Riassunto della storia dell’arte in Italia: dai Macchiaioli ad oggi

Storia dell’arte in Italia: dai Macchiaioli ad oggi

Arte in Italia: continua dalla pagina precedente – Riassunto della Storia dell’arte italiana: dal Gotico al Realismo

Pagine correlate: Nascita della pittura italiana

Questo articolo è soltanto una breve sintesi della Storia dell’arte in Italia perciò per approfondimenti andare alla pagina Storia dell’arte dall’Impressionismo ai nostri giorni.

I Macchiaioli

Giovanni Fattori: Assalto alla Madonna della scoperta, cm.(particolare, Livorno Museo Fattoriano
Giovanni Fattori: Assalto alla Madonna della scoperta, cm., Livorno Museo Fattoriano

Il movimento macchiaiolo, insieme a quello impressionista, risulta tra quelli più impegnati e costruttivi dell’arte dell’Ottocento. Quello impressionista non ha però interessato la nostra penisola.

Formatosi a Firenze nel 1855, nacque nei momenti in cui l’inerzia formale delle Accademie stava ormai raggiungendo altissimi livelli.  Il movimento macchiaiolo si sviluppò anche in concomitanza ai fermenti ideologici del Risorgimento nazionale.

Ad esso si associarono artisti provenienti da ogni parte d’Italia, tutti con idee politiche democratiche. Alcuni di loro presero parte alle guerre risorgimentali.

Il periodo più proficuo di questa corrente artistica durò soltanto pochi anni, cioè dal 1854 al 1860. In questi anni emersero però contrasti interni sullo stile, sulle tradizioni regionali e, soprattutto, sulle differenze di carattere personale.

Nelle loro composizioni i macchiaioli rappresentavano la natura filtrata e priva di una qualsiasi definizione letteraria. I pittori presero anche coscienza di un’arte alla cui base stava una ricerca di sintesi, cioè uno studio regolato soprattutto nella variazione tonale del colore, peculiarmente pronunciata nello spazio. La loro preoccupazione, più che la cura della struttura prospettica, stava nel configurare la modulazione cromatica del dipinto, anche quella compresa nei piccoli spazi intermedi.

Le macchie di colore sui loro dipinti nella didattica napoletana aveva un chiaro e peculiare valore, cioè come fondamento un marcato contrasto di chiaroscuro. Questo si otteneva tramite l’accostamento di colori dalle gradazioni ben distinte, rifiutando la sfumatura.

I Macchiaioli ci lasciano composizioni nitide e precise, sia nei profili che nei contorni, a dispetto delle convenzioni canoniche e didattiche del disegno.

I maggiori interpreti del movimento macchiaiolo

Tra i maggiori rappresentanti toscani del movimento macchiaiolo ricordiamo Giovanni Fattori (Livorno 1825-1908), Adriano Cecioni, Raffaello Sernesi (1838-66), Telemaco Signorini (1835-1901) e Odoardo Borrani (1834-1905). Tra quelli di altre regioni citiamo il campano Giuseppe Abbati (Napoli 1836-68), il laziale Giovanni Nino Costa (Roma 1826-1903), il romagnolo Silvestro Lega (1826-95), il veneto Federico Zandomeneghi (Venezia 1841-1917) e Giovanni Boldini (Ferrara 1842-1931).

Per approfondimenti sul movimento macchiaiolo: I MacchiaioliBiografie e opere dei pittori macchiaioli.

Impressionismo

Un movimento che non appartenente all’arte italiana

L’Impressionismo nacque e si sviluppò in Francia ma, data l’importanza di questo movimento, non possiamo non farne cenno.

Gli Impressionisti furono attivi in Francia dal 1860, anno in cui nacque il gruppo con MonetRenoirSisley e Pissarro, a cui subito si aggiunsero ManetBazilleDegas, la Morisot e Cézanne.

Il movimento durò circa una decina d’anni e si presentò in Italia per la prima volta nel 1878, quando la “Promotrice Fiorentina”, una società di propaganda artistica, introdusse in una mostra a Firenze due opere di Pissarro.

I dipinti di Pissarro, la cui arte in Italia era fortemente sostenuta dal critico d’arte Diego Martelli (si veda il ritratto realizzato dal pittore amico Giovanni Fattori), furono oggetto di aspre critiche da parte dei visitatori e dei pittori fiorentini. In sostanza i macchiaioli, nonostante le similitudini con il loro stile (accostamenti di macchie), consideravano superata e banale la pittura impressionista, e retrograda la tecnica.

Diego Martelli, naturalmente, prese le difese della pittura di Pissarro elogiando i suoi dipinti e, in risposta alle negative critiche, organizzò a Livorno (centro dei Macchiaioli) due conferenze per far conoscere la corrente del gruppo impressionista. Il contributo di Diego Martelli ebbe subito un effetto entusiastico sia sul pubblico che sulla critica.

Per approfondimenti sul movimento impressionista: L’Impressionismo e la pittura impressionista L’Impressionismo e i pittori impressionistiRiassunto sull’ImpressionismoIl Post-ImpressionismoIl Neo-ImpressionismoDifferenza tra Impressionismo e Post-Impressionismo.

Pittura di genere

La pittura di “di genere” è una corrente pittorica del Settecento nelle cui scene appaiono soggetti ed eventi che descrivono la vita di ogni giorno. Infatti le rappresentazioni si concentravano sulle faccende domestiche, sulle riunioni di salotto, sui mercati, sulle feste in ambienti interni (ma anche esterni), sui ritratti di indigenti e pezzenti, soldataglia, venditori ed altro di simile.

Questa pittura – nonostante la piena e articolata descrizione della vita quotidiana, o forse proprio per tal motivo – venne considerata per un lungo periodo molto inferiore a quella storico-religiosa e, addirittura, meno importante della ritrattistica.

