L’arte dell’antico Egitto: La valle dei re

Pagine correlate: Valle delle regine – Accenni sull’arte dell’antico Egitto 1 – Accenni sull’arte dell’antico Egitto 2 – Accenni sul periodo aureo tebano.

L’arte dell’antico Egitto: La valle dei re

Alcune tra le tombe più importanti qui riportate e descritte: Tomba di Ramesse VI (KV9), di Thutmose III (KV34), di Amenofi II (KV35), di Tutankhamen (KV62), di Horemhab  (KV57), di Ramesse I (KV16), di Seti I (KV17), Ramesse III (KV11),  RamesseIX (KV6).

Foto 1: la valle dei re
La valle dei re
Foto 2: la montagna a forma di piramide
La montagna a forma di piramide
pianta delle tombe
Pianta delle tombe

La Valle dei Re a Luxor

Le sigle delle tombe, KV(numero) sono l’acronimo di King’s Valley, ovvero Valle dei Re.

La scelta di questo posto per la sepoltura ebbe origine da più motivi. Tra i principali c’è la credenza religiosa, per cui la tomba doveva essere sistemata a occidente del fiume Nilo, dove tramonta il sole; inoltre la posizione propria della valle, vicino  la capitale d’Egitto (Tebe), che permetteva una più  facile sorveglianza e quindi garantire l’inviolabilità delle tombe.

KV1 - Tomba di Ramses VII
KV1 – Tomba di Ramses VII: nella foto sono raffigurate le divinità
KIV" - Tomba di Ramesse IV
KV 2 – Tomba di Ramesse IV: nella foto, una decorazione parietale
42 antichi egizi - tomba di Ramesse IX
KV6 – Tomba di Ramesse IX: nella foto: Soffitto della sala del sarcofago con le scene dal Libro della Notte.
La tomba di Ramesse II (KV7)
KV7 – Tomba di Ramesse II: nella foto, la testa della mummia del faraone
KV8 Tomba di di Merenptah
KV8 Tomba di di Merenptah: nella foto, uno dei quattro sarcofagi – quello esterno
01 antichi egizi -Tomba di RamesseVI

KV9 Tomba di Ramesse VI: nella foto: Sala del Sarcofago, particolare della scena della creazione del disco solare

34 antichi egizi - tomba Ramesse III

KV11 Tomba di Ramesse III: nella foto, il corridoio

26 antichi egizi - tomba di Ramesse I

KV16 Tomba di Ramesse I: nella foto, il faraone fa un’offerta davanti al dio fiore di loto Nefertum. La decorazione della parete di fondo raffigura le scene dal Libro delle Porte

28 antichi egizi - tomba di Seti I
KV17 Tomba di Seti I: nella foto, la raffigurazione della quinta divisione del Libro delle Porte (prima sala)
KV18 Tomba di Ramesse X

(periodo, 1104 – 1094 a. C: dinastia XX): Si ipotizza che la tomba KV18 sia stata scavata per Ramesse X, ma non fu mai portata a termine e, verosimilmente mai utilizzata. Nel 1903 il sovrintendente della necropoli, all’epoca Howard Carter, impiegò la tomba per l’installazione di un generatore elettrico per illuminare l’intera vallata.

KV19 Tomba di Ramesse VIII

(periodo 1125 – 1123 a.C; dinastia XX):Questa tomba venne scavata in origine per ospitare le spoglie di Ramesse VIII ma non fu mai portata a termine, né di fatto mai occupata dal titolare. Si ipotizza invece fosse stata utilizzata dal suo successore Ramses IX, il figlio Mentuherkhepershef . Questi occupò anche la KV6, di cui ne è titolare, dalla quale venne poi trasferito in un nascondiglio di Deir el-Bahari (vedi KV6).  Le decorazioni interne raffigurano il defunto, accompagnato dal padre, al cospetto delle varie divinità. La tomba fu scoperta da Giovanni Belzoni.

03 antichi egizi - pianta Tomba di Thutmose III

KV34 Tomba di Thutmose III: nella foto, la pianta della tomba

/06 antichi egizi - Tomba di Amenofi

KV35 Tomba di Amenofi II; nella foto, il re davanti alla dea Hathor che gli offra il segno della vita.

24 antichi egizi - tomba di Horemhab
KV 57Tomba di Horemhab: nella foto, il faraone è raffigurato di fronte a varie divinità
09 antichi egizi - Tomba di Tutankhamen
KV62 Tomba di Tutankhamen: nella foto, un particolare della decorazione, con la barca solare ed i babbuini che alludono alla prima ora del libro dell’Amduat.
OGGETTISTICA VARIA
17 antichi egizi - Barca di alabastro
Barca di alabastro dipinto con al centro un catafalco (sopra), e poggiatesta d’avorio (sotto). (Museo Egizio del Cairo)
18 antichi egizi - Porta unguenti di alabastro
Porta-unguenti di alabastro. (Museo Egizio del Cairo)
19 antichi egizi - il dio Ihy
Statua del dio Ihy, figlio di Hathor.  Il suo carnato è dipinto  con un nero lucido, ossia il colore della rigenerazione che la connette ai riti, appunto, della rigenerazione. (Museo Egizio del Cairo)
20 antichi egizi - seggio ecclesiastico
Seggio ecclesiastico. Chiamato così perché ricorda le cattedre episcopali. (Museo Egizio del Cairo)
23 antichi egizi - testa di alabastro
Particolare di una delle quattro teste di alabastro dipinto che fungevano da coperchio per i ricettacoli dei vasi canopi.

Arte dell’antico Egitto

Pagine correlate: Arte degli antichi regni – Periodo aureo tebano – Immagini arte egizia nella Valle dei Re.

LA PITTURA E LA SCULTURA NELL’ANTICO EGITTO

La maschera di Tutankamon
La maschera di Tutankamon

Dalle  mastabe arrivano ai nostri giorni le opere più belle, importanti e significative di tutto l’Antico Regno.

L’impiego della tecnica artistica in questi secoli è subordinato soprattutto ai tipi di supporti ed alla qualità delle pietre che gli artisti hanno a loro disposizione per eseguire le opere pittoriche, di bassorilievo e di scultura.

Queste pietre venivano preventivamente selezionate e trattate da personale specializzato, quindi consegnate agli artisti per la loro decorazione. La pittura si sviluppò sia grazie alle tecniche che ai linguaggi, le raffigurazioni, in questo periodo, sono già in policromia e hanno abbinamenti coloristici di grande effetto che ancor oggi conservano forza, eleganza e fascino.

