La biografia di Caravaggio e il soggiorno romano

La biografia di Caravaggio e il soggiorno romano.

Pagine correlate all’artista: Descrizione di alcune opere di Caravaggio – Elenco delle opere – Cenni biografici e critica – Il periodo artistico – Bibliografia.

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Il soggiorno romano di Caravaggio

I rapporti con il cardinal Del Monte:

In questo periodo il Merisi strinse una forte amicizia con Prospero Orsi (meglio conosciuto come Prosperino delle Grottesche), che nel 1595 lo mise in contatto con il cardinale Francesco Maria Del Monte.

L’alto prelato, grandissimo intellettuale ed appassionato d’arte, affascinato dalla pittura del giovane artista che aveva appena conosciuto, acquistò alcune sue opere e poco più tardi lo volle al suo servizio, ove vi rimase per circa tre anni.

Secondo Bellori il cardinale «ridusse in buono stato Michele e lo sollevò dandogli luogo onorato in casa fra i gentiluomini» [Bellori, op. cit., p. 210].

Caravaggio: Il riposo nella fuga in Egitto
Caravaggio: Il riposo nella fuga in Egitto

La notorietà di Caravaggio, grazie al suo influente protettore, cominciò a farsi largo verso i più importanti ambienti dell’alta nobiltà romana.

La nuova pittura, inedita e rivoluzionaria, scosse non poco i salotti più importanti dell’arte e della cultura in genere e fu oggetto di accese discussioni. Naturalmente tutto questo contribuiva ad aumentare le committenze, che a distanza di breve tempo, grazie anche all’interessamento dell’illuminato ed influente alto prelato, fecero sì che il pittore abbandonasse la ritrattistica e le tele di piccole dimensioni per dedicarsi a pieno ritmo all’esecuzione di composizioni ben più complesse ed articolate, con gruppi di varie figure armoniosamente interagenti tra loro, descrivendo all’interno di un contesto l’episodio richiesto dal committente. Tra le prime opere di questo nuovo periodo spicca il “Riposo durante la fuga in Egitto”.

In pochi anni la fama di Caravaggio crebbe in modo vorticoso, tanto che la sua pittura divenne il modello per un’intera generazione di artisti, anche fuori dall’ambito romano, che ne decantava linguaggio e tematiche.

Il martirio di San Matteo
Il martirio di San Matteo, cm. 323 x 343, Chiesa di San Luigi dei Francesi, Roma.

Nel 1599, sempre grazie al diretto interessamento del cardinale Francesco Maria Del Monte, al Caravaggio vennero affidati i primi incarichi pubblici per la realizzazione di quattro grandi tele destinate alla Cappella Contarelli nella chiesa di San Luigi dei Francesi (la “Vocazione” ed il “Martirio di San Matteo”) e alla cappella di Monsignor Tiberio Cerasi nella basilica di Santa Maria del Popolo (la “Crocefissione di san Pietro” e la “Conversione di san Paolo”), entrambe a Roma.

San Matteo e l’angelo, cm. 295 x 195, Chiesa di San Luigi dei Francesi, Roma.
San Matteo e l’angelo, cm. 295 x 195, Chiesa di San Luigi dei Francesi, Roma.

Contemporaneamente gli fu commissionata una terza composizione (“San Matteo e l’angelo”) per la chiesa di San Luigi dei Francesi. Il pittore, dall’indole decisa ed impavida, nonostante fosse a conoscenza del gusto estetico della committenza, preferì inserire in quel contesto dei soggetti popolari, affinché meglio potessero esprimere la reale drammaticità degli eventi rappresentati, rafforzando così i valori spirituali della corrente pauperistica presente all’interno del cattolicesimo. Fu così che l’opera venne rifiutata e l’artista dovette, nel 1602, realizzarne una nuova (attualmente in loco). La prima versione dopo vari passaggi finì in Germania ove fu distrutta durante la seconda guerra mondiale.

Anche le due tele per la cappella Cerasi della basilica di Santa Maria del Popolo vennero rifiutate dai commissionari e il Caravaggio dovette venderle al cardinal Giacomo Sannesio [Vita e opere di Caravaggio].

Il Bellori, nel descrivere l’episodio del rifiuto del “San Matteo e l’angelo”, introduce un altro autorevole personaggio che diventerà poi un altro importante protettore di Caravaggio: «Qui avvenne cosa, che pose in grandissimo disturbo, e quasi fece disperare Caravaggio in riguardo della riputazione; poiché avendo egli terminato il quadro di mezzo di San Matteo e postolo sù l’altare, fu tolto via dai Preti, con dire che quella figura non aveva decoro, né aspetto di santo, stando à sedere con le gambe incavalcate, e co’ piedi rozzamente esposti al popolo. Si disperava il Caravaggio per tale affronto nella prima opera da esso pubblicata in chiesa, quando il Marchese Vincenzo Giustiniani si mosse à favorirlo, e liberollo da questa pena; poiché interpostosi con quei Sacerdoti, si prese per sé il quadro, e glie ne fece fare un altro diverso, che è quello che si vede ora sul’altare » [Bellori, op. cit., p. 212].

Il marchese Giustiniani (1564 – 1637), infatti, era un facoltoso banchiere genovese che aveva stretti rapporti con gli ambiti della corte pontificia (era anche vicino di casa del cardinal Del Monte, visto che abitava in palazzo Giustiniani con il fratello Benedetto Giustiniani, anch’esso cardinale) e fu protettore dell’artista per un lungo periodo. Esso non si limitò a collezionare le opere del Caravaggio ma contribuì soprattutto allo sviluppo culturale del pittore. In diverse occasioni, proprio grazie alle sue importanti conoscenze, riuscì a risolvere alcune pesanti questioni legali nelle quali l’artista era spesso implicato per via del suo carattere aggressivo [Papa, op. cit., pp. 111-114].

