“La fuga in Egitto” di Cosmè Tura

La fuga in Egitto di Cosmè Tura

Cosmè Tura: La fuga in Egitto
La fuga in Egitto, diametro cm. 38, Metropolitan Museum of New York.

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Sull’opera: “La fuga in Egitto” è un dipinto autografo di Cosmè Tura, appartenente al “Polittico Roverella”, realizzato con tecnica a tempera su tavola, il suo diametro misura 38 cm. ed è custodito nel Metropolitan Museum of New York.

 Il tondo in esame faceva parte della collezione Graham, poi di quella Benson, entrambe londinesi. Più tardi pervenne a New York nella raccolta di Jules S. Bache.

Dissero riguardo il presente dipinto:

L’Ortolani (1941): “squillano alquanto sul cielo di tramonto, che rosseggia all’orizzonte, il rosso della veste virginea, sotto il manto azzurro, e lo scarlatto del mantello di san Giuseppe, sopra la verde tunica”.

Il Salmi (1957): “il gruppo spicca sul fondo con il tramonto sanguigno, e lo scarto dell’asinello verso destra mostra con quale libertà il Tura articoli il suo mondo figurativo”.

Il Polittico Roverella di Cosmè Tura

Il Polittico Roverella di Cosmè Tura

Cosmè Tura: Polittico Roverella
Polittico Roverella: Ricostruzione del polittico secondo il Longhi

Sull’opera: “Polittico Roverella” è un complesso pittorico  autografo (semidistrutto nel 1709 da una bomba) di Cosmè Tura, realizzato con tecnica a olio (la sola “Madonna col Bambino”) e tempera su tavola nel 1474 (i rimanenti sette). Gli elementi residui – sette più un frammento – si trovano sparsi per i vari musei del mondo.

Descrizione e storia

Cosmè Tura: Polittico di Roverella - Madonna col Bambino in trono, cm. 239 x 102, National Gallery di Londra.
Polittico di Roverella – Madonna col Bambino in trono, cm. 239 x 102, National Gallery di Londra.

A proposito del presente polittico, Baruffaldi scriveva: “Era scompartito in campi, nel cui mezzo vedovasi assisa Maria Vergine col bambino Gesù sulle ginocchia in atto di dormire. Stavanle d’intorno dalle parti diversi angeli suonanti varii strumenti musicali, con due altri a piedi pur essi in atto di toccare un organuccio ivi piantato, nella cassa del quale organo, o sia base che lo sostiene, si leggevano questi versi che io ho trovato essere stati composti da Ludovico Bigo Pittorio poeta ferrarese come si legge nel suo Tumultuariorum Carminum Lib. 2: ‘Surge puer. Roverella fores jam pulsat, apertum / Redde aditum. pulsat, respice, tutus eris'”.

Si evidenzia dallo scritto del Baruffaldi che quel Lorenzo Roverella, prima medico di papa Giulio V e poi vescovo di Ferrara, fu il promotore della composizione “…. Sta egli ginocchioni in atto di battere colla mano non so qual cosa, e s’accorda benissimo con ciò che dicono i versi sopraddetti ‘Roverella fores jam pulsai”.

Vi sono ancora le intere figure dei santi Pietro e Paolo, Giorgio e Maurelio, ed un altro monaco ginocchioni, poi li santi Bernardo e Benedetto in altri comparti. Al di sotto nella base della tavola avvi alcune tavolette, dove stanno effigiati alcuni atti de’ medesimi santi Benedetto e Bernardo, ma in piccole figure.

Al di sopra poi del semicircolo del frontale si rende venerabile l’effigie di Maria Vergine con Gesù Cristo morto sulle ginocchia, compianto dolorosamente da san Giovanni Evangelista e dalle Marie. Il tutto era con tanta minutezza e studio lavorato, e sì pulitamente e con tal finezza, che ben vi si scorge la pazienza e la diligenza dell’artefice”.

Nel 1709 il complesso pittorico venne fortemente danneggiato da una bomba. Il Longhi idealmente lo ricostruì assegnando la presunta ubicazione alle tavole superstiti, come da schema sopra riportato: al centro, la “Madonna in trono col Bambino”;  a sinistra, il frammento del San Giorgio; a destra, Niccolo Roverella con i santi Maurelio e Paolo; sopra, nella lunetta, è raffigurata la Pietà; nella predella – quarto, quinto e sesto tondo – tre storie dell’infanzia di Cristo.

Tranne la “Madonna col Bambino” (olio su tavola) i dipinti sono tutti realizzati con tecnica a tempera su tavola.

