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Il Seicento francese

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La pittura nel Seicento francese

Diverse ed eterogenee sono le tendenze artistiche che si registrano nella scena francese, specialmente in quella parigina, nei primi vent’anni del secolo: la “Seconda Scuola di Fontainebleau” (nata come linguaggio pittorico e decorativo per interni di palazzi presso la corte di Francesco I) con Martin Fréminet (1567-1619) ed Ambroise Dubois (1534-1614), fornisce esiti brillanti nel ventre della cultura manierista, così come la piccola e splendida corte di Lorena guarda l’imporsi della vena estrosa e raffinata di Jacques Bellange (operoso a Nancy dal 1602 al 1616).

Proprio in questo periodo non mancano reazioni in diretto contrasto con la cultura manierista: l’operosità parigina di Frans Pourbus detto il Giovane (Anversa 1569 – Parigi 1622), artista, ritrattista, autore e creatore di composizioni sacre (Ultima cena, 1618, Parigi, Louvre), non riesce a dare gli impulsi necessari al cambiamento. Influenzato dalla pittura del padre e dai celebri ritrattisti attivi nella corte spagnola, tra i qual i Juan Pantoja de la Cruz, anche Frans diventa (1609) pittore di corte, ed è reduce da un’esperienza italiana (1600-09) al servizio del duca di Mantova. Neanche il sopraggiungere di Rubens, al quale Maria dei Medici assegna l’esecuzione del colossale ciclo di tele storico-allegoriche per la galleria del palazzo del Lussemburgo, riesce ad esercitare uno stimolo risolutivo verso la trasformazione.

Numerosi artisti francesi, fra i quali molti giovanissimi, stanno ancora percorrendo – per  tradizione –  le strade italiane alla ricerca della perfezione, e dal 1610 al 1620 a Roma, molti di essi aderiscono al linguaggio caravaggesco: Simon Vouet (Parigi 9/01/1590- Parigi 1649 figlio del pittore Laurent), Tournier, Regnier, Vignon e in modo particolare Valentin Jean, conosciuto come Valentin de Boulogne (Francia, Coulommiers, 1591- Roma 1632) che, pur accogliendo nelle sue opere “da stanza” i celebri soggetti diffusi da Bartolomeo Manfredi (1580-1620), si caratterizza per l’intromissione psicologica nei personaggi (Concerto, Parigi, Louvre) e per l’utilizzo di una disinvolta stesura “a tocco” (Martirio dei santi Processo e Martiniano, per San Pietro, Roma, Pinacoteca Vaticana).

A Venezia, salvo qualche sporadica e breve permanenza a Roma (“Allegoria”, sala San Petronilla, 1624), inizia e termina la permanenza di Vouet (1612-27): è la sua profonda dimestichezza con la pittura veneta cinquecentesca e gli acquisiti elementi caravaggeschi, che gli fanno raggiungere ottimi livelli, tanto da approdare ad una pittura limpida, brillante e dal raffinato cromatismo (Amore e Bellezza, Il Tempo soggiogato da Speranza, 1612, Madrid, Prado).

De la Tour: San Gerolamo penitente
De la Tour: San Gerolamo penitente

Il buon andamento economico e politico della Francia in questo periodo, incita molti artisti a fare ritorno a Parigi. Salito all’apice della sua carriera con la nomina di pittore di corte del re, Vouet offre una pittura “lirica” con un gusto vivace e decorativo; mentre il linguaggio caravaggesco trova consensi nel sud e in Lorena dove è attiva l’arte di Georges de La Tour (1593-1652).

Negli anni della Reggenza francese, dal 1643 al 1661, prende vita una vivissima reazione fatta di ricercatezza nel disegno e nella forma, influenzata dai modelli antichi, incoraggiata anche dagli sviluppi della ventata classicista romana e dai lavori di Nicolas Poussin (1594-1665), che opera nella città di Avignone dal 1624.

Poussin: Apollo e Dafne

Le alternative, tutte del tipo classicista, di Poussin, orientate verso i grandi modelli di Raffaello Sanzio e di Tiziano Vecellio, rappresenteranno il punto di riferimento principale per l’arte francese.

