Espressionismo: Ripercussioni della grande pittura nell’arte vascolare attica

La gigantomachia realizzata dal laboratorio del “Pittore di Pronomo” che ci arriva in un frammento di cratere (Museo Nazionale di Napoli) è l’esempio più chiaro dei riflessi della grande pittura nell’arte che ruota intorno alla ceramica.

Molte, oltre la tematica, sono le somiglianze con i contenuti dello scudo di Athena Parthrnos (realizzato da Fidia come già ricordato nella pagina precedente, andato distrutto ma parzialmente riprodotto nello scudo di Strangford).

L’atmosfera che vi si respira è la stessa: le figure hanno atteggiamenti dinamici, scattanti ed aggressivi, sono sovrapposte e collocate su piani diversi. In molte di queste si evidenziano tensioni e rigonfiamenti muscolari che stanno ad indicare il ruolo momentaneo delle varie parti del corpo, mentre i volti, fortemente espressivi, manifestano i vari stati d’animo.

Tutta la scena è pervasa da un travagliato movimento, e gli scorci di alcune figure si presentano con decisa singolarità. Il gigante che ha già conquistato una buona altezza sulle rocce, ha il torso che mostra sia il ventre che la schiena. Il suo volto, visto di profilo, ha un’espressione di profonda concentrazione e la lancia tenuta ben salda nella mano destra è pronta a colpire in ogni istante.

Nella pelike dello stesso laboratorio (Pittore di Pronomo), simile è la tematica e l’espressività delle composizioni.  Si osservi la dinamicità del cavallo che sta sovrastando il guerriero caduto per terra mentre cerca di sfuggire da un triste ed ormai sicuro destino.

Laboratorio del Pittore di Pronomo - Frammento di cratere a calice
Laboratorio del Pittore di Pronomo – Frammento di cratere a calice: Gigantomachia (Museo Nazionale di Napoli)
Laboratorio del Pittore di Pronomo - Particolare della Pelike: Gigantomachia
Laboratorio del Pittore di Pronomo – Particolare della Pelike: Gigantomachia (Museo Nazionale di Atene)

L’opera più significativa del “Pittore di Pronomo” è la vasta decorazione del grande cratere a volute. Qui le scene diventano più sistematiche ed equilibrate ed il movimento diventa delicato e gentile, mentre tutta la composizione viene arricchita con l’impiego di una nuova tecnica con colori stesi sopra le figure rosse.

Si respira in questa opera una particolare atmosfera, nella quale l’arte tradizionale della decorazione vascolare viene integrata con quella pura della grande pittura.

È davvero stupefacente la conciliazione tra una struttura compositiva fatta con figure sullo stesso piano con questi nuovi apporti. Questo esempio di composizione, con tematiche spesso particolarmente vicino al teatro, avrà molto successo ed i suoi effetti si risentiranno anche  lungo le coste della penisola italiana.
Pittore di Pronomo - Cratere a volute: I preparativi di un dramma satirico
Pittore di Pronomo – Cratere a volute: I preparativi di un dramma satirico (Napoli)
Pittore di Pronomo - Cratere a volute: particolare de "I preparativi di un dramma satirico"
Pittore di Pronomo – Cratere a volute: particolare de “I preparativi di un dramma satirico” (Napoli)

 Queste scene ci fanno capire che la grande pittura non ha soltanto ripercussioni coloristiche e tecniche sull’arte vascolare, ma offre a questa veri e propri arricchimenti tematici, come evidenziano i numerosi inserimenti di materiale d’arredo, anche se ancora presentati con una bizzarra  e primitiva prospettiva. Le maschere che tengono in mano i due attori, a prima vista potrebbero sembrare in forte contrasto con la serenità dei loro possessori, ma se si osservano bene immaginandole senza occhi, vi si legge un carattere propriamente teatrale.

La decorazione dell’anfora realizzata dal Pittore di Suessula, nonostante una grafica mediocre, ha la stessa strutturazione.  Trattasi di una gigantomachia dove la composizione è però pianificata in modo più piatto, più o meno su due registri, segnando in questo caso un peggioramento rispetto alle opere del Pittore di Pronomo dove  le numerose figure sono organizzate con più chiarezza.

I cavalli della gigantomachia hanno tutti la stessa dimensione pur dovendo appartenere a piani diversi come ci indicano le sovrapposizioni. Nonostante la modesta interpretazione, è probabile che la scena dei giganti sia stata presa dallo scudo di Athena.

Pittore di Suessula: Particolare della decorazione di un anfora ad anse a tortiglione - gigantomachia
Pittore di Suessula: Particolare della decorazione di un’anfora ad anse a tortiglione – Gigantomachia (Museo del Louvre, Parigi)
Pittore di Talo: Particolare del Cratere a volute con la Morte di Talo
Pittore di Talo: Particolare del Cratere a volute con la Morte di Talo (Collezione Jatta)

Anche nella raffigurazione del “Cratere a volute” realizzato dal “Pittore di Talo” (o Talos) si evidenzia l’influenza della pittura murale del tempo: basti osservare la ricca definizione dei chiaroscuri nella realizzazione di tutta la muscolatura della luminescente figura bronzea di Talo, gigante e custode dell’isola di Creta, mentre viene ucciso con un incantesimo di Medea.

Altro importante particolare che richiama la grande pittura è la vasta rappresentazione a “ventaglio”, un primo tentativo, anche se un po’ goffo, nella raffigurazione spaziale dei soggetti, ordinata sui vari piani prospettici.