A rappresentarla, però, non fu soltanto l’occhio della realtà! Quest’ultima veniva infatti integrata con un gusto di stravaganza più accentuato, quasi efferato, che si poneva al di sopra dell’esplorazione intellettuale e del coinvolgimento morale.

Percorrendo la Storia dell’arte in Italia, tra i primi ed isolati interpreti della pittura di genere – assai prima del Settecento – ricordiamo il cremonese  Vincenzo Campi (1536 – 1591) e il bolognese Bartolomeo Passerotti (1529 – 1592), ai quali si ispirò Annibale Carracci nel Seicento e più tardi Gabriele Bella e Pietro Longhi nei secoli successivi.

In Europa i pittori di “genere” furono quasi tutti fiamminghi, olandesi, tedeschi e austriaci, molti dei quali attivi anche a Roma nei seguaci del gruppo a cui venne appioppato l’appellativo “dei bamboccianti”.

Antonio Rotta - Un uomo ed il suo cane
Antonio Rotta – Un uomo ed il suo cane

La pittura di genere, però, raggiunse la sua massima espressione nell’Ottocento, quando assunse una formula fortemente introspettiva. Nell’arte italiana, tra i principali pittori di questo periodo ricordiamo Antonio Rotta (si veda, foto sopra, Un uomo ed il suo cane) e Vincenzo Petrocelli.

Per leggere altro sulla “Pittura di genere”:  Pittura di genere e Bamboccianti

L’arrivo del ventesimo secolo

Il Novecento italiano ha visto nascere e fiorire molte correnti che hanno influito in maniera piuttosto marcata sulla cultura a livello continentale. Questo accadeva nella pittura, nella scultura, nell’architettura e nel cinema.

Tra gli artisti più significativi di inizio Novecento ricordiamo Pellizza da Volpedo e il livornese Amedeo Modigliani. Quest’ultimo, anche scultore, fu un importante esponente della Scuola di Parigi, un gruppo artistico che contribuì allo sviluppo dell’arte moderna.

Tra gli altri artisti che si sono distinti nel corso del secolo citiamo Giorgio De Chirico (1888-1978), Carlo Carrà (1890-1978), Umberto Boccioni (1882-1916), Giacomo Balla (1874-1958), Lucio Fontana (1899-1968), Renato Guttuso (1912-1987), Renato Birolli, Alberto Burri (1915-1995), Giorgio Morandi (1890-1964) Giovanni de Martino (1905-1959).

La Belle Époque

Henri Toulouse-Lautrec: Marcelle Lender danza il bolero in Chilperic, cm. 150, Collezione Whitney, New York.
Henri Toulouse-Lautrec: Marcelle Lender danza il bolero in Chilperic, cm. 150, Collezione Whitney, New York.

La “Belle Époque” (in italiano “L’Epoca Bella”), che nacque in Francia intorno alla fine dell’Ottocento, comprende quattro decenni a cavallo del vecchio e nuovo secolo, coincidendo con il periodo umbertino (1878-1900) e quello giolittiano (1903-1914).

Parigi fu un centro importantissimo di questa corrente che, in ogni campo (storico, artistico, socio-culturale), scaturì in contrapposizione alle infatuazioni create dai progressi della scienza e dello sviluppo tecnologico dello stesso periodo.

La Belle Époque in Italia – come pure in Europa occidentale, negli Stati Uniti e nel Messico – si manifestò con tratti assai simili a quelli francesi. Fra gli artisti italiani più significativi dell’epoca ricordiamo Giovanni Boldini.

Pagine correlate: Art Nouveaustile libertyDecadentismo.

Il Futurismo

Umberto Boccioni: La città che sale, cm. 200 x 290,5 Museum of Modern Art (Guggenheim) of New York N.Y.
Umberto Boccioni: La città che sale, cm. 200 x 290,5 Museum of Modern Art (Guggenheim) of New York N.Y.

L’inizio di questo movimento coincide con la data di pubblicazione del Manifesto del Futurismo, avvenuta il 5 febbraio 1909.

L’idea futurista coinvolse – oltre che l’architettura, la pittura, la musica, la letteratura e il cinema – anche importanti settori socio-politici.

Il progresso, la modernità e la rapidità erano le principali fonti di ispirazione di questo movimento. Il nuovo modo di interpretare fatti e cose della vita quotidiana ben si integrava con quello dell’ideologia fascista. Detto in parole povere, le tematiche fondamentali del movimento che Marinetti riporta nel Manifesto sono il culto per tutto ciò che è pericoloso.

Oltre al culto della pericolosità il movimento predilige l’irrazionalità, la trasfigurazione esagerata, la tecnologia, le parole in libertà, il rifiuto della sintassi, l’individualismo e l’odio verso il Romanticismo e l’Illuminismo.

Il movimento futurista varcò i confini italiani influenzando anche la Russia.

Tra gli esponenti più significativi del Futurismo citiamo Filippo Tommaso Marinetti, Umberto Boccioni, Giacomo Balla, Mario Sironi e Fortunato Depero.

Per approfondimenti sul movimento futurista: Il FuturismoCento anni di Futurismo.

La pittura metafisica

De Chirico: Canto d'amore
De Chirico: Canto d’amore

La Pittura Metafisica nasce intorno al 1919 grazie a Giorgio De Chirico (greco di nascita ma vissuto in Italia e Francia). Il pittore, in tutto l’arco della sua vita artistica, ha sempre rifiutato e disprezzato i linguaggi delle avanguardie e loro derivati, considerandone pressoché nullo il valore artistico.

Mentre le correnti avanguardiste rifiutano i linguaggi classici, Giorgio De Chirico predilige tematiche che recuperano la tradizione antica dei primitivi toscani.

