Biografia e vita artistica di Rosso Fiorentino (1495 – 1540)

Nel 1528, agli inizi della primavera, l’artista era ad Arezzo dove ebbe l’occasione di conoscere il giovanissimo Giorgio Vasari, al quale diede un disegno preparatorio per una Resurrezione, poi realizzata dal giovane studioso su commissione di Messer Lorenzo Gamurrini, oggi andata perduta.

Nell’estate dello stesso anno il Rosso si recava a Città di Castello, e il 1º luglio apponeva la firma sul contratto per la realizzazione di una grande pala per la “Compagni dal Corpus Domini”, una congregazione locale.

Il contratto prevedeva la figura di un Cristo “resuscitato e glorioso”, quattro sante e, nella zona inferiore, “più e diverse figure che denotino, representino il populo, con quelli angeli che a lui [al Rosso] parerà di acomodare”.

Rosso Fiorentino: Cristo risorto
Rosso Fiorentino: Cristo risorto in gloria, anni 1528-1530, tecnica ad olio su tavola, 348 x 258 cm., Museo Diocesano, Città di Castello.

La tavola, con il titolo di “Cristo risorto in gloria”, si trova attualmente Museo Diocesano della cittadina umbra, opera creata con molti problemi esterni che il pittore dovette ben gestire. Innanzitutto il tetto del locale in cui egli dipingeva crollò riportando danneggiamenti vari al supporto pittorico (come testimoniano ancora le assi della tavola), poi fu colpito da febbri di tale entità che dovette fare ritorno nella più familiare Sansepolcro [Natali, cit., p. 210].

Qui l’artista si ammalò di nuovo con febbri ancora più violente (febbri quartane), per cui pensò di recarsi a Pieve Santo Stefano, dove probabilmente realizzò il disegno con la “Lapidazione di santo Stefano”, dal quale più tardi Cherubino Alfieri trasse un’incisione.

Passò di nuovo da Arezzo e poi si stabilì ancora a Sansepolcro, dove portò a compimento la tavola del “Cristo risorto in gloria”, lavorandoci senza mai mostrarla in fase di realizzazione ai committenti, come riportato dal Vasari. Si pensa che tale precauzione fosse dettata dalla paura di vedersela rifiutare come nelle volte precedenti, a causa dello stato non proprio “finito” di molte figure e della variazione di alcuni vincoli previsti dal contratto, come ad esempio l’eliminazione degli angeli [Natali, cit., p. 211]. A questo periodo vengono tradizionalmente assegnati anche due progetti per altari, attualmente custoditi al British Museum di Londra (nn. 1948-4-10-15 e Pp. 2-19), dove si evidenzia – come ricorda il Vasari – una notevole maestria nel disegno architettonico.

Nella chiesa della Madonna delle Lacrime ad Arezzo

Nel periodo aretino il Rosso partecipò anche alla decorazione – allora affidata a Niccolò Soggi (c. 1480 – 1552) – nella chiesa della Madonna delle Lacrime (della Santissima Annunziata) con il pittore Benedetto Spadari Aretino, che gli dette ospitalità quando fu costretto ad interrompere i lavori a Città di Castello, ed un altro amico, anch’esso artista, Giovanni Antonio Lappoli (1492–1552).

Il 22 marzo 1528 i committenti, insoddisfatti di come procedevano i lavori, revocarono l’incarico a Nicolò Soggi e lo affidarono, il 24 novembre dello stesso anno, al Rosso che garantì (referente il Lappoli) la consegna dell’opera in ventisei mesi, senza accettare altre commissioni fatto salvo quella per la tavola di Città di Castello, già in piena fase d’esecuzione.

Il pittore si mise subito all’opera iniziando a produrre numerosi disegni, molti dei quali ancora ben conservati, che furono riprodotti e descritti dal Vasari [Natali, cit., p. 218]. Quando però, il 17 settembre 1529 le truppe fiorentine che proteggevano la città rientrarono nel capoluogo toscano per affrontare l’imminente invasione delle truppe imperiali (assedio di Firenze, 1529-30), il Rosso, memore fatti del Sacco di Roma (1527), non sentendosi più tranquillo ad Arezzo fuggì di nuovo alla volta di Sansepolcro, lasciando nella fortezza medicea tutto il materiale, compresi i cartoni ed i disegni per la Madonna delle Lacrime [Vasari]. A proposito di ciò esiste un inventario, che risale al 12 marzo 1532, ritrovato nei forzieri nella Compagnia locale della Santissima Annunziata, in cui sono riportati in modo dettagliato diversi oggetti personali del Rosso: numerosi disegni, capi d’abbigliamento, libri (tra cui la Naturalis historia di Plinio, identificabile con la Cornucopia di Niccolò Perotti), “libricciuoli” non definiti, il De Architectura di Vitruvio, il Cortegiano di Baldassarre Castiglione e un libro di devozione alla Vergine [Natali, cit., p. 225].