I tempi sono ormai maturi e gli artisti sono pronti, già da questo questo periodo, ad inserire integrazioni a carattere naturalistico, soprattutto del mondo vegetale, nelle varie tematiche. Da questo momento nuovi elementi entreranno e continueranno per sempre ad essere presenti nelle scene dell’arte vascolare.All’indice periodo classico

Entra il naturalismo nell’arte della ceramica attica

Entra il naturalismo nell’arte della ceramica attica

Come riportato nelle pagine precedenti, dai tentativi di riportare nell’arte vascolare gli elementi caratterizzanti la grande pittura, si passò a vere e proprie ricerche volte a valorizzare sempre più tutto il mondo della ceramica.

Oltre alle tematiche, alle varie tecniche ed alla sentita espressività, entra prepotentemente nel mondo della ceramica attica anche il naturalismo, che prenderà in seguito il nome di “Stile fiorito”.

Rarissime sono le documentazioni i cui contenuti possono farci affermare che anche questo linguaggio sia entrato nell’arte vascolare per influenza della grande pittura parietale. Tuttavia quello che si sta sviluppando in questo periodo, ha una forza tale da poter essere spiegato soltanto pensando ad apporti esterni.

Il gusto per le forme femminili si fa più accentuato, ed esse vengono integrate con sontuosi ma delicati drappeggi, dotati di armonioso movimento ed eleganza. Le tematiche si arricchiscono di nuove figure che sostituiscono quelle delle battaglie. Entra nell’arte vascolare una leggera ma penetrante forma di erotismo, discreta ed aggraziata, dove piacevoli fanciulle vengono corteggiate da bellissimi efebi, anch’essi raffigurati con delicati lineamenti che spesso li rendono effeminati.

I simboli dell’amore diventano dominanti: entra Afrodite (nella mitologia, è la dea dell’amore, della sessualità, della bellezza e della lussuria), Eros (compagno di Afrodite in ogni momento, o forse figlio), Himeros (partecipante al corteo di Afrodite o forse figlio), Peitho (compagna di Afrodite), Pothos (fratello di Eros e di Himeros e forse figlio di Afrodite).

L’ornamentazione diventa importante, i vestiari si arricchiscono di sfarzosi ricami, le figure si ricoprono di gioielli di ogni tipo, e soprattutto, il naturalismo entra con sorprendente vivacità, non soltanto come cornice ma come elemento caratterizzante il contesto decorativo. Lo “stile fiorito” conosce notevoli sviluppi e il cromatismo si fa più ricercato raggiungendo e superando i limiti del manierismo e dell’artificiosità. Gli atteggiamenti delle figure si riempiono di eleganza, i gesti diventano preziosi, ma tutto l’insieme si fa macchinoso ed allo stesso tempo sdolcinato.

Con gli sviluppi relativi al cromatismo, i panneggi si fanno più movimentati, più rigonfi e più pomposamente dispiegati, ma perdono allo stesso tempo l’eleganza del tratto. Il disegno assume un’importanza minore ed il colore non sempre riesce a supplire i tratti trascurati. In questa fase si perde la forza dell’espressività interna che aveva caratterizzato il periodo precedente: i volti pur rimanendo pieni di vitalità sono privi di segnali emotivi.

È questa la metamorfosi che sta avvenendo anche nella grande pittura murale? Non sono pervenute ai nostri giorni opere della pittura classica greca e la letteratura ci offre pochissime testimonianze, tra queste, un passo di Zeusi, dove si parla di un “Eros ornato di rose”.

Giocatrici di aliossi, pittura su Marmo, (Ercolano)
Giocatrici di aliossi, pittura su Marmo, (Ercolano)

Sappiamo però che gli artisti romani in epoche posteriori hanno realizzato numerosissime copie della statuaria greca, perciò si è portati a pensare che anche l’opera pittorica su marmo, rinvenuta ad Ercolano, possa richiamare la pittura attica del periodo considerato. Trattasi delle “Giocatrici di aliossi”, un lavoro firmato dal pittore “Alessandro di Atene”, in cui il tratto del disegno si allontana da quello caratteristico dell’arte classica: le linee più sciolte e flessuose di questo marmo non riescono però a sminuire l’eleganza delle figure e ad allontanare l’opera dalle caratteristiche dell’arte greca. Le cinque fanciulle sono collocate su piani diversi; quattro di loro hanno il viso visto di profilo mentre quella in secondo piano sulla sinistra, ha il volto in tre quarti. Le loro espressioni sono misurate, ma lanciano tuttavia messaggi interiori.

Gli stessi atteggiamenti, la stessa eleganza delle figure, lo stesso tipo d’arredo e gli stessi armoniosi movimenti nei drappeggi si trovano nelle opere che annunciano il nuovo stile naturalistico. Risaltano fra tutte, le opere del “Pittore di Dinos” e quelle della fitta rete dei suoi collaboratori: in esse i pittori riescono a conferire alle composizioni una nuova vivacità ed un nuovo movimento, di cui erano prive le opere del “Pittore di Cleofonte”, maestro dello stesso “Pittore del Dinos”.

Pittore del Dinos: Particolare dell'anfora custodita ad Arezzo
Pittore del Dinos: Particolare dell’anfora custodita ad Arezzo

Nell’anfora sopra raffigurata viene rappresentata la scena del ratto di Ippodamia che viene trasportata dal giovane Pelope sul carro. Ippodamia ha un atteggiamento non troppo in linea con il movimento della figura del giovane Pelope che la porta via: lei ha una sobria espressione e sembra quasi non risentire gli effetti della velocità del carro, mentre la figura del giovane è ricca di armonioso movimento. I capelli e la veste di quest’ultimo svolazzano liberi al vento e tutta la figura mantiene un ottimo equilibrio dinamico facendo forza con le mani sulle briglie e con i piedi sul basamento del carro. Il gusto floreale, elegantemente composto, è presente in tutto il contesto della scena, dai vestiti delle figure agli oggetti secondari, come gli arbusti lungo la via della fuga, le palmette sul carro e la corona di foglie svolazzanti sulla testa del giovane.