Le sue opere, ricche di iconografie architettoniche, dove abbondano piazze e manichini, si caricano di nuovi significati, sempre complicati e misteriosi.

Benché assai famoso già dal 1914, De Chirico rimane solo con il suo complesso linguaggio fino al 1918. A sostenerlo in questo periodo è soltanto il fratello Andrea (Alberto Savino), letterato e critico musicale.

Per approfondimenti sulla Pittura metafisica: Pittura metafisica

Il Realismo esistenziale

Le tematiche del realismo italiano, già riproposte ad inizio secolo da Antonio Rotta e Giuseppe Pellizza da Volpedo, ripresero forza a Milano tra gli anni Cinquanta e Sessanta, grazie ad un gruppo formato da tre giovani artisti. Si trattava di tre pittori appena usciti dalla scuola di pittura di Francesco Messina ed Aldo Carpi all’Accademia di Brera.

L’intento del gruppo era la ricerca di un’alternativa, sia all’informale sia all’esistenzialismo, entrambi politicizzati, che ormai stavano cavalcando l’onda emotiva scaturita dagli orrori della seconda guerra mondiale.

Gli artisti del Realismo esistenziale rifiutavano gli autoritarismi e i conformismi socio-politici, allineandosi con le nuove idee della sinistra italiana.

Al gruppo si associarono subito altri pittori, tra cui citiamo il marxista Tino Vaglieri (fino al 1956), Gianfranco Ferroni, Giuseppe Banchieri e lo scultore Floriano Bodini.

Più tardi entrarono Rodolfo Aricò, Dimitri Plescan, Giorgio Bellandi, Pietro Bisio, Giancarlo Cazzaniga, Liberio Reggiani, Sandro Luporini, Giuseppe Martinelli, Giuseppe Giannini, Adolfo Borgognoni, Giulio Scapaticci ed altri ancora.

L’Astrattismo e l’Arte concettuale

Le origini dell’astrattismo

L’astrattismo ebbe le sue origini in Germania nel 1910, quando alcuni artisti si rifiutarono di rappresentare nelle proprie tele le brutalità del mondo esteriore. Essi, alla ricerca di espressioni provenienti dal loro intimo, iniziarono a dipingere dando ascolto al principio delle necessità interiori.

L’arte concettuale

L’arte concettuale era il linguaggio che dava al pittore la forza di valorizzare un oggetto povero, di uso quotidiano. A quest’ultimo veniva sempre attribuita una più alta dignità estetica.

L’artista iniziò così a rifiutare il valore prospettico, la tradizione storica, i valori sociali, i dettami del classicismo, la rappresentazione del soggetto reale e naturale, arrivando alla completa esclusione dell’opera materiale.

L’Arte concettuale, in definitiva, è il punto di arrivo – diciamo pure poco felice – entusiasticamente iniziato  con gli Impressionisti in un percorso durato quasi un secolo.

Gli artisti italiani dell’astrattismo e dell’arte concettuale

Nell’arte in Italia, tra i più significativi esponenti di queste due correnti ricordiamo Ibrahim Kodra, Carla Accardi, Giuseppe Capogrossi, Alberto Biasi, Alberto Burri, Getulio Alviani, Piero Dorazio, Emilio Scanavino, Osvaldo Licini, Piero Manzoni, Giulio Turcato, Emilio Vedova, Manlio Rho, Aldo Galli, Mario Radice, Tancredi Parmeggiani, Carla Badiali, Roberto Crippa, Afro Basaldella, Bruno Munari, Agostino Bonalumi,, Achille Perilli Enrico Castellani, Giovanni e Arnaldo Pomodoro, Lucio Fontana, Toti Scialoja, Giannino Castiglioni, Mario Deluigi.

Per approfondimenti sulle due correnti: Espressionismo e astrattismoIl Nuovo AstrattismoArte concettuale.

Il Novecento italiano

La nascita del Novecento italiano

Sette pittori italiani furono chiamati a svolgere un programma assai ambizioso, quello cioè porsi in netto contrasto con gli ultimi movimenti artistici dell’avanguardia futurista

I loro riferimenti si dovevano concentrare sulle tradizioni italiane, soprattutto su quelle lombarde, proponendo un naturalismo non troppo descrittivo e che fosse abbastanza lontano da quello del tipo impressionistico.

Tale programma, suggerito dai critici d’arte Margherita Sarfatti e Lino Pesaro (anche noto gallerista dell’epoca) non aveva un indirizzo stilistico ben definito.

I pittori proposti dai due studiosi di Storia dell’arte erano Achille Funi, Leonardo Dudreville, Mario Sironi, Gian Emilio Malerba, Anselmo Bucci, Ubaldo Oppi e Pietro Marussing.

Ottenendo un inaspettato ed enorme consenso alla Biennale di Venezia del 1924, il gruppo di pittori aprì le porte ai migliori artisti delle nuove generazioni. È doveroso ricordare che Ubaldo Oppi partecipò alla stessa manifestazione ma staccato dal gruppo, esponendo le proprie opere in un’altra sala.

Nacque così il Novecento Italiano, che in brevissimo tempo varcò i confini europei e si spinse oltreoceano raggiungendo anche Buenos Aires.

Le opere degli artisti di questo movimento sono caratterizzate soprattutto da forme plastiche e geometriche. I soggetti sono generalmente paesaggi, ritratti e nature morte. Lo stile, abbastanza semplice nell’iconografia, appare spesso con una certa durezza espressiva. Tali raffigurazioni saranno poi definite come dipinti di “realismo magico”.

