Amedeo Modigliani: bibliografia

 Amedeo Modigliani: bibliografia

Bibliografia di Amedeo Modigliani, conosciuto anche come Modì e Dedo, diventato famoso soprattutto per le sue raffigurazioni femminili, caratterizzati da colli affusolati e visi stilizzati.

A. SALMON, Modigliani sa vie ei son oeuvre, Parigi, 1926.

M. SCHWARZ, Amedeo Modigliani, Parigi, 1927.

G. SGHEIWILLER. Amedeo Modigliani. Milano 1927 (ristampe con varianti: 1932,1935, 1942, 1950).

M DALE, Modigliani. New York 1929.

A, PFANNSTIEL, Modigliani, Parigi, 1929.

A, BASLER, Modigliani. Parigi, 1931.

S. TAGUCHI, ‘Modigliani, Tokyo, 1936.

R. FRANCHI, Modigliani. Firenze 1944 (ristampa accresciuta: 1940).

SAN LAZZARO. Modigliani, peintures, Parigi, 1947.

R. CARRIERI, 12 opere di Amedeo Modigliani, Milano 1947 (ristampa con varianti: 1950).

G. MARCHIORI, Amedeo Modigliani 6 lavole a colori, Milano 1949.

J. COCTEAU, Modigliani, Parigi, 1950

P. DESCARGUES, Amedeo Modigliani. Parigi, 1951 (ristampa con varianti: 1954).

M. RAYNAL, Modigliani, Genève 1951.

E. CARLI, Amedeo Modigliani, Roma 1952.

J. LIPCHITZ, Amedeo Modigliani, New York 1952.

J. LIPCHITZ. Amedeo Modigliani, New York 1953.

G. JEDLICKA, Modigliani, Zurich 1953.

SAN LAZZARO, Modigliani. Parigi, 1953.

J. T. SOBY, Modigliani, New York 1954.

M VALSECCHI, Amedeo Modigliani, Milano 1955.

A. PFANNSTIEL, Modigliani el son oeuvre, Parigi, 1956.

SAN LAZZARO, Modigliani-Portraits, Parigi, 1957.

C. ROY, Modigliani, Genève 1958.

J. A CARTIER, Modigliani Nus, Parigi, 1958.

J, MODIGLIANI, Modigliani senza leggenda. Firenze 1958.

G. SCHEIWILLER. Modigliani. Zurich 1958.

F. RUSSOLI, Modigliani, Milano 1958.

ACERONI, Amedeo Modigliani, Milano 1958.

F. RUSSOLI, Amedeo Modigliani, Milano 1963.

A. CERONI, Amedeo Modigliani, Milano 1965.

C, PAVOLINI, Modigliani, Milano 1966.

A. WERNER, Amedeo Modigliani, Milano 1967.

N. PONENTE, Modigliani, Firenze 1919.

G. DIEHL Modigliani, Parigi, 1969.

L. VITALI, Disegni di Modigliani, Milano 1929.

C. O. SCHNIEWIND, Drawings by Amedeo Modiglioni from the Colection of Mr. & Mrs. J. W. Alsdorf, Chicago 1955.

A. PFANNSTIEL, Dessins de Modigliani, Lausanne 1958.

A. MONGAN, Modigliani. drawings from the Collection of Stefa & Leon Brillouin, Cambridge (Massachusetts) 1959.

L. VITALI, Quarantacinque disegni di Modigliani, Torino 1959.

J COCTEAU, Quinze dessins et aquarelles, Parigi, 1960.

F. RUSSOLI, Modigliani, Drawings and Sketches, New York 1969.

Studi monografici concernenti in particolare la scultura.

A. WERNER, Modiglioni sculpteur, Genève 1962.

A. CERONI, Amedeo Modigliani, dessins et sculptures, Milano 1965.

Opere riguardanti soprattutto la vita dell’artista e biografie romanzate:

M. GEORQES-M1CHEL, Les Montparnos, Parigi, 1929 (ristampa italiana: 1957).

N. APRA, Tormento di Modigliani, Milano 1945.

A, SALMON, La vie passionnée de Modigliani, Vervier, Parigi, 1957.

C. FUSERO, Il romanzo di Modigliani, Milano 1958.

P. SICHEL, A Biography of Amedeo Modigliani, New York 1967.

J. P. CRESPELLE. Modigliani, les femmes, les amis, l’oeuvre, Parigi, 1969.

Atra bibliografia

Modigliani. Livorno-Parigi ultima bohème, Biografia Aldo Santini, Giugno 1987.

Ricordi Via Roma. Vita e arte di Amedeo Modigliani, Saggio e critica d’arte Beatrice Buscaroli, Febbraio 2010.

Modigliani, Biografia e le opere, Fiorella Nicosia, Settembre 2005.

Modigliani e la memoria perduta, Guida per ragazzi Fiorella Congedo, Aprile 2003.

X Modigliani. l’ultimo romantico, Biografia Corrado Augias, Ottobre 1999.

Il viaggiatore alato. Storia e leggenda di Modigliani., Biografia Corrado Augias, 1998.

“Arte a Livorno…e oltre confine” – vari articoli sulla rivista in oggetto dal 2002 al 2010

Biografia di Amedeo Modigliani (1884 – 1920)

Pagine correlate alla biografia di Amedeo Modigliani: Le opere di Modigliani prima serieLe opere dell’artista seconda serie – Le citazioni e la critica (1) – La critica (2) – La critica (3) – La critica (4) – Bibliografia.

Biografia e vita artistica di Modigliani

Amedeo Modigliani nacque il 12 luglio 1884 a Livorno e morì il 24 gennaio 1920 a Parigi. Fu considerato lo specchio della “Bohème”. La sua esistenza, breve e travagliata, la visse fra alcool, insopportabili ristrettezze e droghe.

Modigliani: Il grande nudo
Il grande nudo, cm. 73 x 116, Museum of Modern Art, New York, N. Y.

Amedeo Clemente, noto anche con i nomignoli di Modì e Dedo, oltre che pittore è stato un valente scultore.

I suoi dipinti sono caratterizzati  da colli lunghi ed affusolati e volti stilizzati.  È sepolto nel cimitero Père Lachaise a Parigi.

L’artista discende da una famiglia ebrea d’origine sefardita, il padre è Flaminio e la madre Eugenia Garsin.

Amedeo Modigliani: Bambina con berretto
Bambina con berretto, cm. 65 x 46, Proprietà privata, Parigi.

La sua infanzia, tempestata da un insieme di importanti malattie polmonari che culmineranno più tardi in una pericolosa tubercolosi, si svolge in un ambiente con personalità di grande rilevanza: la madre in primo luogo, una donna molto emancipata e con una vasta apertura mentale, estremamente sensibile alle esigenze e agli stimoli artistici di Amedeo, ed il nonno materno Isaac Garsin, un poliglotta amante di storia e filosofia. Questi si prende cura di Dedo facendo le veci del padre naturale, spesso assente, accompagnandolo alle manifestazioni artistiche e nei musei, sollecitando in tal modo la sua già grande creatività. Si  instaura così tra nonno e nipote un profondo rapporto affettivo, nonché un forte “feeling” intellettuale.