La fuga a Venezia e la partenza per la Francia

Il Vasari nelle Vite ricordò di aver contattato di persona Rosso Fiorentino e discusso con lui circa le possibilità offerte in quel momento dalla corte di Francia agli artisti italiani (preferibilmente toscani), evidenziando come l’artista «avesse sempre avuto capriccio di finire la sua vita in Francia e tòrsi, come diceva egli, a una certa miseriae povertà nella quale si stanno gli uomini che lavorano in Toscana e ne’ paesi dove sono nati» [Natali, cit., p. 228].

L’occasione per il pittore di lasciare Sansepolcro fu favorita da un fatto che gettò in lui cattiva luce nella cittadina toscana: il 14 aprile del 1530 (il giovedì santo) un suo assistente fu scoperto mentre stava facendo un fuoco con la pece greca in una chiesa per praticare atti di piromanzia. Probabilmente il Rosso era con lui e, secondo Vasari, fuggì la stessa notte per Venezia passando per Pesaro [Natali, cit., p. 228]. La scelta di fuggire a Venezia è suffragata dal fatto che in quel periodo la città lagunare era il rifugio di fiorentini con idee antimedicee, di cui molti di essi dovettero poi spostarsi in Francia sotto la protezione di Francesco I. Si ricordano a tal proposito Zanobi Buondelmonti (Firenze, 1491 – Garfagnana, 1527; uomo politico), Luigi Alamanni (Firenze, 1495 – Amboise, 1556; uomo politico e poeta), l’umanista Antonio Brucioli (Firenze, ca. 1498 – Venezia, 1566), a cui seguono molti altri personaggi di intelletto; anche Michelangelo vi giunse per sottrarsi all’assedio di Firenze del 1529-30, con l’intenzione di proseguire per la Francia, sebbene il progetto non si concretizzò [Ettore Camesasca, Michelangelo pittore, Milano, Rizzoli, 1966, p. 84].

A Venezia il Rosso fu accolto da Pietro Aretino (Arezzo, 1492 – Venezia, 1556) per il quale realizzò un disegno con la raffigurazione di Venere e Marte, probabilmente un’allegoria sulla celebrazione della pace tra Francia e Spagna (attualmente conservato al Cabinet des Dessins del Louvre, n. 1575). Si pensa che l’opera dovesse essere destinata al re come una sorta di biglietto da visita per il Rosso [Natali, cit., p. 228].

Secondo alcuni studiosi di storia dell’arte, invece, fu lo stesso Michelangelo, nel momento di lasciare la città lagunare, a segnalare il Rosso all’ambasciatore francese a Venezia, Lazare de Baïf. Tale ipotesi non ha comunque concreti riscontri, per cui prende forza il fatto che il referente fosse lo stesso Pietro Aretino. In ogni modo nell’autunno del 1530 l’artista già si trovava nella capitale francese [Natali, cit., p. 229].

(Continua nella pagina successiva)

Biografia e pittura di Rosso Fiorentino (periodo francese )

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Il periodo francese del Rosso: Parigi e Fontainebleau

Mosè difende le figlie di Jetro, anni 1523-1524, tecnica ad olio su tela, 160 x 117 cm.,, Galleria degli Uffizi, Firenze.
Rosso fiorentino: Mosè difende le figlie di Jetro, anni 1523-1524, tecnica ad olio su tela, 160 x 117 cm.,, Galleria degli Uffizi, Firenze.

Ancora dalle Vite vasariane si ricava che Francesco I accolse molto bene il Rosso, sia per le sue doti artistiche, sia per le qualità personali e il modo di comportarsi.

Sin dal primo momento l’artista fu nominato capo generale di tutte le “fabbriche” reali del settore pitture ed ornamenti con una provvigione di 400 scudi e una casa a Parigi, che frequentava assai poco dal momento che passava molto del suo tempo nel castello di Fontainebleau.

Tale accoglienza lascia presupporre che la fama del Rosso presso la corte reale, sia come pittore che come architetto, fosse già ad un livello abbastanza elevato, grazie probabilmente alle informazioni degli aretini e fiorentini già presenti in quegli ambienti [Natali, cit., p. 230].

Tra l’altro il re possedeva da tempo il “Mosè che difende le figlie di Ietro” (databile 1523-24, realizzato dal Rosso per Giovanni Bandini, attualmente agli Uffizi) e altre opere poi andate perdute o di cui si è perduta l’identificazione.

Tra queste una “Giuditta con la testa di Oloferne”, della quale rimane una versione stampata di René Boyvin, una “Contesa delle Pieridi” che alcuni studiosi la indicano presente al Louvre, la “Leda col cigno” disegnata da Michelangelo (probabilmente alla National Gallery di Londra), e il piccolo dipinto con “Marte e Venere” del quale rimane un disegno custodito al Louvre [Natali, cit., p. 231-232].

