Vela e lunetta con Ozia, Ioatam e Acaz – volta della Cappella Sistina

Michelangelo Buonarroti: Vela e lunetta con Ozia, Ioatam e Acaz

Michelangelo Buonarroti: vela sopra Ozia, Ioatam e Acaz, intorno al 1510, affresco sulla volta della Cappella Sistina
Michelangelo Buonarroti: vela sopra Ozia, Ioatam e Acaz, intorno al 1510, circa 245 x 340 cm.affresco sulla volta della Cappella Sistina in Vaticano (Roma).

Sugli affreschi

La vela sopra la lunetta – raffigurante Ozia, Ioatam e Acaz – è un affresco di Michelangelo Buonarroti realizzato intorno al 1510 e appartenente alla decorazione del soffitto della Cappella Sistina. La composizione, che misura circa 245 x 340 cm., venne commissionata da papa Giulio II.

La lunetta di Ozia, Ioatam e Acaz (più sotto descritta) è opera dello stesso Buonarroti e fu realizzata nello stesso periodo. La composizione, che misura circa 340 x 650 cm., appartiene al ciclo decorativo sulle pareti della cappella e fu anch’essa commissionata da Giulio II. Vai alla pagina delle lunette.

Prima del grande restauro le composizioni presentavano, in alcune zone, guasti legati all’umidità.

Le otto vele della grande decorazione corrono ai lati della volta della Sistina adiacenti alle pareti lunghe, i cui registri superiori mostrano le rispettive lunette.

I quattro pennacchi con con le otto lunette ad essi sottostanti (si legga tutto il discorso) stanno ai quattro angoli della volta. In tutte le vele, i pennacchi e le sottostanti lunette, appaiono le quaranta storie del Vangelo di Matteo, che narrano gli Antenati di Cristo. Due lunette (quelle sulla parete dell’altare, raffiguranti Abramo e Fares) vennero rimosse per fare più spazio alla grande composizione del Giudizio Universale.

Michelangelo eseguì la vela in esame – a sinistra del Peccato originale – usando il primo ponteggio ligneo. Il presente affresco appartiene quindi alla prima fase dei lavori sulla volta della Cappella. La rispettiva lunetta con Ozia, Ioatam e Acaz, realizzata con lo stesso ponte, fu anch’essa fra le opere affrescate nella prima fase, probabilmente l’ottava.

Storia della vela e della lunetta con Ozia, Ioatam e Acaz

Le vele raffigurate sulla volta e le sottostanti lunette presenti nel registro superiore delle pareti sono iconologicamente collegate fra loro e, sebbene diverse nella struttura, appaiono tutte con le storie degli Antenati di Cristo.

Le composizioni in oggetto (vele e lunette) mostrano gruppi familiari che Michelangelo dovette realizzare anche in zone concave, limitate da forma e spazio. Per quanto riguarda il cromatismo, i toni delle vele risultano un po’ più scuri di quelli delle lunette.

Per i personaggi di queste composizioni (qui trattasi di Ozia, Ioatam e Acaz, forse presenti anche sulla vela), per poter conferire la dovuta illusione prospettica, l’artista dovette scegliere fra i pochi atteggiamenti, pose e posizioni dei personaggi, di frequente ripresi seduti per terra, accucciati (anche sdraiati) su terreno impervio, anziché su comodi gradoni.

L’identificazione dei personaggi di questi affreschi si ricava dai tabelloni presenti nelle lunette, ove appaiono i vari nominativi. Tuttavia non c’è accordo fra gli studiosi di storia dell’arte sulle identificazioni dei gruppi quando il confronto si sposta dalla lunetta alla corrispondente vela. Il Buonarroti, pare, avesse dato molta più importanza agli atteggiamenti ed alle espressività, trascurando le caratteristiche identificative del personaggio da configurare.

Negli spazi triangolari sopra le vele (adiacenti ad esse, a sinistra e a destra) appaiono due nudi in monocromo simulante il bronzo. Michelangelo li dipinse, in simmetria tra loro, inserendoli in uno sfondo abbastanza scuro con toni violacei. Tutti i nudi appaiono separati da un teschio di ariete.

Le fasi della decorazione

Gli affreschi in oggetto, come tutte gli altri della grande decorazione sulla volta della cappella e sul registro superiore delle pareti, furono dipinte in due fasi. Il pittore iniziò a dipingere i vari riquadri iniziando dalle campate dell’ingresso, procedendo, via via, verso dell’altare. Gli affreschi più vicini a quest’ultimo, ossia quelli prossimi alla parete del Giudizio universale, sono fra gli ultimi realizzati dall’artista. Tuttavia la cronologia riportata dai testi biblici risulta invertita all’osservatore, che entrando nella Cappella Sistina procede verso dell’altare.

In relazione alla prima fase dei lavori di decorazione della volta, quella realizzata sulla prima metà della cappella e sul sul primo ponte ligneo, si pensa che fosse portata a compimento intorno all’estate del 1511. A ottobre dello stesso anno Michelangelo innalzò un altro ponteggio lungo la rimanente metà della cappella, procedendo con le raffigurazioni nella stessa direzione, fino alle lunette di Abramo e Fares (poi rimosse) della parete del Giudizio universale.

L’artista porto a termine l’intera decorazione del soffitto nel 1512, poco prima della vigilia di Ognissanti, giorno in cui fu “scoperta” ed inaugurata.

Da quanto sopra riportato, risulta che la vela e la lunetta – relative a Ozia, Ioatam e Acaz – fanno parte delle ultime composizioni che Michelangelo affrescò sul primo ponteggio innalzato all’entrata della Cappella Sistina.

Descrizione e stile della vela

Nella sottostante lunetta, raffigurata nel registro superiore della parete, si identificano Ioatam e Acaz, quindi i personaggi della vela in esame dovrebbero corrispondere alla famiglia di Ozia.

Nel presente affresco, che l’artista ha realizzato in due giornate, appare un gruppo familiare con una donna seduta in primo ed un bambino che sta cercando il latte del seno materno. Essa ha il busto leggermente ruotato verso l’interno, e un po’ curvato, per facilitare al poppante il raggiungimento della propria mammella.

Dietro di loro, nella zona di sinistra, si trova un giovane uomo che abbraccia un fanciullo.

A destra, all’angolo della vela, si vede in scorcio un un sacco chiuso dai toni grigiastri, che potrebbe anche corrispondere ad un cuscino.

I colori nella vela

Il cromatismo delle vesti si gioca con toni abbastanza tranquilli ma molto variati da figura a figura. Spicca il rosso della manica dell’uomo, che bene si armonizza con i cangianti toni riflessi nei panneggi, che in alcune zone sostituiscono gli scuri ombreggianti. A tal proposito si osservi la voluminosa veste giallastra della donna in primo piano, le cui parti in ombra hanno toni tendenti al verde.

Come in altri riquadri della volta, le figure più sbalzanti sono quelle rappresentate in primo piano. Il fanciullo in secondo piano appare completamente in ombra.

Nudi bronzei

L’artista realizzò la coppia dei nudi bronzei in una sola giornata. Come negli altri riquadri della volta, furono inseriti negli spazi triangolari ai lati della vela. Appaiono in simmetria, sdraiati lungo la cornice, con il corpo frontale verso l’osservatore ed il viso di profilo. I due nudi hanno lo sguardo fisso e contrapposto a sé stessi.

Michelangelo li trasferì sull’intonaco usando un solo cartone, dritto e poi ribaltato. Per rompere la perfetta simmetria il pittore ha differenziato alcuni piccoli particolari come, ad esempio, le braccia lungo la cornice, e le spalle. Altre dovute correzioni sono quelle dell’illuminazione che deve colpire entrambi provenendo da destra.

Descrizione e stile della lunetta

Michelangelo Buonarroti:  Lunetta con Ozia, Ioatam e Acaz, intorno al 1508-11, dimensioni circa 340×650 cm,  Cappella Sistina, Vaticano (Roma).
Michelangelo Buonarroti:  Lunetta con Ozia, Ioatam e Acaz, intorno al 1508-11, dimensioni circa 340×650 cm,  Cappella Sistina, Vaticano (Roma).

Nelle lunette Michelangelo rappresentò le storie del Vangelo di Matteo con la genealogia di Cristo. I tre personaggi riportati nel tabellone – Ozia, Ioatam e Acaz – appaiono nella quarta lunetta sul registro superiore della parete destra a partire dall’altare, in corrispondenza del Peccato originale. Uno dei tre personaggi del gruppo è raffigurato nella vela soprastante, ma non si sa precisamente chi sia.

La composizione rappresenta un gruppo familiare disposto nelle due metà della lunetta, separate dal tabellone con i nominativi riportati in capitali romane: “OZIAS – IOATHAM – ACHAZ”.

I personaggi principali, con l’uomo nella zona di sinistra e la donna in quella di destra, simmetricamente contrapposti, appaiono con il busto frontale e con il volto di profilo guardando verso l’esterno.

Stile

Il gruppo a sinistra si identifica tradizionalmente con Ioatham ed Acaz, suo figlio. Il primo, che indossa una tunica gialla molto aderente, è avvolto da un ampio mantello verde, i cui chiaroscuri vengono influenzati da riflessi violacei, che sulla spalla diventano più energici. In testa porta una cuffia, con toni più grigi, fissata da nastri rosso-porporeo. L’uomo, che pare calmo e rilassato con un braccio posato sulla coscia, ha lo sguardo nella direzione che il fanciullo gli sta indicando.