Il ragazzo, non potendo e non volendo continuare a frequentare i regolari corsi scolastici a causa dei frequenti alti e bassi della sua malattia (ripetute febbri, tifo, polmonite ed infine la tubercolosi), inizialmente forgia la propria formazione nella sua città presso lo studio artistico di Guglielmo Micheli (Livorno, 1866 – Livorno, 1926), un pittore già allievo di Giovanni Fattori (Livorno, 1825 – Firenze, 1908).

Amedeo Modigliani: Giovane rossa in camicia, a mezza figura
Giovane rossa in camicia, a mezza figura, 73 x 50, Proprietà privata, Parigi.

Dopo un periodo di convalescenza trascorso nel sud della nostra penisola (soprattutto a Capri) nell’inverno del 1900, che rimarrà come un vero e proprio “Grand Tour” da cui egli estrarrà il massimo dai suoi stimoli artistici, Modigliani decide di ritornare in Toscana e sviluppare il proprio bagaglio culturale a Firenze.

Qui nel maggio del 1901 s’iscrive alla Scuola Libera di Nudo. Nel 1903 l’artista si reca a Venezia per frequentare l’Istituto di Belle Arti ma poco più tardi,  convinto di non aver più bisogno di ulteriori apprendimenti in territorio italiano, decide di continuare per la sua strada, smarcandosi dalle regole accademiche.

Cresce così in lui il bisogno di trasferirsi in ambienti maggiormente rappresentativi alla realizzazione di aspirazioni mirate verso una più libera creatività, dove la sua arte sarebbe finalmente sfociata in quel caratteristico linguaggio che da sempre gli appartiene: quello parigino. Ed anche in questa occasione è l’intervento amoroso della madre che, mettendogli a disposizione alcuni suoi risparmi, gli permette di soddisfare il grande sogno. Amedeo parte per la capitale francese nel gennaio 1906.

Qui però cresce l’esigenza di seguire un  classico percorso didattico e decide di iscriversi all’Académie Colarossi. La sua vita artistica diventa assai movimentata: visita musei, chiese e gallerie cercando di inserirsi in ambienti artistici e, quindi, in breve tempo, è in grado di lasciare gli abiti borghesi per indossare quelli del “Pittore”, seguendo un’evoluzione di identificazione che rimarrà esemplare nel tempo.

Amedeo Modigliani: Margherita seduta, in fianco
Margherita seduta, in fianco, cm. 73 x 50, Proprietà privata New York, N. Y.

Alla locanda “Lapin Agile” del quartiere di Montmartre conosce Utrillo con il quale stringe una sincera amicizia. Al Bateau-Lavoir, edificio storico e centro del Cubismo, sito al numero 13 di place Émile-Goudeau (sempre a Montmartre), incontra Picasso ed altri artisti come de Vlaminck, Derain, Henri Laurens, Van Dongen, Jacob, Salmon, Picabia, Apollinaire. È qui che Modigliani capisce finalmente di aver trovato ciò che effettivamente cercava: un nuovo linguaggio che possa integrare il suo stile, già del tutto personale, principalmente diretto alla rappresentazione della figura umana.

Inizia così a mettere in pratica le sue nuove conquiste ma, non riuscendo a trovare acquirenti, rimane in breve tempo a corto di risorse economiche sentendosi costretto, proprio in questo stesso periodo, ad iniziare una disperata e mai placata ricerca di denaro.

Intanto gli artisti del Bateau-Lavoir, tra i quali anche Pablo Picasso, scoprono la “Scultura Negra” (“Arte oceanica”, “Arte extraeuropea”), che non poco influenzerà il giovane artista italiano che nell’ottobre del 1907 riesce ad inserirsi tra gli artisti partecipanti all’esposizione del Salon d’Automne. Qui ha la possibilità di confrontarsi con i dipinti di grandi artisti e soprattutto con quelli di Cézanne, il cui cromatismo lo affascina e stimola.

Prendendo però coscienza della propria diversità a fronte dei rigorosi schieramenti (soprattutto tra gli aderenti al Cubismo ed al Fauvismo) delle Avanguardie – certamente fonte di forte destabilizzazione, e quindi di insicurezza – incominciano a nascere in lui ansie, dubbi ed incertezze che lo portano a fare uso di alcool e droghe, abusi che in poco tempo aggraveranno il suo già fragile stato di salute.

Nel novembre dello stesso anno conosce il Dottor Paul Alexandre che diventa suo protettore, anche se con diverse interruzioni, per un periodo di sette anni. Tramite esso inizia a frequentare la colonia che questi fondò con il fratello Jean in Rue du Delta a beneficio degli artisti di proprio gradimento.

L’Ebrea, 55 x 46, Proprietà privata (Francia).
L’Ebrea, 55 x 46, Proprietà privata (Francia).

Nel 1908 Amedeo partecipa alla mostra del Salon des Indépendants (sei opere tra le quali l’ “Ebrea”) e a quella del loro Salon, ma non riscuotendo apprezzamenti per le sue opere, decide di passare alla scultura. È questo il periodo in cui l’artista realizza opere fuori dall’ordinario, con elementi stilizzati e misteriosi, desunti soprattutto dall’arte più arcaica e primitiva.

Nel 1909, in coincidenza con la fondazione del nuovo polo attorno a La Ruche ed ai caffè del “Dôme” e de “La Rotonde”,  passa dal quartiere di Montmartre a quello di Montparnasse.

Poco dopo aver conosciuto lo scultore rumeno Constantin Brancusi Modigliani dà un nuovo impulso alla sua attività plastica. Infatti nella primavera dell’anno successivo Modigliani si presenta al XXVI Salon des Indépendants con sei opere ma anche qui, come in precedenza, non riceve alcuna attenzione, né da parte della critica, né da parte della stampa. Inoltre le sue creazioni, ritenute dagli operatori del mercato estremamente “individuali”, e perciò di difficile vendita, non vengono neanche considerate. Inizia così – e si protrarrà per ben cinque anni – il periodo più brutto e meno produttivo di tutta la sua attività artistica.

Continua nella pagina successiva

Biografia di Amedeo Modigliani (seconda parte)

Biografia di Amedeo Modigliani (seconda parte)

(Segue dalla pagina precedente)

Biografia e vita artistica di Modigliani

Amedeo Modigliani: Nudo sdraiato a braccia aperte
Nudo sdraiato a braccia aperte, cm. 60 x 92, Proprietà privata (G. M.), Milano.