Le prime realizzazioni per il re

Tra le prime opere realizzate per il re viene annoverato il progetto per un rilievo scultoreo, conosciuto solo per via delle incisioni a noi pervenute, probabilmente avente come tema i Santi Pietro e Paolo.

Del successo del Rosso alla corte di Francesco I, oltre alla biografia delle Vite del Vasari, rimangono alcuni scritti presenti nel carteggio michelangiolesco, come ad esempio la missiva inviata al Buonarroti da Antonio Mini, datata 1531, in cui si parla di alcuni fiorentini ritornati dalla corte di Francia che avessero trovato Rosso Fiorentino “gra’ maestro di danari e d’altre provvisioni”.

Altre testimonianze – ancora facenti parte dell’epistolario michelangiolesco – sono una lettera inviata da Lione dove si evidenzia la “gra[n]dissima provisione” e quella datata 2 gennaio 1532, ancora da Lione, che parla del Rosso visto andare a cavallo con selle ricoperte da ricchi panni, accompagnato da molti servitori [Natali, cit., p. 232-233].

Nonostante l’abbondanza di documentazioni, relative ai circa dieci anni del Rosso presso la corte francese, le opere di quel periodo rimangono in gran parte sconosciute [Natali, cit., p. 233].

Tra esse, due dipinti furono dettagliatamente descritti da Vasari come realizzati a ridosso dell’arrivo in Francia dell’artista, già prima di quello di Francesco Primaticcio (Bologna, 1504 – Parigi, 1570) dell’anno 1532.

Lavori al Castello di Fontainebleau

I primi lavori dell’artista al castello di Fontainebleau riguardarono la decorazione nel Padiglione di Pomona (1532-1535, andata poi perduta), probabilmente disegnata da lui anche nell’architettura.

Gli affreschi, realizzati in collaborazione del Primaticcio, raffiguravano le Storie di Vertumno e Pomona.

Altri aiuti presero parte a quell’impresa e ad altre del Rosso in Francia, tra i quali si ricordano: Lorenzo Naldini, Lionardo Fiammingo, Domenico del Barbiere, Giovan Battista Bagnacavallo, Francesco Caccianemici e Luca Penni [Natali, cit., p. 234].

Assai più articolato fu il lavoro per la decorazione della Galleria di Francesco I, iniziato intorno agli anni 1533-35 con stucchi, affreschi e un complesso sistema di allegorie trionfalistiche (la parte architettonica fu portata a compimento già nel 1530).

Attualmente l’opera, allora la prima del genere in Francia, è attualmente di difficile lettura a causa delle molteplici ridipinture e delle modifiche in ampie zone, eseguite nei secoli. In Francia la pittura del Rosso perde gran parte della sua originalità e si fa più stemperata sia nella coloristica che nel tratto, diventando più elegante, snella ed armoniosa.

Rosso Fiorentino: La Pietà
Rosso Fiorentino:Pietà, anni 1537-1540, tecnica ad olio su tavola trasferito su tela, 127 x 163 cm., Museo del Louvre, Parigi.

Del lungo soggiorno francese del Rosso rimane purtroppo una sola opera che si possa considerare certamente autografa: la “Pietà” del Louvre, realizzata per il connestabile (capo delle armate del re) Anne de Montmorency, di cui compare l’arme [Natali, cit., p. 251].

La morte dell’artista

Riguardo la morte dell’artista non vi è alcuna certezza e le fonti francesi non ne parlano, mentre il Vasari descrive un repentino ribaltamento delle sue fortune, che in poco tempo lo portò al suicidio.

Tale notizia non è suffragata da alcuna documentazione e molti studiosi hanno espresso alcune perplessità, tuttavia l’informazione dello storico aretino non non è nemmeno confutabile [Natali, cit., p. 252].

Si parla di un’ingiusta accusa di furto del Rosso a danno dell’amico pittore Francesco di Pellegrino, per cui a causa della denuncia esso sarebbe stato sottoposto anche a tortura. In seguito a tali sviluppi l’artista venne poi assalito da grandi sensi di colpa e, dopo essersi procurato un potente veleno, si tolse la vita il 14 novembre 1540.

Primaticcio e la Scuola di Fontainebleau

Tutte le opere che a corte erano in corso di realizzazione, assieme alle nuove commissioni, furono affidate al Primaticcio, il quale proseguì nell’opera del Rosso e più tardi fondò la Scuola di Fontainebleau [Natali, cit., p. 252].

Bibliografia relativa a Rosso Fiorentino

Bibliografia relativa a Rosso Fiorentino

Bibliografia relativa a Rosso Fiorentino, uno dei massimi esponenti degli “eccentrici fiorentini”, appellativo che bene calzava ai pionieri del Manierismo.

