La casa di Giverny fra le rose di Claude Monet

Claude Monet: La casa di Giverny fra le rose

Claude Monet: La casa di Giverny fra le rose
Claude Monet: La casa di Giverny fra le rose, cm. 89 x 100 Musée Marmottan di Parigi.

Prima serie opere  Seconda serie  opere

Sull’opera: “La casa di Giverny fra le rose è un dipinto autografo di Monet realizzato con tecnica ad olio su tela nel 1922, misura 89 x 100 cm. ed è custodito nel Musée Marmottan di Parigi.

Le tre grandi masse coloristiche di questa composizione – fredda nella parte alta, calda nella parte di destra ed a tonalità verdastre sulla sinistra – si fondono armoniosamente in un’esplosione cromatica di cui l’artista è solito creare nei suoi lavori.

Ninfee di Claude Monet

Ninfee di Claude Monet: Particolari delle nuvole, del mattino, dei riflessi e del tramonto

Ninfee di Claude Monet: Ninfee particolare delle Nuvole
Claude Monet: Ninfee particolare delle Nuvole, cm. 197 x 340
Ninfee particolare del Mattino
Claude Monet: Ninfee particolare del Mattino, cm. 197 x 340
Claude Monet: Ninfee particolare dei Riflessi
Claude Monet: Ninfee particolare dei Riflessi verdi, cm. 197 x 340
Claude Monet: Ninfee particolare del Tramonto
Claude Monet: Ninfee particolare del Tramonto, cm. 197 x 340

Prima serie opere  Seconda serie  opere

Sull’opera: “Ninfee” è una serie di dipinti autografi di Monet realizzata con tecnica ad olio su tavola tra il 1914 ed il 1918, i cui supporti misurano:

Nuvole: 197 x 1271 cm. (tre pannelli)

Mattino: 197 x 1211 cm. ((tre pannelli)

Riflessi verdi: 197 x 847 cm. (due pannelli)

Tramonto: 197 x 594 cm.

Le opere sono custodite nel Museo del Louvre (Orangerie) a Parigi.

 Nel 1918 René Gimpel (un conosciuto mercante d’arte amico di Prouste) e Georges Bernheim (omonimo della famosa Galleria parigina) si recano a GIverny perché venuti a conoscenza che Monet stava lavorando in gran segreto in una “lmmensa e misteriosa decorazione”  trovandosi  “dinanzi a uno strano spettacolo artistico: una dozzina di tele disposte in cerchio sul pavimento, l’una accanto all’altra, tutte larghe circa due metri e alte un metro e venti; un panorama fatto d’acqua e ninfee, di luce e di cielo. In quell’infinità, acqua e cielo non avevano ne inizio ne fine. Ci parve d’essere presenti a una delle prime ore della nascita del mondo. L’insieme è misterioso, poetico, incantevolmente irreale, e da una sensazione strana: un misto di disagio e di piacere al vedersi circondati da ogni parte dall’acqua”. “Lavoro tutto il giorno a queste tele — rispose Monet — me le passano una dopo l’altra. Nell’atmosfera riappare un colore che avevo scoperto ieri e abbozzato su una delle tele. immediatamente il dipinto mi viene dato e io cerco il più rapidamente possibile di fissare in modo definitivo la visione, ma di solito essa scompare velocemente per [asciare il posto a un altro colore già registrato alcuni giorni prima in un altro studio che mi viene posto quasi istantaneamente dinnanzi; e si continua così per tutta la giornata…”.

Era da circa una decina di anni che Monet aveva in mente di realizzare una serie di tele aventi come soggetto lo stagno di Giverny, ma continuamente rimandava la cosa a “momenti migliori”: oppresso dalla perdita della moglie e del figlio non se la sentiva di affrontare un lavoro troppo impegnativo. Finalmente gli affetti della figliastra Blanche e dell’amico giornalista Georges Clemenceau (Mouilleron-en-Pareds, 1841 – Parigi, 1929)  riuscirono ad attenuargli il dolore, tanto che il pittore riprese a pieno ritmo l’attività artistica  riaprendo un nuovo e grande atelier.

Nel 1920, per celebrare la pace, Monet volle donare dodici opere (Ninfee)  allo stato francese. “Non dormo più per colpa loro” racconta qualche anno più tardi: “di notte sono ossessionato continuamente da ciò che sto cercando di realizzare. Mi alzo ai mattino rotto di fatica. L’alba mi rida coraggio ma la mia ansietà torna non appena metto piede in studio ….. dipingere è cosi difficile e torturante. L’autunno scorso ho bruciato sei tele insieme alle foglie morie del mio giardino. Ce n’è abbastanza per far perdere la speranza. Ciononostante non vorrei morire prima di aver detto tutto quel che avevo da dire: o almeno aver tentato di dirlo. E i miei giorni sono contati… Domani forse…‘.

Marchiori nel 1931scrisse: “Le Ninfee, per tale connubio delle qualità istintive del genio di Monet, dettato solo dalla sensibilità, senza restrizioni teoriche, son lì a dire quanto fosse vitale l’impressionismo per giungere a cosi grandi altezze, fuori dei limiti di quelle leggi che regolano la pittura proprio nel tempo in cui il cubismo era già passato alla storia e cento altre scuole si susseguivano febbrili, secondo il costume di questo secolo irrequieto di ricerca”.

L. Venturi scrisse “l’errore artistico più grave di Monet” dove “nessun tragico accento in questa specie di cupio dissolvi bensì un gioco d’artificio al quale l’eccezionale abilità non toglie i caratteri di gioco”.