All’indice periodo classico

Lo stile fiorito attico nell’arte vascolare

Segue dalla pagina precedente (Il naturalismo entra nell’arte della ceramica attica)

Stile fiorito attico nell’arte del vaso

Lo stamno del Pittore di Dinos con la danza delle baccanti che circondano l’idolo di Dionisio (custodito nel Museo Nazionale di Napoli), può essere tranquillamente considerato come una decorazione di spirito prettamente classico, dove la struttura compositiva rispetta la spazialità e le forme tradizionali allo stato puro, senza alcuna nuova ricerca prospettica. Basti osservare il dio Dionisio che pare letteralmente piantato sul pianale del tavolo, quindi non appartenente ad un piano secondario; oppure la presenza di più di una linea di fuga dell’orizzonte dove lo stesso pianale del tavolo e le bocche delle anfore, posizionati su altezze diverse, vengono mostrate soltanto con semplici linee rette.

Movimenti ed espressività delle baccanti sono misurati, ma allo stesso tempo ricchi di vitalità, e nella scena non si rilevano artificiosi eccessi manieristici. Non manca l’elemento floreale, presente in tutto il contesto.

All’eleganza ed alla grazia del movimento nelle figure fa contrasto la durezza dei panneggi, infatti in più parti, in prossimità delle pieghe, le linee del disegno assumono strani contorcimenti non rispettando un armonico andamento.

La stessa atmosfera viene respirata nelle oinochoai del Pittore di Suvalov, un decoratore che si presta con disinvoltura anche all’arte della miniatura. Nell’oinochoai di Ferrara, con Perseo inseguito dalle Gorgoni, questo artista supera la sobrietà dell’armonia e dell’eleganza eccedendo nel manierismo e nell’affettazione, mentre nell’oinochoe della Menade addormentata si fa più gentile nel tratto ed equilibrato nella composizione, forse in linea con la grande pittura del suo periodo. La grazia e la morbidezza delle curve femminili è in netto contrasto con l’aspra muscolatura dei due satiri che la stanno sorprendendo nel sonno.

Pittore del Dinos: Danza delle baccanti intorno all'idolo di Dionisio
Particolare dell’anfora del Pittore del Dinos: Danza delle baccanti intorno all’idolo di Dionisio (Museo Nazionale di Napoli)
Pittore di Suvalov: oinochoe che viene inseguito dalle Gorgoni
Pittore di Suvalov: oinochoe – Perseo che viene inseguito dalle Gorgoni (Ferrara)

Osservando bene la figura del satiro sulla destra, sembrerebbe che in essa siano state rispettate le proporzioni prospettiche degli arti, infatti la gamba destra ed il braccio sinistro, essendo in primo piano, hanno dimensioni maggiori rispetto alla gamba sinistra ed il braccio destro situate nei secondi piani. Avviene invece l’inverso nella figura del satiro collocata sulla sinistra e ciò ci porta a scartare tale ipotesi (arti sinistri più grandi e collocati nei secondi piani).

Oinochoe: Particolare della scena di Menade addormentata
Oinochoe: Particolare della scena di Menade addormentata che viene sorpresa da due satiri (Boston)

Lo stile fiorito degli artisti di questo periodo è già costantemente presente nelle tematiche della ceramica ed in particolare nel mondo dell’arte vascolare. Lo spirito altamente decorativo porta anche alla trasfigurazione del movimento in altri elementi, soprattutto in quelli del panneggio, che vengono arricchiti di pieghe ondeggianti e ridondanti. Il manierismo è ormai diventato parte integrante dell’arte di questo momento storico.

L’Epinetro d’Eretria ha tutte le caratteristiche dello stile sopra definito: nella scena della visita alla giovane sposa, la struttura compositiva è sobria ed equilibrata, mentre l’eleganza del disegno, che si evidenzia in tutte le figure, conferisce ai volti – visti tutti di profilo – un’espressività dolce, ma ai limiti dell’affettazione.

La sposa riceve nel suo gineceo (stanza riservata alle donne) le sue amiche, ognuna delle quali ha un ruolo ben definito, come quello di preparare le varie composizioni floreali nei loro contenitori, o di far giocare la colomba, o di posizionare l’anfora con i fiori al centro della sala, mentre la sposa, appoggiata ad un soffice cuscino sul tavolo, sembra chiamare le fanciulle verso di sé.

La mancanza della figura maschile in questo contesto non è molto sentita nonostante si tratti di una scena che riguarda l’amore: è questa la preparazione di un grande evento del quale il maschio non deve conoscerne i particolari.

Pittore di Eretria: Epinetro - la scena della visita alla sposa nel gineeo
Pittore di Eretria: Epinetro – la scena della visita alla sposa nel gineeo (Museo nazionale di Atene)

Questa particolare epoca dell’arte classica attica conosce il “Pittore di Midia”, allievo del Pittore di Eretria, formatosi come miniaturista ed approdato all’arte vascolare, divenendo uno dei più importanti interpreti dello stile fiorito.

Dal suo laboratorio sono uscite numerose ed importanti opere a carattere decorativo, nelle quali si respira la solita atmosfera, spesso di stampo manieristico, probabilmente derivata dalla grande pittura della tradizione e da quella del suo periodo storico.