K. Kusenberg, Le Rosso, Parigi 1931.

P. Barrocchi, Il Rosso Fiorentino, Roma, anno ed. 1950.

Erwin Panofsky, da Gazette des Beaux Arts, Jg. 100, LI-LII, L’iconografia della Galleria di Francesco I a Fontainebleau, anno ed. 1958.

John Shearman, da Boston Museum Bulletin LXIV, La Deposizione di Rosso Fiorentino, anno ed. 1966.

La Galleria di Francesco I, Revue de l’Art, anno ed. 1972.

Catalogo: La Scuola di Fontainebleau, Parigi, anni ed. 1972-1973.

G. Kauffmann u. G. Passavant, da: Kunstchronik, Jg. 26, H. 4,  Die ‘Schule von Fontainebleau’, anno ed. 1973.

Rosso Fiorentino, da: Lexikon der Kunst, Bd. IV, Lipsia, anno ed. 1977.

V. Plagemann, Rosso Fiorentino, da: Kindlers Malerei Lexikon, Bd. 10, anno ed. 1985.

P. Climent-Delteil, Il Rosso Fiorentino, pittore della Maniera, Montpellier 2007.

Antonio Natali, Rosso Fiorentino, Silvana Editore, Milano 2006.

Elisabetta Marchetti Letta, Pontormo, Rosso Fiorentino, Scala, Firenze anno ed. 1994.

Elenco delle opere di Rosso Fiorentino

Elenco delle opere di Rosso Fiorentino

Ritratto di giovinetta, intorno al 1510, tecnica ad olio su tavola, 45 x 33 cm., Galleria degli Uffizi, Firenze.

Madonna col Bambino e san Giovanni Evangelista, intorno al 1512, perduta.

Stemmi per la Santissima Annunziata di Firenze, anni 1512-1513, perduti.

Predella dell’Annunciazione di San Gallo di Andrea del Sarto (in collaborazione con Pontormo), intorno al 1512, su tavola, perduta.

Assunzione della Vergine, anni 1513-1514, ridipinto nel 1517, affresco, 385 x 395 cm., Santuario della Santissima Annunziata, Firenze.

Tabernacolo delle Campora, intorno al 1513, affresco staccato, depositi della Soprintendenza speciale per il Polo Museale, Firenze.

Madonna col Bambino e san Giovannino, intorno all’anno 1514, tecnica ad olio su tavola, Städel, Francoforte sul Meno.

Altre opere

Allegoria macabra, anno 1517, sanguigna su carta, 31,9 x 50,1 cm., Gabinetto dei Disegni e delle Stampe, Firenze.

Madonna in gloria con putti, intorno all’anno 1517, tecnica ad olio su tavola, 111 x 75,5 cm., Ermitage, San Pietroburgo.

Ritratto di giovane uomo, anni 1517-1518, tecnica ad olio su tavola, 82,4 x 59,9 cm., Gemäldegalerie, Berlino.

Pala dello Spedalingo, anno 1518, tecnica ad olio su tavola, 172 x 141 cm., Galleria degli Uffizi, Firenze.

Ritratto di giovane con una lettera, intorno all’anno 1518, tecnica ad olio su tavola, 108 x 88 cm., National Gallery, Londra.

Angiolino musicante, intorno all’anno 1520, tecnica a tempera su tavola, 47 x 39 cm., Galleria degli Uffizi, Firenze.

Altre opere

Uomo in nero di profilo, intorno agli anni 1520-1522, tecnica ad olio su tavola, 50,5 x 39,5 cm., Galleria Palatina, Firenze.

Ritratto di giovane in nero, intorno all’anno 1520, tecnica ad olio su tavola, Galleria degli Uffizi, Firenze.

Ritratto d’uomo con elmo, intorno all’anno 1520, tecnica ad olio su tavola, Walker Art Gallery, Liverpool.

Deposizione, anno 1521, tecnica ad olio su tavola, 375 x 196 cm., Pinacoteca e Museo Civico, Volterra.

Pala di Villamagna, anno 1521, tecnica ad olio su tavola, 169 x 133 cm., Museo diocesano d’arte sacra, Volterra.

Allegoria della Salvezza, intorno all’anno 1521, tecnica ad olio su tavola,  169 x 133 cm., Los Angeles County Museum of Art, Los Angeles.

Sacra Famiglia con san Giovannino, intorno all’anno 1521, tecnica ad olio su tavola, 63,5 x 42,5 cm., Walters Art Gallery, Baltimora.

Altre opere

San Giovannino, intorno all’anno 1521, tecnica ad olio su tavola, collezione privata, Firenze.

Pala Dei, anno 1522, tecnica ad olio su tavola, 350 x 259 cm., Galleria Palatina, Firenze.