Oche, dalla Mastaba di Itet Meydum, Pittura Antico Regno, Museo Egizio del Cairo
Oche, dalla Mastaba di Itet Meydum, Pittura Antico Regno, Museo Egizio del Cairo

La tomba di Itet a Meydum: Prendiamo ad esempio la decorazione con oche ritrovata nella tomba di Itet a Meydum, che ancor oggi con grande vitalità raffigura una piccola parte di un’opera parietale di grandi dimensioni, il cui tema è la caccia. Questa decorazione è probabilmente il più antico capolavoro che ci giunge quasi intatto e senza aver sofferto minimamente l’usura del tempo. Sia le opere in bassorilievo che quelle in pittura raffigurano le stesse tematiche con gli stessi linguaggi espressivi, svolgendo il ruolo, non soltanto di imitare la natura ma di oltrepassarla e di ricostruirla, in una composizione di immagini sempre subordinata a un canone dettato dalla magia, che predomina sempre nelle opere artistiche.

Qui risulta abbastanza evidente che il bisogno di sentire sempre vivo colui che è defunto e di cogliere in una persona o in un oggetto i suoi più caratteristici elementi, sostanziali ed essenziali, sta all’origine del grande assortimento iconografico, derivato dalla vita di tutti i giorni, e dalle convenzioni che disciplinano il disegno. Si sente con forza l’esigenza di far risaltare le caratteristiche somatiche delle figure umane e di stimolare gli artisti egizi a raffigurarle in un insolito modo prospettico, come ad esempio: un viso disegnato di profilo, con occhio, spalle e petto, appartenenti invece ad una prospettiva frontale. L’attaccatura delle braccia è fortemente rimarcata proprio dalla combinazione delle due prospettive e gli arti sono volutamente di profilo per interpretare l’orientamento dell’incedere; ogni singolo elemento del personaggio in questione è raffigurato nella sua prospettiva più importante. La figura viene così sviluppata completamente sul piano e sfrondata da tutti gli elementi che non la caratterizzano, diventa così un condensato delle sue più importanti caratteristiche.

Nebamon a caccia, pittura su stucco, (da Tebe) British Museum di Londra
Nebamon a caccia, pittura su stucco, (da Tebe) British Museum di Londra

Il linguaggio artistico egizio è un insieme di rigidissime regole che ogni artista deve imparare sin dalla sua infanzia: le figure scultoree sedute devono essere raffigurate con le mani sopra le ginocchia, la pelle dell’uomo deve essere più scura di quella della donna, il dio raffigurato viene rigidamente prestabilito a seconda di ciò che  dovrà rappresentare. Ogni artista deve conoscere perfettamente la scrittura ideografica ed avere una grande abilità nell’arte dell’incisione su pietra. A tutto questo si deve aggiungere un occhio straordinariamente sensibile ai colori ed ai tratti. Uno dei più grandi pregi della pittura dell’Antico Egitto è che, ogni oggetto d’arte, sia esso d’architettura, scultoreo o pittorico, sembri dare l’impressione di inserirsi nello spazio al richiamo di una legge universale. Tale legge, cui obbediscono tutte le creazioni di questo periodo, ci porta ad assimilarla ad un linguaggio artistico vero e proprio. I canoni che regolano l’arte egizia conferiscono ad ogni individuale creazione un eccezionale equilibrio ed una rigorosa armonia.

particolare del Libro dei morti dello Scriba Hunefer, papiro dell'XI dinastia, British Museum di Londra
Particolare del Libro dei morti dello Scriba Hunefer, papiro dell’XI dinastia, British Museum di Londra

Possiamo osservare inoltre che anche gli intenti speculativi di mercanti d’arte, spingono gli artisti alla creazione di certe composizioni. Il commercio è fiorente e si sviluppa a tal punto che estende il suo interessamento anche alle persone che non hanno ruoli istituzionali. Chiuso in una costruzione a struttura cubica, il ritratto funerario di Chefren è il modello principe delle rappresentazioni faraoniche, del loro immutabile, maestoso, impassibile atteggiamento di riposo, che non dà assolutamente l’idea della morte, ma è esempio della grandezza e dell’immortalità. Le figure, malgrado le loro posizioni di immobilità (sedute o distese), rappresentate su legno o su pietra, emanano forte vitalità incarnando il personaggio e donandogli la continuazione della vita verso l’eternità. La scultura che raffigura Gioser, dentro il serdàb della piramide a gradoni, doveva essere in grado di vedere gli avvenimenti esterni da piccole aperture e viceversa non essere vista.

Sarcofago di Maherpra, XVIII dinastia, Museo Egizio, Cairo
Sarcofago di Maherpra, XVIII dinastia, Museo Egizio, Cairo

Nel Primo Periodo Intermedio, che va dalla settima alla decima dinastia, intorno agli anni tra il 2230 e il 2040 a.C., con il crollo del delicato equilibrio del periodo precedente, le tendenze centrifughe hanno purtroppo il sopravvento su tutto ciò che ruota intorno all’arte e, soltanto con la riunificazione nazionale fatta dai faraoni dell’11° dinastia, incomincia la lenta ripresa artistica sul modello dell’Antico Regno. Nel campo dell’architettura, tuttavia, l’umana misura del singolare tempio di Mentuhotep a Deyr el-Bahri non può essere paragonato alla grandiosità dei complessi funerari del periodo delle piramidi, mentre le rappresentazioni in rilievo ed in pittura hanno la caratteristica della chiarezza e del rigore tematico.

Le rappresentazioni statuarie di Sesostris III e della famiglia reale vengono espresse in forme gigantesche su granito rosso. Anche le sfingi con barba di Amenemhet III, che impersonano il faraone e la sua potenza sono colossali e su granito rosso. Più affrancato dai dettami dell’arte ufficiale è il complesso di piccole sculture in legno dipinte soltanto nei punti in cui l’artista ha colto energicamente i particolari della vita quotidiana. Con il secondo periodo intermedio ritorna il disordine nazionale e il potere del faraone viene indebolito; l’Egitto, rimasto ormai quasi senza nessuna difesa di fronte alla minaccia degli Hyksos dell’Asia Minore, come la fenice si rigenererà dalle proprie ceneri per trascorrere il suo più bello e significativo periodo artistico.


Arte egizia: Il periodo aureo tebano

Pagine correlate: Arte dell’antico Egitto – Arte dei Sumeri – Immagini dell’arte egizia nella valle dei re.

Il periodo aureo tebano

….. è questo un periodo molto fecondo per tutto ciò che riguarda l’Arte. Questa tocca le vette più alte ma nello stesso tempo subisce inevitabilmente gli sgraditi effetti della speculazione.