Il gruppo di destra appare con una donna e due fanciulli. Essa è completamente ricoperta da un vasto manto dai toni giallo-rossastri, che ben si armonizza con l’intero contesto.

Il corposo fanciullo nudo, raffigurato in primo piano, ricorda quei genietti presenti nei sarcofagi funerari romani. Il secondo fanciullo, di cui è ripreso solo il busto interamente di profilo, risulta in ombra e realizzato con pennellate rapide e decise.

Michelangelo realizzò tutta la lunetta con estrema rapidità, in una stesura fatta con passate ben diluite e trasparenti.

Vela e lunetta con Asaf, Giosafat e Ioram nella volta della Cappella Sistina

Michelangelo Buonarroti: vela sopra Asaf, Giosafat e Ioram

Michelangelo - vela sopra Asaf Iosafat e Ioram - Cappella Sistina
Michelangelo – vela sopra Asaf Iosafat e Ioram – 245 x 340 cm, intorno agli anni 1511-12, volta della Cappella Sistina in Vaticano.

Sugli affreschi

La vela sopra la lunetta di Asaf Iosafat e Ioram è un affresco di Michelangelo Buonarroti eseguito intorno al 1511-1512, che fa parte della decorazione della volta della Cappella Sistina in Vaticano. La composizione, che misura intorno ai 245 x 340 cm., venne commissionata da papa Giulio II.

La lunetta di Asaf Iosafat e Ioram (più avanti meglio descritta) è anch’essa opera del Buonarroti. L’affresco, eseguito intorno agli anni 1511-1512, misura circa 340 x 650 cm. e appartiene alla decorazione sulle pareti della stessa cappella, commissionata dallo stesso pontefice. Vai alla pagina delle lunette.

Le otto vele appaiono lungo i lati della volta, mentre le rispettive lunette corrono adiacenti ad esse sul registro superiore delle pareti lunghe. I pennacchi, quattro in tutto, con le rispettive otto lunette (si legga l’intero discorso) appaiono ai quattro angoli della volta. Tutte le composizioni in esame mostrano le quaranta narrazioni del Vangelo secondo Matteo, riferite agli Antenati di Cristo. Gli affreschi di due lunette – nei quali erano raffigurati Abramo e Fares – sulla parete dell’altare vennero rimossi per dare più spazio al grande Giudizio Universale.

La vela in oggetto e la sottostante lunetta – a destra della Creazione di Adamo – furono realizzate dell’artista lavorando sul secondo ponteggio. Entrambe si considerano perciò fra le ultime composizioni realizzate sul soffitto e sul registro superiore della parete.

Storia della vela e della lunetta con Asaf, Giosafat e Ioram

Le vele sulla volta e le sottostanti lunette affrescate sul registro superiore delle pareti della cappella sono iconologicamente  collegate tra loro e, sebbene realizzate con una differente struttura, mostrano tutte gli Antenati di Cristo.

Nelle composizioni appaiono gruppi di famiglie che il Buonarroti dipinse anche in spazi concavi a forma triangolare. La colorazione delle vele è un po’ più scura che nelle lunette.

Nelle figure degli affreschi in oggetto (qui trattasi di Asaf, Giosafat e Ioram, forse qualcuno di loro, o tutti, anche sulla vela), per poter dipingere e conferendo le dovute illusioni sull’insolito spazio, Michelangelo dovette scegliere fra i vari atteggiamenti, pose e posizioni dei personaggi, spesso realizzati seduti per terra su rialzi occasionali, anziché su comodi gradoni.

L’identificazione dei personaggi dei riquadri in esame, che richiamano quelli del Vangelo di Matteo, si ricava dai tabelloni delle lunette, dove vengono riportati i vari nominativi. Tuttavia non c’è mai stato pieno accordo fra gli studiosi di storia dell’arte sui nomi dei gruppi rappresentati quando il confronto si sposta dalla lunetta alla soprastante vela. L’artista, pare, avesse dato più importanza agli  atteggiamenti ed alle espressività delle varie figure, tralasciandone la caratterizzazione identificativa, soprattutto sulle vele.

Negli spazi triangolari adiacenti alle vele, appaiono due figure nude in monocromo che simula il bronzo. L’artista le inserì in un fondo abbastanza scuro e violaceo, in simmetria tra loro, e separate da un teschio di ariete.

Le fasi della decorazione

Sia le vele che le lunette, come tutti gli affreschi della maestosa decorazione del soffitto, furono realizzate in due fasi. Michelangelo iniziò a dipingere in corrispondenza delle campate vicine all’entrata per procedere in direzione dell’altare. Le composizioni più prossime a quest’ultimo, ossia le più vicine alla grande raffigurazione parietale del Giudizio universale, sono fra le ultime realizzate dall’artista. Tuttavia la cronologia delle scene dei testi biblici risulta invertita al fruitore dell’opera, che procede dall’entrata in cappella e va in direzione dell’altare.

Riguardo la prima fase dei lavori, eseguiti nella prima metà della cappella sul primo ponte ligneo, si pensa che fosse stata portata a compimento intorno all’estate del 1511. A ottobre dello stesso anno Michelangelo montò un secondo ponteggio lungo la rimanente metà della cappella, procedendo nella stessa direzione, cioè verso l’altare fino alla parete del Giudizio.

L’intera decorazione terminò  nel 1512, poco prima della vigilia di Ognissanti, giorno in cui fu “scoperta” ed inaugurata la maestosa raffigurazione.

Da quanto sopra detto risulta che la vela e la lunetta – relative a Asaf, Giosafat e Ioram – furono fra gli ultimi affreschi che il Buonarroti realizzò sul soffitto della Cappella Sistina.

Descrizione e stile della vela

La sottostante lunetta mostra un gruppo familiare, il cui tabellone al centro indica la presenza di Asaf, Giosafat e Ioram. Non è certa, però, l’identificazione in vela nei tre personaggi in essa contenuti.

Il gruppo della vela, che Michelangelo portò a termine in una sola giornata, appare con una donna in primo piano, seduta su un morbido cuscino e ripresa per intero di profilo, con il volto che guarda verso destra. Essa, che per motivi di spazio viene raffigurata accucciata e col busto piegato in adiacenza alla cornice della vela, ha un atteggiamento assai pensieroso. Il suo braccio destro pare in completo abbandono sebbene rimanga appoggiato al ginocchio.

Sullo sfondo, abbastanza ombreggiato, si intravedono due figure realizzate con pennellate veloci e decise, raffiguranti un uomo ed un fanciullo.

Per il trasferimento del disegno preparatorio sull’intonaco Michelangelo usò la tecnica dell’incisione, con tratti rapidi e decisi.

I nudi simulati in bronzo

I due nudi bronzei, che si trovano ai lati della vela, simmetricamente opposti, appaiono in una posizione alquanto contorta. Sembra che facciano forza sulle contrapposte mani, che si incontrano dietro il teschio dell’ariete, per tirarsi fuori dallo stretto e disagiato spazio in cui si trovano. La loro postura è quasi perfettamente speculare e sapientemente configurata, soprattutto in considerazione dei limitatissimi spazi rimasti a disposizione.

I nudi bronzei furono ricavati dallo stesso cartone preparatorio, prima dritto e poi ribaltato, con piccole differenze atte rompere la perfetta simmetria. Si osservi a tal proposito la luce, che colpisce le figure provenendo dalla stessa direzione, i glutei (uno appoggiato alla cornice della vela, l’altro no) e la diversa fisionomia dei volti.

Descrizione e stile della lunetta

Michelangelo - lunetta con Asaf Iosafat e Ioram - 245 x 340 cm, intorno agli anni 1511-12, volta della Cappella Sistina in Vaticano.
Michelangelo – lunetta con Asaf Iosafat e Ioram – 245 x 340 cm, intorno agli anni 1511-12, Cappella Sistina in Vaticano.

La lunetta con Asaf, Giosafat e Joram è la terza che si incontra sul registro della parete sinistra con l’osservatore che procede dall’altare verso l’ingresso.

L’identificazione dei tre personaggi si ricava dal tabellone con la scritta “ASA – IOSAPHAT – IORAM”, posto al centro della composizione. Uno dei tre riportati nella scritta è raffigurato nella vela ma, come già sopra riportato, e di difficile riconoscimento e, tal riguardo, non c’è accordo fra gli studiosi.

Le figure sono disposte su ciascuna metà della lunetta, che appartiene alla seconda fase dei lavori di decorazione, quella cioè effettuata sul secondo ponteggio. Conoscere la fase a cui la composizione appartiene è di fondamentale importanza, perché coincide con le semplificazioni strutturali, con le dimensioni delle figure (che si fanno più grandi) e con le raffigurazioni nei fondi più veloci e decise. Tutto questo deriva dalle pressioni di papa Giulio II su Michelangelo per una più rapida portata a termine dell’intera decorazione. La targa è perciò meno elaborata di quelle realizzate nella prima fase dei lavori.

Per quanto riguarda le dimensioni più grandi delle figure, è più accettabile – dal punto di vista della logica – che trattasi di un accorgimento studiato dall’artista; un modo per dare un’illusione ottica al fruitore dell’opera, che generalmente procede dalla porta d’ingresso verso l’altare, ingrandendogli illusionisticamente ciò che la normale prospettiva tende a rimpicciolire.

