Biografia e vita artistica di Andrea del Sarto (1486 – 1530)

Autoritratto di Andrea del Sarto
Autoritratto di Andrea del Sarto

Andrea d’Agnolo di Francesco di Luca di Paolo del Migliore Vannucchi, meglio conosciuto come Andrea del Sarto, nacque a Firenze il 16 luglio 1486.

Il Vasari lodando le sue opere – nell’esattezza delle forme, nella fluidità della stesura e rapidità d’esecuzione – lo descrisse come pittore “senza errori”. L’artista era molto di più di come lo presentò il grande storico aretino, e tale lode appare attualmente alquanto riduttiva se si pensa che esso, erede della cultura fiorentina, non si accontentò solo di svolgere quella vasta varietà di tematiche ma volle affrontarla nella ricerca di un linguaggio più garbato e nell’elaborazione formale.

Andrea ebbe come allievi i pionieri del Manierismo (i coetanei e conterranei Rosso Fiorentino e Pontormo), ma a differenza di loro non perseguì quelle ardite spregiudicatezze nelle trasfigurazioni dei soggetti ma portò innovazioni alla pittura tradizionale in maniera elegante, conferendo monumentalità alle figure, attraverso uno assiduo studio circa la tecnica e la cromia, impiegando i più moderni spunti allora reperibili [Zuffi, cit., pag. 252].

A soli sette anni entrò come apprendista nella bottega di un orafo e più tardi passò in quella del pittore Gian Barile il quale, notando subito il grande talento del ragazzo, pensò di affidarlo Piero di Cosimo (1462 – 1521). Qui apprese le varie tecniche predisponendosi al gusto della ricerca e della sperimentazione.

La principale fonte artistica sulla vita di Andrea – lo riporta il Vasari nelle Vite – era Palazzo Vecchio «dove era il cartone [della Battaglia di Cascina] di Michelangelo Buonarroti e quello [la Battaglia di Anghiari] di Lionardo da Vinci», luogo in cui spesso si recava per prendere importanti spunti, evidenziandosi presto in quegli ambienti come un valente copista. Qui conobbe Franciabigio (1482 – 1525), col quale strinse amicizia che subito portò ad un rapporto di collaborazione tra i due e lo mantenne lontano dalla «stranezza di Piero che era già vecchio».

Lasciata quindi la bottega del suo maestro si trasferì insieme al collega in una stanza, che faceva allo stesso tempo da abitazione e da laboratorio, in piazza del Grano, nei pressi dei futuri Uffizi. Tale iniziativa ebbe sviluppi particolarmente importanti poiché in quel periodo Leonardo e Raffaello si allontanarono da Firenze mentre Michelangelo mancava dal capoluogo toscano già dal 1504. Si era creato quindi un temporaneo vuoto di maestri “moderni” che Andrea, il giovane talento ventiduenne, dovette colmare.

Il 12 dicembre 1508 si iscrisse all’Arte dei Medici e degli Speziali. Le prime opere, sue e di Franciabigio, echeggiano pittori ad essi più familiari, tra i quali si possono citare con certezza Fra’ Bartolomeo e Mariotto Albertinelli, nonché Raffaello.

Al convento della Santissima Annunziata

Storie di S. Filippo: Il santo risana un lebbroso
Storie di S. Filippo: Il santo risana un lebbroso

Nel 1460 Alesso Baldovinetti (Firenze, 1425 – Firenze, 1499), su committenza dei frati del convento della Santissima Annunziata, iniziò la decorazione del Chiostro dei Voti, che più tardi fu portata avanti da Cosimo Rosselli (1439 – 1507), il quale non riuscì a terminarli. Nel 1509 la continuazione dell’opera fu affidata ad Andrea del Sarto con cinque Storie relative ai miracoli di san Filippo Benizzi; gli affreschi furono consegnati l’anno successivo.

La descrizione vasariana dei riquadri realizzati da Andrea evidenzia un vivace gusto per la narrazione, che richiama le decorazioni del Ghirlandaio nelle chiese di Santa Maria Novella (Cappella Tornabuoni) e di Santa Trinita (Cappella Sassetti), ma con un linguaggio più moderno, dal ritmo più movimentato e irrequieto, anche ispirato alle atmosfere leonardesche.

Negli anni immediatamente successivi, per il completamento delle lunette dello stesso ciclo, furono chiamati vari artisti, tra cui si ricordano Rosso Fiorentino e Pontormo i quali, ispirandosi alla pittura di Andrea, e dovendo ancora per molto realizzare una grande quantità di altre opere legate al santuario, instaurarono di fatto una vera e propria “Scuola”. Questa si contrapponeva a quella fondata da Fra’ Bartolomeo in San Marco con il fedele Mariotto Albertinelli.

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Biografia e vita artistica di Andrea del Sarto (parte 2)

Andrea del Sarto: Chiostrino dei Voti nella basilica della Santissima Annunziata di Firenze
Andrea del Sarto: Il viaggio dei magi, Chiostrino dei Voti nella basilica della Santissima Annunziata di Firenze

È assai probabile il fatto che Andrea avesse soggiornato a Roma nel 1510, una permanenza che gli avrebbe permesso di entrare a diretto contatto con le innovazioni di Michelangelo (volta della Cappella Sistina) e quelle di Raffaello (Stanze Vaticane).