La città di Tebe diventa quindi la meravigliosa ed affascinante capitale del Nuovo Regno formatosi sulle ceneri del precedente. Le dinastie che la governano vanno dalla XVIII alla XX, ed il periodo dal 1570 al 1085 A.C. Prodigio, incanto e grandiosità governano la cultura, la creatività e quindi l’arte di questo “aureo” periodo, che sviluppa forme pittoriche e plastiche sempre più eleganti e ricercate, rende parzialmente indipendenti le figure dall’immobilità e dalla rigidezza a confronto degli antichi linguaggi espressivi, pur risalendo sempre dallo stile conforme alla tradizione. 

La regina Nefertiti, Calcare dipinto, Staatliche Museen, Berlino
La regina Nefertiti, Calcare dipinto, Staatliche Museen, Berlino
Trono di Tutankhamon in legno dorato e dipinto, Museo Egizio, Cairo
Trono di Tutankhamon in legno dorato e dipinto, Museo Egizio, Cairo

Il realismo ricco di particolari che era comparso nelle raffigurazioni durante il Medio Regno, si rinnova arricchendosi  nelle opere pittoriche celebrative e soprattutto in quelle funerarie, rompendo con le raffigurazioni ripetitive. In un’opera pittorica parietale della tomba di Nebamon a Tebe, il personaggio principale viene raffigurato in atteggiamento di caccia nell’acquitrino, in un contesto paesaggistico ornato da fiori di loto, cumuli di papiro e volatili.

La raffigurazione del paese di Punt, nel tempio funerario della regina Hatshepsut a Deyr el-Bahri, è ricchissimo di particolari, messi in risalto per imprimere per sempre il ricordo della spedizione in quella terra esotica, differente per i tipi di piante, case ed abitanti. Più convenzionali sono la pittura e il rilievo a carattere ufficiale e celebrativo. Con Thutmosis III, diretto discendente di Hatshepsut, nasce il primo rilievo monumentale, sulla parete a sud del settimo pilone di Karnak.

La raffigurazione di un faraone vittorioso che annienta il nemico, trasmessa sin dai tempi più antichi, è in questo periodo eseguita in dimensioni imponenti per tutta l’altezza del torrione. Il gruppo di nemici asiatici che il faraone tiene fermi afferrandoli per i capelli è espresso in modo quanto mai scrupoloso, quasi come una rappresentazione grafica, con i volti in prospettive diverse da quella principale, in un rilievo con alternanze di sporgenze e rientranze.

Personaggi autorevoli, in un contesto di piante e animali sacri, si vedono procedere in fila vicino a emblemi religiosi e alla scrittura ideografica nei rilievi in policromia della tomba di Thutmosis III, consacrata alla dea Hathor, esemplificando i soliti ornamenti santuari, dove si riaffermano gli atteggiamenti sacrificali del re alla divinità.

Dopo lo sconvolgimento politico e religioso avvenuto nel periodo di Amenophis IV e la successiva famosa restaurazione di Tutankhamon, sotto i Ramessidi appartenenti alle dinastie XIX e XX, la capitale viene trasferita a Tanis, nel Basso Egitto, ma va avanti la costruzione di  templi e santuari nei pressi di Tebe e della Nubia.  Prima di Amenophis IV, in un periodo durato circa tremila anni, l’arte egizia non subisce rilevanti mutamenti. Tutto ciò che era bello ed elegante al tempo delle piramidi è alla stessa stregua ritenuto ottimo dopo circa tre millenni, con la sola e non significativa differenza che compaiono nuovi soggetti, ma il modo in cui vengono raffigurati l’uomo, i regnanti e la natura rimane essenzialmente lo stesso. Amenophis riesce a trasgredire i rigidi modelli dello stile egizio. Egli è re della XVIII dinastia, nota come “Nuovo Regno”, risorta dopo una terribile devastazione in seguito all’invasione dell’Egitto. Questo sovrano, essendo un autorevole eretico, elimina tutte le usanze consacrate da millenni e si rifiuta di rendere omaggio agli dei dell’Egitto raffigurati in quel modo bizzarro, ammettendo soltanto un solo sommo dio che si chiama Aton. Lo ama a tal punto che lo fa rappresentare sotto forma di sole che irradia lui e la sua famiglia, i cui raggi terminano con una mano. Dopo di lui, con Tutankhamon, tutte le vecchie tradizioni vengono ripristinate ed anche la pittura riprende il suo caratteristico stile. Uno stile che continuerà ad esistere ancora per un abbondante millennio.

L’attività edilizia ha uno sviluppo notevole in questo periodo e, ad Abido, città sacra a Osiride, Seti I dà il via all’edificazione di un vastissimo organismo templare, ultimato dal figlio Ramesses II, dove per una volta ancora vengono raffigurati in supporti parietali interni opere in bassorilievo, che verranno poi sostituite dal rilievo avvallato, più economico. Ramesses II è uno dei sovrani egizi più famosi ed il più grande edificatore del Nuovo Regno: è lui che ha eretto la foresta di colonne della sala ipostila a Karnak, il Ramesseo a Tebe e i templi di Abu Simbel. Il rilievo storico che ricopre le pareti murali di questi edifici ha un linguaggio tutto nuovo; sono descritte gesta che possono essere bene identificate, in cui il re, liberato dalla sua generica ritualità, opera in un contesto ben specificato: il richiamo alla battaglia di Qadesh è evidenziato da una chiara e dettagliata didascalia, come un “bollettino” delle imprese glorificate. La grandezza è la dominante di questo vasto complesso soprattutto nella statuaria, di cui l’esemplare più sbalorditivo è la figura di Ramesses II seduto sul granito nero con la prima moglie Nefertari e il primogenito scolpiti in dimensioni più piccole. Le imprese eroiche nello scontro contro i “popoli del mare” sono commemorate nel tempio di Medinet Habu, nei pressi di Tebe, edificato da Ramesses III, l’ultimo autorevole sovrano (XX dinastia) del Nuovo Regno. Questo complesso, con cui termina nella maniera più fantastica la prima fase dell’arte egizia, sembra una roccaforte inattaccabile: l’unità del paese si romperà, e rimarrà tale per tutta la durata della XXI dinastia. Dovranno passare più di due secoli (935 – 720) per essere ripristinata, dalla XXII dinastia.