Al Pittore di Midia, nonostante la grande mole di lavoro uscita dal suo laboratorio, sono state attribuite soltanto poche opere. Tra queste il “Cratere (a calice) di Palermo” con la scena di Faone circondato dalle donne di Lesbo (Palermo). Qui la struttura compositiva non si scosta dalle altre opere analizzate in queste ultime pagine, ma quello che colpisce è la cura del disegno ed il carattere puramente decorativo, che diventano più importanti del conferire espressività alle figure, infatti i loro volti ne difettano in modo assai evidente.

Stile fiorito nell’arte vascolare attica

Segue dalla pagina precedente Lo stile fiorito attico nell’arte vascolare pag. 1

Nonostante la prevalente mancanza di espressività, le opere del Pittore di Midia testimoniano una profonda evoluzione nel settore decorativo, con evidenti risultati nella struttura compositiva: la scena di Faone con le lesbiche viene riproposta nell’idria di Firenze (Museo Archeologico) con lo stesso equilibrio nella composizione, arricchita un po’ troppo forzatamente da ghirlande e da numerosi e sproporzionati amorini.

L’eleganza e la sobrietà negli atteggiamenti delle figure sono di stampo puramente classico. Nell’idria di Londra, dove l’artista rappresenta la scena del “Ratto delle Leucippidi”, invece si respira un’atmosfera ben lungi dalla sobrietà, sia negli atteggiamenti che risultano più vivaci, sia nella composizione dove le figure danzanti sono dotate di movimento al limite dell’agitazione.

Qui l’affettazione ed il manierismo raggiungono una forza mai vista in precedenza: basti osservare gli ondulanti panneggi delle donne, ricchi di pieghe e svolazzanti nell’aria, oppure i cavalli librati nel vuoto che sembrano iniziare una ripidissima salita vincendo un terreno altamente cedevole, od ancora la maniera in cui le stesse donne tengono distanti dal corpo alcune parti libere del loro vestiario.

Quello che più sorprende di questo pittore – nelle decorazioni di vasi più grandi – è il tentativo, talvolta improprio, di conciliare una struttura compositiva di vaste proporzioni con integrazioni da motivi fascinosi e piuttosto manierati, in tematiche generalmente appartenenti alla miniaturistica.

Questo non accade nelle scene dell’Atena, della “Menade danzante”, della “Toilette campestre di Afrodite” rappresentate nell’idria di Carlsruhe e nella lekythos di Berlino, entrambe uscite dallo stesso laboratorio del Pittore di Midia, dove domina il classicismo più vero, nonostante la vivace scena delle baccanti in un secondo registro della stessa idria. Un classicismo questo che contiene, oltre che eleganza, naturalismo ed espressionismo, anche alte peculiarità decorative.

Idria del "Pittore di Midia" - Faone e le donne di Lesbo (Museo Archeologico di Firenze)
Idria del “Pittore di Midia” – Faone e le donne di Lesbo (Museo Archeologico di Firenze)
Pittore di Midia: Particolari dell'idria con il ratto delle Leucippidi
Pittore di Midia: Particolari dell’idria con il ratto delle Leucippidi
Pittore di Midia: Particolari dell'idria con il rapimento delle Leucippidi
Pittore di Midia: Particolari dell’idria con il rapimento delle Leucippidi, British Museum di Londra)
Pittore di Midia: Athena
Laboratorio del Pittore di Midia: Athena (Carlosruhe, Badisches Landesmuseum)
Pittore di Midia: menade danzante (Carlosruhe, Badisches Landesmuseum)
laboratorio del Pittore di Midia: menade danzante (Carlosruhe, Badisches Landesmuseum)

Dal laboratorio del Pittore di Midia ci arrivano molte testimonianze e quindi molti elementi per poter effettuare una giusta valutazione riguardo alle tecniche e all’espressività, soprattutto nelle opere più piccole che seguono una più coerente continuità, in armonia con le tematiche ed i linguaggi del periodo.

Nelle foto sotto riportate ed affiancate, sono rappresentati i particolari della scena “la toilette campestre di Afrodite” raffigurata in una lekythos (Berlino). La struttura compositiva è semplice e ben equilibrata, le figure hanno una linea aggraziata e gentile, l’ornamento floreale è ben morigerato.

Afrodite appare completamente nuda in un atteggiamento di certa rilassatezza, intenta alle cure del suo armonioso ed elegante corpo; in alto è assistita da un piccolo Eros pronto ad offrirle gli elementi necessari alle cure della sua bellezza, mentre di fronte a lei, la sua ninfa, in atteggiamento altrettanto sereno e spensierato, gioca con un piccolo animale.

Si osservi, nelle vesti di quest’ultima, l’armonia delle ondulazioni, la totale trasparenza, la delicata aderenza al corpo e il garbo armonioso delle linee che rendono tale evidenza. In uno spazio, molto spesso “non piano” come quello offerto dal campo della ceramica vascolare, e con tecniche limitate per la natura di quest’ultima, il livello raggiunto nella raffigurazione è il massimo che un pittore attico di ceramica possa desiderare.

laboratorio del Pittore di Midia: la toilette campestre di Afrodite -Ninfa
laboratorio del Pittore di Midia: la toilette campestre di Afrodite -Ninfa (Staat Museen, Berlino)
laboratorio del Pittore di Midia: la toilette campestre di Afrodite (Staat Museen, Berlino)
laboratorio del Pittore di Midia: la toilette campestre di Afrodite (Staat Museen, Berlino)

L’eleganza e la bellezza dello stile decorativo, nel mondo della ceramica, in questo felice periodo dell’arte classica, non può essere trasferito con le più svariate tecniche senza sminuirne la bellezza ornamentale. Con molta probabilità i primi mosaici, con ciottoli in bianco e nero che si presenteranno in Grecia in un immediato futuro, in particolare quelli di Olinto, saranno ispirati dalla decorazione della ceramica attica.