Le raffigurazioni

Polittico Roverella - Pietà

Pietà, cm. 132 x 267, Louvre, Parigi.

10 cosmè tura - polittico roverella

San Giorgio, cm. 39 x 29, Fine Arts Gallery, San Diego.

11 cosmè tura - polittico roverella

Madonna col Bambino in trono, cm. 239 x 102, National Gallery di Londra.

Polittico Roverella - Niccolò Roverella

Niccolò Roverella con i santi Maurilio e Paolo, Galleria Colonna, Roma.

12 cosmè tura - polittico roverella

La Circoncisione, diam. cm. 39, Isabella Stewart Gardner Museum of Boston.

13 cosmè tura - polittico roverella

L’adorazione dei magi, diam. cm. 39, Fogg Art Museum of Camridge (Mass).

14 cosmè tura - polittico roverella

La fuga in Egitto, diam. cm. 38, Metropolitan Museum of New York.

Pietà (Kunsthistorisches Museum) di Cosmè Tura

Pietà di Cosmè Tura nel Kunsthistorisches Museum

Pietà del Kunsthistorisches Museum
Pietà, cm. 44,5 x 86, Kunsthistorisches Museum, Vienna.

Sull’opera: “Pietà” è un dipinto autografo di Cosmè Tura, realizzato con tecnica a olio su tavola nel 1474, misura 44,5 x 86 cm. ed è custodito nel Kunsthistorisches Museum a Vienna. 

 Secondo alcuni studiosi il pittore ha posto la sua firma nella scrittura a caratteri ebraici sulla lunetta (non completamente raffigurata all’estrema sinistra) del coperchio del sepolcro. In precedenza la composizione, attribuita a Lorenzo Costa (Ferrara, 1460 – Mantova, 1535), faceva parte della collezione ferrarese Barbicinti e più tardi passò in quella veneziana Adamowicz. Il Kunsthistorisches Museum di Vienna l’acquistò nel 1857.

A proposito della presente composizione il catalogo della collezione Barbicinti riporta la scritta: “N. 130. Lorenzo Costa, mezza figura di N. Signore Morto, sostenuto da due angeli in tavola trasversale di Lorenzo Costa il quale fioriva c. il 1480. Scudi 50.

Venduto il 17 settembre 1846 per scudi 80″. Più tardi venne attribuita al pittore Marco Zoppo (Cento, 1433 – Venezia, 1478) la cui autografia permase fino al 1914, anno in cui Adolfo Venturi la riconsegnò, con l’avallo di altri eminenti studiosi, definitivamente al Tura.

Ruhmer (1958) avanzò l’ipotesi che la tavola costituisse la cimasa del polittico di San Giacomo Maggiore ad Argenta, i cui altri componenti dovrebbero corrispondere al San Nicola di Bari (Musée des Beaux Arts di Nantes), alla Madonna di Bergamo (Galleria dell’Accademia Carrara di Bergamo) ed al Vescovo francescano (Metropolitan Museum di New York).

Tale ricostruzione, che tra l’altro non venne accettata da gran parte della critica, crea molti interrogativi.

San Pietro e San Giovanni Battista (Filadelfia) di Cosmè Tura

Cosmè Tura: San Pietro e San Giovanni Battista (Filadelfia)

Cosmè Tura: San Pietro e San Giovanni Battista (Filadelfia)
Cosmè Tura: San Pietro e San Giovanni Battista, rispettivamente cm. 23,5 x 14 e 23,2 x 14,7, John G. Johnson Collection, Filadelfia.

Sull’opera: “San Pietro e San Giovanni Battista” sono due dipinti autografi di Cosmè Tura, realizzati con tecnica a tempera su tavola nel 1474, misurano rispettivamente  23,5 x 14 e 23,2 x 14,7 cm. e sono custoditi nella .John G. Johnson Collection di Filadelfia. 

Le due tavolette in precedenza si trovavano nella raccolta fiorentina Panciatichi con abbinato il n° 16. Nel 1808 furono vendute a Johnson presso Bernard Berenson.

Per il Longhi i due dipinti sono di scarsa qualità pittorica, soprattutto in considerazione dello stile, non risparmiando critiche alle rispettive cornici, definendole “di gotico ritardato e provinciale” ed ipotizzale come opere di bottega realizzate per la provincia.

Anche il Salmi vi avverte una qualità inferiore ma, ritenendoli autografi, li avvicina ai tondi del polittico Roverella.

Cristo crocifisso di Cosmè Tura

Cristo crocifisso di Cosmè Tura

Cosmè Tura: Cristo crocifisso
Cristo crocifisso, cm. 21 x 17, Pinacoteca di Brera, Milano.