È proprio lo stile delle opere di quegli anni, assai vicino ai due grandi esponenti della pittura rinascimentale, che fa pensare ad un suo viaggio a Roma [Zuffi, cit., pag. 252], uno spostamento mai documentato dalle fonti ma testimoniato dagli stessi affreschi del Chiostrino della Santissima Annunziata con il “Corteo dei Magi” (1511) e la “Natività della Vergine” (1514).

La Natività della Vergine
La Natività della Vergine, Chiostrino dei Voti nella basilica della Santissima Annunziata di Firenze

In entrambi si evidenzia un linguaggio più fluido, mentre la serenità narrativa tipica della pittura quattrocentesca viene integrata dalle sfumate atmosfere di Leonardo e dai pacati toni e raffaelleschi. Negli anni che seguirono, l’artista realizzò numerosissimi disegni che gli conferirono la fama di Andrea disegnatore. In essi appare un’attenta osservanza della lezione michelangiolesca, mirata all’individuazione plastica ed alle ricercate pose delle figure, nonché allo studio di un agitato dinamismo, enfatizzato con una fredda cromia, come testimonia la “Madonna col Bambino e san Giovannino”  (1515, attualmente alla Galleria Borghese a Roma).

Nel 1509 Andrea fu chiamato per la realizzazione degli affreschi monocromatici del chiostro dello Scalzo (nella distrutta chiesa della Compagnia dei Disciplinati di San Giovanni Battista) a Firenze, che portò a compimento, con lunghe interruzioni, soltanto nel 1526.

Trattasi di una lunga ed importante esperienza che comprende gran parte della sua vita artistica, un’impresa che il pittore impiegò nello sviluppo del disegno, rimasto poi come punto di riferimento dello stile fiorentino del primo Cinquecento, un percorso obbligato per i successivi artisti emergenti [Zuffi, cit., pag. 252].

Madonna delle arpie
Madonna delle arpie, Uffizi

Nel 1517 realizzò la “Madonna delle Arpie” (attualmente custodita agli Uffizi), un’opera con evidenti richiami alla pittura di Fra’ Bartolomeo, in cui il sacro gruppo appare alla stregua di una scultura sostenuta da un tradizionale piedistallo, affiancato da due santi – appena ruotati – disposti attorno all’asse della Madonna, così da integrarne la tradizionale struttura piramidale. Le figure, maestose e monumentali, richiamano il titanismo michelangiolesco, sempre con un brillante cromatismo ma attenuato dal soffice sfumato di Leonardo. L’eccellente maestria nel disegno facilitò all’artista l’arduo compito di conciliare spunti assai diversi tra loro, all’insegna di una perfetta esecuzione e allo stesso tempo di una scorrevole fluidità, nonché un’evidente sicurezza nel concepimento del modellato [De Vecchi-Cerchiari, cit., p. 239].

Nello stesso periodo Andrea fu chiamato per partecipare agli affreschi della “Camera nuziale Borgherini”, ove portò con sé alcuni suoi famosi allievi: Pontormo (1494 – 1557), Bacchiacca (1494–1557) e Francesco Granacci (1469 – 1543). Le raffigurazioni di Andrea e della sua equipe, che decoravano l’arredo ligneo, evidenziarono la loro grande vivacità narrativa [3. De Vecchi-Cerchiari, cit., p. 239].

La disputa della Trinità
La disputa della Trinità: Galleria Palatina, Palazzo Pitti

Dalle Vite del Vasari si ricava che nel periodo a cavallo degli anni 1517-1518 il pittore si unì in matrimonio con Lucrezia di Baccio del Fede, figlia di “povero e vizioso padre” e vedova da poco tempo di Carlo di Domenico Berrettaio. La vicenda viene descritta citando alcuni aneddoti circa una sua fissa per “il comerzio delle donne”, soprattutto di quelli relativi al suo matrimonio, sottolineando il tema letterario del “genio e [della] sregolatezza”. Sporadicamente Andrea si dedicava anche al ritratto, un genere lontanissimo dalle sue disposizioni, volto in tal modo a svolgere l’articolata complessità della figurazione.

Nello stesso periodo realizzò la “Disputa sulla Trinità”, un olio su tavola attualmente alla Galleria Palatina di Palazzo Pitti, di cui il Vasari scrisse: «fecevi ginocchioni due figure, una è Maria Magdalena con bellissimi panni, ritratta la moglie; perciò ch’egli non faceva aria di femmine in nessun luogo, che da lei non la ritraessi, e se pur avveniva che d’altri la togliessi, per l’uso del continuo vederla e dal tanto averla designata le dava quell’aria, non possendo far altro».