Più tardi, nel periodo ellenistico, l’arte del mosaico potrà svilupparsi ulteriormente nell’arricchimento del suo cromatismo  seguendo i linguaggi della grande pittura. Agli inizi del nuovo secolo (IV a. C.) inizierà la decadenza dell’arte ateniese che corrisponderà alla netta separazione tra l’arte della grande pittura e la decorazione dei vasi attici. Questo, insieme alla grande potenzialità artistica dei nostri pittori, favorirà la positiva evoluzione della pittura vascolare nella nostra penisola.

La tomba di Seti II (KV15)

I dati della tomba di Seti II (KV15):

  • Località: Valle dei re

  • Sigla della tomba: KV15

  • Titolare della tomba: Seti II

  • Dinastia: XIX

  • Periodo: 1202 a. C. – 1196 a. C.

  • Lunghezza: Intorno ai 72 metri
  • Note sul sarcofago: esiste soltanto il coperchio (danneggiato) in granito
  • Data della scoperta:
  • Note sullo scopritore:

La tomba di Seti II è ubicata nella zona ovest delle Valle dei Re e, probabilmente, è la prima ad essere stata realizzata in quel posto.

Si ipotizza verosimilmente che Seti II abbia governato per sei anni, ma non si sa per certo se sia succeduto ad Amenmose (suo ipotetico usurpatore) o abbia nel frattempo – per qualche anno – regnato parallelamente a costui.

La KV15 è una tomba molto modesta, la cui mummia venne scoperta in un nascondiglio insieme a quella di Amenhotep II. Alla morte di Seti II la tomba non era ancora completamente scavata né totalmente decorata, tanto che il corpo venne posto nel corridoio inferiore, anch’esso incompleto.

È ancora riscontrabile che, originariamente, sulle pareti erano riportati alcuni altorilievi, e che questi furono sostituiti con gli attuali rilievi “incassati”, probabilmente su decisione dello stesso Amenmes. Di tutto il corredo sepolcrale di questa tomba, rimane soltanto il coperchio (rotto) in granito del sarcofago.

La tomba di Ramesse I (KV16)

I dati della tomba di Ramesse I (KV16):

  • Località: Valle dei re

  • Sigla della tomba: KV16

  • Titolare della tomba: Ramesse I

  • Dinastia: XIX

  • Periodo: 1295 – 1294 a. C.

  • Lunghezza: Intorno ai 29 metri
  • Note sul sarcofago: In granito rosso
  • Data della scoperta: 10/11 ottobre 1817
  • Note sullo scopritore: Giovanni Battista Belzoni
La tomba di Ramesse I (KV16)
Il faraone viene accolto  da Harsiesi e Anubu
26 antichi egizi - pianta tomba di Ramesse I
La mappa della tomba KV16
27 antichi egizi - tomba di Ramesse I

Il faraone fa un’offerta davanti al dio fiore di loto Nefertum. La decorazione della parete di fondo raffigura le scene dal Libro delle Porte

La pianta

La pianta è semplicissima: presenta una gradinata d’ingresso in discesa , un corridoio discendente, un’altra rampa di scale, due nicchie laterali incompiute. La stanza funeraria è rettangolare, posta trasversalmente all’asse, con due annessi ai lati minori ed una nicchia in fondo.

La pittura

Decorazioni Parietali: Nonostante le sue piccole misure, la tomba presenta un bellissimo, interessante e ben conservato apparato decorativo. Le raffigurazioni e le iscrizioni risaltano da un fondo ben uniforme di tonalità blu, ed hanno similitudini con quelle della tomba di Horemheb. Come in quest’ultima, anche nella tomba di Ramesse I, ci sono numerose rappresentazioni tratte dal “Libro delle Porte” sulle superfici parietali della sala del sarcofago.

Il sarcofago

Il sarcofago presenta solamente una decorazione pittorica probabilmente a causa della prematura morte del titolare che governò per appena un anno. All’atto della scoperta della tomba, il sarcofago non conteneva le spoglie del sovrano ma due mummie sconosciute.

Lo scopritore

La tomba fu scoperta da Belzoni nel 1817, che la trovò trafugata, come evidenziavano i frantumi appartenenti al coperchio del sarcofago; i saccheggi subiti, molto probabilmente provocarono trasposizione della mummia del faraone, che fu venduta ad un privato di Toronto, per poi essere portata al Museo dell’Ontario.

Attualmente si trova nel Museo di Atlanta. Ramesse I, succeduto a Horemhab, di estrazione militare e nato nel Delta, è il fondatore della XIX dinastia. I suo regno durò poco più di un anno, e già prima di morire associò il trono al figlio Seti I.

La tomba di Seti I (KV17)

I dati della tomba di Seti I (KV17):

  • Località: Valle dei re

  • Sigla della tomba: KV17

  • Titolare della tomba: Seti I (conosciuta anche come “Tomba Belzoni”)

  • Dinastia: XIX

  • Periodo: 1294 – 1279 a. C.

  • Lunghezza: Intorno ai 100 metri
  • Note sul sarcofago: –
  • Data della scoperta: 16/18 ottobre 1817
  • Note sullo scopritore: Giovanni Battista Belzoni
Particolare della decorazione di un pilastro della prima sala con il faraone
Particolare della decorazione di un pilastro della prima sala con il faraone.