Tomba di Nefertari, Tebe, Valle delle Regine
Tomba di Nefertari, Tebe, Valle delle Regine
Tomba di Tutankhamon: Le pareti della camera di sepoltura.
Tomba di Tutankhamon: Le pareti della camera di sepoltura. L’angolo che si vede nella foto è quello nella direzione di nord-ovest
Amenofi IV e la moglie Nefertiti insieme ai figli, 1350 a.C.
Amenofi IV e la moglie Nefertiti insieme ai figli, 1350 a.C.
Il dio dei morti Anubi con la testa di sciacallo che pesa il cuore umano, e Il dio- messaggero Thoth con la testa dìibis che scrive il risultato (scena dal libro dei morti), rotolo di papiro, 1285 a.C.
Il dio dei morti Anubi con la testa di sciacallo che pesa il cuore umano, e Il dio- messaggero Thoth con la testa dìibis che scrive il risultato (scena dal libro dei morti), rotolo di papiro, 1285 a.C.
Cofanetto ligneo di Tutankhamon (part. della scena con la battaglia), Museo egizio del Cairo
Cofanetto ligneo di Tutankhamon (part. della scena con la battaglia), Museo egizio del Cairo
Tutankhamon con la moglie, Particolare del trono ligneo dorato e dipinto trovato nella tomba di Tutankhamon, Museo Egizio del Cairo
Tutankhamon con la moglie, Particolare del trono ligneo dorato e dipinto trovato nella tomba di Tutankhamon, Museo Egizio del Cairo

Arte dei Sumeri

Pagine correlate: Periodo aureo tebano – Arte di Akkad

SUMER E L’ARTE DEI SUMERI

Centro di culture che si ispirano le une alle altre con contributi artistici reciproci di diversa natura, sia pure globalmente in un’omogeneità di base, la Mesopotamia, sostiene in questo periodo lo sviluppo di un’arte la cui influenza si irradierà a macchia d’olio per gran parte dei territori, permanendo a lungo nel tempo.

Le origini e la provenienza del popolo dei Sumeri sono ancora del tutto sconosciute. Sappiamo che non era una stirpe semitica e che le zone del Tigri e l’Eufrate hanno ospitato, in precedenza, altre civiltà. Alcune fonti sembrano dimostrare con testimonianze di tipo archeologico, che verso il IV millennio a.C. la civiltà sumera viveva sui monti Zagros, a nord della Mesopotamia, e che intorno al 3500 a.C. abbia occupato le zone del Tigri e dell’Eufrate. Poche sono le testimonianze di questa popolazione, per due fondamentali motivi: il primo è che, per mancanza di cave di pietra, le costruzioni venivano realizzate prevalentemente con mattone cotto, e il secondo è che questa civiltà non condivideva affatto le credenze religiose degli egizi, per le quali il corpo umano dopo la vita, dovesse mantenersi intatto per l’eternità affinché anche l’anima potesse sopravvivere.

L’arte sumerica conosce quattro fasi:

  1. La predinastica che comprende il periodo tra il 3100 ed il 2800 a.C.
  2. La protodinastica tra il 2800 ed il 2350 a.C.
  3. La accadica (da Akkad) tra il 2375 al 2800 a.C.
  4. La neosumerica tra il 2112 ed il 2004 a.C.

I reperti, pur essendo alquanto scarsi, mettono in evidenza la peculiarità figurativa e formale della loro arte, al di là degli influssi iranici ed asiatici. Alla prima fase appartengono i primi esempi di costruzioni monumentali a carattere religioso. Esempi caratteristici di questa architettura, sono il tempio di Eridu ed il tempio Bianco di Uruk.

Dopo la lunga fase protostorica  appartenete al IV millennio, durante tutto il periodo protodinastico che va dal 2800 al 2350 a.C. ed oltre, progrediscono  le città-stato di Ur, Lagash, Mari. L’organismo  teocratico dei Sumeri impregna ogni forma di espressione artistica.

Gudea, principe di Lagash: Statua seduta è dedicata al dio Ningishzida, anno 2120 a.C. (neo-sumerico), rinvenuta tra le rovine di Girsu, Tellō in Iraq meridionale
Gudea, principe di Lagash: Statua seduta è dedicata al dio Ningishzida, anno 2120 a.C. (neo-sumerico), rinvenuta tra le rovine di Girsu, Tellō in Iraq meridionale

Nel campo dell’architettura vengono eretti edifici, templi e santuari. Il tempio, edificato con l’impiego di mattoni d’argilla (a causa della scarsa reperibilità della pietra), è il punto di riferimento generale degli interessi della città che sono principalmente religiosi ed economici: al tempio sono collegati altri locali dove vengono effettuati lavori di vario genere, compresi quelli amministrativi. Nel progetto è prevista la corte al centro del tempio, alla quale si accede da un maestoso ingresso con un’imponente rampa di scale. Un chiaro esempio è il tempio di Sin a Khafagia: l’immagine del recitante le preghiere ha la supremazia sulle altre figure.

Gli artisti veri e propri, e anche quelli a livello artigianale, producono piccole statue in gesso, terracotta ed alabastro, replicando continuamente una forma usuale e consueta oltre che anonima. Le piccole statue raffiguranti le divinità e gli oranti, che continuamente arrivano da Teli Asmar, come pure la figura seduta dell’intendente Ebih II (oggi custodita al Louvre di Parigi) che rappresenta colui che dedica, che dà garanzie, sono collocate nei templi, in una continua presenza per significare l’onore perpetuo tributato alla divinità.

L'intendente di Ebih. Mari, 2400 a.C., Musée ddu Louvre, Parigi
L’intendente di Ebih. Mari, 2400 a.C., Musée ddu Louvre, Parigi

Ebih II ha le spalle rilassate, le mani a dita unite accavallate (la destra sopra la sinistra) all’altezza del petto, l’espressione concentrata, i grandi occhi guardinghi contornati da linee di bitume, che annunciano l’intrinseco dialogo con il dio, in un’espressione di umile devozione.

Il prediligere le forme tondeggianti, messo a confronto con l’abbondanza cubica della forma statuaria egizia, esalta ancora di più queste immagini coperte dal vello di pecora, stanti, sedute o accasciate con le gambe incrociate. Le dimensioni in linea di massima ridotte, distanti da quelle gigantesche delle figure egizie, si giustificano con la difficile reperibilità di sasso marmoreo e soprattutto con il differente modo di concepire la religione: è la maestosità di tutto l’organismo architettonico ed ornamentale a rimarcare il potere assoluto del re. Nei sigilli, all’impassibilità del recitante subentrano la fantasia creativa, il gusto per la narrativa, l’energia naturalistica. Montoni distesi, buoi, e dinamici scontri fra animali, arricchiscono gli scenari di queste piccole opere.

Stendardo di Ur: faccia della guerra
Stendardo di Ur: faccia della guerra
Stendardo di Ur: faccia della pace
Stendardo di Ur: faccia della pace
Collana della regina Puabi di Ur. Museo irakeno di Baghdad
Collana della regina Puabi di Ur. Museo irakeno di Baghdad

Arte di Akkad e Neosumer

Pagine correlate: Arte dei Sumeri – Arte di Babilonia ed Assur

AKKAD E L’ARTE DEI SUMERI

La regione di Sumer viene unificata intorno al 2335 a.C.  da Sargon e rimane sotto il suo dominio espandendosi in breve tempo verso l’Elam e la Siria. La capitale del nuovo regno sarà la città di Akkad. La nascita dell’impero di Sargon segna la prima fase della dominazione semitica in tutta la  regione (2350-2150 a.C.) e si evidenzia anche nella Mesopotamia il modello della  monarchia assoluta ed universale governata da un sovrano deificato.