Lo stato di indigenza in cui Modigliani si trova e l’elevata assunzione di alcool e droghe fanno del pittore un uomo dal comportamento libero da ogni regola: un “maudit”  (appellativo che generalmente si affibbia a personaggi di grande talento – “artisti maledetti” – che, incompresi, rifiutano i veri valori della società conducendo uno stile di vita asociale, provocatorio, pericoloso ed autodistruttivo).

Lo stato di salute dell’artista non può che aggravarsi di giorno in giorno. In questa triste fase della sua vita, Modigliani, essendo ancora preso per la scultura, realizza alcune “Teste” (per lo più precedute da studi di Cariatidi), ma dipinge anche qualche quadro per committenze occasionali.

Gran parte del tempo però lo trascorre alla Rotonde e Chez Rosalie, con la speranza di vendere ai suoi frequentatori, sempre con limitati risultati, alcuni disegni.

Amedeo Modigliani: una testa scolpita nel 1911
Una testa scolpita nel 1911

Nell’aprile del 1913 ritorna nella città natale per passare un periodo di riposo. A Livorno scolpisce alcune “Teste” che poco più tardi, non avendo la possibilità di portare con sé a Parigi, decide – secondo la nota leggenda – di liberarsene gettandole nel canale.

Ritornato nella capitale francese riprende la  solita vita sregolata, spesso in compagnia dei suoi compagni preferiti: Zadkine, Ortiz De Zarate, Foujita, Rivera, Soutine, Kisling.

Nel 1914 conosce Paul Guillaume (Parigi, 1891 – Parigi, 1934), un vero intellettuale e collezionista d’arte, allora assai noto nel mercato francese, che decide di acquistare alcuni suoi dipinti e dare impulso alla sua arte.

Nell’estate dello stesso anno il pittore s’innamora della poetessa inglese Beatrice Hastings, con la quale inizia un intenso rapporto sentimentale.

Amedeo Modigliani: Beatrice Hastings davanti a una porta
Beatrice Hastings davanti a una porta, cm. 81 x 54, Proprietà Mr. & Mrs. Louis Ritter, Scardale, New York, N. Y.

Allo scoppio della guerra, la Francia cambia atteggiamento nei confronti degli immigrati e molti artisti sono chiamati alle armi. Modigliani a causa delle sue precarie condizioni di salute viene riformato e si trasferisce stabilmente da Beatrice in Rue de Montparnasse 53. Qui realizza molti ritratti della poetessa e molti altri dedicati ai compagni, tra i quali Kisling, Frank Burty Haviland, Laurens e Picasso.

La relazione con Beatrice non dura molto a causa di incomprensioni, accesi litigi e frequenti reciproci tradimenti. In Agosto, a breve distanza della fine di quella relazione, l’artista, a causa di un collasso, viene ritrovato in stato di incoscienza presso uno studio al Bateau-Lavoir (Place Émile-Goudeau nel quartiere di Montmartre).

Finalmente nel giugno del 1916 conosce il polacco Léopold Zborowski il quale diventa suo protettore, promotore nonché mercante fino alla fine dei suoi giorni. Già negli ultimi mesi di quell’anno Zborowski è in grado di assicurargli, in cambio di parte dei suoi dipinti, un compenso settimanale. Il protettore, con la moglie Hanka e la loro amica Lunia Czechowska, si trasferisce in un appartamento in Rue Joseph Bara 3, dove Modigliani eseguirà una pregiatissima serie di nudi.

Amedeo Modigliani: Jeanne Hébuterne seduta, in profilo, con vestito scuro
Jeanne Hébuterne seduta, in profilo, con vestito scuro, cm 100 x 65, Proprietà privata, Parigi.

Nella primavera del 1917 conosce la diciannovenne Jeanne Hébuterne, una malinconica e riservata studentessa d’arte, la quale lo fa perdutamente innamorare.

Anche Jeanne corrisponde con grande passione e nasce così un rapporto amoroso che si rivela fin dall’inizio assai diverso da quello precedente. Infatti la sua arte, che risente della presenza della nuova compagna, diventa più limpida, fluente e serena ma, Amedeo, non riuscendo a cambiare il proprio stile di vita, alla fine dell’estate sente peggiorare seriamente la sua salute. Inoltre – poco tempo dopo – l’esposizione di una serie di dipinti presso la Galleria Weill diventa oggetto di grande scandalo: la raffigurazione di un nudo viene considerata come un’offesa al comune senso del pudore, determinando così la sollecita chiusura della mostra.

Amedeo Modigliani: Jeanne Hebuterne con maglione giallo
Jeanne Hebuterne con maglione giallo, 100 × 65 cm., Solomon R. Guggenheim Museum, New York

Nella primavera del 1918, in concomitanza con il bombardamento di Parigi, Jeanne si accorge di essere incinta ed Amedeo sente peggiorare nettamente il suo stato di salute. Zborowski decide di stabilirsi a Cagnes-sur-merin (Costa Azzurra) portando con sé alcuni amici, tra i quali l’artista, la sua compagna, Foujita e Soutine. In luglio Zborowski si sposta col gruppo a Nizza mentre  Foujita e Soutine ritornano a Parigi. Il 29 novembre nasce la piccola Jeanne.

Nel 1919, dopo aver subito un furto da cui sono spariti soldi e documenti e quindi impossibilitato ad allontanarsi da Nizza, Modigliani realizza le sue opere sotto il peso di una rinnovata responsabilità nei confronti della piccola Jeanne, della sua compagna e di Zborowski: dipinge quattro paesaggi (gli unici di tutta la sua produzione) e diversi ritratti ove posano bambini del quartiere e, soprattutto, l’amata compagna.

In maggio, avendo ottenuto i nuovi documenti, ritorna a Parigi con Jeanne di nuovo incinta. Sebbene gli accordi con Zborowski siano ulteriormente migliorati creando all’artista migliori prospettive di vita, l’alcool e la droga lo portano ad assumere un comportamento sempre più autodistruttivo.

Amedeo Modigliani: Testa di Jeanne Hébuterne, verso destra
Testa di Jeanne Hébuterne, verso destra, cm 46 x 29, Proprietà privata, Parigi.

Nel gennaio del 1920, dopo ripetuti aggravamenti del suo stato di salute, il suo protettore lo fa visitare da un medico che ne chiede l’immediato ricovero. Il 22 di gennaio Amedeo entra in ospedale (Hôpital de la Charité) in condizioni disperate e due giorni dopo muore di meningite tubercolare.

Il 25 dello stesso mese la compagna, ancora incinta (molto prossima al parto), si toglie la vita gettandosi dal quinto piano della sua casa natale.

 familiari di Jeanne scelgono una cerimonia in forma privata per la figlia, mentre al funerale dell’artista accorre gran parte di Parigi. Solo nel 1930 i resti di Jeanne verranno tumulati insieme a quelli di Amedeo, nel cimitero Père Lachaise.