La tomba di Seti I, figlio di Ramesse I e padre di Ramesse II, per il suo buono stato di conservazione, viene considerata dagli esperti come la tomba più bella ed interessante.

L’italiano Belzoni, suo scopritore, iniziava gli scavi il 16 ottobre del 1817 ai piedi di un ripido pendio, convinto di non fallire nell’impresa. I suoi aiutanti, i fellah lavoravano con grande scetticismo ma non riuscirono a far cambiare idea al Belzoni.

L’entrata, bloccata da due grossi massi, fu trovata dopo soltanto due giorni di lavoro. Una volta liberato l’ingresso dai massi si ebbe il libero accesso ad una grandissima tomba della lunghezza di 110 metri. La esplorarono  in lungo ed in largo e furono stupiti dall’ottimo stato di conservazione generale e della decorazione ancora intatta.

Il giorno dopo, il Belzoni riuscì a superare un pozzo che ostacolava il suo proseguimento e si accorse della vastità della tomba. Vennero così scoperte un gran numero di stanze e di corridoi.

Dalla visione generale delle bellezze dell’intera tomba, Belzoni si aspettava di trovare un ricchissimo tesoro, ma rimase per questo deluso: furono trovati soltanto alcuni frammenti di giare, frantumi di statuette ed una carcassa di toro. Nonostante la bellezza della tomba, questa fu quasi snobbata dalla maggior parte degli archeologi; soltanto pochi anni fa, nel 1991 furono pubblicate per la prima volta alcune fotografie, scattate nel 1921.

La meravigliosa tomba contiene anche i libri che descrivono il rito della sepoltura. Alcune raffigurazioni presenti nella tomba sono incomplete, ma si pensa che ci sia stata la volontà di spiegare, con l’incompiutezza, le varie fasi di lavorazione nella decorazione parietale.

Uno dei lavori più stupefacenti è il sarcofago del faraone, costruito in calcite (un tipo di alabastro preziosissimo), con proprietà di buone trasparenze quando la luce ne colpisce le pareti. Il coperchio fu danneggiato, mentre l’intero sarcofago è oggi conservato in un Museo  privato, il Sir John Soane’s Museum a Londra. Alcuni bassorilievi si trovano nel museo del Louvre, altri al “Museo”  di Firenze.

Seti era anche un ottimo costruttore e, probabilmente proprio per questa ragione la sua tomba è la più ampia e bella. La tomba è composta da lungo corridoio intervallato da scale A e B. Dopo aver raggiunto la camera del pozzo C e la prima stanza a pilastri D, la quale permette l’accesso ad un’altra sala E, il corridoio continua cambiando leggermente l’orientamento verso sinistra (F, G, H) ed incanala ad una seconda stanza a pilastri “I” tra due cappelle (K,L) proseguendo fino alla cappella del sarcofago M. Due piccole stanze decorate (N a sinistra ed O a destra) si affacciano sulla stanza del sarcofago. Dalla stanza seguente (P), priva di decorazione, si passa ad un altro corridoio, parzialmente esplorato e probabilmente incompiuto.

28-01 antichi egizi - pianta tomba di Seti I

Pianta della tomba

28 antichi egizi - tomba di Seti I

Raffigurazione della quinta divisione del Libro delle Porte (prima sala) 

29 antichi egizi - tomba di Seti I

Raffigurazione della quinta divisione del Libro delle Porte (prima sala)

30 antichi egizi - tomba di Seti I

Due pilastri e la figura di Osiri tra due feticci di Anubi; sul fondo ci sono scene dal Libro di Amduat

31 antichi egizi - tomba di Seti I

La barca del Sole con il dio dalla testa di ariete insieme ad altre divinità. Sulla prora ci sono due serpenti che simboleggiano le divinità protettrici Nefti ed Isi.

32 antichi egizi - tomba di Seti I

Particolare del soffitto delle costellazioni

32 antichi egizi - tomba di Seti I part
Particolare del soffitto delle costellazioni

Gli eventi più significativi nelle civiltà greche ed italiche

Pagine correlate: Roma, dai re alla Repubblica – Roma imperiale.

Civiltà greca

Civiltà italica

1050-900 a. C: Ha origine la produzione della ceramica con decorazione realizzata a cerchi di compasso (linguaggio del protogeometrico.

900-800 a. C: Continua per molto tempo la penetrazione dei Dori in Grecia: dall’insediamento di Lacedemone avrà origine Sparta.

776 a. C: Vengono inaugurati i giochi olimpici e celebrati in onore di Zeus.

730-700 a. C.: Vengono fondate per la prima volte le colonie greche dell’Italia del sud.

624 a. C.: Nasce Talete nella città di Mileto. Talete è colui che dà l’avvio al pensiero filosofico ellenico.

600 a. C.: Si sa per certo che l’Iliade e l’Odissea è già conosciuta in tutto il mondo ellenico, ed oltre.

510-507 a. C: Nasce la democrazia ad  Atene; una costituzione voluta da Clistene.

472 a. C.: Eschilo scrive “I Persiani”, una tragedia a sfondo storico, l’unica a giungere ai nostri tempi.

460 – 429 a. C.: La democrazia ad Atene raggiunge il più alto splendore; è il periodo di Pericle.

447- 438 a. C:  Viene innalzato il Partenone. La grande opera che sfiderà i secoli è dell’architetto Ictino.

431 a. C.: Scoppia la guerra del Peloponneso che durerà trent’anni e collasserà la potenza ateniese.