La pop art

Andy Warhol: Il ritratto di Marilyn Monroe
Andy Warhol: Il ritratto di Marilyn Monroe

Questa tendenza artistica, in contrapposizione delle precedenti correnti, si rifiuta di rappresentare il rapporto emozionale dell’artista con l’opera ma si indirizza alla neutralità del soggetto. Quest’ultimo è generalmente un oggetto di consumo quotidiano, che viene rappresentato con un’enfatica carica esplosiva, alterandone le dimensioni e le gamme cromatiche.

Nella Pop art il semplice tubetto di dentifricio, le mollette che si usano per stendere i panni, le cazzuole – e tanto altro di simile – diventano monumentali sculture.

In Italia i rappresentanti di questa corrente debuttano nel 1964 alla Biennale di Venezia, con artisti come Enrico Baj, Mimmo Rotella, Tano Festa e Mario Schifano. La mostra fu oggetto di violente reazioni, anche da parte degli studiosi di Storia dell’arte, tanto che il presidente della Repubblica mancò all’inaugurazione.

Per approfondimenti sulla Pop Art: la Pop art

Arte povera

Pino Pascali: Trappola, anno 1968

L’Arte povera è stata una tendenza artistica indirizzata al recupero degli elementi naturali primari e tecnologici appartenenti alla realtà della vita quotidiana.

Il linguaggio artistico dell’Arte povera è assai affine a quello del Nouveau Réalisme. A differenza di quest’ultimo, però, non è carico di valenze espressionistiche.

L’arte povera, nata tra Roma e Torino negli anni Sessanta, aveva l’intento di proporre creazioni realizzate con la massima semplicità, mettendo in evidenza, oltre l’oggetto, i legami con ciò che è stato il processo lavorativo. Si doveva così valorizzare il lavoro concreto servito per arrivare alla realizzazione dell’opera, cioè il “fare arte”.

In Italia gli artisti più significativi di questa tendenza sono Giulio Paolini, Luciano Fabbro, Michelangelo Pistoletto, Claudio Parmiggiani, Mario Merz, Alighiero Boetti, Gino De Dominicis, Pino Pascali, Pierpaolo Calzolari.

Transavanguardia

Il movimento (pittorico) della Transavanguardia nacque intorno alla fine degli anni Settanta, quando l’arte concettuale era al massimo della sua espressività. Il linguaggio della Transavanguardia era assai vicino al Neo-espressionismo, sia quello tedesco che americano.

Gli artisti di questo movimento avevano grande libertà espressiva e non badavano a preordinati schemi culturali. Tale libertà permise loro di  riferirsi a più ed eventuali precedenti senza incorrere in conflitti di coerenza formale, né di contenuto.

Per quanto riguarda l’arte in Italia, fra i più significativi rappresentati di questa corrente, formalizzata da Achille Bonito Oliva, ricordiamo Sandro Chia, Enzo Zucchi, Francesco Clemente e Mimmo Paladino.

Per approfondimenti: La TransavanguardiaL’Arte moderna nella seconda metà del ventesimo secolo.

Il Movimento Moderno

L’arte in Italia nell’Architettura.

Dopo il breve periodo dello stile Liberty – che ebbe importanti centri a Milano, Torino e Palermo – si assistette allo sviluppo di diverse tendenze architettoniche nel vasto contesto del Movimento Moderno. Nacque così il Razionalismo italiano.

Il Razionalismo, nel periodo compreso tra le due Guerre mondiali, conobbe come esponente di rilievo Marcello Piacentini, che contribuì più di ogni altro all’aspetto della Roma mussoliniana. Fra gli altri valenti architetti dello stesso periodo ricordiamo Gualtiero Galmanini e Piero Portaluppi.

Più tardi, negli anni Settanta-Ottanta, dominerà in Architettura il movimento del Funzionalismo.

Cinema neorealista

Arte in Italia: cinema

Il nostro cinema – dopo un’intensa stagione di pellicola muta, quando era il più proficuo in Europa – con il film “Cabiria” di Giovanni Pastrone (1914) già mostrava le didascalie di Gabriele d’Annunzio. L’anno successivo in “Assunta Spina” la grande attrice Francesca Bertini, che collaborava alla regia dello stesso film, toccò vertici più alti dell’arte melodrammatica.

Fu però con l’arrivo degli anni Cinquanta che il cinema italiano conobbe  il suo periodo migliore con il Neorealismo, quando uscirono le pellicole di “Sciuscià” di Vittorio De Sica e di “Roma città aperta” di Roberto Rossellini.

Poco più tardi apparvero altri grandi registri, fra cui ricordiamo Pier Paolo Pasolini, Michelangelo Antonioni, Federico Fellini e Dino Risi.

Fra gli attori non possiamo non citare Sophia Loren, Marcello Mastroianni Vittorio Gassman e Anna Maria Magnani. Altri attori altrettanto significativi, e forse anche più importanti, se venissero citati, questa pagina perderebbe il senso del riassuntivo.

Arte contemporanea

Mentre i due manifesti futuristi (il primo apparve nel 1909, l’altro nel 1910) tagliarono nettamente i rapporti con le tradizioni letterarie ed artistiche del passato, un’altra pesante rottura si stava delineando alcuni decenni più tardi, in un trauma destinato a perdurare per moltissimi anni.

Nel mondo dell’arte, in questo caso con l’Arte Contemporanea, avvenne ciò che già era avvenuto con le grandi lotte politico-sociali dei primi anni del Novecento. Vi fu infatti la rottura con un pubblico che, per la sua sensibilità e cultura, non era ancora preparato allo sviluppo estetico di nuove e rivoluzionarie tendenze.