Sull’opera: “Cristo crocifisso” è un dipinto autografo di Cosmè Tura, realizzato con tecnica a olio su tavola nel 1474, misura 21 x 17 cm. ed è custodito nella Pinacoteca di Brera a Milano. 

 In precedenza l’opera si trovava nella certosa di Ferrara, poi, sempre nella stessa città, nella collezione Barbicinti dalla quale passò a quella Gaetta a Venezia. Dal 1903 – acquistata per seicento lire – si trova nella pinacoteca milanese.

Secondo il Bargellesi (1953), con l’approvazione del Salmi (1957), la tavola in esame corrisponde ad un frammento alto (lato sinistro) del San Gerolamo (pagina successiva) custodito nella National Gallery di Londra.

Questo viene confermato nel catalogo della collezione Barbicinti dove è scritta, a riguardo, una indicativa: “N. 292, Crocifisso in tavoletta oblunga di Cosimo Tura, detto Cosmè, che fioriva e. il 1430, era nella tavola di San Girolamo … ora nella collezione Costabili al n. 13. Napoleoni 6“.

La Pietà di Cosmè Tura (Museo Correr, Venezia.)

Cosmè Tura: La Pietà (Museo Correr)

Cosmè Tura: La Pietà (Museo Correr)
Cosmè Tura: Pietà, cm. 48 x 33, Museo Correr, Venezia.

Sull’opera: “Pietà” è un dipinto autografo di Cosmè Tura, realizzato con tecnica a olio su tavola intorno al 1460, misura 48 x 33 cm. ed è custodito nel Museo Correr a Venezia. 

Non si hanno notizie certe riguardo la cronologia dell’opera, ma la struttura compositiva porta a pensare ad una realizzazione antecedente a quella delle ante d’organo del duomo di Ferrara (“San Giorgio e il drago” e “L’Annunciazione”).

Il Salmi (1957) assegna  alla tavola una datazione intorno all’anno 1452, mentre altri studiosi come Adolfo Venturi e Ortolani la riferiscono al periodo 1460-70, e Ruhmer (1958) addirittura la ritarda al 1472.

Si avvertono elementi nordici nella figurazione: il Cavalcaselle (1871), valorizzandone l’eccezionale compiutezza lo smaltato cromatismo, evidenziava forti richiami al Dürer, mentre altri studiosi di storia dell’arte vi hanno percepito gli influssi di Rogier van der Weyden.

La tavola, che oggi appare in discreto stato di conservazione, fu sottoposta a restauri nel 1956 da M. Pellicioli.

San Gerolamo (Londra) di Cosmè Tura

Cosmè Tura: San Gerolamo (Londra)

Cosmè Tura: San Gerolamo (Londra)
San Gerolamo, cm 100 x 57, National Gallery di Londra.

Sull’opera: “San Gerolamo” è un dipinto autografo di Cosmè Tura, realizzato con tecnica a olio su tavola nel 1474, misura 100 x 57 cm. ed è custodito nella National Gallery di Londra. 

 La presente tavola si trovava nella certosa di Ferrara dalla quale passò alle raccolte ferraresi Rizzoni (1783) e Costabili (1838). Dal 1867 entrò a far parte delle proprietà Eastlake a Londra.

Come riportato nella precedente pagina circa l’appartenenza allo stesso dipinto del Crocifisso della pinacoteca milanese, anche per questa composizione è legata una nota – scritta del Petrucci al Baruffaldi (1836) – che conferma tale dipendenza, dove si legge la seguente precisazione: “…….. Un San Gerolamo, porzione di un quadro, che era nel convento dei certosini”.

La Primavera (National Gallery di Londra) di Cosmè Tura

Cosmè Tura: La Primavera (National Gallery di Londra)

Cosmè Tura: La Primavera
Cosmè Tura: La Primavera, cm. 116 x 71, National Gallery di Londra.

Sull’opera: “La Primavera” è un dipinto autografo di Cosmè Tura, realizzato con tecnica a olio su tavola nel 1460, misura 116 x 71 cm. ed è custodito nella National Gallery di Londra.

L’opera in esame, che in precedenza apparteneva al ferrarese Costabili e quindi,  nel 1866, alla collezione Layard a Venezia, si trova nella National Gallery di Londra dal 1916.

Il dipinto fa probabilmente parte delle  “Quattro Stagioni” – di cui manca per l’appunto la “Primavera” – custodite nella chiesa di San Domenico a Ferrara, un tempo sede dell’Inquisizione: documentazioni certe del 1770 e 1782 citano le tavole ancora in loco.