Ritratto di giovane, intorno all’anno 1522, tecnica ad olio su tavola, 88,7 x 68 cm., National Gallery of Art, Washington.

Sposalizio della Vergine, anno 1523, tecnica ad olio su tavola, 325 x 250 cm., basilica di San Lorenzo, Firenze.

Mosè difende le figlie di Jetro, anni 1523-1524, tecnica ad olio su tela, 160 x 117 cm.,, Galleria degli Uffizi Firenze.

Rebecca al pozzo (copia tratta da Rosso Fiorentino, assegnata a Giovanni Antonio Lappoli), anni 1523-1524 (l’originale è andato perduto), Museo nazionale di Palazzo Reale, Pisa.

Altre opere

Cappella Cesi, anno 1524, affreschi, Santa Maria della Pace, Roma:

  • Creazione di Eva.
  • Peccato originale.

Cristo morto compianto da quattro angeli, anni 1525-1526, tecnica ad olio su tavola, 133,5 x 104 cm., Museum of Fine Arts, Boston.

Morte di Cleopatra, intorno all’anno 1525, tecnica ad olio su tavola, 94,7 x 73 cm., Herzog Anton Ulrich-Museum, Braunschweig.

Ritratto di giovane seduto con tappeto, intorno agli anni 1525-1527, tecnica ad olio su tavola, 120 x 86 cm., Museo di Capodimonte, Napoli.

Contesa delle Pieridi, anni 1525-1527, tecnica ad olio su tavola trasferito su tela, 31 x 63 cm., Museo del Louvre, Parigi.

Trentuno divinità, anno 1526, disegni eseguiti per incisioni.

Compianto sul Cristo deposto, anno 1528, tecnica ad olio su tela, 270 x 201 cm., chiesa di San Lorenzo, Sansepolcro.

Cristo risorto in gloria, anni 1528-1530, tecnica ad olio su tavola, 348 x 258 cm., Museo Diocesano, Città di Castello.

Marte e Venere, anno 1530, Parigi, Cabinet des Dessins, Louvre.

Altre opere

Bacco, Venere e Amore, anno 1531, tecnica ad olio su tela, 209,5 x 161,5 cm., Musée National d’Histoire et d’Art, Lussemburgo.

Leda con il cigno (copia da Michelangelo attribuita all’artista), posteriore al 1532, tecnica ad olio su tela, 105,4 x 141 cm., National Gallery, Londra.

Galleria di Francesco I, anni 1534-1539, stucchi, affreschi e sculture, castello di Fontainebleau, Fontainebleau:

  • Lotta tra Centauri e Lapiti.
  • Perdita della gioventù perpetua.
  • Vendetta di Nauplio.
  • Morte di Adone.
  • Educazione di Achille.
  • Bagno di Pallade.
  • Fratelli di Catania.
  • Cleobis e Biton.
  • Unità dello Stato.
  • Elefante reale.
  • Illuminazione di Francesco I.
  • Sacrificio.

Pietà, anni 1537-1540, tecnica ad olio su tavola trasferito su tela, 127 x 163 cm., Museo del Louvre, Parigi.

Opere di Rosso Fiorentino

Alcune tra le opere più significative di Rosso Fiorentino

Descrizione di alcuni dipinti di Rosso Fiorentino

Ritratto di giovinetta

Ritratto di giovinetta, intorno al 1510, tecnica ad olio su tavola, 45 x 33 cm., Galleria degli Uffizi, Firenze. Per alcuni studiosi, che si sono recentemente espressi, il ritratto sarebbe invece da attribuire a Giovanni Larciani (il maestro dei Paesaggi Kress).

Assunzione della Vergine

Assunzione della Vergine, anni 1513-1514, ridipinto nel 1517, affresco, 385 x 395 cm., Santuario della Santissima Annunziata, Firenze.

Allegoria macabra

Allegoria macabra, anno 1517, sanguigna su carta, 31,9 x 50,1 cm., Gabinetto dei Disegni e delle Stampe, Firenze.

Madonna in gloria con putti

Madonna in gloria con putti, intorno all’anno 1517, tecnica ad olio su tavola, 111 x 75,5 cm., Ermitage, San Pietroburgo.

Ritratto di giovane uomo

Ritratto di giovane uomo, anni 1517-1518, tecnica ad olio su tavola, 82,4 x 59,9 cm., Gemäldegalerie, Berlino.

Altri dipinti

Pala dello Spedalingo

Pala dello Spedalingo, anno 1518, tecnica ad olio su tavola, 172 x 141 cm., Galleria degli Uffizi, Firenze.

Ritratto di giovane con una lettera

Ritratto di giovane con una lettera, intorno all’anno 1518, tecnica ad olio su tavola, 108 x 88 cm., National Gallery, Londra.