Le inquietudini, le lotte sociali ed i traumatici cambiamenti nell’arco dei tristi decenni compresi tra due devastanti guerre provocarono intensi turbamenti anche nel mondo dell’arte. Questo stato di cose non permetteva agli artisti di potersi serenamente esprimere con un pubblico che stava quotidianamente affrontando grandi problemi, soprattutto quello della sopravvivenza. Vennero purtroppo a mancare, per molti decenni, esami critici e contatti tra l’arte ed il pubblico.

Per approfondimenti: Arte ContemporaneaArte moderna e contemporanea.

Riassunto della storia dell’arte italiana: dal Gotico al Realismo

Storia dell’arte italiana dal Gotico al Realismo

Continua dalla pagina precedente – Riassunto della Storia dell’arte italiana: dalla preistoria al periodo romanico

Pagine correlate: Nascita della pittura italiana 

Questo articolo è soltanto una breve sintesi perciò per approfondimenti andare alla pagina molto più approfondita Storia dell’arte dal Gotico al Realismo 

Il Gotico

Facciata del Duomo di Siena
Facciata (inferiore e superiore) del Duomo di Siena

L’arte gotica incominciò a diffondersi dalla Francia settentrionale intorno alla metà del XIII secolo, interessando tutto il continente europeo.

Anche gli artisti italiani subirono l’influenza di questa nuova sensibilità artistica: un bisogno di nuove ricerche a fini estetici e verso nuovi principi di stile architettonico nella costruzione di chiese ed importanti edifici.

L’arte gotica approdò anche nelle sponde meridionali del Mediterraneo, in uno stile che si spinse ben oltre il Quattrocento.

Il Gotico venne considerato dalla critica del periodo, come un movimento anticlassico e, da alcuni studiosi, anche barbarico.

Nel periodo del Romanticismo (Ottocento) lo stile gotico fu rivalutato per le peculiari qualità tecniche e l’originalità.

Nello stile gotico si evidenzia il completo dominio della geometria e del disegno, nonché le appropriate sequenze nei procedimenti costruttivi. Molto efficaci risultavano i sistemi sulla lavorazione fatta in economia, prestando molta attenzione a ridurre al minimo lo scarto del materiale lavorato.

L’arte gotica venne portata nella nostra penisola dai Cistercensi (ordine religioso nato, per l’appunto, in Francia nel 1098).

Tale linguaggio artistico incominciò a diffondersi anche nel campo dell’Architettura ma con meno vigore, essendo ancora molto forte la tradizione romanica. Da noi non si ebbe lo sviluppo verticale delle architetture francesi, né quelle del nord-Europa, ma soltanto forme intermedie. Anche le finestrature dei nostri importanti complessi furono costruite con aperture meno ampie.

Tra i primi grandi capolavori gotici dell’arte italiana ricordiamo il Duomo di Siena (dedicato a Santa Maria Assunta) e la Basilica di San Francesco ad Assisi. Più tardi, nel 1386, si iniziava la costruzione del Duomo di Milano.

La pittura gotica italiana

Giotto: Maestà di Ognissanti, intorno al 1310, tecnica a tempera su tavola, 325×204 cm. Uffizi, Firenze
Giotto: Maestà di Ognissanti, intorno al 1310, tecnica a tempera su tavola, 325×204 cm. Uffizi, Firenze.

Lo stile gotico in pittura ebbe un lungo percorso, correndo in parallelo con l’arte gotica delle grandi chiese.

Arrivano ai nostri giorni moltissime testimonianze di pittura gotica italiana.

Il percorso della nostra pittura gotica si sviluppa in cicli di croci dipinte, vari tipi di affreschi e pale d’altare. Molti affreschi, purtroppo, hanno subito nel corso dei secoli danni irreparabili per agenti atmosferici avversi, per incurie dell’uomo, per cancellazioni volontarie e sovrapposizioni (a volte migliorative, spesso peggiorative, ma anche alcune non proprio vicine allo stile originario dell’artista).

La pittura gotica in un ben determinato periodo (Duecento e Trecento) privilegiò le forme di naturalismo e il piccolo formato.

In Italia vi furono tre stili gotici: il “Romanzo” legato alle tradizioni romaniche dell’Europa occidentale, il “Bizantino” legato alle tradizioni settentrionali (in particolare quelle padane) e il “Classicista” che interessò la fascia adriatica ed il meridione.

Tra i maggiori interpreti dell’arte italiana del periodo ricordiamo Giotto, Cimabue, Pietro Cavallini e i pittori senesi (si veda più sotto il link Gotico senese).

Per approfondimenti sul Gotico: Il Gotico e la pittura goticaIl gotico senese nel Duecento e nel TrecentoIl Gotico e la pittura di Duccio di BoninsegnaIl Gotico ed i suoi continuatoriIl Gotico e Simone MartiniIl Gotico e Ambrogio Lorenzetti.

La scultura gotica italiana

Nel campo della scultura già dalla seconda metà del Duecento – forse ancor prima, nella corte di Federico II – si iniziarono a vedere importanti cambiamenti. Nicola Pisano, Giovanni Pisano (figlio di Nicola) e Arnolfo di Cambio contribuirono a riportare la scultura ad alti livelli di monumentalità.

Il Rinascimento Italiano

Masaccio: Polittico di Pisa - Adorazione dei magi, cm. 61, Staatliche Museen di Berlino.
Masaccio: Polittico di Pisa – Adorazione dei magi, cm. 61, Staatliche Museen di Berlino.

La storia dell’arte italiana ci offre svariati “rinascimenti” e la semplice parola, intesa nel comune linguaggio critico, nel corso dei secoli veniva spesso usata per caratterizzare il vertice di una specifica civiltà artistica. Non venivano, in tal modo, considerati i passati sviluppi.