Il distacco dall’astrazione formale propria delle precedenti tradizioni e la nuova concezione di regalità, si percepiscono nella “testa in bronzo dorato di Sargon” da Ninive (città assira posizionata sulla riva sinistra del Tigri), improntata a solenne maestà, che ci consegna probabilmente i caratteri somatici dello stesso Sargon.

Nelle opere in rilievo una grandissima libertà di espressione ammorbidisce la rigidezza delle composizioni sumeriche. Nella lastra in arenaria rosa che celebra le glorie di Naram-Sin, nipote di Sargon, le figure umane sono distribuite liberamente in tutta l’estensione spaziale, in relazione ad una composizione piramidale, chiudendo con la noiosa ripetizione della ripartizione in registri del rilievo sumerico. Il re, protetto da due stelle, raffigurato in grande dimensione a rimarcare il proprio prestigio, sorveglia l’avanzata dei guerrieri, proporzionalmente più piccoli. Il realismo continua ad esprimersi nelle raffigurazioni degli animali e negli scenari della vita di tutti i giorni.

L’ARTE DEI NEO SUMER

Frammento ligneo dorato ed intarsiato di arpa, 2600 a.C. rinvenuto ad Ur
Frammento ligneo dorato ed intarsiato di arpa, 2600 a.C. rinvenuto ad Ur

Il dominio akkadico termina con l’assalto dei Gutei nel 2150 a.C. Dopo aver restaurato l’ordine e fortificato tutta la regione ad opera dei re della III dinastia di Ur, tra il 2112 ed il 2004 a.C., il potere centrale ritorna ad esercitare il suo ruolo presso i territori del delta.

L’attività culturale ed artistica di questo periodo, denominato neosumerico, si manifesta principalmente nell’architettura a tema religioso: la grandiosa “Ziqqurat” di Ur-Nammu si erge su un complesso di terrazze poste una sopra l’altra, al cui apice si innalza il tempio consacrato a Nan, il dio della Luna. Nelle arti figurative e soprattutto nel settore statuario si ripristina il vigore, la forza suggestiva e la religiosità delle opere dell’arte sumerica. Le effigi di Gudea, governatore di Lagash, con aspetto da orante, in piedi o sedute, colgono nel segno e sorprendono per le forme ed il modo in cui è stato trattato il materiale impiegato: generalmente diorite verde e nera, sempre del tipo lucido o artificialmente levigata.

Stele di Naram-Sin, re di Akkad, Museo del Louvre, Parigi
Stele di Naram-Sin, re di Akkad, Museo del Louvre, Parigi

Il crollo definitivo di Sumer, dovuto all’intervento degli Amorrei, conduce alla configurazione di una serie di stati autonomi, la cui storia è documentata nei traboccanti archivi reali di Mari con circa 20.000 tavolette.

Nonostante in Mesopotamia l’arte non fosse utilizzata per la decorazione dei sepolcri, gli artisti, in modi diversi, dovevano rappresentare le immagini affinché potessero salvaguardare la vita degli uomini e soprattutto dei potenti. Fin dai più remoti periodi, i governanti delle zone mesopotamiche per magnificare le loro vittorie in battaglia usavano commissionare monumenti, per testimoniare nel tempo le loro conquiste. La Stele di Naramsin evidenzia il re vittorioso che calpesta con il piede il corpo senza vita dell’avversario.

Scena scacrificale, particolare dell'affresco dal Palazzo di Mari, Museo di Aleppo
Scena scacrificale, particolare dell’affresco dal Palazzo di Mari, Museo di Aleppo

Arte babilonese: arte di Babilonia ed Assur

Pagine correlate: Arte di Akkad – Arte siriana e palestinese

BABILONIA E ASSUR

Hammurabi, re di Babilonia, riesce a unificare l’intera area della Mesopotamia sconfiggendo Mari, Larsa, Eshnunna, e proclamandosi monarca assoluto. In tutta l’epoca babilonese, che va dal 1792 al 1550 a.C., la cultura artistica rimane ancorata ai temi e al linguaggio neosumerico.

Sigillo paleosumerico con figure di antilopi
Sigillo paleosumerico con figure di antilopi

Le opere di questo periodo sono piene di animali modificati dalla fantasia: tori e  leoni sono rappresentati di guardia presso gli ingressi dei palazzi del potere e dei templi. Le opere di rilievo mostrano la continua ripetizione strutturale, compositiva e dei temi, ciò si evidenzia anche nella stele che ha in sé il codice di Hammurabi: sulla parte superiore sta il re, seduto sul trono mentre chiede consiglio al Sole, dio della giustizia, che gli illumina la mente per il suo difficile incarico.

Intorno al 1500 a.C. la geografia politica del Vicino Oriente viene sconvolta per l’ennesima volta: il regno di Babilonia si piega alle invasioni di popolazioni che discendono dalle montagne iraniche e dalla regione anatolica. Sulla scena della storia si presentano con forza gli Assiri che, dopo aver istituito uno stato autonomo nella Mesopotamia settentrionale, danno origine ad un vasto e potente impero. La grande cultura artistica degli Assiri, generalmente libera dai temi religiosi, si manifesta principalmente in rilievi a tematiche narrative, che ornano, insieme alle opere pittoriche, le pareti degli edifici.

Stele di Hammurabi
Stele di Hammurabi

I bassorilievi costituiscono la documentazione visiva dello splendore, dei progressi, delle conquiste e della remissività dei popoli stranieri; le scene descrivono con chiarezza le preparazioni e le tecniche di guerra, le imprese eroiche del re, sia durante battute di caccia di animali selvatici che in battaglia contro il nemico.

Assurnasirpal II (883-859 a.C.) è il primo dei re assiro a far eseguire opere ornamentali nella parte inferiore della sala del trono ed in altri locali del palazzo reale a Nimrud, con un fregio a rilievo su ortostati in calcare di origine alabastrina. La descrizione figurativa della scena si sviluppa attraverso una serie ordinata di avvenimenti, ciascuno dei quali eseguito in quanto momento di suprema importanza; queste opere diventano vere e proprie cronache figurate.

