L’ Annunciazione di Cosmè Tura

L’ Annunciazione di Cosmè Tura

Cosmè Tura: L'Annunciazione
L’Annunciazione, cm. 349 x 305, Museo del duomo di Ferrara.

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Sull’opera: L’ “Annunciazione” è un dipinto autografo di Cosmè Tura, facente parte della serie “Ante d’organo del duomo di Ferrara”, eseguito a a tempera su due tele. Le dimensioni totali sono 349 x 305 cm. L’opera si trova nel Museo del duomo di Ferrara.

 

Come l’opera precedente, la stesura pittorica si presenta su due tele. Qui appaiono l’Angelo annunciante e la Vergine annunciata. L’intera composizione era godibile ad ante d’organo chiuse.

Nel 1735 le due tele vennero combaciate ad opera di G. B. Cozza: osservando le due colonne interne, che indicano lo stesso elemento, l’architettura risulta falsata.

Il restauro eseguito dal Raffaldini ha riportato le dimensioni allo stato originale, con la ricostruzione delle colonne interne e la separazione delle due immagini.

La struttura compositiva dell’opera richiama quella di Gentile Bellini nelle ante per la Basilica di San Marco a Venezia, ma il Salmi (1957) afferma che “l’architettura della Rinascita viene da lui piegata ad una espressione che concorda con quella sua umanità inquieta … Ideando in tal modo il Mistero, Cosmè sentì l’esigenza di dar movimento all’ambiente … le tinte, …. divengono di tono sordo, appena ravvivate dai guizzi di una luce piuttosto fredda: ciò che conferisce all’insieme un carattere austero intonato alla pacatezza dei personaggi“.

Particolari:

9 cosmè tura - ante organo del duomo di ferrara

Particolare della Vergine

“Ante d’organo del duomo di Ferrara” di Cosmè Tura

Ante d’organo del duomo di Ferrara di Cosmè Tura

Cosmè Tura: Ante d'organo del duomo di Ferrara
Ante d’organo del duomo di Ferrara – Sopra: San Giorgio e il drago, cm. 349 x 305, Museo del Duomo, Ferrara.

Sulle opere: Le “Ante d’organo del duomo di Ferrara” sono due dipinti autografi di Cosmè Tura, realizzati su quattro tele con tecnica a tempera nel 1469, misurano entrambi 349 x 305 cm. e sono custoditi nel Museo del Duomo a Ferrara.

Descrizione e storia comune alle due opere

In riferimento ad un documento, reso noto nel 1836 dal Baruffaldi e datato 11 giugno del 1469, si ricava che “a M.ro Cosme del Turra dipintore, p. sua manufactura de haver depinto da tutti dui li latti le porte del organo nouo del Vescovado” vennero retribuite centoundici lire marchesane.

 Altre documentazioni indicano che nel 1735 i due dipinti – L’ “Annunciazione” e il “San Giorgio e il drago” – vennero tolti dall’organo e malamente ritoccati da G. B. Cozza.

Più tardi le quattro tele, rappresentanti i due dipinti, furono esposte nella sagrestia della canonica, poi nel coro ed infine, nel 1841, nel presbiterio. Oggi le due opere sono custodite nel Museo dell’Opera del Duomo ferrarese.

Al termine della seconda guerra mondiale i dipinti furono sottoposti a restauro – da parte di A. Raffaldini – e liberate dalle improprie ridipinture del Cozza.

Raffigurazione e descrizione delle singole opere

6 cosmè tura - ante organo del duomo di ferrara

San Giorgio e il drago, cm. 349 x 305

Ante d'organo del duomo di Ferrara - L'Annunciazione,

L’Annunciazione, cm. 349 x 305

Il San Giorgio di Cosmè Tura

San Giorgio di Cosmè Tura

San Giorgio di Cosmè Tura
San Giorgio, cm. 39 x 29, Fine Arts Gallery, San Diego.

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Sull’opera: “San Giorgio” è un dipinto autografo di Cosmè Tura, appartenente al “Polittico Roverella”, realizzato con tecnica a tempera su tavola, misura 39 x 29. cm. ed è custodito nella Fine Arts Gallery a San Diego. 

 In precedenza il dipinto faceva parte della collezione del barone von Lanna a Praga e considerato come opera del Mantegna.