Il termine “Rinascimento”

Il termine Rinascimento nel campo dell’arte, come viene inteso oggi e come già era considerato sin dal periodo di Giorgio Vasari, sta a specificare quel periodo artistico-culturale che interessa l’intera Europa. Tale periodo comprende il Quattrocento ed il Cinquecento, quando l’arte italiana raggiunse livelli elevatissimi, sia nella tecnica che nel linguaggio espressivo del tutto inedito.

Raffaello Sanzio: Madonna della seggiola, Firenze Palazzo Pitti (diam. 71 cm.).
Raffaello Sanzio: Madonna della seggiola, Firenze Palazzo Pitti (diam. 71 cm.).

Non bastano quindi tali generiche caratteristiche a distinguere questo articolatissimo periodo ed a fissarne le origini: date, luoghi e civiltà. Trattasi di un argomento assai complesso con moltissime sfaccettature, per cui occorrerebbe  molto spazio per poterlo descrivere a fondo, in tutte le sue caratteristiche.

In questo articolo, in cui viene riassunta la Storia dell’arte italiana, manca lo spazio materiale per dare il vero risalto al Rinascimento. Comunque in fondo a questa sezione si trovano i link per un accurato approfondimento.

Definire in sintesi il Rinascimento non è semplice, comunque …

Qualsiasi cosa venga descritta in modo schematico e riassuntivo sul Rinascimento è suscettibile di ambiguità, di inesattezze e quindi di ampie discussioni.

Senza possibilità di errore si può invece affermare che, almeno per quanto riguarda la pittura rinascimentale, c’è:

  • Il controllo dello spazio nelle rappresentazioni.
  • La conquista, da parte dell’uomo, della propria centralità, fino al raggiungimento dell’ideale laico.
  • La raffigurazione del reale in modo obbiettivo, anche quando spesso veniva largamente idealizzata. A tutto questo possiamo tranquillamente sommare la rinnovata tecnica, l’applicazione di una nuova prospettiva (si veda il link più sotto) regolata da leggi matematiche, lo studio  delle tradizioni classiche, nonché un nuovo atteggiamento scientifico verso l’universo e la storia.

Per approfondimenti sul Rinascimento: Il Trecento e la pittura: Il Rinascimento in incubazioneIl Quattrocento, l’arte umanistica ed il RinascimentoRinascimento e il nuovo ruolo dell’artistaRinascimento e il ritorno all’anticoLa prospettiva nel RinascimentoIl disegno nel Rinascimento, un potente strumentoPittori toscani del Medio RinascimentoPittori in Toscana nel Medio RinascimentoLa pittura nelle scuole venete del Medio Rinascimento.

Il Manierismo (Tardo Rinascimento)

Gli artisti della generazione successiva al Rinascimento rifiutarono la configurazione reale della natura, la luce, il colore e la prospettiva scientifica del periodo precedente.

Già prima, in pieno Rinascimento, sin dai primi decenni del Cinquecento alcuni artisti iniziarono a favorire esaltazioni e deformazioni nelle loro rappresentazioni, a cui spesso integravano personali capricci espressivi, indirizzando l’osservatore verso percezioni più soggettive.

Rosso Fiorentino e la sua equipe nella Galleria di Francesco I: Cleobi e Bitone.
Rosso Fiorentino e la sua equipe nella Galleria di Francesco I: Cleobi e Bitone.

Tra questi artisti ricordiamo Andrea del Sarto (1486-1530), Antonio Allegri detto il Correggio (1489-1534), Jacopo Carrucci meglio conosciuto come Pontormo (1494-1557), Rosso Fiorentino (1494-1540), Giulio Pippi meglio conosciuto come Giulio Romano (1499-1546), Agnolo Bronzino (1503-1572), Francesco Mazzola detto il Parmigianino (1503-1540), Jacopo Robusti detto il Tintoretto (1518-1594), Paolo Caliari detto il Veronese (1528-1588).

Nel campo della scultura, tra gli esponenti di spicco del Manierismo, ricordiamo lo scultore-orafo Benvenuto Cellini.

Nell’Architettura spiccarono Giulio Romano, Andrea Palladio, Jacopo Barozzi da Vignola e Bernardo Buontalenti.

Per approfondimenti sul Manierismo: Il Cinquecento e il Manierismo – La pittura del nord e del centro Italia nel Tardo RinascimentoLa pittura italiana nelle regioni del nord e del centro nel tardo RinascimentoTardo Rinascimento – La pittura venetaIl Manierismo in sintesi

Il Barocco italiano

Dal Manierismo al Barocco

A cavallo dei secoli XVI e XVII in Italia, come accadde prima per la nascita e lo sviluppo del Manierismo, si profilò uno stile che manifestava una nuova concezione del mondo.

Il nuovo linguaggio degli inizi del Seicento trasfigurava non solo la natura reale ma anche i rapporti umani e la funzione stessa dell’arte. Questo accadeva nel campo del potere civile e religioso, nel campo artistico e in quello del semplice e privato godimento di tutto “ciò che è bello”.

L’arte Barocca

Il martirio di Sant'Orsola
Caravaggio: Il martirio di Sant’Orsola

Il termine “Barocco” deriva da un’antica parola spagnola (barrueco = perla) che sta ad indicare una perla con un’insolita forma.

Il termine Barocco, poco più tardi (periodo neoclassico), si diffuse con lo specifico intento di portare discredito al periodo a ridosso del Tardo Rinascimento (o Manierismo). Un discredito che persistette per oltre due secoli, fino a quando, intorno ai primi del Novecento, tutti gli studiosi di Storia dell’arte lo rivalutarono, considerandolo come lo sviluppo del Tardo Rinascimento.

Un’arte poco apprezzata nel Settecento-Ottocento

Per tutto il periodo Neoclassico, e ben oltre, gli studiosi videro il Seicento come un secolo decadente, un secolo di artificiosità, di enfasi e di turgida eloquenza. Tacciarono la tecnica barocca di troppa facilità e superficialità.

