Ritratto di giovane in nero di Rosso Fiorentino

Rosso Fiorentino: Ritratto di giovane in nero

Rosso Fiorentino: Ritratto di giovane in nero
Rosso Fiorentino: Ritratto di giovane in nero, intorno all’anno 1520, tecnica ad olio su tavola, Galleria degli Uffizi, Firenze.

Sull’opera: “Ritratto di giovane in nero” è un dipinto autografo di Rosso Fiorentino realizzato con tecnica a olio su tavola intorno al 1520 ed è custodito nella Galleria degli Uffizi a Firenze. 

In precedenza la presente composizione era assegnata a Domenico di Bartolommeo Ubaldini, meglio conosciuto come Domenico Puligo (Firenze, 1492 – 1527).

Solo recentemente fu riconosciuta – dallo stesso direttore degli Uffizi, Antonio Natali – l’autografia di Rosso Fiorentino.

L’effigiato, ripreso a mezza figura, si staglia col busto in tre quarti ed il volto frontale su uno sfondo architettonico non ben definito. Indossa un vestito nero e un cappello altrettanto scuro, secondo la moda dei primi periodi del Cinquecento.

La mano sinistra reca un rotolo di cartoncino mentre l’altra poggia su un libro, azioni che certamente alludono alle sue attività, probabilmente di studioso e di diplomatico.

Ritratto d’uomo con elmo di Rosso Fiorentino

Rosso Fiorentino: Ritratto d’uomo con elmo

Rosso Fiorentino: Ritratto d'uomo con elmo
Ritratto d’uomo con elmo, intorno all’anno 1520, tecnica ad olio su tavola, 86 x 72 cm., Walker Art Gallery, Liverpool.

Sull’opera: “Ritratto d’uomo con elmo” è un dipinto autografo di Rosso Fiorentino realizzato con tecnica a olio su tavola intorno al 1520, misura 86 x 72 cm. ed è custodito nella Walker Art Gallery, Liverpool. 

 La composizione presenta analogie strutturali col “Ritratto di giovane in nero” della pagina precedente, con un taglio leggermente diverso della figura ma con la medesima forte peculiarità individuale.

 L’effigiato è ripreso anche qui a mezza figura ma contro uno sfondo bruno, quasi uniforme, mentre poggia l’avambraccio destro sul bracciolo e la mano sinistra su un elmo lucido.

I capelli, abbastanza lunghi, ricadono morbidamente all’altezza delle spalle. Indossa un vestito ed un cappello, entrambi di colore nero, mentre la camicia è bianca con il colletto pieghettato che leggermente sporge dal collo.

Pala di Villamagna di Rosso Fiorentino

Rosso Fiorentino: Pala di Villamagna

Rosso Fiorentino: Pala di Villamagna
Pala di Villamagna, anno 1521, tecnica ad olio su tavola, 169 x 133 cm., Museo diocesano d’arte sacra, Volterra.

Sull’opera: “Pala di Villamagna” è un dipinto autografo di Rosso Fiorentino realizzato con tecnica a olio su tavola nel 1521, misura 169 x 133 cm. ed è custodito nel Museo diocesano d’arte sacra a Volterra.

La presente composizione, che era destinata alla pieve di Villamagna, dove vi rimase fino agli anni Sessanta dello scorso secolo, corrisponde alla seconda commissione ricevuta da Rosso Fiorentino a Volterra.

La prima riguardava la famosa “Deposizione dalla croce”, raffigurata nella pagina precedente.

Allegoria della Salvezza di Rosso Fiorentino

Rosso Fiorentino: Allegoria della Salvezza

Rosso Fiorentino: Allegoria della Salvezza
Allegoria della Salvezza, intorno all’anno 1521, olio su tavola, 169 x 133 cm., Los Angeles County Museum of Art, Los Angeles.

Sull’opera: “Allegoria della Salvezza” è un dipinto autografo di Rosso Fiorentino realizzato con tecnica a olio su tavola nel 1521, misura 169 x 133 cm. ed è custodito nel Los Angeles County Museum of Art a Los Angeles. 

 La presente composizione, non portata completamente a compimento, viene considerata tra pale più inquietanti realizzate dal Rosso.

La cronologia dell’opera risale al suo secondo soggiorno fiorentino, dopo quello di Volterra, dove aveva sperimentato un ardito espressionismo. L’artista si affrancò completamente dalla tradizione iconografica, eseguendo un inedito gruppo di figure.

Nell’ “Allegoria della Salvezza”, infatti, i personaggi sono ripresi con espressioni insolitamente drammatiche e talvolta irrispettose [Marchetti Letta, cit., p. 29]. Qui il cromatismo generale si fa sempre più rarefatto, mentre il tratto tocca livelli espressionistici vicini alla caricatura, richiamando addirittura la pittura tedesca del Novecento.

L’arte del Rosso diventa quindi una forma di protesta verso il perfezionismo canonico della figura umana rinascimentale, una voglia di rompere con le regole accademiche, probabilmente inconscia, mirata ad un’arte più briosa, che talvolta sfocia in aspre e crudeli trasfigurazioni.