Più tardi, nel 1929, passò per Londra presso un proprietario privato. Nello stesso anno il Bode l’attribuiva al Cossa. Successivamente venne donato alla Galleria di S. Diego da Ann e Amy Putnam.

Ritornando al periodo della vendita della collezione von Lanna, quando il Bode assegnava il “San Giorgio” al Cossa, Wescher avanzava l’autografia di Francesco Bonsignori (Verona, intorno al 1460 circa – Caldiero, 1519).

Nel 1940 l’opera  fu consegnata di nuovo al Tura dalla Hartzsch, ma non ancora identificata come frammento di uno scomparto a sinistra del polittico Roverella, cosa che fece il Longhi subito dopo.

Secondo il Ruhmer (1958), la capigliatura di San Giorgio fu interamente ridipinta.

Madonna col bambino in un giardino di Cosmè Tura

Cosmè Tura: Madonna col bambino in un giardino

Cosmè Tura: Madonna col bambino in un giardino
Madonna col Bambino in un giardino, cm. 53 x 37, National Gallery of Art, Washington.

Sull’opera: “Madonna col Bambino in un giardino” è un dipinto autografo di Cosmè Tura, realizzato con tecnica a olio su tavola nel 1452, misura 53 x 37 cm. ed è custodito nella National Gallery of Art a Washington. 

 Il dipinto apparteneva alla collezione newyorkese di Harold I. Pratt.

L’iconografia è quella tipica del periodo e ricalca soprattutto quella della pittura veneta, ormai abbastanza diffusa nel territorio ferrarese, tanto che Antonio Alberti alla fine del Quattrocento ne riprenderà lo schema (“Madonna del polittico”, 1493, attualmente custodito nella Galleria di Urbino).

A proposito della tavola in esame Adolfo Venturi (1927) scriveva: “Si ha l’impressione di rientrare nel regno del gotico fiorito, ma di un gotico fiorito che sulle orme del Mantegna abbia imparato a modellare sapientemente la forma, e che dalle asprezze e dagli scatti del segno, non dall’ozio incantevole della curva, sprigioni continue scintille e bagliori”.

Il Salmi (1957) vi avverte richiami al Mantegna, alla bottega dello Squarcione a Padova, ad Andrea del Castagno ed a Donatello.

“Madonna con il bambino e i santi Petronio e Giovanni Evangelista” di Francesco del Cossa

Madonna con il bambino e i santi Petronio e Giovanni Evangelista di Francesco del Cossa

Francesco del Cossa: Madonna con il bambino e i santi Petronio e Giovanni Evangelista
Madonna con il Bambino e i santi Petronio e Giovanni Evangelista, cm. 227 x 166, Pinacoteca Nazionale di Bologna.

Sull’opera: “Madonna con il Bambino e i santi Petronio e Giovanni Evangelista” è un dipinto autografo di Francesco del Cossa, realizzato con tecnica a tempera su tela nel 1474, misura 227 x 166 cm. ed è custodito nella Pinacoteca Nazionale di Bologna. 

 In precedenza, fino al 1785, l’opera in esame si trovava a Bologna nel Palazzo della Mercanzia, nel Foro dei Mercanti. Più tardi passò all’Accademia Clementina, quindi, nel 1803, pervenne nella Pinacoteca Nazionale.

 Sulla tela è posta la scritta “FRACISCVS COSSA FE[RRAR]IENSIS F” e la data riferita al 1474.

La composizione, come testimoniano i nomi scritti in caratteri aurei sull’alzata del gradino, venne commissionata dal notaio Domenico degli Amorini e dal giudice Alberto de’ Cattanei: “D. ALBERTVS DE :CATTANEIS IVDEX: ET DINCVS DE AMORINIS NOTS DE EOR PRO FI FECERVNT“. Alberto de’ Cattanei fu identificato nella figura ripresa di profilo in secondo piano.

A riguardo della tela, mentre il Lanzi (1874) parla di una Madonna “grossolana nelle fattezze e mediocre nel colorito“, il Salmi (1958) la elogia come “un punto di arrivo del Cossa, lontano ormai dalle stilizzazioni turesche e volto ad un plasticismo grandioso”.

L’opera venne restaurata nello scorso secolo da Cesare Brandi.