La meglio conservata (attualmente al British Museum) è proprio il rilievo d’alabastro che raffigura l’esercito assiro durante l’assedio di una fortezza: qui sfilano tutti gli eventi di una campagna militare organizzata nei minimi particolari. Si vedono gli accampamenti, i soldati che attraversano i fiumi ed attaccano le fortificazioni nemiche e si assiste al pasto dei guerrieri.

Il calco del sigillo paleosumerico
Il calco del sigillo paleosumerico

Il modo della raffigurazione richiama un po’ quello egizio, ma è meno stilizzato e meno ordinato, però dà la sensazione di assistere alla visione di un documentario televisivo di circa tremila anni fa. In tutte le guerre vince chi subisce pochissime perdite rispetto a quelle inflitte al nemico: curiosamente in queste spaventose scene di guerra, dove si vedono molti morti, neanche uno è assiro. L’arte della millanteria, dell’ipocrisia e della propaganda, risulta essere abbastanza sviluppata anche a quei tempi.

Toro androcefalo, Museo del Louvre, Parigi
Toro androcefalo, Museo del Louvre, Parigi

Con il regno di Salmanassar II tra l’anno 858 e l’anno 824 a.C., il bassorilievo è raffigurato su lastre di bronzo come ornamento delle porte dei palazzi della sua reggia a Balawat. “Palazzo senza rivali” era quello maestoso di Sargon II (721-705 a.C.), dentro la città di Khorsabad, delimitata da impressionanti mura: figure di tori androcefali erano posati a protezione degli ingressi principali. Le cinque zampe della mostruosa creatura alata permettono di far sembrare il toro androcefalo immobilizzato in una data prospettiva, ed  in movimento in un’altra.

Dopo il crollo di Ninive nel 612 a.C., la Mesopotamia meridionale rinasce dal punto di vista artistico, soprattutto nelle sue monumentali architetture. Sotto il regno di Nabucodonosor II a Babilonia si erigono grandi templi, maestosi palazzi con giardini pensili e ziqqurat altissime, alcune superano i cento metri, che rimandano il pensiero alla biblica torre di Babele. Nel 539 a.C. Babilonia conquistata da Ciro entra a far parte dell’Impero Persiano.

Saccheggio e demolizione di Hamaan
Saccheggio e demolizione di Hamaan
Esercito assiro all'assalto di una fortezza (proveniente dal palazzo di Assurnazipal)
Esercito assiro all’assalto di una fortezza (proveniente dal palazzo di Assurnazipal)

Arte della Siria e della Palestina

Pagine correlate arte siriana e palestinese: Arte di Babilonia ed Assur – Arte Iranica

LA CULTURA E L’ ARTE SlRIANA E PALESTINESE

Nodo principale e di grande interesse con vie di collegamento che mettono in comunicazione tre continenti, tutta la parte litoranea che si affaccia al Mediterraneo, Mesopotamia, Anatolia ed Egitto, trova nella situazione geografica la spiegazione del precario frazionamento politico.

Alle culture dei popoli di lingua semitica, che si avvicendano nell’area, si associano quelle dei nuovi potenti imperi che ormai dominano l’intera superficie.

Nel campo dell’architettura sin dal III millennio a.C., si erigono maestosi palazzi ad Ebla e ad Alalakh, con tecniche che dimostrano un notevole sviluppo della civiltà urbana. Nell’arte figurativa risulta evidente una nuova attenzione alla resa plastica ed all’articolazione della testa con il busto, come testimonia il piccolo idolo di Hama.

Strutturalmente originale nella planimetria, se paragonato alle testimonianze della Mesopotamia dello stesso periodo (XVIII secolo a.C.), risulta essere l’edificio di Yarim-Lim (1790-1770) ad Alalakh, sistemato su tre terrazze consecutive, delle quali la prima a carattere pubblico è edificata con ortostati in basalto, del tutto uguali a quelli che si manifesteranno in seguito in Anatolia e Assiria. L’accesso alla sala più importante, provvista di una colonna al centro, attraverso una stanza minore, il cui sbocco è retto da pilastri, ci dà un’idea del “bit hilani”, cioé della dimora principesca che si affermerà nel corso di tutto il primo millennio.

Un elevato livello artistico si raggiunge nella scultura con l’immagine del re Yarim-Lim, soprattutto per la testa: accanto a elementi carichi di riferimenti alla cultura della Mesopotamia – la conformazione del collo, la parte riguardante il sottogola e la configurazione espressiva degli occhi – qualche tratto, come le sopracciglia che non vengono congiunte ed i baffi a rilievo privi di ogni tratteggio verticale, sono una caratteristica unica. Rappresentato seduto sul trono è Idrimi, re di Alalakh, come appunto ricorda l’iscrizione.

Di grandissimo interesse per l’evoluzione che avranno nella cultura fenicia e punica, sono le coppe in oro: quella sbalzata da Ugarit (l’attuale Ras Shamra vicina all’odierna Latakia), mette in mostra la scena del re sul carro in atteggiamento da caccia. L’invasione dei “popoli del mare”, nel 1200 a.C., tiene lontane ed oltre i confini le potenze nemiche; l’intrusione degli Ebrei e degli Aramei, rispettivamente a sud ed a nord, toglie ai popoli precedenti quasi tutto il territorio, lasciandogli solo la fascia litoranea: le città-stato fenicie, sono in continua ricerca di nuove vie di scambio commerciale.

Ugarit è in testa per quanto riguarda il trattamento e la lavorazione dei metalli, nella tecnica della manipolazione del vetro soffiato, nell’ornamento e nella decorazione di pietre pregiate. Artisti prolifici versatili, i Fenici, attenti alle attrattive culturali, sviluppano temi delle diverse culture esistenti in tutto il continente asiatico, impiegando efficientemente i più svariati elementi esterni  con le proprie tecniche.

La creazione di piccoli bronzi, che ha i suoi precedenti in Siria, continua ininterrottamente il suo cammino oltrepassando il XII secolo a.C. L’influenza della cultura egizia si avverte nella piccola opera in bronzo di Eracle-Melqart ripescata a Selinunte, nell’atteggiamento del “dio abbattente”, nel gonnellino e nel copricapo. Il dinamismo dei trafficanti fenici continuerà anche dopo la conquista delle loro terre ad opera dei popoli persiani: le colonie sulla linea costiera di tutto il Mediterraneo occidentale ne trasmetteranno l’eredità per un lunghissimo periodo.


Arte iranica antica

ARTE IRANICA ANTICA (periodo 4000-3000 a. C.)