Sacra Famiglia con san Giovannino (Baltimora) di Rosso Fiorentino

Rosso Fiorentino: Sacra Famiglia con san Giovannino (Baltimora)

Rosso Fiorentino: Sacra Famiglia con san Giovannino (Baltimora)
Rosso Fiorentino: Sacra Famiglia con san Giovannino, intorno al 1521, olio su tavola, 63,5 x 42,5 cm. Walters Art Gallery, Baltimora.

Sull’opera: “Sacra Famiglia con san Giovannino” è un dipinto autografo di Rosso Fiorentino realizzato con tecnica a olio su tavola nel 1521, misura 63,5 x 42,5 cm. ed è custodito nella Walters Art Gallery a Baltimora. 

La presente composizione, una pala devozionale non portata a totale compimento, viene tradizionalmente riferita agli inizi degli anni Venti, all’epoca del soggiorno a Volterra, per via delle forti affinità con la Pala di Villamagna (1521).

Qui appare la Madonna con il Bambino in un abbraccio reciproco. Il piccolo sta in posizione eretta e con i piedi che poggiano su un cuscinetto verde, posato probabilmente sul lato della tavola, mentre nella zona di sinistra si trovano san Giuseppe e san Giovannino con lo sguardo diretto verso il Salvatore.

Deposizione dalla croce (Volterra) di Rosso Fiorentino

Rosso Fiorentino: Deposizione dalla croce (Volterra)

Rosso Fiorentino: Deposizione dalla croce (Volterra)
Rosso Fiorentino: Deposizione dalla croce, anno 1521, tecnica ad olio su tavola, 375 x 196 cm., Pinacoteca e Museo Civico, Volterra.

Sull’opera: “Deposizione dalla croce” è un dipinto autografo di Rosso Fiorentino realizzato con tecnica a olio su tavola nel 1521, misura 375 x 196 cm. ed è custodito nella Pinacoteca e Museo Civico, Volterra. 

La presente composizione è considerata dagli studiosi come il capolavoro del Rosso. Essa è simile – per il tema trattato e la forma della tavola, comprese le misure – a quella di Pontormo (313 x 192 cm.) dalla quale, tuttavia, si distacca profondamente per la concezione.

L’opera venne commissionata dalla Compagnia della Croce di Notte per la Cappella della Croce di Giorno a Volterra (gli ambienti impiegati dalle due Compagnie delle due croci erano gli stessi) nella chiesa di San Francesco [Marchetti Letta, cit., p. 60].

Più tardi i conti Guidi, nuovi intestatari della cappella, grazie alle leggi di soppressione del 1786, due anni dopo trasferirono la tavola in esame nella cappella di San Carlo in Duomo.

La Deposizione diventò l’opera più famosa della Pinacoteca civica di Volterra fin dalla sua prima sistemazione nel Palazzo dei Priori, avvenuta nel 1905.

Il Rosso conferisce l’aspetto drammatico della visione rendendo angolosa la volumetria con lo sfaccettamento delle figure, con il movimento agitato dei personaggi e con l’impiego di un intenso cromatismo rosseggiante sull’uniforme stesura del cielo.

Le trasfigurazioni esasperate delle immagini sono portate all’estremo livello.

Anche l’asimmetrica disposizione delle scale conferisce all’insieme un moto impetuoso, enfatizzato dall’incertezza degli appoggi degli uomini che tolgono il Cristo morto dalla croce (soprattutto quello a sinistra che appare come se, per non cadere, si aggrappasse contemporaneamente alla scala ed allo stesso Cristo), mentre la fonte luminosa, proveniente da destra, incide con vigore, creando aspri contrasti.

San Giovannino (Collezione privata) di Rosso Fiorentino

Rosso Fiorentino: San Giovannino (Collezione privata)

San Giovannino (Collezione privata) di Rosso Fiorentino
Rosso Fiorentino: San Giovannino, intorno all’anno 1521, tecnica ad olio su tavola, collezione privata, Firenze.

Sull’opera: “San Giovannino” è un dipinto autografo di Rosso Fiorentino realizzato con tecnica a olio su tavola nel 1521 ed è custodito in una collezione privata a Firenze. 

Nel dipinto appare un san Giovannino fanciullo con fattezze volutamente goffe e sgraziate, ispirato probabilmente alle ultime opere di Donatello.

Esso, contro uno sfondo bruno-verdastro, nel contorcere busto e collo, indica il Salvatore in alto. Il piccolo reca la tipica croce di canne sulla quale si attorciglia il cartiglio con la scritta “Ecce [Agnus] Dei”.

Stilisticamente il dipinto può essere avvicinato alla Deposizione della Pinacoteca di Volterra, dalla quale riprende alcuni elementi, come ad esempio  l’impetuoso scorcio del volto e il gonfio manto.

La Pala Dei (Galleria Palatina di Firenze) di Rosso Fiorentino

Rosso Fiorentino: La Pala Dei (Galleria Palatina di Firenze)

Rosso Fiorentino: La Pala Dei (Galleria Palatina di Firenze)
Rosso Fiorentino: Pala Dei, anno 1522, tecnica ad olio su tavola, 350 x 259 cm., Galleria Palatina, Firenze.