Citazioni relative a Modigliani

Citazioni relative a Modigliani: (1884 1920) – la critica fino al 1927

(citazioni tratte dai “Classici dell’Arte”, Rizzoli Editore)

Pagine correlate: La biografia – Le opere – prima serieseconda serie – Citazioni 2 – Citazioni 3 – Citazioni 4 – Bibliografia

Le presenti citazioni sono di autorevoli voci della Storia dell’arte: F Carco in l’Eventail, G. Coquiot in Les Indipendants, A Salomon in L’Art vivant, G. Scheiwiller in “Amedeo Modigliani”.

Alcuni nudi, vari ritratti … Non vedremo mai, penso, Modigliani affrontare altri temi.

Ma i ritratti, così come i nudi, che ha buttato giù d’acchito, su. drappi scelti a caso, bastano a nobilitare la sua arte. Se questa vi colpisce per il cinismo e l’impiego di una tavolozza che egli concentra in due o tre toni trattati alla cieca; se deforma, tutto preso dal desiderio di conseguire la grazia; se sacrifica per creare e se nulla lo interessa tranne la scelta del colore, dopo il ritmo o questa segreta architettura del movimento ” che subordina le linee”, non restate colpiti dalia vostra lentezza nel cogliere i sottili rapporti fra la sensibilità del pittore e l’oggetto stesso della sua attrazione? Non è in causa il realismo, secondo l’accezione normale in pittura, quantunque non mi risulti che si sia mai raggiunta, prima di Modigliani, altrettanta intensità in un viso femminile … Ho visto Modigliani disegnare. Il suo senso così acuto della sfumatura lo porta a modellare l’attacco di un braccio, la curva purissima di un giovane seno; concentra strutture complesse in una, appena percettibile, sostiene il lieve incurvarsi di un ventre, estende un movimento fino al vivo dell’anima, lo lascia vivere … Vorrei esprimere la mia ammirazione per i disegni di Modigliani; ogni grazia vi si attua in stile, ed è lo stile stesso che ora ritroviamo nei dipinti allorché il pittore fissa sulla tela il proprio sentimento delle cose, la peculiare visione del mondo, dei ritmi e dei colori … Pittore, non scorda la necessità delle arti di rispettare le convenzioni su cui si basano e che le accomunano. Così, il senso plastico delle forme, da lui determinato tramite valori equilibrati per forza di piani più che di colore, si manifesta in Modigliani già al primo approccio con l’opera sua, e con una forza tale per cui gli è stato possibile mutare i modi espressivi senza turbare in nulla il carattere della propria pittura. Se un tempo strappava il rilievo tormentato di un viso da fondi bituminosi e densi di volumi; se codesto viso non era, per parte sua, che un oggetto di second’ordine del quale coordinava i tratti essenziali, bisogna riconoscere quanto siano evolute in tal senso le idee di Modigliani. I fondi si rischiarano; prendono ad animarsi; vengono alimentati da una miriade di sfumature, mentre la loro nobiltà senza artifici partecipa alla vita della composizione. La figura stessa rivela un’anima nuova. La luce, infine, che il nostro pittore voleva uguale pressoché ovunque, fa esplodere la linea,-la rende più sensibile e, pur nel rispetto dell’arabesco, l’apre a sottigliezze più rare. Si è potuto sostenere di Modigliani che le sue deformazioni non urtavano più il senso che si aveva della figura umana; non significa affatto che egli abbia rinunziato alle tendenze stesse della propria arte. Semplicemente ha approfondito le risorse che un pittore può ricavare dalla tavolozza e le ha realizzate. Da qui, l’evidente rivoluzione suscitata nella sua pittura; direi, addirittura, l’elevazione di essa. (F. CARCO, “Modigliani” ‘L’Eventail”, 15 luglio 1919).

Figura straordinaria, rapinosa, quella di Modigliani! Nel corso di un’esistenza delle più disordinate, questo pìttore-scultore, questo scultore-pittore riuscì a esprimere nudi meravigliosi e ritratti non meno eletti. Certo, si ripeté sovente; ma, nel complesso, quale assoluta originalità! Per ciò stesso le sue opere conquistano sempre. E che disegno, abile, sottile, d’una maestria folle, d’una qualità unica. Servendosi di un tratto sicuro, senza pentimenti, raffigurò nudi, visi, nei quali seppe imprimere ogni accento, senza pesantezze, — che dico! — con una delicatezza assolutamente aracnea. Soltanto certi disegni di Lautrec possono star alla pari con questa maestria così esclusiva, così superbamente sfacciata. Eppoi, Modigliani appare più sintetico, più raffinato, più prezioso. Assomma in sé tutte le qualità della sua Italia, nervosa fine esaltata … Senza dubbio, parecchi dei suoi nudi sono troppo uniformemente di quel color albicocca che è stato di moda, e che trasformò tanti visi di ragazze in frutti così caldi e nostalgici; ma non preferite forse questo tono di Estremo Oriente — o patina dell’oppio — al rosa eczematoso che ci propinano tanti pittori? Del resto, Modigliani ha dipinto anche voi, visi esangui, impalliditi da mali fisiologici o dagli eccessi. E ha rappresentato voi pure, vergini dolenti, dal capo reclino sul lunghissimo collo, fragile come uno stelo … Mirabile pittore del dolori. Ma, anche, Modigliani si gettava di colpo nella vita, la vita ardente forte rubizza. Sono molte le tele di questo genere : ragazzi traboccanti di salute, dai visi rossi, le zampe rosse; servette dai capelli neri o gialli, che si incollano come impomatati su fronti da criminali. (G. COQUIOT, “Les Independants”, 1920).

Fra i moderni non si trova che un solo ‘pittore della donna’ in senso naturale (e ciò toglie di mezzo Van Dongen) : l’italiano Modigliani; un pittore di nudo che sarebbe stato accettato anche meno di Renoir. Da oltre dieci anni Modigliani, che aveva esordito nel gusto borghese, espone con i fauves e i cubisti. Ma se, dopo quello di Renoir, è il caso di proferire un altro nome, direi che, pur fedele alla lezione di Cézanne, egli non si lascia incasellare tanto facilmente. Modigliani è il nostro solo pittore di nudo … Un giorno un commissario di polizia, o ispettore che fosse delle Belle Arti, fece togliere di mezzo le opere inviate da Modigliani a non so più quale Salon. Eppure, quanta spiritualità si sprigiona da una materia così ricca e bella, pastosa ma raffinata dallo scatto meditato con cui l’artista va in cerca di recondite preziosità; lui, che talvolta mostra di ammirare il candore e le risorse dei pittori-artigiani d’Italia … (A. SALMON, “L’art vivant”, 1920).

