Storielle stravaganti

Storielle stravaganti di un eccentrico santostefanese

di Stefano Busonero, editore Youcanprint

ISBN edizione cartacea: 9788867515912    –   ISBN edizioni digitali: 9788867518555

Le quarantanove storielle, quasi totalmente autobiografiche, hanno origine dal forte desiderio dell’autore di esternare le più svariate emozioni succedutesi nei vari periodi della sua vita, comprese naturalmente quelle relative all’infanzia.

Alcune storielle del libro

Storielle stravaganti di un eccentrico santostefanese

Il cappello che galleggiava da solo

Questa storia non riguarda me in prima persona, che tutti chiamavano Stefanino, ma la voglio raccontare lo stesso perché è molto curiosa, fa parte di me e della mia infanzia. Un avvenimento che mio nonno Michele mi raccontava spesso, insieme a tanti altri fatti di guerra, della Grande Guerra. E voglio iniziare a scrivere partendo proprio da lui, che sapeva esporre storie meravigliose, raccontando un piccolo episodio della sua incredibile vita. Un giorno di molto tempo fa, un turista che stava passeggiando a Porto Santo Stefano, lungo il molo della Croce, notò un cappello galleggiare in modo assai strano. Era particolarmente incuriosito perché quel tipo di cappello non aveva la possibilità di galleggiare, eppure galleggiava. Percepì inoltre che doveva esserci qualcosa di strano in quel copricapo niente affatto bagnato adagiato sul mare. Il turista si rese conto in un attimo che qualcuno l’aveva gettato in mare pochi istanti prima e volle quindi osservarlo con maggior attenzione. Appena intuì l’accaduto, si gettò in acqua a capofitto, afferrò mio nonno sul fondo del mare e lo riportò in superficie sano e salvo. Mio nonno Michele non sapeva nuotare e molte volte, nel lungo arco della sua esistenza, mi raccontò la storia di quando cadde in mare mentre pescava dalla barca legata alla banchina. Era un uomo che aveva passato l’intera vita sulle navi e, in pensione, sulla sua barchetta. Eppure … non sapeva nuotare!

La maestra della prima elementare

Avevo appena cinque anni e visto che ero un bambino molto sveglio ed intraprendente, mia madre ebbe l’idea di mandarmi a scuola un anno prima. La cosa fu di facile realizzazione, le bastò solamente parlare con i maestri e così iniziò il mio percorso scolastico. Il primo giorno di scuola andai accompagnato da mia madre e scegliemmo come insegnante il maestro Tosi che era anche amico di mio padre. Però il primo giorno fu anche l’ultimo, perché costui non mi volle più in classe dato che ero troppo disubbidiente, correvo, gridavo, mi sporgevo dalle finestre, mi infilavo sotto la cattedra e distraevo tutta la classe. Mia madre, decisa più che mai a farmi continuare, non si dette per vinta e andò a parlare con la maestra Bernagozzi che appena mi vide mi prese in braccio chiamandomi “passerotto della maestra”. Proprio grazie al suo affetto e alla sua pazienza riuscii a iniziare e terminare l’anno scolastico. Quando la facevo arrabbiare, alzava la mano come per darmi un gran ceffone e, quando quella sberla arrivava sulla faccia, perdeva tutta la sua intensità e diventava una dolcissima carezza. Mi voleva molto bene!

Un giorno però le lasciai un ricordino che, se è ancora in vita, certamente ricorderà! Prima però voglio descrivere gli avvenimenti dei giorni precedenti.