Angiolino musicante (Putto che suona)

Angiolino musicante (Putto che suona), intorno all’anno 1520, tecnica a olio su tavola, 47 x 39 cm., Galleria degli Uffizi, Firenze.

Uomo in nero di profilo

Uomo in nero di profilo, intorno agli anni 1520-1522, tecnica ad olio su tavola, 50,5 x 39,5 cm., Galleria Palatina, Firenze.

Altri dipinti

Ritratto di giovane in nero

Ritratto di giovane in nero, intorno all’anno 1520, tecnica ad olio su tavola, Galleria degli Uffizi, Firenze.

Ritratto d'uomo con elmo

Ritratto d’uomo con elmo, intorno all’anno 1520, tecnica ad olio su tavola, 86 x 72 cm., Walker Art Gallery, Liverpool.

Deposizione

Deposizione dalla croce, anno 1521, tecnica ad olio su tavola, 375 x 196 cm., Pinacoteca e Museo Civico, Volterra.

Pala di Villamagna

Pala di Villamagna, anno 1521, tecnica ad olio su tavola, 169 x 133 cm., Museo diocesano d’arte sacra, Volterra.

Allegoria della Salvezza

Allegoria della Salvezza, intorno all’anno 1521, tecnica ad olio su tavola, 169 x 133 cm., Los Angeles County Museum of Art, Los Angeles.

Altri dipinti

Sacra Famiglia con san Giovannino

Sacra Famiglia con san Giovannino, intorno all’anno 1521, tecnica ad olio su tavola, 63,5 x 42,5 cm., Walters Art Gallery, Baltimora.

San Giovannino

San Giovannino, intorno all’anno 1521, tecnica ad olio su tavola, collezione privata, Firenze.

Pala Dei

Pala Dei, anno 1522, tecnica ad olio su tavola, 350 x 259 cm., Galleria Palatina, Firenze.

Ritratto di giovane

Ritratto di giovane, intorno all’anno 1522, tecnica ad olio su tavola, 88,7 x 68 cm., National Gallery of Art, Washington.

Altri dipinti

Sposalizio della Vergine

Sposalizio della Vergine (Pala Ginori), anno 1523, tecnica ad olio su tavola, 325 x 250 cm., basilica di San Lorenzo, Firenze.

Mosè difende le figlie di Jetro

Mosè difende le figlie di Jetro, anni 1523-1524, tecnica ad olio su tela, 160 x 117 cm.,, Galleria degli Uffizi, Firenze.

Cappella Cesi

Cappella Cesi, anno 1524, affreschi, Santa Maria della Pace, Roma.

Cristo morto compianto da quattro angeli

Cristo morto compianto da quattro angeli, anni 1525-1526, tecnica ad olio su tavola, 133,5 x 104 cm., Museum of Fine Arts, Boston.

Morte di Cleopatra

Morte di Cleopatra, intorno all’anno 1525, tecnica ad olio su tavola, 94,7 x 73 cm., Herzog Anton Ulrich-Museum, Braunschweig.

Ritratto di giovane seduto con tappeto

Ritratto di giovane seduto con tappeto, intorno agli anni 1525-1527, tecnica ad olio su tavola, 120 x 86 cm., Museo di Capodimonte, Napoli.

Altri dipinti

Compianto sul Cristo deposto

Compianto sul Cristo deposto, anno 1528, tecnica ad olio su tela, 270 x 201 cm., chiesa di San Lorenzo, Sansepolcro.

Cristo risorto in gloria

Cristo risorto in gloria, anni 1528-1530, tecnica ad olio su tavola, 348 x 258 cm., Museo Diocesano, Città di Castello.

Bacco, Venere e Amore

Bacco, Venere e Amore, anno 1531, tecnica ad olio su tela, 209,5 x 161,5 cm., Musée National d’Histoire et d’Art, Lussemburgo.

Leda con il cigno

Leda con il cigno (copia da Michelangelo attribuita al Rosso), posteriore al 1532, tecnica ad olio su tela, 105,4 x 141 cm., National Gallery, Londra.

Galleria di Francesco I

Galleria di Francesco I, anni 1534-1539, stucchi, affreschi e sculture, castello di Fontainebleau, Fontainebleau.

Pietà

Pietà, anni 1537-1540, tecnica ad olio su tavola trasferito su tela, 127 x 163 cm., Museo del Louvre, Parigi.

Ritratto di giovinetta di Rosso Fiorentino

Ritratto di giovinetta di Rosso Fiorentino

Ritratto di giovinetta di Rosso Fiorentino
Ritratto di giovinetta, intorno al 1510, tecnica ad olio su tavola, 45 x 33 cm., Galleria degli Uffizi, Firenze

Sull’opera: “Ritratto di giovinetta” è un dipinto attribuito a Rosso Fiorentino, realizzato con tecnica a olio su tavola intorno al 1510, misura 45 x 33 cm. ed è custodito nella Galleria degli Uffizi a Firenze.