II carattere irrequieto del Modigliani, il suo ardore contenuto, si rivelano tutti nei suoi quadri. La sua natura si sfoga dipingendo e cerca attraverso linee contorte e tormentate, pennellate radiose e vibranti, la sua via. Temperamento focoso, fa pittura focosa. Anima sensibilissima, subisce 1″ ambiente che lo circonda pur restando fedele profondamente a sé stesso. L’arte del Modigliani non poteva svilupparsi che nell’atmosfera parigina … Giacché un quadro di Modigliani non può che piacere o urtare. La personalità dell’artista, spiccatamente aggressiva e autoritaria, non ammette accomodamenti. Per comprenderlo è indispensabile che lo spettatore sia dotato di quelle qualità visive e sensitive che faccian riscontro alla potenza emissiva dell’artista. In caso contrario, l’incomprensione è inevitabile … Mirabili soprattutto nell’opera del Modigliani sono i nudi. Essi vanno distinti in due categorie. Nella prima vanno posti quelli in cui si. sente come Modigliani avesse davanti a splendide modelle emozioni non solo spirituali ed artistiche, ma appassionate e carnali. … Nella seconda categoria van posti quelli, dirò così, più musicali e che anche riprodotti non possono in verun modo turbare i sonni del buon borghese. Non conosco ‘nudi’ di pittori moderni che mi diano la sensazione potente dell’intimità spirituale vissuta fra il pittore e la sua creatura, come quelli del Modigliani. Non si tratta qui. soltanto della solita bellezza dosata di un certo sensualismo animale: l’artista ha trasfuso in essi il suo godimento estetico, e come un mistico prega davanti all’ignoto, così egli adora la donna e attraverso il suo disegno prezioso, la sua pennellata raffinatissima, ne fa rivivere tutta la dolorosa fragilità. Sicché da taluni suoi nudi (come ad esempio quello dal titolo Nudo rosa) emana un senso assai più religioso ed estatico che da molti celebratissimi Budda di Angkor, di Ceylon, di Giava… (G. SCHEIWILLER, “Amedeo Modiglioni” (1925), 1927).

Citazioni su Amedeo Modigliani

Citazioni su Amedeo Modigliani – la critica fino al 1927 (tratte dai “Classici dell’Arte”, Rizzoli Editore)

Pagine correlate all’artista: Biografia – Le opere prima serie seconda serie – Le citazioni (1) – Le citazioni (3) – Le citazioni (4) – Bibliografia.

Le presenti citazioni sono di autorevoli voci della Storia dell’arte: W. George in “Modigliani” (“L’Annuir de l’Art”),  A. Salomon in “Modigliani, sa vie, son oeuvre”,  L. Vitali in “Disegni di Modigliani”, M. Dale in “Modigliani”, C. Zervos nel “Catalogo della mostra alla galleria De Hauke & Co” del 1929, M. Sarfatti nella “Storia della pittura moderna”.

… è propriamente negli studi di nudo che si. afferma il genio dell’artista. Questi nudi “di un sol getto” sono delineati con la bella disinvoltura dì cui può riuscire capace un artista che domina il soggetto. Mai, in Modigliani, il senso della forma viene contrastato da un particolare anatomico; mai tratto distintivo d’un modello giunge a far deviare il corso o a rompere il ritmo dei suoi poemi plastici. Eppure questi nudi, i più belli che artista, abbia mai disegnato dopo Ingres, non risultano arbitrar! o astratti; al contrario, appaiono concreti e veri. … Se egli stilizza le forme, lo fa in accordo con il loro carattere. I suoi grandi nudi sdraiati, resi mediante il succederai di linee curve, ondulanti, sono ieratici nella loro semplicità. … Gotico, Modigliani lo fu all’inizio, così come lo furono taluni grandi pittori del Trecento, un Barna o un Duccio. Le opere successive, di stile più elegante, fanno invece pensare a qualche quattrocentista, Filippino Lippi o addirittura Botticelli; in nessun momento, però, lo spirito d’analisi che ha indotto un Luca Signore!!! o un Paolo Uccello a scorribande investigative nei nuovi domini della prospettiva o dell’anatomia turba la coscienza del nostro contemporaneo. Drammatica, come avviene soltanto dei primitivi, o meglio, figurativa, l’opera di Modigliani, nata sul suolo di Francia dal contatto d’un genio italiano, tutto quanto Imbevuto della tradizione migliore, con le forze vive del genio francese; questo crogiolo magico in cui la pittura mondiale si alimenta di continuo, ha mantenuto i propri caratteri etnici. (W. GEORGE, “Modigliani”, “L’Annuir de l’Art”, ottobre 1925

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…… Modigliani, pur bevendo disperatamente, all’alcool non doveva nulla del suo talento; nulla di più, alle diavolerie della farmacopea orientale. Lo asserisce un testimonio ; un testimonio sentito tante volte, mai però colto in fallo. Ho detto che Modigliani non fu un ragazzo prodigio? Come d’improvviso, da una notte all’altra, da una notte volgare a una notte incantata, un pittoreìlo diligente e assolutamente saggio, un bravo inquilino di rue Lepic si trasforma in vagabondo di genio. II caso Modigliani è l’unico letteralmente miracoloso nell’universo dell’arte attuale. Miracolo più certo che quello dell’ignorante Rousseau il Doganiere, o quello di Utrillo … (A. SALMON, “Modigliani, sa vie, son oeuvre”, 1926).

Gli è che la chiave dell’arte di Modigliani, la ragion d’essere delle deformazioni cui assoggetta i suoi modelli — dai volti allungati inclinati sui colti cilindrici che sostengono le teste quasi a modo di colonna -, il senso di spirituale levità che emana dalle sue opere, godimento che io non so paragonare se non a quello delle armoniose figurazioni d’una danza lenta, hanno un solo nome: arabesco. Per questo mi sembra che Modigliani —in un certo senso, che il nostro artista resta pur sempre del tempo nostro (quello che viene in linea diretta da Baudelaire e da Rimbaud) e in ciò sta la sua virtù — sia della stessa famiglia dalla quale sono usciti i giapponesi e due italiani che si sono espressi con Io stesso linguaggio pittorico: intendo Simone Martini e Sandro Botticelli. Ma soprattutto al senese mi piace avvicinare Modigliani: a Simone Martini, quando abbandona la narrazione, per farsi pittore decorativo (decorativo, nel senso berensoniano). … Il disegno d’un pittore è come il diario intimo d’un letterato; in esso l’artista ti si rivela schietto, nei suoi caratteri essenziali, senza infingimenti e senza trucchi, che del resto l’aristocratico contrasto del bianco e del nero mal tollererebbe. … Di rado vi si ritrovano preoccupazioni chiaroscurali, molto spesso è un segno uguale e sottile, che si snoda filato leggero, con singolare purezza, chiudendo le forme in un ben ritmato giucco d’arabeschi di una squisita eleganza. Le curve s’intrecciano e si combinano via via con un senso quasi musicale, fra pause e riprese, incroci e sospensioni: suggerendo più che descrivendo, sintetizzando e non analizzando. E come il motivo d’un flauto pastorale evoca con le sue modulate cadenze tutto un mondo nostalgico ideale, così l’arabesco di Modigliani supera la realtà minuta del modello, inalzandolo in un mondo diverso e superiore, dove donne nutrite d’uno strano languore hanno corpi di virginea purezza. (L. VITALI, “Disegni di Modigliani”, 1929