Descrizione

Nella zona a sinistra appare un uomo anziano assai magro, ripreso di profilo, tradizionalmente identificato come Giosafat. Il vecchio siede pensieroso su un gradone marmoreo in una caratteristica postura, che indica una forte concentrazione. Ha la gamba sinistra distesa e la destra con il piede che poggia sul sedile. La posizione di quest’ultima gli permette di poggiare il foglio di pergamena all’altezza del ginocchio dove egli riporta, con una cannuccia, i propri pensieri.

Giosafat è avvolto da un ampio mantello giallastro le cui variazioni cromatiche assumono, nelle zone d’ombra, toni rossi e verdastri. I calzoni sono di un colore bianco rosato, come pure la veste della parte superiore del corpo, di cui è visibile un accenno sul petto e parte della manica. I piedi sono ricoperti da calzari rosati, mentre il copricapo riprende i colori della parete di fondo ma con toni più scuri.

Elisabetta Sirani: particolare della Carità del "La Giustizia, la Carità e la Prudenza",
Elisabetta Sirani: particolare della Carità del “La Giustizia, la Carità e la Prudenza”, anno 1664 (Comune di Vignola). La Carità

Il lato destro della lunetta mostra un gruppo familiare: tre fanciulli con una gran voglia effusioni d’amore verso la loro madre. Uno, che in molti vedono come figura femminile, gravandole sulla schiena la abbraccia al collo baciandola sulla guancia; uno che pare stia cercando di raggiungere il seno per la poppata; un altro che porta il viso sul petto della madre che lo tiene sottobraccio.

La scena ricorda il quadro di Elisabetta Sirani che, nel 1664, riprende la presente scena nelle allegorie de “La Giustizia, la Carità e la Prudenza”.

Nella raffigurazione michelangiolesca gli abiti della donna, dai caldi toni giallastri, che in ombra si fanno più rossi, è bene armonizzato con tutto il contesto riprendendo quelli della zona a destra.

Vela e lunetta con Roboamo e Abia nella volta della Cappella Sistina

Michelangelo Buonarroti: Vela sopra Roboamo e Abia

Michelangelo Buonarroti: vela sopra Roboamo e Abia, volta della Cappella Sistina
Michelangelo Buonarroti: vela sopra Roboamo e Abia, 245 x 340 cm, intorno agli anni 1511-12, volta della Cappella Sistina.

Sugli affreschi

La vela sopra la lunetta di Roboamo e Abia è un affresco di Michelangelo realizzato intorno al 1511-12 che fa parte della decorazione della volta della Cappella Sistina in Vaticano. La composizione, che misura 245 x 340 cm., fu commissionata da papa Giulio II.

La lunetta di Roboamo e Abia (più avanti descritta) è anch’essa opera di Michelangelo. Il riquadro, eseguito intorno 1511-1512, misura circa 340 x 650 cm. e fa parte della decorazione sulle pareti, sempre commissionata dallo stesso pontefice. Vai alla pagina delle lunette.

Le otto vele con le raffigurazioni delle rispettive lunette si trovano ai lati della volta e corrono adiacenti ad esse sulle pareti lunghe. I pennacchi  (uno in ogni angolo) con le rispettive otto lunette (si legga tutto il discorso) appaiono ai quattro angoli della volta. Tutti i riquadri (vele le lunette) mostrano le quaranta narrazioni del Vangelo secondo Matteo, riferite agli Antenati di Cristo. Le raffigurazioni di due lunette – dove apparivano Abramo e Fares – sulla parete dell’altare furono rimosse per dare spazio al Giudizio Universale.

Le qui presenti vela e lunetta – a sinistra della Creazione di Adamo – l’artista le realizzò sul secondo ponteggio ligneo. Esse si considerano pertanto fra ultime realizzate sulla volta.

Storia della vela e della lunetta con Roboamo e Abia

Le vele e le corrispettive lunette affrescate sul registro delle pareti sono iconologicamente  collegate tra loro e, sebbene assai diverse nella strutturazione, mostrano tutte gli Antenati di Cristo.

Trattasi di gruppi di famiglie che l’artista realizzò in spazi concavi e triangolari. Il cromatismo nelle vele è più scuro di quello delle lunette.

Nelle figure dei riquadri (qui trattasi di Roboamo e Abi, forse anche sulla vela), per poter dipingere e dare le giuste illusioni sull’insolito spazio, anche concavo e a forma di triangolo, l’artista dovette fare delle scelte riguardo le varie pose e atteggiamenti dei personaggi, spesso ripresi seduti sul pavimento, anziché su gradoni.

L’identificazione delle figure, tutti personaggi del Vangelo secondo Matteo, si ricava dalle tabelle delle rispettive lunette, dove vengono riportati i loro nominativi. Tuttavia non c’è accordo fra gli studiosi di storia dell’arte sui vari gruppi quando il confronto passa dalla lunetta alla vela. L’artista, infatti, pare assai più concentrato sugli  atteggiamenti e sulle espressività delle varie figure, tralasciando la caratterizzazione dei personaggi, soprattutto quelli che dipinse nelle vele.

Nei rimanenti spazi triangolari, ai lati di ogni vela, appare una coppia di nudi in monocromo che simula il bronzo. Michelangelo li inserì in un fondo scuro e violaceo, in simmetria, e separati da un teschio di ariete.

Le fasi della decorazione

Anche le vele e le lunette, come tutto il resto della decorazione della volta, furono realizzate in due fasi. Si iniziò dalle campate vicine alla porta d’ingresso per procedere verso l’altare. I riquadri più vicini a quest’ultimo, nonché i più prossimi al dipinto del Giudizio universale, sono gli ultimi realizzati da Michelangelo. Tuttavia la cronologia riportata dai testi biblici risulta invertita all’osservatore, che procede dall’ingresso della cappella verso l’altare.

Riguardo la prima fase dei lavori di decorazione della volta, eseguiti nella prima metà della cappella usando il primo ponteggio, si pensa che fosse stata portata a termine nell’estate del 1511. A ottobre dello stesso anno fu montato un altro ponte lungo la rimanente metà, procedendo nella stessa direzione.

Michelangelo portò a completamento l’intera decorazione nel 1512, poco prima della vigilia di Ognissanti, giorno di scopertura della maestosa opera.

Da quanto sopra detto risulta che la vela e la lunetta – relative a Roboamo e Abi – furono fra le ultime raffigurazioni che l’artista realizzò sulla volta.

Descrizione e stile della vela

La sottostante lunetta mostra un gruppo familiare, la cui tabella indica la presenza di Roboamo e Abia. Non è certa, però, l’identificazione delle figure in vela nei due personaggi – donna e fanciullo – raffigurati in primo piano.

Il gruppo della vela, che Michelangelo portò a termine in due sole giornate, appare con una donna in primo piano, seduta e ripresa di profilo, che per motivi di spazio è raffigurata accucciata e col busto assai piegato. Essa, in un atteggiamento pensieroso ed enigmatico, volge lo sguardo al bambino appoggiato alle sue gambe, mentre lo tiene stretto a sé con il braccio destro. La sua capigliatura, che a prima vista sembra un articolatissimo copricapo, è alquanto elaborata, mentre la veste lascia trasparire la tipica muscolatura dei personaggi femminili michelangioleschi.

Risalta il luminoso manto giallastro che le ricopre la parte inferiore del corpo.

Sullo sfondo, nella zona a destra, appare appena accennata la figura di un uomo anziano.

I nudi simulati in bronzo

I due nudi bronzei, che si trovano ai lati della vela, simmetricamente opposti, appaiono furiosi e urlanti in un dinamismo altrettanto movimentato e furente. La loro postura, quasi perfettamente speculare, è sapientemente configurata anche in considerazione dei limitatissimi spazi a disposizione.

Le due figure hanno la schiena eretta ed il busto voltato verso l’osservatore, con il bacino appoggiato alla cornice della vela su cui sembrano scivolare. La loro posa è talmente simmetrica e speculare che ogni atteggiamento di parti destre dell’uno corrisponde a quello di parti sinistre dell’altro, sia in dinamismo che in posizioni statiche.

Michelangelo li riportò sull’intonaco da uno stesso cartone, dritto e poi ribaltato, con piccole differenti particolarità, atte a rompere la perfetta simmetria. Si osservi, a tal proposito, la luce che arriva sempre da sinistra e, di conseguenza, le ombre di entrambe le figure proiettate a destra sulla parete. Si osservino anche le capigliature dei due bronzi mosse da un vento proveniente da sinistra.

Descrizione e stile della lunetta

Michelangelo Buonarroti: Vela sopra Roboamo e Abia, 240 x 350 cm, realizzata intorno agli anni 1511-12
Michelangelo Buonarroti: lunetta di Roboamo e Abia, 340 x 650 cm, realizzata intorno agli anni 1511-12, Cppella Sistina, Città del Vaticano.

Come già sopra accennato le lunette narrano la genealogia di Cristo del Vangelo secondo Matteo. I personaggi indicati dalla tabella sono Roboamo e Abia.

Il dipinto corrisponde al terzo affresco sul registro superiore della parete destra, procedendo dall’altare verso l’uscita della cappella.