Annibale Carracci: La Galleria Farnese - Diana e Endimione.
Annibale Carracci: La Galleria Farnese – Diana e Endimione.

Naturalmente non si può negare che alcuni artisti avessero ecceduto di retorica e maestria ma in tutto l’insieme, quello del barocco, è considerato dagli attuali studiosi di Storia dell’arte un periodo molto positivo.

È proprio nel Seicento che apparve il melodramma, che si iniziarono i grandi esperimenti della scienza, che si sperimentarono nuovi metodi di composizioni artistiche.

Il contributo di Caravaggio e di Annibale Carracci

Una vera e propria rivoluzione vi fu ad opera del Caravaggio, che usava uno sfondo nero per conferire alle proprie composizioni quella caratteristica valenza di “istantaneità”. Le sue figure risultano nitide ma posate, spesso ispirate a persone che l’artista incontrava occasionalmente per strada. La pittura di Michelangelo Merisi (Caravaggio) influenzò per un lungo periodo l’arte italiana – ma anche quella europea – tanto che fiorirono le scuole caravaggesche.

Un altro artista di spicco della pittura barocca italiana fu Annibale Carracci le cui con composizioni risultano strutturalmente più idealizzate.

Con il Merisi ed il Carracci la pittura barocca si trovò a percorrere due strade parallele.

Il Barocco nell’Architettura

A Roma nel campo dell’Architettura operarono artisti di notevole rilievo come Gian Lorenzo Bernini, Francesco Borromini, Pietro da Cortona. Non possiamo non ricordare altri centri artistici come Napoli, Palermo, Lecce, la Val di Noto, Torino, Genova e Venezia. Comunque questo stile interessò più o meno tutta la nostra penisola.

In breve tempo, dopo la Controriforma, si affievolì gran parte della corrente filosofica ed ermetica nell’arte e si aprirono le porte al patetico sentimento religioso, favorito dal concilio di Trento. A proposito di quest’ultimo, trattasi del XIX concilio ecumenico della Chiesa cattolica, conosciuto anche come concilio Tridentino.

Per approfondimenti sul Barocco: Barocco: il meraviglioso Seicento italiano nella pitturaPittori del Barocco nell’Italia centrale e del sudPittori del Barocco nell’Italia settentrionaleBarocco ellenisticoPittori del Barocco nelle regioni settentrionali

Rococò

Lo stile Rococò è una continuazione di quello Barocco ma con toni meno accentuati, che si sviluppò nel corso del Settecento.

Giambattista Tiepolo: La raccolta della manna (particolare), cm. 320 (assieme 1000 x 525), Chiesa parrocchiale, Verolanuova.
Giambattista Tiepolo: La raccolta della manna (particolare), cm. 320 (assieme 1000 x 525), Chiesa parrocchiale, Verolanuova.

Tra i più significativi rappresentanti del Rococò ricordiamo quelli della pittura veneziana, che è stata un riferimento per tutti gli altri artisti (anche fuori dall’Italia): Canaletto, Giambattista Tiepolo e Giambattista (o Giovanni Battista) Pittoni.

Vista della Reggia di Caserta
Vista frontale della Reggia di Caserta (foto da Wikimedia)

Tra i capolavori del periodo Rococò ricordiamo le Residenze sabaude e la Reggia di Caserta.

Uno stile più misurato, quello Rococò, che se in primo momento sembra voler sminuire l’interesse per il Barocco in realtà rafforza la convinzione che si tratti del contrario. L’arte del Settecento grazie al Rococò si arricchisce sempre più di inedite, eleganti e brillanti raffigurazioni.

Per approfondimenti sul Rococò: Dal Barocco al RococòPittura barocca e pittura rococò

Il Neoclassicismo

Già dai primi anni della seconda metà del XVIII secolo, Francesco Milizia, teorico dell’architettura, nella sua concezione di tipo illuminista, etichettò il  Barocco con parole critiche e violente. Non pensò minimamente che il suo giudizio sarebbe stato rovesciato nel Novecento da tutti gli studiosi di Storia dell’arte, e che quello stile sarebbe rimasto come modello nel mondo.

Ecco che intorno al 1770 il gusto rococò iniziò a perdere forza dappertutto. Si affievolì anche nei centri di più alta vitalità culturale, lasciando spazio al nuovo linguaggio, quello del Neoclassicismo. È doveroso però ricordare che nei contesti più conservatori, nei primi momenti lo stile rococò venne sostituito con il ritorno ad un linguaggio accademico di stampo bolognese e romano.

L’Italia fu per il Neoclassicismo una ricca fonte di ispirazione, con la riscoperta delle antiche rovine di città sepolte come Pompei.

Nella Napoli del periodo borbonico il talento artistico di Luigi Vanvitelli (pittore e, soprattutto, architetto) dette una spinta decisiva allo sviluppo del Neoclassicismo.

Le accademie iniziarono a dettare le regole per un linguaggio artistico formalmente perfetto, astratto ma sempre improntato sulla bellezza canonica e assoluta. Tra i più grandi artisti del periodo Neoclassico ricordiamo Antonio Canova.

Andrea Appiani: Apoteosi di Napoleone
Andrea Appiani: Apoteosi di Napoleone

Tra i pittori Neoclassici spiccano Andrea Appiani, Giuliano Traballesi, Lattanzio Querena, Giuseppe Bossi, Domenico Pellegrini, Michelangelo Grigoletti, Pompeo Girolamo Batoni, Gaspare Landi, Luigi David, Filippo Agricola, Francesco Podesti, Pietro Benvenuti e Luigi Sabatelli.