Picasso, Modigliani e gli altri giovani artisti di Montmartre e Montparnasse vissero le stesse esperienze artistiche ed emozionali durante i tempestosi anni del cubismo e dell’arte negra, rimanendo tatti, più o meno, coinvolti in questi due importantissimi movimenti. La grandezza di un artista consiste nel particolare grado di reazione agli impulsi del suo tempo, nell’abilità a intenderli e nel disfarsi delle proprie dominanti più tipiche. Mentre si, riscontra sia in Picasso sia in Modigliani lo stesso spirito vivificante — lo spirito del genio —, l’arte di ciascuno dei due appare del tutto individuale. L’arte di Picasso è visionaria : egli riesce a vedere altrimenti che con una vista normale; e la visionartela, secondo Webster, è l’atto o la potestà di percepire visioni mentali, come quelle dell’immaginazione. L’arte di Modigliani è una rivelazione, e rivelazione, secondo Webster, è ‘svelare’, ‘dischiudere’. I ritratti di Modigliani sono brani descrittivi ; il suo occhio registra le sembianze con audacia, e una sorta di energia drammatica deriva alla maggior parte di essi proprio dalla semplicità impressionante con cui vengono presentati. Molta di questa gente ci fissa dalle tele, penosamente conscia della propria vita fragile, angusta, malsana, con il proprio terrore, la propria miseria o la morbida sensibilità chiaramente svelati. Ogni personaggio sopraffa l’immagine, e ogni immagine è una sintesi che spesso si rivela spietata, brutale. Modigliani non amò ne le anime ne i corpi, e dipinse questi ultimi con tale franchezza che le loro anime più o meno infelici attraggono il riguardante anche se le aborre. Presumibilmente, nessuno era per lui insignificante o privo di interesse. (M. DALE, “Modigliani”, 1929).

Per poter capire gii impulsi che agirono veramente in Modigliani, bisogna cercar di scordare il milieu parigino e rifarci all’arte italiana del ‘500, quella che scaturisce dal realismo naïf di Giotto, per poi rifugiarsi in una visionarietà delicata. Possiamo discernere nella sottigliezza pensosa dei visi di Modigliani qualcosa di peculiare che l’arte de! Botticelli aveva portato nella pittura italiana … Così, l’ascendente di Parigi su Modigliani dovrebbe essere ridotto agli effetti di quella felice atmosfera che raffinai i sensi, stimola gli entusiasmi, crea uno spirito di emulazione; e nulla è più vero del fatto che la natura di Modigliani trovò a Parigi gli elementi favorevoli al proprio sviluppo. Ma questo è tutto. La sua emotività si sviluppò a un punto tale che tutto in lui venne spinto agli estremi; e come la sua sensibilità si fece più acuta, crebbe l’intensità delle emozioni. Tale il motivo per cui lo svolgimento delle ultime opere di Modigliani non fa registrare alcuna novità di forma o di tecnica; vi troviamo soltanto mutamenti verso un acume più intenso nelle facoltà percettive di ordine sentimentale, che unisce, fonde definitivamente la composizione, mentre in opere precedenti l’emozione rimaneva spesso localizzata. Possiamo osservare, in questi lavori estremi, una sorta di abbandono all’immediatezza visiva, un abbandono ai fatti impulsivi che vanno oltre qualunque preordinazione e sembrano sottratti ai poteri dello spirito. La rapidità nell’improvvisazione è subentrata alla lentezza derivante dalla riflessione, dal bisogno di sperimentare, dalle difficoltà e dalle speranze. I ritratti e i nudi sono modellati con una rapida calligrafia veloce, come da gesti meccanici, e sono tali felicissimi gesti dell’inconscio a fornire il meglio dell’opera di Modigliani … La profonda tristezza del suo destino permea tutte le opere di lui, caricandole del loro valore sostanziale. Questa tristezza, infusa nei visi delle donne ritratte, li permea di un ineffabile pathos. Difficilmente si da un nudo femminile che non abbia il viso marcato dalla malinconia dell’artista : la tristezza dolente, rassegnata o distaccata, che li fa sembrare incomparabilmente casti. L’opera di Modigliani, così intrisa di straordinarie qualità sensitive, ci concede una sorta di diletto diffìcilmente reperibile fra i migliori pittori dei nostri giorni. (C. ZERVOS, Catalogo della mostra alla galleria De Hauke & Co., 1929).

Botticelli moderno, tutto bruciato dal fuoco dello spirito, che rende esili, quasi immateriali le sue creature, per lasciarne meglio trasparire lo spirito meditativo e gentilmente malinconico …. (M. SARFATTI, “Storia della pittura moderna”, 1930).

L’enfant Gras di Amedeo Modigliani

Amedeo Modigliani: L’enfant Gras

Amedeo Modigliani: L'enfant Gras
Amedeo Modigliani: L’enfant Gras, cm. 46 x 38, Pinacoteca di Brera, Milano.

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Sull’opera: “L’enfant Gras” è un dipinto autografo di Amedeo Modigliani, realizzato con tecnica a olio su tela nel 1915, misura 46 x 38 cm. ed è custodito nella Pinacoteca di Brera a Milano.

Precedentemente l’opera faceva parte della collezione di Paul Guillaume, un noto mercante d’arte. Attualmente è conservata nella Pinacoteca di Brera, facente parte della raccolta Vitali (Lamberto Vitali).

 Secondo alcuni studiosi, la tela in esame sarebbe da considerare come studio preparatorio per il ritratto di una ragazza. Il titolo “Enfant Gras” è naturalmente riferito alla scritta autografa sulla stesura pittorica, in alto a sinistra (come Modigliani era solito fare).

Ritratto di Moise Kisling di Amedeo Modigliani

Amedeo Modigliani: Ritratto di Moise Kisling

Amedeo Modigliani: Ritratto di Moise Kisling
Amedeo Modigliani: Moise Kisling, cm. 37 x 28, Proprietà privata, Milano.

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Sull’opera: “Moise Kisling” è un dipinto autografo di Amedeo Modigliani, realizzato con tecnica a olio su tela nel 1915, misura 37 x 28 cm. ed è custodito in una collezione privata (E. J.) a Milano.

L’effigiato è un noto pittore amico di Modigliani, trasferitosi a Parigi intorno al 1912-13. Il cognome dell’effigiato compare, con la scritta autografa dell’artista, in alto a destra, a cui fa seguito firma e data.