Era da qualche giorno che non riuscivo ad andare di corpo ed una sera mia madre mi dette la “dolce Euchessina”, un purgante leggero che avrebbe dovuto aiutarmi a defecare, ma anche la mattina successiva non riuscii a farlo, così quella sera stessa, prima di andare a letto ingoiai, dietro invito di mamma, l’olio di ricino. Era la prima volta che lo prendevo e, al solo pensiero ricordo lo sgradevole sapore. Nonostante tutti i tentativi, non riuscii a evacuare neanche la mattina dopo. Quindi andai, come tutti i giorni, a scuola. Non era passata ancora la prima ora di lezione che mi venne un dolore di pancia indescrivibile! Avvertii subito la maestra che allarmata, andò a chiamare immediatamente la bidella per farmi accompagnare al gabinetto. Non la trovò perché quel giorno si sentiva male, quindi ritornò in classe con l’intento di risolvere lei il mio problema. Purtroppo era ormai troppo tardi, me l’ero fatta addosso, proprio quando la maestra era uscita di classe per cercare la custode. In quel frattempo, nella classe successero delle cose per me assai sgradevoli. Mi sentivo la cacca nelle mutandine e nei pantaloni. Stavo fermo fermo nel banco con la grande paura che i miei compagni di classe se ne accorgessero. La puzza però incominciò ad inondare tutta la stanza, arrivando addirittura alle ultime file di banchi. Mario si alzò dal suo posto e dirigendosi verso di me mi chiamò “cacasotto” e poi rivolto verso gli altri disse a voce alta:

«Busonero si è cacato sotto!»

Fu per me una cosa molto umiliante. I miei compagni incominciarono a girarmi attorno ed a farmi dei versacci che ricordo ancora chiaramente a distanza di oltre mezzo secolo. C’era chi si turava il naso, chi mi ripeteva frasi orrende, chi mi tirava fogli accartocciati. Entrò la maestra ed ebbi paura.

Cosa mi farà adesso?” pensai.

Ella vide la scena e sentì gli schiamazzi, così incominciò a gridare arrabbiatissima verso tutta la classe, poi si diresse velocemente verso di me e, quando mi raggiunse mi prese in collo, comprimendo l’abbondante cacca che i calzoni non riuscivano più a contenere. Le sporcai il vestito con una ridondante dose di popò, così tanta che le colava per tutto il vestito fino a sporcarle le scarpe. I miei compagni ormai avevano preso il sopravvento e continuavano a far baccano incontrollati. L’insegnante mi stringeva sempre più a sé, accarezzandomi il viso senza rendersi conto di avere le mani piene di cacca. Quando si accorse che mi aveva sporcato ebbe un’esclamazione di dispiacere che fece ulteriormente ridere tutti i miei compagni. Alla fine riuscì a portarmi al bagno e a darmi una bella ripulita. Doveva avvisare mia madre dell’accaduto, ma non c’era la bidella che lo potesse fare, pertanto, insieme ad un’altra maestra, decise di mandare un alunno della quinta classe a chiamarla che fortunatamente la trovò ancora in casa, poiché non era ancora uscita per la spesa. Venne immediatamente a scuola a prendermi. Quando arrivammo a casa, vedendomi ancora molto agitato, mi disse dolcemente:

«Stai tranquillo, esco e ritorno in cinque minuti!»

Entrò nella sua camera da letto, aprì l’armadio, prese il vestito migliore che aveva, un paio di calze e un paio di scarpe, mise il tutto dentro una borsa e si diresse verso la scuola dalla maestra Bernagozzi, per dare anche a lei la possibilità di ripulirsi e di liberarsi dagli abiti maleodoranti. Avrò per sempre un carissimo ricordo della mia cara maestra!

Vino, canti, chitarre e … strani suoni

Nei mesi di ottobre e novembre aprivano le “frasche”, cantine aperte in certi periodi dell’anno dai contadini, proprietari di vigne, nelle quali vendevano il vino nuovo appena uscito dalle botti. Un fascio di cime di leccio veniva appeso fuori dalla porta per indicare il ritrovo della frasca.

Io a quei tempi ero ancora bambino e ricordo quando, con altri ragazzini, andavo a trovare gli allegri frequentatori delle frasche, che bevevano, cantavano accompagnati dalle loro scordate chitarre – talvolta mancanti di una corda – scherzavano e facevano delle curiosissime gare di abilità corporea. Era un bellissimo passatempo, molti di loro sotto l’effetto del buon vino cantavano magnificamente ed era piacevole ascoltare in polifonia canto, controcanto, falsetto e chitarre insieme.