La lunetta in esame è organizzata con figure disposte su ciascuna metà: una a sinistra e due nella zona destra. Esse sono intervallate dalla tabella con i nominativi dei protagonisti principali in cui si legge “ROBOAM – ABIAS”.

Nelle lunette, quelle che Michelangelo realizzò nella seconda fase dei lavori, la targa ha una forma più semplificata, date le pressioni del papa sull’artista per portare a termine i lavori in tempi più rapidi. Per tale ragione anche il riempimento degli spazi nei fondi risulta con un cromatismo più chiaro, mentre le forme diventano più grandi e semplificate, realizzate con pennellate rapide e decise.

Descrizione

Gli spazi della lunetta, divisi dal tabellone con i nominativi, mostrano personaggi raffigurati con estrema naturalezza.

Nella zona di sinistra appare una donna seduta, ripresa in tre quarti con il volto frontale e lo sguardo verso l’osservatore che si trova al centro della cappella. Essa ha il braccio destro appoggiato su una gamba e quello sinistro sullo schienale della sedia marmorea, accessorio che non troviamo in nessun’altra lunetta e che manca anche nella zona di destra della presente raffigurazione.

La veste della donna, che senza dubbio è incinta, appare armoniosamente configurata, sia nelle forme del panneggio che nelle variazioni cromatiche, con toni rossi e gialli nel mantello, verdi nel velo e biancastri nel cuscino.

Il giovane a destra, che dovrebbe essere Roboamo, appare ripiegato su se stesso, con un braccio penzolone e la testa appoggiata su una gamba, in un atteggiamento di completo abbandono. Le vesti dell’uomo hanno la stessa tonalità nella figura femminile ma leggermente più attenuate e, comunque, ben armonizzate con il contesto cromatico generale.

Dietro di lui appare, appena abbozzato, un fanciullo (forse il figlio Abia) che, sembrando preoccupato dall’atteggiamento dell’uomo, pare voglia aiutarlo a rialzarsi tirandolo per il braccio.

Gli schizzi

Esistono due schizzi a penna dell’immagine del giovane dormiente, nell’Ashmolean Museum, del cosiddetto “Codice di Oxford”. Quest’ultimo è composto da otto fogli, quasi tutti riferibili alle lunette realizzate nella seconda fase dei lavori di decorazione della volta della Cappella Sistina.

Vela e lunetta con Iesse, Davide e Salomone nella volta della Cappella Sistina

Michelangelo Buonarroti: Vela sopra Iesse, Davide e Salomone

Michelangelo Buonarroti: Vela sopra Iesse, Davide e Salomone, 245 x 340 cm, intorno agli anni 1511-12
Michelangelo Buonarroti: Vela sopra Iesse, Davide e Salomone, 245 x 340 cm, intorno agli anni 1511-12, Cappella Sistina.

Sugli affreschi

La vela sopra la lunetta di Iesse, Davide e Salomone è un affresco di Michelangelo realizzato nell’anno 1511-12 ed appartiene alla decorazione della volta della Cappella Sistina in Vaticano. La composizione, che misura 245 x 340 cm., fu commissionata da papa Giulio II.

La lunetta di Iesse, Davide e Salomone (più sotto descritta) è anch’essa opera del Buonarroti. Il riquadro, che fu realizzato intorno 1511-1512, misura 340 x 650 cm. e fa parte della decorazione sulle pareti della cappella, commissionata dallo stesso papa. Vai alla pagina delle lunette.

Le otto vele con le sottostanti lunette si trovano ai lati della volta della Cappella Sistina, correndo adiacenti alle pareti lunghe. I pennacchi  (quattro in tutto) con le rispettive otto lunette (si legga tutto il discorso) si trovano agli angoli della volta. Le vele e le lunette mostrano le quaranta narrazioni del Vangelo secondo Matteo, tutte riferite agli Antenati di Cristo. Le due lunette (con Abramo e Fares) sulla parete dell’altare furono presto rimosse per dare spazio al grande affresco del Giudizio Universale.

La vela in esame – a destra della Creazione degli astri e delle piante – fu eseguita con il secondo ponteggio ligneo e fu una fra le ultime ad essere realizzata sulla volta. La sottostante lunetta, anch’essa eseguita sul secondo ponteggio (la terza della seconda fase lavori), fu probabilmente l’undicesima ad essere dipinta in ordine di esecuzione cronologica.

Michelangelo - Volta della Sistina, part.lare di Una Vela e relativi Nudi bronzei, Vaticano
Prima del restauro – Michelangelo Buonarroti: Vela sopra Iesse, Davide e Salomone, 245 x 340 cm, intorno agli anni 1511-12

Storia della vela e della lunetta con Iesse, Davide e Salomone

Le vele e le corrispettive lunette, strettamente collegate tra loro per iconologia, sebbene assai differenti per forma e stile, mostrano tutte gli Antenati di Cristo. Trattasi di figurazioni di gruppi di famiglie realizzati anche in spazi concavi e triangolari. Michelangelo dipinse le vele con un fondo abbastanza scuro e le lunette in sfondi assai più chiari.

Nelle figure degli affreschi (qui trattasi di Iesse, Davide e Salomone, forse anche sulla vela), per assecondare l’insolito spazio, l’artista dovette fare delle scelte riguardo gli atteggiamenti e le posizioni dei personaggi, spesso seduti per terra piuttosto che su gradoni. L’identificazione di questi ultimi, tutti tratti dal Vangelo secondo Matteo, si ricava dagli scritti sulle tabelle delle rispettive lunette. Tuttavia non c’è accordo fra gli studiosi di storia dell’arte sui singoli nominativi quando il confronto passa dalla lunetta alla vela. Michelangelo, infatti, si concentrò assai su atteggiamenti ed espressività delle figure senza preoccuparsi troppo di caratterizzare i personaggi, soprattutto quelli delle vele.

I rimanenti spazi triangolari, a sinistra e a destra di ogni vela, mostrano una coppia di nudi in monocromo che simula il bronzo. L’artista li ha configurati in simmetria, divisi da un teschio di ariete, sbalzanti da un fondo scuro e violaceo.

Le fasi della decorazione

Anche le vele, come le lunette e tutto il resto della decorazione della volta della cappella, furono realizzate in due fasi, procedendo dalla parete d’ingresso verso quella dell’altare.

Gli episodi più vicini a quest’ultimo, nonché prossimi alla parete del Giudizio universale, sono gli ultimi ad essere stati dipinti. Tuttavia, la cronologia relativa ai testi biblici risulta invertita all’osservatore che entra in cappella e procede verso l’altare.

Riguardo la prima fase dei lavori, eseguiti nella prima metà della cappella con il primo ponteggio, si pensa che fosse terminata intorno all’estate del 1511. Nell’ottobre dello stesso anno fu montato il secondo ponteggio lungo la rimanente metà, procedendo nella stessa direzione.

Michelangelo portò a compimento l’intero lavoro, nel 1512, poco prima la vigilia di Ognissanti, giorno di scopertura della maestosa decorazione.

Da quanto sopra riportato si ricava che la vela e la lunetta – relative a Iesse, Davide e Salomone – furono fra gli ultimi affreschi ad essere stati realizzati sul soffitto.

Descrizione e stile della vela

Nella lunetta sottostante è certa l’identificazione, indicata dalla relativa tabella nelle figure del re Davide e di Salomone. La qui presente vela dovrebbe quindi mostrare Iesse (padre di re Davide), il bambino che appare appena accennato a destra nello sfondo, con i propri genitori.

La donna, raffigurata in primo piano al centro del triangolo, è ripresa frontalmente seduta a terra, con le gambe incrociate all’altezza delle caviglie, in un atteggiamento pensieroso ed impenetrabile. Il suo braccio destro poggia sulla rispettiva gamba, all’altezza del ginocchio, mentre quello sinistro, che grava con il gomito sulla coscia, è verticale portando la mano al dorso del viso.

Sulla sinistra appare un uomo, eseguito in modo più compendiario con pennellate veloci e decise, mentre sulla destra si scorge il bambino quasi nascosto nell’oscurità del retrostante ambiente.

I nudi simulati in bronzo

Le due figure appaiono incuneate, simmetricamente opposte, negli spazi triangolari ai lati della vela.

La loro posa, che a partire dalle gambe è ripresa di profilo, appare con il busto in torsione, fino a mostrare spalle e nuca all’osservatore. Entrambi i nudi bronzei compiono in simmetria la stessa azione, quella cioè, di appoggiarsi con una mano sulla cornice sulla cornice della vela mentre con l’altra tengono la corda dorata che pende dal teschio d’ariete nelle due zone.

Trattasi di figure derivate dallo stesso cartone, usato e poi ribaltato, configurate a specchio, con piccole diversità atte a rompere il loro schema generale.

Descrizione e stile della lunetta

Michelangelo Buonarroti: Lunetta con Iesse, Davide e Salomone, 340 x 650 cm, 1511-12
Michelangelo Buonarroti: Lunetta con Iesse, Davide e Salomone, 340 x 650 cm, 1511-12, Città del Vaticano.

Come già sopra accennato, le lunette raffigurate sulla volta narrano il Vangelo di Matteo, in particolare la genealogia di Cristo. La composizione si trova nella parete a destra, con l’osservatore che guarda verso dall’altare, in corrispondenza del riquadro della Creazione degli astri e delle piante. Appaiono in tabella i nomi dei personaggi, che dovrebbero coincidere con quelli della vela e che, tuttavia, in essa non sono facilmente identificabili.