Breve biografia di Moïse Kisling

Moïse Kisling (Cracovia, 1891 – Sanary-sur-Mer, 1953) era un pittore polacco. Frequentò la Scuola delle Belle Arti di Cracovia, dove per la sua disinvolta creatività venne incoraggiato dai suoi professori a trasferirsi a Parigi, culla dell’arte pittorica dell’epoca.

Nel 1910 si recò a Montmartre (un famoso quartiere parigino) per poi trasferirsi, anni dopo, a Montparnasse.

Durante la Prima guerra mondiale si arruolò nella Legione straniera francese e nel 1915 subì una brutta ferita nella battaglia della Somme. Per tale motivo ottenne in premio la cittadinanza francese.

Svolse la sua attività Montparnasse dove partecipò attivamente alla comunità artistica di allora.

Il linguaggio impiegato da Kisling nella paesaggistica assomiglia molto a quello di Marc Chagall, ma la sua notorietà deriva soprattutto dai suoi ritratti e dai suoi nudi surreali.

Moïse Kisling morì il 29 Aprile 1953 a Sanary-sur-Mer, Var, Provence-Alpes-Côte d’Azur, France.

Ritratto di Celso Lagar di Amedeo Modigliani

Amedeo Modigliani: Ritratto di Celso Lagar

Amedeo Modigliani: Ritratto di Celso Lagar
Celso Lagar, cm. 35 x 27, Proprietà privata, Parigi.

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Sull’opera: “Celso Lagar” è un dipinto autografo di Amedeo Modigliani, realizzato con tecnica a olio su tela nel 1915, misura 35 x 27 cm. ed è custodito in una collezione privata a Parigi.

Il quadro è firmato in basso a sinistra.

L’effigiato, uno spagnolo, abbastanza celebre come pittore e scultore, nacque nel 1891 a Ciudad Rodrigo; si trovava in soggiorno a Parigi nel biennio 1915-16.

Breve biografia di Celso Lagar

Celso Lagar è figlio d’arte e la sua prima formazione si svolge presso l’atelier del padre fino al 1907, anno in cui si trasferisce a Madrid, presso la bottega di Miguel Blay (1866-1936). L’anno successivo vince una borsa di studio per un corso di scultura a Parigi.

Nella capitale francese Lagar si dedica alla pittura esponendo le sue opere alla Galerie Ashnur e, nel 1913, fa amicizia con Modigliani, il quale influenzerà non poco il suo stile.

Nel 1915 allestisce la sua prima mostra personale presso le Gallerie Dalmau, facendo conoscere ai visitatori catalani il “Planismo” (movimento spagnolo), una combinazione di elementi futuristi e cubisti.

Nel 1915 espone presso la Sociedad Atenea di Gerona. Negli anni successivi presso le gallerie Layetanas (1916 – 1917), General de Arte (1917), l’Ateneo (1918) e partecipa con l”Asociacion de Artistas Vascos ad altre manifestazioni pittoriche tra il 1918 ed il  1919.

Nel 1919, dopo il ritorno a Parigi, il suo stile cambia radicalmente, indirizzandosi verso una nuova figurazione integrata da elementi del “Periodo Rosa” di Picasso, dello stile Solana e dell’espressionismo di Rouault. Il suo tema preferito diventa il circo.

Ritratto di Alice di Amedeo Modigliani

Amedeo Modigliani: Ritratto di Alice

Amedeo Modigliani: Ritratto di Alice
Amedeo Modigliani: Alice, cm. 78 x 39, Statens Museum for Kunst, Copenaghen.

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Sull’opera: “Alice” è un dipinto autografo di Amedeo Modigliani, realizzato con tecnica a olio su tela nel 1915, misura 78 x 39 cm. ed è custodito negli Statens Museum for Kunst a Copenaghen.

L’artista realizzò molti dipinti con raffigurazioni riguardanti giovanissimi ragazzi. La presente composizione viene resa pregiata soprattutto per la raffinatezza dei particolari e l’armonia delle variazioni cromatiche, nonché dei gradevoli contrasti.

 Il titolo “Alice” deriva dalla scritta autografa riportata in alto a sinistra, come era consuetudine fare dell’artista.

Identificando nel ritratto dal titolo “Raymond” (pagina successiva) il poeta Radiguet si conferma anche l’identità della ragazza qui raffigurata, di nome “Alice”, la giovanissima amante dello stesso Radiguet.

Citazioni sul pittore e scultore Modigliani

Citazioni sul pittore e scultore Modigliani (citazioni tratte dai “Classici dell’Arte”, Rizzoli Editore)

Pagine correlate a Modigliani: La biografia – Le opere prima serie seconda serie – Le citazioni (1) – Le citazioni (2) – Le citazioni (3) – Bibliografia.

Le presenti citazioni sono di autorevoli critici della Storia dell’arte: L. Bartolini in “Modì”, R. Carreri in “Modigliani”, J. Thrall Soby nel “Catalogo della mostra all’Art Museum di Cleveland e al Museum of Modern Art di New York”, G. di San Lazzaro in “Modigliani Portraits”, C. Roy, “Modigliani”.

… voglio dimostrare che egli dipingesse in trance riuscendo a moltiplicare la sua anima e a farla sortire fuori di sé, In estasi. Io credo che egli vedesse, nella sua tela, le cose prima che vi fossero disegnate e dipinte. E, di materiale atto, stando in trance, non doveva fare altro se non passare sopra alla sua visione; con segni, dapprima; e riempimenti di spazi di colore, dopo. Colore che sparso, in un primo tempo, a fiocchi sopra la tela, veniva ad intensificarsi grado grado che la visione cedeva posto alla realizzata immagine … Egli, nel ritrovarsi in istato di grazia, era un santo amoroso; era un santo di cui non ritrovo. qui per qui, riscontro; e ne nella storia dei miti, ne in quella della chiesa cristiana. Ma egli era, sì, un santo (come san Luca, pittore); Modigliani era un santo, e, se io possedessi denari, proporrei, alle sante congregazioni religiose, la sua beatificazione: accanto ai già beati Benedetto da Norcia, e Filippo Neri. Che in quanto ai miti pagani, il santo a cui più di tutti Modigliani assomiglia è Apollo. Certo, le figure di Modigliani sono pure, come quelle dei pittori greci e romani. Il suo disegno è quanto quello delle Giocatrici di astragali (pittura ercolanense monocroma). Vale a dire che Modigliani è uguale al più bei disegno, che c’è rimasto, di mano degli antichi. Dopo gli antichissimi, soltanto Giambellino e Pisanello o Antonio Pollaiolo, o Hans Holbein disegnarono chiaro quanto Modigliani; ma nessuno disegnò più chiaro di lui. E, del nostro primo Rinascimento, lo stesso Piero della Francesca, l’istessissimo Masaccio gli sono inferiori. Piero della Francesca, è, rispetto a lui, duro, tagliente, spigolato, con rifiniture accademiche, adopera cose inutili; prende posizioni troppo ragionate a freddo. A freddo; come, poi, ragionò quasi sempre, nelle opere, ed anche nei disegni per l’Elogio della Pazzia di Erasmo, Hans Holbein. (L. BARTOLINI, “Modì”, 1938).

