10 tra i più bei dipinti di tutti i tempi realizzati tra il Seicento e il Settecento

Una selezione tra le opere più belle di tutti i tempi

I dipinti più belli scelti fra i due secoli

Continua dalla pagina precedente:  10 tra i dipinti più belli e famosi dal Quattrocento al Cinquecento

La Storia dell’arte è ricca di capolavori di grandi maestri della pittura, pertanto quelli che sto presentando in queste pagine, fra quelli più famosi, sono il frutto di una personale selezione che ritengo essere tra le più belle.

La bellezza, l’eleganza e la forza emotiva dei grandi dipinti illumina sempre l’anima dell’osservatore. L’invito sarebbe, perciò, quello di andare di persona nei vari musei e goderseli dal vivo!

Un viaggio fra i dipinti più famosi: in questa pagina sono raffigurati: La Cena in Emmaus di Caravaggio, la Ronda di notte (Ronda notturna) di Rembrandt, la Las Meninas di Velezques, La ragazza col turbante (La ragazza con l’orecchino di perla) di Jan Vermeer, l’Apparizione della Madonna col Bambino a San Filippo Neri di Giambattista Tiepolo, La Regata sul Canal Grande di Canaletto, La Maya desnuda e la Maja vestida di Goya e Il Primo Console supera le Alpi al Gran San Bernardodi  Jacques-Louis David.

Caravaggio: Cena in Emmaus (1601-02)

Caravaggio: La cena in Emmaus, 141 x 175 cm. Pinacoteca di Brera, Milano.
Caravaggio: La cena in Emmaus, 141 x 175 cm. Pinacoteca di Brera, Milano.

La Cena in Emmaus è un opera di Michelangelo Merisi detto il Caravaggio, realizzata a olio su tela nel 1606, misura 141 x 175 cm. e si trova a Milano nella Pinacoteca di Brera. la tela rappresenta la scena del Vangelo secondo Luca.

Il dipinto è stato eseguito presso Zagarolo (altre fonti indicano invece zone di Palestrina), subito dopo la fuga dell’artista da Roma in seguito all’assassinio di Tommaso Ranuccio. In queste zone, infatti, viveva la famiglia dei Colonna con il suo protettore.

L’impressione immediata della scena di questa tela ricorda quella con la stessa tematica realizzata qualche anno prima e custodita a Londra. Qui rispetto alla prima c’è meno articolazione, meno contrasti coloristici e pochissimi  effetti di quella tipica luminosità caravaggesca. Il Cristo, infatti, è rappresentato con espressione più triste e mostra segni di stanchezza.

Vedi approfondimenti sulla Cena in Emmaus di Caravaggio.

Rembrandt: Ronda di notte 1642

Rembrandt: La ronda di notte o La milizia del capitanto Frans Banning Cocq
Rembrandt: La ronda di notte o La milizia del capitanto Frans Banning Cocq

La Ronda di notte – noto come Notte di veglia, o Ronda notturna, o La guardia civica in marcia – è un’opera realizzata con tecnica a olio su tela nel 1642 da Rembrandt. Il quadro misura 359×438 cm. ed è custodito nel Rijksmuseum di Amsterdam.

La ronda di notte è considerato dagli studiosi di storia dell’arte come uno dei massimi capolavori di Rembrandt, soprattutto per l’eccezionale configurazione degli effetti luminosi, nonché per la meticolosa descrizione dei numerosissimi dettagli, data l’insolita dimensione della tela.

Il dipinto rappresenta in primo piano due figure militari, identificate in Frans Banning Cocq (Capitano) e Willem van Ruytenburgh suo luogotenente, riprese un attimo prima che le stesse dessero l’ordine di iniziare la marcia per dirigersi non si sa dove.

Diego Velazquez: Las Meninas (1656)

Diego Velázquez: Las meninas, tecnica olio su tela, anno 1656, dimensioni 318×276 cm, Museo del Prado, Madrid
Diego Velázquez: Las meninas, tecnica olio su tela, anno 1656, dimensioni 318×276 cm, Museo del Prado, Madrid

Las meninas è un’opera realizzata da Diego Velázquez nel 1656 con tecnica olio su tela, misura 318×276 cm  e si trova nel Museo del Prado a Madrid

Il dipinto è ambientato all’interno dello studio dell’artista, che era ubicato a Madrid nel Real Alcázar di Filippo IV.