Pagine correlate: Arte siriana e palestinese – Arte anatolica

Nell’altopiano iranico, esattamente a sud ovest, ha origine a partire dal 4000 a.C., la civiltà elamita che ebbe il suo maggior sviluppo nella città di Susa. Nel campo della ceramica, alle figure a motivo geometrico (quadrati, triangoli, rombi, croci, ellissi, cerchi concentrici, svastiche) si accostano elementi di genere vegetale che ornano l’intera area esterna dei vasi, lavorati manualmente e con l’aiuto del tornio. Rare sono invece le figure animate, che pur nel loro caratteristico linguaggio, rivelano un marcato realismo.

Per circa cinque secoli, tra il 3500 ed il 3000 a.C., i governati dell’Elam si scontrano ripetutamente con Sumer ed Akkad: l’influsso culturale della Mesopotamia si percepisce nell’immagine della dea Innin, con le stesse caratteristiche della Ishtar babilonese. Un periodo tutto nuovo di autonomia artistica e culturale si accompagna alla resurrezione dello stato elamita tra il 1300 ed il 1200 a.C. La delicatezza e l’eleganza della monumentale statua in bronzo di Napir-Asu, coniuge del re di Susa Untash-Khuban, la Ziqqurat di Choga Zanbil, le opere in rilievo di Kurangun  preannuncianti la celebrazione di una processione a carattere religioso che si dirige verso la divinità, le rappresentazioni degli edifici achemenidi, sono probabilmente tra le più importanti testimonianze che ci arrivano dalla cultura orientale.

La grandissima espansione, in vasti territori, delle popolazioni di lingua iranica (Medi e Persiani) intorno al 1000 a.C., cambia radicalmente la configurazione politica di tutta la regione. Il fuggevole regno dei Medi, con governo centrale nella capitale di Ectabana (fondata nel 722 a.C.), viene prontamente rimpiazzato dal dominio persiano: nel 539 a.C., Ciro, dopo aver abbattuto il re dei Medi Astiage, di cui era suddito, getta le fondamenta del futuro e vastissimo impero, i cui confini si estenderanno dal Nilo all’Indo.

La cultura artistica persiana fa parte della grande tradizione mesopotamica, dalla quale riceve in eredità le sue caratteristiche principali. Ciro, Dario, Serse e tutti gli altri sovrani della discendenza achemenide, danno idealmente il loro contributo artistico per raggiungere e superare la magnificenza di Nabucodonosor nel rendere più belle le loro principali città, Pasargade e Susa; gli ingressi degli edifici sono protetti da grandi statue raffiguranti animali feroci come quelli della Mesopotamia; gli artisti persiani, per la realizzazione delle loro opere, prendono spunto principalmente dall’arte assira, soprattutto per quelle in bassorilievo  a tema commemorativo.

persepoli-palais_de_darius
Persepoli-palais_de_darius (Palazzo di Dario)

Epicentro dell’impero è Persepoli, le cui fondamenta furono gettate da Dario I nel 518 a.C. Concepita come emblema significativo dell’impero universale, come punto nodale attraverso il quale si fondono cielo, mare e terra, Persepoli celebra in tutte le sue opere in rilievo e nella maestosa monumentalità dei suoi ambienti, la grandiosità e la potenza della dinastia. La grande sala del trono, quella dei trattenimenti e quella delle riunioni mondane, tutte di sorprendente vastità, avevano altissime colonne scanalate, molte delle quali superiori ai venti metri di altezza, collocate in file parallele e perpendicolari. La configurazione assiale definisce il complesso strutturale dell’edificio, il cui cardine è costituito dall’apadana o sala delle udienze.

Proskynesis
Proskynesis

Arte nobile e raffinata per antonomasia, quella persiana è imperniata sulla sacralità del sovrano, re di tutti i re, e sulla sua grandiosa operosità. Il clima artistico e culturale di tranquillo splendore, che gli Achemenidi vogliono come marchio riconoscitivo del potere, si percepisce nella sontuosa architettura e nelle opere in rilievo che sprigionano un senso armonico e cadenzato, accompagnato da un intento religioso e rituale, molto differente dalle caratteristiche drammatiche del modello mesopotamico.

Nel 331 a.C., Alessandro, stabilendo la fine dell’impero, dà inizio ad un nuovo capitolo della storia internazionale: Oriente ed Occidente per la prima volta sono riuniti sotto il dominio di un unico regnante, erede degli Eracliti, dei faraoni e del Gran Re.


Arte Anatolica

Pagine correlate: Arte Iranica – Arte dell’antico Oriente

ARTE ANATOLICA

Hattusa, otri nei magazzini dei cereali
Hattusa, otri nei magazzini dei cereali

Definite spesso immeritatamente come marginali e di scarsa importanza in relazione alla cultura artistica delle zone della Mesopotamia, le opere realizzate dagli artisti dell’Anatolia ostentano invece caratteristiche di originalità che hanno le proprie origini sin dall’epoca preittita.

La vitalità artistica si carpisce soprattutto dalla lavorazione dell’oro, argento, e bronzo, la cui accurata manifattura raggiunge livelli espressivi straordinari già intorno al 2200 a.C. con gli emblemi di Alaca Hòyuk.

Il rivoluzionario progresso urbanistico è confermato da quello che è giunto fino a noi dalla città di Beycesultan sul Meandro. Edificato in pietra in tutta la sua base ed in mattoni del tipo “crudo” irrobustiti con travi di legno nella parte alta, rispettando la tradizionale tecnica anatolica, il maestoso edificio, con ornamenti pittorici, è concepito come una concatenazione di cortili su cui orbitano tutte le stanze (1950 a.C.).

Hattusa, la porta dei leoni
Hattusa, la porta dei leoni

Le invasioni degli Ittiti, popolazione delle indie occidentali, stravolgono l’assetto di tutta regione. Il dominio centralizzato degli ittiti, se non altro nella seconda fase (dal 1450 al 1200 a.C.), si manifesta nella superiorità assoluta di Hattusa, l’attuale Boghazkóy, su tutte le altre città.

Punto nevralgico  e capitale dell’impero, cuore del potere militare e politico, i suoi edifici e le mura fortificate esprimono e rendono percepibile la sete di potere e di esaltazione dei re. A custodia degli imponenti ingressi ad arco, che si aprono nella poderosa doppia cerchia di torri che circonda tutta la città, sfruttando la struttura naturale del terreno, sono innalzate non soltanto sfingi e leoni come negli edifici e nei templi di Babilonia, ma anche statue raffiguranti la divinità armata. Sebbene tutta la configurazione di questo maestoso monumento mostri due diverse prospettive per uno unico punto di osservazione, cioè il busto frontale e le gambe di profilo, manifesta l’elegante senso estetico per la raffigurazione e la resa plastica degli elementi.

