inginocchiato
Madonna col Bambino scrivente e un vescovo inginocchiato, 1495, olio su tavola, 157 x 78 cm., Museo del Bellas Artes, Valencia.

Sull’opera: “Madonna col Bambino scrivente e un vescovo inginocchiato”, o “Virgen de las Fiebres”, è un dipinto di Pinturicchio realizzato con tecnica a olio su tavola intorno al 1495, misura 157 x 78 cm. ed è custodito nel Museo del Bellas Artes a Valencia.

 La composizione in esame fu realizzata da Pinturicchio mentre si trovava a Roma presso papa Alessandro VI, al secolo Rodrigo Borgia (Xàtiva, 1431 – Roma, 1503).

L’allora tesoriere del Vaticano, Francesco Borgia, cugino del pontefice, commissionò all’artista una tavola da destinare alla cappella sepolcrale di famiglia nella collegiata di Xàtiva.

Dalla cittadina spagnola entrò a far parte delle collezioni del museo valenciano. Si pensa che l’occasione della commissione al Pinturicchio fu l’investitura di Francesco Borgia a vescovo di Teano, nel 1495.

Già considerata come opera di collaboratori, soprattutto per via delle ridipinture ottocentesche che non permettevano di evidenziare coloristica e stile pinturicchiano, oggi è stata rivalutata dopo un accurato restauro che ha fatto riscoprire la pregiata stesura pittorica, tipica della mano del maestro.

Madonna della Pace di Pinturicchio

Pinturicchio: Madonna della Pace

Madonna della Pace
Pinturicchio: Madonna della Pace, anno 1490 circa, tecnica ad olio su tavola, 143 x 70 cm., Pinacoteca civica, San Severino Marche.

Sull’opera: la “Madonna della Pace” è un dipinto di Pinturicchio realizzato con tecnica a olio su tavola intorno al 1490, misura 143 x 70 cm. ed è custodito nella Pinacoteca civica a San Severino Marche, provincia di Macerata. 

 La tavola in esame, una delle poche ritenute integralmente autografe del pittore in questa sua fase artistica, fu donata  al Duomo di San Severino Marche (Macerata) da Liberato Bartelli.

L’uomo, originario del paese marchigiano, era stato protonotaro apostolico e canonico della basilica di Santa Maria in Trastevere a Roma.

Intorno alla fine del 1488 venne nominato priore del Duomo di San Severino Marche. Tra gli studiosi di storia dell’arte si pensa che abbia commissionato la pala al Pinturicchio proprio in tale occasione, e perché quest’ultimo, ormai considerato pittore di spicco fra la nuova generazione di pittori presenti in quel periodo sulla piazza di Roma, avrebbe potuto soddisfare in pieno la richiesta.

“Gesù Bambino delle Mani” di Pinturicchio

Pinturicchio: Gesù Bambino delle Mani

Pinturicchio: Gesù Bambino delle Mani
Gesù Bambino delle Mani, 1492 circa, frammento di affresco, 48,5 x 33,5 cm., Fondazione Guglielmo Giordano, Perugia.

Sull’opera: “Gesù Bambino delle Mani” è un frammento di affresco “staccato” di Pinturicchio realizzato intorno al 1492, misura 48,5 x 33,5 cm. ed è custodito nella Fondazione Giordano di Perugia.

Il frammento viene associato a quello di “Testa di Maria”, appartenente ad una collezione privata. 

 Del dipinto in esame non si sa nulla fino al secolo scorso, quando venne rintracciato in una collezione privata. Qui venne acquistato dalla fondazione perugina che tuttora si occupa della diffusione e della conoscenza dell’opera.

Sono state effettuate delle ricerche che ne hanno ricostruito il percorso storico: faceva parte degli affreschi realizzati dal Pinturicchio nell’Appartamento Borgia in Vaticano, dove si pensa che decorasse la camera da letto di papa Alessandro VI.

L’opera fu commissionata dallo stesso papa insieme alla decorazione dell’appartamento. L’affresco venne visto dal Vasari, e da esso fu tratta anche una riproduzione Pietro Facchetti (nato a Mantova nel 1535 e morto a 78 anni), poi se ne persero le tracce.

Fu staccato dal muro e probabilmente quasi del tutto distrutto a causa della  “damnatio memoriae” che i papi successivi, in particolare Giulio II, riservarono ad Alessandro VI, che, tra l’altro, si era fatto ritrarre al cospetto della Madonna.

Madonna del Latte (Houston) di Pinturicchio

Pinturicchio: Madonna del Latte (Houston)

Pinturicchio: Madonna del Latte (Houston)
Pinturicchio: Madonna del Latte, anno 1492, olio su tavola, 29,2 x 21,6 cm., Sarah Campbell Blaffer Foundation, Houston.

Sull’opera: “Madonna del Latte” è un dipinto di Pinturicchio realizzato con tecnica a olio su tavola nel 1492, misura 29,2 x 21,6 cm. ed è custodito nella Sarah Campbell Blaffer Foundation a Houston. 

Trattasi del primo dipinto a noi pervenuto su cui Pinturicchio abbia apposto la data di realizzazione.

In precedenza la tavola faceva parte della collezione del principe Pio Falcò di Mombello nei pressi di Como.

Il Soffitto dei Semidei di Pinturicchio (Pintoricchio)

Pinturicchio: Il Soffitto dei Semidei

Pinturicchio: Il Soffitto dei Semidei
Pinturicchio: Il Soffitto dei Semidei, Palazzo dei Penitenzieri, Roma.

Sull’opera: Il Soffitto dei Semidei è un’opera di Pinturicchio conservata in un salone situato nell’ala destra del palazzo dei Penitenzieri a Roma. Collocabile intorno al 1490, trattasi di 63 lacunari lignei a forma ottagonale, dorati e dipinti su un finto sfondo di mosaici d’oro con altrettante figure, mitologiche ed allegoriche, realizzate su carta ed applicate sul legno.

Descrizione e storia

Negli anni ottanta del Quattrocento l’artista, poco più che trentenne e da poco affrancatosi dai suoi maestri, lavorò per il cardinale Domenico Della Rovere, proprietario del Palazzo dei Penitenzieri, per il quale realizzò un ciclo di affreschi che comprendeva, per l’appunto, anche il presente soffitto.

La grandissima varietà di spunti iconografici, il gusto per l’antico e l’attenzione verso ogni particolare sono qui integrati con la capacità del vero miniatore, tipica del Pinturicchio.

Le raffigurazioni della presente decorazione sono costituite da svariate specie di creature, alcune mitologiche e altre fantastiche, ispirate probabilmente ai bestiari e ai testi monstruorum medievali. In esse vi compaiono moltissime figure dal corpo ibrido, identificabili in tritoni, sfingi, sirene, satiri, centauri, che affiancati l’uno all’altro costituiscono, per l’appunto, l’assieme del “semidei”.

I soggetti del complesso pittorico, prettamente profani, alludono a vari principi filosofici e morali: si pensa che fossero stati suggeriti dagli stessi letterati umanistici di ambienti assai prossimi al cardinale.

Alcune raffigurazioni di lacunari

La Fortuna

La Fortuna.

Sirena che allatta

Sirena che allatta.

Ittiocentauro armato

Ittiocentauro armato