Nella Las Meninas è raffigurata l’infanta Margarita, figlia della nuova regina, attorniata dalle sue dame di corte. Quella che appare alla sua destra è Doña Maria Augustina de Sarmiento, mentre mentre l’altra del lato opposto è la sua nana di compagnia, Doña Isabel de Velasco, con a fianco il cane mastino. Oltre queste, compaiono altri membri della corte spagnola. L’artista è chiaramente riconoscibile a sinistra di fronte al proprio cavalletto.

Las Meninas è un dipinto di grandissimi effetti raffigurativi. L’Infanta Margarita, protagonista principale, appare orgogliosamente effigiata al centro tra le sue damigelle e la propria nana. Quella a sinistra le si inginocchia di fronte, mentre l’altra appare nell’attimo in cui si sta piegando verso di lei. Tali gesti rafforzano il fatto che l’infanta diventi il fulcro centrale dell’azione.

La nana, poco più alta di Margarita, nonostante le caratteristiche di nanismo, per contrasto fa apparire assai più delicato il personaggio principale, rendendolo anche più prezioso e fragile.

Jan Vermeer – La ragazza col turbante o La ragazza con l’orecchino di perla (1665-1666 ca)

Jan Vermeer: Ragazza con turbante, cm. 49, Mauritshuis, l’Aia
Vermeer: Ragazza con turbante, cm. 49, Mauritshuis, l’Aia

Ragazza con turbante, o Ragazza con l’orecchino, o Ragazza con perla all’orecchino è un’opera di Jan Vermeer realizzata con tecnica a olio su tela nel 1660-65. Il quadro, che misura 46,5 x 40 cm, si trova nel Museo Mauritshuis a L’Aia.

Lo studioso di storia dell’arte Malraux riconobbe nell’effigiata la figlia minore di Vermeer. Tale ipotesi ebbe poco sostegno da parte di altri studiosi, anche perché la cronologia dell’opera non lo permetteva.

Il turbante è probabile che sia appartenuto al pittore insieme ai costumi turchi, questi ultimi effettivamente risultanti fra i propri beni.

Il dipinto apparve nel 1882 ad un bassissimo prezzo presso la “vendita Braam” di Amsterdam, dove fu acquistato da A. A. des Tombe (nome che pare essere errato) a 2 fiorini e 30 stuyvers. Nel 1903 la stessa persona lo fece pervenire in dono al Museo Muritshuis, l’odierna sede.

Vedi approfondimenti sulla Ragazza col turbante.

 

Gianbattista Tiepolo – Apparizione della Madonna col Bambino a San Filippo Neri (1739-40)

Giambattista Tiepolo: Apparizione della Madonna col Bambino a San Filippo Neri, cm. 350 x 182, Chiesa di San Filippo Neri, Camerino.
Giambattista Tiepolo: Apparizione della Madonna col Bambino a San Filippo Neri, cm. 350 x 182, Chiesa di San Filippo Neri, Camerino.

L’Apparizione della Madonna col Bambino a San Filippo Neri è un’opera di Giambattista Tiepolo realizzata intorno al 1639-40 con tecnica a olio su tela, misura 350 x 182 cm. e si trova nella Chiesa di San Filippo Neri a Camerino.

La composizione venne pubblicata nel 1964 sulle pagine di “AV” dallo Zampetti. Non esistono documentazioni che parlino della pala in esame, che attualmente la possiamo ammirare attorniata da una corposa cornice di marmo.

Di certo si sa che nel 1735 alla chiesa che la custodisce fu portato a termine il tetto insieme alle decorazioni interne.

Un accurato studio dello stile porta ad assegnare al dipinto una cronologia che  risulta la stessa della pala della “Madonna con le sante Caterina, Rosa col Bambino e Agnese“, cioè il periodo dopo la realizzazione degli “Affreschi di Santa Maria dei Gesuati a Venezia”. Infatti di questi ultimi esistono documentazioni che si riferiscono agli anni 1737-39.

Lo stile di questa raffigurazione rileva soprattutto un’armoniosa bellezza cromatica ed una pacata struttura compositiva, senza nervose interruzioni dei contorni che elegantemente vi primeggiano.

La figura delicata e gentile della Madonna ricorda le immagini femminili dei dipinti dei Carmini che l’artista realizzò a Venezia.