399 a. C.: Socrate subisce un processo e viene condannato a morte.

387 a. C.: Nasce ad Atene l’Accademia platonica.

351 a. C.: Demostene scrive la prima Filippica, un accorato appello alla solidarietà di tutti gli Stati greci per contrastare il pericolo che arriva dalla Macedonia.

338 a. C.: Con la battaglia di Cheronea ha inizio il dominio macedone sulla Grecia.

336 a. C.: Alessandro Magno diventa re della Macedonia.

290 a. C.: Nasce la famosa biblioteca di Alessandria, la prima e la più fornita del mondo antico.

168 a. C.: Con la disfatta di di Pidna, la Macedonia diventa una provincia di Roma.

150 a. C.: Viene scolpita la famosa Venere reperita a Milo.

86 a.C.: Silla, che guida l’esercito romano, occupa e saccheggia Atene.

27 a.C.: Nasce la provincia di Acaia

Arte greca

Grecia: Si sviluppa e si diffonde fra il 1050 e il 900 a.C. lo stile protogeometrico: i lavori in ceramica vengono  decorati con motivi eseguiti a cerchi di compasso e, più tardi, con segmenti obliqui, a triangoli, e meandri.

Ariston (attivo intorno al 550-540 a. C.): È uno scultore ed è considerato il più alto esponente della scuola di Paro.

Paestum: Le opere che integrano gli ornamenti della tomba del Tuffatore, contemporanee alle pitture di Polignoto, testimoniano l’alto tenore di vita che l’aristocrazia ha nella Magna Grecia.

Isola di Ischia: Nel 720 a. C. a Pitecusa, città della Magna Grecia, per la prima volta, un vasaio firma un cratere decorato con stile geometrico.

Mirone (ca. 480 – ca. 420): È uno scultore di Eleutere, Beozia. Appartiene allo stile severo e, con le sue opere ricche di dinamismo  contrasta i fermi volumi di Calamide.

Policleto (ca. 480 – ca. 420): È uno scultore di Argo. Discepolo di Agelada, porta in pratica nella sua produzione le continue ricerche sui contrasti delle forze e sull’armonia della proporzione, da lui teorizzate nel famoso Canone.

Prassitele (395-326 a-C.): È  il più grande esponente della scultura appartenente allo Stile Bello. Vive ed è attivo nella città di Atene, realizzando opere di altissima eleganza e perfezione. Le sue sculture raggiungono la bellezza ideale.

Atene:La carica di vitalità del cavallo in bronzo in dinamico atteggiamento di galoppo, sormontato dal suo cavaliere, è un chiaro esempio del concetto di “barocco” ellenistico.

Apelle (ca. 375 – ca. 305): Famoso pittore di Colofone: la sua formazione artistica si compie a Efeso e Sicione, è considerato dalla critica fra i più grandi pittori dell’antichità, purtroppo a noi noto soltanto per le ceramiche e copie.

Pergamo: II donario di Attalo I (241-197 a.C.), che celebra il trionfo sui Galati, venne decorato da numerosi artisti, fra i quali Epigono. Grande esponente e caposcuola della scultura pergamea, dispone i suoi Galli sconfitti (235 a.C.) con una concezione virtuosistica e spettacolare dello spazio.

Scopa (ca. 395-325): È  architetto e scultore, attivo prevalentemente nella Grecia continentale, Asia Minore e Peloponneso. La sua attenzione si rivolge soprattutto alla ricerca espressiva, impiegando un nuovo, intenso e ricco linguaggio di pathos.

Lisippo (370 a. C.): È uno scultore di Sicione.  È favorito da Alessandro Magno e crea un nuovo canone che sostituisce quello di Policleto e che si basa prevalentemente sull’opposizione delle parti, conferendo ai suoi bronzi una eccezionale carica elasticità e di tensione.

Samotracia: La celebre scultura di Nike, realizzata a Rodi ma reperita nell’isola del Mar Tracio, con la sua vigorosa dinamicità e l’eccezionale virtuosismo della tecnica nella resa dell’indumento, è una delle creazioni più importanti e significative dell’età ellenistica. Nella seconda metà dell’Ottocento e per buona parte del Novecento è stata accreditata da un vastissimo pubblico come l’opera più emblematica dell’arte della tarda epoca greca.

Lefcadia:

Le opere decorative della tomba di Lisene e Callide, rappresentanti nelle lunette le armi dei fratelli caduti nel 197 a.C., esaltano in maniera illusionistica lo spazio esistente nella stanza, relativamente al tipico linguaggio del “barocco” ellenistico.

1000-800 a. C.: Si va affermando nella regione della Puglia lo stile protogeometrico japigio.

850 a. C.: La Sardegna con la civiltà nuragica raggiunge il suo più alto splendore.

753 a. C.:La tradizione letteraria ci tramanda che Romolo fonda sul Palatino la città eterna: Roma.

600 a. C.: La popolazione lucana esce dalla Basilicata spingendosi verso le città della costa.

540 a. C.: La vittoria degli Etruschi sui Focei corsi segna l’avvio della loro affermazione in tutto il bacino del Mediterraneo occidentale.

509 a. C.: Inizia a Roma il periodo della Repubblica. Viene cacciato Tarquinio il Superbo

474 a.C.: In seguito alla battaglia di Cuma, inizia per Siracusa un periodo di predominio, che provoca la crisi delle città che si affacciano al Tirreno.

450-404 a.C.: l’importazione di produzioni artistiche greche, in prevalenza ceramiche, fa rifiorire l’arte nelle città di Arezzo e Chiusi.