Sull’opera: “Pala Dei” è un dipinto autografo di Rosso Fiorentino realizzato con tecnica a olio su tavola nel 1522, misura 350 x 259 cm. ed è custodito nella Galleria Palatina a Firenze. 

La famiglia Dei, che viveva a Firenze, commissionò a Raffaello una pala d’altare destinata alla propria cappella in Santo Spirito. In seguito all’improvvisa partenza da Firenze (1508) dell’artista urbinate i Dei si dovettero accontentare della “Madonna del Baldacchino”, tra l’altro, non del tutto portata a compimento.

Più tardi Ranieri, figlio di Carlo Dei, si rivolse a Rosso Fiorentino per la realizzazione di una nuova pala, che gli venne consegnata nel 1522. La composizione fu lodata da Vasari, che ne evidenziò il vivace cromatismo.

Intorno alla fine del XVII secolo la pala destò l’interesse del gran principe Ferdinando de’ Medici, che l’ottenne offrendo una riproduzione agli Agostiniani, per cui la tavola entrò a palazzo Pitti, dove risulta elencata negli inventari sin dal nuovo secolo, con le dimensioni originarie. Infatti, per esigenze riguardo la configurazione dell’arredo la pala venne ingrandita di circa 50 cm. per lato ed attorniata da una cornice intagliata in stile barocco con doratura. Il Richa la vide nel 1761.

Ritratto di giovane di Rosso Fiorentino

Rosso Fiorentino: Ritratto di giovane

Rosso Fiorentino: Ritratto di giovane
Ritratto di giovane, intorno all’anno 1522, tecnica ad olio su tavola, 88,7 x 68 cm., National Gallery of Art, Washington (Kress).

Sull’opera: “Ritratto di giovane” è un dipinto autografo di Rosso Fiorentino realizzato con tecnica a olio su tavola nel 1522, misura 88,7 x 68 cm. ed è custodito nella National Gallery of Art, Washington. 

 Dell’opera in esame non si sa nulla fino al 1857, quando apparse a Newport nelle collezioni di Sir Thomas Sebright a Beechwood Park, con attribuzione ad Andrea del Sarto. Più tardi fece parte di altre collezioni inglesi e, intorno agli anni Trenta  pervenne ad Alessandro Contini-Bonacossi.

Nel 1950 fu acquistata dalla Samuel H. Kress Foundation che ne fece dono, insieme ad altre opere, alla National Gallery of Art di Washington.

Per quanto riguarda la cronologia della tavola, il riferimento alla fattura delle vesti richiamerebbe lo “Sposalizio della Vergine” (Pala Ginori, anno 1523).

Inoltre dalle radiografie del supporto ligneo risulta un’ulteriore stesura pittorica, come se il pittore avesse riciclato un frammento già finemente dipinto, magari una pala d’altare rifiutata dalla committenza, come ad esempio la “Pala dello Spedalingo”.

Infatti sotto la stesura del ritratto si intravede una santa ripresa di profilo del tutto simile alla sant’Apollonia che appare a destra, nella parte bassa della Pala Ginori”, assimilabile inoltre alla sant’Agata della pala d’altare di Francesco Vanni (attualmente nella collegiata di Asciano). Come già riportato nelle pagine precedenti, la stessa pala del Vanni è nota per il fatto che contenga una riproduzione del frammento del “Putto che suona” degli Uffizi (1521).

Da ciò deriverebbe il fatto che il supporto del presente ritratto ed il “Putto” facessero parte di un’unica pala di Rosso Fiorentino, tagliata per ignoti motivi.

Sposalizio della Vergine, o Pala Ginori di Rosso Fiorentino

Rosso Fiorentino: Sposalizio della Vergine, o Pala Ginori

Rosso Fiorentino: Sposalizio della Vergine (Pala Ginori)
Sposalizio della Vergine (Pala Ginori), anno 1523,  olio su tavola, 325 x 250 cm., basilica di San Lorenzo, Firenze.

Sull’opera: “Sposalizio della Vergine”, o “Pala Ginori” è un dipinto autografo di Rosso Fiorentino realizzato con tecnica a olio su tavola nel 1523, misura 325 x 250 cm. ed è custodito nella basilica di San Lorenzo, Firenze. 

 La firma dell’artista appare con la scritta “Rubeus Florentino” nel libro che santa Apollonia reca aperto nella mano, nel punto dove essa segna col pollice. La data 1523 si legge sul gradino sotto il sacerdote.

L’opera fu realizzata su richiesta di Carlo Ginori per la cappella dedicata a Maria e Giuseppe nella basilica di San Lorenzo a Firenze.

L’opera è famosa anche per il suo particolare significato devozionale: le giovani spose quando andavano a benedire gli anelli nuziali si ponevano davanti alla pala.

È probabile che grazie a tale usanza la composizione non fu mai mossa dalla sua originale ubicazione.

Esiste una riproduzione custodita nel Cabinet des Dessins di Parig (n. 1592) assegnata al pittore Antonio Circignani (1570 circa – 1630 circa).