Per alcuni studiosi di Storia dell’arte, che si sono recentemente espressi, il ritratto sarebbe invece da attribuire a Giovanni Larciani (il maestro dei Paesaggi Kress). 

Tradizionalmente il presente dipinto è attribuito alla primissima fase dell’attività artistica del Rosso, prima della decorazione – con Andrea del Sarto – del Chiostrino dei Voti nel santuario della Santissima Annunziata.

Le caratteristiche della figura, assai acerbe nello stile, rendono non facile una sicura attribuzione al maestro, rifiutata anche in passato dal Kusenberg.

Assunzione della Vergine di Rosso Fiorentino

Assunzione della Vergine di Rosso Fiorentino

Assunzione della Vergine di Rosso Fiorentino
Assunzione della Vergine, 1513-14, ridipinto nel 1517, affresco, 385 x 395 cm., Santuario della SS. Annunziata, Firenze.

Sull’opera: “Assunzione della Vergine” è un affresco di Rosso Fiorentino realizzato nel 1517, misura 385 x 395 cm. ed è custodito nel Chiostro dei voti del Santuario della SS. Annunziata a Firenze. 

 Come riportato anche nelle Vite del Vasari, nel 1513-1514 l’affresco fu portato a compimento in tempi ristrettissimi per essere inaugurato in corrispondenza delle solennità dell’8 settembre 1514, data in cui quella chiesa ricevette da Leone X (Firenze, 1475 – Roma, 1521) il titolo di Giubileo perpetuo.

 La frettolosa esecuzione dell’opera probabilmente creò l’insoddisfazione dei frati (Conv. Soppr. 119, 705, cc. 112v., 123, 135v.) che, nel 1515, chiesero ad Andrea del Sarto il rifacimento dell’intera opera.

Questi si rifiutò ed i religiosi si rivolsero al Rosso, all’epoca suo assistente nella decorazione del chiostro della stessa chiesa, che la eseguì a nuovo. (Ricordanze, c. 98).

Rosso Fiorentino (Firenze, 18 marzo 1495 – Fontainebleau, 14 novembre 1540)

Madonna in gloria con putti, intorno all’anno 1517, tecnica ad olio su tavola, 111 x 75,5 cm., Ermitage, San Pietroburgo.
Madonna in gloria con putti, intorno all’anno 1517, tecnica ad olio su tavola, 111 x 75,5 cm., Ermitage, San Pietroburgo.

Giovan Battista di Jacopo, meglio conosciuto come Rosso Fiorentino, nacque a Firenze il 18 marzo 1495. Fu uno dei massimi esponenti degli “eccentrici fiorentini”, appellativo che bene calzava ai pionieri del Manierismo quale lui era.

Per molti anni frequentò la bottega di Andrea del Sarto ma molto spesso si ribellava ai canoni classicisti, adottati dal suo maestro, che già da tempo mostravano cenni di cedimento.

Partendo dalle equilibrate strutture compositive di quella scuola, spesso ne trasfigurava le forme manifestando la sua vera indole, abbastanza irrequieta.

Esiste un documento in cui si attesta che il pittore nacque a Firenze in data 18 marzo all’ottava ora nell’anno 1494 (secondo il calendario pisano, che corrisponderebbe al 1495 gregoriano), nel popolo di San Michele Visdomini.

Nel maggio dello stesso anno, nei sobborghi della vicinissima Empoli, nasceva Jacopo Carrucci (Pontormo), artista con cui Rosso Fiorentino passò gran parte del periodo formativo condividendo fatiche e risultati, spesso di straordinaria originalità.

Ritratto di giovane uomo, anni 1517-1518, tecnica ad olio su tavola, 82,4 x 59,9 cm., Gemäldegalerie, Berlino.
Ritratto di giovane uomo, anni 1517-1518, tecnica ad olio su tavola, 82,4 x 59,9 cm., Gemäldegalerie, Berlino.

L’appellativo di “Rosso” derivò certamente dal tono fulvo dei suoi capelli, come riportato sulle Vite del Vasari, dove, all’inizio della biografia, veniva ricordato come come persona di bell’aspetto, raffinata e gentile, dotata di charme, interessato a più attività, tra le quali la letteratura e la musica [Marchetti Letta, cit., p. 6].

È risaputo che il grande storico dell’arte si basò, oltre che sui ricordi raccolti dal Bronzino, su una sua conoscenza diretta del pittore in gioventù [Marchetti Letta, cit., p. 7].

Il primo documento a noi arrivato, relativo al Rosso, datato 1510, ci indica che all’età di soli quindici anni egli era già un qualificato pittore.