Il gruppo risulta configurato nelle due metà, divise dalla tabella con i nominativi di “ “IESSE / DAVID / SALOMON”.

La lunetta, che appartiene alla seconda parte dei lavori, eseguita perciò sopra il secondo ponteggio, ha la targa alquanto semplificata. Questo derivò dalla pressione del papa sull’artista per portare a termine la decorazione in tempi assai più rapidi. Per tal motivo anche il cromatismo del fondo e della figurazione si fa più sciolto e deciso, mentre le figure si fanno più grandi. L’ingrandirsi di queste ultime, però, deriverebbe soprattutto dall’accortezza di Michelangelo, che valutò il procedere dell’osservatore dall’ingresso verso l’altare, nel modificare illusionisticamente profondità e grandezza delle zone.

Le figure identificate nella parte sinistra, con pieno accordo fra gli studiosi di storia dell’arte, sono re David in primo piano e Salomone (il bambino con il velo in testa alle sue spalle). La donna a destra del tabellone dovrebbe identificarsi in Betsabea e quindi, il bambino rappresentato coi genitori nella corrispondente vela, dovrebbe essere Iesse.

David, ripreso per intero frontalmente verso l’osservatore, è seduto di lato con busto e gambe in una leggera inclinazione verso la tabella. Tale atteggiamento evidenzia efficacemente la robustezza fisica e il prestigioso senso autoritario dell’uomo, mentre Salomone e Betsabea appaiono – probabilmente per voluta elaborazione di contrasto dell’artista – rispettivamente piccolo, lui, e leggermente ricurva lei.

Il re indossa un abito di tipo orientale con colori variati: la parte superiore è violacea e in gran parte sormontata da un manto verde, mentre le gambe sono interamente ricoperte da un panno giallastro. I chiaroscuri del suo panneggio, che vanno da armoniosi accostamenti cromatici a forti contrasti, sbalzano in primo piano la sua austera figura. Il volto, in parte ombreggiato da un caratteristico copricapo verde – più cappuccio che cappello – rileva un atteggiamento di forte concentrazione. La barba pare essere stata realizzata con poche e decise pennellate.

La donna, seduta ed interamente ripresa di profilo, appare con colori meno contrastanti. Indossa un manto viola, che ricopre gran parte della camicia dai toni azzurrini e biancastri. Un velo dai toni grigiastri le ricopre gran parte della testa, nascondendo la capigliatura.

Dal suo volto, attento al lavoro all’arcolaio, che appare assai curato anche nei minimi particolari, traspare un’atteggiamento di tristezza e malinconia. Sulla mano destra ha il gomitolo che deve sciogliere mettendo in movimento lo strumento che ha di fronte a sé.

Al cromatismo ambientale fa forte contrasto il panno giallo che pende dallo scalone su cui è seduta la donna.

Il Serpente di bronzo nella volta della Cappella Sistina

Il Serpente di bronzo di Michelangelo Buonarroti

Michelangelo: Il Serpente di bronzo in uno dei quattro pennacchi della volta della Cappella Sistina.
Michelangelo: Il Serpente di bronzo in uno dei quattro pennacchi della volta della Cappella Sistina.

Storia precedente:

Sull’opera di Michelangelo

Il Serpente di bronzo è un affresco, realizzato da Michelangelo Buonarroti intorno al 1511-1512 in uno dei quattro pennacchi ubicati agli angoli della volta della Cappella Sistina in Vaticano. La composizione, che misura 585 × 985 cm., fu commissionata da papa Giulio II e fa quindi parte della decorazione del soffitto.

Storia

Michelangelo decise di procedere con la decorazione del soffitto iniziando dalle campate dell’ingresso, la cui porta veniva aperta per lo svolgimento delle solenni cerimonie in cappella, sempre presiedute dal papa. Nella settimana santa una processione, a cui partecipava il pontefice ed i suo seguito, si spingeva fin sopra le campate dell’altare. Il pennacchio con l’episodio del Serpente di bronzo (Numeri 21,1-9), trovandosi in prossimità dell’altare (sul lato sinistro dell’osservatore con le spalle rivolte verso l’ingresso), appartiene alle ultime composizioni realizzate sulla volta.

Descrizione

Il Serpente di bronzo è una delle quattro narrazioni del Vecchio Testamento, realizzate nei pennacchi agli angoli del soffitto della Cappella Sistina.

Gli episodi sono tutti legati alla difesa di Israele da parte di Dio. Il popolo israelita, che mormorava contro Dio e Mosè, subì l’arrivo di serpenti velenosi che incominciarono ad uccidere gli insoddisfatti. Più tardi Mosè, pentito e impietosito della forte azione d’ira verso quella popolazione, forgiò il Nehustan, un serpente di bronzo che guariva le persone morsicate dai rettili velenosi soltanto guardandolo.

L’episodio appare, al culmine del suo svolgimento, nel pennacchio sul lato destro. La scena mostra un tumulto indescrivibile di figure che si intrecciano, realizzate con un cromatismo assai espressivo e violento.

I toni caldi – predominanti nelle figure, dal giallo al rosso infuocato – contrastano delicatamente i grigi e le gamme azzurrine del fondo e degli stessi personaggi. Anche gli scorci e le torsioni delle figure sono resi con molto efficacia, mentre i volti degli stessi appaiono con espressioni di forte panico.

Al centro, in contrasto con un fondo chiarissimo dai toni grigio-azzurrini, spicca il Nehustan (il serpente di bronzo). A sinistra appaiono gli scampati alla morte che, con concitati atteggiamenti e segni diretti all’immagine salvifica, esprimono riconoscenza. Altri implorano per la salvezza di quelli morsicati dai serpenti velenosi.

La presente composizione, della quale parlò molto bene Giorgio Vasari ne “Le vite de’ più eccellenti pittori, scultori, e architettori ”, rimase un ottimo esempio da cui trassero ispirazione alcuni pittori manieristi, fra i quali ricordiamo Giulio Romano, e lo stesso Vasari.

Da un punto di vista puramente iconologico, l’episodio in esame prefigura la crocifissione di Gesù. Infatti nel Vangelo di Giovanni si legge «come Mosè innalzò il serpente di bronzo nel deserto, così il figlio dell’uomo sarà innalzato» (3,14).

L’Ebbrezza di Noè nella volta della Cappella Sistina

Ebbrezza di Noè – Michelangelo Buonarroti

Michelangelo - Ebbrezza di Noè - volta della Cappella Sistina
Michelangelo – Ebbrezza di Noè – volta della Cappella Sistina.

Sull’opera in esame

L’Ebbrezza di Noè è un affresco di Michelangelo Buonarroti, commissionato da papa Giulio II. L’artista lo realizzò intorno al 1508-1510, misura 170 x 260 cm. e fa parte della decorazione del soffitto della Cappella Sistina nei Musei Vaticani. Vedi anche la pagina delle lunette.

Storia

Nella decorazione del soffitto Michelangelo procedette dalle campate vicino all’entrata progredendo verso l’altare. La porta d’ingresso veniva aperta al pubblico in occasioni delle solenni cerimonie, ove era immancabile la presenza del papa con il suo seguito. Durante la settimana santa era prevista una processione che, partendo dall’entrata in cappella, arrivava fino alle campate sopra l’altare. Il riquadro dell’Ebbrezza di Noè (Genesi 9,20-27) è perciò da considerare appartenente al primo blocco dei lavori, realizzato con il primo ponteggio, e portato a termine intorno al 1510.

Descrizione

L’affresco in esame appartiene alla serie delle Storie della Genesi, nove in tutto. In particolare è il riquadro conclusivo, che chiude anche i tre specifici episodi del patriarca, il settimo, l’ottavo e il nono. Il Settimo avrebbe dovuto essere il Diluvio universale, a cui sarebbe seguito il Sacrificio di Noè. Secondo alcuni studiosi di storia dell’arte, Michelangelo, preferendo uno spazio maggiore per il Diluvio, ha invertito l’ordine dei primi due. Per altri studiosi, invece, la ragione è legata a motivi di interpretazione simbolica delle narrazioni.

Le scene della Genesi componevano un mosaico che rappresentava le storie dell’umanità prima di Mosè, le cui raffigurazioni di artisti quattrocenteschi (fra cui il Botticelli) si possono ammirare lungo pareti della cappella (Storie di Mosè).

Ogni episodio aveva anche una lettura a ritroso in relazione alla Settimana Santa. L’Ebbrezza di Noè veniva infatti interpretata, già dai tempi di sant’Agostino, come quella del “Cristo deriso”. La vigna sulla sinistra, che lo stesso Noè sta lavorando, era considerata un simbolo dell’Incarnazione.

Michelangelo raffigura la scena dell’Ebbrezza di Noè in un ambiente interno ma illuminato a giorno dall’ampia apertura sulla sinistra. Il patriarca, nudo, ebbro ed assopito, è disteso su un basso e fragile e giaciglio, appena scostato da terra da assi nel margine inferiore. Accanto a sé ha una brocca ed una ciotola.

Sulla destra appaiono i suoi figli, anch’essi completamente nudi che, essendosi appena accorti dell’ebbrezza del padre, pare vogliano coprirlo con un manto. Cam, la figura di mezzo, indicando il padre ebbro fa un gesto di derisione, per cui al suo risveglio Noè ne maledirà la stirpe.