Ce ne sono stati tanti prima: con più genio, con più sapienza, con più resistenza, con più speranza. Ge ne sono stati tanti che sono andati più in là prima e dopo. Ma Modiglioni è uno. Modigliani è indivisibile. La sua storia comincia e finisce con lui. E anche la sua pittura. Modigliani è Punita dell’anima. Era un peccatore rovinoso, di quelli che bruciano e tutto consumano per arrivare al centro dell’anima. Il colore era l’emanazione di questo centro : la sua radice e la sua estasi. Quando s’è voluto teorizzare sulle sue gamme ne è venuto fuori un riassunto da laboratorio. Per raggiungere l’ansietà dei rossi Modigliani ha vissuto sul bruciato. Ha peccato. Ha espiato. Ha peccato ancora come santa Caterina cercava il suo rosso. Era un presentimento e una vocazione. Le donne erano fuoco. La pittura era fuoco. Parigi come Babilonia la capitale del male. La vedeva rossa come i senesi la città del demonio. E rosse le facce delle donne dai cui occhi l’anima dipartita alitava nell’aria arrossandola. Quando Modigliani consumò l’ultimo rosso morì. … Della Scuoia di Parigi non ha la variabilità degli stili ne l’intemperanza. Non si affanna dietro i sistemi. Non ha un sistema. Non ha idee da imporre ne da servire. Non è come Picasso un panorama. È un isolato come Rouault di cui ha Io stesso amore per le tonalità calde. Ma il suo bruciato non proviene da avventure luministiche. Non è una mano erudita come Derain. … L’espressione monodica è fondamentale nello stile di Modigliani. Al fondo dei suo essere c’è qualcosa di orientale non soltanto per l’origine semitica. La tendenza al simbolo e al motivo, la ripetizione, la forma chiusa e il colore. Quel ritmare e cadenzare. L’eleganza del segno ininterrotto che quasi raggiunge la stilizzazione. Quei caricare la linea e duttilizzarla sino alle curve più melodiose. La stessa insistenza di alcune effusioni. La puntualità dei ritorni e Io stretto numero del suo repertorio ridotto a una tipologia unica e facilmente riconoscibile. La fedeltà alla figura umana elevata a immagine. E questa immagine sempre ardente e piena di grazia che varia e si riproduce nella medesima fissità. La linea è intangibile. La struttura del corpo umano è l’orizzonte sensibile di questo orientale temperato in Toscana. (R. Carreri “Modigliani”, 1950).

… era lungi dall’essere soltanto un realista. Al contrario, egli risolse ripetutamente uno dei problemi più difficili della ritrattistica moderna : come esprimere la realtà oggettiva in rapporto con la segreta costrizione esercitata dall’artista. Il vigore del suo stile estingue la realtà puntuale, e di. fatto le sue figure hanno a volte il fascino dei pupazzi dei ventriloqui ; sono credibili e assolutamente dotate di carattere, ma sarebbero scialbe, inconcepibili senza l’animazione formale. (J. THRALL SOBY, “Catalogo della mostra all’Art Museum di Cleveland e al Museum of Modern Art di New York”, 1951).

… un giorno scopre l’arte negra; ma mentre Picasso vi ritroverà lo’spirito dei primitivi catalani, in quelle statuette — che amava Modigliani non sarebbe riuscito a scorgere nulla di toscano. La passione per Farle negra lo risolve a farsi scultore … Nessuno però ha capito perché di colpo egli abbandoni la scultura dopo i primi risultati importanti; perché l’abbandoni per ritornare alla pittura. Dalla scultura aveva ottenuto ciò che con tanta ansia cercava da anni; gii aveva rivelato se stesso, l’aveva restituito a un’Italia purificata .dal suo italianismo, un’Italia vera, nobile, popolare e piena di grazia. Sull’importanza del disegno in questa pittura, che forse non sarà geniale ma è schietta, viva, densa di risonanze, sull’eleganza manierata del suo arabesco quasi botticelliano è stato detto tutto. Invece, raramente si è chiarito quanto la pittura di Modigliani debba alla scultura, specie per la modellazione delle figure: il collo lungo, la sua attaccatura alle mascelle, l’ovale del viso, il profilo sottile del naso e gli occhi a mandorla, mezzo vuoti, sono caratteristiche della scultura, particolarmente di quella in legno. Pittura manierata, certo, ma sensibile, umana in un mondo dove Parte tendeva sempre più a disumanizzarsi, seguendo e precedendo gli esempi della vita. Pittura manierata, cioè meditata, l’ultima che rifletta ancora la poesia esistenziale, la dignità della condizione umana. Quanto all’eleganza espressiva delle figure, non si trattava d’altro che dell’eleganza eletta e armoniosa dell’arte toscana. Già, perché grazie a Modigliani l’Italia era presente a Parigi, soprattutto nei ritratti … nei quali, anche con le deformazioni espressioniste, Modigliani non manca mai di rispetto alla figura umana … (G. di San Lazzaro, “Modigliani Portraits”, 1957).

La carriera di Modigliani è la storia d’una lunga riflessione del e sul viso umano. I suoi capolavori ispirano Io stesso rispetto che si prova dinanzi all’abside dorata della cattedrale di Torcello, là dove si allunga e s’inchina al di sopra dei fedeli la Vergine col Bambino, oppure dinanzi alle Madonne senesi. Amedeo Modigliani traspone nell’universo profano del quadro di cavalletto la visione sensibile dei maestri da lui studiati e amati: nel cuore di una Babele cosmopolita reinventa una Bisanzio intima, ed egli stesso è il modesto basileus della vita privata dell’aldilà, il fra’ Amedeo degli angeli decaduti. Attraverso strade apparentemente fuori mano, sapendo benissimo — da Lautrec a Cézanne, dall’arte negra ai senesi — scegliere il meglio ovunque si nascondesse, Modigliani riscopre, senza la menoma traccia di ‘museo’ o di reminiscenza ossessiva, la pura tradizione della figura condotta al massimo dell’esaltazione, che va da Bisanzio ai senesi, dai Lorenzetti a Botticelli … Così una delle opere più fieramente silenziose di quel tempo è stata conclusa da un giovane che viveva nel centro stesso del tumulto … Una fra le opere più umane è stata pensata negli anni d’uno fra i maggiori scompigli dell’umanità che la storia abbia conosciuto. (C. Roy, “Modigliani”, 1958).