Per approfondimenti sul Neoclassicismo: Dal Rococò al NeoclassicismoArte del Neoclassicismo: formazione e fontiIdeologie del NeoclassicismoAlcuni pittori del neoclassicismoNeoclassicismo verso il Romanticismo.

Il Romanticismo

Arte italiana nel Romanticismo

Descrivere il Romanticismo con discorsi riassuntivi in questo articolo di sintesi della Storia dell’arte italiana non è facile. Non si tratta infatti di un linguaggio vero e proprio, di una maniera di fare arte o di uno stile, ma di un movimento molto complesso. Gli artisti romantici hanno un forte interesse per il gusto ed una nuova percezione del mondo che li circonda.

L’arte romantica si configura per i vari tratti sostanziali che la caratterizzano. Uno fra  tratti più significativi è il “ritorno al gusto medioevale” che, detto in parole povere, corrisponde alla ricerca della fede. Si realizzano così pitture che esprimono il forte desiderio della riconciliazione con l’Onnipotente, un rapporto che si ricostruisce senza tanti sforzi grazie alla riacquistata spiritualità.

Il concetto di Vanitas e il ruderismo

Riappare il concetto di Vanitas (lo scorrere del tempo, il senso del vuoto, la transitorietà delle cose, l’ineluttabilità della morte) proprio come lo sentivano il Masaccio (1401-1428) ed altri artisti del Rinascimento.

Nella pittura si diffonde il “ruderismo” per esprimere con più vigore l’impossibilità delle cose realizzate dall’uomo di sfuggire al degradamento per cause naturali.

Il rapporto dell’uomo con la natura

Il rapporto dell’uomo con la natura, dal punto di vista romantico, viene interpretato come l’espressione di Dio in questo mondo. Inteso, cioè, come la potenza dell’assoluto nelle cose che ci circondano, dove l’essere umano è soltanto una semplice e transitoria manifestazione.

La natura che circonda l’uomo, con la sua forza e la sua bellezza, provoca nella sua mente sentimenti opposti, di terrore e di grande serenità. Quel senso di catastrofismo, che emerge dal profondo dell’animo, crea forti sensazioni di agitazione e di terrore. Talvolta però, quando l’uomo riesce a modificarlo in una forma di bellezza, ecco realizzarsi il concetto più elevato che lo innalza al sublime (la teoria di Edmund Burke).

Il senso della patria

Eugène Delacroix: La Libertà che guida il popolo
Eugène Delacroix: La libertà che guida il popolo, 260 x 325, Louvre Parigi

Nell’arte romantica compare spesso il senso della patria e della libertà. Alla radice dell’idea della Patria, si trovano le fondamenta che si basano sull’autogestione dei popoli. Per cui una società coesa nelle tradizioni, nelle religioni e nei costumi, è in grado di definire la propria Nazione.

Nel Romanticismo anche la tematica storica, a differenza di altri movimenti dell’arte italiana, gioca un ruolo importantissimo.

Nella pittura uno fra i più importanti interpreti dell’arte romantica è Francesco Hayez.

Per approfondimenti sul Romanticismo: La pittura preromantica – Neoclassicismo verso il RomanticismoIl Romanticismo – L’arte romanticaRomanticismo francese e Romanticismo italianoIl Romanticismo nel Nord Europa

Il Realismo

In Italia la tradizione accademica rallentò la diffusione del Realismo. Infatti questo movimento si manifestò abbastanza tardivo tra scuole regionali, rimaste ancora in piedi per il perdurare della frammentazione politica. Tuttavia affiorò quel comune filo conduttore, creatosi dalle agitazioni per l’indipendenza, che sboccò in un orientamento nazionale intorno al 1860. Nella nostra penisola Realismo fu caratterizzato da un’intensa ricerca del reale con il gruppo artistico dei macchiaioli.

Antonio Pitloo (Anton Smink Pitloo): Mergellina, cm. 22,5 x 37, Museo Correale di Sorrento.
Antonio Pitloo (Anton Smink Pitloo): Mergellina, cm. 22,5 x 37, Museo Correale di Sorrento.

Il Realismo in breve

Iniziamo con la descrizione di questa parola: “realismo” significa rappresentare soggetti dal vivo come effettivamente appaiono nella realtà.

Il termine “realismo” è propriamente assegnato a quel movimento artistico, nato poco dopo la metà dell’Ottocento in contrasto con l’emotività altamente soggettiva del Romanticismo.

Lo stesso termine “realista”, che viene impiegato per descrivere una data rappresentazione artistica, indica la raffigurazione reale dei soggetti, tanto reali da poter talvolta risultare “sgradevoli”. Se il soggetto ha dei difetti il pittore realista lo dipinge come tale, libero dagli schemi della bellezza classica.

Il Realismo descrive generalmente semplici scene di vita quotidiana. Altre volte anche grandi temi sociali.

La pittura realista è in forte contrasto con quella idealista, con  la pittura romantica e con tutti i linguaggi che coinvolgono l’animo umano.

Tra i pittori italiani che aderirono al Realismo citiamo: Anton Smik Pitloo e la Scuola di Posillipo, Giacinto Gigante la famiglia Gigante, Filippo Palizi, Domenico Morelli, Michela Cammarano, Antonio Mancini, Domenico Induno, Gerolamo Induno, Angelo Inganni, Mosè Bianchi, Emilio Gola, Antonio Fontanesi, gli artisti della scuola Rivara, Giacomo Favretto, Guglielmo Ciardi e Federico Zandomeneghi.

Per approfondimenti sul Realismo:  Il RealismoIl Realismo italianoIl Nuovo realismo.

Continua nella pagina successiva con il Riassunto della storia dell’arte in Italia: dai Macchiaioli ad oggi.