La creazione di Eva nella volta della Cappella Sistina

La Creazione di Eva di Michelangelo

Michelangelo Buonarroti: la Creazione di Eva nella Volta della Cappella Sistina
Michelangelo Buonarroti: la Creazione di Eva, 170 x 266 cm. (1511) nella Volta della Cappella Sistina

Riquadro successivo: Peccato originale

Pagina correlata: I dipinti di Michelangelo

Sull’opera in esame

La Creazione di Eva è un affresco di Michelangelo Buonarroti commissionato da Giulio II. Fu realizzata intorno al 1511, misura 170 x 260 cm. e fa parte della decorazione del soffitto della Cappella Sistina in Vaticano.

Ascanio Condivi, nel presentare la biografia dell’artista (1550) scriveva: «della costa d’Adamo ne trahe la donna, la quale fù venendo à mani giunte, et sporte verso Iddio, inchinatasi con dolce atto, par che lo ringratie, et che egli lei benedica»[Vita di Michelagnolo Buonarroti raccolta per Ascanio Condivi da la Ripa Transone].

Dell’episodio qui raffigurato ne parlò anche Giorgio Vasari: «fé il suo cavar della costa della madre nostra Eva, nella quale si vede quegli ignudi l’un quasi morto per essere prigion del sonno, e l’altra divenuta viva e fatta vigilantissima per la benedizione di Dio»[Le vite de’ più eccellenti pittori, scultori e architettori (1568), Michelagnolo Buonarruoti.].

Storia

La posizione del riquadro ed i ponteggi

Nei lavori di decorazione del soffitto della Cappella Sistina Michelangelo iniziò a dipingere dalle campate vicine all’ingresso. La porta di entrata si apriva raramente e sempre in occasione delle solenni cerimonie, con la presenza del papa ed il suo seguito.

Le opere della volta furono realizzate in due tempi con due ponteggi, costruiti singolarmente a distanza di tempo l’uno dall’altro. Arrivati a metà decorazione (1510) si rese necessario smontare il primo ponteggio, che arrivava a circa metà cappella, per essere completamente rimontato, entro l’autunno del 1511, lungo tutta l’altra metà della cappella.

Il punto di divisione della lavorazione coincide più o meno in prossimità della Creazione di Eva, che prese forma con il secondo ponteggio. L’opera in esame (Genesi 2,18-25) fu perciò il primo episodio ad essere realizzato nel secondo tempo della decorazione e quindi intorno all’autunno del 1511.

L’accelerazione dei tempi

A partire dalla composizione della Creazione di Eva, le figure perdono un po’ di quella monumentalità ed eloquenza, tipica di Michelangelo. Questo perché vi fu una drastica riduzione delle giornate necessarie alla portata a termine dell’intero lavoro. Per la realizzazione di ogni affresco, precedente a quello in esame, si impiegavano 12-13 giorni lavorativi, mentre dalla scena della Creazione di Eva questi si dovettero ridurre a 4. Tale riduzione spiega il perché Michelangelo eseguì in appena un anno la seconda metà dell’intera decorazione del soffitto. Numerose, infatti, furono le continue sollecitazioni del papa per velocizzare la decorazione della volta. Giulio II morì 3-4 mesi dopo l’inaugurazione e l’accesso al pubblico della decorazione, che avvenne il 31 ottobre 1512.

Le fasi

L’artista iniziò a dipingere la presente composizione partendo dalla testa di Adamo che dorme, continuando con il braccio della stessa figura ed una parte dell’albero (primo giorno). Il resto del corpo lo portò a termine il secondo giorno, mentre Eva e il paesaggio li realizzò nel terzo. Il Creatore, la cui raffigurazione completava l’affresco, Michelangelo lo finì nel quarto giorno.

Per il trasferimento dalla scena dal cartone all’intonaco il pittore usò la tecnica dello spolvero.

Descrizione e stile

Il riquadro della Creazione di Eva è posizionato, più o meno, nella parte Centrale della Cappella Sistina, dove l’artista incominciò a rappresentare per la prima volta anche la figura dell’Eterno. Il Creatore è poi protagonista di altri episodi procedendo verso l’altare.

La composizione appartiene alla serie delle tre storie dei progenitori (La Creazione di Adamo, la Creazione di Eva, il Peccato originale e Cacciata dal Paradiso Terrestre). Essa appare al centro, fra le tre storie di Noè (Sacrificio di Noè, il Diluvio universale, l’Ebbrezza di Noè) e le tre storie della Creazione del mondo (Separazione della luce dalle tenebre, Creazione degli astri e delle piante, Separazione della terra dalle acque).

Per gli studiosi di storia dell’arte, la preminenza della scena in esame dovuta alla strategica posizione, nettamente centrale, si spiega con l’interpretazione simbolica degli episodi in relazione al Nuovo Testamento. La figura di Eva appariva tradizionalmente come simbolo di Maria, la quale a sua volta simboleggiava la Chiesa, intesa come tradizione teologica.

La simbologia

La creazione di Eva dalla costola di Adamo poteva, quindi, paragonarsi alla nascita della Chiesa dal sangue delle ferite uscente dal costato di Gesù crocifisso.

Il messaggio della scena in esame viene sottolineato anche dal vicino riquadro del profeta Ezechiele, le cui previsioni riguardavano della nascita di Maria, l’arrivo di un triste periodo contaminato dal peccato e lontano da Dio, a cui sarebbe seguito l’innalzamento di un nuovo Tempio. Altro riquadro vicino alla presente composizione è quello della Sibilla Cumana, che predice l’avvento di un bambino da cui sarebbe nata una nuova “Età dell’oro”.

La scena dell’affresco

Adamo appare nudo e semidisteso nell’angolo in basso sulla sinistra, con il busto, quasi all’altezza della spalla destra, appoggiato all’albero.

Eva, anch’essa nuda ed in atteggiamento di forte dinamismo, pare uscire dal costolato di Adamo, sollecitata dal perentorio gesto del Creatore in piedi difronte a lei.

La figura dell’Eterno di questa scena ha, più o meno, le tipiche peculiarità michelangiolesche come tutte le altre raffigurazioni del soffitto, con la differenza che qui sta in piedi, mentre negli altri riquadri appare sempre in volo. Dio, con una tunica di color rosso-violaceo, avvolto da un ampio mantello con toni sempre violacei ma assai più chiari della veste, ha il braccio destro alzato, come in altre scene, ed uno sguardo intenso.

Il braccio alzato dell’Eterno pare aver indicato ad Eva una ben definita direzione, cioè quella verso l’alto. La nuova creatura, già uscita da Adamo dormiente, sta gradualmente emergendo con le mani giunte ed uno sguardo di gratitudine e riconoscenza, quasi a voler benedire quel gesto divino.

Michelangelo rende la scena di grande efficacia con giochi di linee parallele e perpendicolari. Il torso di Adamo, ad esempio, è parallelo alle cosce di Eva (ma perpendicolare al torso di quest’ultima) ed al braccio alzato del Creatore; gli avambracci dei due progenitori sono paralleli ma perpendicolari a quello di Dio. Inoltre in un asse comune obliquo troviamo le teste dei tre protagonisti ed il torso di Eva.

I corpi dei progenitori, pur essendo massicci, appaiono con una muscolatura poco marcata, tipica degli adolescenti, assai diversa da quella delle figure del Peccato originale.

Lo sfondo paesaggistico appare chiaro, spoglio ed assai sintetizzato: deboli sono i contrasti fra il cielo e la collina. Ancor più deboli sono quelli fra quest’ultima ed un lembo di mare, come pure con il prato.

Si rilevano alcuni pentimenti nella zona attorniante la testa di Adamo, nei rami dell’albero secco, nel corpo e nella testa di Eva

Il Diluvio universale nella volta della Cappella Sistina

Michelangelo Buonarroti: particolare del Diluvio Universale, Vaticano

Volta della Cappella Sistina, Diluvio Universale, anno 1508 (9), 280 x 570 Vaticano
Prima del restauro: Volta della Cappella Sistina,  Diluvio Universale, anno 1508 (9), 280 x 570 Vaticano.

Riquadro successivo: Sacrificio di Noè

Pagina correlata: I dipinti di Michelangelo

Il diluvio universale, commissionato da papa Giulio II, è un affresco (280×560 cm) di Michelangelo Buonarroti, realizzato intorno al 1509, misura 280 x 560 cm, e fa parte della decorazione della volta nella Cappella Sistina in Vaticano.

Cenni storici

Il Diluvio Universale

Nel dipingere la volta della Cappella Sistina, l’artista iniziò dalle campate prossime all’ingresso. La porta di entrata veniva aperta in occasione delle solenni riunioni in cappella con la presenza del pontefice ed il suo seguito.

Il Diluvio Universale di Michelangelo, quindi, appartiene al primo blocco.

Per lo studioso di storia dell’arte Ascanio Condivi quella in esame è la prima scena che fu realizzata sul soffitto.

Nella raffigurazione appaiono alcune disparità di esecuzione che confermano le notizie di inconvenienti tecnici del momento, tra cui ricordiamo un’impropria miscela di colori che provocò varie muffe. Tali disparità rilevano inoltre la presenza di aiuti ad inizio lavori.

Sin dal primo accesso al pubblico, il Diluvio Universale riscosse apprezzamenti e dimostrazioni di stima.