Vedi approfondimenti sull’Apparizione della Madonna col Bambino.

Canaletto: La Regata sul Canal Grande (1732)

Antonio Canal: La Regata sul Canal Grande (1732), Londra, Collezioni Reali. Dimensioni della tela: (77 X 126 cm.)
Canaletto: La Regata sul Canal Grande (1732), Londra, Collezioni Reali. Dimensioni della tela: (77 X 126 cm.)

La Regata sul Canal Grande è un’opera di Canaletto realizzata nel 1732, misura 77 x 126 cm. e si trova nelle Collezioni reali di Londra.

La composizione raffigura il Canal Grande nel momento in cui si disputa una gara molto importante per i Veneziani:  la storica Regata di Venezia, ancora oggi assai apprezzata dalla popolazione.

Nel dipinto si nota l’intensa attività e traffico di gondole, con altri tipi di imbarcazioni che fanno da contorno, stracolme di tifosi.

Sui muri dei palazzi veneziani si vedono appesi dei grossi drappi ricamati, a simboleggiare la giornata di festa. Il tutto in uno sfondo con un bellissimo cielo, che occupa circa metà superficie quadro.

William Hogarth: Matrimonio alla moda (1744)

William Hogart: Il contratto - dal Matrimonio alla moda, ciclo di sei dipinti di cm. 68,5 x 89 ciascuno, National Gallery di Londra.
William Hogart: Il contratto – dal Matrimonio alla moda, ciclo di sei dipinti di cm. 68,5 x 89 ciascuno, National Gallery di Londra.

Il Matrimonio alla moda è un ciclo di sei composizioni di William Hogarth realizzate nel 1744 con tecnica a olio su tela, le cui misure – tutte perfettamente uguali – sono cm. 68,5 x 89. I sei i dipinti si trovano a Londra nella National Gallery di Londra.

Con le sei opere l’artista intende descrivere le sgradevoli conclusioni di un’unione cercata non solo per interesse ma soprattutto per ambizione.

Nel “London Daily Post” del 2 aprile 1743 apparve il seguente annuncio: “Mr. Hogarth ha l’intenzione di pubblicare per sottoscrizione sei stampe in rame, incise a opera dei migliori maestri di Parigi da quadri propri raffiguranti una variazione su una vicenda moderna nell’alta società, e intitolati Matrimonio alla moda. Si baderà in modo specifico che la decenza e la proprietà di tutta la serie non abbiano a sollevare la minima obiezione, e che le relative figure non contengano riferimenti personali”.

Nella National Gallery le tele appaiono entro le originarie cornici ‘Maratta’, che lo stesso artista commissionò pagandole 24 ghinee.

Vedi approfondimenti sul Matrimonio del Libertino

Goya: La Maya desnuda e la Maja vestida (1800-1803)

Francisco Goya: La Maja vestita 95 x 190, Madrid Prado.
Francisco Goya: La Maja vestita
95 x 190, Madrid Prado.
Francisco Goya: La Maja desnuda, 97 x 190 cm. Madrid Prado
Francisco Goya: La Maja desnuda, 97 x 190 cm. Madrid Prado

La ‘”Maja’ desnuda” e la “Maja’ vestida” sono considerate dagli studiosi di storia dell’arte fra capolavori più famosi dell’artista, soprattutto per quel senso di “proibitivo” che si respira nella prima.

Alcuni sostennero che nella Maja si potesse identificare duchessa de Alba, cosa che non ebbe abbastanza consensi dalla critica, che la escludeva a priori. Si sa invece con certezza che Goya eseguì la Maja vestida per ricoprire la desnuda.

Vedi approfondimenti sulle due Maje di Goya.

Jacques-Louis David: Il Primo Console supera le Alpi al Gran San Bernardo (1801)

Napoleone Bonaparte valica il Gran San Bernardo
Napoleone Bonaparte valica il Gran San Bernardo

Il dipinto “Bonaparte valica le Alpi” (conosciuto anche come Bonaparte valica  il Gran San Bernardo) è un ritratto di Jacques-Louis David realizzato intorno al  1800-03 con tecnica a olio su tela. Misura 260 × 221 cm. e si trova nel Castello della Malmaison, Rueil-Malmaison.

Napoleone appare nel momento in cui attraversa il Colle del Gran San Bernardo con la sua armata nella seconda campagna d’Italia, in cui risulterà vittorioso.