“L’orazione nell’orto e la caduta di Cristo” e “La salita al Calvario” di Ercole de Roberti

Predella con storie di Cristo di Ercole  de’ Roberti

Ercole de Roberti: Predella con storie di Cristo - L'orazione nell'orto e la caduta di Cristo - La salita al Calvario
“L’orazione nell’orto e la caduta di Cristo” e “La salita al Calvario”, ciascuno cm. 35 x 118, Gemäldegalerie, Dresda.

Sulle opere: “L’orazione nell’orto e la caduta di Cristo” e “La salita al Calvario” sono due dipinti autografi di Ercole de’ Roberti, appartenenti alla “Predella con le storie di Cristo”, realizzati con tecnica a olio su tavola nel 1482, misurano entrambi 35 x 118 cm. e sono custoditi nella Gemäldegalerie a Dresda. 

 Le due composizioni si trovano nella Gemäldegalerie dresdiana sin dal lontano 1749, anno in cui vennero vendute ad Augusto III (17 ottobre 1696 – 5 ottobre 1763), elettore di Sassonia e re di Polonia.

 Secondo Adolfo Venturi (1889) la presente composizione è “piena di vita e di movimento”, mentre il Longhi (1934) vede in essa “Una unità di tono morale, melanconico, combusto, fonde e sfuma paese e figure come sotto un velo di polline spento, il genio del movimento divien quasi una fatica che lanciata si sformi come per io sfocarsi dei proprio archetipo astrale; quasi il risultato di infiniti ‘pentimenti’ del contorno immobile, originario; una dilatazione delle immagini per causa di vibrazioni roventi. Un’usura sublime. Un rombo perenne nell’aria infuocata”.

Pietà di Ercole de Roberti

Pietà di Ercole de Roberti

Ercole de Roberti: Predella con storie di Cristo - Pietà
Pietà, cm. 35 x 30, Walker Art Gallery, Liverpool.

Sull’opera: La “Pietà” è un dipinto autografo di Ercole de’ Roberti, facente parte della “Predella con le storie di Cristo”, realizzato con tecnica a olio su tavola nel 1482, misura 35 x 30 cm. (altre fonti riportano 33 x 30) ed è custodito nella Walker Art Gallery a Liverpool. 

Il dipinto in esame è assai diverso dalla Pietà con i santi Gerolamo e Francesco della tavoletta custodita nella National Gallery di Londra e viene considerato dalla critica come uno dei più grandi capolavori di arte religiosa del Rinascimento quattrocentesco.

L’Argan (1968) considera la presente composizione come “uno dei documenti più alti della pittura religiosa del Quattrocento” e, continuando, “Ercole riprende un motivo fiammingo, di Rogier van der Weyden, e lo collega, lontano ormai da ogni ricordo di Piero o del Mantegna, all’esperienza recente di Giovanni Bellini.

Lega alla nota intensamente patetica della grande ombra scura del manto della Madonna l’evocazione lontana, in un miraggio di toni freddi e sfumati, della Crocifissione. È la prova che Ercole ha intuito, in extremis, che l’intesa tra la visione italiana e la visione fiamminga, impossibile sul piano teorico e intellettuale, poteva compiersi sul piano comune del sentimento religioso della natura”.

Pala Portuense di Ercole de Roberti

Pala Portuense di Ercole de Roberti

Ercole de Roberti: Pala Portuense
Pala Portuense, cm. 323 x 240, Pinacoteca di Brera, Milano.

Sull’opera: “Pala Portuense” è un dipinto autografo di Ercole de’ Roberti, realizzato con tecnica a olio su tavola nel 1481, misura 324 x 240 cm. ed è custodito nella Pinacoteca di Brera a Milano. 

 La pala in esame venne realizzata per la chiesa di Santa Maria in Porto a Ravenna. Tre bassorilievi appaiono in monocromia sotto la base del trono: L’Adorazione dei Magi, Gesù presentato al tempio e la Strage degli innocenti.

  La tavola, che in precedenza era assegnata a Stefano da Ferrara (1349 – 1435), viene riconsegnata nel 1887 al de’ Roberti da Adolfo Venturi.

Hanno parlato della pala:

Longhi (1934): “un gran passo è compiuto verso la italianizzazione dello stile; per uscire insomma dall’orto ispido e gemente della pittura di corte estense. Qui il Roberti aderisce al classicismo centripeto delle pale ultimissime di Antonello e del Bellini e così articola l’arte ferrarese nella spina dorsale del ‘sintetismo’ quattrocentesco”.