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Breve biografia e carriera artistica di Andrea del Sarto

Breve biografia di Andrea del Sarto

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Il viaggio di Andrea del Sarto in Francia ed il ritorno a Firenze

Agli inizi dell’estate del 1518 il pittore fu chiamato in Francia da Francesco I (1494 – 1547), per il  quale aveva già realizzato – a Firenze – la “Madonna col Bambino, santa Elisabetta e san Giovannino”, una tavola attualmente custodita nel Museo del Louvre.

A Fontainebleau l’artista si trovò a svolgere il difficilissimo compito sulla scia di un grandissimo personaggio che dovette lasciare perché ormai affaticato dell’età: Leonardo da Vinci, che infatti scomparve l’anno successivo.

Andrea del Sarto: Carità
Andrea del Sarto: Carità, Louvre, Parigi

Alcune opere del periodo francese di Andrea andarono perdute; tra le più significative ricordiamo la “Carità” (1518, una tavola ad olio, poi trasferita su tela, 185 x 137 cm., custodita nel Museo del Louvre), ove traspare la tipica cultura fiorentina di allora, in un impianto figurativo a struttura piramidale, con un vigoroso plasticismo ma con una cromia di qualità inferiore rispetto alle opere precedenti. Una pittura abbastanza gessosa che indica una crisi provocata dai suoi allievi, Pontormo e Rosso Fiorentino, che lo incitavano alle trasfigurazioni manieristiche. Il soggiorno francese per Andrea fu un’occasione mancata proprio a causa di tale mal disposizione. L’anno successivo, infatti, l’artista faceva ritorno a Firenze, secondo Vasari, a causa di una sua “certa timidità d’animo” e su esplicito sollecito della moglie. Luciano Berti parlò invece di ragioni nostalgiche e di trascuratezza [De Vecchi-Cerchiari, cit., p. 239].

Rientrato nel 1520 nella città natale promise, a detta del Vasari, un altro viaggio in Francia, cosa che non avvenne: «Ricordatosi alcuna volta delle cose di Francia, sospirava grandemente; e s’egli avessi pensato di potere avere perdono de ‘l fallo commesso, non è dubbio ch’egli vi sarebbe con ogni suo sforzo ritornato». Ritornò quindi alla decorazione del chiostro dello Scalzo, dove riprese il ruolo che aveva lasciato nel frattempo al Franciabigio; poco più tardi partecipò alla realizzazione degli affreschi del salone della villa medicea di Poggio a Caiano.

Pietà di Luco, anno 1523-1524, tecnica ad olio su tavola, 239 x 199 cm., Galleria Palatina, Firenze.
Andrea del Sarto: Pietà di Luco, anno 1523-1524, tecnica ad olio su tavola, 239 x 199 cm., Galleria Palatina, Firenze.

I dipinti di quegli anni si presentano, a differenza di quelli dei precedenti periodi, con un linguaggio contrapposto a quello di Rosso Fiorentino e Pontormo, con impianti esecutivi più eleganti ed un cromatismo assai più elaborato, talvolta luminoso, altre volte portato al limite della trasparenza, con arditi accostamenti, spesso dissonanti.

Riguardo alla ritrattistica, le figure si fanno più penetranti e le immagini delle composizioni sacre diventano più articolate, con chiari riferimenti agli schemi degli anni passati, però integrati con il nuovo linguaggio esecutivo.

Ultima cena (Cenacolo), anno 1527, affresco, 525 x 871 cm., Museo del Cenacolo di Andrea del Sarto, Firenze.
Andrea del Sarto: Ultima cena (Cenacolo), anno 1527, affresco, 525 x 871 cm., Museo del Cenacolo di Andrea del Sarto, Firenze.

Di questo rinnovamento ne hanno sentito anche i tradizionali personaggi del “Compianto sul Cristo morto” (Vienna) e della “Pietà di Luco” (Galleria Palatina, Firenze), quest’ultima realizzata nel 1523 per le monache di San Piero a Luco, nel Mugello, ove l’artista cercò rifugio per sottrarsi alla peste che imperversava in quegli anni nel capoluogo toscano. Essa si presenta con forti richiami alla “Pietà” di Fra’ Bartolomeo.

Madonna della Scala, anno 1522-1523, tecnica ad olio su tavola, 177 x 135 cm., Museo del Prado, Madrid.
Andrea del Sarto: Madonna della Scala, anno 1522-1523, tecnica ad olio su tavola, 177 x 135 cm., Museo del Prado, Madrid.

Nell’ultimo periodo la sua arte si concentrò soprattutto sullo sviluppo della coloristica culminando nell’importantissimo capolavoro del “Cenacolo di San Salvi” e nella “Madonna della Scala” del Prado. In quest’ultima si evidenzia una maggiore intransigenza compositiva, oltre che coloristica, mantenendo gli effetti di naturalezza e monumentalità delle figure.

Attenuatosi lo spirito creativo, Andrea si volse alla realizzazione di composizioni impiegando vecchi motivi, rielaborati e spesso affidati agli assistenti di bottega.

Tra i suoi più fidati assistenti ricordiamo Giovanni Antonio Sogliani (Firenze, 1492 – Firenze, 1544), che lo seguì per oltre venticinque anni.