Altra ipotesi che fu avanzata è quella che il dipinto, collocabile intorno al 1463, potesse essere un elemento della ricca decorazione dello studiolo di Belfiore: lo fa pensare la presenza dei delfini che decorano il trono della dea. Questi sono infatti gli stessi che, come elementi emblematici di Borso d’Este, sono raffigurati negli affreschi di Schifanoia, e ciò lascerebbe presupporre che la tavola fosse stata realizzata su commissione del duca estense.

Della “Primavera” il Salmi (1957) scriveva: ” … la figura risulta nell’insieme carica di vitalità; e raggiunge pure una sublime astrattezza di stile che si comunica alle aspre pieghe contorte del manto metallico di un esasperato plasticismo, ai capelli quasi ferrigni in pieno accordo col trono rinascimentale, ma baroccamente sovraccarico … La Primavera di Londra è una creatura fiabesca, rusticana e nello stesso tempo aulica, che riflette in pieno lo spirito inquieto, melanconico del Tura”.

Madonna col bambino dormiente di Cosmè Tura

Cosmè Tura: Madonna col bambino dormiente

Cosmè Tura: Madonna col bambino dormiente
Madonna col Bambino dormiente, cm. 119 x 59, Galleria dell’Accademia, Venezia.

Sull’opera: “Madonna col Bambino dormiente” è un dipinto autografo di Cosmè Tura, realizzato con tecnica a olio su tavola nel 1470, misura 119 x 59 cm. ed è custodito nella Galleria dell’Accademia a Venezia.

   In precedenza l’opera apparteneva alla famiglia Bertoldi di Merlara (Este); più tardi venne venduta da un antiquario alle Gallerie dell’Accademia.

Le dimensioni della stesura pittorica sono inferiori a quelle sopra indicate perché comprendono una cornice che molto probabilmente fu disegnata dallo stesso artista, sul cui timpano, tenute da due angeli disposti in perfetta simmetria, compare l’emblema di san Bernardino.

Sul parapetto appare la scritta: “SVIGLIA EL TUO FIGLIO DOLCE MADRE PIA / PER FAR IN FIN FELICE L’ALMA MIA”.

Per quanto riguarda la cronologia del dipinto la datazione sopra riportata è alquanto dubbia. Il catalogo della mostra allestita a Ferrara nel 1933 indica un periodo tra il 1470 e il ’74, che richiama quello del Polittico Roverella, ma l’Arslan (1936), anticipandola di circa un ventennio, ipotizza i primi anni Cinquanta, soprattutto per il disegno del timpano dalle chiare similitudini con la lunetta del Mantegna, che si trova nella chiesa del Santo a Padova (certamente del 1452), e per lo stile donatelliano della cornice.

San Giorgio e il drago (duomo di Ferrara) di Cosmè Tura

Cosmè Tura: San Giorgio e il drago (duomo di Ferrara)

Cosmè Tura: San Giorgio e il drago (duomo di Ferrara)
Cosmè tura: San Giorgio e il drago, cm. 349 x 305, Museo del duomo di Ferrara.

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Sull’opera: “San Giorgio e il drago” è un dipinto autografo di Cosmè Tura, appartenente alla serie delle “Ante d’organo del duomo di Ferrara”, realizzato con tecnica a tempera su due tele le cui dimensioni complessive sono 349 x 305 cm. L’opera è custodita nel Museo del duomo di Ferrara. 

La composizione, raffigurata su due tele, era visibile quando le ante dell’organo venivano aperte. Il Cavalcaselle (1871) giudicò la figura della principessa selenita Sabra come “una caricatura del Pollaiolo“, mentre l’Ortolani – nel 1941 – la presentò “in tutto degna della terra emiliana, paese del melodramma”.

Dopo il restauro del secolo scorso, tali negative valutazioni sono cessate, dal momento che la figura di Sabra, ripresa nell’attimo del terrore provocato dalla vista dell’orribile creatura, rappresenta una delle creazioni più vigorose e significative del Tura.

Per Mario Salmi (1957) questa composizione costituisce “un capolavoro di potente astrazione stilistica”, sottolineando che “la fantasia del Tura, con lucida asprezza pungente, ci offre dell’episodio agiografico una favola legata ad una sua originale visione ed insieme all’ambiente cavalleresco della corte estense”

Particolari:

7 cosmè tura - ante organo del duomo di ferrara

Particolare della principessa Sabra.

8 cosmè tura - ante organo del duomo di ferrara

Particolare di San Giorgio nell’atto di colpire il drago.