L’artista realizzò cinque versioni di questo dipinto. Il primo ritratto venne commissionato da Carlo IV per tentare un’intesa tra Spagna e Francia. Le tre versioni successive, che vennero commissionate dallo stesso Napoleone a fini propagandistici, raffigurano i primi ritratti ufficiali del Primo console.

I tre dipinti si trovavano presso il castello di Saint-Cloud, nel palazzo della Repubblica Cisalpina e nella biblioteca dell’hôtel des Invalides. L’ultima versione fu realizzata dall’artista per rimanere nel proprio studio.

Vedi approfondimenti su Wikipedia.

Continua con i dipinti dell’Ottocento-Novecento in cui stiamo attualmente lavorando.

10 tra i dipinti più belli e famosi dal Quattrocento al Cinquecento

Una selezione tra i dipinti più famosi di tutte le epoche

La Storia dell’arte è ricca di grandissimi capolavori. Pertanto quelli raffigurati in questa pagina, fra i dipinti più famosi, sono soltanto il frutto di una personale selezione che ritengo fra i più belli e, certamente, fra i più popolari di tutti i tempi.

La bellezza e la carica di emotività delle grandi opere illumina sempre l’anima del fruitore. L’invito sarebbe quello di goderseli dal vivo!

Un viaggio fra i dipinti più famosi. In questa pagina sono raffigurati: Il pagamento del tributo di Masaccio, la Primavera e la Nascita di Venere di Botticelli, la Dama con l’ermellino e l’Ultima cena di Leonardo, la Gioconda di Leonardo, la Creazione di Adamo di Michelangelo Buonarroti, la Disputa del sacramento di Raffaello, la Venere d’Urbino di Tiziano Vecellio e la Medusa di Caravaggio.

Masaccio: Il pagamento del tributo (1425 circa)

Masaccio: Affreschi nella Cappella Brancacci, chiesa del Carmine, Firenze. Scena del Tributo.
Masaccio: Affreschi nella Cappella Brancacci, chiesa del Carmine, Firenze. Scena del Tributo.

Il Pagamento del tributo (o Tributo) è un’opera di Masaccio, eseguita con la collaborazione di altri artisti intorno al 1425 impiegando la tecnica a fresco su muro. Il dipinto misura 255 x 598 cm. e si trova nella Cappella Brancacci della chiesa del Carmine a Firenze.

L’opera è la più famosa del ciclo degli “Affreschi della Cappella Brancacci”, così considerata anche da Giorgio Vasari  “tra l’altre notabilissima”.

Appare in primo piano la narrazione dell’episodio di San Matteo (XII, 23) del gabelliere Levi (quello ripreso di schiena) che contratta il pagamento del pedaggio con Cristo ed i suoi apostoli. San Pietro, che sta alla destra di Gesù, ripete il segno del suo Maestro indicando le acque che s’intravedono nella zona di sinistra.

Con la seconda fase della narrazione – raffigurata in secondo piano a sinistra – viene rafforzato il prodigio della storia in cui “Pietro … il quale nell’affaticarsi a cavare i danari dal ventre del pesce, ha la testa focosa per lo stare chinato” (Giorgio Vasari).

La terza scena si svolge ancora in primo piano ma sulla destra, dove appare San Pietro – questa volta visto in tre quarti di spalle – paga il tributo al gabelliere nei pressi di edifici raffigurati in prospettiva (in riferimento alla “domus” riportata dal Vangelo).

Lo sfondo mostra la pianura, che prosegue in profondità verso le montagne che s’innalzano maestosamente fondendosi con un cielo scuro e tempestoso.

Vedi approfondimenti sul Pagamento del tributo nel sito.

Sandro Botticelli: Primavera (1482 circa)

Botticelli: La Primavera, cm. 314, Galleria degli Uffizi, Firenze.
Botticelli: La Primavera, cm. 314, Galleria degli Uffizi, Firenze.

La Primavera è un dipinto di Sandro Botticelli, realizzato nel 1477-1478 con tecnica a tempera su tavola, misura 203 x 314 cm. e si trova nella Galleria degli Uffizi a Firenze.

La Primavera è un’opera famosissima che viene descritta anche dalle fonti più antiche, tra le quali ricordiamo l’Anonimo Gaddiano e Giorgio Vasari, nonché le documentazioni presenti negli archivi medicei.