Un giorno, a proposito di queste gare di abilità, mi capitò di assistere, insieme ad alcuni miei amici ed a tanta altra gente, a uno spettacolo che mi è rimasto profondamente scolpito nella mente. La frasca si trovava in “via della chiesa”, sotto la nota “Piazzetta dei quattro venti”. Fuori della porta d’ingresso, nella piazzola antistante, c’erano due chitarre posate su un tavolino e un uomo in piedi aveva un taccuino in mano nel quale segnava i punteggi dei quattro concorrenti. Questi si portavano con il sedere a distanza molto ravvicinata verso l’orecchio di un giudice seduto su un piccolissimo sgabello e, uno alla volta, mollavano una scoreggia che alle volte era sonora ed altre poteva essere ascoltata solo dal giudicante. L’uomo con il taccuino segnava il punteggio e gli spettatori battevano le mani con intensità diversa a seconda del volume del suono che usciva fuori dal deretano dei concorrenti. La gara durava circa un’ora e quel giorno, allo scadere del sessantesimo minuto, il vincitore ne aveva realizzate 85.

Avevano un metodo infallibile per provocare gas intestinale. Immagazzinavano aria dallo stomaco, ma lo tenevano nascosto a noi bambini perché sapevano che la cosa non era tanto indicata per la nostra salute. Il record delle 172 scoregge, detenuto da Mario e che nessuno riusciva più a raggiungere, era conosciuto presso tutte le frasche di Porto S. Stefano.

Una volta, ad inizio gara, decisi di fare loro un bello scherzetto e allo stesso tempo di rendere più allegro ed interessante il corso della gara. Avevo in tasca una piccola boccetta che in precedenza conteneva un medicinale – forse penicillina – riempita con un quantitativo pari a cinque dosi di bombette puzzolenti, pronta ad inebriare l’ambiente nei momenti cruciali. L’avevo preparata il giorno precedente, chiusa ermeticamente con un piccolo tappo di sughero e nascosta in un cassetto per evitare di dare spiegazioni a mia madre. Ero riuscito a chiudere il flaconcino talmente bene che nessuno della mia famiglia sentì alcuno strano odore per tutto il tempo in cui sostò in casa.

Erano appena passate le cinque del pomeriggio e nel piazzaletto davanti quella cantina tutto era pronto per dare fiato alle trombe – scusate il termine – del culo. I cinque “scoreggioni” erano già in postazione, gli spettatori – che quel giorno erano numerosissimi – disposti in cerchio e il giudice, armato di matita e taccuino, già seduto sul piccolo sgabello e pronto ad emettere giudizi. Quando la competizione ebbe inizio, la boccetta che tenevo nella mano era già senza tappo e tenuta chiusa con forza dal pollice, che mi guardavo bene dal mollare prematuramente. Avevo scelto Mario come concorrente a cui abbinare l’insolito profumo e mi riproponevo di non esagerare con i periodi di apertura della boccetta, per paura di essere scoperto. I cinque concorrenti presentavano a rotazione il loro sedere al cospetto dell’orecchio del “grande esperto”, che con autoritaria serietà, prendeva nota del rumore accertato. Quando era il turno di Mario, proprio nel momento in cui usciva il fragoroso rumore, alzavo leggermente il pollice dal beccuccio della bottiglietta ed un’ondata nauseabonda si propagava nell’aria investendo gran parte degli spettatori, dai quali uscivano espressioni di apprezzamento e quindi grandi battute di mani. La puzza era insopportabile ma, con vera maestria nel rispetto dei tempi, riuscivo a farla apparire come il prodotto di una vera scoreggia. Non ho mai saputo se Mario, sentendo quell’odore a lui poco familiare, sia rimasto ingannato come tutte le altre persone presenti allo spettacolo, giudice compreso. Ad onor del vero, dalle espressioni del suo viso, a seguito di ogni suono da lui emesso, sembrava così troppo immerso nella sua parte da farmi pensare che non recitasse. La trentesima scoreggia di Mario sembrava non dovesse mai giungere a termine: fu lunghissima e la folla stupita applaudiva e faceva previsioni di grandi tempeste aeree in arrivo, che puntualmente arrivarono perché tenni aperta la boccetta per tutto il periodo del fragore ed ancora per oltre. Una donna affacciata ad una finestra del secondo piano gridò:

«Mario, sei insuperabile! Sentiamo gli effetti anche da qui!»