Stessa cosa è per il lavoro di Claude Gellée detto Lorrain (1600-82) attivo soprattutto a Roma e suggestionato anche dai maestri operanti nel Nord-Europa: Lorrain dà inizio a una pittura di paesaggio trasfigurata, formalmente perfetta, afferrata ad una concretezza fuori dal tempo. Una svolta di grande interesse per la pittura francese, avviene con la fondazione dell’Accademia Reale di Pittura  nel 1648.

Lorrain: Marina con Ezechiele che piange sulle rovine di Tiro

Tra i fondatori dell’accademia c’è anche Philippe de Champaigne (Bruxelles 1602 – 1674), molto attivo a Parigi dal 1621, pittore dalle tematiche storiche e grande ritrattista, che riesce a combinare acume psicologico con una tecnica lenticolare, di stampo fiammingo. L’Ex voto (1662, Parigi, Louvre), dipinto dopo avere ottenuto la grazia per la guarigione della figlia, monaca a Port Royal, si caratterizza fortemente per la nobile inflessibilità e per l’intransigenza nella raffigurazione.

Tra gli esponenti di rilievo del momento c’è Eustache Le Sueur (Parigi 1616-55) caratterizzato da un estremo controllo e da un orientamento verso l’antico (Apparizione della Vergine a San Martino, 1654, Parigi, Louvre).

Insieme a Poussin era partito per l’Italia, soggiornandovi per circa quattro anni,  Charles Le Bran nato nel 1619 e morto nel 1690, autore di opere a tema religioso ed abilissimo decoratore. Esso mette in luce la propria abilità, coordinando la decorazione per gli interni del castello di Vaux-le-Vicomte, proprietà personale del ministro Colbert, con l’appoggio del quale, dopo il 1661, prende il controllo dell’Accademia, della sua scuola e delle lavorazioni artistiche dei Gobelins.

A Le Bran si deve la caratterizzazione del “grand goùt” dell’età di Luigi XIV: a Versailles  si allarga notevolmente il suo enfatico classicismo nelle combinazioni allegoriche, mitologiche e storiche, magnificanti il potere regale. Nelle ultime sue opere quando, dopo la morte di Colbert, svanisce il suo carisma, egli  ricerca un linguaggio più profondo e coinvolto, vicino alla lezione di Poussin (le due Natività, Parigi, Louvre).

Un altro maestro del Seicento francese, Jacques Callot (Lorena, Nancy 1592 – Nancy 1635) operante a Roma e alla corte dei Medici fino al 1621, ritorna in Francia con il figurativo ben definito, vigoroso ed alquanto caratterizzato: invenzioni uniche in composizioni di ampia atmosfera, fanno delle incisioni di Callot un capitolo importante dell’arte barocca. Le grandi miserie della guerra, I Capricci, gli Zingari,  esprimono sensazioni alquanto bizzarre, della diversità e della sofferenza di un’epoca. Questa pittura influenzerà numerosi artisti, fra cui il grande Goya.

Poussin

Qualche frammento su Nicolas Poussin

Per approfondimenti sull’artista: La biografia – le opere – la critica

Poussin: la strage degli innocenti

Nicolas Poussin è il più importante interprete del classicismo del Seicento, nato nel 1594 e morto nel 1665.  Studia prima a Rouen poi a Parigi presso Lallemand, arricchendosi con lo stile dei manieristi di Fontainebieau e della scuola di Raffaello. Arriva nel 1624 in Italia, raggiungendo  Bologna, dove conosce il classicismo dell’accademia di Carracci e di Guido Reni, e Roma, dove si avvicina alla tematica del colore stile Tiziano e vicina a Pietro da Cortona e Giovanni Lanfranco (Morte di Germanico, 1627, Minneapolis, Institute of Arts).

Poussin: Il martirio di Sant’Erasmo

Il decennio 1630-40 segnala l’abbandono definitivo dello stile barocco per un ripensamento puramente classico attraverso una ricerca di razionale limpidezza e di archeologica accuratezza (Ratto delle Sabine, Parigi, Musée du Louvre).

Rientra a Parigi nel 1640, ma nel 1642 è di nuovo a Roma, lasciando incompleta la decorazione della Grande Galerie del Louvre. All’ultimo periodo della sua vita appartengono i lodevoli paesaggi, modelli per la cultura neoclassica (Paesaggio con Polifemo, San Pietroburgo, Museo dell’Ermitage).

La figura e l’operato dell’artista  Poussin marcano il punto di partenza, di quel gusto per lo stile come valore in sé, che si dichiara ancora oggi nella cultura espressiva francese.

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