L’opera venne richiesta per la villa medicea di Castello (Firenze) ed acquistata nel 1477 da Lorenzo il Popolano e dal padre Giovanni di Pierfrancesco de’ Medici.

Quando Lorenzo morì (1503) la villa, compreso patrimonio artistico, passò a Giovanni di Giovanni de’ Medici (Giovanni delle Bande Nere). Nel 1526 la Primavera  passò al figlio, Cosimo I.

Vedi approfondimenti sulla Primavera di Botticelli nel sito.

Sandro Botticelli: Nascita di Venere (1482-1485)

Botticelli: La nascita di Venere, cm. 278.5, Galleria degli Uffizi, Firenze.
Botticelli: La nascita di Venere, cm. 278.5, Galleria degli Uffizi, Firenze.

La Nascita di Venere è un’opera di Sandro Botticelli, realizzata intorno al 1482 con tecnica a tempera su tela, misura 172,5 x 278,5 cm. e si trova nella Galleria degli Uffizi a Firenze.

La composizione, insieme alla “Pallade che doma il centauro” e alla “Primavera”, faceva parte della collezione dei “Popolani” di Lorenzo e Giovanni di Pierfrancesco de’ Medici.

La Nascita della Venere, che si trovava nella villa di Castello (nelle vicinanze di Firenze), ebbe la stessa storia della “Primavera” (dipinto più sopra raffigurato), cioè, uscì dalla guardaroba dei granduchi per approdare, nel 1815, agli Uffizi. Secondo il Meyer (1890), il tema del quadro in esame è tratto da alcuni passi di Ovidio (Metamorfosi, 11 27; Fasti. V 217). ove si parla dell’Ora con in mano il mantello che porge a Venere Anadiomène.

Per altri studiosi di storia dell’arte, lo spunto è tratto da Omero o da altri autori umanistici. Più attendibili, sempre riguardo al tema, sono le note identificative di Ernst Gombrich (1945) e di Carlo Argan (1956), che vi interpretarono una valenza neoplatonica. Il primo la descrive ancor meglio del secondo, identificandovi la nascita dell’Humanitas, concepita dalla Natura per via dei suoi quattro elementi, in seguito all’unione della materia con lo spirito.

Vedi approfondimenti sulla Nascita di Venere di Botticelli nel sito.

Leonardo da Vinci: Dama con l’ermellino 1485-1490

Leonardo da Vinci: Ritratto di donna con ermellino, periodo 1485-1490, dimensioni 54 x 39 cm, Cracovia, Czartryski Muzeum.
Leonardo da Vinci: Ritratto di donna con ermellino, periodo 1485-1490, dimensioni 54 x 39 cm, Cracovia, Czartryski Muzeum.

Il Ritratto di dama con ermellino (Dama della faina, o Dama del furetto, o Donna con l’ermellino) è un’opera di Leonardo da Vinci realizzata tra il 1485 ed il 1490 con tecnica a olio su tavola, misura 54 x 39 cm. e si trova nel Czartryski Muzeum a Cracovia.

Nulla si sa della presente composizione fino alla fine del XVIII secolo, quando pervenne alla Casa Gotica, donata dal principe Adam Czartoryski, che la acquistò forse in Francia durante la rivoluzione. La Casa Gotica si trovava nel Castello di Pulany ed era come un Museo privato gestito da Isabella, moglie del principe Adam.

Il dipinto è catalogato nei registri degli archivi con l’aggiunta del secondo titolo – errato – “La belle belle Feroniere / Leonard d’Awinci”.

Intorno al 1830 tutta la collezione della Casa Gotica fu trasferita a Parigi, e, tra questa anche la Dama con l’ermellino, che negli anni 1870-1876, pervenne a Cracovia.

Vedi approfondimenti sulla Dama con l’ermellino di Leonardo da Vinci nel sito

Leonardo da Vinci: Ultima cena (1495-1497)

Leonardo: Il Cenacolo (L’ultima cena, assieme cm. 460 x 880), periodo 1495 – 97, Convento di S. Maria delle Grazie Milano.
Leonardo da Vinci: Il Cenacolo (L’ultima cena, assieme cm. 460 x 880), periodo 1495 – 97, Convento di S. Maria delle Grazie Milano.