Mario vinse anche quel giorno, ma quando arrivò a casa, probabilmente ebbe la grande delusione di non sentire più quella stessa puzza uscire dal suo deretano. Chissà come se lo spiegò?


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Bibliografia di pittori famosi

Bibliografia di pittori: artista per artista in ordine alfabetico:

Albertinelli MariottoAndrea del SartoAntonello da Messina

Bazille Jean Frédéric – Beato AngelicoBellini Giovanni (il Giambellino)Bellotto BernardoBenozzo GozzoliBoldini GiovanniBosch HieronymusBotticelli SandroBramantino (Bartolomeo Suardi)Bronzino AgnoloBruegel

CanalettoCaravaggioCarracci (Annibale, Ludovico e Agostino)Cavallini PietroCézanne PaulCimabueCorreggioCossa (o del Cossa) Francesco – Cosmè TuraCrivelli

DaumierDe’ Roberti ErcoleDi Cosimo Piero (Piero di Lorenzo)Dürer

Filippino Lippi FouquetFra’ Bartolomeo

GauguinGentile da FabrianoGhirlandaio DomenicoGiorgioneGiottoGoyaGrünewaldGuardi Francesco

Hals FransHayezHogarth

Klimt

LeonardoLippi FilippoLonghi PietroLotto Lorenzo

MantegnaMasaccioMemlingMichelangeloModiglianiMonet

Paolo Uccello – ParmigianinoPerugino – Piero della Francesca – Pietro da CortonaPinturicchioPisanello

RaffaelloReni GuidoRembrandtRosso FiorentinoRubens

Salvator RosaSegantiniSeuratSignorelli Luca

TiepoloTintorettoTizianoToulouse-Lautrec

Van GoghVelàzquezVeneziano DomenicoVermeer.

Pagine strettamente correlate:

Quadri dei pittori dalla A alla E

Pittori dalla F alla M

Quadri dei pittori dalla N alla R

Pittori dalla S alla Z


Imparare a dipingere

Dipingere al di là della tecnica, col cuore e l’emozione

Reperibile nelle più grandi librerie online in tutti i formati EBOOK/EPUB/KINDLE

È possibile, in Pittura,  rinunciare alla razionalità? Sì … si può!

ISBN formato cartaceo (libro tradizionale): 9788891102477;   ISBN formato digitale (pdf): 9788891103819.

  • Dipingere al di là della tecnica significa avere un approccio con l’arte in totale libertà: un’opera d’arte, per essere tale, deve avere la sua carica di espressività, che assolutamente non deriva da un assieme di elementi ben dettagliati ma dall’eleganza delle linee e dalla scorrevolezza del cromatismo, cose che inducono l’osservatore del dipinto a fantasticare e quindi viaggiare oltre le schematiche raffigurazioni.
  • In pittura l’espressività non deve essere alterata dalla perfezione della ragione: è importante lavorare con spensieratezza senza troppo attenersi ai severi dettami del disegno ed è quindi necessario riportare sul supporto pittorico colori principalmente suggeriti dal sentimento. Obbedire alle sensazioni estemporanee porta l’autore a dipingere in modo assai più piacevole. A conferire bellezza ed eleganza ad un dipinto contribuisce sempre la disinvoltura la spontaneità nello stendere il colore sulla tela.
  • Dipingere al di là della tecnica, col cuore e l’emozione, insegna l’esordiente anche da accettare con gioia le “sue” distrazioni: esse quasi sempre conferiscono fluidità, freschezza e spontaneità al dipinto. L’immediatezza, al di là del ragione, penetra nella composizione in esecuzione come un fiume in piena facendo sì che il potere espressivo della natura si trasferisca con tutta la sua forza sulla tela.