Ruhmer (1963): “La tecnica pittorica, di estrema finezza, riflette l’aspirazione a sciogliere [a saldezza plastica e il rigore ferrarese del disegno in modulazione pittorica. La dolce, solenne malinconia del sentimento accomuna il Roberti alla sensibilità del Perugino, di Leonardo, del Francia e del Costa”.

“Concerto (National Gallery di Londra)” di Ercole de’ Roberti

Ercole  de’ Roberti: Concerto (National Gallery di Londra)

Ercole de Roberti: Concerto (National Gallery di Londra)
Ercole  de’ Roberti: Concerto, cm. 93 x 73, National Gallery, Londra.

Sull’opera: “Concerto” è un dipinto di Ercole de’ Roberti (secondo la tradizione attribuito anche al Cossa), realizzato con tecnica a olio su tavola, misura 93 x 73 cm. ed è custodito nella National Gallery a Londra. 

In precedenza la tavola in esame, che faceva parte della collezione bolognese Ercolani, passò alla famignia Pasini a Roma, quindi nelle raccolte londinesi Mundler e Salting.

Il dipinto, attribuito anche al Cossa, secondo gli studiosi di storia dell’arte Baruffaldi, Morelli ed Adolfo Venturi, è certamente da considerarsi opera del de’ Roberti.

Miracoli di San Vincenzo Ferrer di Ercole de Roberti

Miracoli di San Vincenzo Ferrer di Ercole de Roberti

Miracoli di San Vincenzo Ferrer, cm. 27,5 x 214, Musei Vaticani, Roma (foto da Wikimedia Commons)
Miracoli di San Vincenzo Ferrer, cm. 27,5 x 214, Musei Vaticani, Roma (foto da Wikimedia Commons)

Sull’opera: “Miracoli di San Vincenzo Ferrer” è un dipinto autografo di Ercole de’ Roberti, realizzato con tecnica a tempera su tela nel 1473, misura 27,5 x 214 cm. ed è custodito nei Musei Vaticani a Roma.

Storia dell’opera

 La tavola che in precedenza, secondo il Longhi, faceva parte della predella del “Polittico Griffoni“, era ubicata nella cappella Griffoni della chiesa di San Petronio a Bologna.

Alcuni critici – tra i quali Frizzoni, Adolfo Venturi, Berenson, Gruyer, Jouffroy – l’attribuirono al Cossa, mentre altri (Gamba, Salmi e Ruhmer) vi intravedevano la collaborazione tra il de’ Roberti con il Cossa.

Secondo la maggior parte della critica (Lamo, Vasari, Masini, Filippini, Longhi, Bargelles,; Ortolani, Chastel, Nicolson, Argan) la composizione va riferita senza ombra di dubbi al de’ Roberti.

Dissero dell’opera

Il Vasari (1568): “Dipinge in S. Petronio nella cappella di S. Vincenzio, alcune storie di figure piccole a tempera tanto bene e con si bella e buona maniera, che non è quasi possibile veder meglio, ne immaginarsi la fatica e la diligenza che Ercole vi pose […]. I soldati parimenti che sono in quest’opera, sono benissimo fatti, e con le naturali e proprie movenze, che altre figure che in sino allora fossero state vedute: le quali tutte attitudini e forze, che quasi non si possono far meglio, mostrano che Ercole aveva grandissima intelligenza e si affaticava nelle cose dell’arte“.

Argan (1968) riferendosi alla predella: “è un crepitante succedersi di episodi tra architetture aperte, in costruzione e in rovina, che modificano continuamente l’angolatura e la distanza, avvicinano e allontanano, in un oscillare incessante di scatti e di pause. Questa poetica dell’eccitazione nasce indubbiamente dal dinamismo lineare del Tura, ma si configura come puro meccanismo d’immaginazione, senza le motivazioni religiose del Tura“.

Particolari:

40 de roberti - miracoli di san vincenzo ferrer

Sopra, la metà di sinistra; sotto un particolare ingrandito

41 de roberti - miracoli di san vincenzo ferrer

Sopra, la metà di destra; sotto un particolare ingrandito.