Il Vasari nelle sue “Vite“del 1568 scrisse: «nella storia del Diluvio, dove appaiono diverse morti d’uomini, che spaventati dal terror di quei giorni, cercano il più che possono per diverse vie scampo alle lor vite. Perciò che nelle teste di quelle figure, si conosce la vita esser in preda della morte, non meno che la paura, il terrore et il disprezzo d’ogni cosa. Vedevisi la pietà di molti, aiutandosi l’un l’altro tirarsi al sommo d’un sasso cercando scampo. Tra’ quali vi è uno che abracciato un mezzo morto, cerca il più che può di camparlo, che la natura non lo mostra meglio».

L’affresco in esame subì svariati danneggiamenti, come cadute di intonaco e numerose crepe. Queste apparvero nel 1791 in occasione dello schianto della polveriera di Castel Sant’Angelo.

Dio disse a Noè: “È venuta per me la fine di ogni uomo, perché la terra, per causa loro, è piena di violenza; ecco, io li distruggerò insieme con la terra. Fatti un’arca di legno di cipresso (Genesi 6,13-14)…Perché tra sette giorni farò piovere sulla terra per quaranta giorni e quaranta notti; sterminerò dalla terra ogni essere che ho fatto”. (Genesi 7,4)…Dopo sette giorni, le acque del diluvio furono sopra la terra…”(Genesi 7,10).

Michelangelo raffigura le scene del Diluvio Universale con tutta la loro carica di drammaticità.

Per tempo gli esegeti segnalarono gli innumerevoli elementi  della “Storia” (Genesi, VII) – l’Arca, la barca stracolma in procinto di affondare, i rifugiati che si riparano sotto una improvvisata tenda sulla vetta di un monte uscito dalle acque, il travaglio della gente raffigurata in primo piano su quell’altura in cui è arrivata con l’illusione di sottrarsi al castigo divino …. –  identificando le più svariate vicende come la paura, la sofferenza, la pietà, l’amore, l’egoismo. Si salveranno Noè con i componenti della sua famiglia e coppie di animali.

Lo scatenarsi dell’ira di Dio, descritta da Michelangelo sotto la forma di una potente saetta che cade sulla la tenda, di cui ne parlò il Condivi, non è più identificabile per il distacco di una parte dell’intonaco (zona in alto a destra). Questa cadde in seguito alle scosse provocate da un’esplosione a Castel Sant’Angelo nel 1797. Quella raffigurazione del fulmine vi fu, e lo testimonia una riproduzione cinquecentesca attualmente custodita al Museo del Louvre.

Cenni descrittivi

La presente composizione appartiene alle nove Storie della Genesi (l’ottava) e, in particolare, alle tre Storie di Noè (quella di mezzo) degli ultimi riquadri.

Le scene raffigurate dovevano formare il mosaico relativo alle storie dell’umanità “ante legem”.

Le Storie della Genesi venivano prima di quelle di Mosè, rappresentate da artisti quattrocenteschi nei riquadri parietali, tra cui ricordiamo Sandro Botticelli.

Ritornando alle scene in esame, ciascuna di esse aveva altresì una lettura a ritroso in relazione alla prefigurazione della Settimana Santa, che si celebrava solennemente dentro la Cappella Sistina. In tale occasione era anche prevista una processione cerimoniale, che partendo dall’ingresso arrivava fino all’altare.

In queste concordanze nel Diluvio Universale veniva rappresentato il Battesimo di Cristo con la seguente logica: dato che l’acqua del battesimo purifica gli uomini dal peccato, così allo stesso modo il diluvio purificò il mondo da tutti i peccatori.

L’Arca di Noè,infatti, era il simbolo stesso della Chiesa: di legno, come il legno della Croce, e di salvezza come la redenzione in seguito alla crocifissione di Gesù.

Nella composizione, a differenza delle scene che seguono, appaiono una sessantina di figure, relativamente di piccole dimensioni. I personaggi, quasi tutti privi di indumenti, Michelangelo li ha distribuiti seguendo direttrici diagonali, enfatizzandone così la profondità prospettica.

Continua nella pagina successiva

Davide e Golia nella Volta della Cappella Sistina

Michelangelo Buonarroti: Particolare del Davide e Golia

Michelangelo: Davide e Golia, volta della Cappella Sistina, anno 1509
Michelangelo: Davide e Golia, volta della Cappella Sistina, anno 1509

Davide e Golia

Il pennacchio con la scena di Davide e Golia è un affresco di Michelangelo Buonarroti, realizzato intorno al 1509-1509. La composizione, che fa parte parte della decorazione del soffitto della Cappella Sistina,  fu commissionata da papa Giulio II.

In questa raffigurazione il famoso passo biblico (Samuele I, XVII) viene colto nella fase culminante, nel momento in cui Davide sta decapitando il gigante Golia. La scena si svolge davanti ai soldati, che osservano la scena ripresi appena accennati nell’ombra.

Nel dipinto, prima del grande restauro, si notavano, in prossimità del vertice basso del Pennacchio, zone d’arriccio prive d’intonaco.

Particolare della Cappella Sistina
Prima del restauro: Michelangelo Buonarroti: Particolare del Davide e Golia, anno 1509, 570 x 970 cm. Vaticano, Volta della Cappella Sistina.

Storia

Michelangelo decise di configurare il procedimento dei lavori iniziando dalle campate in corrispondenza dell’ingresso, la cui porta veniva aperta per le solenni cerimonie in cappella, presiedute dal pontefice. Durante il periodo della settimana santa era prevista una processione, a cui partecipava il papa ed i suo seguito, che dall’entrata si spingeva fin sopra le campate dell’altare. Il pennacchio con la scena del Davide e Golia (1 Samuele 17,1-54), trovandosi in prossimità dell’ingresso (vicinissimo alla porta, sul lato destro), appartiene alle prime composizioni realizzate sulla volta.

Descrizione

La scena in esame appartiene alla serie dei pennacchi della volta della cappella: quattro pennacchi con episodi del Vecchio Testamento, in cui l’Eterno protegge il popolo d’Israele.

La scena del Davide e Golia, nonostante si svolga in ambito notturno, appare assai ricca di chiaroscuri con i protagonisti che spiccano, al centro dell’affresco, rischiarati da una forte illuminazione.

I due personaggi si avvinghiano in un duello mortale, con Golia ormai già caduto a terra in preda al terrore e Davide che gli è sopra e già lo sta afferrando per i capelli con l’intento di decapitarlo. Spicca con forza la pesante spada, già alzata sulla mano destra del giovane, e pronta al biblico taglio.

In primo piano, davanti al gigante, appare la fionda che Davide ha lasciato cadere per terra dopo l’uso. Il fondo della scena mostra una luminosissima tenda con gamme violacee, ai cui lati si intravedono – a mezza figura – soldati in apprensione per gli imminenti sviluppi del duello.

Michelangelo, per poter lavorare su una superficie alquanto irregolare, ha dovuto studiare accuratamente il modo di far apparire l’immagine il più realistica possibile. A tal proposito forzò lo scorcio delle due figure principali, soprattutto quella del Davide, facendo entrare la parte superiore del suo corpo nel perimetro della tenda, già ripresa da molto in alto (vedasi la parte che fa da tetto). In tal modo, l’accelerazione prospettica creatasi lungo l’asse centrale, fa sì che i due protagonisti al centro della scena si rovescino sullo spettatore, nonostante appaia parte della copertura della tenda.

Il presente episodio si può collegare iconologicamente con quello di Giuditta e Oloferne, dove una donna uccide un temibile nemico di Israele, liberando il suo popolo. Entrambi i pennacchi prefigurano il trionfo della Chiesa.

Vela e lunetta con Giosia, Ieconia e Salatiel – volta della Cappella Sistina

Michelangelo Buonarroti: Vela sopra la lunetta di Giosia, Ieconia e Salatiel

Michelangelo: La vela sopra Giosia, Ieconia e Salatiel
Michelangelo: La vela sopra Giosia, Ieconia e Salatiel, 245 x 340, anno 1511

Sugli affreschi

La vela sopra la lunetta – raffigurante Giosia, Ieconia e Salatiel – è un affresco di Michelangelo Buonarroti realizzato intorno al 1508-1511 e appartenente alla decorazione della volta della Cappella Sistina in Vaticano. La composizione, che misura 245 x 340 cm., fu commissionata da papa Giulio II.

Michelangelo - Volta C. Sistina, partic. delle Figure della Vela
Prima del grande restauro – Michelangelo Buonarroti: Particolare delle Figure della Vela, anno 1511, 245 x 340 cm.

Figure della Vela: scena del piccolo Giosia, il futuro perfido re Amon.

La lunetta di Giosia, Ieconia e Salatiel (più sotto descritta) è anch’essa opera del Buonarroti, realizzata intorno 1508-11. La composizione, che misura circa 340 x 650 cm., fa parte della decorazione della stessa cappella, sempre commissionata da Giulio II. Vai alla pagina delle lunette.

Secondo il Tolnay, con il richiamo al primo nome della lunetta, il bambino abbracciato dalla madre sarebbe Giosia, il futuro re che divenne il “perfido Amon”, simbolo del male. Prima del grande restauro la composizione presentava alcuni guasti legati all’umidità.