I temi trattati nel manuale di pittura

Dipingere al di là della tecnica, col cuore e l'emozione
Dipingere al di là della tecnica, col cuore e l’emozione
  • Quali accorgimenti impiegare per esprimersi nella Pittura?  … … Con l’estrema cura del particolare tutto si fa più sofisticato e il pittore perde gran parte della propria libertà …

  • Cosa fare per non inquinare il nostro modo di esprimersi in Pittura? … … le nostre peculiarità sono la nostra firma … non facciamo in modo che vengano distrutte da chiunque voglia darci dei consigli! …
  • Quale collegamento vale di più? Fra Pittura ed emozioni, o fra Pittura e razionalità? … riguardo la doppia domanda … decisamente risponderei: “Fra Pittura ed emozioni!” …
  • La Pittura ha una propria anima? … la Pittura non è soltanto un’articolata combinazione di pigmenti … una tela dipinta non è da considerare soltanto come semplice materia …
  • Cosa è che dà freschezza ad un quadro? … … ne deriva che … a rendere bella ed elegante un’opera contribuisce sempre la spontaneità e la disinvoltura dell’artista nell’apporre i colori sulla tela …
  • In Pittura, nelle forme, occorre curare molto il dettaglio o serve invece tanta semplicità?  … si può così affermare che: la sofisticazione non rende bello un dipinto, ma lo distrugge e …
  • Un espressione pittorica può essere paragonata ad una poesia? … … potremo felicemente dedurre che: un cromatismo “celato”, sapientemente inserito in un dipinto, conferisce poesia e fa di esso una vera e propria opera d’arte …
  • In Pittura possiamo imporci di superare noi stessi? … che si abbia sempre presente la consapevolezza dei nostri limiti.
  • Sulla tela in esecuzione è bene apporre soltanto i colori belli? …
  • In Pittura, l’esattezza e la perfezione, sono fonti di noia o di emozione? Una pittura eseguita completamente con le dovute regole annoia l’osservatore e soprattutto l’autore, a meno che …
  • Il mondo reale ha sempre un’armonia: come percepirla? … ma è pur sempre una bellissima impresa, l’analizzare e comprendere a fondo l’armonia della natura …
  • In Pittura, per creare l’eleganza delle forme e l’armonia del cromatismo, occorre coraggio o vigliaccheria? … ci vuole coraggio … ma un po’ di vigliaccheria non guasta! E poi …
  • Oppure è bene impiegare entrambi? Pero! … quasi quasi! …
  • Il tocco nella Pittura è meglio che sia messo in piena evidenza o smorzato al massimo?  … il tocco è personale: tenetevelo ben stretto! …
  • Il dipinto brutto e quello bello: può il primo avere un pregio superiore al secondo? … anche perché gli occhi di molta gente, non avendo una preparazione specifica in questa materia, non sanno giudicare un quadro, e quindi, di fronte a un’opera pittorica, non reagiscono emotivamente ma pretendono invece di vedere in essa gli oggetti descritti in tutte le loro particolarità …
  • Gli ultimi ritocchi sul dipinto sono veramente quelli che decidono la buona riuscita dell’opera? O … la sua distruzione? Una bella domanda! …
  • Il ritratto realizzato dal vivo: ma siamo veramente certi che dal “vivo” riproduciamo il vero? … e poi … … c’è altresì differenza tra un ritratto “copiato” dalla natura ed uno nel quale il pittore abbia aggiunto le proprie emozioni … concedendosi “certe libertà”?
  • Quando stiamo eseguendo un quadro dovremmo sentirci come un papa in trono … invece … !
  • Occorre in ogni modo tenere sempre presente che la stesura pittorica è un delicato equilibrio di luci, ombre e colori …
  • In Pittura è bene, o no, lasciare sempre delle zone … per così dire … indefinite? … penso proprio di si …
  • Vi chiedono in regalo un quadro: cosa fate? Approfittate a liberarvi di qualche mostruosità nascosta in un angolino, oppure scegliete una delle vostre migliori creazioni? … a questo punto opterei per la seconda …
  • Le tonalità grigie sono da evitare oppure importanti elementi da ricercare? Importantissime!
  • Si può realizzare una buona composizione impiegando solo il blu, il rosso ed il giallo? … ovvero, i soli tre colori base? Certamente! … Anzi, i tre colori base – o meglio ancora le loro tendenze – devono essere sempre presenti sulla tela in modo equilibrato.