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Biografia e vita artistica di Caravaggio

Biografia di Caravaggio (1571 – 1610)

Pagine correlate all’artista: Descrizione di alcune opere di Caravaggio – Elenco delle opere – Cenni biografici e critica – Il periodo artistico – Bibliografia.

La giovinezza e la formazione (1571-1595)

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Il famoso ritratto del Caravaggio realizzato nel 1621 da Ottavio Leoni.

Michelangelo Merisi nacque a Milano il 29 settembre 1571 da Fermo Merisi e Lucia Aratori, entrambi nativi nella piccola cittadina di Caravaggio, in provincia di Bergamo, dove i due si erano conosciuti e quindi sposati.

Il giorno della nascita dell’artista è dubbio ma da un documento dell’archivio parrocchiale della basilica di Santo Stefano Maggiore, dove egli fu battezzato in data 30 settembre, si ricava che tale giorno può essere considerato abbastanza verosimile: “«Adi 30 fu bat[tezzato] Michel Angelo f[ilio] de D[omino] Fermo Merixio et d[omina] Lutia de Oratoribus. Compare Francesco Sessa» [Cfr. Sole24ore, inserto della domenica, 25 febbraio 2007].

Ragazzo con canestro di frutta, cm. 70 x 67, Roma, Galleria Borghese.
Caravaggio: Ragazzo con canestro di frutta, cm. 70 x 67, Roma, Galleria Borghese.

Nel 1577 i Merisi si allontanarono da Milano per sfuggire alla peste, che in quel periodo imperversava in gran parte delle zone del milanese, e si trasferirono a Caravaggio pensando di allontanare le possibilità di contagio, ma qui morirono il padre e i nonni dell’artista.

La vedova con a seguito i suoi quattro figli ritornò nel capoluogo lombardo nel 1584 e, poco dopo, il figlio Michelangelo, appena tredicenne venne accolto nella bottega del bergamasco Simone Peterzano [Papa, op. cit., p. 18], un pittore di scuola veneta (questi fu anche allievo di Tiziano) di stampo tardomanierista. Il contratto di apprendistato, firmato dalla madre e datato 6 aprile 1584, prevedeva un compenso di poco più di quaranta scudi d’oro.

Narciso, cm. 112 x 92, Galleria Nazionale, Roma.
Caravaggio: Narciso, cm. 112 x 92, Galleria Nazionale, Roma.

Il giovane pittore fece apprendistato in quella bottega per circa quattro anni, dove apprese lo stile della pittura della scuola lombarda e veneta. Nelle “Considerazioni sulla pittura” del 1621 di Giulio Mancini, uno dei suoi più importanti biografi, si narra della sua infanzia, mettendo in evidenza il suo forte carattere già in quei primi anni di vita artistica: «… Studiò in fanciullezza per quattro o cinque anni in Milano, con diligenza ancorché di quando in quando, facesse qualche stravaganza causata da quel calore e spirito così grande …».

Poco si sa sul seguito dell’apprendistato del giovane Merisi, soprattutto negli anni successivi alla scadenza del contratto con Peterzano, fino al 1592, anno in cui si trasferì a Roma: di tale periodo, infatti, risulta alquanto difficoltoso il riconoscimento delle fonti che influenzarono il suo linguaggio pittorico.

Il sacrificio di Isacco, cm. 104 x 135, Uffizi, Firenze.
Caravaggio: Il sacrificio di Isacco, cm. 104 x 135, Uffizi, Firenze.

Alcuni studiosi ipotizzano però che prima del soggiorno romano ci fosse stato un trasferimento da Milano a Venezia per avere contatti più diretti con le opere di grandi esponenti della pittura come Tiziano, Giorgione e Tintoretto. [Storia dell’Arte, op. cit., p. 5]. Secondo il Longhi, che non vedeva di buon occhio la tesi del soggiorno veneto, ciò che contribuì molto allo sviluppo del futuro stile di Caravaggio fu la sua ricerca giovanile sulla pittura dei maestri lombardi, soprattutto quelli dell’ambito bresciano, tra i quali si possono citare Vincenzo Foppa (1427 circa – 1515 circa), Giovanni Gerolamo Savoldo (Brescia, 1480 circa – post 1548), Bergognone (1453 – 1523), Moretto (Brescia, 1498 circa – 1554) e il Romanino (Brescia, 1484 circa – 1566 circa), che lo stesso Longhi definiva con il termine “precaravaggeschi”. Per lo studioso il linguaggio di questi pittori sarebbe stato il punto di riferimento di quelli che furono i capisaldi della futura arte caravaggesca. Proprio dallo studio di questi artisti, dei quali – sempre secondo il Longhi – il capostipite viene in identificato in Vincenzo Foppa, sarebbero iniziate le rivoluzionarie rappresentazioni luministiche e naturalistiche (queste ultime in netto contrasto con gli elementi aulici rinascimentali) dei soggetti dipinti: elementi di base della pittura di Caravaggio.

Come già sopra accennato, nel 1592 il Merisi si recò a Roma. Qui entrò in contatto con diversi artisti locali, primo tra i quali Lorenzo Carli, un pittore di origine siciliana la cui produzione era destinata soltanto alle fasce più modeste del mercato romano.

Più tardi ebbe un breve sodalizio con il pittore locale Antiveduto Gramatica (1570 – 1626) e, infine, conobbe Giuseppe Cesari detto il Cavalier d’Arpino (1568 – 1640), che frequentò per diversi mesi fino al giorno in cui fu ricoverato per una malattia presso l’ospedale della Consolazione [Papa, op. cit., p. 44].

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