Posizionato sulla facciata nord della porta del re, l’ortostato con la divinità, testimonia la stretta relazione tra l’arte scultorea e quella architettonica con la funzionalità dell’una rispetto all’altra. Grande e prevalente progresso hanno perciò le opere monumentali a rilievo che si dispongono lungo le cinta di tutte le più importanti città. Arte celebrativa, non come per i fregi degli edifici della Mesopotamia e dei templi del regno egizio, il rilievo ittita commemora senza nessuna narrazione tanto meno di pura descrizione. Lo sfoggio e la rispettabilità del potere non si esprimono nella narrazione storica degli eventi bellici, ma nella raffigurazione propria della divinità e di riti cultuali, nei quali il sovrano è l’irrinunciabile figura di spicco. Intorno al 1150 a.C. la conquista effettuata dai “popoli del mare” sconvolge irrimediabilmente l’impero dell’antico dominio indoeuropeo. Rimangono in piedi ed in piena attività soltanto le colonie attestate in Siria.

Una nuova stagione artistica e culturale nasce dagli incontri delle tradizioni ittita e di quelle del sostrato semitico. L’arte si ricollega al linguaggio espressivo ittita nelle rappresentazioni iconografiche delle immagini con grosse barbe senza baffi, cappelli a forma conica e gonnellini a lunghezza limitata: la componente siriana riproduce in questa circostanza l’atto di alzare minacciosamente l’arma con il braccio e il simbolo del tuono.

Il forte sviluppo e l’influenza degli Assiri si percepiscono nelle creazioni artistiche, nelle caratteristiche delle sfingi dalle ridondanti chiome che spiccano con vigore dagli ortostati paragonati ai modelli ittiti;  nella forza dell’esercito di Ninive, che pone termine all’indipendenza anche dei piccoli centri limitrofi (VII secolo a.C.); nell’arte e nella cultura dell’Anatolia e della Siria che sarà fatta propria dalle più grandi strutture politiche dominanti nella storia del Vicino Oriente.


Arte dell’antico Oriente

Paleolitico e Civiltà Preclassiche

Pagine correlate: Arte anatolica – Arte cinese – Arte iranica anticaArte (antica) siriana e palestinese

ARTE DELL’ANTICO ORIENTE

Dal 4000 al 3000 a.C. emergono dalla notte buia della preistoria, le vastissime regioni dei più importanti fiumi che attraversano l’India e la Cina.

Queste civiltà esprimono caratteristiche estremamente singolari, un marcato vigore artistico e una vita dedicata alla creazione di opere, in costante evoluzione attraverso i secoli.

La produzione artistica di queste civiltà è di grandissima importanza e completamente diversa nella forma e nell’espressione da quella delle popolazioni occidentali.

Le urbanizzazioni che si potenziano lungo tutto il corso dell’Indo, diffondendosi dal Pakistan al Gange, hanno i loro punti nevralgici nelle città di Harappa (Punjab) e Mohenjo-daro (Khairpur, Pakistan).

ARTE DELL’INDO

Coerenza, razionalità e intransigenza governano l’urbanizzazione nelle epoche più antiche: isole urbanistiche regolarmente squadrate, ciascuna con estensione di 400 metri per 200 metri e strade perpendicolari orientate nelle direzioni dei meridiani e dei paralleli terrestri, dalle quali si diramano vie secondarie, che mettono a punto la mappa delle più importanti città. In posizione elevata sta il fulcro dell’acropoli, protetta dalle mura.

L’esibizione del potere si manifesta nei maestosi centri monumentali, nella rappresentazione stessa di tutta la struttura urbanistica più che nei singoli fabbricati: di scarso rilievo artistico sono infatti gli sporadici templi e le tombe reali, che invece caratterizzano i popoli della Mesopotamia e dell’Egitto.

Le dimore del popolo, tutte fabbricate con mattoni cotti e legno, sono posizionate intorno ad una grande corte, dalla quale si diramano gli accessi ai reparti dei bagni e ad altri ambienti di uso comune, non sempre direttamente comunicanti tra loro.

Il continuo sfruttamento del territorio, la costante lotta con i suoi fiumi, pieni di vita ma talvolta impietosi, danno modo alla popolazione dell’Indo di maturarsi durante il corso dei millenni: con l’ausilio di intelligenti apparati di irrigazione, ottiene abbondanti raccolti di grano, di cotone e sviluppa la pastorizia. Le innovazioni della tecnica idraulica permettono la realizzazione di una catena di fognature collegate tra loro, una ragnatela di tubolature per l’approvvigionamento dell’acqua, dighe, numerosissimi e capienti pozzi in mattoni a disposizione dell’intera comunità. La società, in questo periodo, che va dal 2000 al 1000 a.C., ha un livello di civilizzazione molto elevato rispetto alle altre popolazioni; è omogenea sotto il profilo artistico – culturale e concettuale, con sistemi universali per la misura e la scrittura, e risulta centralizzata sotto l’aspetto politico.

Eccezionale il livello espressivo ottenuto nel campo della lavorazione della ceramica. Le forme arrotondate dei vasi, create prevalentemente con il tornio, sono quasi sempre decorate in tinta nera con sfondo rosso, mentre quelli con più colori hanno generalmente uno sfondo molto più chiaro. Temi a forma geometrica, strisce racchiuse tra linee che corrono parallelamente, zone a scacchiera, tratti circolari, cerchi concentrici e segni a spirale si accostano a soggetti più realistici, come la rappresentazione della natura vegetale, animale (comprese le figure umane), non di rado frammisti con tematiche impressionanti, talvolta mostruose.

Il linguaggio espressivo delle popolazioni dell’Indo, ha la sua caratteristica più significativa nei i sigilli a stampo in steatite: di forma generalmente quadrata con superfici ben levigate, seguono codici consueti nella preferenza della tematica. La figura di spicco in senso assoluto è sempre l’animale, da solo o in gruppi, che costituisce l’immagine più assiduamente raffigurata sui reperti che sono giunti ai nostri giorni. Sotto una breve didascalia codificata, formata da non più di quattro o cinque segni, la figura dell’animale è posizionata in modo frontale verso oggetti dal significato talvolta sconosciuto: l’unicorno dall’aspetto bovino si protrae tutte le volte verso un imperscrutabile braciere, costituito da una trave verticale sulla quale si collocano un catino e un altro pezzo posto in verticale.

Accanto ai rarissimi piccoli bronzi ed alle ceramiche, la scultura in pietra del sacerdote da Mohenjo-daro – per la cura particolareggiata nella realizzazione della barba, per le eleganti forme del volto, per la torsione della testa – costituisce la testimonianza dei suoi alti linguaggi espressivi. La rapida evoluzione dei popoli dell’Indo viene troncata improvvisamente nel XVI secolo a.C.; le metropoli di Harappa e Mohenjo-daro scompariranno per sempre e saranno sostituite da numerosi villaggi agricoli.