  • A proposito della luce ed il buio: possono queste due stelle della Pittura venire raffigurate da sole? Cioè senza la rappresentazione di alcun oggetto?
  • Come dare equilibrio ed armonia ad una serie di gamme cromatiche in un quadro? La natura è un equilibrio naturale di colori, ma il quadro è equilibrato soltanto quando il pittore avrà saputo bilanciarlo: cosa fare allora? … e quindi … è importante la percezione emotiva.
  • Cosa fare di fronte a un paesaggio marino, o agreste, o davanti a vasta veduta? … siate avidi! Gettatevi immediatamente nel lavoro con tutta l’anima … di colpo … e dipingete globalmente e spensieratamente.
  • Nell’esecuzione di un dipinto occorre spontaneità o precisione? Oppure entrambe? Attenzione all’assoluta integralità delle due cose. Io, personalmente, preferisco la prima, condita però, con un pizzico di precisione e con l’aggiunta di immancabili distrazioni.
  • Dipingere dal vero senza mai spostarsi fisicamente è cosa da raccomandare? Oppure è bene provare più punti di ripresa? Non soltanto dovete variare le posizioni del soggetto ma anche quelle di ripresa, ovvero spostatevi in ogni posizione.
  • È possibile che talvolta compaia in una nostra composizione una zona che non ci appartiene? Allora … cosa fare? Accettate sempre le “vostre” distrazioni perché danno freschezza e spontaneità alla composizione …. però …
  • Gli stereotipi, immancabilmente presenti in un dipinto, giovano alla freschezza della stesura pittorica? Certamente sì!
  • È giusto che in Pittura si tenga sempre presente l’effetto nebbia anche quando non la vediamo? Certamente sì perché l’atmosfera …
  • Affrontare il ritratto e scegliere i toni per il color carne: una grossissima impresa! … ed infine … se il color carne che avete formato risulta obbrobrioso, non correggetelo subito, provate invece a modificare con poche pennellate ciò che lo circonda.
  • La ricerca della bellezza accademica giova sempre alla formazione dell’artista? Nella Pittura la bellezza accademica potrebbe anche annoiarlo.
  • Possiamo variare un colore senza mescolarlo con altri? Certamente sì … cambiando i colori che lo circondano!
  • Come dare luminosità ad una composizione pittorica? Inserire equilibratamente i chiari e gli scuri.
  • Se un paesaggio ci affascina ma siamo senza i relativi mezzi per dipingere … possiamo in tal caso riportare le nostre emozioni su un foglio di carta come semplice schizzo? Certamente sì … purché …
  • Ripensandoci … un pizzico di razionalità in Pittura … forse non guasta!
  • L’esecutore del dipinto deve saper ingannare l’osservatore.
  • Cambiando soltanto i toni dello sfondo cambiano anche quelli dell’oggetto in esso inserito!
  • Sfumare o accostare i colori? Una bella domanda! Certamente tutto risulterà più facile se i colori verranno accostati … anziché sfumati.
  • Come iniziare un dipinto? …. l’equilibrio cromatico dovrà esistere già alle prime pennellate.
  • Come si può campire una composizione pittorica senza sbagliare l’equilibrio tonale? … … spassionatamente vi dico: utilizzate sempre le gamme grigie!
  • Il cielo contiene soltanto colori tendenti al blu ed al cyan, oppure in esso ci sono miriadi di gamme cromatiche? … … ogni impensabile colore!
  • Le nuvole si rappresentano con macchie bianche, oppure hanno una propria prospettiva? Sono forme solide ed hanno una propria collocazione. Una collocazione sbagliata uccide l’intero quadro.


Chi sono

Chi cura il sito  Frammentiarte:

Il principale curatore di questo sito web, Frammentiarte, è Stefano Busonero che semplicemente vive per l’arte, l’ama follemente e vuole contribuire a promuoverla in tutte le sue forme, soprattutto nella fascia dei “non particolarmente affezionati”, con un linguaggio comprensibile ai più.

Il sito è ormai divenuto popolare e viene consultato a ritmi abbastanza energici ….. Vi prego! ……

Contribuite a migliorarlo segnalandomi le inesattezze o i discorsi che poco vi convincono!

Contatti

Per conoscere meglio Stefano, il “Pittore che non vuole vendere i suoi quadri”, potrete entrate nel sito web busonero.it …….. oppure leggere i suoi libri, presenti nelle migliori librerie online:

“Storielle stravaganti di un eccentrico santostefanese” e “Dipingere al di là della tecnica, col cuore e l’emozione”