Il Cenacolo (L’ultima cena) è un’opera di Leonardo da Vinci realizzata intorno al 1495-97 con tecnica a tempera su muro, misura 460 x 880 cm. e si trova a Milano  nel Convento di S. Maria delle Grazie.

La composizione venne commissionata da Ludovico il Moro e fu eseguita dall’artista nel periodo fra il 1495 ed il 1497.

Il Cenacolo (non si tratta di un vero e proprio un affresco) può essere inteso come una derivazione di dipinti antecedenti eseguiti da pittori di ambito fiorentino. Tra questi ricordiamo Domenico Ghirlandaio, Andrea del Castagno e Taddeo Gaddi. Qui però i vari personaggi appaiono differentemente distribuiti (tre a tre), mostrando una corrispondenza di forme architettoniche assai lontane dai canoni delle citate fonti fiorentine.

Lo sfumato si fonde in una grigia atmosfera crepuscolare in cui le figure, visibilmente agitate, ascoltano dalla bocca del Maestro che uno di loro lo avrebbe tradito.

Non è affatto casuale il fatto che tutte le immagini siano illuminate da una luce proveniente da sinistra, mentre quella di Giuda Iscariota rimane pressoché in ombra.

Osservando Gesù si notano serenità e forza statica, nonché un’esecuzione dello stesso come generalmente vengono raffigurate le divinità. Tutto ciò contrasta con l’imperfezione dell’animo umano, molto ben descritto da Leonardo nei volti agitati degli apostoli.

Vedi approfondimenti sul Cenacolo di Leonardo nel sito

Leonardo da Vinci: Gioconda (1503-1506 circa)

Leonardo: La Gioconda (Monna Lisa), periodo 1503-1505, dimensioni cm. 77 x 53, Louvre, Parigi.
Leonardo: La Gioconda (Monna Lisa), periodo 1503-1505, dimensioni cm. 77 x 53, Louvre, Parigi.

La Gioconda (o la Monna Lisa) è un’opera di Leonardo da Vinci realizzata intorno al 1503-5 con tecnica ad olio su tavola, misura 77 x 53 cm. e si trova nel Museo del Louvre a Parigi.

Quello della Monna Lisa è il solo dipinto  di Leonardo la cui paternità non sia mai stata messa in discussione nell’arco dei secoli. Stessa cosa si potrebbe affermare riguardo l’Autoritratto a sanguigna (Torino) e il ritratto di Isabella d’Este (su cartone, Museo del Louvre, Parigi).

Le documentazioni sul dipinto in esame sono abbastanza precise e ben dettagliate, anche se qualche piccolo particolare ha fatto nascere varie discussioni tra gli studiosi di storia dell’arte.

Molti dubbi sono invece sorti sull’identità della donna effigiata. Il dipinto mostra una certa corrispondenza sull’età dell’effigiata con Lisa Gherardini, nata nel 1479 e sposata con Francesco Bartolomeo del Giocondo. Tuttavia nacquero dei dubbi sul fatto la composizione rappresenti proprio lei.

Per quanto riguarda la cronologia è probabile che l’opera fosse iniziata intorno al 1503.

Vedi approfondimenti sulla Gioconda di Leonardo nel sito.

Michelangelo Buonarroti: La creazione di Adamo (1511)

Michelangelo Buonarroti: La creazione di Adamo nel soffitto della Cappella Sistina
Michelangelo Buonarroti: La creazione di Adamo nel soffitto della Cappella Sistina

La Creazione di Adamo è un affresco di Michelangelo, realizzato intorno al 1511 e fa parte della decorazione del soffitto della Cappella Sistina, in Vaticano a Roma. L’opera, che fu commissionata da Papa Giulio II,  è l’episodio più celebre di tutta la raffigurazione michelangiolesca ed una delle icone più famose dell’arte, oggetto di  citazioni,  parodie ed omaggi in ogni epoca.

Il Buonarroti per portare a compimento la composizione impiegò sedici giorni, iniziando  a dipingere da dove è posizionato il riquadro con il gruppo dell’Eterno.

Il trasferimento del disegno dal cartone al soffitto venne eseguito tramite “spolvero”. La tunica, invece, la incise direttamente sull’intonaco.

Nella realizzazione della composizione Michelangelo raffigurò Adamo nella seconda fase, dopo una profonda riflessione. Una volta pronto per il proseguimento dell’opera, incise la maestosa figura direttamente sulla volta.