Altra testimonianza a noi pervenuta è una ricevuta di pagamento del 13 settembre 1513 in cui all’artista, all’epoca diciannovenne, veniva pagato il primo dipinto di cui si ha notizia, realizzato in collaborazione con Andrea di Cosimo Feltrini (Firenze, 1477 – Firenze, 1548). Trattasi di un importantissima committenza, uno stemma di Leone X (Firenze, 1475 – Roma, 1521) alla Santissima Annunziata in onore del papa mediceo eletto pochissimi mesi prima. Poco più tardi seguirono altri due pagamenti per l’esecuzione pittorica di altri stemmi.

Assunzione della Vergine, anni 1513-1514, ridipinto nel 1517, affresco, 385 x 395 cm., Santuario della Santissima Annunziata, Firenze.
Assunzione della Vergine, anni 1513-1514, ridipinto nel 1517, affresco, 385 x 395 cm., Santuario della Santissima Annunziata, Firenze.

Nello stesso periodo prese parte alla realizzazione di una cera con l’immagine votiva di Giuliano de’ Medici, allora duca di Nemour, per lo stesso santuario della Santissima Annunziata.

Si pensa che con tale gesto la famiglia de’ Medici abbia voluto solennemente ringraziare la Madonna per la riconquista di Firenze, dopo la restaurazione repubblicana.

Ancora uno stemma – questa volta realizzato per il cardinale Lorenzo Pucci, appena eletto – venne pagato tra l’ottobre e il novembre dello stesso anno.

Tra quella data e il giugno dell’anno successivo si registra il pagamento per la prima opera totalmente autografa a noi pervenuta: l’ “Assunzione della Vergine” nel Chiostrino dei Voti [Natali, cit., p. 17]. Probabilmente tale importante committenza pervenne su indicazione di Andrea del Sarto, che in quel periodo stava dipingendo gran parte delle lunette di quel chiostro.

Lo stesso Andrea affidò ai suoi migliori assistenti – Franciabigio, Pontormo e, per l’appunto il Rosso – la realizzazione delle restanti lunette [Natali, cit., p. 17]. Il particolare legame che il Rosso aveva con il santuario dell’Annunziata, secondo il Vasari, derivava dall’amicizia col frate “Maestro Giacopo”, ma risulta anche che l’artista avesse due fratelli frati, uno dei quali (Filippo Maria) esercitante la propria funzione all’Annunziata (l’altro era domenicano in Santa Maria Novella) [Natali, cit., p. 17].

Per il “Maestro Giacopo”, sempre secondo il Vasari, l’artista realizzò una “Madonna con san Giovanni Evangelista”, andata perduta, della quale si pensa esista un’antica riproduzione nel Musée des Beaux-Arts di Tours, nella quale il Bambino viene raffigurato di spalle, in un’articolata torsione verso il fruitore dell’opera: la sintesi stilistica delle forme si avvicina più alla pittura di Fra’ Bartolomeo che a quella di Andrea del Sarto [Natali, cit., p. 17].

Ancora il Vasari lo ricorda come uno degli artisti che studiò il cartone di Michelangelo, rappresentante la Battaglia di Cascina, pittore che senza dubbio influenzò gran parte della successiva generazione, compreso il Rosso, che ancor più brutalmente in tale occasione evidenziava il distacco dalle forme e cromatismi tradizionali [Natali, cit., p. 24].

Lo storico aretino ricordava anche un tabernacolo realizzato per i Bartoli nella zona di Marignolle, in cui il pittore incominciava a manifestare “certa sua opinione contraria alle maniere”. L’opera,  recentemente rintracciata (la pubblicazione risale al 2006) da Antonio Natali ha come soggetto una Madonna sul poggio del Santo Sepolcro con ai piedi un Cristo morto sorretto da san Girolamo e Giuseppe d’Arimatea. Si trova attualmente in pessimo stato di conservazione ma con ampie zone ancora leggibili [Natali, cit., p. 24]. In quel periodo il Rosso, che nelle Vite del Vasari viene ricordato come un artista “con pochi maestri”, pare che riscontrasse eguale interesse verso le tre scuole locali di quel periodo: quella di San Marco con Fra’ Bartolomeo e Albertinelli, quella dell’Annunziata con Andrea del Sarto e, probabilmente anche quella di Francesco Granacci (Villamagna di Volterra, 1469 – Firenze, 1543).

I rapporti di collaborazione con Andrea del Sarto vengono ricordati soltanto in qualche accenno dello storico aretino, come ad esempio nel caso della predella dell`Annunciazione di San Gallo, andata perduta, dipinta insieme al Pontormo [Natali, cit., p. 27]. Inoltre qualche rapporto collaborativo dovette esserci anche con Alonso Berruguete, un’eccentrico pittore spagnolo che in quel periodo soggiornava a Firenze [Marchetti Letta, cit., p. 7].

Comunque il Rosso si smarcò dall’apprendistato nel 1517.

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