400 a.C.: I Lucani conquistano Posidonia (Paestum).

396 a. C.: Marco Furio Camillo distrugge Veio; si determina così la sottomissione romana degli Etruschi.

312 a. C: Nasce la Via Appia.

290 a. C.: La terza guerra sannitica finisce con il trionfo dei Romani.

212 a. C.: Siracusa viene sottomessa al dominio romano.

133 a. C.: La pittrice ritrattista laia di Cizico viene in Italia, dove diventa famosa per la sua caratteristica attività artistica.

106 a. C.: Nasce Cicerone, grande oratore, grande uomo politico e grande filosofo.

100 -31 a.C. Nella tarda Repubblica di Roma il controllo del Mediterraneo è assoluto e porta un enorme ricchezza.

106 -48 a. C. Pompeo rivendica una forte somiglianza con il grande Alessandro. Inizia un’epoca in cui l’arte richiama ed emula gli avi.

90-80 a. C.: Fiorisce nell’epoca di Silla la commedia popolare che prende il nome di atellana.

89 a. C.: Il grande scultore Pasitele, proveniente dalla Magna Grecia e famoso per la composizione di un catalogo comprendente cinque volumi dedicato alle più belle sculture mai eseguite, viene accettato come cittadino romano.

55 a. C. Viene innalzato il complesso monumentale di Pompeo

44 a. C.: Giulio Cesare in un complotto viene assassinato

 Villanova: Si sviluppa nelle vicinanze di Bologna, ma con insediamenti che si diffondono anche fra il Po ed il Sele, la più prestigiosa civiltà del ferro in Italia. Di enormi proporzioni è la creazione di vasi dall’impasto con base scura, dalla forma in prevalenza biconica e decorati con graffiti.

Este: In uno dei più importanti centri nevralgici venetici di creazioni di situle, compaiono per la prima volta, nella Situla Benvenuti tematiche che richiamano ai poemi omerici (ca. 600 a.C.).

Italia meridionale: Intorno la fine del VI secolo a.C., e a partire da questa data, si diffonde, soprattutto nelle zone interne, la maniera di copertura in terracotta, proveniente dalla tradizione ellenica: antefisse e sime sono configurate ed integrate con un abbondante materiale votivo (ceroplastica). Le modalità creative messe a punto in queste zone vengono ampiamente diffuse in altri territori: le influenze cumane si propagano in breve tempo nei principali centri nevralgici come Capua, Minturno, Teano, e Satrico, raggiungendo immancabilmente Caere (Cerveteri) e Roma.

Gargano: Intorno al VII-VI secolo a.C. ha origine nella zona la produzione delle stele, su committenza dei dinasti dauni, per commemorare i loro defunti. Monumentali figure squadrate e ben configurate, prevalentemente femminili, dai volti affusolati e stretti, sono tagliate e rifilate in rettangoli sulle lastre, quindi decorate da morbidi bassorilievi.

Roma: Coincide con l’inizio dell’età della Repubblica (509 a.C.), l’avvio di una creazione statuaria di culto e votiva in materiale bronzeo, come la famosissima Lupa Capitolina, che richiama alle gloriosa fondazione della città eterna.

Roma: Dopo la conquista di Siracusa, avvenuta nel 212 a.C., inizia un nuovo approccio con l’arte ellenica:

un enorme numero di opere sono trasferite a Roma, dove perdono la loro identità originaria, cioè vengono decontestualizzate ed impiegate come fonti. L’uso delle creazioni greche, di epoche distanti le une dalle altre, devono adattarsi a nuovi contenuti, facilitando la nascita e lo sviluppo di un nuovo e caratteristico linguaggio. Frequenti, nel corso del II secolo a. C., sono le committenze romane presso scultori ellenistici.

Roma: A Roma nella produzione di statue votive ricorre spesso la figura di Lavinia, la sposa di Enea e figlia del re Latino. La città ha, in suo onore, lo stesso nome, Lavinio, ed è un luogo sacro alle origini dell’Urbe.

Palestrina: Fra i secoli II e I a.C. fu innalzato a Praeneste un santuario scenografico dedicato alla Fortuna Primigenia. Nel tempio di Iside, costruito nello stesso periodo, fu ritrovato il famoso mosaico che raffigura il paesaggio presso il Nilo.

Tarquinia: La scuola di Pittura degli etruschi risente molto gli influssi della tradizione classica greca (321 -301 a.C.), ma analizzandola sotto l’aspetto del contenuto e dell’iconografia, presenta tematiche assai legate ai loro usi, costumi ed episodi celebrativi, come il trionfo delle Amazzoni sui Greci, emblema di un intemerato confronto verso le colonie elleniche.

Volterra: Tipiche della creazione etrusca sono le piccole sculture votive raffiguranti immagini umane fortemente stilizzate, in anticipo di due millenni sull’o­pera del nostro Giacometti.

Roma: Il ciclo di affreschi che proviene dall’Esquilino è una delle opere più rilevanti della pittura romana a tematica paesistica; minute silhouette dal colore rosso-bruno sono disposte in scenari naturalistici assai suggestivi.

Roma: L’architettura romana configurata per il culto è influenzata dall’edilizia etrusca, come la suddivisione in tre celle del Tempio di Giove Capitolino e l’uso di un podio sempre alto. Nel Tempio di Portuno molti elementi richiamano l’arte greca, come l’ordine ionico, l’adattamento alle tipiche concezioni romane: le colonne vengono così incassate, quasi a farne parte integrante, nel muro della cella, per lasciare la parete in evidenza.