Gli apprezzamenti per il riquadro della Creazione di Adamo furono unanimi fin dall’epoca della prima apertura al pubblico.

Vedi approfondimenti sulla Creazione di Adamo nel sito.

Raffaello: La disputa del Sacramento (1509)

Raffaello Sanzio: La disputa del Sacramento
Raffaello e la stanza della Segnatura: “La disputa del Sacramento”, stanza della Segnatura (Vaticano), 1509 e misura 770 cm. (base) x 500 c. (altezza).

La Disputa del Sacramento è un’opera di Raffaello Sanzio realizzata nel 1509 con tecnica ad affresco nella stanza della Segnatura (Vaticano). La composizione misura  770  x 500 cm.

In origine il quadro aveva un titolo diverso, probabilmente il “Trionfo della Chiesa” o il “Trionfo dell’Eucarestia”. Dal Seicento, per una errata interpretazione di alcuni passi delle “Vite” si Giorgio Vasari, si è portata avanti l’attuale denominazione dell’opera, cioè la “Disputa del Sacramento”.

Il dipinto fa riferimento al momento dell’ostia consacrata, che si eleva al cielo nell’ostensorio, spiccando maestosamente al centro della raffigurazione e – per effetti prospettici, visto dal basso – al centro dell’altare, dove vanno ad incontrarsi le linee prospettiche.

Vedi approfondimenti sulla Disputa del Sacramento di Raffaello nel sito.

Tiziano: Venere di Urbino (1538)

Tiziano Vecellio: La venere di Urbino, cm. 165, Uffizi, Firenze.
Tiziano Vecellio: La venere di Urbino, cm. 165, Uffizi, Firenze.

La Venere di Urbino è un dipinto di Tiziano Vecellio, realizzato nel 1538 con tecnica a olio su tela, misura 119 x 165 cm. e si trova nella Galleria degli Uffizi a Firenze.

Questa è probabilmente la tela che Giorgio Vasari citò a Urbino. Tiziano la inviò nel 1631 – con ad altri suoi dipinti – a Firenze insieme all’eredità della famiglia Della Rovere.

La “Venere di Urbino” fu commissionata a Tiziano nei primi mesi del 1538 dal duca di Camerino – che poi divenne duca d’Urbino – Guidobaldo Della Rovere. Questi, nel marzo successivo, ordinava a Girolamo Fantini, suo subalterno, di non ritornare ad Urbino senza “la donna nuda” (fonte: Gronau, 1904 e 1936).

Nel 1822 Ingres realizzò una copia della Venere in esame, che attualmente si trova nella Walters Art Gallery di Baltimora.  Per saperne di più entrare nella pagina della Pittura di Tiziano.

Vedi approfondimenti sulla Venere di Urbino nel sito.

Caravaggio: Scudo con testa di Medusa (1597 circa)

La Testa di Medusa di Caravaggio
La Testa di Medusa di Caravaggio

Lo Scudo con testa di Medusa è il soggetto di un composizione eseguita da Caravaggio (Michelangelo Merisi) intorno al 1597-98 che si trova nella Galleria degli Uffizi a Firenze.

L’opera è un saggio dell’abilità del Merisi, ove gli effetti derivati dalla convessità dell’insolito supporto vengono annullati, dando così l’impressione che la testa della Medusa fluttui in un immaginario fondo piatto, sopra quello convesso.

La luce, che proviene dall’alto, risulta quasi verticale e proietta l’ombra della Medusa sullo scuro fondo dello scudo, tendente al grigio-verde. Il Caravaggio ha pensato bene di dare l’impressione al fruitore che l’ombra della testa venga proiettata sul fondo concavo e quindi vedervi il volto fluttuante, fuori dal supporto pittorico.

Il volto della Medusa, che colpisce direttamente la sensibilità del fruitore dell’opera, è stato ripreso nel momento in cui la testa viene tagliata; si vedono infatti fiotti sgorganti di sangue.

Lo sconvolgimento esterrefatto del volto, con occhi spalancati e bocca aperta al massimo, viene amplificato dalla calda illuminazione. Quest’ultima, infatti, mette in evidenza anche l’orrore delle serpi che fanno da capigliatura.

Continua con altre meravigliose opere: 10 tra i più bei dipinti di tutti i tempi realizzati tra il Seicento e il Settecento.