Cesare Brandì scrisse: “tra tutti i dipinti quello che mozza il fiato è proprio questo, il più grande con le Ninfee”; e poi ancora: “Questo è veramente il quadro da mostrare a chi ricerca il soggetto, il messaggio, la comunicazione: il quadro che fa capire che cos’è la pittura, o se non si capisce, la fa ignorare per sempre”; e oltre: “Quando l’emozione del primo incontro si placa […] si riconosce che questa pittura è calma, che la sua sovversione cromatica risulta rigorosa e precisa come un tiro al ber

Vela sulla Senna ad Argenteuil di Claude Monet

Claude Monet: Vela sulla Senna ad Argenteuil

Vela sulla Senna ad Argenteuil
Claude Monet: Vela sulla Senna ad Argenteuil, 1874 (1873?), 50 x 64 cm. Collezione privata.

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Sull’opera: “VELA SULLA SENNA AD ARGENTEUIL è un dipinto di Monet realizzato con tecnica ad olio su tela nel 1874, misura 50 x 64 cm. ed appartiene ad una collezione privata.

Il cromatismo di questo dipinto, a seconda dello stato d’animo dell’osservatore, può generare in esso le più svariate emozioni che vanno dalla tristezza alla totale serenità.

L. Venturi, a proposito di questo quadro, evidenzia il completo abbandono delle regole prospettiche lineari per dare forza a quelle del colore; e continua: “Ciascun colore è attenuato ma il loro insieme è intenso per rivelare la contemplazione del giorno che muore infocato all’orizzonte, mentre la gran vela si raffredda in penombra grigia. È la contemplazione del visionario che partecipa alla vita della luce, al suo lento morire al tramonto”.

La Gare Saint-Lazare di Claude Monet

Claude Monet: La Gare Saint-Lazare

Claude Monet: La Gare Saint-Lazare
Claude Monet: La Gare Saint-Lazare, 1877, 60 x 80, Chicago, Art Institute.

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Sull’opera: “La Gare Saint-Lazare è un quadro autografo di Monet realizzato con tecnica ad olio su tela nel 1877, misura 60 x 80 cm. ed è custodito a Chicago, Art Institute.

Nel corso degli ultimi mesi del 1876 Monet si trovava a Parigi ed ebbe l’occasione di realizzare una serie di vedute “en plein air” nella stazione di Saint-Lazare.

 Molte di queste vennero esposte alla terza manifestazione degli impressionisti nell’aprile del 1877 con i titoli: Gare Saint-Lazare, Arrivée du train de Normandie, arrivée d’un train, Le pont de Rome, Gare Saint-Lazare, Saint-Lazare, Vue interieure de la Gare e altri Intérieurs de la Gare Saint-Lazare. La cronologia “1877”, apportata su alcune delle opere, dimostra come l’artista riprese  la pittura “en plein air”.

Anche in questa composizione è il cromatismo il principale protagonista dell’opera, che viene steso sulla tela con decisione e senza nessun ripensamento: emozione dopo emozione tratte dal vivo, che corrispondono a pennellata dopo pennellata – allo stato puro – subito stese sulla tela … senza essere inquinate dalla ragione! Quello “stato puro” è riferito naturalmente all’emozione, non certo al pigmento che esce dal tubetto.

Impressione – Sole nascente di Monet

Claude Monet: Impressione – Sole nascente

Claude Monet: Impressione - Sole nascente
Claude Monet: Impressione, sole nascente, 1872,  Musée Marmottan Parigi.

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Sull’opera: “sole nascente (impressione) (Il porto di Le Havre) è un quadro autografo di Monet realizzato con tecnica ad olio su tela nel 1872, misura 48 x 63 cm. ed è custodito al Musée Marmottan di Parigi.

L’opera venne esposta alla prima manifestazione del gruppo dei futuri pittori impressionisti allestita nel 1874 presso lo studio del fotografo Nadar.

In seguito alla sua presentazione, l’opera in esame – con il titolo “Impressione” – divenne subito pretesto per un appellativo dispregiante da appioppare al gruppo: uscì un articolo di Leroy sullo “Charivari” molto polemico verso la manifestazione.

È questo un prestigioso dipinto, denigrato e deriso alla manifestazione, nel quale l’artista si lascia trasportare da un’insolita ispirazione poetica.

L’assoluta indipendenza dall’oggetto, sentito come come volume, è la più bella conquista di questo periodo fatta dall’artista. Il cromatismo nel quale dominano le tonalità blu ed i rosé, stesi sulla tela in delicate velature, attenuano – rendendoli morbidi – i rumori causati dal movimento dell’acqua … nella giornata che sta per nascere.

Impressione, “Sole nascente” è una marina che raffigura il levar del sole nel porto di Le Havre, e può considerarsi come il quadro simbolo dell’impressionismo.

Scogli a Belle-Ile di Claude Monet

Claude Monet: Scogli a Belle-Ile

Claude Monet: Scogli a Belle-Ile
Claude Monet: Scogli a Belle-Ile, cm. 65 x 81, Museo d’Orsay, Parigi.

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Sull’opera: “Scogli a Belle Ile è un dipinto autografo di Monet realizzato con tecnica ad olio su tela nel 1886, misura 65 x 81 cm. ed è custodito nel Museo d’Orsay, Parigi. 

Il punto di osservazione di questo dipinto è molto alto e la porzione di cielo diventa una ristrettissima fascia difficilmente paragonabile alla grande distesa di mare mare, che rappresenta il soggetto principale.

La coloristica di questo dipinto, come in molte opere di Monet, non smentisce affatto l’artista che l’ha creata, con un pigmento corposo, denso e, soprattutto, visibile nel supporto pittorico.