Le otto vele si trovano ai lati della volta della Sistina (destra e sinistra) e corrono adiacenti alle pareti lunghe, sui cui registri superiori sono rappresentate le rispettive lunette.

I quattro pennacchi con con le otto lunette ad essi adiacenti (si legga tutto il discorso) si trovano ai quattro angoli della volta. Le vele, le sottostanti lunette e quelle adiacenti ai pennacchi, mostrano le quaranta storie del Vangelo di Matteo, che riguardano gli Antenati di Cristo. Due lunette, nello specifico quelle sulla parete dell’altare, raffiguranti Abramo e Fares, vennero rimosse per fare spazio all’affresco del Giudizio Universale.

La vela in esame – a destra del Diluvio universale – fu eseguita con il primo ponteggio ligneo e fu una fra le prime ad essere realizzata sulla volta della Cappella. La sottostante lunetta con Giosia, Ieconia e Salatiel, eseguita sullo stesso ponteggio, fu anch’essa fra le prime ad essere dipinta, probabilmente la sesta.

Storia della vela e della lunetta con Giosia, Ieconia e Salatiel

Le vele sulla volta della cappella e le sottostanti lunette nel registro superiore delle pareti sono iconologicamente  collegate e, sebbene diverse nella struttura, mostrano tutte gli episodi degli Antenati di Cristo.

Nelle raffigurazioni (vele e lunette) compaiono gruppi familiari che il pittore realizzò anche in spazi concavi e a forma triangolare (da cui deriva la denominazione di vele). La colorazione di queste ultime è un po’ più scura rispetto a quella delle lunette.

Per i personaggi di queste composizioni (qui trattasi di Giosia, Ieconia e Salatiel, forse presenti anche sulla vela), per poter dipingere e conferire le giuste illusioni prospettiche anche sugli insoliti spazi, il pittore dovette scegliere fra limitati atteggiamenti, pose e posizioni delle figure, spesso riprese sedute per terra su svariati rialzi, anziché su comodi gradoni.

L’identificazione dei personaggi degli affreschi in esame si deduce dalle tabelle inserite nelle lunette, ove sono scritti i vari nominativi. Tuttavia non c’è accordo fra gli studiosi di storia dell’arte sulle identificazioni dei gruppi quando il confronto si sposta dalla lunetta alla corrispondente vela. Michelangelo, pare, avesse dato più importanza agli atteggiamenti ed alle espressività dei personaggi, trascurando le caratteristiche identificative.

Negli spazi triangolari adiacenti alle vele (sopra di esse, a sinistra e a destra) appaiono due nudi in monocromo simulante il bronzo. Il pittore li inserì in uno sfondo alquanto scuro con toni violacei, in simmetria tra loro, separati da un teschio di ariete.

Le fasi della decorazione

Le vele e le lunette, come tutte le altre composizioni della grande decorazione della volta, furono dipinte in due fasi. Il Buonarroti iniziò ad affrescare i vari riquadri in corrispondenza delle campate dell’ingresso, per procedere verso dell’altare. I dipinti più vicini a quest’ultimo, ossia quelli più prossimi alla maestosa rappresentazione del Giudizio universale, sono fra gli ultimi realizzati dall’artista. Tuttavia la cronologia riferita agli episodi dei testi biblici risulta invertita all’osservatore, che entrando in cappella procede in direzione dell’altare.

Riguardo la prima fase dei lavori, quella relativa alla prima metà della cappella, eseguita sul primo ponte ligneo, si pensa che fosse stata portata a termine nell’estate del 1511. Qualche mese più tardi (ottobre) Michelangelo montò un secondo ponteggio lungo l’altra metà della cappella, e procedette nella stessa direzione, cioè verso l’altare fino alle lunette (poi rimosse) della parete del Giudizio universale.

L’artista completò l’intera decorazione nel 1512, poco prima della vigilia di Ognissanti, giorno in cui fu “scoperta” ed inaugurata.

Da quanto sopra riportato risulta che la vela e la lunetta – relative a Giosia, Ieconia e Salatiel – furono fra i primi dipinti che il pittore realizzò sulla volta della Cappella Sistina.

Descrizione e stile della vela

La sottostante lunetta mostra due gruppi familiari, uno nella zona di sinistra e l’altro a destra. Il tabellone al centro, che li separa, indica la presenza di Giosia, Ieconia e Salatiel. Non è sicuro lo specifico riconoscimento dei fanciulli, tuttavia la composizione si identifica tradizionalmente nella famiglia di Iechonias, il cui figlio è Salatiel.

L’uomo, con il volto ripreso di profilo, appare sdraiato in primo piano sulla nuda terra. Il busto, leggermente ruotato a destra, è appena sollevato dal suolo e poggia con la spalla su qualcosa di indefinito. Le sue gambe, ricoperte da calzoni bianchi, contrastando con i toni delle zone circostanti, sbalzano su tutto contesto.

Dietro di lui appaiono la donna con il bambino. Lei è ripresa di profilo seduta su qualcosa di morbido (forse un cuscino) dai toni verdastri. Ha una veste violacea e ed un velo bianco che le ricopre le spalle. Il prolungamento dello stesso velo, i cui toni richiamano quelli dei calzoni del marito, le avvolge anche la testa.

Il bambino, che appare seduto nell’oscurità del fondo, sembra essere affettuosamente tirato dalla madre, che intende avvicinarlo a sé con l’intento di baciarlo.

La scena ricorda quella che spesso vediamo nelle varie composizioni della Fuga in Egitto. San Paolo chiamò “pellegrini sulla Terra” gli antenati di Cristo alla ricerca della terra promessa.

La nuova illuminazione e la nuova configurazione dei personaggi appare in una dilatazione spaziale in piani che man mano, allontanandosi dal fruitore dell’opera, perdono di definizione.

Per riportare il disegno dal cartone all’intonaco della volta Michelangelo impiegò la tecnica dello spolvero. Per portare a termine la composizione occorsero due sole giornate.

Nudi bronzei

La coppia nudi bronzei appare, come in tutte le vele, disposta in simmetria sui due lati della vela. I due sono sdraiati lungo la cornice della vela con il busto in torsione rivolto verso spettatore.

Michelangelo usò un solo cartone, dritto e poi ribaltato, per trasferire il disegno sull’intonaco, agendo poi su piccolissimi particolari per rompere la perfetta simmetria.

La lunetta con Giosia, Ieconia e Salatiel

Michelangelo Buonarroti: Lunetta con Giosia, Ieconia e Salatiel
Michelangelo Buonarroti: Lunetta con Giosia, Ieconia e Salatiel, intorno agli anni 1508-1511, 340×650 cm. Cappella Sistina in Vaticano (Roma)

Descrizione

Come sopra accennato, la lunetta con Giosia, Ieconia e Salatiel fu tra le prime raffigurazioni della volta ad essere state affrescate. Tradizionalmente si pensa che fosse il sesto dipinto in ordine cronologico.

I contenuti delle lunette rimandano alle narrazioni del Vangelo di Matteo con la genealogia di Cristo

La presente lunetta la incontriamo – provenendo dall’ingresso – nella seconda raffigurazione sul registro superiore della parete destra, in corrispondenza del Diluvio Universale.

La composizione mostra due gruppi di figure, uno in ogni metà separata dalla tabella, con la scritta dei nominativi di tre dei quattro protagonisti: ” IOSIAS / IECHONIAS / SALATHIEL”.

A differenza delle altre lunette, questa rompe il ritmo delle narrazioni affini a quelle affrescate sul lato opposto. A contrapporla è la raffigurazione del gruppo di Zorobabele, Abiud ed Eliacim sull’altro lato. La lunetta adiacente a quella in esame mostra invece Ezechia, Manasse e Amon, gli antenati immediatamente precedenti a Giosia, Ieconia e Salatiel. Probabilmente si è voluto mettere in risalto il collegamento tra i due episodi, che entrambi appartengono al periodo babilonese.

Iosias, figlio di Amon, è generalmente indicato nell’uomo a destra con il figlio Ieconia che tiene sulle ginocchia.

I due gruppi raffigurati in questa composizione hanno in comune una chiara espressione drammatica: due bambini che, con gesti tutt’altro che tranquilli, si affrontano gesticolando in lontananza. Non si capisce bene però se si tratti effettivamente di gesti impetuosi, oppure se Ieconia voglia dare al fanciullo nella zona di sinistra l’oggetto non bene identificato che reca nella mano. Il bambino che dovrebbe riceverlo è tenuto con forza dalla madre, contrariata dal concitato scambio.

Stile

L’uomo nella zona a destra è ricoperto per intero da un manto verdastro, che bene si armonizza con le chiarissime gamme cromatiche del fondo e con l’incarnato del bambino che tiene in grembo. Il volto, ripreso di profilo, ha una fisionomia ben caratterizzata e dettagliatamente strutturata, che rimanda alla ritrattistica romana dello stesso periodo.

La coloristica della donna raffigurata nella zona di sinistra è assai più brillante. Spicca la bianca camicia, nonostante appaia solo sulla manica sinistra, ed il manto giallo che le nasconde tutta la parte inferiore del corpo. Il busto è ricoperto da una veste rosa a cui è allacciata una fascia verde. L’energica illuminazione, proveniente da sinistra, le rischiara il volto e la capigliatura, mettendone in evidenza i particolari, soprattutto quelli nell’accurata acconciatura dei capelli.